È finita poco prima delle 17:00 sulle note di Bella ciao la manifestazione Mai più fascismi, mai più razzismi in Piazza del Popolo Manifestazione che, organizzata da 23 sigle associative, sindacali e partitiche, ha visto confluire a Roma decine di migliaia di persone provenienti da tutta Italia.

Tra i presenti anche il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, il presidente del Senato Pietro Grasso, la presidente della Camera Laura Boldrini e numerosi esponenti politici del centrosinistra.

Tante le bandiere e gli striscioni anche di associazioni Lgbti come il Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli e Arcigay Napoli.

Ed è stato proprio Antonello Sannino, promotore dell’appello antifascista Lgbti, a dichiarare ai nostri microfoni: «Giornata importante per il Paese: da Roma una risposta significativa contro i nuovi fascismi e contro l'odio. La Costituzione antifascista, profondamente amata dagli italiani e dalle italiane, è viva, vivissima.

Piazza del Popolo oggi è un messaggio ai nostri politici reazionari, integralisti e medioevali. Eravamo in piazza quel 24 febbraio del 2016, quando occupammo le strade antistanti il Senato delle Repubblica, per avere le unioni civili. Siamo oggi in piazza, 24 febbraio, per difendere quella legge e per ripuntare sul matrimonio egualitario. Con noi anche i due ragazzi di Casoria messi fuori casa dai genitori perché gay. Essi hanno sfilato per ricordare quanto questo Paese abbia un vitale bisogno di una legge contro l’omotransfobia.

Bello, bellissimo lo spezzone rainbow del corteo con il Comitato Arcigay Antinoo di Napoli, il Circolo Mario Mieli e tanti attivisti e attiviste: tra questi Luigi Amodio, fondatore del Circolo Antinoo, e Vanni Piccolo, uno dei fondatori del Mario Mieli. Tutti insieme siamo avanzati al grido: Siamo frocie antifasciste».

Sul significato della manifestazione romana così si è espresso invece Franco Grillini, presidente di Gaynet e direttore di Gaynews: «Il grande successo della manifestazione antifascista, a Roma a cui anche Gaynet e Gaynews hanno dato il proprio contributo con l'adesione, ci dice che è possibile un fronte antifascista unito a differenza di ciò che purtroppo sta succedendo alle elezioni politiche e cioè un centro-sinistra diviso.

Pensiamo che l'antifascismo sia un elemento fondante della nostra Repubblica e della nostra democrazia. Combattere il fascismo è un dovere e va fatto in modo pacifico e non violento soprattutto in un momento in cui le organizzazioni di estrema destra stanno avendo consenso in Europa e hanno rialzato la testa anche in Italia».

Leggi anche Cirinnà: «Necessario essere alla manifestazione antifascista con le associazioni Lgbti per ribadire che i valori costituzionali non si toccano»

 

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Sulle note di Bella ciao, nella versione dei Modena City Ramblers, è terminata in Piazza del Popolo verso le 17:00 la manifestazione Mai più fascismi, mai più razzismi. Manifestazione che, organizzata da Anpi e altre 22 sigle associative, sindacali e partitiche, ha visto la partecipazione di decine di migliaia di persone provenienti da tutta Italia.

Tra i presenti anche il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, il presidente del Senato Pietro Grasso, la presidente della Camera Laura Boldrini, numerosi ministri del governo tra cui Maurizio Martina, Valeria Fedeli e Andrea Orlando, il segretario del Pd Matteo Renzi ed esponenti di LeU tra cui Pierluigi Bersani e Roberto Speranza.

Ha preso parte alla manifestazione anche la senatrice Monica Cirinnà che ha sfilato per un tratto del corteo, partito alle 13:30 da piazza della Repubblica, dietro lo striscione Lgbti antifascista.

«Era necessario esserci – così ha dichiarato ai nostri microfoni – perché una manifestazione antifascista in questa campagna elettorale così violenta, così urlata e così complicata è certamente importante per ribadire i valori di libertà, laicità e uguaglianza previsti dalla Carta Costituzionale.

Tutti i fascismi, tutti i razzismi, tutti gli atteggiamenti xenofobi danneggiano il principio di uguaglianza. Era quindi necessario esserci. Ed esserci con le associazioni Lgbti come il Mieli e Arcigay nonché coi componenti della redazione di Gaynews è servito a ribadire che questi valori, in particolare l’art. 3 della Costituzione, non si toccano».

