Claudio Finelli

Claudio Finelli

Il 23 maggio si è svolta anche quest'anno a Milano, presso il Teatro Vetra, la prestigiosa cerimonia di conferimento dei Diversity Media Awards, kermesse giovane, giunta alla sua terza edizione ma già popolarissima ed estremamente significativa nel panorama dello spettacolo e dell’informazione corretta e inclusiva. 

Le nominations a questi veri e propri Oscar della lotta ai pregiudizi, sono state stilate grazie al Diversity Media Report - Entertainment, progetto che fotografa il rapporto tra media e mondo Lgbti realizzato da Diversity con l'Osservatorio di Pavia, e dal pubblico che ha votato online sul sito ufficiale dell’evento dal 20 aprile al 20 maggio. A condurre la serata di premiazione è stato Fabio Canino, direttore artistico della manifestazione, insieme a Diana Del Bufalo.

Di seguito i premiati delle diverse categorie:

MIGLIOR PERSONAGGIO DELL’ANNO: Roberto Saviano, anche lui un diverso, a modo suo, da sempre attento a denunciare la violenza omotransfobica della nostra società. Roberto riceve il premio e fa il suo consueto e incisivo elenco, quello dei modi in cui le persone omosessuali sono state stigmatizzate nel corso della storia.

MIGLIOR PROGRAMMA TV: X-Factor. Il premio viene ricevuto da Sam e Stenn, protagonisti dell’ultima edizione, che ringraziano sia Diversity Media Awards per il premio sia X Factor. 

MIGLIOR PROGRAMMA RADIO: M2O@Gay Village.

MIGLIOR SERIE TV ITALIANA: Amore pensaci tu.

MIGLIOR FILM: Il padre d’Italia.

MIGLIORE SERIE TV STRANIERA: Sense8.

INFLUENCER DELL’ANNO: Loretta Grace.

PREMIO MEDIA YOUNG: Tredici.

MIGLIOR PUBBLICITA’: Amati per come sei/ Coconuda.

Per commentare la seguitissima soirée di premiazione, abbiamo raggiunto al telefono il mattatore dei Diversity Media Awards: Fabio Canino

Fabio, sei contento dei premiati di questa edizione? Quale premio ti ha trovato maggiormente d’accordo?

Sì, sono molto contento dei premiati e come dico sempre, già essere in nomination significa vincere ai Diversity Media Awards perché riuscire ad arrivare nella cinquina delle nominations significa già aver fatto la differenza. E’ già una vittoria. Il mio premio “preferito” è quello dato alla serie tv straniera perché io sono pazzo di Sense8, è la serie tv che amo di più.

Come miglior personaggio è stato premiato Roberto Saviano. Roberto è da sempre un sostenitore dei diritti Lgbt. Sei contento della scelta? Cosa ne pensi del suo elenco “anti omofobia”?

Mi ha fatto molto piacere la vittoria di Roberto Saviano che trovo una persona estremamente equilibrata, dice sempre quello che vorrei dire io. E il suo elenco mi ha davvero colpito perché mi mette in imbarazzo pensare che in Italia ci sia gente così ignorante e retrograda ma del resto si vede anche quando si va a votare che questi retrogradi, in Italia, esistono eccome!

Che ruolo credi che svolgano, nel panorama delle kermesse italiane, i Diversity Media Awards? Credi sia utile per “educare” i media ad essere più corretti e inclusivi?

Certo che è utile! In Italia sono utili premi che mettono in luce la presenza di media che raccontano correttamente tematiche Lgbt. Si pensi che dallo scorso anno sono triplicate sui media le narrazioni a tematica gay anche grazie ai Diversity Media Awards. I media spesso, anche senza una dichiarata volontà omofoba, sono abituati a raccontare la vita delle persone Lgbt - quando la raccontano - in maniera leggera e poco seria, invece grazie a questi premi e grazie all’attenzione del pubblico, si rendono conto che c’è modo e modo di raccontare. E, comunque, al di là di tutto capiscono che l’importante è raccontare l’universo Lgbt.

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Spalla@Spalla. Le (dis)avventure di Carlo e Luana, pubblicato nella colonna Lgbt della casa editrice napoletana Milena, è il romanzo d’esordio di Christian Coduto, consigliere del circolo Arcigay Rain di Caserta.

Un romanzo scritto come una sit-com, con un evidente sguardo al canone della commedia brillante: quella della migliore tradizione anglosassone, in cui si ride, si evidenziano tic e luoghi comuni della società corrente e si riflette, con ironia e sarcasmo, sulle quotidiane difficoltà con cui si devono misurare i protagonisti che, nella fattispecie, sono persone Lgbt.

Un romanzo incardinato sul rapporto di complicità e amicizia dei due personaggi che condividono lo stesso appartamento e lo stesso orientamento sessuale ma che sono, per il resto, estremamente diversi. Carlo, con l’insulina sempre pronta per il suo diabete, è un giovane biologo gay disordinato e logorroico mentre Luana, una 30enne lesbica misantropa e silenziosa, è una pubblicitaria pignola e ordinatissima.

Il loro ménage, già di per sé esplosivo, è messo continuamente a soqquadro dall’irruzione di parenti spesso indesiderati, amici che non sempre sono effettivamente d’aiuto, colleghi di lavoro con le loro convinzioni infondate (come Tania, la “scema delle mele” convinta che Carlo finga di essere gay perché, in realtà, vuole conquistare le donne) e amanti, più o meno disastrosi, capaci di frantumare i loro già precari equilibri.

