Presidente onoraria del Mit, dopo esserne stata a capo dal 2010 al 2017, Porpora Marcasciano è una figura storica del transfemminismo italiano e autentica voce libera della collettività Lgbti.

Il suo impegno attivistico è andato sempre di pari passo con quello culturale. Anzi l’uno ha vicendevolmente sostanziato l’altro. Tangibile riprova ne sono i volumi Tra le rose e le viole. La storia e le storie di transessuali e travestiti (Manifesto Libri, 2002), AntoloGaia. Sesso, genere e cultura degli anni ’70 (Il dito e la luna, 2007), Favolose Narranti. Storie di transessuali (Manifesto Libri, 2008).

A questi si aggiunge ora L’aurora delle trans cattive. Storie, sguardi e vissuti della mia generazione transgender, edito per i tipi romani Alegre. Porpora ce ne parla in esclusiva a poche ore dalla messa in commercio del volume

Porpora Marcasciano torna con il libro L’aurora delle trans cattive. Chi sono le trans cattive e perché l’aurora?

L’Aurora è luce, è l’inizio delle cose e quindi della visibilità. È tutta quella parte di storia trans e non solo, rimasta in penombra, che va restituita alla nostra contemporaneità. Aurora è anche il nome dell’incrociatore che bombardò il Palazzo d’Inverno dando avvio alla Rivoluzione d’Ottobre.

Nel libro affermi: “Se ti battezzano per disforica è chiaro che disforicamente ti costruisci”. Qual è il suggerimento di Porpora alle giovani generazioni trans e non solo?

È difficile dare suggerimenti specialmente nell’epoca dei social dove qualsiasi cosa, parola, azione diventa tutto e il contrario di tutto. Il suggerimento è insito nella testimonianza riportata nel mio libro ed è quella di costruire senso e significato trans che non è il mio o di qualcun altro ma responsabilità collettiva. Se si pone al centro del mondo e della propria vita il proprio transito senza collegarlo al mondo/contesto circostante diventa automatico che si resta inchiodati allo studio dello psichiatra, a quello dell’endocrinologo o alla sala operatoria. Penso che l’esperienza trans sia molto più ricca, complessa e interessante del percorso medicalizzato e medicalizzante. Non voglio assolutamente disconoscere  bisogni e  desideri che per loro peculiarità passano da quei contesti. Tantomeno disconoscere il discorso scientifico. Piuttosto togliergli centralità e allargare l’orizzonte delle proprie vite, mettendole in sinergie con tante altre esperienze altrettanto negate dal nostro sistema  

Incontri, racconti, vita quotidiana, strada, buio, luce, solidarietà, rispetto e favolosità. Queste sono le parole chiave che il mondo trans mi ha insegnato. E leggendo la premessa al tuo libro le ho ritrovate tutte. Ne manca qualcuna secondo te oggi?

Ne mancano tante! Del resto comincia a essere sotto gli occhi di tutti che il mondo (e l’Italia specialmente) si sia incarognito e imbruttito. Fino a qualche anno fa questa denuncia veniva liquidata come “retorica antagonista”. Bisognava sbatterci il muso per capire che la bellezza del mondo per essere goduta va difesa. Il fascismo, il razzismo, la violenza, la bruttura stanno dilagando, facendo scattare l’allarme. E pensare che solo qualche anno fa una delegazione Lgbt si recò in visita a CasaPound dicendo che erano bravi ragazzi e il problema era invece rappresentato dagli antagonisti: ve lo ricordate? Spero!

La foto della copertina del libro è bellissima. Perché l’hai scelta?

Intanto perché Lina Pallotta, che ne è autrice, ha seguito quasi tutta la mia vita carpendo le situazioni più importanti. E poi perché quella foto è orizzontale, evidenziando quindi il mondo attorno. Nel ritratto c’è Roberta Ferranti che è una delle pioniere dell’esperienza trans in Italia e Lucrezia che era la favolosità fatta trans.