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Organizzato da Gaynet e dall’Odg della Campania in collaborazione con Arcigay Napoli, il corso di formazione La collettività Lgbti e i media resta – come dichiarato da Franco Grillini – «una tappa importante nella pianificazione d’un “tour” formativo su tutto il territorio nazionale». Tappa importante anche per la presenza di Carlo Verna, presidente dell’Ordine nazionale dei giornalisti.

È stato lui che, oltre a mostrare vivo interesse per le quattro relazioni succedutesi nella mattina del 20 febbraio presso l’Emeroteca Tucci a Napoli, ha aperto i lavori con un significativo saluto. «Il primo valore – così ha dichiarato – che noi sentiamo di portare all’interesse della comunità civile e sociale è l’attenzione che si deve alle persone oggetto di notizia. Noi siamo dei mediatori tra la fonte e il pubblico. Raccontiamo fatti, raccontiamo storie. E le storie hanno sempre al centro persone. Ragion per cui è a quei soggetti che si deve la maggiore attenzione. Soprattutto quando tali soggetti sono per così dire posti in una condizione di svantaggio dalla cultura dominante nel Paese».

Ha poi ricordato il valore fondante della parola per il lavoro giornalistico. «Qualche mese fa – ha sottolinetao – sono stato a Venezia al Teatro La Fenice, dove è stato siglato il manifesto per una corretta informazione contro la violenza di genere. Un manifesto, quindi, sui termini che devono essere usati, sulle cautele che devono essere prese per non far male con le parole.

Ma io vado oltre. Io dico che le parole non solo bisogna usarle con cautela ma bisogna usarle con valore. Perché le parole usate con valore danno un contributo al progresso sociale e civile di questo Paese. È soprattutto questo la ragione per la quale m’interesserà ascoltare le relazioni della giornata per capire se c’è un percorso da definire per giungere a un risultato come quello realizzato a Venezia».

Verna ha espresso la sua contrarietà a una nuova specifica norma deontologica ma non certamente a un documento che possa promuovere un indirizzo culturala attento alle persone Lgbti.

«Resto del parere – ha infatti dichiarato – che in questo Paese già esistono troppe leggi e sono contrario a normare più del dovuto. Io, che vengo dal mondo sindacale, mi sono trovato a gestire un ente pubblico non economico ma associativo come l’Odg.

Ora attraverso la formazione continua noi possiamo costruire un sistema valoriale che va al di là delle norme tout court. Che sono ridondanti e spesso troppe per cui basta interpretare quelle che già ci sono per capire cosa fare per contrastare un linguaggio d’odio e, nel caso specifico, un linguaggio omofobo. Per il quale non c’è bisogno di una nuova norma ad hoc.

Come dicevo al Teatro La Fenice alle colleghe, che hanno redatto il Manifesto di Venezia, se si deve ragionare in termini di ritocco del Testo unico Deontologico – che ha messo insieme varie carte –, questo si può fare tranquillamente.

Intanto iniziamo con un’attenzione culturale da rivolgere soprattutto ai soggetti che hanno più subito da una cultura dominante in questo Paese. Reputo dunque molto importante il corso odierno che non solo si pone come tappa di un percorso da definire ma si salda anche con altre carte di tipo culturale.

Ad esempio, nei mesi precedenti è stato varato ad Asssisi un manifesto sull’informazione attenta alle persone. Il cui primo punto è non scrivere degli altri quello che non vorresti che gli altri scrivano di te. È un decalogo che non può diventare norma deontologica ma sicuramente dà un indirizzo culturale di una realtà che noi cerchiamo di promuovere.

Ecco perché mi fa particolarmente piacere essere qui oggi a Napoli. Proprio per vedere i percorsi da fare insime al fine d’esaltare la nostra attenzione civile e sociale impegnata sulla parola».

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Si terrà oggi a Napoli presso l’Emeroteca Tucci, a partire dalle ore 09:30, il corso di formazione La collettività Lgbti e i media. Organizzato da Gaynet e dall’Ordine dei Giornalisti della Campania, in collaborazione con Arcigay Napoli, esso prende spunto dall’esperienza de Gli ambienti particolari. Evento formativo che, ideato e organizzato per la prima volta a Bologna da Franco Grillini, è stato poi rilanciato più volte, sotto diverse prospettive, in Emilia-Romagna e in Lazio col coinvolgimento dei rispettivi Odg regionali.

