«Daniele Del Pozzo è uno dei protagonisti della storia del Cassero ma anche uno degli operatori più brillanti del sistema culturale bolognese. Siamo orgogliose e orgogliosi del premio Ubu che ieri ha ricevuto: lo festeggiamo come se fosse il nostro, di ciascuno e ciascuna di noi. Da molti anni Daniele ha iniziato con il Cassero e dentro al Cassero un percorso che solo nell’ultima fase, da diciassette anni a questa parte, si è chiamato Gender Bender Festival.

Già prima, e ancora di più durante gli anni del festival, Daniele si è fatto promotore di progetti piccoli, grandi e talvolta grandissimi, con lena quotidiana,  intelligenza vivace, tanta professionalità ma soprattutto una straordinaria capacità di costruire relazioni, con grande cura, all’interno di un circolo, nella città, in tutto il Paese, fino in Europa. Siamo molto grate e grati a Daniele per tutto questo e per l’orgoglio con cui in tutti questi anni ha portato in alto, con sé, la nostra bandiera arcobaleno. Perché è proprio l’arcobaleno il tratto più caratteristico di questa vittoria, che premia un progetto e un curatore cresciuti all’interno del più antico circolo della comunità lgbti in Italia, il primo spazio pubblico affidato da un’amministrazione comunale a un collettivo di gay, lesbiche bisessuali e trans. Di questa storia, e della libertà che esprime, la vittoria di Daniele mostra la traccia. E rende merito perciò anche a tutte le persone che hanno fatto la storia del Cassero e a chi l’ha sostenuta, in particolare nelle istituzioni, anche quando si navigava in acque complicate.

Gender Bender è un progetto sostenuto sin dalla sua prima edizione dal Comune di Bologna e subito dopo dalla Regione Emilia-Romagna che assieme all’ampia rete di partner pubblici e privati che nelle edizioni si è andata costruendo, hanno fatto crescere il festival, nella direzione in cui lo sguardo di Daniele lo ha accompagnato, lasciando che gemmasse nuove idee, come Teatro Arcobaleno e il progetto europeo Performing Gender, e che facesse sempre nuovi incontri. In questo senso la vittoria di Daniele si riflette su tutta la città e ne premia il sistema culturale, il suo pionierismo e la sua libertà».

Con questo lungo e sentito comunicato, il consiglio direttivo del Cassero, storico centro Lgbti italiano, ha commentato sul sito dell’associazione il prestigiosissimo Premio Ubu 2019 conferito ex aequo, il 7 gennaio, come miglior curatore/curatriceFrancesca Corona, co-curatrice e direttrice generale del festival romano Short Theatre, e a Daniele Del Pozzo per il Gender Bender Festival, che, giunto alla sua 16° edizione, è stato recentemente definito da Flavio Romani, ex presidente di Arcigay, in un suo recentissimo post ha «magnifico tripudio di cultura».

A pochi giorni dal conferimento del riconoscimento abbiamo raggiunto Daniele Del Pozzo, per raccoglierne emozioni e riflessioni.

Che emozioni ha suscitato in te il fatto di aver ricevuto un premio prestigiosissimo come l’Ubu per il tuo lavoro di curatore dello storico Gender Bender Festival del Cassero? Te lo aspettavi?

Sinceramente non me lo aspettavo e riceverlo mi ha reso felice il doppio. Sono felice perché dimostra che si può essere professionisti e attivisti allo stesso tempo. Il Premio Ubu ha dato infatti un riconoscimento importante al mio lavoro come curatore artistico - una categoria introdotta dal Premio Ubu per la prima volta quest'anno - svolto con professionalità, tenacia e lungimiranza in questi anni, pur tra mille difficoltà. Allo stesso tempo ne riconosce in pieno l'impegno per portare i temi delle differenze di genere e di orientamento sessuale all'interno del dibattito e della produzione culturale più istituzionale. Questo doppio riconoscimento ripaga in maniera generosa della fatica e restituisce un senso profondo alle intuizioni ardite avute anni fa e alle scelte, a volte difficili, che vengono prese quotidianamente. Il premio mi fa molto felice anche per un'altra ragione, riconosce a pieno titolo il contributo prezioso dato da un'associazione come Il Cassero Lgbti Center alla cultura e alla società. Credo che fino a poco tempo fa fosse addirittura impensabile che un centro Lgbti ricevesse un tale riconoscimento. In questo senso sono orgoglioso di aver contribuito ad abbattere - con il mio lavoro - un pò di quel muro di luoghi comuni e stereotipi che ancora oggi ci vuole confinati in una dimensione marginale e non dialogante.

