Durata dal 20 al 24 aprile, la 33ª edizione del Lovers Film Festival di Torino ha registrato un incremento del 20% di presenze. Si è infatti passati dai 18.000 partecipanti  del 2017 ai 21.500 di quest'anno.

E per affiancare, tutelare e sostenere in modo concreto la storica rassegna cinematrografica Lgbti, fondata da Ottavio Mai e Giovanni Minerba, si è costituita l’associazione Le amiche e gli amici del festival Lgbt di Torino. A fondarla sei attivisti torinesi: Alessandro Battaglia, Silvano Bertalot, Paola Cuniberti, Andrea Curti, Maurizio Gelatti e Silvia Magino con l’intento di accogliere tutti coloro –  intellettuali, studiosi, stakeholder, politici, imprenditori – che sono stati protagonisti della storia del festival o che ambiscono a sostenerlo.

«Lavoreremo facendo tesoro del passato per essere di supporto nel presente e vigilare sul futuro, convinte e convinti che le discriminazioni e un certo tipo di censura culturale siano sempre pronte ad emergere – hanno dichiarato in un comunicato ufficiale i sei soci fondatori –. Come prevede il nostro statuto vogliamo fornire un sostegno concreto e avvicinare al festival tutti quei soggetti che sino ad oggi non hanno voluto accostare il brand o l’immagine, propria o della propria azienda, al festival e più in generale a quella di altre manifestazioni culturali Lgbt.

Il Torino Pride a cui abbiamo lavorato in questi anni dimostra che è una strada percorribile e che anche realtà multizonali sono pronte a fornire il proprio sostegno».

Il neogruppo, in sinergia con il Museo nazionale del Cinema di Torino, ha tra gli obiettivi anche quello di coinvolgere aziende e realtà del territorio «affinché ci mettano la faccia sostenendo un evento culturale basato sui diritti delle persone».

Contattato telefonicamente, Alessandro Battaglia, uno dei soci fondatori nonché coordinatore del Coordinamento Torino Pride, ha dichiarato a Gaynews: «Conosco e frequento il festival da moltissimi anni. Per questo ho ritenuto con altri amici e amiche di creare questa associazione che è un bene comune e imprescindibile che vogliamo difendere e far crescere ulteriormente.

Con il supporto di molte personalità, che coinvolgeremo e alle quali chiederemo di affiancarci, vogliamo lavorare per il futuro di Lovers a prescindere da chi lo dirigerà nei prossimi anni».

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Penultimo giorno della 33° edizione del Lovers Film Festival: Monica Cirinnà riceve a Torino il Premio Milk nell’ambito della sezione tematica Focus Pride. A consegnare il riconoscimento alla senatrice presso il Cinema Massimo in Via Verdi la direttrice della kermesse Irene Dionisio.

Presenti al tavolo il giornalista Simone Alliva, il coordinatore del Coordinamento Torino Pride Alessandro Battaglia e il presidente nonché cofondatore del festival Giovanni Minerba. Ed è stato proprio Minerba, memoria vivente della rassegna cinematografica (definizione quanto mai appropriata qualora si consideri che la parola scelta ieri per il Focus Pride era appunto memoria), che non ha potuto nascondere la propria commozione quando la senatrice Cirinnà ha detto a un tratto: Io non ho avuto la fortuna di avere un figlio gay o una figlia lesbica.

Parole di particolare significato, dal momento che proprio in mattinata era rimbalzata mediaticamente la notizia del 20enne massacrato di botte e cacciato di casa dal padre perché gay. Vicenda accaduta nei giorni scorsi a Torrazza Piemonte, comune della città metropolitana di Torino.

Nel ricevere il premio Monica Cirinnà ha affermato: «Sono molto onorata di questo riconoscimento e confido di riuscire a vivere, l'anno prossimo, il festival molto più a lungo».

