Abdelouahab Taib, il 29enne algerino ucciso ieri nel commissariato di Cornellà de Llobregat (comune della provincia di Barcellona) dove aveva fatto irruzione al grido di Allāhu akbar e accoltellato un agente, era gay e voleva per questo motivo suicidarsi.

A riferirlo ai Mossos d’Esquadra, la polizia catalana, la moglie di Abdelouahab, che ha raccontato come il 29enne marito le avesse confessato due mesi fa di essere omosessuale e di provarne "vergogna".

Ne erano sorte incomprensioni e liti anche perché la donna di nome Luciana, una spagnola già madre di due figli convertitasi all’Islam per amor suo, l’aveva accusato d’averla sposata solo per avere i documenti.

Due settimane fa Abdelouahab aveva quindi annunciato l'intenzione di divorziare. Luciana aveva subito sospettato che volesse suicidarsi, anche perché il giovane aveva già minacciato precedentemente di farlo, convinto che il suo orientamento sessuale l'avrebbe allontanato dalla comunità musulmana.

Abdelouahab Taib non aveva precedenti penali né era stato mai segnalato. Prima dell'assalto al commissariato – a 150 metri dalla sua abitazione –, aveva pregato a lungo nella vicina moschea. Nè il ministero dell'Interno spagnolo nè i Mossos hanno voluto finora confermare la notizia riportata da tutti i media spagnoli a partire da El MundoLa Vanguardia ed El País

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Camminavano mano nella mano a Verona, sabato 11 agosto, nella centralissima piazza Bra, mentre nella vicina Arena stava andando in scena Aida.

Questa, per un gruppo di giovani 20enni, la colpa di Angelo (59 anni) e Andrea (22 anni) che, sposatisi nel 2015 a Barcellona, sono stati prima insultati quali froci di merda e femminucce, quindi aggrediti fisicamente.

«Un ragazzo mi ha dato uno spintone – così Angelo – e poi ha colpito con una forte sberla Andrea. Per fortuna non è stato grave fisicamente, perché ci siamo allontanati chiedendo aiuto ad un vigile, che è intervenuto fischiando. Ma se noi fossimo rimasti lì, cosa ci avrebbero potuto fare?».

Ma per la coppia, che ha sporto querela contro ignoti per l'aggressione, la polizia municipale avrebbe compiuto una grave omissione non identificando gli aggressori, successivamente dileguatisi. Motivo per cui hanno presentato una seconda denuncia contro gli agenti.

Accusa respinta con fermezza dal vicecomandante Lorenzo Grella che, difendendo l’operato dei due agenti giunti in soccorso, ha dichiarato all’Ansa: «Sono intervenuti dopo avere sentito urla da una certa distanza. Uno dei due vigili si è anche frapposto a un giovane, che ha cercato di venire ancora a contatto con la coppia che diceva di essere stata aggredita.

Ma non c'è stato materialmente il tempo di identificarlo, perché il ragazzo subito dopo è fuggito, dileguandosi tra la folla».

Grella ha quindi aggiunto: «Sono state fasi concitate e i due agenti di pattuglia si trovavano a 250 metri dal luogo dell'aggressione, senza nessuna visione diretta di quello che era successo. Abbiamo già provveduto ad acquisire il materiale video e la relazione dei due agenti sarà inviata alla Procura della Repubblica. Chi chi ha lanciato certe accuse se ne assume la responsabilità».

Le parole del sindaco di Verona

Dura la reazione del sindaco Federico Sboarina, che ha dichiarato: «Ho sempre detto in altre occasioni che a Verona non è accettata alcuna forma di intolleranza e, tanto meno, di violenza».

Sul j’accuse mosso alla polizia municipale il primo cittadino di Verona ha poi affermato: «Sul caso di piazza Bra non è ammessa nessuna forma di strumentalizzazione e attendo l'esito delle indagini per capire l'esatta dinamica dei fatti».