Qual è, a tuo parere, il vero punto di forza del Gender Bender Festival? Facendo un bilancio delle edizioni che hai curato, quale scelta trovi esser stata davvero vincente e di quale, invece, sei decisamente pentito?

Gender Bender continua a essere un progetto indipendente, prodotto dal Cassero , associazione senza scopo di lucro che reinveste parte delle sue risorse in progetti no profit. Questa caratteristica permette una grande libertà di manovra sulle decisioni artistiche, che prevedono sempre e comunque dei confronti orizzontali con la squadra composta da chi lavora al festival. Questo punto di forza si sposa poi con il bisogno di interrogarsi continuamente sui bisogni che muovono un'azione di intervento culturale, così come sulla necessità di realizzare un festival, tenendo conto di come mutano continuamente le condizioni sociali e culturali in cui operiamo. Un esempio tra tutti: Gender Bender si è necessariamente evoluto tenendo conto di come è cambiato il bisogno di socializzazione e di cultura della comunità Lgbti prima e dopo l'apparizione dei social network o di come si sono evolute le forme di relazione affettiva con l'introduzione del riconoscimento delle unioni civili. Questa continua capacità di rinnovamento, insieme ad uno sguardo curioso a ciò che accade nel mondo, permettono ancora oggi a Gender Bender di essere un progetto culturale vivo, in cui ogni edizione aggiunge sempre qualcosa in più e di necessario, e del cui senso non mi sono mai pentito.

Infine, la gioia di lavorare a un progetto necessario e fortemente condiviso è certamente un altro elemento vitale che dà forza e significato al nostro progetto.

La cultura - e la cultura Lgbti - possono davvero cambiare la direzione, a dir poco preoccupante, della politica contemporanea? Che ruolo avrà la cultura nell’Italia del 2020?

Nella mia visione credo che la cultura sia soprattutto la capacità tutta umana di tenere aperto un dialogo intellettuale e uno scambio emotivo anche con chi ci può apparentemente apparire come lontano o differente da noi. Credo che solo con questo esercizio di disponibilità - che può addirittura essere un invito a mettersi nelle scarpe degli altri e delle altre - sia possibile riconoscere le qualità di quell'essere sociale complesso e contraddittorio che sono l'uomo e la donna. E' una visione che presuppone la possibilità di trasformare attivamente la realtà intorno a noi, affinché migliorino le condizioni di vita di tutti e tutte noi. Sta alla base del mio lavoro come persona e come operatore culturale ed è qualcosa in cui ripongo la mia fiducia e le mie speranze.

e-max.it: your social media marketing partner

Si è tenuta ieri sera a Milano, presso l’Open in viale Montenero, la 4° edizione del Premio Cild per le libertà civili

Istituito dalla Coalizione Iraliana per le Libertà e i Diritti civili (Cild), il riconoscimento «vuole contribuire a rafforzare la convinzione che il rispetto dei diritti umani sia uno degli elementi imprescindibile per una democrazia, aiutando il nostro Paese a riconoscere e valorizzare coloro che si impegnano per la loro affermazione in un momento decisivo per le libertà fondamentali».

A vincerlo, secondo otto categorie, Aboubakar Soumahoro (Attivista dell’anno), Maria Teresa Ninni (Dipendente pubblico), Nicola Canestrini (Avvocato), Saverio Tommasi (Giornalista), Sara Gama (Sportivo), Lucky Red e Cinema Undici (Media), Casa Internazionale delle Donne (Voce Collettiva).

Quello alla Carriera è invece andato al direttore di Gaynews e presidente di Gaynet Franco Grillini.

