Tra le iniziative per la Giornata Mondiale contro l’Aids (1° dicembre) è stato presentato ieri a Roma, presso la Federaziona Nazionale della Stampa, il progetto nazionale We Test - Mettiamo la salute in circolo, che prevede il test rapido Hiv nei circoli Arco e nelle associazioni Lgbti.

A intervenire, fra gli altri, alla conferenza stampa di presentazione Roberto Dartenuc (presidente di Arco), Sebastiano Secci (presidente del Circolo di Cultura omosessuale Mario Mieli), Giulio Maria Corbelli (vicepresidente di Plus Onlus), Michele Breveglieri (Arcigay), lo storico miliante del movimento di liberazione omosessuale Vanni Piccolo.

L'iniziativa si svilupperà in oltre 15 città, con 9 associazioni coinvolte e oltre 3000 test previsti in più di 30 fra circoli e associazioni locali, direttamente nei luoghi di ritrovo della collettività Lgbti. L'obiettivo - si legge nel comunicato congiunto - è quello di ampliare la possibilità di fare il test, diffonderne la periodicità, contrastare il ritardo nella diagnosi da Hiv, tra i principali responsabili della continua diffusione del virus.

Tra le novità dell'iniziativa l'ampio partenariato che sostiene il progetto, che include anche associazioni non strettamente legate alla prevenzione nel gruppo MSM (maschi che fanno sesso con maschi): ArcigayArc Onlus, Arco - Associazione Ricreativa Circoli Omosessuali, Asa - Associazione Solidarietà Aids MilanoCircolo di Cultura Omosessuale Mario MieliIreos - Comunità queer autogestitaNps Italia OnlusNudi - Nessuno Uguale Diversi InsiemePlus Onlus.

Il tema principale secondo i promotori, che riprendono i dati dell'Istituto Superiore di Sanità è quello delle diagnosi tardive, dovute all'assenza di una cultura del test abituale.

«Oltre la metà (55,8%) delle persone che hanno avuto una diagnosi di infezione da Huv nel 2017 (3443) aveva già il sistema immunitario compromesso (definito come un numero di cellule CD4 inferiore a 350). Inoltre - proseguono - va rilevato che tra le motivazioni che hanno indotto le persone con nuova diagnosi Hiv a fare il test, si registra una percentuale stabile (32%) di persone che lo hanno fatto a seguito di sintomi Hiv correlati, mentre solo un 26% lo ha fatto in seguito a comportamenti a rischio infezione

Tutto questo rappresenta una situazione critica di grave rischio per la salute: se diagnosticata per tempo l’infezione da Hiv è perfettamente gestibile con la terapia antiretrovirale (che può rendere il virus non trasmissibile), mentre in caso contrario compromette il sistema immunitario e diventa più facilmente trasmissibile».

Come ribadito dai promotori in conferenza stampa, We Test mira a rendere strutturali esperienze di collaborazione già rodate sul territorio per raggiungere le persone direttamente nei luoghi di ritrovo, ampliare la possibilità di fare il test e ottenere informazioni sulla salute, sensibilizzare alla periodicità dei test in strutture pubbliche e associative». 

L’iniziativa si svilupperà in tutto il 2019 e vedrà per la prima volta un'azione coordinata di monitoraggio e raccolta dati su scala nazionale.

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Nell’ambito delle iniziative romane per la Giornata Mondiale della lotta contro l’Aids (1° dicembre) la Piramide Cestia è da questa sera (fino a domani) illuminata di rosso. A campeggiare poi su una delle quattro facciate del monumento la scritta Stop Aids.

Si tratt di un’iniziativa volta a richiamare l’attenzione di cittadini e turisti sulla necessità di prevenire le infezioni da Hiv e di contrastare lo stigma sierofobico

Presenti all’accensione, avvenuta alle ore 18:30, la ministra della Salute Giulia Grillo, il sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega alle Pari opportunità e ai Giovani Vincenzo Spadafora, la sindaca Virginia Raggi, la presidente di Acea Micaela Castelli.