Le dinamiche relazionali raccontate da Coduto, benché narrate con grande leggerezza, ci consegnano l’immagine di una collettività Lgbt vittima sia degli stereotipi, che il contesto sociale continua a reiterare a danno delle persone omosessuali, sia dello stigma interiorizzato dagli stessi soggetti appartenenti alla comunità.

Un tema che attraversa l’intero romanzo, declinando la propria presenza in molteplici circostanze, è quello della verità e dell’autenticità. Carlo, Luana, Iris, Marco e gli altri vivono una società che non li considera. Pur anelando a una vita migliore, sono costretti alla menzogna e alla farsa: costrizione che, in alcuni casi, crea una sorta di assuefazione e si ritorce contro la stessa qualità della vita.

C’è da dire che la commedia di Coduto è ambientata nel 2002. In una realtà sociale, dunque, non del tutto diversa dalla nostra ma che, non essendo ancora stata investita né dalla rivoluzione dei social e degli smartphone né da alcune importanti conquiste come, ad esempio, la legge sulle unioni civili, patisce maggiormente meccanismi di esclusione e di pregiudizio. Anche se è perfettamente narrata dall’autore la più spiccata capacità di vivere la vita in maniera “relazionale”, non essendo ancora intervenuta la progressiva e compulsiva dipendenza da social che è possibile constatare nelle nuove generazioni. 

Insomma, un romanzo divertente e pieno di colpi di scena, che gode del sostegno morale dei circoli Arcigay di Napoli e Caserta. E che ha il sicuro merito di raccontare una storia in cui, sia pur tra mille difficoltà, la vita delle persone Lgbt risulta sostanzialmente “ordinaria” nella sua eccezionalità ed eccezionale nella sua “ordinarietà”. Nel suo essere, cioè, conforme a qualsiasi altra esistenza fatta di alterni momenti di euforia e di tristezza, picchi di gioia e di inevitabile disincanto.

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Polis Aperta è l’associzione che, fondata nel 2005 e facente parte della rete europea Egpa (European Glbt Police), riunisce persone Lgbt appartenenti alle forze armate e alle forze dell’ordine.

Durante l’ultima assemblea generale ordinaria, tenutasi lo scorso 14 Aprile, sono stati rispettivamente eletti alle cariche di presidente e vicepresidente Gabriele Guglielmo e Michela Pascali. Per i prossimi tre anni essi saranno coadiuvati nel Consiglio direttivo da Simone Bragaglia quale tesoriere, Giuseppe Caputo quale consigliere e Daisy Melli quale consigliera e addetta Ufficio stampa

Incontriamo proprio il neopresidente Guglielmo, per avere maggiori ragguagli sulla mission e i prossimi obiettivi di Polis Aperta.

Quali sono gli obiettivi che si propone il nuovo direttivo di Polis Aperta? Quale, invece, l’eredità più preziosa ricevuta dal precedente direttivo?

L'eredità più preziosa che riceviamo dal precedente direttivo, e in particolare dall'ex presidente Simonetta Moro, è la consapevolezza che le cose stanno cambiando, che a volte un attacco è più utile di un applauso. Negli anni siamo passati dall'invisibilità (quasi clandestinità dei primi incontri dei soci fondatori) all'essere ricevuti dai ministri di competenza. Adesso facciamo formazione rivolta ai colleghi di ogni corpo e anche questa è un'eredità del grande lavoro fatto da Simonetta Moro, che ha tradotto e adattato alla situazione italiana il toolkit creato dall'Università di Dublino insieme a G-Force (la Polis Aperta irlandese) e diffuso dopo la VI° conferenza internazionale europea delle polizie Lgbt a Dublino (organizzata dall'Egpa).

Uno degli obiettivi che si propone il nuovo direttivo è la celebrazione tramite conferenze ed eventi del calendario Lgbt, a partire dalla Giornata della memoria del 27 gennaio chiudendo con il World Aids Day del 1° dicembre, passando attraverso Idahot, T-DoR, Bi-Sexuality Day nonché sfilando al più alto numero di Pride in Italia e all'estero.

Il muro di antagonismo, che storicamente oppone le Forze dell'ordine e la comunità Lgbt, può e deve cadere: noi in qualche modo facciamo nostri i moti di Stonewall, li rivendichiamo come esempio di quello che la polizia oggi nel 2018 non può e non deve mai più fare. Gli abusi delle forze di polizia quel 28 giugno 1969 hanno creato quella scintilla da cui è divampata quella fiamma fortissima che è il movimento Lgbt. Quella fiamma che porta oggi gli operatori di polizia Lgbt non solo a non osteggiare i Pride, ma addirittura a sfilarvici e organizzarli.

Secondo lei qual è la criticità più diffusa relativamente alla vita delle persone Lgbt che militano nelle forze armate e nelle forze dell’ordine? Qual è il tasso di omofobia che, secondo lei, persiste nell’ambito di queste categorie professionali? 

La criticità più diffusa per le persone Lgbt in uniforme sta nell'autoaccettazione. Si combatte a testa alta quando, si sa di stare dal lato giusto della storia. Ma quando sei convinto di essere sbagliato non riuscirai a fare nulla e ti nasconderai terrorizzato dalla possibilità di essere scoperto. E qui torniamo in gioco noi, non solo offrendo ai colleghi che lo chiedono quell'orecchio pronto ad ascoltare, a confrontare, a capire. Ma la nostra stessa presenza, esistenza, la tranquillità con cui trattiamo le nostre vite sentimentali, sono un esempio tangibile che si può indossare una divisa e vivere la propria esistenza in assoluta tranquillità.