Nel tracciarne l’excursus biografico sì da indicare le motivazioni sottese all’assegnazione del riconoscimento, Patrizio Gonnella, cofondatore e presidente della Cild, ha ricordato come Grillini si sia «speso senza sosta per informare correttamente su quella che veniva chiamata la “peste gay”, cercando di arginare lo stigma sociale da un lato e di sviluppare dall’altro lato una cultura della conoscenza e della prevenzione per ciò che riguarda l’Hiv/Aids.

In anni in cui la stragrande maggioranza delle persone gay, lesbiche e bisessuali viveva in maniera nascosta, ha portato avanti con determinazione la lotta per la piena visibilità, mettendoci la faccia alla luce del sole soprattutto in programmi televisivi molto popolari, dove, al di fuori da contesti prettamente artistici, non si era mai vista una persona omosessuale parlare tranquillamente del proprio orientamento sessuale.

Eletto a vari incarichi politici ha sempre saputo unire la sua attività politica alla lotta per l’uguaglianza, la visibilità e la piena dignità delle persone gay, lesbiche, bisessuali e transgender di questo Paese».

Nel ringraziare il direttore di Gaynews non ha mancato di condire il breve discorso con una battuta improntata alla sua proverbiale lepidezza: «Spesso vengo considerato il padre storico del movimento omosessuale. Non sono solo un padre... Sono anche un po' madre».

La consegna del Premio Cild 2018 a Franco Grillini è venuta a cadere alla vigilia di quella del Nettuno d’Oro che, fissata nel pomeriggio a Bologna presso Palazzo d’Accursio, vedrà la partecipazione, fra i tanti, della senatrice Monica Cirinnà, del deputato Ivan Scalfarotto, dell’ex presidente d’Arcigay Flavio Romani, del cofondatore del Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli Vanni Piccolo nonché dell’avvocato Federico De Luca in rappresentanza ufficiale del sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega alle Pari Opportunità Vincenzo Spadafora.

Sempre ieri, infine, è giunta anche la proposta avanzata da GayLib al presidente della Repubblica Sergio Mattarella perché nomini il direttore di Gaynews senatore a vita.

«Franco Grillini – ha dichiarato Daniele Priori, segretario nazionale di GayLib – è la più preziosa risorsa di cui la comunità Lgbti italiana ha la fortuna di giovarsi in mondi vicini e decisivi per lo sviluppo e la promozione sociale come la politica e la comunicazione.

Dopo il nobilissimo riconoscimento della sua città, ci piacerebbe che l'Italia intera possa tributare i giusti onori a una figura da ritenersi di riferimento nella società  tutta e sarebbe davvero meraviglioso, per la comunità Lgbti, se il presidente Mattarella volesse nominare Grillini senatore a vita».

Guarda la GALLERY

e-max.it: your social media marketing partner

È partita alle 15:00 da piazza Carlo Ederle a Grezzana (Vr) la passeggiata Mano nella mano contro l’omofobia.

Organizzata da Arcigay Verona e Circolo Milk, il corteo, che ha visto la partecipazione di 300 persone, si è snodato fino alla frazione di Stallavena, dove è ubicata l’abitazione di Angelo Amato e Andrea Gardoni.

Un attestato di solidale affettuosità alla coppia che, assalita l’11 agosto da un branco di 20enni nella centralissima piazza Bra a Verona, è stata successivamente vittima di lettere minatorie e aggressione, nella notte tra il 12 e il 13 settembre, davanti alla casa di Stallavena.

Riedizione di quella già tenutasi nella città scaligera il 18 agosto, la manifestazione è stata presentata in conferenza stampa, il 25 settembre, alla presenza della senatrice Monica Cirinnà, giunta appositamente a Verona per esprimere la propria vicinanza ad Angelo e Andrea.

A fare oggi corona alla coppia, nel tragitto da Grezzana a Stallavena, il deputato Alessandro Zan (Pd), la consigliera comunale veronese Elisa La Paglia (Pd), Gianni Zardini (Circolo Pink), Flavio Romani (presidente di Arcigay Nazionale), Gabriele Piazzoni (segretario d’Arcigay nazionale), l'attivista trans Laurella Arietti.