Come noto, il Milk Award le è stato consegnato per l’impegno profuso nella lotta per i diritti, di cui la riprova tangibile è la legge sulle unioni civili e convivenze di fatto. Norma che alcuni parlamentari di centrodestra non hanno esitato ultimamente ad attaccare, diffondendo nella pubblica opinione l’idea di un’eventuale quanto impossibile abrogazione

«Se i nostri medievali eletti in Parlamento – ha dichiarato al riguardo la senatrice al Cinema Massimo – vorranno, nel corso della XVIII° legislatura, attaccare la legge avranno vita difficile. Nel senso che la legge è fermamente ancorata agli articoli 2 e 3 della Costituzione e promana da una sentenza con la quale la Corte Costituzionale ha obbligato il Parlamento a produrre un testo di legge. La sentenza è la 138 del 2010.

Sarà quindi difficile smantellare l’intera legge. Io dico però: Nessun dorma, perché non è detto che non vengano attaccati i singoli punti della legge. Penso ad esempio a una 104, a un congedo parentale, a una reversibilità della pensione. Penso agli infiniti diritti che possono promanare da un testo di legge».

La consegna del Premio Milk ha consentito a Monica Cirinnà di poter salutare la consigliera comunale Chiara Foglietta e la sua compagna Micaela Ghisleni, che proprio in mattinata avevano vissuto la gioia della registrazione anagrafica di Niccolò Pietro quale figlio d’entrambe.

Con un post sulla pagina Fb la parlamentare dem ha scritto: «Un gesto importante e coraggioso del Comune di Torino che ci ricorda, per contrasto, quanto sia ancora dura e faticosa la strada per il pieno riconoscimento dell’omogenitorialità nel nostro Paese, e per la realizzazione dell’eguaglianza di tutte le bambine e i bambini, indipendentemente dal modo e dal tipo di famiglia in cui sono nati.

Per un Comune di buona volontà, ve ne sono molti che resistono, in assenza di precise indicazioni positive, pur possibili (come ho ricordato in sede di interrogazione parlamentare al Ministro dell’Interno fin dal luglio scorso): e troppi ancora - la totalità, praticamente - sono i casi in cui le famiglie omogenitoriali sono costrette a rivolgersi ai Tribunali, con gli inevitabili e pesanti costi che ne discendono, in termini di incertezza e spese».

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Presso il seicentesco Palazzo Civico di Torino, sede del Comune, sono stati trascritti i tre atti di nascita dei bambini e delle bambine nati all’estero da coppie omogenitoriali.

Registrato anche quello di Niccolò Pietro quale figlio di Chiara Foglietta e Micaela Ghisleni con l’indicazione che è stato concepito grazie alle tecniche di fecondazione eterologa in Danimarca. «Oggi non si è solo scritto un atto - così la consigliera comunale dem sulla sua pagina Fb-. Un nome su un foglio. Si è scritta una pagina importante della nostra Storia. Niccolò ora è ufficialmente registrato ed è figlio mio e di Micaela anche per lo Stato italiano». 

Presenti, oltre alla sindaca Chiara Appendino, l’assessore alle Pari opportunità Marco Giusta, l'assessora all'Innovazione Paola Pisano, il coordinatore del Coordinamento Torino Pride Alessandro Battaglia, il segretario del Coordinamento Maurizio Gelatti e le tre coppie omogenitoriali (di cui una è composta dai papà d'una coppia di gemelli).

Su quanto avvenuto a Torino Marilena Grassadonia, presidente di Famiglie Arcobaleno, ha dichiarato in un comunicato: «È indubbio che la battaglia per il riconoscimento dei diritti dei nostri bambini e delle nostre bambine stia dando risultati molto importanti. Questo anche grazie e soprattutto all'instancabile richiesta di diritti che i nostri soci e le nostre socie portano avanti nei tribunali e all’impegno degli avvocati e delle avvocate che li assistono.

Tuttavia, ricordiamo anche che ci sono ancora centinaia di bambini e bambine di serie B, privi del pieno riconoscimento dei loro genitori.

È importante che adesso altri Comuni si allineino alla scelta della sindaca Appendino e che, a livello nazionale, vengano abbattute le ultime norme discriminatorie nei nostri confronti, a partire dal pieno riconoscimento dei diritti per i nostri figli e le nostre figlie, insieme ad una riforma delle legge sulle adozioni e alla possibilità di accesso alle tecniche di pma per le coppie omosessuali e i single».

