«Bellissima vittoria da vivere oggi insieme al Consiglio nazionale».

Così ha twittato ieri il deputato Mathias Reynard, componente del Partito Socialista Svizzero, per commentare l’approvazione in via definitiva al Consiglio nazionale della legge contro l’omofobia, per la quale egli ha combattuto per sei anni.

Col voto favorevole del 56% di quella che è la Camera bassa del Parlamento svizzero la legge antirazzista elvetica sarà d’ora in poi estesa alle discriminazioni basate sull'orientamento sessuale.

Il Consiglio degli Stati (o camera alta dell’Assemblea Federale) si era invece espresso a favore del disegno di legge mercoledì 28 novembre.

Con un’integrazione dell'articolo 261 bis del Codice penale, noto come "norma antirazzista", sarà perseguito ex officio chi rivolge all’indirizzo di persone omosessuali insulti omofobi. La condanna prevista è fino a un massimo di tre anni di carcere in una con sanzione pecuniaria.

Nessun riferimento nella legge, invece, alle aggressioni fisiche a danno di persone omosessuali.

Ma a scatenare l’ira delle associazioni è il mancato riferimento alla transfobia nel testo normativo. Per iniziativa dei deputati del Consiglio degli Stati l'Assemblea federale ha rifiutato di estendere l’articolo 261 bis alle discriminazioni basate sull'identità di genere, ritenendo «troppo vaga la nozione a quella sottesa».

Inviatando a vedere il «bicchiere mezzo pieno», Reynard ha commentato: «Capisco la reazione delle associazioni coinvolte, ma sarà difficile andare oltre con l'attuale Parlamento. La vittoria di oggi è già importante».

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«La base per restare all'interno di questo governo è la consapevolezza che il Movimento e la Lega sono due forze rigorosamente alternative. Non potrei rimanere se il percorso prevedesse un'alleanza futura. È solo questo che ci consente oggi di accettare provvedimenti che, se fossimo al governo, avremmo fatto diversamente». 

Così in un’intervista, rilasciata oggi a La Repubblica, Vincenzo Spadafora, deputato M5s e sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega alle Pari opportunità, spiega come le due forze politiche abbiano una visione completamente diversa in moltissimi ambiti

«Su molte cose - premette - non siamo solo noi a non ritrovarci. È il nostro stesso elettorato».

Già, perché per Spadafora non si è lottato abbastanza al riguardo a partire da temi come quelli toccati dal ddl Sicurezza. «Spesso abbiamo sacrificato a un interesse generale dei temi - soggiunge il sottosegretario - che potevano caratterizzare la nostra azione. E lo abbiamo fatto già dall'inizio, al momento della scrittura del contratto". 

Nello specifico, i diritti, ad esempio, "mancano del tutto. Penso ai diritti Lgbt, che vanno affrontati dal punto di vista legislativo e da quello culturale. Ma, se questo governo non farà passi avanti, posso garantire che non consentiremo passi indietro. Dico di più: esaurite le priorità del contratto, penso che l'anno prossimo il Parlamento possa lavorare in modo trasversale a una legge contro la transomofobia". 

Spadafora torna inoltre a parlare dell’accusa mossagli da un gruppo sparuto d’associazioni Lgbti in riferimento al Tavolo permanente che, istituito presso Palazzo Chigi, sarebbe una foglia di fico. 

«No, e le spiego perché – ribatte il sottosegretario –. Per le persone Lgbt si può fare molto a livello ministeriale, ed è per questo che ho istituito un tavolo a Palazzo Chigi, portando molte persone di quel mondo a riunirsi nella Sala Verde. I commessi non avevano mai visto nulla del genere. In più, io resto a favore delle adozioni omosessuali, ma sono consapevole di muovermi in un perimetro che mette un dito nell'occhio al mio caro amico Fontana, che è ministro della Famiglia e non la pensa come me. Mi turo il naso perché so che arriverà un momento in cui le nostre strade si separeranno".