Guarda la Gallery

e-max.it: your social media marketing partner

Alla presenza della senatrice Monica Cirinnà e del presidente di Arcigay nazionale Flavio Romani sarà presentata oggi pomeriggio a Verona, in conferenza stampa, la manifestazione Mano nella mano contro l’omofobia che, organizzata da Arcigay Verona e Circolo Milk, avrà luogo il 29 settembre fra Grezzana e Stallavena. Riedizione di quella che si è già tenuta nella città scaligera il 18 agosto, la passeggiata vuol essere un attestato di solidarietà ad Angelo Amato e Andrea Gardoni.

La coppia, che era già stata oggetto di insulti e spintoni in piazza Bra l’11 agosto, ha subito una drammatica aggressione, nella notte tra il 12 e il 13 settembre, davanti alla propria abitazione in Stallavena. A seguito di tali atti il consigliere scaligero Alessandro Gennari (M5s) aveva presentato una Mozione di solidarietà e contro il razzismo e l'omofobia.

Ma nell’assemblea consiliare del 20 settembre tale mozione è stata ricusata da alcuni componenti della maggioranza (i consiglieri Comencini, Bacciga, Bocchi, Rossi). Il provvedimento, che in buona sostanza sottolineava l’obbligo istituzionale di condannare fermamente i recenti episodi di violenza verificatisi a Verona a danno dellla coppia, era finalizzato a esprimere alla stessa solidarietà da parte del Consiglio comunale e a stigmatizzare «qualsiasi tipo di violenza, specie se perpetrata per motivi ideologici».

A Palazzo Barbieri si è deciso infine di non sottoporre a votazione la mozione sulla spinta del consigliere leghista Vito Comencini, perché «apparentemente è andata come dichiarato dalle cronache, ma bisogna aspettare la fine delle indagini».

A pochi giorni di distanza dall’accaduto abbiamo contattato Angelo e Andrea per avere una loro valutazione al riguardo.

«Stiamo davvero molto male – hanno dichiarato ai nostri microfoni – dopo questa assurda bocciatura della mozione, con cui il Comune di Verone avrebbe potuto esprimere solidarietà nei nostri confronti. Solidarietà che non è arrivata perché siamo due persone gay. Se fossimo stati eterosessuali tutto ciò non sarebbe accaduto. Stiamo male e siamo arrabbiati perché anche il sindaco di Stallavena ci ha ignorato.

La nostra vita è semplicemente distrutta e non abbiamo alcuna protezione, se non una volante della polizia che, saltuariamente, passa nei pressi della nostra abitazione. La vita è totalmente cambiata da quell'11 agosto in piazza Bra, quando abbiamo subito la prima aggressione, e i vigili urbani non sono intervenuti e ci hanno mandato via.

Anche solo per questo, il Comune di Verona avrebbe dovuto manifestarci la sua solidarietà, per la condotta dei suoi vigili urbani, perché noi siamo persone e siamo cittadini di Verona. Ci vergogniamo del comportamento del Consiglio Comunale di Verona e siamo disgustati dal sindaco, da cui attendiamo ancora una telefonata di solidarietà».

e-max.it: your social media marketing partner

«Siamo vivendo malissimo. Da quell’11 agosto aggressioni, lettere minatorie, insulti via Facebook. E, come se non bastasse, dopo essere andati in tv per denunciare quanto accaduto a Piazza Bra, ci chiamano per annullare i contratti di lavoro».

Ha una voce flebile al telefono, spezzata dalla commozione, Angelo mentre racconta l’ennesima aggressione subita nella notte.

Ma tutto ha inizio quell’11 agosto quando lui e il suo compagno Andrea, sposatisi a Barcellona nel 2015, erano stati insultati da un branco di 20enni a Verona quali froci di merda e femminucce, quindi aggrediti fisicamente. La loro colpa? Quella di camminare mano nella mano nella centralissima piazza Bra.

Poi nelle settimane successive una lettera sgrammaticata con tanto di svastiche e scritte del tipo: «Voi culattoni, negri, ebrei, spastici finirete tutti nelle camere a gas. Viva Mussolini. Viva Hitler».

Infine, la notte scorsa, l’ennessima aggressione che – commenta Angelo - «ci ha letteralmente distrutti». Ma questa volta sul pianerottolo della loro abitazione, una villetta nella frazione di Stallavena nel Comune di Grezzana (Vr).