La ministra ha dichiarato: «Credo sia una ottima iniziativa rendere gratuito il test dell'Hiv e spingere con le campagne di informazione i giovanissimi. Anche perché apprendendo l'importanza del test conoscono la gravità dell’Hiv, che purtroppo dai giovani oggi viene spesso sottovalutata.

L'impegno da parte nostra è lavorare con le associazioni e reperire finanziamenti, non credo che sarà una cifra proibitiva, per poter fare questo test gratuitamenterispetto alla malattia».

La titolare del dicastero di Lungotevere Ripa ha poi salutato i rappresentanti presenti delle Sezioni L (per la Lotta all’Aids) e M (del volontariato per la lotta contro l’Aids – ex Consulta Nazionale di lotta all’Aids) del Comitato tecnico sanitario del ministero, assicurando loro un incontro ufficiale coi componenti delle stesse in materia di campagne informative e strategie nazionali.

Tra i rappresentanti delle associazioni Massimo Farinella (presidente della Sezione M del Comitato tecnico sanitario nonché responsabile area Salute per il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli), Massimo Oldrini (presidente della Lila), Giulio Maria Corbelli (vicepresidente di Plus Onlus).

Sarà proprio Massimo Farinella a ritirare domani il Premio Formica d’Oro 2018 attribuito al Coordinamento Romano Hiv (ex Consulta Romana Hiv), di cui è portavoce, insieme coi componenti delle altre associazioni aderenti. Riconoscimento che, fra gli altri, sarà anche assegnato in memoriam allo storico attivista del Mieli Andrea Berardicurti.

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Il 4 settembre si spegneva a Roma Andrea Berardicurti, più noto col nome d’arte de La Karl du Pigné.

Attivista storico del Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli e dragqueen di fama internazionale, l’artista resta, come scrisse il direttore di Gaynews Franco Grillini nel messaggio di cordoglio al direttivo dell’associazione, «un'icona Lgbti di forte impegno, di squisita umanità, rara sagacia. Il suo ricordo sarà soprattutto legato alle serate di Muccassassina, di cui fu ideatore e anima, e al Roma Pride, di cui negli anni era divenuto simbolo e immagine».

A due mesi dalla scomparsa di Andrea il Mieli ha organizzato, nell’ambito della settimana di sensibilizzazione alla lotta all’Aids, l’evento C’era una volta La Karl, che viene a chiudere la serie di iniziative ed eventi intitolata Know your Hiv status.

Promosso con l’Associazione Culturale Dragqueenmania, la serata avrà luogo il 5 dicembre a Roma presso il Teatro Biblioteca Quarticciolo (via Ostuni, 8) e sarà articolata in due fasi.

La prima, che inizierà alle 19:00, consisterà in una conferenza dedicata alla dimensione politica, sociale, artistica della vita di Berardicurti con la partecipazione di Vladimir Luxuria, il presidente del Circolo Sebastiano Francesco Secci, Tiziana Berardicurti (sorella di Andrea), le dragqueen Marilyn Bordeaux e Caramella. A moderare l’incontro Claudio Mazzella.

A partire dalle 21:00 si svolgerà invece la seconda parte con uno spettacolo incentrato sul mondo dei cartoni animati, il cui ricavato andrà alle due associazioni organizzatrici per la realizzazione di un progetto dedicato a La Karl du Pigné. 

Ma a ricordare Andrea Berardicurti non saranno solo il Mieli e Dragqueenmania.

Domani sera, infatti, a Palazzo Merulana gli sarà tributato in memoriam il prestigioso Premio Formica d’Oro 2018. Simile attestato andrà a Claudio Giustozzi (Associazione Dossetti – I Valori) e Sergio Longo (Associzione Casa del Sole)

Giunto all’11° edizione, la Formica d’Oro è un riconoscimento alle migliori iniziative realizzate nell’anno precedente all’interno della regione Lazio da enti, amministrazioni locali, ricercatori, aziende socialmente responsabili, organi di informazione e da singole persone al fine di promuovere l'operato e la mission del terzo settore .