Spadafora è tornato poi a parlare del ddl Pillon alla vigilia della Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne, che sarà caratterizzata a Roma da una manifestazione nazionale nel pomeriggio d’oggi.

"Così com'è non passerà mai - spiega il sottosegretario -. II modello di famiglia che propone non è solo in contrasto con quello che penso io e che pensa il Movimento, ma collide con la realtà. E io ho sempre pensato che la classe dirigente debba leggere la realtà e non cercare di riportarla indietro. Alcune di queste proposte vanno ben oltre quanto possiamo reggere e non vedranno la luce". 

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Venerdì 23 novembre a Napoli, nella Sala Giunta di Palazzo San Giacomo (sede del Comune), si è svolto il Convegno nazionale della Rete Lenford dal titolo Crimini e discorsi d'odio: limiti e prospettive del sistema penale a partire dalla condizione delle persone LGBTI+. A fare gli onori di casa il sindaco Luigi De Magistris e Simona Marino, consigliera comunale con delega alle Pari Opportunità.

Rivolto ad avvocati e giuristi, l'assise congressuale ha offerto un’importante occasione di approfondimento e discussione relativamente alla normativa in vigore nel nostro Paese, puntando l’attenzione sulla necessit di tutelare le numerose vittime di odio omotransfobico in primis attraverso l’intervento legislativo e, poi, anche attraverso interventi di altro tipo, in ambito culturale, educativo e scolastico.

La prima sessione è stata dedicata alla definizione dei crimini e discorsi d’odio nel sistema penalistico italiano, proponendo un confronto stringente con quanto emerge dalla letteratura giuridica non italiana, con particolare attenzione alla normativa anglosassone. Relatori sono stati Paola Di Nicola, gip presso il Tribunale di Roma, Matteo Winkler, (Law Department, Hec Paris) e Mark Walters (School of Law, University of Sussex).

La seconda sessione del convegno ha focalizzato la propria attenzione su il tema dei discorsi d’odio e il loro bilanciamento con il diritto alla libertà di manifestazione del pensiero. L’argomento è stato analizzato alla luce della nostra Costituzione e, come nella precedente sessione, anche nella prospettiva degli studi comparati. Ne hanno discusso Michela Manetti (Università degli studi di Siena) e Francesco Deana (Università degli studi di Udine).

Infine, l’ ultima sessione è stata dedicata ad alcune questioni specifiche: la sanzionabilità dei discorsi d’odio attraverso il reato di diffamazione; gli ostacoli che si frappongono all'effettiva tutela delle vittime di reati commessi per motivi di omofobia e transfobia; la funzione della pena nel nostro ordinamento. A parlarne Carlotta Campeis (avvocata del foro di Udine), Giacomo Viggiani (Università degli studi di Brescia), Valentina Masarone (Università degli studi di Napoli Federico II).

L'evento è stato patrocinato dal Comune di Napoli, dal Consiglio Nazionale Forense, dal Consiglio degli Avvocati di Napoli, dal Comitato Pari Opportunità dell’Ordine degli Avvocati di Napoli, dalla Camera Penale di Napoli e dall’Ente Biblioteca di Castelcapuano Alfredo De Marisco.

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Durante una riunione, tenutasi ieri a Strasburgo in presenza dei rappresentanti dei 47 Stati membri, la presidenza del Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa è passata  dalla Croazia alla Finlandia

A guidare fino al 31 maggio 2019 l’organo decisionale dell’organizzazione internazionale, preposta alla promozione della democrazia e dei diritti umani, il ministro finnico degli Affari Esteri Timo Soini.

Come primo atto del suo mandato semestrale il neopresidente ha preso oggi parte a Helsinki alla 21° tavola rotonda dell’Unità del Consiglio d’Europa Sexual Orientation and Gender Identity, presieduta da Ben Baks, coordinatore del Dipartimento Politiche Lgbti del ministero olandese dell’Educazione, della Cultura e delle Scienze.