Verso le 2:00 Andrea ha sentito dei rumori e ha aperto la porta di casa. Si è trovato di fronte un'ombra (poi descritta come un uomo alto in abiti scuri) che, senza dire nulla, gli ha lanciato addosso della benzina ed è poi scappato via.

Scivolato a terra, il giovane non ha subito capito di cosa si trattasse ma ha sentito un forte bruciore al viso, agli occhi e alla gola«L’ho sentito gridare: Angelo, Angelo, aiutami. L’ho trovato riverso a terra, tutto cosparso di benzina»

Condotto in ospedale, Andrea ha rischiato una lesione alla retina ma i medici, che gli hanno riscontrato alcune contusioni, hanno escluso il pericolo. Come se non bastasse, sui muri di casa e sul finestrino della loro macchina hanno trovato le scritte Culattoni bruciate e Vi metteremo tutti nelle camere a gas

Sul pianerettolo di casa sono state invece rinevenute tre taniche di benzina. Segno che l'/gli aggressore/i avevano forse intenzione di dar fuoco all'abitazione ma di esserne stati impediti dall'improvvisa comparsa di Andrea, svegliato dai rumori.

«Adesso siamo a casa di amici - continua Angelo -. Andrea è distrutto e non riesce nemmeno a parlare. Siamo davvero preoccupati».

Raggiunta telefonicamente, Laura Pesce, presidente di Arcigay Pianeta Milk Verona, ha dichiarato: «È accaduto l'impensabile. Le minacce si sono tremutate in atti concreti, atti criminali. Attendiamo l'esito delle indagini respingendo strumentalizzazioni.

Ma in questo momento nessuno può umanamente rimanere indifferente. Siamo accanto ad Angelo e Andrea in queste ore buie».

Per Flavio Romani, presidente d'Arcigay nazionale, «dopo la lettera minatoria nella buca delle lettere, hanno deciso di alzare il tiro con tanto di svastiche e riferimenti ai forni. Segno che si sentono con le spalle coperte o, perlomeno, legittimati da un clima e da un potere politico che dell'odio ha fatto la sua bandiera. D'altronde siamo nella zona del ministro Fontana, di colui che ha detto: Le famiglie arcobaleno non esistono.

Colpendo per la seconda volta i due ragazzi, hanno colpito di nuovo tutti noi. Ma si sbagliano se credono di farci paura. Anzi reagiremo in maniera piú forte, piú civile e piú democratica».

e-max.it: your social media marketing partner

«Si sono radunate 30.000 persone per sfilare sul lungomare al tramonto per i diritti e per la dignità di tutti. Un corteo coloratissimo, pieno di musica e di allegria». Così Marco Tonti, dinamico presidente di Arcigay Rimini, ha commentato, poco dopo le 19:00, la partenza del Summer Pride nella capitale della movida romagnola.

Un numero straordinario, al cui confronto scompare la processione riparatrice del mattino che, indetta dal Comitato Baeta Giovanna Scopelli, ha visto la partecipazione di 250 persone provenienti da Parma, Reggio Emilia, Forlì, Ravenna e Modena.

Molte di esse indossavano t-shirt recanti la scritta Instaurare omnia in Christo, motto programmatico di Pio X (il papa fustigatore del modernismo, tanto amato dal ministro della Famiglia Lorenzo Fontana). In maglietta nera, invece, con tanto di scritta Identità, Tradizione attivisti di Forza Nuova Rimini e tre componenti dell’associazione femminile forzanovista Evita Perón.

Al canto delle Litaniae Sanctorum e alle volute d’incenso dai turiboli fumiganti – che hanno dato l’impressione di una Rimini balzata indietro nel tempo – si è contrapposta in serara l’esplosione di colori e musica del Summer Pride. Oltre ai numerosi carri anche i furgoncini dell'Anpi di Santarcangelo e del movimento Non una di meno tra lo sventolio delle bandiere arcobaleno.

Dietro lo striscione d'apertura, invece, presenti, tra gli altri, il presidente d’Arcigay Flavio Romani, il direttore di Gaynews e storico leader del movimento Lgbti Franco Grillini nonché l’avvocata Cathy La Torre.