Nel medesimo comunicato è stato inoltre ricordato che «la decisione della sindaca Appendino, per altro, non è una forzatura» (come la stessa prima cittadina del capoluogo sabaudo aveva affermato in un post alcuni giorni fa) «ma un’interpretazione corretta dello spirito della nostra legislazione». Esplicito riferimento, quest'ultimo, al dettagliato articolo del magistrato Marco Gattuso su Articolo29

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Storica, importantissima e coraggiosa. Così il Coordinamento Torino Pride ha definito in una nota la decisione della sindaca Chiara Appendino di procedere alla registrazione dell’atto di nascita di Niccolò Pietro quale figlio di Chiara Foglietta e Micaela Ghisleni indicando altresì «che è stato concepito grazie alle tecniche di fecondazione eterologa in Danimarca».

Ma non solo, perché la prima cittadina del capoluogo sabaudo trascriverà anche «tutti gli atti di nascita dei bambini e delle bambine nate all’estero da coppie omogenitoriali».

Una riserva sciolta dopo «molti incontri e giornate di riflessione insieme ai rappresentanti del Coordinamento Torino Pride» dalla stessa sindaca con un lungo post sulla sua pagina Fb.

«L'amore di una famiglia – si legge in esso - è un diritto che va oltre a qualsiasi categoria o definizione socialmente impostaQuesto semplice principio, che da sempre guida la nostra azione politica, vogliamo ribadirlo in questi giorni con rinnovata forza.

Per la prima volta la Città di Torino si trova dinnanzi a casi inediti di nuove forme di genitorialità che richiedono del tutto legittimamente il riconoscimento di quella che per loro è una famiglia, intesa come luogo fisico ed emotivo in cui due o più persone si amano e costruiscono insieme il futuro proprio e dei propri figli.

Oggi l’Italia non è ancora pronta a riconoscere legalmente queste famiglie e ci si trova davanti a ostacoli burocratici tanto fastidiosi nella loro forma quanto difficili da superare. Tuttavia la nostra posizione politica è chiarissima. Lo è sin da quando all'inizio del nostro mandato, insieme all’assessore ai Diritti, Marco Alessandro Giusta, abbiamo dato un segnale scegliendo di cambiare la forma stessa degli atti del Comune, modificando nei dispositivi il termine “famiglia” con il plurale “famiglie"».

Un importante risultato, dunque, al cui raggiungimento ha largamente contribuito l’avvocato Alexander Schuster. Il quale, oltre a essere il legale di Chiara Foglietta e Micaela Ghisleni, lavora da novembre col Comune di Torino su mandato di alcune coppie di mamme, i cui figli sono nati all’estero.

A Gaynews ha espresso la sua soddisfazione dichiarando: «Abbiamo appreso dalla stampa dello scioglimento della riserva della sindaca nel tardo pomeriggio e non tramite fonti dirette. Presumiamo che in queste ore sia stato formato il primo atto di nascita di un bimbo nato in Italia riconosciuto subito con due madri. Finalmente si è fatto breccia grazie al piccolo Niccolò Pietro».

Raggiunto telefonicamente durante un viaggio all’estero, l’assessore Marco Giusta ha dichiarato da parte sua: «Sono felicissimo e orgoglioso di questo risultato. Spero che il volo di ritorno mi consenta di essere presente a questo momento storico. Ringrazio la sindaca per il coraggio, l'assessora Pisano e gli uffici per il lavoro di mesi ma anche il Coordinamento Torino Pride e le singole associazioni impegnate sul territorio».

Il momento storico è chiaramente quello della registrazione dell’atto di nascita di Niccolò Pietro e delle accennate trascrizioni, che dovrebbe cadere agli inizi della prossima settimana.

Ciò renderà davvero speciale la Festa delle famiglie fissata al 6 maggio. Come detto da Alessandro Battaglia, coordinatore del Coordinamento Torino Pride, «l'appuntamento è dalle 11:30, in piazza Carlo Alberto, per la più grande e felice Festa delle Famiglie che mai si sia vista per non dimenticare mai che “i diritti dei bambini vengono prima di tutto”».

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Fissato al 26 maggio, il primo Pride novarese ottiene in giornata il patrocinio della Regione Piemonte ma non quello del Comune.