Il corso La collettività Lgbti e i media intende presentare un’analisi delle varie forme comunicative che, incentrate sulle persone lesbiche, gay, bisessuali, transessuali e intersex, scaturiscono spesse volte da un inconsapevole pregiudizio, dal luogo comune, dalle frasi fatte e stereotipate. Analisi che sarà condotta tenendo anche conto dello specifico contesto campano.

     Il corso prevede i saluti di Carlo Verna (presidente dell’Odg Nazionale), Ottavio Lucarelli (presidente dell’Odg della Campania), Carmine De Pascale (consigliere regionale e primo firmatario del pdl regionale contro l’omotransfobia), Rosario Coco (componente del comitato scientifico di Gaynet). A seguire le lezioni di Franco Grillini (direttore di Gaynews e presidente di Gaynet), Monica Scozzafava (responsabile Sport, Corriere del Mezzogiorno), Antonello Sannino (presidente Arcigay Napoli), Francesco Lepore (caporedattore di Gaynews e blogger per Huffington Post).

     La moderazione è affidata a Titti Improta, segretaria dell’Ordine dei giornalisti della Campania, che ha dichiarato al riguardo: «L’odierno corso di formazione insieme a quello tenuto sempre in Emeroteca il 2 febbraio sulla violenza contro le donne fa parte di un ciclo di corsi sostenuti dalla commissione Pari Opportunità dell’Ordine dei giornalisti della Campania da me presieduta. Il fine è quello di formare ma soprattutto sensibilizzare la categoria al corretto utilizzo delle parole, perché come ben sappiamo una parola sbagliata può discriminare e creare disagi più di quanto si possa immaginare».

Del medesimo parere Franco Grillini, presidente di Gaynet e direttore di Gaynews: «Il corso La collettività Lgbti e i media - così ha affermato - costituisce una tappa importante nella pianificazione d’un “tour” formativo su tutto il territorio nazionale. In questi corsi si affronta il tema del linguaggio utilizzato dai media sulle questioni Lgbti. Linguaggio che a volta è ancora figlio di ciò che trovavamo scritto nelle cronache dei giornali degli anni passati a proposito di “amicizie particolari” e dei “torbidi ambienti omosessuali”. Per fortuna, le cose negli ultimi anni sono molto cambiate.

Prova ne è, ad esempio, che proprio Il Mattino, nel settembre scorso, ha pubblicato in prima pagina una mia lettera in cui, quale direttore di Gaynews, chiedevo allo storico quotidiano partenopeo di non utilizzare più certi titoli come “delitto gay”. Ci fu una bella discussione in proposito col direttore Barbano.

A mio parere quella vicenda rappresenta un momento importante del rapporto tra giornalismo e universo Lgbti.

Come sempre, torno a ribadire che in tale ambito porre come prioritario il tema del linguaggio non significa affatto promuovere l’uso del politicamente corretto ma significa, al contrario, invitare le giornaliste e i giornalisti a essere rispettosi delle persone Lgbti. A tenere in considerazione anche la loro “sensibilità”. E a tenere in considerazione anche i loro diritti che a tutt’oggi, in Italia, non sono garantiti in maniera pienamente egualitaria».

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Dopo i drammatici fatti di Macerata 23 associazioni hanno indetto a Roma, per sabato 24 gennaio, la manifestazione nazionale Mai più fascismi, mai più razzismi. Per favorirne l’adesione il comitato di Arcigay Napoli ha lanciato l'Appello antifascista Lgbt. Eccone il testo:

Anche le persone LGBT parteciperanno alla manifestazione “Mai più fascismi, mai più razzismi” convocata per il prossimo 24 febbraio a Roma.

In un momento particolarmente delicato per le garanzie democratiche del nostro paese, proprio mentre le forze politiche più reazionarie e populiste invocano un irrigidimento normativo sia relativamente ai diritti delle persone extracomunitarie sia rispetto agli stessi diritti delle persone lgbt, è necessario mostrare all’intero Paese la comunanza e la solidarietà che stringe tutte le minoranze e tutte e tutti coloro che, a prescindere da qualsiasi differenza etnico-culturale e da qualsiasi orientamento e identità, dicono No in maniera netta e decisa al razzismo, all'omofotransfobia, all’esclusione e alla violenza.