Una marcia dell’orgoglio Lgbti, quella riminese, che ha assunto anche un importante significato politico col «numero impressionante di patrocini e di sostegno da parte delle istituzioni locali (in particolare Comune di Rimini, Comune di Ravenna e Regione Emilia Romagna) – come affermato da Marco Tonti – e anche una lettera del presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani».

Tonti ha anche ricordato «il sostegno delle Pari opportunità della Repubblica di San Marino, dove si sta discutendo una legge per le unioni civili. Anche in Regione Emilia Romagna è in discussione una legge regionale contro l'omofobia e ci auguriamo che questa travolgente partecipazione gli dia slancio».

Guarda la GALLERY

e-max.it: your social media marketing partner

È partito verso le 16:30 da Piazza Falcone e Borsellino il Pompei Pride. Una marea arcobaleno che, preceduta dallo striscione del Coordinamento organizzativo, si è ingrossata a mano a mano tra suoni, balli e slogan contro ogni forma di discriminazione e le politiche che le alimentano

Ma una marea pervasa anche da una forte dimensione affettiva come quella espressa da un cartonato raffigurante il responsabile nazionale per la Cultura d'Arcigay, da giorni degente in ospedale, con la scritta Claudio Finelli c'è.

Uno striscione, inoltre, realizzato da Gennaro Falanga, ha voluto rendere memoria a tutte le persone omosessuali vessate e mandate a morte, nei secoli addietro, dalla chiesa cattolica. Striscione che, come reso noto oggi dall'attivista stesso, sarebbe dovuto essere rimosso per ordini impartiti "dall'alto" alla Digos ma che per la tenacia degli organizzatori è stato portato fino al termine della parata.

10.000 le persone che hanno partecipato alla marcia regionale campana dell’orgoglio Lgbti. 30.000, secondo gli organizzatori, che hanno parlato di «successo senza precedenti e fuori da ogni aspettativa».

«Esiste e si fa sentire – ha commentato Antonello Sannino, presidente d’Arcigay Napoli – il pezzo importante del Paese che dice no ai censimenti per i rom. Che dice sì all'accoglienza per le persone che scappano dalla guerra dalla fame e dalla povertà e che dice sì al uguaglianza: un corteo colorato e giovane contro l'omotransfobia, contro l’odio e l’intolleranza».

Ma non sono tanto i numeri (comunque considerevoli) ad aver contato nel Pompei Pride quanto la sua forte caratura politica.

Alle bandiere delle associazioni Lgbti (da Arcigay a Famiglie Arcobaleno, da Agedo a Rete Lenford, da Apple Pie di Avellino al Wand di Benevento, da Alfi all’associazione di omosessuali credenti Ponti sospesi), dei sindacati (Uil e Cgil), di Amnesty International, di Libera di Don Ciotti erano infatti mescolate quelle del Pd, del M5s, di Potere al popolo.

E a marciare con le tante persone presenti le senatrici pentastellate Paola Nugnes e Virginia La Mura, i deputati Gennaro Migliore (Pd) e Gilda Sportiello (M5s), il sindaco di Napoli Luigi De Magistris e tanti sindaci dell’area vesuviana. Tra cui Giorgio Zinno, primo cittadino di San Giorgio a Cremano, che nella mattinata aveva ricevuto una lettera d’insulti omofobi e minacce di morte con tanto di proiettile.

Significativa e mai scontata la partecipazione della senatrice dem Monica Cirinnà, che ha inizialmente sfilato dietro l’oramai noto striscione antisalviniano, rimosso dalla Digos in occasione del Siracusa Pride. Apprezzatissimo il suo intervento a chiusura del Pompei Pride, nel corso del quale ha affermato: «I parlamentari, tutti devono rispettare la Costituzione e chi dice che Non esistiamo dovrà farsene una ragione».

Ma a dare alla marcia campana dell'orgoglio Lgbti una forte dimensione istituzionale è stato soprattutto Vincenzo Spadafora, sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri con delega alle Pari Opportunità. Presenza, la sua, che annunciata in anteprima assoluta da Gaynews, è stata accompagnata sin dalla mattina d’ieri dalle reazioni di parlamentari e politici di destra come Malan, Meloni, Scilipoti, Giovanardi.