Quando io andavo a ballare, diciamo più giovane, nei locali gay si diceva: no trans. E davanti alla porta del locale rimanevo stupito da tanta discriminazione. Esiste ancor oggi tutto questo?

Certo che esiste anche se molto più camuffato e sotterraneo. Prima era esplicito e diretto – tu non puoi -. Oggi quella stessa negazione, posta sui social viene neutralizzata dai tanti pro e contro di un infinito chiacchiericcio che permette a ognuno di sparare la propria. Il silenzio dignitoso oramai non ci appartiene più. E ritornano i mostri.

Il mondo trans con le sue problematiche , almeno qui in Italia, è sempre lasciato dietro le quinte su un politica che vede prevalentemente l’attenzione sul mondo che potremo definire prevalentemente “gay”. A tuo parere è solo una questione culturale?

Culturale e politica, visto che i due piani sono strettamente legati. Nel mio libro emerge chiaramente come la subcultura trans sia stata marginalizzata ma non dai nostri nemici storici, quanto piuttosto dai compagni di viaggio. Sylvia Rivera è l’esempio emblematico di attivista trans assorbita, neutralizzata ed esclusa dal movimento mainstream. Penso di poter dire che la stessa cosa sia successa da noi e nel resto del mondo. Fino a quando le persone trans non riprenderanno la parola e parleranno in prima persona della propria esperienza non ci sarà emancipazione. Il registro narrativo del movimento Lgbt degli ultimi 30 anni è stato diretto fondamentalmente da omosessuali maschi. Successivamente da esponenti politici che hanno neutralizzato vocabolario, attivismo, senso e significato

Anni ‘70, ‘80, ‘90, ‘2000. Dov’ è oggi la favolosità di allora “tra le rose e le viole”?

La favolosità per fortuna continua e cresce ma va rivitalizzata riprendendo confronto, dibattito e critica (quella costruttiva). Ho l’impressione che negli ultimi anni la scena trans abbia conquistato una sua centralità. La presa di parola mi sembra più centrale e centrata.

Nel tuo libro scrivi di meravigliose creature. Raccontane una.  

Ognuna di quelle creature era grande perché raccoglieva in sé tutte le altre. Raccoglievano l’essenza stessa della transessualità, rendendola collettiva. Non si  appariva se non si era e noi lo eravamo, con il corpo, con la rabbia, con la sessualità/sensualità, con le nostre parole. Eravamo collocate ai margini perché eravamo degenerate, cattive e quella era la nostra favolosa bellezza!

Quali sono ora i rapporti con le grandi o piccole associazioni Lgbt? Qual è, se c’è, il tuo rammarico più forte alla luce del mondo che rappresenti nel tuo libro e quale invece la tua gioia  più grande?

Il rammarico è quello di non incontrarsi più fisicamente ma solo virtualmente. Di non dirsi, non dibattere, non volere entrare nelle contraddizioni per risolverle. Del resto la crescita personale e collettiva passa attraverso il confronto sulle contraddizioni e mi sembra che non ci sia più attitudine a questo. Abbiamo più o meno 50 anni di storia e pensiamo di esserci detto già tutto, quando abbiamo ancora tutto da costruire.

Cosa direbbe Marcella di Folco di questo libro ai potenziale lettori?

Marcellona si sarebbe commossa e tra le lacrime avrebbe ringraziato. La caratteristica dei grandi personaggi è l’umiltà.

Dov’ è ora Porpora Marcasciano? Tra le buone  o le cattive?  

La mia risposta sarebbe scontata, quindi non la dico. Rispondo con una citazione di Michel Faucault che mi è sempre piaciuta tanto: No, non sono dove mi cercate ma qui da dove vi guardo ridendo.

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Un libro per raccontare, in versi, la libertà faticosamente conquistata, nel nostro Paese, da quanti sono stati per anni vittime di discriminazione e stigma. Così nasce la silloge poetica del giovanissimo autore Alessandro Reda, studente alla facoltà di Giurisprudenza di Salerno, già distintosi per la sua militanza in difesa dei diritti delle persone Lgbti.