Per il sindaco leghista Alessandro Canelli la marcia dell’orgoglio Lgbti all’ombra della cupola antonelliana non è altro che «inutile ostentazione» e manifestazione folcloristica dagli effetti controproducenti. Argomenti, invero, non molto dissimili daa quelli utilizzati da un uomo del centrosinistra quale Ugo Rossi, presidente della Provincia autonoma di Trento, nel negare il patrocinio al Dolomiti Pride.

E così il Comune di Novara si aggiunge alla lista di quelle amministrazioni locali (Regione Lombardia, Provincia di Trento, Comune di Firenze, Comune di Genova) che non intendono sostenere ufficialmente i vari Pride sui territori di loro competenza.

Immediata la reazione del Pd novarese che he definito quella di Canelli «una decisione anacronistica e discriminatoria» In una nota i locali vertici dem hanno dichiarato: «Il sindaco Canelli, che appena eletto si è affannato a dichiarare urbi et orbi che sarebbe stato il sindaco di tutti, alla prova dei fatti si dimostra essere prevedibile e scontato nel ruolo di moralizzatore.

Mentre la Regione Piemonte e la Provincia di Novara hanno dato il patrocinio e sosterranno l'iniziativa, il Comune di Novara sarà assente dando prova di non rappresentare realmente tutti i novaresi. Il Pd della Provincia di Novara non solo ha aderito al Pride ma sfilerà insieme ai tanti che parteciperanno alla giornata di festa per riaffermare che i diritti, l'autodeterminazione e la non discriminazione vinceranno sempre contro i pregiudizi e il finto moralismo».

Ferma reazione anche da parte di Nino Boeti, presidente del Consiglio regionale e del Comitato Diritti umani, che in un post su Fb ha scritto: «Spiace che il Comune di Novara abbia deciso di negare il patrocinio al Novara Pride. Penso che certe battaglie di libertà e di civiltà debbano appartenere a tutti.

Come Consiglio regionale del Piemonte, attraverso il Comitato Diritti umani, anche quest’anno sosterremo con un contributo il Coordinamento Lgbt per l’organizzazione delle iniziative del Pride. Perché è una festa di tutti».

Non si è fatto attendere il duro j’accuse a Canelli da parte del Coordinamento Torino Pride, l’associazione di secondo livello a cui fa capo il coordinamento del Piemonte Pride che prevede, oltre a Novara, altre due parate ad Alba e a Torino.

«Il Pride – così Alessandro Battaglia, coordinatore del Torino Pride – è storicamente la rappresentazione di come siamo e chi siamo. È quindi visibilità, è orgoglio, è il modo di dire a tutte e tutti “vedeteci siamo qui e scendete in piazza con noi”.

Ci mettiamo in mostra per non essere trasparenti e invisibili. Ci piace fare sfoggio, farci vedere ed essere rumorosi, gioiosi. Del resto anche il sindaco di Novara, Alessandro Canelli, ha dato prova del suo orgoglio con le dichiarazioni che negano il patrocinio della Città al primo Pride di Novara. Ha sfoggiato un atteggiamento omofobo, discriminatorio, ha sbandierato la sua incapacità di essere il sindaco di tutte e tutti. Perché il Pride non è una manifestazione simbolico-folkloristica.

Certo, non ci aspettavamo molto da un sindaco che si è vantato di non celebrare le unioni civili perché “questo Paese ha tanti altri problemi urgenti da affrontare e perché le unioni civili sono discriminatorie nei confronti della legge che va a tutelare la famiglia”. Forse che il sindaco non riesce ad affrontare i tanti problemi tutti insieme?

Un sindaco che mostra con perseveranza tanto bigottismo non rappresenta una città ma una sua piccola parte. Il sindaco ritiene che il Pride “non può apportare il giusto contributo alla crescita e alla consapevolezza su problemi di questo tipo. Ritengo possa essere addirittura controproducente rispetto alle finalità che si intendono raggiungere”, addirittura si erge ad interprete delle istanze che da molti decenni vedono un’intera comunità lottare e adoperasi su più fronti per attenere qualche piccola legge a tutela dei più deboli.

Magari dovrebbe iscriversi ad una delle nostre associazioni».