Ecco perché invitiamo tutte e tutti coloro che credono in un mondo migliore, più libero e più giusto, a partecipare alla manifestazione nazionale antifascista e antirazzista annunciata per sabato 24 febbraio a Roma e il cui concentramento sarà  alle ore 13.30 in Piazza della Repubblica, piazza da cui si muoverà il corteo per arrivare in Piazza del Popolo dove dalle ore 15.00 avrà luogo la manifestazione.

Tra le associazioni aderenti, oltre ad Arcigay Napoli, risultano al momento Arcigay Nazionale, Certi Diritti, Gaynet, Circolo di Cultura omosessuale Mario Mieli, Dems Arcobaleno nonché la redazione di Gaynews.it 

Le prime adesioni nominali sono invece quelle di Antonello Sannino, Ottavia Voza, Vanni Piccolo, Franco Grillini, Sergio Lo Giudice, Porpora Marcasciano, Luigi Amodio, Leonardo Monaco, Yuri Guagliana, Gabriele Piazzoni, Flavio Romani, Claudio Finelli, Francesco Lepore, Sebastiano Secci, Angelo Schillaci.

Per chi volesse accogliere l'appello, potrà compilare il modulo su http://arcigaynapoli.org/adesione24febbraio, oppure inviare una email ad This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it..

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Nell’ambito dell’Onda Pride 2018 la Campania ospiterà addirittura cinque marce dell’orgoglio Lgbti. Di cui quattro rispettivamente a Napoli, Avellino, Caserta, Salerno (resterà purtroppo scoperto, tra i capoluoghi di provincia, solo Benevento) e una a Pompei.

Quella nella cittadina vesuviana – fissata al 30 giugno –  costituirà una novità assoluta non solo nella regione ma in tutta Italia. Per la prima volta, infatti, un Pride avrà luogo in un piccolo centro non capoluogo di provincia.

Il Pompei Pride avrà come logo il Fauno danzante, uno dei simboli della città romana distrutta dall’eruzione del 79 d. C. Come spiegato da Luciano Correale, ideatore e creatore del manifesto grafico, «nel logo del Pompei Pride abbiamo pensato di unire elementi esplicitamente classicheggianti – il fauno, la corona d’alloro, il carattere del font e la data in numeri romani – a quelli dell’immaginario contemporaneo Lgbti. Vale a dire le strisce di colore arcobaleno e la t-shirt con il cuore rainbow».

Il graphic designer ha quindi rilevato come «in tale prospettiva il logo tenti di rievocare i caratteri inclusivi, eterni e internazionali della città di Pompei e della collettività Lgbti, fusi in un abbraccio artistico e ideale, al di là della storia, del tempo, dei divieti e dei pregiudizi».

Sui motivi sottesi alla scelta di Pompei quale luogo del Pride regionale campano  abbiamo raggiunto Antonello Sannino, presidente di Arcigay Napoli, che ha dichiarato: «Avevamo scelto da tempo Pompei, una città piccola ma dall’eco enorme. Pompei è una delle città italiane più conosciute al mondo ma con la mentalità di una città di 30mila abitanti. Andiamo a Pompei perché Pompei, volendo usare una metafora attualizzante, era un po’ l’Amsterdam dell’antichità. Senza dimenticare che, poco prima della convocazione del Pride, era stato scoperto nella cittadina vesuviana un calco di due uomini. Due uomini probabilmente travolti dall’eruzione del Vesuvio mentre erano in atteggiamento amoroso».

«Pompei – ha continuato il presidente di Arcigay Napoli – è una grande sfida in un momento delicatissimo per l’Italia e l’Europa in cui c’è un forte rigurgito delle destre, dei populismi e c’è una forte paura per tutto ciò che può essere differenza. Pompei sarà perciò anche il Pride della laicità, il Pride della tutela delle istanze laiche e democratiche di questo Paese. Perché il Paese sappia andare oltre».

Sull’attuale stato organizzativo della manifestazione Sannino ha affermato: «Dopo la dichiarazione del Sindaco, che non aveva concesso l’autorizzazione al Pride e sembrava non volerla concedere, si è tenuta alcuni giorni fa un’assemblea a Torre Annunzionata nella sede di Arcigay Vesuvio Rainbow. In quell’occasione Francesco Gallo, presidente del Consiglio comunale di Pompei, ha dichiarato che l’amministrazione è pronta a sostenere e patrocinare il Pride. Anche se siamo ancora in attesa di un comunicato ufficiale»

E sul percorso del corteo? «Abbiamo incontrato, il 5 febbraio – così Sannino –, il capogabinetto della questura di Napoli. Ci si rivedrà, lunedì 12, a Pompei per un incontro con addetti del locale Ufficio tecnico e con agenti della polizia comunale. Restano infatti alcuni nodi da sciogliere.