La poesia che ci introduce nella raccolta poetica Libero di essere me stesso è un vero e proprio manifesto di lotta alla società disumanizzante, cioè la  società in cui viviamo, che neutralizza i caratteri distintivi e peculiari dell’essere umano: Numeri: questo siamo/ per una Società che non ci considera,/ per una Società che vuole solo sfruttarci,/ per una Società dove non ha più/ alcuna importanza l’esistenza umana.

In effetti, nei versi di Reda l’entusiasmo palpabilmente giovanile della creazione poetica si unisce a un genuino sentimento di rivendicazione della propria personale dimensione emotiva e sentimentale. E così, per esempio, allo slancio del riscatto che si avverte nei versi dedicati a Monica Cirinnà, “guerriera dei diritti”, si unisce il ricordo dello stigma dolorosamente patito da tanti ragazzi che, tra i banchi di scuola, sono costretti a subire “parole crudeli” che trafiggono l’animo e li distruggono come persone.

In questa prospettiva, la poesia di Reda è, soprattutto, una poesia militante che sollecita alla “ribellione”. Alcuni componimenti, in particolare, hanno la temperatura di vere e proprie esortazioni che, facendo leva sia sull’altrui cuore che sull’altrui ragione, si configurano quali via di mezzo tra appello accorato e affettuoso consiglio: Non confondetevi tra la gente./ Non scegliete il compromesso./ Non optate per la via larga./ Scegliete di essere voi stessi:/ Voi unici in un mondo di fotocopie.

Le parole e i versi di Reda, significativamente dotati di questa chiara immediatezza giovanile, attraversano e misurano con appassionata perentorietà tutte le situazioni relazionali più intime e peculiari dell’essere umano. Soprattutto quelle che caratterizzano l’iniziazione alla vita consapevole e alla cosiddetta “età della ragione”: dal rapporto con la madre all’amore per il compagno, passando per il senso di solitudine, l’amicizia, la sofferenza e l’amore per se stessi - “la cosa più importante”-.

Ecco perché Libero di essere me stesso è un singolare e accattivante racconto di formazione in versi. Un racconto sincero che nasce dalla voglia di condividere la propria esperienza con i lettori ma soprattutto dall’urgenza di fare qualcosa per gli altri, dalla necessità di essere utile e di trasformare la poesia in balsamo taumaturgico: Cerco il potere di poter fare qualcosa/ per gli altri,/ il potere di migliorare le cose,/ il potere di aiutare gli ultimi e gli indifesi,/ il potere di fare qualcosa per il mio Paese.

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Giovane scrittore e sceneggiatore, Emiliano Reali si racconta in quest’intervista a Gaynews.

Chi è Emiliano Reali nella vita di tutti i giorni? Più scrittore, sceneggiatore o libero pensatore?

Nella vita di tutti i giorni sono una persona semplice, che ama la spontaneità del pensiero che si manifesta in azioni e passioni. Adoro la natura, pratico qi gong e amo leggere: la lettura di altri autori è fonte inesauribile di scoperte e inoltre rappresenta la possibilità di vivere tante altre vite! Nei periodi di ispirazione mi chiudo in casa e lascio fluire le emozioni attraverso la scrittura. Indifferentemente che si tratti di romanzo, sceneggiatura, racconto. Non ho preferenze: è un atto per me salvifico che mi fa sentire bello e a posto con tutto il resto.

Da molti anni scrivi su temi Lgbti e lo fai con grazia e senso ironico senza lasciare indietro emozioni. Quali sono per te gli elementi che uniscono le storie e i vissuti che racconti?