La condanna del presidente Zaia

Parole di ferma condanna quelle pronunciate, nella serata d’ieri, dal presidente della Regione del Veneto Luca Zaia, che ha detto: «Mi auguro venga fatta al più presto chiarezza e che i responsabili vengano assicurati alla giustizia. Non esiste una giustificazione per nessun tipo di violenza, né fisica né verbale. Chi ha compiuto questo gesto è semplicemente un incivile prepotente. La violenza, in qualsiasi modo e verso chiunque si manifesti, è deprecabile, va respinta senza indugi e perseguita. Così deve essere anche nel caso della coppia gay di Verona».

La passeggiata contro l'omofobia

Intanto Circolo Pink e Arcigay Pianeta Milk, insieme con altre realtà associative locali (Assemblea 17 dicembre, Sat Pink, Collettivo Anguane, Opificio Psicosociale, Suburban, Azione antifascista Verona, Non una di meno, Rifondazione Comunista, Potere al Popolo, Possibile, Lavoratori Orma, Pci-Fcgi, Laboratorio Paratod@s), hanno indetto per sabato prossimo una passeggiata collettiva, «mano nella mano contro l'omofobia». Appuntamento alle 16:00 in piazza Bra

 

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Il Barcelona Gay Men's Chorus (Bgmc) compie tre anni di attività e lo fa col calendario Show Must Go On. A posare gli stessi componenti (oltre 60) dell’associazione che, oltre a dischiudere il panorama musicale a persone non udenti, è impegnata nella promozione di cause umanitarie. Fini, questi, che realizza soprattutto con l’organizzazione di concerti.

A realizzare gli artistici scatti il fotografo Miguel Yerga, che è anche parte del Bgmc.

«La mia idea – così ha dichiarato – è stata quella di creare un calendario ispirato a uno spettacolo di arti performative. Con un teatro come set, utilizzando tutti gli spazi possibili come i camerini, il backstage, le poltrone e naturalmente il palcoscenico».

Un risultato singolare ottenuto anche grazie alla location utilizzata per la realizzazione delle immagini. Gli spazi fiabeschi, cioè, del Casino L'Aliança del Poblenou che può, a ragione, considerarsi uno dei maggiori esempi dell’eclettismo monumentalista di Amadeu Llopart i Vilalta.

Per chi fosse interessato ad acquistare il calendario potrà trovare tutte le informazioni necessarie sul sito www.barcelonagmc.org.

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«Quando ho vissuto a Milano per l'Erasmus, a 21 anni, ho avuto prima un fidanzato, Paolo, e poi una fidanzata, Elena. La storia con lei è durata due anni ed è stata molto importante per me». Ieri sera in diretta tv, la sindaca di Barcellona Ada Colau – ospite di una trasmissione di Telecinco che lei stessa ha ammesso di non aver mai seguito – ha raccontato così, implicitamente, di essere bisessuale e ha aggiunto di aver avuto in seguito relazioni con altre donne, anche se meno importanti di questo amore dei tempi dell'università.

Ada Colau, che è la prima donna alla guida della capitale catalana, adesso ha 43 anni, ha un compagno (Adrià Alemany) e due figli, Luca nato nel 2011, e Gael nato quest'anno. Era ben noto il suo legame affettivo con l'Italia e il sostegno al movimento Lgbti. Ma nessuno mai prima d'ora aveva fatto menzione a questa ragazza che era diventata «parte della famiglia».

La sindaca, infatti, ha raccontato che la relazione è durata due anni e che i suoi genitori ne erano perfettamente al corrente: «Era la prima volta - così ha detto - che mi innamoravo di una donna. In casa mia era qualcosa di perfettamente naturale. Avevamo tanti amici gay e la possibilità di avere una storia con una persona del tuo stesso sesso era la normalità nel nostro ambiente». Alla fine la storia finì, per il passare del tempo e anche a causa della distanza. E dopo Elena ci furono anche altre donne, ma «nessuna fu così importante come quella».