Quindi la conclusione: «A Novara il 26 maggio erano attese forse 2.000 persone. Credo che dopo le mirabolanti dichiarazioni del sindaco saremo ancora di più, con allegria, determinazione e soprattutto orgoglio da tutta la regione. Per questo ogni città dovrebbe celebrare il proprio Pride, un’ottima occasione per smascherare gli amministratori inadeguati e omofobi.

E comunque a Torino e ad Alba le decisioni prese sono fortunatamente e diametralmente opposte».

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Esce oggi in varie città italiane The Constitution – Due insolite storie d’amore di Rajko Grlić. Pellicola distribuita nel nostro Paese da Cineclub Distribuzione.

A Torino l’appuntamento è domani alle 21,15 al Cinema Esedra con il presidente del Lovers Film Festival (Torino, 20/24 aprile) Giovanni Minerba e con il coordinatore del Torino Pride Alessandro Battaglia, che introdurranno la proiezione. Per avere diritto al biglietto ridotto la “parola d’ordine” è Coordinamento.

The constitution

Intolleranza e odio non sono concetti sconosciuti in Europa. Negli ultimi anni è come se si stesse diffondendo una nuova ondata di intolleranza, ideologie accecanti e fanatismo. Un odio aggressivo tra diverse nazioni e religioni, tra nativi e immigrati, tra chi ha e chi non ha...”

“Voglio raccontare cose difficili con un sommesso sorriso sulle labbra, con il calore affettuoso che si può provare anche per i personaggi più negativi. Solo allora potrò raggiungere coloro che la pensano diversamente e vedono le cose in modo differente, coloro che odiano a priori e che non mettono mai in dubbio l’odio che provano.”

Queste dichiarazioni del regista Rajko Grlić potrebbero bastare per andare con fiducia a vedere questo bellissimo film che racconta la Croazia attraverso il personaggio principale, Vjeko, un insegnante di scuola superiore che ha dedicato tutta la sua vita allo studio della lingua e alla storia della nazione.

Vjeko è omosessuale. Vive in un appartamento nel centro di Zagabria con il padre che, durante la seconda guerra mondiale, era un ufficiale dell’esercito fascista croato e ora è costretto a letto da oltre sei anni.

Ma i suoi giorni passano nel ricordo dell’amore della sua vita, il violoncellista Bobo, che lui celebra attraverso un “rito” quasi quotidiano, notturno, nelle passeggiate a notte fonda vagando per le vie di Zagabria vestito da donna.

Una notte un gruppo di uomini lo ferma, lo picchia e lo abbandona in strada privo di sensi. In ospedale incontra Maja, un’infermiera che abita nel seminterrato del suo stesso palazzo. La donna lo riconosce e inizia a prendersi cura di lui e di suo padre. In cambio Vjeko accetta di aiutare il marito di Maja, il poliziotto Ante, a preparare un esame sulla Costituzione croata. La storia di tre persone molto diverse tra loro, e che, inaspettatamente e contro la loro volontà, si ritroveranno unite e dipendenti l’una dall’altra.

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Si terrà domani a Torino l’udienza preliminare del processo a carico di Silvana De Mari imputata del reato di diffamazione continuata e aggravata contro il Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli, le cui parti sono affidate  all’avvocato Michele Potè di Rete Lenford. 

Nel corso di un’intervista rilasciata il 13 gennaio 2017 al quotidiano adinolfiano La Croce l’endoscopista, psicoterapeuta e scrittrice di romanzi fantasy aveva infatti dichiarato: «I pedofili si chiamano ‘map’, persone attratte da minori. Il circolo Lgbt di Roma è intitolato a Mario Mieli, cantore di pedofilia, necrofilia e coprofagia. Posso assumere che tutti gli iscritti provino simpatia per queste pratiche? O che almeno non ne provino nausea? Posso? E così tutto diventa lecito in quanto non è patologico, non è una malattia. Capite che cosa sta accadendo oggi nell’indifferenza quasi generale?». 

A poche ore dalla decisione del gup Alfredo Toppino - che dovrà disporre il rinvio a giudizio o, in caso contrario, emettere sentenza di non luogo a procedere - così s’è espresso a Gaynews Sebastiano Secci, presidente del Circolo di Cultura omosessuale Mario Mieli: «Decontestualizzare le parole di Mario Mieli e accusarlo di pedofilia, tacciando di tale accusa tutte le socie e i soci dell’associazione LGBT+ a lui intitolata non è, purtroppo, un fatto nuovo. Se a farlo è un’iscritta all’Ordine dei Medici rende tutto più grave e serio.