Oltre i tre alla memoria, saranno oltre una decina le persone premiate nell’ambito di un evento organizzato dal Forum Terzo Settore del Lazio.

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Decine di migliaia, soprattutto donne, le persone che stanno partecipando a Roma alla manifestazione nazionale, partita alle 14:00 da piazza della Repubblica. Promosso da Non una di meno, il corteo viene a cadere alla vigilia della Giornata internazionale per l'eliminazione della la violenza sulle donne

Secondo l’aggiornamento statistico curato da Eures – Ricerche economiche e sociali, sono state 106 le donne uccise in Italia nei primi dieci mesi del 2018. Dall’1 gennaio al 31 ottobre 2018, in riferimento al totale degli omicidi commessi in Italia, i femminicidi sono saliti al 37,6% rispetto al 2017, quando erano al 34,8%. I dati mostrano che le violenze avvengono in famiglia (il 79,2%) e in coppia (il 70,2%).

Sulla base invece dei dati Istat (che per la prima volta ha svolto l'indagine sui servizi offerti dai Centri antiviolenza della Rete D.i.Re in collaborazione con il Dipartimento per le Pari opportunità, le Regioni e il Consiglio nazionale della ricerca), le donne che si sono rivolte ai Centri antiviolenza nel 2017 sono 49.152; di queste 29.227 hanno iniziato un percorso di uscita dalla violenza. Il 26,9% delle donne che si sono rivolte ai centri sono straniere e il 63,7% ha figli, minorenni in più del 70% dei casi.  

Tante le sigle presenti alla manifestazione di Roma. Tra queste la Casa Internazionale delle donne, la Rete D.i.Re, molti collettivi della sinistra e anche una delegazione dell'Anpi.

Numerose, inoltre, le associazioni Lgbti partecipanti, che in mattinata si sono incontrate, presso la sede del Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli in via Efeso, per una prima riunione di movimento: dal Mit a Di’ Gay Project, da Gaycs a Famiglie Arcobaleno, dal Coordinamemto Torino Pride al Mieli, da Gaynet ad Arco, da Omphalos Lgbti Perugia a Il Cassero di Bologna, da Antinoo di Napoli ad Agedo finoad Arcigay.

Una sola voce per dire no alla violenza di genere e a un progetto di legge, lesivo della dignità delle donne, qual è quello del senatore gandolfiniano Simone Pillon sull’affido condiviso. 

In tutta Italia sono in corso cortei e manifestazioni. In serata, infine, in molti Comuni saranno illuminate di arancione le facciate dei Municipi.

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In vista del TDoR Transgender Day Of Remembrance (20 novembre), giornata internazionale di commemorazione delle vittime della transfobia, il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli con il Co.LT (Coordinamento Lazio Trans), costituito da Associazione Libellula, Beyond Differences Onlus, Gruppo Amati, Sportello Lili e Tgenus Lazio, organizzano a Roma una manifestazione stanziale per porre all’attenzione dei media e della società civile il tema dei diritti negati alle persone trans e sulle violenze perpetrate ai loro danni. 

La giornata del Tdor è fondamentale per la lotta contro il pregiudizio e la transfobia e a sostegno dei diritti civili delle persone trans. Non si tratta solo di un momento di denuncia della violenza di cui sono vittime le persone trans nei vari Paesi del mondo, ma anche un’occasione per riflettere sui diritti negati, sui pregiudizi e sulle discriminazioni che le persone trans incontrano ancora oggi in ogni aspetto della vita quotidiana: in famiglia, a scuola, nelle università, nel mondo del lavoro. 

Dal 1 ottobre 2017 al 30 settembre 2018 sono state 369 le persone trans e gender variant uccise nel mondo, nella maggioranza assoluta dei casi le vittime sono donne trans, si tratta di veri e propri femminicidi, che molto spesso non assurgono alle cronache.