Colau – la donna forte di Catalunya en Comù che fa parte della galassia di Podemos – non è il primo personaggio politico spagnolo che “esce dall'armadio”. Prima di lei ci furono esponenti del partito socialista come Pedro Zerolo, che però entrò in politica proprio in rappresentanza delle persone omosessuali, o come Francesc Lopez Guardiola – che era assessore a Badalona e fu il primo politico eletto a fare coming out – e l'attuale segretario del Partito socialista catalano, Miquel Iceta, che adesso è candidato alla presidenza della Catalogna.

Il caso della sindaca di Barcellona, però, è nuovo sia perché si tratta di una donna sia perché riguarda la bisessualità sia perché arriva da un personaggio politico che ha costruito la sua popolarità non tanto sulla rappresentanza delle minoranze ma su battaglie sociali. In particolare, la lotta contro gli sfratti, una piaga a Barcellona e in tutto la Spagna negli anni della crisi economica.

«I tuoi consiglieri non si arrabbieranno per questa rivelazione?», le ha chiesto il conduttore di Sálvame Deluxe, Jorge Javier Vázquez. «Non credo - ha risposto Ada -. Magari nemmeno lo sapevano. Viviamo in una società moderna: viva l'amore e che ognuno ami chi vuole».

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Marta Loi è una giovane mamma di origini cagliaritane che con la moglie Daniela Conte, napoletana, vive ormai da anni a Barcellona.

La storia di Marta e Daniela ha destato molto interesse due anni fa perché il loro figlio Ruben, nato in Spagna, è stato tra i primi bambini italiani di coppie omosessuali unitesi in matrimonio all’estero a essere registrati all’anagrafe di un Comune italiano. Grazie all’intervento del sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, Ruben ha avuto la possibilità di accedere ai diritti basilari: passaporto, assistenza familiare, sussidi che lo stato spagnolo garantisce ai bambini e ai loro genitori.

Marta Loi, che si sta per laureare all’Accademia di Belle Arti di Barcellona con una tesi sulla decostruzione dei ruoli di genere, insegna tecnologia nelle scuole medie ed educazione sessuale nella scuola primaria. La contattiamo alcuni giorni dopo l’attentato della Rambla per cogliere lo stato d’animo della cittadinanza.

Marta, come stai vivendo e come sta vivendo la città in questi giorni che seguono l'attentato? Dove ti trovavi alle 17.00 del 18 agosto?

Al momento dell'attacco ero a casa con Daniela e Ruben. Avevamo pensato di uscire quel pomeriggio ma per fortuna alla fine si è fatto tardi e siamo rimaste a casa.

Io sono molto colpita. All' improvviso la vulnerabilità è diventata reale. Sai che una cosa del genere può succedere ma non puoi mai immaginare che succeda a dieci minuti da casa tua in un punto della Rambla che avevamo attraversato solo il giorno prima. La città è ferita ma viva. Ho avuto la sensazione che in parte si voglia rimuovere il dolore. Spero invece che venga metabolizzato.

Credi che ci saranno delle conseguenze dal punto di vista turistico? Credi che la paura possa cambiare le scelte dei turisti o addirittura la stessa vita dei cittadini di Barcellona?

Sugli abitanti di Barcellona posso dirti che non si fermeranno: le loro vite già proseguono. Forse meno spensierati ma parliamo comunque di una città che resiste. Sul turismo non saprei. Non escludo un calo ma poi arriverà comunque la ripresa.

Pensi sia possibile che episodi del genere alimentino anche in città come Barcellona fenomeni di razzismo e islamofobia?

Sì. È possibile purtroppo e sta già succedendo. Sono già apparse scritte sui muri contro la persone musulmane. Barcellona è multietnica ma anche poliedrica per quanto riguarda l'integrazione delle diversità. Nel senso che, essendo densamente popolata, trovi persone molto “aperte” ma anche altre che non lo sono. Bisogna dire però che già venerdì un gruppo fascistoide aveva convocato una manifestazione che gli abitanti di Barcellona hanno dissolto: li hanno cacciati via dalla RamblaC'è veramente di tutto qui. Dobbiamo fare in modo che l'odio non generi altro odio.