Primo tra tutti quello relativo il passaggio in piazza Bartolo Longo dove si trova il santuario della Madonna di Pompei. Dinanzi al quale si dovrebbe passare tanto più che, come diceva lo slogan del Pride nazionale di Napoli nel ’96 secondo un’affermazione dell’artista Ciro Cascina, La Madonna di Pompei vuole bene a tutti i gay».

 

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Alici come prima è un noto youtuber napoletano, molto seguito sui social per i suoi video dissacranti, scorretti e trash. Ma nella mattinata di oggi, sulla sua pagina Facebook, ha pubblicato un post del seguente tenore: Ragazzi scrivetemi nei commenti tutte le domande più irriverenti, particolari, assurde (ma non omofobe) che avreste sempre voluto fare a un gay o a una lesbica.

In pochissimo tempo, una valanga di offese e commenti ingiuriosi ha riempito la pagina di Alici come Prima con un rilevantissimo numero di like. Difficile in realtà credere all'inconsapevolezza di Alici come Prima, che non poteva certamente ignorare l’elevatissimo rischio di innescare una vera e propria gara di cyberbullismo a danno delle persone Lgbti.

Il direttivo di Arcigay Napoli, allertato da alcuni suoi associati, è intervenuto con un comunicato stampa per chiedere ad Alici come Prima di scusarsi pubblicamente per il gravissimo gesto che, sia pur in maniera goliardica, ha provocato un'ondata di odio e disprezzo verso le persone lesbiche, gay, bisessuale e transessuali.

Relativamente all’accaduto, Claudio Finelli, referente di Arcigay nazionale per la Cultura, autore e conduttore della trasmissione radiofonica L’Altra Frequenza – Lgbt On Air nonché collaboratore di Gaynews, ha stigmatizzato quale irresponsabile Alici come prima«Proprio mentre in tutto il Paese - così ha dichiarato - si solleva nuovamente l’attenzione verso l’opportunità di assumere comportamenti che non istighino all’odio e alla violenza, richiamando media e professionisti della comunicazione al necessario senso di responsabilità che dovrebbe ispirare il loro lavoro, Alici come Prima ha pensato bene di invitare i propri follower a una vera e propria gara di cyberbullismo contro le persone Lgbti.

E ciò è stato fatto pur di strappare qualche centinaio di like e di commenti di cui, fossi in lui, mi vergognerei, visti i contenuti del post da cui conseguono».

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Qualche giorno fa è accaduto un episodio di bullismo omofobico presso l’azienda sanitaria Cotugno di Napoli. Protagonisti un medico chirurgo e un giovane omosessuale, socio del locale comitato d’Arcigay.

Durante una visita di controllo finalizzata alla valutazione del decorso post-operatorio del militante Lgbti, il medico avrebbe prima ironizzato volgarmente sull'utilità dei genitali del socio Arcigay. Poi, alterandosi e sospendendo bruscamente la visita, si sarebbe rifiutato di rispondere a domande sull’eventuale ripresa delle attività sessuali del paziente, definendo l'omosessualità una patologia.

Avendo il Cotugno attivato da tempo un protocollo di collaborazione sulle malattie sessualmente trasmissibile proprio con Arcigay Napoli, il presidente Antonello Sannino ha inviato al direttore sanitario una formale richiesta di chiarimenti.

Ma per comprendere meglio quanto accaduto, raccogliamo la testimonianza del giovane socio Arcigay che, per opportune ragioni di privacy, ha preferito non rivelare la sua identità. 

Dunque, raccontaci come si è svolto l'incontro con il chirurgo...

Dopo le festività natalizie, mi sono recato nell'ambulatorio di chirurgia dell'ospedale Cotugno di Napoli per sottopormi a un controllo necessario, essendo stato operato il 7 dicembre scorso di fistola perianale. Dopo la rimozione del punto di sutura, chiedo al medico notizie circa un lipoma, già diagnosticatomi, che dalla natica destra arriva fino ai testicoli. Il chirurgo, dopo aver palpeggiato la zona interessata, mi spiega che non è un intervento semplice ma che ritiene di essere in grado di eseguirlo. A questo punto gli ho espresso il timore che l'intervento potesse comportare rischi per i miei organi genitali. Lui allora, ironizzando, ha detto che tanto io non so cosa farmene dei testicoli. Ovviamente, gli ho chiarito che - al contrario di quanto supponesse - il piacere sessuale mi interessa e dunque mi sta a cuore l'uso dei genitali. 

