Addio a Jackie Shane, regina del soul nella Toronto degli anni ’60. Icona e pioniera trans, utilizzò per prima in una canzone la parola gay

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È morta nella sua casa di Nashville, venerdì 22 febbraio, la cantante soul Jackie Shane: aveva 78 anni. A darne notizia la sua etichetta discografica Numero Group

Principale interprete del genere Rhythm and Blues nella Toronto degli anni ’60 del secolo scorso, l’artista è ricordata come una delle icone transgender di quel periodo.

Nata a Nashville, nel Tennessee, il 15 maggio 1940, Jackie afferma con coraggio la propria identità di genere femminile sin dall’adolescenza.

Nel 1960 si trasferisce nella città canadese di Montreal, dove, nel corso di un concerto del gruppo Frank Motley and his Motley Crew presso l’Esquire Show Bar, attira l’attenzione del frontman Frank Motley per il suo abito rosso fuoco. Invitata a salire sul palco, stupisce tutti per l'esecuzione di brani di Ray Charles e della Bobby Blue Bland. 

Diventa così la cantante principale del gruppo e nel 1961 si stabilisce a Toronto. Nel 1963 s’impone alla generale attenzione per la cover di Any Other Way che, registrata per la Sue Music nell’autunno del ’62, presenta, rispetto all’originale di William Bell, la trasformazione delle parole Tell her that I'm happy in Tell her that I'm gay.

Una maniera, questa, non solo di giocare sull’originaria sinonimia tra happy e gay ma anche di affermare esplicitamemte, attraverso lo sdoganamento di una parola all’epoca poco usata e onnicomprensiva in riferimento alle persone Lgbti, la propria identità trans. Jackie appare così l’unica donna afroamericana transgender impegnata nella musica soul, in anni in cui la transessualità non è stata ancora definita e gli atti omosessuali, in Canada, sono ancora perseguiti penalmente (lo saranno fino al ’69).

Poi, nel 1971, il ritiro dalle scene per prendersi cura della madre a Los Angeles.

I riflettori tornano a riaccendersi su di lei nel 2010, quando la CBC Radio trasmette il documentario I Got Mine: The Story of Jackie Shane. Nel 2017 l’artista pubblica il boxset Any Other Way, che è stato candidato ai Grammy 2019, svoltisi nella notte tra il 10 e l’11 febbraio, per la categoria Best Historical Album.

La sua vita, la sua arte, la sua eredità sono sintetizzate nelle parole pronunciate nel corso d’un’intervista al Guardian nel 2017: «Non m'inchino. Non m’inginocchio. Il punto più basso, cui arrivo, è la parte superiore della mia testa. Questa è Jackie». 

 

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