L'elemento che vorrei si evincesse dai miei scritti è l'autenticità che ricerco nella scrittura. Narro di vite, nelle quali spesso mi sono immerso o personalmente o di riflesso. Credo che il mestiere di scrivere rappresenti una grossa responsabilità oltre che un'occasione, quindi tento di farlo avendo cognizione di ciò che racconto. L'elemento che unisce i miei lavori è senza dubbio il 'fattore vita'.

Bambi. Molti di noi fin da piccini lo hanno negli occhi. Rimane l'archetipo del cammino nel bosco della vita e degli incontri che stupiscono, che ti fanno pensare, che ti danno dolore o amore. Ma per Emiliano Reali c'è un Bambi tutto suo ?

Credo che ognuno debba proteggere il bambino dentro di sé, la voglia di stupirsi, la curiosità, l'ingenuità, la freschezza. Questo è possibile non cedendo alla staticità, all'assenza di stimoli, all'abitudine: questo è quello che cerco di fare ogni giorno e che serve a tenere in vita il mio Bambi.

Qual è il ruolo del romanzo e della letteratura nel mondo Lgbti? C'è qualche autore che ti ha maggiormente colpito e perché ?

La letteratura - e, ampliando il discorso, la cultura tutta - dovrebbe aprire le menti, abbattere steccati e barriere, rendere noto lo sconosciuto privandolo di quell'alone di pericolo e stranezza che scioccamente si conferisce a ciò che non si conosce. Un buon romanzo può aiutare chi si sente solo, facendogli capire che quello che sta affrontando è stato già superato da altri, asserendo che non c'è nulla di sbagliato nel non essere omologati alla massa. Le lettere di ragazzi che dopo aver letto uno dei miei romanzi mi dicono di aver trovato il coraggio per fare coming out, o che hanno deciso di fare d'ora innanzi sesso protetto, sono la migliore ricompensa al mio lavoro. Un precursore, un'icona della letteratura Lgbti e non solo è stato il grande Gore Vidal che ho ammirato in molti dei suoi libri (La statua di sale e Myra Breckinridge per esempio). Un altro scrittore che apprezzo molto e che ho avuto la fortuna di conoscere è Edmund White.

La scrittura e l’impegno politico per i diritti si parlano tra loro secondo te?

Secondo me si parlano troppo poco, perché il mercato editoriale è maggiormente centrato e attento a ciò che è commerciale, che garantisca vendite, mettendo spesso in secondo piano il valore sociale e l'utilità pubblica di un testo. L'etichetta 'letteratura di genere' ne è una triste conseguenza.

Lgbti è un acronimo molto importante: uno scrittore quale Emiliano Reali come vive i molteplici colori di questo arcobaleno?

Adoro l'arcobaleno, amo la varietà, soprattutto sogno un mondo in cui l'alterità non abbia più bisogno di essere proclamata perché naturale elemento costitutivo della collettività.

Prossimo lavoro in stampa?

Al momento sono impegnato nella promozionale di Ad ogni costo (Meridiano Zero), uscito da appena un paio di mesi, romanzo che completa la Trilogia di Bambi. Sono in attesa di alcune risposte per il mio nuovo romanzo, ma per ora non posso dire di più!

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Intellettuale controcorrente. Figura di spicco del movimento liberazione omosessuale italiano. Componente del Mit, Valérie Taccarelli è stata anche la musa di Alfredo Cohen, che in suo onore scrisse il brano Valery. Poi trasformato da Franco Battiato nel celebre Alexanderplatz. Nel Transgender Day of Remembrance l’attivista per i diritti Lgbti ripercorre per Gaynews la genesi d’una canzone divenuta famosa in tutto il mondo grazie all’interpretazione di Milva.

 

Conobbi Alfredo Cohen nel 1977 a Napoli in occasione del suo recital Come barchette dentro un tram. Sapevo benissimo chi fosse: era uno dei fondatori del F.U.O.R.I. Quindi un mio idolo, un mio padre al quale ero grata.