Questo non significa che l'omofobia nelle forze dell'ordine non esista, anzi, è dura da scardinare. Ma ormai è cominciato quel percorso, o meglio quel meccanismo mentale, che porta i colleghi più beceri a trattenersi, per paura di imbattersi in sanzioni. Non è più tollerabile, e di fatto non è più tollerata, l'omofobia: essa è fonte di imbarazzo per gli alti comandi e si vigila molto affinché chi proprio non vuole comprendere cosa significa riconoscere (e non tollerare, si tollera qualcosa di fondamentalmente sbagliato) e rispettare, si adatti o almeno si trattenga. Oggi non è il collega omosessuale che deve nascondersi ma l'omofobo. Il cammino è lungo ma noi ci siamo.

Consiglierebbe a un suo collega non dichiarato di fare coming out? Se sì, perché?

Prima di tutto, mi piace sottolineare che l'attuale Consiglio direttivo è il primo totalmente "visibile" o se preferite "dichiarato". Io consiglio ai colleghi non dichiarati di venire allo scoperto per due diversi motivi: in primis abbiamo riscontrato che i colleghi dichiarati hanno meno problemi sul posto di lavoro, in secondo luogo il coming out ci rende forti e visibili, ci rende testimoni del cambiamento. Esso è la risposta a quanti ancora oggi (per fortuna sempre meno) sostengono che non esistiamo, che non sono conciliabili uniforme e l'essere Lgbt.

Ribadisco: se ci sono problemi, ditecelo e noi vi aiuteremo, anche e soprattutto grazie all'Oscad. L'Oscad (Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori) fa capo al ministero dell'Interno e vi si appoggiano tanto la polizia di Stato quanto l'arma dei Carabinieri.

Ultimamente assistiamo a una recrudescenza delle violenze omofobiche nel nostro Paese. Quale può essere l’aiuto concreto di Polis Aperta nella lotta alla violenza e all’odio di genere?

Il ruolo di Polis Aperta nella lotta alle discriminazioni è fondamentale, anche in virtù del tremendo fenomeno italiano dell'under reporting: da noi si denuncia molto poco un crimine di natura omo-lesbo-transfobica, per paura di essere giudicati, di essere maltrattati, di essere smascherati. Se avete timore, This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it. o This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it. e noi vi porteremo da personale formato e preparato che prenderà la vostra denuncia e porterà avanti le indagini al fine di perseguire gli autori di reato (anche se in uniforme).

Ricordiamo anche che non esistendo in Italia una legge specifica contro l'omofobia, è impossibile attraverso il database nazionale riconoscere i crimini di natura omo-lesbo-transfobica. Quindi il ruolo dell'Oscad è anche quello di creare una statistica, affinché non arrivi il politico di turno a dire che non esiste l'omofobia in Italia, perché non ci sono reati registrati. Denunciate, denunciate, denunciate. Come singoli o come associazioni, notiziate Oscad della commissione di un reato nei confronti della comunità Lgbt.

I nostri prossimi appuntamenti saranno la conferenza di Siena il 16 maggio, per l'Idahot, a titolo La violenza legittimata. Gli aspetti ambigui della comunicazione: la costruzione dei pregiudizi attraverso le parole, e soprattutto la IX° conferenza Europea dell'Egpa che porterà a Parigi dal 27 al 30 giugno circa 200 colleghi da 16 Paesi. La delegazione italiana sarà composta da nove persone, della Ps, Cc, Pl, e Ei, 5 ragazzi e 4 ragazze, di diverse parti d'Italia: sei di loro parteciperanno in uniforme, uno (il sottoscritto) sarà in regolare servizio come la maggior parte dei colleghi stranieri.

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Su Il Messaggero di domenica 29 aprile è apparsa un’intervista al giurista Francesco Paolo Casavola, già presidente della Corte Costituzionale e del Comitato nazionale per la Bioetica, a seguito della decisione presa da alcuni sindaci di trascrivere gli atti di nascita dei figli di coppie omogenitoriali con l’indicazione anagrafica della doppia genitorialità.

Rispondendo a una relativa richiesta di valutazione da parte della giornalista Sara Menafra, Casavola ha dichiarato: «La domanda da porsi è: quale sarà l’avvenire di un bambino che ha due padri e due madri? Avrà le stesse opportunità di sviluppo umano di quelli che hanno avuto per millenni i padri e le madri? La costituzione del genere o altri aspetti della personalità potrebbero essere viziati dal fatto che ha avuto due madri o due padri?».

Incalzato dall’intervistatrice, che sollevava l’eventuale caso d’un bambino orfano di padre cresciuto da madre e nonna, l’ex presidente della Consulta ha ribattuto: «Un’idea è il caso eccezionale, altro è il modello che si impone a tutti, vincolante alla pari della famiglia eterosessuale (…). Questi modelli non sono fungibili, intercambiabili, hanno effetti sul caso umano o personale, non si può dire che una cosa vale un’altra». Per il giurista, infine, registrare anagraficamente bambini nati all’estero tramite la pratica della gpa altro non è se non «copertura ad azioni di mercato».