Questo è uno dei motivi che ci ha spinto a chiedere alla magistratura di intervenire, per difendere la comunità  LGBT+ italiana e i nostri 35 anni di storia associativa».

Non bisogna dimenticare come le affermazioni contro la storica associazione romana siano strettamente correlate a quelle cui, prima sui social e poi nel corso d’una puntata de La Zanzara, Silvana De Mari s’era lasciata precedentemente andare in tema d’omosessualità: dalla medicalizzazione ai danni per la «condizione anorettale», dall’innaturalità alla contiguità col satanismo. Senza dimenticare l’esistenza d’un «diritto all’omofobia».

Ciò aveva spinto il Coordinamento Torino Pride ad avviare, il 19 gennaio 2017, un’azione legale contro la medica d’origine casertana (ma da anni vivente nel capoluogo sabaudo). La cui richiesta d’archiviazione da parte del pm Enrico Arnaldi Di Balme è stata respinta il 7 dicembre scorso dalla giudice per le indagini preliminari Paola Boemio. L'udienza preliminare, in questo caso, è fissata al prossimo 18 luglio.

La notizia dell’udienza preliminare di domani è stata così commentata da Alessandro Battaglia, coordinatore del Coordinamento Torino Pride: «Il Coordinamento Torino Pride non può che essere al fianco del Circolo Mario Mieli in questa vicenda che ci ha visto tutti e tutte vittime delle esternazioni di Silvana De Mari.

Non siamo mai stati giustizialisti e forcaioli a tutti i costi ma la misura è abbondantemente colma e, se esiste un modo di tutelare l'onore e la dignità di milioni di persone in questo Paese, noi lo perseguiremo sempre. Valuteremo, se le condizioni lo prevederanno, la possibilità di costituirci al fianco del Circolo Mario Mieli».

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Si concluderà nel pomeriggio a Roma davanti alla Corte della Cassazione il nuovo tour del Bus delle Libertà, meglio conosciuto come Bus No Gender. Organizzata da CitizenGo e Generazione Famiglia - Le Manif Pour Tous Italia, l’iniziativa ha avuto nuovamente luogo nonostante l’interrogazione parlamentare presentata lo scorso anno dai deputati Alessandro Zan e Ileana Piazzoni ai ministri Minniti e Fedeli. Dai quali, nonostante le sollecitazioni del deputato padovano, non è mai stata data risposta.

Anche la seconda edizione del Bus delle Libertà è stata accompagnata da tensioni e polemiche durante il suo percorso lungo lo Stivale. A partire da Reggio Calabria, città da cui ha avuto inizio il tour il 20 febbraio.

Lucio Dattola, presidente del locale comitato di Arcigay, ha duramente bollato l’iniziativa per chiedere in un comunicato «di quali libertà siano portatori questi cavalieri del Sacro Romano Impero, pronti a minacciare querele e a farsi pubblicità sulla pelle degli altri. E ci chiediamo anche perché alla libertà di fare propaganda a Reggio Calabria non sia corrisposta la speculare libertà di contro manifestare, negata dalla Questura».

Polemiche anche a Torino dove prima dell’arrivo del bus sabato 24 l'amministrazione comunale ha revocato il permesso di occupazione di suolo pubblico. Domenica il coordinatore del Torino Pride Alessandro Battaglia, impegnato col terzo viaggio del Treno della memoria Lgbti, così ha commentato da Cracovia l’iniziativa: «È oramai chiaro che il periodo che stiamo vivendo vede non solo un rigurgito di temi cari al tempo del fascismo ma anche vecchie forme di paure che vengono instillate giorno dopo giorno dalla peggiore politica degli ultimi 50 anni.

Al di là delle ideologie oscurantiste, noi crediamo nella Libertà, con la L maiuscola, non in quella presunta libertà che gli organizzatori del bus sostengono essere stata loro negata. Iniziative del genere devono intimorire né noi, né gli insegnanti che hanno una responsabilità enorme nell'istruire i giovani e le giovani che rappresentano il futuro di tutti e tutte noi e che mi auguro veramente riescano laddove noi abbiamo fallito.