Sta girando su Facebook una vignetta che mostra le due reazioni principali che si stanno scatenando: c'è il tipico pazzo ignorante che se la prende con una donna con il velo e una donna che, per evitare l'aggressione, si mette a parlare con lei di altro. È una vignetta esemplificativa del clima umano di Barcellona, oggi.

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Classe 1968, il barcellonese Carles Rodriguez Reverter dirige da vent’anni lo storico sex-shop Zeus, la cui apertura nel barri di El Raval risale al 1983. Carles, che è intervenuto più volte su questioni afferenti alla sessualità delle persone Lgbti rilasciando interviste a media locali e a un magazine gay svedese, ha avuto in passato un ruolo di primo piano nell’ambito della collettività omosessuale catalana.

«Oggi ci sono molte associazioni Lgbti – così ha dichiarato ai nostri microfoni – che soddisfano alle esigenze dei suoi vari componenti. Ma durante gli anni '80 e '90 del secolo scorso abbiamo lavorato duramente per realizzare la prima “mappa gay” di Barcellona e collaborare con le poche realtà Lgbti esistenti. Collaborazione finalizzata a promuovere campagne in difesa della collettività e favorire l'accettazione sociale delle persone Hiv positive in particolare nel quartiere di Raval, che era all’epoca il più povero della città».

A lui abbiamo rivolto alcune domande sull’attentato della Rambla – a pochi passi da El Raval –  che nel pomeriggio di giovedì 17 agosto ha fatto 14 vittime e 120 feriti.

Carles, come hai vissuto quelle ore drammatiche?

Quando si è verificato l'attentato intorno alle 17:00, ero a casa mia che è a meno di 500 metri dal luogo della strage. All’inizio non riuscivo a  capacitarmi dell’accaduto. Poi sono subentrati indignazione e dolore.

Come ha reagito la collettività Lgbti?

Come hanno reagito tutte le altre persone. Non posso però non ricordare la manifestazione fascista e anti-islamica, che si è tenuta nella giornata d’ieri. Protetti da cordoni di polizia, i partecipanti sono stati alla fine ricacciati da numerosi contromanifestanti con le nostre bandiere raimbow e altre. Si sono uniti a noi anche tantissimi passanti.

Quest’anno si sta celebrando il decennale del Barcelona Circuit Festival che, iniziato il 5 agosto, terminerà domani. La sera di giovedì 17, per rispetto alle vittime dell’attentato, è stato sospeso il party al Razzmatazz mentre ieri il programma è ripreso come di consueto. È un segnale importante: non credi?

Assolutamente, sì. Sono d’accordo con il gruppo organizzatore Matinée. Non dobbiamo permettere a nessuno di farci intimorire né manipolare. Ieri mattina ne abbiamo dato prova insieme coi tantissimi barcellonesi e turisti in Plaça de Catalunya gridando nella nostra lingua: No tinc por (Non ho paura). E poi con lo stesso stato d’animo abbiamo invaso la Rambla. Solo così si potrà veramente enervare il terrorismo e ridurne la portata.

Jorge Moruno, sociologo e componente di Podemos, ha twittato: Alcuni utilizzano il dolore per rinfocolare la xenofobia, altri per attaccare l'indipendentismo e altri per mescolarlo con la turismofobia. Che ne pensi?

Sottoscrivo ogni parola. In primo luogo la strage della Rambla sta alimentando la mai sopita ondata xenofoba e, in particolare, islamofoba. In generale tutti i fascisti sono contro i musulmani. C’è poi da dire che non pochi giornali ed emittenti tv madrilene stanno parlando in queste ore dell’attentato anche con riferimenti negativi alle posizioni indipendentiste catalane. Che poi tutto questo si concreti in forme di turismofobia è inevitabile. Ma, come ho detto, non ci lasceremo sopraffare. Perché l’amore e il coraggio vincono sempre su l’odio e la paura.