Sulle dichiarazioni di Casavola in riferimento, soprattutto, al tema dello sviluppo umano e del futuro benessere psichico dei figli di coppie omogenitoriali, abbiamo chiesto il parere del prof. Paolo Valerio, docente di psicologia clinica presso l’Università Federico II di Napoli e presidente della Fondazione Genere Identità Cultura.

Prof. Valerio, sono fondate le preoccupazioni del presidente Casavola sull’avvenire di un bambino o una bambina che ha due madri o due padri?

Le preoccupazioni del presidente Casavola non tengono conto degli esiti della ricerca scientifica che hanno ampiamente dimostrato che i figli di coppie di persone omosessuali non manifestano problemi psicologici rispetto ai figli di coppie di persone eterosessuali. Gli unici problemi che vivono i figli di coppie omogenitoriali sono i pregiudizi evidenti in dichiarazioni come quelle rilasciate da Casavola, appartenente a una generazione che approcciava l’omosessualità come una malattia. Questo tipo di dichiarazioni possono indirettamente danneggiare il benessere dei figli delle coppie omosessuali e diffondono, inoltre, stigma e discriminazioni.

Si potrebbe dunque ravvisare del pregiudizio alla base delle affermazioni di Casavola?

Penso di sì, purtroppo. Faccio un esempio: quando ero bambino e avevo 10 anni – oggi ne ho 70 – fui invitato alla festa di compleanno di un mio compagno di classe ma i miei genitori non vollero farmi andare: sa perché? Perché si trattava del figlio di una coppia di separati: all’epoca non era ancora presente il divorzio nel nostro ordinamento e i figli delle coppie di persone separate subivano un evidente pregiudizio sociale. Oggi nessun genitore vieterebbe al proprio figlio di frequentare un figlio di divorziati. Eppure in passato è accaduto. Oggi i figli delle coppie omogenitoriali subiscono lo stesso stigma e le parole di Casavola ne sono la prova.

Come è necessario fare, a suo parere, per eliminare un simile pregiudizio?

Dobbiamo essere chiari e informare in maniera corretta per promuovere una cultura della differenza che rispetti tutte e tutti sapendo che sono proprio i pregiudizi, e non il fatto di avere due genitori omosessuali, a nuocere alla salute mentale degli individui.

A supporto di quanto dico ricordo che l’Ufficio superiore di Sanità ha creato un centro specifico di medicina di genere. Centro, finalizzato a individuare e prevenire tutte le conseguenze, sul piano della salute mentale, dei pregiudizi e dello stigma con cui le persone Lgbti sono ancora costrette a misurarsi nel corso della propria vita.

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In attesa della conferenza stampa di presentazione della 17ª edizione del Gay Village di Roma, prevista per il prossimo 22 maggio presso la Città dell’Altra Economia, gli organizzatori della celebre kermesse hanno reso noto alcune delle grandi novità della stagione che sta per inaugurarsi e che si protrarrà dal 31 maggio all’8 settembre 2018.

La novità più interessante e significativa è senza dubbio il ritorno della manifestazione trimestrale al quartiere Testaccio: là dove tutto cominciò tanti anni fa con un successo immediato e un’euforia arcobaleno che coinvolse migliaia di persone fin dalle prime edizioni del primo villaggio Lgbti italiano.

Inoltre, i due cardini che ispireranno il Gay Village 2018 saranno la creatività giovanile e l’esperienza della cultura, entrambe declinate nei diversi appuntamenti ed eventi di cui presto, in conferenza stampa, avremo informazioni dettagliate. 

A tenere le fila organizzative di questa nuova edizione sarà ancora una volta Imma Battaglia, figura storica del movimento Lgbti italiano, ideatrice del Village ed ex consigliera comunale capitolina durante l'amministrazione Marino. Ritorneranno le grandi interviste-spettacolo di Pino Strabioli seguite dal coordinamento artistico della notte, tra cui ritroveremo le diverse stage direction di AkkademiAndrea Pacifici di Vanity Crew e Gabriele Riccio di Rules Dance Studio, già alle prese con i casting per la formazione dei nuovi corpi di ballo.

Come ogni anno, punti di riferimento immancabili del Gay Village saranno anche Carla Fabi e Roberta Savona. Ed è proprio a Carla Fabi che Gaynews ha chiesto qualche ulteriore informazione in anteprima relativamente alla prossima stagione del Gay Village.

Carla come mai, dopo tanti anni all’Eur, il Gay Village torna nel cuore di Roma, a Testaccio?

La ragione è romantica: era da tempo che volevamo tornare a Testaccio e appena si sono presentate le circostanze propizie per il ritorno ne abbiamo approfittato. Saremo accolti infatti dalla Città dell’Altra Economia che si trova proprio accanto a quello che oggi è un parcheggio per auto e che, 17 anni fa, era invece lo spazio in cui nacque il Gay Village.

Oltre al ritorno a Testaccio quale altra novità caratterizzerà questa edizione del Gay Village?

Un’altra importante novità è che il Gay Village sarà aperto tutti i giorni anche se le proposte artistiche, come nelle passate edizioni, avranno luogo da giovedì a sabato. Comunque ogni giorno ci saranno attività e appuntamenti interessanti.

Relativamente allo staff organizzativo, è confermato quello della passata edizione?

Sì, le attività pre-serata saranno organizzate da Imma Battaglia, Roberta Savona e la sottoscritta. E poi ci saranno le interviste spettacolo del grande Pino Strabioli.