Avevo 15 anni quando lui cominciò a prendersi cura di me, a proteggermi come una figlio/a. L'anno dopo mi fece andare da lui a Roma. Continuavo a girovagare: Bologna, Napoli, Roma. La sua casa in Via della Pace era al quanto disordinata. Iniziai quindi a prendermene cura e lui mi descrisse così: Ti piace di più lavare i piatti poi startene in disparte come vera principessa che aspetta all'angolo come Marlene. Fu allora, infatti, che scrisse Valery. Brano che, musicato da Battiato e Pio, fu inciso sul lato a dell’omonimo 45, il cui lato b fu costituito da Roma. Canzone, questa, bellissima dedicata alla città eterna e a Pier Paolo Pasolini

A onor del vero Valery non ebbe molto successo. Battiato, poi, nel 1981 scrisse un lp per la “pantera di Goro” dal titolo Milva e dintorni, il primo d'una trilogia. Chiese allora ad Alfredo di poter usare Valery, informandolo però che avrebbe cambiato titolo e ritornello.

Alfredo, prima di dire sì, venne a trovarmi a Napoli per chiedermi di dare il brano a Battiato. Io ero ricoverata in ospedale in quel momento. Con me il quel momento c'era il mio "fidanzato" d'allora, che potrebbe testimoniarlo. Alfredo mi spiegò i cambiamenti.  

Io dissi subito sì, aggiungendo che sarei stata onorata che la Divina Milva cantasse la mia canzone. Ecco com’è nata la canzone Alexanderplatz. Milva ne ha poi fatto un suo cavallo di battaglia, portandola in mezzo mondo, cantandola e incidendola in molte lingue.

Ascolta il brano originale Valery

 

 

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Sono passati 42 anni da quella drammatica sera in cui il corpo del poeta Pier Paolo Pasolini fu trovato percosso e senza vita sulla spiaggia dell’Idroscalo di Ostia.

Una morte su cui non si è riusciti e non si è voluto mai fare chiarezza. L’intellettuale controcorrente ucciso dal giovane figlio del popolo che si ribella con violenza alle impreviste avances sessuali: così era necessario apparisse agli occhi dell’opinione pubblica l’assassinio di uno degli intellettuali più importanti del XX secolo. Inviso ai fascisti e ai borghesi conformisti, tenuto a distanza dai cattolici e dai perbenisti qualunquisti, espulso dal Partito Comunista per immoralità, Pasolini era un personaggio scomodo, stava scrivendo un libro pericoloso. Pobabilmente la sua drammatica fine non fu affatto l’esito di un incontro sbagliato ma la realizzazione di un piano premeditato.

Sarebbe davvero troppo lungo ripercorrere le innumerevoli tappe della vicenda giudiziaria legata alla morte di Pier Paolo Pasolini. Una cosa però sembra ormai indubbia: l’omosessualità dichiarata di Pasolini, scandalosa per l’epoca, non fu certamente la causa dell’assassinio quanto l’alibi che avrebbe avuto l’omicida - o presunto tale - Pino Pelosi. Perché negli anni ’70 del secolo scorso uccidere una persona omosessuale, che attentava alla conclamata virilità di un maschio eterosessuale, era percepita alla stregua di un’azione legittima e in qualche modo giustificabile.

A 42 anni dalla morte restano l’incredibile eredità intellettuale di Pier Paolo Pasolini, le sue apparenti contraddizioni foriere di nuove prospettive, la sua lungimiranza nel ribaltare convinzioni e presunzioni ideologiche per mostrare la verità in tutta la sua scabra e squallida complessità. Senza moralismi e senza querimonie Pasolini continua a rivelarci che il Re spesso, troppo spesso, è tragicamente nudo.  Egli era un intellettuale, uno scrittore, che cercava di seguire tutto ciò che succedeva, di conoscere tutto ciò che se ne scriveva, di immaginare tutto ciò che non si sapeva o che si taceva; che coordinava fatti anche lontani, che metteva insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabiliva la logica là dove sembravano regnare l'arbitrarietà, la follia e il mistero.