Per Cristina Leo, portavoce del Co.LT, «queste vittime sono solo la punta di un iceberg, perché in molti Paesi non c’è una registrazione dei casi e alle vittime viene attribuito semplicemente il genere assegnato alla nascita, ignorando di fatto la loro vera identità».

Come dichiarato da Sebastiano Secci, presidente del Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, «più volte negli ultimi mesi abbiamo denunciato il clima pesante che stiamo vivendo nel nostro Paese. Aggressioni e minacce ai nostri attivisti,  alle sedi delle nostre associazioni, discriminazioni sui posti di lavoro, nella ricerca di una casa. Le persone trans sono purtroppo le prime a subire quotidianamente il peso della discriminazione, arrivando troppo spesso a perdere la vita per mano dell’odio transfobico.

È dovere di tutta la nostra comunità lottare in prima linea e, per questo, domenica, insieme alle amiche e agli amici del Co.LT ricorderemo ancora una volta tutte le vittime dell’odio transfobico. Abbiamo il dovere di esserci, non possiamo e dobbiamo lasciare indietro nessuno».

Al riguardo sempre Cristina Leo ha dichiarato: «Sarà l’occasione per chieder giustizia per Ximena Garcia e per tutte le vittime dimenticate della transfobia e della transmisoginia».

All’evento sarà presente Valeria Catania, che presenterà l'installazione Le pagine che non ho scrittoSecondo l’artista «la battaglia contro la transfobia e l’omofobia deve partire dal mondo dell’arte. È una strage continua, in Italia e a Roma, quella che registriamo ogni giorno: e chi sopravvive alle violenze subisce per tutta la vita le conseguenze di atti che mortificano la sensibilità di ogni essere umano.

La lotta della cultura contro l’ignoranza della sopraffazione e del disprezzo, e anche del bene contro il male, deve avere come protagonisti coloro che ogni giorno creano grazie alla loro mente quadri, sculture, danze, musiche, spettacoli, film. Lo scrittore sudcoreano ha detto che “la bellezza dell'arte salva dalla crudeltà della vita". Facciamoci tutti promotori di questo messaggio, non lasciamo altro spazio alla violenza. L’arte ci salverà: può salvare l’umanità. Dobbiamo volerlo, con tutte le nostre forze».

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Al via, nel pomeriggio, il XVI° Congresso nazionale d’Arcigay che si terrà a Torino, fino a domenica 18 novembre, con la partecipazione di 157 delegati e delegate nelle vesti di rappresentanti dei 56 comitati territoriali.

A partire dalle 16:00 d’oggi avranno luogo presso la Sala Camera del Centro della Fotografia (via delle Rosine, 18) gli interventi inaugurali con le relazioni di fine mandato da parte di Flavio Romani e Gabriele Piazzoni, rispettivamte presidente e segretario nazionale uscenti.

Previsti, inoltre, i saluti della deputata Laura Boldrini (LeU), del presidente del Comitato interministeriale per i diritti umani Fabrizio Petri, della sindaca Chiara Appendino, dell’assessore comunale alle Pari Opportunità Marco Giusta, dell’assessora regionale alle Pari Opportunità Monica Cerutti, del consigliere regionale Marco Grimaldi (Si), della segretaria dei Radicali Italiani Silvia Manzi, del responsabile del Dipartimento Diritti civili del Pd Sergio Lo Giudice, della presidente di Arci Francesca Chiavacci nonché Francesca Druetti quale rappresentante di Possibile.

Si susseguiranno inoltre gli interventi dei portavoce di sigle sindacali e associazioni Lgbti. Tra quelle, invece, assenti il Circolo di Cultura omosessuale Mario Mieli.

Domani e domenica il congresso avrà rispettivamente luogo presso l'Open 011 (Corso venezia, 11) l'Environment Park (via Livorno, 60), dove delegati e delegate si riuniranno per discutere gli ordini del giorno approntati nei Congressi territoriali. Sempre domenica si porranno al voto le mozioni congressuali e s'eleggerà il nuovo direttivo.