In questi ultimi giorni abbiamo assistito a una recrudescenza di violenza omofobica proprio a Roma. Credi che il Gay Village possa svolgere un ruolo importante nel contrastare e arginare l’odio verso le persone Lgbti?

Certamente, perché di Gay Village c’è ancora tanto bisogno se consideriamo le violenze degli ultimi tempi. Stiamo vivendo un momento storico di grande avversione non solo verso le persone Lgbti ma verso tutti coloro che sono o sono percepiti come “più deboli”, come “minoranza”.

Questo nostro nuovo panorama politico non è certo d’aiuto ed è anche preoccupante il silenzio dell’amministrazione capitolina e la disattenzione della prima cittadina verso quanto sta accadendo in città. Ed è in questa dimensione che il Gay Village diventa ancora più importante e necessario come diventa più importante e necessario riconquistare il centro della città.

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Annunciata alle 11:00 presso la Sala Pignatiello di Palazzo San Giacomo, sede del Comune di Napoli, la costituzione di Alfi (Associazione Lesbica Femminista Italiana).

Nata a seguito dalla disaffiliazione dei comitati di Bergamo, Napoli, Perugia, Treviso e Udine da ArciLesbica nazionale, Alfi – come recita il comunicato di presentazione – «è un’associazione di promozione sociale lesbica, femminista, democratica, laica, pacificista, antifascista, antimafiosa, inclusiva, antirazzista».

La sua mission principale è «la lotta alla discriminazione delle donne lesbiche, bisessuali, transessuali e intersex – nonché delle persone omosessuali, bisessuali, transessuali e intersex a 360 gradi – dall’ambito privato a quello lavorativo, dall'ambito formativo a quello della salute».

Ai nostri microfoni Chiara Piccoli, presidente nazionale della neonata associazione, ha dichiarato: «Alfi apre nuovi orizzonti nel panorama Lgbti e femminista e rappresentando una tappa fondamentale nel percorso fatto insieme, concretizzando un progetto nato nel dicembre 2017. La prima pagina di una nuova storia da scrivere e la nascita di un polo di riferimento per tutte le donne».

Chiara sarà affiancata da Angela Cattaneo quale vicepresidente, da Elisabetta Marzi in veste di segretaria e dal direttivo composto da Antonella Capone, Serena Toccagni, Fabiola Gardin, Federica Cozzella.

Presenti alla conferenza stampa Ottavia Voza e Fabrizio Sorbara a nome di Arcigay nazionale, Renata Ciannella per Famiglie Arcobaleno, Ivana Palieri per Rete Genitori Rainbow nonché la professoressa Simona Marino, delegata alle Pari Opportunità per il Comune di Napoli.

Antonello Sannino, presidente di Arcigay Napoli, ha portato i saluti dell'intera associazione, ricordando l'intesa ultradecennale tra il comitato partenopeo Antinoo e quello de Le Maree basato anche sulla vicinanza delle sedi in Vico San Geronimo, dove ci sarà da oggi anche quella nazionale di Alfi.

Hanno inoltre trasmesso messaggi di vicinanza e felicitazioni la senatrice Monica Cirinnà e l'assessora regionale alle Pari Opportunità Chiara Marciani nonché associazioni, comitati ed enti quali Coordinamento Campania Rainbow, I-Ken, Rete Lenford, Certi diritti, Ponti Sospesi, Arcigay Caserta, Arcigay Trentino, Arcigay Verona, Arcigay Caserta, Rifondazione comunista Campania, DeMA e Centro SInAPSi.

Particolarmente significativo il testo augurale inviato da Francesca Druetti e Gianmarco Capogna, coordinatori di Possibile - Gruppo nazionale Diritti Lgbti

«In un momento in cui l’attivismo femminista - si legge in esso - sta mobilitando le persone in ogni Paese (da #MeToo e il suo equivalente italiano #Quellavoltache, alle proteste di piazza delle donne polacche, alla Marcia delle Donne) contro un sistema ancora troppo patriarcale, maschilista e fallocentrico, è fondamentale che anche le donne lesbiche abbiano una voce forte e determinata nella costruzione di una società più giusta.

Dobbiamo essere uniti per contrastare i fenomeni crescenti di odio, omotransfobia e sessismo. I temi legati alle questioni di genere sono sempre stati centrali per noi di Possibile e crediamo che siano prioritari e non più rinviabili. Ecco perché guardiamo con entusiasmo alla nascita di Alfi (Associazione Lesbica Femminista Italiana) e speriamo di avere presto modo di incontrarci per confrontarci sulle battaglie da portare avanti e su come metterle al centro di un dibattito pubblico e politico.

Per troppo tempo in questo Paese le battaglie di genere sono state lasciate da parte o sono diventate terreno di scontro e baratto tutto politico – nel senso peggiore – all’insegna del “pinkwhasing” e dell’esclusione dei più vulnerabili. È arrivato il momento di costruire un grande fronte che sia capace di unire i generi, anche quelli non binari, per sconfiggere insieme un sistema che per troppi anni è stato cristallizzato in una visione patriarcale.

In Italia abbiamo estremo bisogno di femminismo e di visione di genere. Di riportare le donne, tutte le donne, senza discriminazioni, all’interno della discussione pubblica e politica riconoscendo che questo non può che essere solo fonte di ricchezza per tutte e tutti».