Iniziato ieri a Tallinn e co-organizzato dal ministero estone degli Affari sociali e da quello finlandese della Giustizia, il meeting ha visto la partecipazione dei rappresentanti di 30 Stati membri, di organizzazioni internazionali come Ilga-Europe, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti umani, la Banca Mondiale, l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico nonché di attivisti del Lgbti Focal Points Network.

Seconda volta per l'Italia che, dall'iniziale edizione della tavola rotonda nel 2004, ha fatto registrare la sua prima partecipazione soltanto nel maggio scorso a Lisbona. In rappresentanza della stessa Agnese Canevaro (Unar), Nadan Petrovic (Unar), Federico De Luca (Dipartimento Pari Opportunità della presidenza del Consiglio dei ministri).

Obiettivo finale della due giorni l’illustrazione delle direttive del Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa in materia di discriminazioni da orientamento sessuale e identità di genere e dell’integrazione della stesse sulla base delle osservazioni avanzate dagli Stati membri nella scorsa estate. In aggiunta è stato presentato lo studio sui bambini intersex e le loro famiglie, condotto dal Piano d’azione nazionale della Finlandia sui Diritti umani. Un resoconto di tale studio sarà pubblicato all’inizio del 2019.

Ieri, invece, a Tallinn si è parlato del progetto Rainbow Rights che, avviato due anni fa e prossimo alla conclusione, ha lo scopo di aumentare la visibilità delle persone Lgbti e sostenerne la piena uguaglianza in termini di diritti nonché di spazi pubblici e sociali.

In riferimento al progetto, di cui sono copartner Seta e Lgl (rispettivamente ong finlandese e lituana), si è anche parlato di discriminazioni multiple alla luce dell'intersezionalità e buone pratiche a livello locale

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È indubbia la polarizzazione dell’attenzione statunitense e internazionale sulle elezioni di Mid-term per il rinnovo dei seggi alle due camere del Congresso e per la carica di governatore in 36 Stati.

Ma ieri gli americani di Massachusetts, Florida Alabama, Oregon, West Virginia, Michigan, North Dakota, Utah, Missouri nonché la cittadinanza di San Francisco sono stati chiamati al voto referendario su alcuni temi di rilievo. 

Quello svoltosi nel Massachusetts è stato un referendum storico, essendo il primo a livello statale sui diritti delle persone transgender. Elettori ed elettrici hanno così respinto la proposta d’abrogazione d'una legge del 2016, che proibisce le discriminazioni di genere nei luoghi pubblici, comprese toilet e spogliatoi.

L'esito referendario è stato d'enorme sollievo per attiviste e attivisti per i diritti Lgbti, per i quali la vittoria del fronte del no avrebbe potuto provocare un'ondata di tentativi simili per ridurre le protezioni antidiscriminatorie in altri Stati. Come noto, alcune protezioni a livello federale sono minacciate dall'amministrazione del presidente Donald Trump.

In Florida, invece, gli ex detenuti hanno riavuto il diritto di voto, mentre in Alabama, Oregon, West Virginia sono state adottate delle norme restrittive in materia d’aborto, che graveranno in particolare sulle donne non abbienti.

In Michigan, North Dakota, Utah, Missouri ci si è epressi sulla legalizzazione della cannabis a scopo ricreativo (nei primi due) e medico (negli ultimi due). Ma con esito negativo solo in Nord Dakota.

La vittoria a favore della legalizzazione consentirà la vendita di cannabis a persone con alcune malattie nelle farmacie private dell’Utah, mentre in Missouri i pazienti potranno coltivarla privatamente a uso medico. Il Michigan è invece divenuto il primo stato del Midwest Usa (il decimo a livello nazionale) dove gli adulti di età superiore a 21 anni potranno detenere o coltivare modiche quantità di marijuana.

A San Francisco, infine, è stata approvata una controversa tassa sulle imprese per aiutare i senzatetto.