Gaynews ha chiesto al regista e drammaturgo napoletano Mario Gelardi, autore di pièces teatrali di successo legate alla figura del grande letterato friulano come Idroscalo 93, 12 baci sulla bocca e La Grande Tribù (quest’ultimo con Claudio Finelli) perché, a suo parere, Pasolini può essere considerato ancora un intellettuale attuale e di riferimento per capire il nostro Paese.

«Perché Pier Paolo Pasolini è ancora un intellettuale contemporaneo – ci spiega Gelardi - Cosa vuol dire essere contemporanei? Significa avere uno sguardo sempre presente, avere una parola che parla alla tua generazione come a quella precedente e a quella che sta per nascere. Significa riuscire a farsi capire da chi non ti conosce e scavare dentro le cose con uno sguardo unico. Pasolini è contemporaneo a ogni generazione, ci osserva, ci parla, mette in mostra spudoratamente le nostre debolezze, che sono state anche le sue».

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Sabato 21 ottobre a Firenze, nella modernissima struttura del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino di Piazza Gui, si è inaugurata con un vernissage a inviti la prima grande mostra dedicata a Paolo Poli, genio dello spettacolo italiano scomparso da poco più di un anno. Realizzata in collaborazione con il Mibact, il Comune di Firenze e il Maggio Musicale Fiorentino, la mostra-album è curata dal critico teatrale Rodolfo di Giammarco e dal compositore Andrea Farri, nipote di Paolo Poli.

Ed è proprio il curatore Rodolfo di Giammarco a proporre, durante la breve presentazione del vernissage, un paragone suggestivo tra Paolo Poli e David Bowie sottolineandone la similarità del sorriso, prova inconfutabile di un medesimo "linguaggio dell'identità". Articolata in 40 monitor come fossero 40 quadri viventi e tecnologici, che restituiscono ai visitatori momenti teatrali ed estratti della storia della carriera di Paolo Poli, la mostra presenta un allestimento davvero contemporaneo che consente al visitatore di percorrere una piacevole maratona lungo l'intera carriera del grande artista fiorentino.

Nel corso della presentazione della mostra, icoordinata dal responsabile della comunicazione del Teatro del Maggio Musicale, Paolo Klun, ha preso la parola anche il sindaco di Firenze Dario Nardella, che, salutando il direttore di Gaynews Franco Grillini seduto in prima fila, ha ricordato l'importanza di Poli anche nell'azione di scardinamento di pregiudizi e stereotipi.

Interessante anche la testimonianza del musicista Stefano Bollani che ha ricordato l'eccezionale personalità del grande artista: "Paolo Poli era uno che faceva esattamente quello che voleva fare - ha sottolineato Bollani -. Non faceva nulla per rompere le scatole, faceva quello che voleva fare senza pensare a quello che bisognava o non bisognava fare"

“Questa è la prima grande mostra dedicata a Paolo a Firenze, e la scelta della città non è casuale - dichiara per Gaynews Lucia Poli - e la particolarità è che tutto il materiale è stato digitalizzato ed è possibile vederlo nel quaranta monitor del percorso. Paolo è stato una grande personalità perché scandalizzava e veniva prima dei suoi tempi. Ha fatto Santa Rita a teatro e, all’epoca, c'è stata un'interpellanza parlamentare. Ha precorso i tempi e molti l'hanno imitato ma non si può imitare Paolo Poli perché lui aveva mille maschere. Dice Nietzsche, se le illusioni e le maschere ci consentono di vivere, liberiamo tutte le illusioni e indossiamo tutte le maschere e lui l'ha fatto"

“Paolo Poli era un maestro e come molti maestri non lascia dietro di sè nessuno. Era unico e non può essere sostituito - aggiunge lo scrittore Stefano Benni, ospite dell'inaugurazione della mostra - questa mostra serve a non dimenticarlo perché non c'è un altro Paolo Poli".