Guarda il Video con le dichiarazioni della vicepresidente Angela Cattaneo e la Gallery

 

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Inaugurata oggi alle 19:00 a Bologna presso Il Cassero Lgbt Center la mostra fotografica e documentaria Adelmo e gli altri. Confinati omosessuali nel Materano. Si tratta di un progetto di Agedo Torino a cura di Cristoforo Magistro in occasione della Festa di Liberazione.

Fino al 5 maggio sarà possibile ripercorrere, attraverso foto e documenti, le biografie di 28 uomini provenienti da tutta Italia e confinati durante il fascismo nella provincia di Matera con l'accusa di pederastia. Oltre alle 28 storie c’è anche quella di una donna, Gilda, confinata nel 1940 perché tenutaria di una casa di tolleranza nel quale si consumavano rapporti sessuali tra uomini.

In occasione dell'inaugurazione, l'attore e regista bolognese Alessandro Tampieri presenterà in anteprima nazionale il reading Confino. Frammenti per una tragedia mancata, ispirato proprio alle storie raccontate nella mostra.

Poco prima dell’inaugurazione della mostra incontriamo Cristoforo Magistro, curatore della mostra, e il prof. Lorenzo Benadusi, docente associato di storia contemporanea presso l'Università degli studi Roma Tre e massimo esperto della storia delle persone omosessuali durante il regime fascista.

Dr Magistro, quali sono state le difficoltà relative all'allestimento della mostra Adelmo e gli altri. Confinati omosessuali nel Materano?

Questa mostra è nata da una ricerca del curatore presso l'Archivio di Stato di Matera protrattasi per cinque estati poiché ì fascicoli dei confinati omosessuali non sono distinti dagli altri contenuti nel fondo confino ricco di ben novanta pacchi. Quindi una gran fatica e una certa spesa poiché in quegli anni la consultazione costava tre euro a pacco. Ciò detto va precisato che quel materiale e la mostra che ne è nata non avrebbe visto la luce o non avrebbe avuto nessuna circolazione senza il supporto di Agedo  e della rete di associazioni del mondo Lgbt.  Nonostante tutto devo anche dire che questo non sarebbe bastato senza l'aiuto di mia moglie che si occupa dell'organizzazione degli eventi, spedizione dei pannelli, ecc. e senza il supporto di un altro “padre” della mostra, Giovanni Zardini  che ha prestato gratuitamente la sua grande professionalità per realizzarla

Per l'allestimento di Bologna, ci saranno delle novità rispetto alle precedenti realizzazioni della mostra? Nel curare la mostra a quali elementi o significati ha avuto interesse a dare maggiore attenzione e rilevanza?

L'allestimento di Bologna avrà tre pannelli in più rispetto alla precedente, tre pannelli relativi ai tre fascicoli conservati nell'Archivio di Stato di Potenza. Tenendo presente che i confinati nel Potentino (100 comuni) in genere furono più del doppio di quelli nel Materano (31 comuni), il loro numero apparirà estremamente limitato. Ciò è dovuto alla distruzione di gran parte del fondo confinati causato dal bombardamento alleato su Potenza del settembre 1943.

Sul piano della ricerca credo di poter dire che una sistematica esplorazione degli archivi provinciali del Mezzogiorno potrebbe dare un'idea approssimata del confino omosessuale. Approssimata poiché, come si è detto per Potenza, non tutto il materiale è arrivato fino a noi.

Quello che risalta anche in questa mostra è che persino le popolazioni del mezzogiorno più povero e arretrato avevano una concezione più moderna di quella della classe dominante della diversità. Gli omosessuali non furono discriminati dalla gente in Lucania e molti di loro fecero sincere amicizie, alcuni arrivarono al punto di sposarsi con ragazze di quei paesi. Alcuni altri, pochi per fortuna, incapparono in sorveglianti che fecero di tutto per rendere loro la vita difficile nella consapevolezza che nessun loro abuso sarebbe stato punito.  

Prof. Benadusi,  qual è la storia "sconosciuta" che la mostra Adelmo e gli altri finalmente rivela? Quanto lavoro c'è dietro questa interessantissima operazione?

L'aspetto più interessante della ricerca è quello di aver individuato le cartelle biografiche di questi confinati, in modo da ricostruire la loro vita prima e durante il confino. Si tratta di 25 persone provenienti da ogni parte d'Italia, di bassa estrazione sociale (vi è anche un marchese che però evita il confino trasferendosi in Svizzera), tranne poche eccezioni mandati al confino comune. 

La ricerca fornisce un tassello importante per ricostruire la storia dell'omosessualità nell'Italia fascista perché attraverso quest'indagine su scala locale è possibile individuare nuovi documenti che rendono più chiaro il fenomeno della repressione della pederastia, sia a livello numerico, sia nelle strategie messe in atto dalle forze dell'ordine.  

Nei precedenti allestimenti della mostra ha mai riscontrato resistenze e difficoltà? Come è stata accolta la storia delle persone omosessuali durante il fascismo?

La mostra è stata già presentata a Torino, a Parma e a Ragusa Ibla, dove in occasione dell'inaugurazione è stato organizzato, in collaborazione con l'Università di Catania, un convegno specifico sul tema. L'accoglienza da parte del pubblico è stata molto buona, con una partecipazione numerosa e un vivo interesse. Purtroppo proprio a Matera non è stato invece possibile organizzare la mostra e la proposta di creare un evento in occasione del 2019 Matera capitale europea della cultura, non è stata accolta. 