Essendo io reduce dal viaggio del Treno della Memoria non posso non pensare ai ragazzi e alle ragazze che ho incontrato che si sono messi in gioco in un modo straordinario e che hanno inteso perfettamente il senso della Memoria come antidoto alle discriminazioni del presente… e del futuro.

Continuiamo a lavorare per una società inclusiva e che non si faccia schiacciare dalla paura... perché la paura dell'altro non ha mai portato bene a nessuno, compresi coloro che l'hanno diffusa».

Contestazioni massicce si sono invece registrate ieri a Bologna, dove alla fine il Bus delle Libertà, accolto dal senatore Carlo Giovanardi, è potuto arrivare a Piazza Malpighi. Accompagnato dalla candidata di Noi per l'Italia Maria Alessandra Molza Giovanardi ha dichiarato: «Ho amici transessuali ma questa è una patologia. Sono vicino a chi ha questi problemi ma non è la normalità e non si può raccontare ai bambini che possono essere maschi o femmine e non c'è nessuna differenza».

Ferma la risposta di Porpora Marcascaino, storica leader del Mit, che ha dichiarato: Questi sono medievali, da Santa Inquisizione. Per secoli ci hanno rinchiuso nei manicomi o nelle carceri e oggi sono qui per rifarlo. Ma non glielo permettiamo, assolutamente».

Le dichiarazioni giovanardiane sono state così commentate da Danilo Cosentino, candidato alla Regione Lazio nelle liste di Liberi e Uguali: «Questo oscurantismo rispetto all'educazione alle differenze nella nostra scuola è uno dei tanti motivi che deve rafforzare il nostro impegno a portare, anche nel Lazio, una legge regionale contro l'omofobia e la transfobia, riaprendo un tavolo di dialogo con le associazioni Lgbti in attesa di una legge nazionale».

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Mentre i rappresentanti del Coordinamento Torino Pride erano a Roma per il tour promozionale del libro Franco & Gianni - 14 luglio 1964, dedicato alla prima coppia di persone dello stesso sesso unitesi civilmente a Torino (tour che ha previsto due tappe nella Capitale, una in Senato e una presso la fiera Più Libri più Liberi) sono stati raggiunti da un'importante notizia. Notizia che segna un importante traguardo. È stato riferito loro dal proprio avvocato Nicolò Ferraris che la Giudice dell'indagine preliminare Paola Boemio ha deciso di respingere la richiesta del pm Enrico Arnaldi Di Balme di archiviare il loro procedimento legale contro l'endoscopista Silvana De Mari diventata nota per le violente affermazioni contro la comunità Lgbti. 

«Siamo molto contenti della decisione presa dal Gip di respingere la richiesta di archiviazione del Pubblico Ministero – afferma Alessandro Battaglia, coordinatore Torino Pride – e che per la prima volta sia stato individuato in un'associazione di secondo livello come il Coordinamento Torino Pride il soggetto diffamato in una triste vicenda che ha visto me e migliaia di persone omosessuali diffamate e offese nella nostra.

Adesso si aprirà una vicenda giudiziaria triste e dove la nostra comunità sarà esposta in modo importante ma crediamo fermamente che non tutte le esternazioni siano effettivamente delle opinioni. Crediamo nella giustizia e ci auguriamo che il corso della vicenda veda finalmente chiarite posizioni e atti. Le parole hanno sempre un peso ed è nostro dovere difendere tutti e tutte coloro che, in qualche modo, soffrono per la propria condizione e certamente non possono essere aiutate da una società e da soggetti che rivendicano il diritto all'odio».

Raggiunto telefonicamente, il penalista Stefano Chinotti, coordinatore del comitato scientifico di Rete Lenford, ha spiegato perché sia da considerarsi importante il provvedimento della giudice Paola Boemio, una cui piena valutazione sarà in ogni caso possibile solo dopo la lettura dello stesso: «Per quanto è dato sapere, allo stato e in mancanza di notizie certe che potranno giungere solo dopo la lettura del provvedimento, sembrerebbe plausibile ritenere che il gip di Torino abbia superato l’orientamento giurisprudenziale maggioritario seguito, sino ad oggi, dai magistrati.