Sarà possibile visitare la mostra “Paolo Poli è…” fino al 6 gennaio 2018 presso il Teatro del Maggio Musicale Fiiorentino, in piazza Vittorio Gui, 1 a Firenze.

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Si è tenuta stamane a Napoli, presso la Sala Giunta di Palazzo San Giacomo, la conferenza stampa della IX° edizione di Poetè. Ideata da un fine intellettuale quale Claudio Finelli, responsabile d’Arcigay Nazionale per la Cultura, firma de Le Monde Diplomatique e principale collaboratore di Gaynews, la rassegna si è imposta negli anni come uno dei principali eventi letterari partenopei. Con una prospettiva inconfondibile. Quella cioè di presentare la cultura come via maestra nell’abbattimento delle barriere delle discriminazioni da orientamento sessuale e identità di genere.

Patrocinata moralmente dalla Regione Campania, dalla Città Metropolitana di Napoli e dal Comune di Napoli, la IX° edizione di Poetè conta sul supporto di diverse associazioni e attori sociali quali Arcigay Napoli, Arcigay Campania, Arcigay Salerno, Coordinamento Campania Rainbow, Lalineascritta, Napoligaypress, Nps, Associazione VoloLibero, Fondazione Genere identità Cultura e Osservatorio Lgbti. Da quest’anno si aggiunge anche quello di Gaynews, la storica testata Lgbti fondata nel 1998 da Franco Grillini, e di Senza Linea, magazine particolarmente attento alla città di Napoli. A dare poi un ulteriore tocco di classe la cura artistica di Luciano Correale, che ha realizzato per la nuova edizione un  progetto grafico di tutto rispetto.

Sede degli appuntamenti da ottobre a maggio 2018 saranno al solito le eleganti sale del Chiaja Hotel De Charme, messe a disposizione dall’imprenditore nonché patron della manifestazione Pietro Fusella. Con la sola eccezione della serata inaugurale del 20 ottobre che avrà luogo al Decumani Hotel De Charme e sarà costituita dalla presentazione del libro postumo di Stefano Fusella Nella mente e nell’anima.

Tanti gli autori che presenteranno le proprie opere edite nel corso dell’anno o in via di pubblicazione: Franco Buffoni, Dario Accolla, Mariano Lamberti, Adriana Pannitteri, Antonello Dose, Paolo Costa, Valentina Lattanzio, Brian Marshall, Bruno Casini, Giovanni Lucchese, Lorenzo Fiorito, Costanzo Ioni, Lina Sanniti, Francesco Lepore, Placido Seminara Battiato di Lampedusa, Antonella Cilento, Antonella Ossorio, Eleonora Tarabella, Paolo Ciufici, Vincenzo Restivo, Carles Cortes, Giuseppe Taddeo, Eduardo Paola, Carlo Kik Misaki Ditto, Sandro De Fazi, Luca Baldoni.

Non senza uno speciale TdoR, fissato per il 23 novembre, che vedrà la presentazione dell’Adattamento italiano delle linee guida per la pratica psicologica per persone transgender e gender nonconforming dell’American Psychological Association a cura di P. Valerio, V. Bochicchio, F. Mezza, A. Amodeo, R. Vitelli e C. Scandurra. 

Raggiunto telefonicamente al termine della conferenza stampa, Claudio Finelli ha dichiarato: «Il claim di Poetè, IX edizione, è Armiamoci d'Amore. Un claim ossimorico che nasce all'indomani delle drammatiche vicende di cronaca che hanno funestato l'estate (su tutti il caso dell'omicidio di Vincenzo Ruggiero). Infatti sembra evidente che, mentre ancora festeggiamo i progressi di una società che si evolve, dobbiamo però registrare un complessivo imbarbarimento della società e delle relazioni.

Contro questa barbarie unico antidoto possono essere la cultura, l'incontro e il confronto, quello autentico tra le persone. I sentimenti. L'umanità».

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