E poi?

Ho subito notato che si è leggermente incupito. Poi ha preso un foglio per la prenotazione dell'operazione di asportazione del lipoma. Mentre compila il foglio per la prenotazione, io ne approfitto per chiedergli quando avrei potuto ricominciare ad avere rapporti sessuali. Il dottore alza un attimo gli occhi verso di me e mi chiede: "Dove?". Io, con discrezione, gli indico la parte posteriore con il dito. A questo punto lui si arrabbia e in maniera arrogante mi dice: Credo 10 ,15 o 20 giorni. Ma poi io che ne capisco di queste patologie". 

Quindi per il tuo medico essere omosessuali è una patologia?

Esatto! Io ho sgranato gli occhi e gli ho fatto notare che l'omosessualità non è una malattia e che certe risposte, dopo l'operazione che avevo subito, potevo averle solo da lui che è il mio chirurgo.  Lui si è stizzito ancora di più, ha sbattuto la mano sul tavolo appallottolando il foglio dell'impegnativa per la prenotazione dell'intervento ed urlando mi ha detto: "Ma insomma basta. Come  si permette? Tanta confidenza chi gliela dà? M chi si crede di essere? Se ne vada". Ed è uscito sbattendo la porta.

E come hai reagito?

Al momento ho avuto solo la forza di alzarmi e uscire accompagnato da un infermiere. Ero allibito e mi veniva da piangere. Mi aveva trattato da "malato". Secondo quel medico essere gay è una malattia. La sensazione è di profondo vuoto. Un vuoto che mano mano si riempie. Ma rimane l'amaro in bocca. Poi ho pensato che se fosse successo a una persona fragile o a un ragazzo più giovane, sicuramente ne avrebbe sofferto moltissimo. Parole del genere sono pesanti da digerire. 

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Prevenzione delle malattie che colpiscono le donne. Patrocinio di progetti riguardanti la parità di genere. Opera di sensibilizzazione e controllo per l’utilizzo d’un linguaggio non sessista nel lavoro giornalistico. Questi i fini della Commissione Pari Opportunità dell’Ordine dei giornalisti della Campania, ufficialmente costituita il 30 novembre scorso.

A comporla 15 donne e giornaliste: Titti Improta (presidente), Concita De Luca (vicepresidente), Fiorella Anzano, Gabriella Bellini, Valeria Bellocchio, Trisha Calandrelli, Titti Festa, Nicoletta Lanzano, Marilù Musto, Monica Nardone, Annamaria Riccio, Francesca Salemme, Monica Scozzafava, Filomena Varvo, Cristina Zagaria.

Per raggiungere gli obiettivi prefissisi, la Commissione lavorerà in sinergia con la Cpo del Sindacato unitario dei giornalisti della Campania e con Arcigay Napoli. Tra le iniziative in programma, inoltre, anche un corso di formazione giornalistica organizzato con Gaynet e dedicato a temi Lgbti e media.

Abbiamo percià rivolto qualche domanda a Titti Improta.

Presidente, qual è l’importanza della Commissione Pari Opportunità?

La Commissione punta molto a sensibilizzare il mondo della scuola. Riteniamo che sia proprio lì, dove inizia il percorso formativo dei giovani, che si debba lavorare per dialogare con gli studenti e offrire loro la giusta percezione dell’utilizzo delle parole e della forza discriminatoria che la comunicazione può avere. Oggi attraverso i social network assistiamo quotidianamente allo sciacallaggio comunicativo. Lasciando impunite queste azioni c’è il rischio che i giovani perdano di vista il valore e il peso emotivo che le parole possono avere.

Nel comunicato ufficiale d’insediamento della Commissione è stata messa in luce l'importanza d’un lavoro sinergico con la collettività Lgbti. Può spiegarcene i motivi?

L’intenzione della Commissione Pari Opportunità dell’Ordine dei Giornalisti è quella di iniziare un dialogo oltre che una collaborazione con la comunità Lgbti. La Commissione si avvale del lavoro di colleghe di grande professionalità e sensibilità umana.