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Ha stupito ancora una volta Paola Egonu, più che per il coming out, per la semplicità e la serenità con cui ha dichiarato di essersi confortata con la sua ragazza dopo la finale del mondiale di pallavolo, persa contro la Serbia in Giappone. Il suo coming out si aggiunge a quello di Rachele Bruni e va a inserirsi nell'ancora ristrettissima cerchia di atleti e altlete di alto profilo, che hanno manifestato liberamente il proprio orientamento sessuale.
 
Di alto profilo, già, perché non possiamo chiamare Paola professionista, in quanto le donne in Italia, unico Paese europeo, non sono riconosciute come atlete a livello professionale
 
Paola è divenura, quindi, un'atleta simbolo per quell'Italia che ancora combatte per i diritti, i diritti delle persone Lgbti, i diritti dei migranti, i diritti delle atlete. E simbolo di quelle persone, non a caso, che si trovano a subire più di una discriminazione
 
A questo proposito, è proprio notizia di questo weekend la presentazione dei primi risultati della ricerca, promossa dal progetto Outsport di Aics e Gaycs e coordinata da Rosario Coco, nell'ambito della conferenza Diversity in Sport 2018 conclusasi sabato a GlasgowSi tratta della prima indagine di questo genere condotta a livello europeo e ha raccolto risposte da oltre 5.500 partecipanti dai 28 Paesi dell'Ue.
 
Come ha spiegato il team di ricerca dell'Università dello Sport di Colonia, partner scientifico del progetto Outsport diretto dalla docente Ilse Hartmann Tews, la maggioranza delle partecipanti si sono identificate di genere femminile (48%), seguite da un 39% di genere maschile e dal 13% di non binari. Il campione vede partecipanti dai 16 ai 78 anni con un età media piuttosto bassa di 27 anni e una forte adesione di under 25.
 
Quanto all'orientamento sessuale il 32% si sono definiti gay, il 25% lesbiche, il 25% bisessuali e il 18% altro.
 

Dalle risposte emerge che 9/10 del campione totale considera l'omofobia e la transfobia nello sport un problema attuale. Il 12% di coloro che praticano regolarmente attività sportiva riporta esperienze negative a causa del loro orientamento sessuale e/o identità di genere negli ultimi 12 mesi. Tra queste quelle più frequenti sono insulti omofobici e transfobici (82%) e discriminazione (75%), ma allarmanti sono anche i casi dichiarati di maltrattamenti e violenze fisiche vere e proprie (38%) e le minacce verbali (45%).

La percentuale di chi ha subito esperienze negative negli ultimi 12 mesi sale fino al picco del 31% per le donne transgender (MtF).

I dati completi saranno resi noti nei prossimi mesi. Ma questi numeri bastano a focalizzare lo sport come un insieme di spazi sociali che necessita di grande attenzione, specie per il suo carattere intrinsecamente intersezionale, che unisce persone, temi e discriminazioni di ogni tipologia e provenienza. 

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Giunto alla settima edizione e organizzato da Barilla, si è tenuto a Milano, il 24 e il 25 ottobre, il Pasta World Championship. A contendersi il titolo di Master of Pasta 18 giovani chef provenienti da tutto il mondo. Ma la vittoria è stata conseguita dalla statunitense Carolina Diaz col suo spaghetto al pomodoro rivisitato.

E al Pasta World Championship 2018 sono stati proprio gli spaghetti ad averla fatta da padrone. In occasione dell’evento culinario, coinciso per la prima volta con il Word Pasta Day (giunto quest’anno alla 20° edizione), la disegnatrice emiliana – ma milanese d’adozione – Olimpia Zagnoli, in arte Oz, ha infatti realizzato un’illustrazione speciale per le confezioni dei celebri Spaghetti Nº5 di Barilla. Illustrazione che è un tributo alla parità dei diritti e al riconoscimento delle realtà omofamiliari.