L'interesse mostrato per queste storie "dimenticate" ha inoltre favorito la nascita di una sorta di network con persone, associazioni e società, come quella della Public History, che stanno portando aventi progetti, documentari e ricerche proprio a partire da quanto fatto sui casi dei confinati nel materano.

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La disaffiliazione del Comitato provinciale di Napoli Le Maree da ArciLesbica Nazionale ha segnato, indubbiamente, un altro passaggio rilevante nella trasformazione delle dinamiche relazionali interne al mondo Lgbti.

Una presa di posizione susseguente alla mozione congressuale A mali estremi, lesbiche estreme e al corso intrapreso dall’attuale Segreteria nazionale.

Per sapere di più sulle ragioni di questo significativo allontanamento, Gaynews ha contattato Antonella Capone, figura di rilievo del movimento lesbico nazionale e socia dell’attuale APS Le Maree Napoli.

Antonella, quando e perché il comitato ArciLesbica Napoli Le Maree ha deciso di prendere le distanze da ArciLesbica Nazionale?

La decisione di disaffiliarsi da ArciLesbica Nazionale, presa dall’Assemblea delle socie di Le Maree Napoli, è frutto di un lungo percorso cominciato dagli esiti del Congresso di Bologna. Un percorso senza dubbio difficile, motivato dalla necessità di portare avanti la nostra mission secondo le modalità e il pluralismo che ci hanno sempre contraddistinto.

Qual è il punto di maggiore criticità della linea politica nazionale, secondo te, che ha reso decisiva la separazione?

La linea politica nazionale non rappresenta che una parte di quanto ci ha portate alla disaffiliazione. Certamente tra i punti di divergenza c’è la presa di distanza dal movimento Lgbti operata da ArciLesbica Nazionale.

Quali sono adesso i vostri obiettivi e le vostre aspettative?

Continueremo a fare ciò che abbiamo sempre fatto: portare avanti le istanze delle donne lesbiche in termini di diritti, visibilità ed emancipazione. E tutto questo nel miglior modo possibile. 

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Martedì 17 Aprile, presso la Casina Pompeiana di Napoli, la Rvm Entertainment ha presentato in anteprima nazionale il cortometraggio Una semplice verità, scritto e diretto da Cinzia Mirabella e sostenuto moralmente dal Comitato Arcigay di Napoli.

Il cortometraggio mette in luce la  grave problematica dell'omofobia all'interno delle mura domestiche

La storia si svolge sull'isola d’Ischia, dove un uomo è invitato a presentarsi al distretto di Polizia per essere ascoltato come persona informata dei fatti in seguito a una denuncia a suo carico. A denunciarlo è la figlia, interpretata da Giulia Montanarini, vera e propria icona glamour dell’intrattenimento televisivo, che per la prima volta si misura con un ruolo drammatico, quello di una donna di 35 anni, picchiata dai familiari perché dichiaratasi lesbica.

Il ruolo del commissario di polizia è, invece, interpretato da Cinzia Mirabella, attrice brillante di cinema e teatro a cui, nel gioco dei silenzi e delle rivelazioni,  è affidato il colpo di scena finale del film.

Locandina 1

Nel cast del cortometraggio bisogna ricordare anche la presenza di Pietro De Silva, attore cinematografico che tutti ricordiamo per film come La vita è bella, L’ora di religione,  Anche libero va bene e Giovanni Allocca,  attore di teatro, cinema e televisione che ha preso parte anche alla fortunatissima serie televisiva Gomorra.

La direzione della fotografia è stata affidata a un grande maestro del settore, Antonio Grambone, mentre la canzone che accompagna il cortometraggio, con un motivo struggente e intenso come un mantra, è Manname l’ammore, interpretata dalla carismatica Gabriella Rinaldi.

Durante la presentazione è intervenuto il cast del film, il produttore del progetto Gaetano Agliata con la costumista Nancy D’Anna, il responsabile casting Andrea Axel Nobile, il truccatore Antonio Riccardo, il presidente di Arcigay Napoli Antonello Sannino e Daniela Lourdes Falanga, responsabile alle politiche transessuali di Arcigay Napoli.

Parliamo con Giulia Montanarini, subito dopo la kermesse napoletana.

Giulia, in primis, raccontaci come è stato lavorare nella realizzazione di questo cortometraggio.

Per me è stata un’esperienza molto importante perché per la prima volta non compaio nel ruolo consueto della soubrette. Cinzia Mirabella mi ha dato l’opportunità di confrontarmi con un ruolo intenso, forte e tormentato. Mi ha seguito con grande attenzione e ha fatto uscire queste altre note dalla mia personalità, ha tirato fuori dei sentimenti che non conoscevo. E io sono molto contenta perché il personaggio credo sia molto credibile e mi sembra sia piaciuto molto.

Giulia cosa ti aspetti in termini di riscontro dal pubblico e dalla stampa?

Il pubblico è sovrano e spero che il pubblico rimanga sorpreso nel vedermi in questo ruolo inedito per me, il cinema, come la televisione, ha un ruolo fondamentale perché ha la  possibilità di narrare ad un pubblico molto ampio storie che hanno un valore sociale e civile, storie che fanno riflettere su forme di violenze inaccettabili come quella spesso perpetrata contro le persone omosessuali e credo che Una semplice verità possa davvero aiutare a contrastare le discriminazioni contro la comunità Lgbti. Se avessi un figlio gay, sarei felice e vorrei che lui fosse felice.