Per questo motivo abbiamo ritenuto doveroso intraprendere questo percorso. Affinché si inizi a parlare non solo di violenza sulle donne ma di violenza di genere. Riteniamo intollerante ogni forma di violenza e discriminazione, anche verbale. Per questo motivo iniziare un percorso, attraverso iniziative e corsi di formazione, insieme alla comunità Lgbti, può rappresentare un piccolo,ma importante passo verso l’abbattimento di pregiudizi, violenze e discriminazioni. 

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Lo sport in campo contro l'omofobia e la transfobia: un ponte verso il futuro. Questo il titolo del convegno che, organizzato dall'Uisp (Unione Italiana Sport per tutti) insieme con il Centro SInAPSi e le università Parthenope e Federico II, si tiene oggi a Napoli presso Villa Doria D’Angri. Appuntamento in Via Petrarca, 80 alle 9:30.

Rappresentanti del mondo accademico, scolastico e sportivo si confronteranno su come sviluppare azioni di prevenzione delle discriminazioni verso le persone gay, lesbiche e transgender. Con particolare attenzione al mondo dello sport italiano dove il pregiudizio  omotransfobico è ampiamente radicato.

Aspetto, questo, che è stato rimarcato da Antonello Sannino, presidente del comitato di Arcigay Napoli e referente di Arcigay Nazionale per lo sport.

«Il mondo dello sport, sia quello professionistico che quello amatoriale – ha dichiarato – rappresenta nel nostro Paese ancora una delle sacche più resistenti di omo-transfobia. Prova di tutto ciò l'enorme difficoltà nel fare coming out per le atleti, gli atleti e tutte le persone che si occupano di sport e che fanno sport. Basti ricordare come nello sport italiano esistano solo due atlete professioniste ad aver pubblicamente dichiarato la propria omosessualità, Nicole Bonamino (di recente medaglia d'argento a Sidney nel nuoto di fondo) e Rachele Bruni.

Pertanto, dopo aver chiesto al Coni la modifica dello Statuto – modifica recepita dal Coni stesso, nella quale chiedevamo l'estensione esplicita del contrasto a tutte le forme di discriminazioni, anche quelle legate all'orientamento sessuale e all'identità di genere –, ci auguriamo che il mondo dello sport italiano dia ulteriori segnali di rinnovamento. Ci auguriamo inoltre che le prossime Universiadi di Napoli del 2019 possano essere le "Olimpiadi Rainbow" per superare definitivamente i giochi olimpici "omofobi" nella Russia di Putin, a Sochi del 2014, che portarono il Cio (Comitato olimpico internazionale) a inserire la clausola di non discriminazione nel contratto con qualsiasi futura città ospitante i giochi olimpici».

Quanto mai opportuna, dunque, la presentazione nell’ambito dello stesso convegno del volume Terzo tempo Fair Play: i valori dello sport per il contrasto all’omofobia e alla transfobia, edito in ottobre per i tipi partenopei Mimesis. Curato da Giuliana Valerio (Università Parthenope), Paolo Valerio (direttore Centro SInAPSi - Università Federico II) e Manuela Claysset (responsabile politiche di genere e diritti Uisp), il volume raccoglie in 150 pagine gli atti del convegno tenutosi a Napoli il 22 aprile 2015. Quello odierno si pone dunque in piena linea di continuità col precedente.

Difatti i lavori congressuali, come dichiarato a Gaynews Paolo Valerio, offriranno «l’occasione di un confronto tra esperti provenienti da diversi ambiti professionali e disciplinari. Il convegno di oggi è finalizzato ad approfondire, anche dal punto della ricerca scientifica, un tema poco studiato e indagato nel nostro Paese.

La presenza, inoltre, di studenti di Scienze Motorie, di atleti, di rappresentanti del mondo della scuola e del mondo sportivo italiano offrirà, attraverso i rispettivi interventi e testimonianze, un’ulteriore occasione per ribadire la necessità di eliminare nello sport ogni forma di discriminazione legata a identità di genere e a orientamento sessuale.

Auspico, insieme ad Antonello Sannino, che alla fine del convegno possa essere stilato con gli esperti, gli studenti di Scienze Motorie e tutti i partecipanti un documento da trasmettere agli organizzatori delle prossime Universiadi che si svolgeranno a Napoli. Documento che ribadisca come nello sport, sia a livello agonistico sia amatoriale, non debba esistere né essere tollerata alcuna forma di omofobia e transfobia».

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