In linea con l’inconfondibile stile coloratissimo, rétro e minimalista, che ha fatto apprezzare Olimpia Zagnoli in tutto il mondo portandola a collaborare con testate come The New York Times e The New Yorke, l’immagine scelta per i packing Barilla rappresenta una coppia di donne innamorate che condividono, nella notte, un piatto di spaghetti.

Un altro passo significativo da parte della multinazionale italiana nel percorso della sensibilizzazione di dipendenti e clienti alle tematiche dell’inclusione e della lotta alle discriminazioni. Passo che, nel 2018, si va ad aggiungere all’adesione da parte del Gruppo Barilla agli Standards of Conduct for Business dell’Ufficio dell’Alto commissariato per i diritti umani delle Nazioni Unite (Ohchr), finalizzati ad affrontare e superare il tema della discriminazione delle persone Lgbti nel mondo del lavoro.

Ma anche ulteriore riprova di una totale inversione di rotta per un’azienda, il cui presidente Guido Maria Barilla aveva dichiarato nel 2013 che non avrebbe mai fatto uno spot con una famiglia omogenitoriale

«La nostra è una famiglia tradizionale – così motivo le sue affermazioni ai microfoni de La Zanzara -. Non per mancanza di rispetto, ma perché non la penso come loro. La nostra è una famiglia classica». E ancora: «Non faremo pubblicità con omosessuali perché a noi piace la famiglia tradizionale. Se i gay non sono d'accordo, possono sempre mangiare la pasta di un'altra marca. Tutti sono liberi di fare ciò che vogliono purché non infastidiscano gli altri».

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Nella notte tra il 1° e il 2 novembre 1975 veniva ucciso, in circostanze che sono ancora poco chiare, uno dei più grandi poeti del '900 italiano, Pier Paolo Pasolini

Intellettuale eretico e profetico – tanto profetico da riuscire a predire perfino la propria stessa morte –, Pasolini fu anche il primo intellettuale italiano dichiaratamente omosessuale. Circostanza, questa, che visse con grande coraggio sia nel modo in cui affrontò la società del tempo sia nell’umiltà gnostica con cui seppe trovare, nelle sue stesse conflittualità emotive, chiavi d’accesso per un’humanitas scevra da qualsiasi dogmatica adesione ideologica.

Per ricordare Pasolini, abbiamo scelto di intervistare Giovanna Cristina Vivinetto, giovanissima poetessa transessuale, che, con il suo lavoro Dolore Minimo (Interlinea), premiato qualche giorno fa con il Premio Lord Byron Porto Venere Golfo dei Poeti, ha raccontato in versi già maturi l’esperienza della sua transizione. 

Giovanna, Pier Paolo Pasolini è stato il primo intellettuale italiano dichiaratamente omosessuale, circostanza che all’epoca risultava decisamente scandalosa. Tu sei una poetessa che racconta in versi la propria transessualità: hai mai percepito fastidio o riprovazione nel pubblico a cui ti rivolgi?

Se 40 anni fa Pasolini destava clamore e disapprovazione in quanto intellettuale omosessuale, oggi una scrittrice transessuale, grazie anche al mutato scenario socioculturale e ai diritti ottenuti dopo immani fatiche, può professarsi tale senza troppi problemi. Eppure, a ben vedere, forme di resistenza, opposizione e sottile discriminazione ancora purtroppo esistono, anche se in forma minore e certamente più subdola perché sottile, ben camuffata. Ad esempio, a parte i beceri attacchi dei sostenitori di ProVita, ho notato una qualche forma di resistenza soprattutto nei miei colleghi coetanei: se, infatti, i poeti maturi hanno apprezzato all'unisono la mia poesia, le critiche sono piombate, e provengono, soltanto dai giovani, che mi accusano soprattutto di aver fatto leva sulla tematica "forte" per ottenere il successo e la visibilità che posseggo.