Per la mozione Liberazione senza confini è candidato a presidente il 44enne biscegliese Luciano Lopopolo. Mira invece a un rinnovo del mandato di segretario il cremasco 34enne Gabriele Piazzoni.

La mozione Il nostro orgoglio a voce alta vede invece puntare alla carica di presidente la 47enne palermitana Daniela Tomasino (prima candidatura femminile ai vertici d’Arcigay), a quella di segretario il 40enne reggiano Alberto Nicolini.

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Un sacco, di quelli in plastica nera per l’immondizia, carico di letame. E poi un grande striscione con la scritta a lettere capitali, anch’esse nere, distribuita su due bande parallele: Lgbt = Abominio perverso! Famiglia è Tradizione. Accanto, a mo’ di firma, la lettera R e un’ascia littoria, che riconducono al movimento d’ultradestra romana Rivolta Nazionale.

È quanto in queste ore è stato trovato dal direttivo del Circolo di Cultura omosessuale Mario Mieli davanti alla sede dell’associazione in via Efeso, 2, a pochi passi dalla fermata metro Basilica di San Paolo.

Un attacco, questo, che viene a cadere nello stesso giorno in cui socie e soci della storica associazione romana hanno aderito alle due grandi mobilitazioni pomeridiane: quella No Pillon! Contro la modifica di separazione e affido e l'altra Uniti e solidali contro il razzismo e il decreto Salvini.

Il direttivo del Mieli ha così commentato l’accaduto sulla pagina ufficiale FB: «I FASCISTI ATTACCANO IL MIELI.

Oggi siamo scesi in piazza due volte, contro il ddl Pillon che vuole riportare il nostro Paese al Medioevo e contro tutti i fascismi. A poche ore di distanza i fascisti hanno risposto attaccandoci qui a casa nostra. I vostri insulti sono medaglie, non ci fermerete!».

L'attacco viena fra l’altro a cadere nel 28° anniversario della morte di Marco Sanna, storica figura del Circolo, che come tanti militanti dei decenni addietro subì sulla propria pelle le rimostranze dei neofascisti della seconda metà del XX° secolo.

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Non si hanno notizie certe sulla situazione delle persone omosessuali nella regione tanzaniana di Dar es Salaam, il cui governatore Paul Makonda ne aveva annunciato l’inizio d’una serie di arresti a partire da lunedì 5 novembre. Dichiarazioni che il giorno prima il ministro degli Affari esteri Augustine Mahiga aveva liquidato come opinioni personali anche a seguito delle proteste internazionali e del duro monito di Michelle Bachelet, Alta Commissaria delle Nazioni unite per i diritti umani.

Ma, stando alle voci ricorrenti di attivisti locali, ci sarebbero già persone omosessuali incarcerate dietro segnalazione nell’area di Dar es Salaam. 

Nella notte del 3 novembre una soffiata ha portato, invece, all’arresto di dieci uomini, sospettati di essere gay, nella regione semi-autonoma di Zanzibar. La polizia ha fatto irruzione nel resort di Pongwe Beach mentre era in corso una festa. Altri sei sono riusciti a fuggire.

Gli uomini sono da domenica trattenuti presso la stazione di polizia di Chakwa senza che siano state formalmente avanzate accuse verso di loro. 

Come chiarito da Amnesty International, che ha denunciato l’accaduto, gli uomini sono stati arrestati per aver presumibilmente partecipato alla celebrazione di un matrimonio tra due di loro. L’averli trovati seduti in coppia costituirebbe per la polizia locale una prova irrefutabile.

«È sconvolgente che il semplice atto di sedersi in coppia possa assumere proporzioni criminali – ha dichiarato Seif Magango, vicedirettore di Amnesty International per l'Africa orientale, l’Africa dei Grandi Laghi e il Corno d’Africa – La polizia non ha chiaramente motivi per presentare accuse contro questi uomini in tribunale, nonostante l'arresto di questi tre giorni fa».