Il pubblico Lgbti ti ha sempre amato molto…

E io ringrazio davvero tanto la comunità Lgbti per l’amore che mi ha sempre dimostrato. Non posso che dire grazie, grazie, grazie.

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Tvboy, al secolo Salvatore Benintende, è uno degli Street Artist più affermati e apprezzati della scena internazionale. Palermitano di nascita e milanese d’adozione, vive da diversi anni a Barcellona. Ma le sue incursioni artistiche urbane e le sue opere pop e graffianti sono diventate oggetti di culto tanto in Italia quanto negli Stati Uniti, tanto in Germani quanto in Francia e nel Regno Unito.

Tvboy è stato, negli ultimi anni, protagonista di prestigiosissime esposizioni come quella del Museo MDM di Porto Cervo (2014) o quella allestita allo Spazio OnSider di Barcellona (2015), dove le sue opere ono state presentate insieme a quelle dei padri storici della PopArt come Andy Warhol e Keith Hering.

Qualche settimana fa il suo nome è rimbalzato su tutti i media italiani per il poster del bacio tra Salvini e Di Maio (in Via del Collegio Capranica a Roma), con cui l’artista ha voluto “prefigurare” ironicamente i possibili risvolti dello scenario politico nazionale. Benché diventata virale in brevissimo tempo, l'immagine è stata censurata e rimossa.

Nonostante ciò Tvboy non si è perso d’animo e solo qualche ora fa ha colpito ancora! E l’ha fatto con un’incursione urbana che ha coinvolto la zona dei decumani di Napoli e quella del santuario di Pompei. Nella notte, infatti, Tvboy ha affisso (con la tecnica del paste-up) nei vicoli del centro storico partenopeo i suoi poster, raffiguranti Pino Daniele (vico dei Panettieri), Totò (vico Figurari) e Maradona (via San Biagio del Librai): tre colonne indiscusse della mitografia popolare napoletana.

Si è poi spostato a Pompei e, a pochi metri dal Santuario meta di migliaia di pellegrini che giungono quotidianamente da ogni parte del mondo, TvBoy ha fissato l’immagine di Papa Francesco, con il tipico volto sorridente e bonario, che, alla stregua di un militante durante un Pride, stringe nel pugno un cartello con un cuore arcobaleno, simbolo dei diritti Lgbti, e la scritta Love wins. Stop homophobia. Una chiara risposta a chi, da quando è stato convocato il Pompei Pride, prova a frenare la realizzazione della manifestazione nella città mariana per eccellenza.

Tvboy accetta di parlare ai microfoni di Gaynews proprio mentre realizza le sue opere.

Tvboy, come mai ti è venuta l’idea di dedicare un tuo poster urbano ai diritti delle persone Lgbt?

L’idea mi è venuta proprio quando ho visto che veniva censurato il mio bacio tra Salvini e Di Maio. Ho pensato che venisse censurato proprio perché in Italia c’è ancora difficoltà a parlare delle relazioni d’amore tra persone dello stesso sesso. Allora la frase che mi è venuta in mente per il post di questa immagine è questa: Papa Francesco è già pronto a manifestare in prima linea al GayPride di Pompei perché anche in Italia, come già in altri paesi d’Europa, siano riconosciuti i diritti delle coppie dello stesso sesso! #lovewins #stophomophobia.

Francesco non si è mai schierato apertamente al fianco delle persone Lgbti. Però ha fatto delle dichiarazione nuove per la Chiesa quando ha detto: “Chi sono io per giudicare un gay? Allora ho pensato che potesse essere un testimonial perfetto per il Pride. E poi l’idea mi è venuta anche leggendo delle dichiarazioni omofobe di gruppi di estrema destra, ma senza dare loro troppo protagonismo perché hanno scritto delle cazzate.

La mia opera è bella perché parla del momento che stiamo vivendo. In Spagna già da anni sono permessi i matrimoni tra persone dello stesso sesso. Anche Obama ha lottato. In Italia abbiamo il bagaglio storico culturale della Chiesa: però io spero che qualcosa si muova.

Ti aspettavi o meno l’oscuramento del bacio tra Salvini e Di Maio?

In realtà non se l’aspettava nessuno ma ha contribuito al successo dell’opera. Quando vuoi censurare e nascondere un’opera, si crea un meccanismo opposto di curiosità perché la gente si chiede perché la vogliano nascondere. La censura ha dato maggiore protagonismo all’opera. Protagonismo che non avrebbe avuto se l’avessero lasciata là.

Da artista italiano che vive e lavora in Spagna, come guardi all’Italia in questo momento così difficile della nostra storia politica?

L’ho sempre detto: quando te ne vai all’estero, allora vedi i pregi del tuo Paese. Se ci vivi, vedi solo i difetti. In Italia abbiamo un grande potenziale, uno straordinario bagaglio storico, artistico, culturale. Però ci perdiamo in un bicchiere d’acqua e questo ci fa restare anni luce indietro rispetto ad altri Paesi. La Spagna era più indietro dell’Italia perché ha avuto la dittatura franchista. Però in pochi anni si è aperta al cambiamento: questo dipende anche dalla politica e da vari fattori.

Ma adesso in Italia siamo in un momento di cambiamento e quest’opera vuole che anche l’Italia si apra al tema del sociale e di come si può migliorare. Questo è il pensiero di un eterosessuale perché i diritti delle persone Lgbti sono diritti di tutti non solo di una parte.

 

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