Mi sembra un tentativo di detrimento, di silenziamento che passa attraverso la forma lecita della "critica al libro", quando invece sottintende una certa svalutazione di una tematica fondamentale, necessaria oggi più che mai. E questo voler sottolineare a più riprese la "trovata furba" ci testimonia come, anche nel mondo illuminato della letteratura, siamo ancora lontani dalla piena accettazione delle minoranze e delle diversità.

Pasolini, in maniera profetica, prefigurò già negli Scritti Corsari la progressiva massificazione delle nuove generazioni. Tu sei una poetessa e sei molto giovane. Come ti sei rapportata e come ti rapporti, in virtù della tua giovane età, con la costante omologazione culturale dei nostri tempi? 

La risposta a questa domanda si riallaccia a quanto detto sopra. Certamente Pasolini aveva ragione nella sua chiarissima profezia: oggi l'omologazione è un dato di fatto. La poesia italiana contemporanea soffre di un grave morbo: l'attaccamento spasmodico alla forma, il vezzo della rima, la passione feticista per la metafora e l'immagine ad effetto, tutto a detrimento, invece, del contenuto, ossia della narrazione dei fatti. Ecco, questo è un male che colpisce soprattutto i poeti più giovani, attirati, come falene alla luce piena (ma artificiale) di un lampione: l'abbaglio della perfetta forma metrica, il dover trovare a tutti i costi una struttura, imporre ai versi una gabbia dorata ma priva di qualsiasi efficacia nei contenuti, incapace di reggersi in piedi tolta la "struttura". Aveva ragione Pasolini: andiamo in brodo di giuggiole davanti a una rima baciata.

Pasolini è stato anche un poeta antifascista, un cultore della libertà. Cosa è per te l’antifascismo? Cosa la libertà?

Per me antifascismo significa resistere e persistere nel valore della verità e perseguirla ad ogni costo con le proprie forze intellettuali. Solo con l'esercizio disinteressato della verità si può cogliere appieno il significato di ogni libertà, che altro non è che agire con coerenza, dare alla propria esistenza un concreto sostrato etico e morale.

 

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È stato approvato ieri sera, con la maggioranza qualificata dei due terzi, il Documento finale del Sinodo sui giovani, che si concluderà in mattinata con la concelebrazione eucaristica in piazza San Pietro, presieduta da papa Francesco

Tanti i punti trattati nei 167 paragrafi che, oggetto di singola votazione uno per uno e ripartiti in tre parti e 12 capitoli per un totale di 60 pagine, sono tutti letti nell’ottica dell’approccio e delle richieste del mondo giovanile: dai migranti, «paradigma del nostro tempo», alle diverse forme ecclesiatiche di abuso (di potere, economico, sessuale), in riferimento alle quali è necessario fare verità e chiedere perdono; dalla promozione della giustizia contro la cultura dello scarto alle arti, alla musica, allo sport quali risorse pastorali; dall’accompagnamento pastorale al rigetto tanto dei moralismi quanto del benignismo; dalla sfida digitale alla sinodalità della Chiesa quale forma primaria da concretare per una piena partecipazione di tutti i suoi componenti e il contrasto al clericalismo (considerato anche come vera ragione degli abusi sessuali su minori da parte di ecclesiastici).

Punto, quest’ultimo, che è stato oggetto di contrapposizioni in riferimento agli specifici paragrafi 121-122  (raccogliendo rispettivamente, su 248 votanti, il primo 51 non placet, il secondo 43). Tema che potrà apparire ai più bizantineggiante e di nessun rilievo ma che può costituire la chiave di volta per il progressivo passaggio da una Chiesa romanocentrica e verticistica a una «Chiesa partecipativa e corresponsabile».

Non a caso a suscitare divergenze e a ricevere 30 non placet è stato il paragrafo sul ruolo delle donne nella Chiesa che, secondo il mondo giovanile, dovrebbe essere riconosciuto e valorizzato. Raccomandando di rendere tutti più consapevoli «dell'urgenza di un ineludibile cambiamento» al riguardo, si dice: «Molte donne svolgono un ruolo insostituibile nelle comunità cristiane, ma in molti luoghi si fatica a dare loro spazio nei processi decisionali, anche quando essi non richiedono specifiche responsabilità ministeriali. L'assenza della voce e dello sguardo femminile impoverisce il dibattito e il cammino della Chiesa, sottraendo al discernimento un contributo prezioso».