Magango ha definito l’arresto un «colpo scioccante dopo l'assicurazione del governo tanzaniano che nessuno sarebbe stato preso di mira e arrestato a causa dell’effettivo o presunto orientamento sessuale e identità di genere».

L’esponente di Amnesty si è detto vivamente «che questi uomini possano essere sottoposti a un esame anale forzato: metodo di scelta del governo per 'provare' l'attività sessuale tra persone dello stesso sesso. Questo non deve essere permesso: questi uomini devono essere rilasciati immediatamente».

Motivo, questo, che ha indotto attiviste e attivisti del continente africano a lanciare per ieri la Giornata internazionale di mobilitazione per le persone Lgbti in Tanzania. Tale iniziativa, supportata e rilanciata da All Out, ha visto un’ampia accoglienza.

Fissato, invece, per lunedì 12 novembre a Roma il sit-in Stop gay persecution in Tanzania. Organizzato da Gaynews e dalla rete giornalistica Nobavaglio – Liberi di essere informati, il presidio avrà luogo, a partire dalle ore 18:00, davanti all’ambasciata di Tanzania in viale Cortina d’Ampezzo, 185.

Al momento hanno aderito Circolo di Cultura omosessuale Mario Mieli, Certi Diritti, Arco, Agedo Roma, Di' Gay Project.

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A Roma personalità del giornalismo, dell'attivismo e del movimento Lgbti hanno oggi preso parte, di fronte all'ambasciata greca in via Saverio Mercadante, al sit-in Giustizia per Zak/Zachie per chiedere giustizia e verità sull'omicidio dell'attivista greco Zak Kostopulos (anche conosciuto come Zackie Oh).

Da più parti si è levata una forte condanna per l'efferatezza dell'uccisione - come dimostrata da video e immagini circolate sui media e sui social - nonché una ferma richiesta di indagini accurate, approfondite, trasparenti, che possano far luce sulle presunte responsabilità delle forze dell'ordine
 
Tratto inedito dell'evento la presenza in piazza della rete No Bavaglio insieme alle associazioni Lgbti: segno, questo, di una volontà degli organizzatori, come emerso negli interventi, di far convergere sempre più strettamente i temi della libertà di informazione e dei diritti umani
 
La preoccupazione e l'indignazione per la recrudescenza di odio e intolleranza nel dibattito sociale sono il sentimento che ha accomunato praticamente tutti gli interventi: Marino BissoCarlo Picozza, Roberto Pagano per Nobavaglio, Francesco Lepore per Gaynews, Rosario Coco per Gaycs, Andrea Monaco per il Collettivo Prisma SapienzaValerio Colomasi per il Circolo Mario Mieli, Alessandro Pierozzi per Agedo Roma, Milo Serraglia per l'associazione Futura nonché Rosario Murdica
 
Tra le realtà che hanno aderito anche Gaynet (editrice di Gaynews), Arco, Certi Diritti, Arcigay Napoli, Dì Gay Project
 
Nel corso dell'iniziativa è stato anche letto un messaggio dell'europarlamentare Daniele Viotti, che ha presentato un'interrogazione parlamentare su eventuali misure di contrasto ai rigurgiti neofascisti in tutta Europa alla luce dell'omicidio di Zak. 
 
«La notizia del terribile omicidio di Zack è riecheggiata fino nelle aule del Parlamento Europeo a Strasburgo - ha scritto Viotti, che ricopre anche la carica dell'intergruppo parlamentare europeo per i diritti Lgbti -. Appena due settimane fa abbiamo votato una risoluzione in cui condanniamo l’aumento della violenza neofascista in Europa, in particolare quella contro le minoranze, inclusa quella Lgbti. Io e il mio gruppo, l’Alleanza dei Socialisti e Democratici, ci siamo battuti affinché Zack venisse ricordato nel testo della risoluzione.
 