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Alessio Arena è uno scrittore e cantautore napoletano che, da alcuni anni, vive e lavora in Spagna. Bestiari(o) familiar(e) è il suo primo album plurilingue che, registrato tra Barcellona (con gli arrangiamenti e la produzione di Clara Peya e del pianista/batterista Toni Pagès) e Napoli (sotto l’egida della Nuova Compagnia di Canto Popolare), è stato prodotto da diMusicaInMusicaIl singolo Tutto quello che so dei satelliti di Urano entra a far parte della rosa delle canzoni finaliste a Musicultura 2013, festival della canzone d’autore italiana, facendo poi vincere ad Arena il premio al vincitore assoluto di questa edizione e la targa Afi (Associazione fonografici italiani) quale miglior progetto discografico.

Nel 2016 esce l’album La secreta danza, che vanta la partecipazioni di personaggi chiave dell’attuale scena musicale iberica come El Kanka, Pau Figueres, Marta Robles de Las Migas e il maestro Amancio Prada. Proprio ne La secreta danza è contenuto il brano Lorenzo, che racconta la storia di un ragazzo gay che sogna di scappare dall’Italia alla ricerca di una vita migliore. Come scrittore, “scoperto” da Matteo B. Bianchi, ha scritto romanzi, racconti e testi per il teatro. La sua ultima opera narrativa è il romanzo La letteratura tamil a Napoli, pubblicato da Neri Pozza nella collana Bloom nel settembre 2014.

All’indomani del tragico attentato di Barcellona contattiamo Alessio Arena a Barcellona dove, proprio oggi, avrebbe dovuto esibirsi con i suoi musicisti.

Alessio, come stai vivendo e come sta vivendo Barcellona queste ore a ridosso dell’attentato?

Questa mattina c’è stata una grande concentrazione a Plaza Catalunya. Erano presenti le istituzioni del governo autonomo e quelle nazionali. C’è stata una partecipazione massiccia e commossa. 

Ieri le notizie sono arrivate in maniera confusa come capita sempre sui social. Io mi trovavo al Raval, quartiere contiguo a quello in cui vivo, quartiere in cui pare sia fuggito l’attentatore della Rambla dopo l’attentato. Nel panico del momento io sono rimasto chiuso in un negozio mentre cercavo di capire cosa fosse accaduto. Nel negozio c’erano solo persone che parlano l’urdu: Raval è infatti il quartiere dei pakistani e degli indiani del Bangladesh, che spesso non parlano una parola di spagnolo.

Ho atteso che ci facessero uscire e poi mi sono avviato verso casa, dove avevo una prova con alcuni musicisti che mi accompagnano in un concerto che avrei dovuto fare oggi. Proprio qui a Barcellona nella Festa Major de GràciaMa è stato annullato come tutti gli altri concerti e spettacoli nella capitale catalana.

Quest’attentato ha minato il cuore di una città simbolo del turismo e del divertimento. Credi che questa tragedia possa avere specifiche conseguenze?

Immagino che anche a Barcellona accadrà quanto accaduto a Parigi. Per un po’ di tempo ci sarà una grande paura. Poi i problemi di tutti i giorni diventeranno una distrazione sufficiente almeno per gli abitanti della città. Del resto oggi non si è sicuri in nessun luogo. Il rischio è ovunque.

Credi sia possibile che episodi del genere alimentino fenomeni di razzismo e di islamofobia a Barcellona?

Bisogna dire che la comunità islamica di Barcellona ha ripudiato pubblicamente l’attentato con un rapidissimo e deciso comunicato stampa ufficiale. In Catalogna ci sono almeno 200 moschee e si iniziano a vedere donne con il velo anche negli impieghi pubblici. Non credo la città avrà una reazione razzista. Barcellona è un posto di libertà e accoglienza. No tinc por: abbiamo infatti urlato tutte e tutti stamattina a Plaza Catalunya.

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