Ma quello più controverso con 65 non placet e 178 placet è risultato essere il 150 sull’omosessualità che recita: «Esistono questioni relative al corpo, all'affettività e alla sessualità che hanno bisogno di una più approfondita elaborazione antropologica, teologica e pastorale, da realizzare nelle modalità e ai livelli più convenienti, da quelli locali a quello universale. Tra queste emergono in particolare quelle relative alla differenza e armonia tra identità maschile e femminile e alle inclinazioni sessuali.

A questo riguardo il Sinodo ribadisce che Dio ama ogni persona e così fa la Chiesa, rinnovando il suo impegno contro ogni discriminazione e violenza su base sessuale. Ugualmente riafferma la determinante rilevanza antropologica della differenza e reciprocità tra l'uomo e la donna e ritiene riduttivo definire l'identità delle persone a partire unicamente dal loro 'orientamento sessuale'.

Esistono già in molte comunità cristiane cammini di accompagnamento nella fede di persone omosessuali: il Sinodo raccomanda di favorire tali percorsi. In questi cammini le persone sono aiutate a leggere la propria storia; ad aderire con libertà e responsabilità alla propria chiamata battesimale; a riconoscere il desiderio di appartenere e contribuire alla vita della comunità; a discernere le migliori forme per realizzarlo. In questo modo si aiuta ogni giovane, nessuno escluso, a integrare sempre più la dimensione sessuale nella propria personalità, crescendo nella qualità delle relazioni e camminando verso il dono di sé».

Ma 43 Padri sinodali hanno espresso voto negativo anche su altri due paragrafi correlati in un certo qual modo alla questione omosessualità.

Si tratta del paragrafo 3 sulla relazione tra l’Instrumentum Laboris (in cui compare l’acronimo Lgbt) e il Documento Finale: «Il primo - si legge in esso - è il quadro di riferimento unitario e sintetico emerso dai due anni di ascolto; il secondo è il frutto del discernimento realizzato e raccoglie i nuclei tematici generativi su cui i Padri sinodali si sono concentrati con particolare intensità e passione. Riconosciamo quindi la diversità e la complementarità di questi due testi.

Il presente Documento è offerto al Santo Padre e anche a tutta la Chiesa come frutto di questo Sinodo. Poiché il percorso sinodale non è ancora terminato e prevede una fase attuativa, il Documento finale sarà una mappa per orientare i prossimi passi che la Chiesa è chiamata a muovere».

Ma, soprattutto, il paragrafo 39, che registra come «frequentemente la morale sessuale è causa di incomprensione e di allontanamento dalla Chiesa, in quanto è percepita come uno spazio di giudizio e di condanna». Il documento riconosce che «i giovani, anche quelli che conoscono e vivono tale insegnamento, esprimono il desiderio di ricevere dalla Chiesa una parola chiara, umana ed empatica. Dunque di fronte ai cambiamenti sociali e dei modi di vivere l'affettività e la molteplicità delle prospettive etiche, i giovani si mostrano sensibili al valore dell'autenticitò e della dedizione, ma sono spesso disorientati. Essi esprimono più particolarmente un esplicito desiderio di confronto sulle questioni relative alla differenza tra identità maschile e femminile, alla reciprocità tra uomini e donne, all'omosessualità».

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Un grave caso di discriminazione sul lavoro è stato denunciato nei giorni scorsi a Piacenza. Vittima un 28enne che, dopo essere stato minacciato verbalmente dal suo tutor («Se sei gay, t’investo con il muletto»), si è visto anche negare il rinnovo del contratto presso un’azienda cittadina .