Oltre a ciò, nel nome dell’uguaglianza di tutti i cittadini espressa dai trattati Ue, interrogherò con urgenza la Commissione, per chiedere quali misure intende proporre per arginare questa ondata di violenza neofascista e omofobica in Europa, e per incrementare la fiducia dei cittadini nelle forze dell’ordine, spesso troppo remissive quando si tratta di investigare casi come questo. 
 
Siamo nel 2019 e ancora dobbiamo temere di essere insultati, picchiati o, peggio, ammazzati per ciò che siamo e per le idee che esprimiamo. Questa non è l’Europa che voglio. Da quando sono stato eletto mi sono battuto ogni giorno per un’Europa inclusiva, che non lascia indietro nessuno e che valorizza le differenze. 
 
L’energia delle manifestazioni che chiedono giustizia per Zack, come quella in corso a Roma, dimostrano che non siamo soli nella nostra battaglia per l’uguaglianza. Personalmente, trarrò ispirazione dalla triste storia di Zack per impegnarmi ancora di più nel mio lavoro, e assicurarmi che tutti i cittadini Ue ricevano pari opportunità e protezione». 
 
A sventolare, insieme alle bandiere arcobaleno, anche una bandiera italiana, a testimoniare la volontà di mostrare un'Italia diversa, come spiegano gli organizzatori, che non è quella di chi usa il tricolore per agitare odio, paure e sopraffazione. Alcuni attivisti, infine, hanno rincarato la dose mostrando un cartello recitante Siamo tutt* puttane. Un modo per ricordarci, hanno spiegato, come questa parola ben radicata nel linguaggio comune sia un modo di usare le donne per offendere, colpendo tutte quelle persone che, donne o Lgbti, non si conformano a un determinato stereotipo e rivendicano una sessualità libera degli schemi. 
 
Esattamente come era Zak, attivista, drag performer, apertamente sieropositivo.
 
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Una piazza del Campidoglio gremita stamani all’inverosimile per il sit-in Roma dice basta contro il degrado urbano.

Tantissime le persone che hanno accolto l’appello lanciato giorni fa sui social da sei cittadine, che avevano fra l’altro scritto: «Dopo 28 mesi di giunta Raggi questa è la prima occasione per i cittadini romani esasperati dal progressivo imbarbarimento della città di dire che non sono d'accordo, che non è vero niente che siamo solo dei brontoloni che tutto va bene, che sono stufi di sentirsi ripetere che tutta la colpa è delle amministrazioni precedenti».

La 65enne Silvia Mauro, una delle promotrici dell’iniziativa, ha dichiarato in piazza: «A maggio, quando eravamo soffocati dalla spazzatura e dalle buche, con un gruppo di amiche ci siamo viste di domenica, ci siamo sfogate e poi abbiamo deciso di mobilitarci. È nato un gruppo Facebook e in un giorno siamo diventati 2mila, oggi siamo 22mila».

Raggi dimettitiOra basta!, Dignità per Roma: questi solo alcuni degli slogan riportati su decine di cartelli e striscioni con i quali i partecipanti hanno riempito, a partire dalle 10:00, la piazza antistante il Palazzo Senatorio.

Ma anche tante scritte in inglese e in latino, come quella dei liceali del Lucrezio Caro che hanno puntato su una rivisitazione della celebre frase ciceroniana della Prima Catilinaria: Quousque tandem abutere, Virginia, patientia nostra?. Mentre sono stati fotografati e intervistati, hanno ripetuto sorridenti la traduzione a tutti: Fino a quando, Virginia, abuserai della nostra pazienza?

Presenti anche attivisti e attiviste Lgbti con striscioni e bandiere come quelle del Circolo di Cultura omosessuale Mario Mieli, la cui ex presidente Rossana Praitano ha scritto su Facebook: «Piazza gremita! Roma dice basta.... Inizia la riscossa dei cittadini!».