Ovvero quello di non considerare reato le affermazioni diffamatorie rivolte nei confronti di un soggetto passivo in forma collettiva per invece abbracciare la tesi, già fatta propria dalla Cassazione nel lontano 1986, alloquando essa aveva ritenuto essersi concretizzata una fattispecie delittuosa nel caso della pubblicazione di una lettera diffamatoria, su un quotidiano romano, ai danni della comunità israelitica. Si tratta  però solamente di un’ipotesi in attesa di conferma che potrà avvenire solo dopo la lettura della decisione».

Intanto procede il tour del Franco & Gianni - 14 luglio 1964 che per il Torino Pride rappresenta una battaglia di civiltà e che a Roma ha visto la partecipazione, fra gli altri e le altre, anche della ministra Valeria Fedeli, della senatrice Monica Cirinnà e della sindaca di Torino Chiara Appendino tutte molto coinvolte dalla bellissima storia di Franco Perrello e Gianni Reinetti.

Fedeli, Appendino e Cirinnà si sono complimentate con il Torino Pride per il successo contro la dottoressa De Mari.

franco e gianni 14 luglio 1964 libro

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Oggi per la comunità Lgbti e non solo è una data importante. Perché a Torino nella Cornice dell’Aula Magna del Campus Einaudi dell’Università degli Studi di Torino alla presenza, fra le altre e gli altri, della segretaria generale della Cgil Susanna Camusso si terrà la presentazione ufficiale del Vademecum Lavoro e Diritti LGBT, promosso dal Coordinamento Torino Pride in sinergia con Cgil, Cisl e Uil. Il primo manuale di questo genere per contrastare le discriminazioni nei luoghi di lavoro legate all'orientamento sessuale e all'identità di genere. Un testo che nasce a Torino ma pensato per arrivare in tutta Italia.

«Un vero risultato di squadra: le sigle sindacali, con le quali abbiamo avuto un confronto costante per la stesura, collaboreranno alla sua diffusione sui posti di lavoro; la Regione Piemonte, che con il Consiglio Regionale e la Città di Torino ha patrocinato l’iniziativa, ci ha supportato nella stampa di un numero congruo di copie; l’Università degli Studi di Torino ci ospita per la presentazione del Vademecum nella sua Aula Magna patrocinando l’evento» – commenta soddisfatto il coordinatore del Torino Pride Alessandro Battaglia che prosegue: – «Crediamo che il vademecum sia una buona prassi e uno strumento utilissimo contro le discriminazioni che da Torino deve arrivare in tutta Italia dove la gente lavora».

«Dal confronto e dai percorsi formativi di molti anni sulle discriminazioni sono emerse le modalità per saperle riconoscere ed individuare gli strumenti adeguati per difendersi da esse, specialmente nei luoghi di lavoro. Secondo stime prudenti dell’Oms, le persone Lgbt sono almeno il 5% della popolazione mondiale: questo significa che più di un milione dei ventitre milioni di persone che lavorano in Italia è omosessuale, bisessuale o transessuale. Un milione di lavoratori di cui però si sa davvero poco» si legge nell’introduzione al volumetto che comprende anche un necessario glossario affinché tutte e tutti, non solo al lavoro, possano usare un linguaggio davvero inclusivo e non discriminatorio.

Il vademecum dopo aver esplorato significato e implicazioni della discriminazione sul posto di lavoro e non, fornisce tutti i dati utili a comprendere l'entità del fenomeno [A parità di lavoro, gli uomini omosessuali guadagnano dal 10% al 32% in meno dei loro colleghi eterosessuali; nella maggior parte dei casi l’ingiustizia subita resta non denunciata né segnalata, portando, tra l’altro, a una grave mancanza di dati statistici e di informazioni tecniche sul fenomeno, gli autori delle discriminazioni sono solo o soprattutto uomini, pagina 22 ] e tutti i riferimenti di legge.

Un intero capitolo è poi dedicato alle persone transgender e transessuali e viene spiegato minuziosamente come ci si deve comportare se si è discriminati sul posto di lavoro e quali possono essere le tutele e le azioni da intraprendere.

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