In prima linea accanto al giovane Davide Bastoni, presidente del locale comitato Arcigay Atomo, che ha subito condannato con fermezza l’accaduto. Lo abbiamo raggiunto per saperne qualcosa di più.

Ciao, Davide: puoi raccontarci che cosa è esattamente accaduto?

Abbiamo saputo di questa vicenda direttamente dalla vittima che è nostro socio. È stato lui ad avvertirmi circa una settimana fa. Lui era stato assunto da una ditta della logistica di Piacenza, a inizio settembre, tramite agenzia interinale. Come di prassi, era stato affiancato da un tutor che gli insegnasse il lavoro. È stato proprio questo tutor a dirgli, durante una conversazione, di odiare i culattoni, aggiungendo che se fosse stato gay, l’avrebbe messo sotto con il muletto.

Nei giorni seguenti il clima tra il nostro socio e il tutor è diventato sempre più freddo e teso fin quando il suo contratto non è stato più rinnovato con motivazioni poco credibili. Allora il nostro socio è andato dal direttore dell’azienda per avere spiegazioni ma questi si è inizialmennte negato. Poi, quando ha capito che il nostro socio avrebbe potuto adire le vie legali, ha deciso di riceverlo alla presenza di altri. L’incontro, avvenuto nel suo ufficio, è stato inizialmente sgradevole perché il direttore e i presenti non credevano al racconto del nostro socio e continuavano ad avere un tono di beffa, minimizzando la grave minaccia omofoba subita dal giovane. 

Per fortuna un altro impiegato dell’azienda ha confermato quanto raccontato dalla vittima. A quel punto il direttore ha dovuto chiedere scusa, nonostante l’aggressore fingesse di non ricordare le sue minacce. Di fatto, però, il nostro socio è stato lasciato a casa. Infatti, come detto, non gli hanno in rinnovato il contratto con una scusa che sembra davvero raffazzonata: l’intolleranza alla polvere.

Come Arcigay, qual è stata la vostra reazione?

Appresa la vicenda, come Arcigay ci siano mobilitati e abbiamo chiesto aiuto anche ad altre associaIoni presenti sul territorio, tra cui Telefono Rosa, la cui presidente è un’avvocata che ci ha dato una grande mano.

Ieri siamo poi usciti con un comunicato stampa per informare la cittadinanza dell’accaduto, omettendo il nome della ditta e della vittima. Noi non abbiamo un intento punitivo ma vogliamo sensibilizzare la popolazione.

Piacenza è a tuo parere una città omofoba?

Questo avvenimento è la punta di un iceberg in un territorio che non ha mai conosciuto episodi eclatanti di omofobia diretta come questo che abbiamo denunciato. Però è innegabile che il nostro è certamente un territorio provinciale in cui sono diversi i fenomeni di omofobia indiretta che andrebbero segnalati e stigmatizzati. Ecco perché abbiamo chiesto alla stampa di aiutarci ad informare i più giovani, e non solo i più giovani, che qualora fossero stati vittime di fenomeni di omofobia, anche indiretta e meno plateale, ci contattino così da denunciare l’accaduto.

E poi abbiamo chiesto all’amministrazione  di Piacenza di porre in essere dei progetti per contrastare la violenza omofobica in modo tale che questi atti di discriminazione non avvengano. Attualmente la Giunta è di destra e la Lega ha un peso preponderante con una parte vicina alle frange ultraconservatrici cattoliche, come i ProVita.nE un anno fa, il comune di Piacenza è uscito dalla Rete Ready. Ripetendo perciò quanto già detto in un’intervista, vorrei ricordare alla sindaca, che tra l’altro si candida ad essere la sindaca migliore del mondo, che per essere tale bisogna occuparsi anche di discriminazioni.

Noi stiamo facendo un grande lavoro da un anno a questa parte, facendo rete con tante altre associazioni del territorio come Non Una Di Meno, Amnesty, Telefono Rosa, Anpi, perché quella contro tutti i fascismi è ormai una lotta intersezionale.

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