Ma per i vertici pentastellati Raggi non deve affatto dimettersi, anzi le andrebbero «dati più poteri per contrastare il degrado – come dichiarato in Sicilia dal vicepresidente del consiglio Luigi Di Maio -; pieni poteri per poter effettuare gli sgomberi degli edifici occupati senza aspettare il ministero, o gestire pienamente i rifiuti. E non lo dico perché il sindaco è dei 5 Stelle».

Persone Lgbti mescolate alla folla anche a piazza dell’Immacolata per il sit-in organizzato da Anpi, Cgil, Arci, Non una di meno in ricordo di Desirée Mariottini, la 16enne morta, il 19 ottobre, dopo essere stata drogata e stuprata in uno stabile diventato covo degli spacciatori nel quartiere San Lorenzo.

«Questa è la Roma migliore», ha detto al microfono il presidente provinciale dell'Anpi ‎Fabrizio De Sanctis, che ha aggiunto: «Stiamo vivendo giornate terribili bisogna assicurare i responsabili alla giustizia senza sconti. Ma non si possono tollerare le strumentalizzazioni: le donne sono tutte uguali e gli aggressori sono tutti uguali e tutti vanno condannati e assicurati alla giustizia».

A De Sanctis ha fatto eco Tina Costa, partigiana 90enne, che ha affermato di non essere contro «chi viene in Italia e non mi interessa il colore della pelle. Ma chi governa ha il dovere di controllare che chi sta nel nostro Paese sia un cittadino onesto. Un altro che hanno preso aveva con sé 11 chili di cocaina. Per i disonesti, le patrie galere sono là.

Di fronte ai ragazzi che oggi si richiamano al fascismo io provo sgomento: credo che questi ragazzi non vengono educati come dovrebbero. Se nelle nostre scuole non si studiano le nostre radici, come posso prendermela con i ragazzi? Me la prendo con chi ha il dovere di crescerli ed educarli. Devono conoscere e studiare le nostre radici».

Per la rappresentante di Non una di meno «non c’è nessun bisogno di uomini forti che ci difendano Noi ci difendiamo da soli con le nostre idee e i nostri progetti. Noi costruiamo reti e spazi e agibilità politica. La speculazione sul corpo di Desirée ci disgusta. Noi con San Lorenzo solidale stiamo lavorando per migliorare questo quartiere.

Dobbiamo fermare lo sciacallaggio mascherato da difesa delle donne. Forza Nuova minaccia di attraversare le strade del quartiere antifascista, perché i padri devono difendere le loro figlie bianche. Questo ci fa schifo. Noi non siamo merce di nessun mercato e di nessun fascismo dentro e fuori il Governo». 

Nella manifestazione antifascista è confluito il presidio Con i migranti per fermare la barbarie che, previsto alle 16:00 in piazza SS. Apostoli, è stata dirottato dagli organizzatori in piazza dell’Immacolata dopo che si è appreso della della minaccia di Forza Nuova di marciare verso San Lorenzo.

Il corteo dei forzanovisti, guidato da Roberto Fiore, è partito da Porta Maggiore e ha raggiunto via dello Scalo di San Lorenzo, fronteggiato da forze dell'ordine e militanti delle associazioni del quartiere.

Un gruppo di manifestanti, per lo più ragazze, si è a un tratto staccato. Ma è stato intercettato e bloccato, mentre brandiva due bandiere di Forza Nuova, all'inizio di via dei Lucani da un nucleo di militanti e, subito dopo, dalla Digos, mentre correvano in direzione del piccolo memoriale che con fiori, foto e scritte riveste il portone di ferro del 22, da cui si accede all'area in cui è stata trucidata Desirée.

Gli agenti hanno identificato le forzanoviste, che avevano nascosto le bandiere sotto ai giubbotti neri, e li hanno scortati via dalla zona. Successivamente anche il presidio di Forza Nuova allo Scalo di San Lorenzo è stato sciolto e il cordone dei residenti è così risalito lungo le mura della ferrovia verso piazza dell'Immacolata.

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