Ma a mostrare vivo disappunto è stato soprattutto il ministro della Famiglia e della Disabilità Lorenzo Fontana che su Facebook ha scritto «Con tutto il rispetto, il sottosegretario Spadafora parla a titolo personale, e non a nome del governo, né tantomeno della Lega. Per quanto ci riguarda, la famiglia che riconosciamo e sosterremo, anche economicamente, è quella sancita e tutelata dalla Costituzione».

Una smentita dunque della presunta disponibilità dello stesso ministro leghista al dialogo sulle tematiche Lgti così come affermato da Spadafora nel corso del Pompei Pride. In ogni caso il sottosegretario ha chiaramente ribadito che «questo Governo non arretrerà sui diritti delle persone che sono qui oggi al Pride: c'è un grosso lavoro culturale e credo che qualcosa in più, una volta superate le priorità del Governo, potremmo fare». Ha infine annunciato l’imminente convocazione di un tavolo con le associazioni Lgbti.

Numerosi gli interventi che si sono succeduti alla fine della parata davanti all’ingresso dell’area scavi, tra cui quelli del coordinatore Eddy Palescandolo, del presidente d’Arcigay nazionale Flavio Romani, della cofondatrice di Famiglie Arcobaleno Giuseppina La Delfa e della responsabile delle Poltiche Trans per Arcigay Napoli Daniela Falanga.

È stato anche letto il messaggio augurale della vicepresidente della Camera Mara Carfagna che ha, fra l’altro, ricordato come sia irrinuciabile “il contrasto alla violenza omofoba”.

Saluto Pride

Guarda la GALLERY

e-max.it: your social media marketing partner

Si sono uniti civilmente in mattinata a Bologna Alejandro Barrero Bocanegra e Kemal Pasovic, ideatore dell’Osservatorio parlamentare Lgbti del M5s nonché componente dello stesso dal 2013 al 2016.

A raccoglierne il sì nella Sala Rossa di Palazzo D’Accursio Franco Grillini, direttore di Gaynews. Testimoni, invece, sono stati Flavio Romani, presidente nazionale d’Arcigay, e Vincenzo Branà, presidente del Cassero.

Per l’occasione sono pervenuti ai festeggiati vari messaggi augurali. Tra questi anche quello del sottosegretario Vincenzo Spadafora: «Cari Kemal e Alejandro, è una grande gioia per me potervi fare i miei auguri il giorno in cui si celebra  in tutto il mondo il Gay Pride.

Vi auguro tanta felicità, armonia e vi assicuro il mio impegno personale affinché la battaglia culturale a favore dei diritti Lgbt continui e si rafforzi e perché non ci sia alcun passo indietro rispetto alle conquiste degli ultimi anni.

Godetevi quindi questa giornata indimenticabile. Tanti auguri».

Non è mancato d'esprimere i propri auguri Fabio Massimo Castaldo, vicepresidente del Parlamento europeo.

kema

Guarda la GALLERY

e-max.it: your social media marketing partner

In 4.000 per la Digos, oltre 5.000 per gli organizzatori. Ma una cosa è certa: il Mantova Pride, partito alle 15:00 da Piazza Sordello e conclusosi in Piazzale Montelungo verso le 19:00, è stato – come detto dal sindaco Mattia Palazzi sul palco – «una grande manifestazione a sostegno dei diritti civili».

Ad aprire la marcia dell’orgoglio Lgbti lo striscione del coordinamento del Mantova Pride, sorretto, fra gli altri, dal presidente del locale comitato Arcigay Diego Zampolli e dal presidente d’Arcigay nazionale Flavio Romani.

Presente in piazza anche il consigliere comunale Luca De Marchi, la cui annunciata partecipazione al Mantova Pride gli è costata, due giorni fa, l’espulsione da CasaPound.

Tanti i sindaci in fascia. A nome di quello di Reggio Emilia c’era il consigliere comunale Dario De Lucia che, sul palco in piazzale Montelungo, ha chiesto pubblicamente alla compagna Federica di andare a vivere con lui. Poi il bacio tra gli applausi degli astanti felicemente meravigliati a pochi passi da quel Palazzo Te, tra i cui capolavori pittorici spiccano gli affreschi della Sala di Amore e Psiche.

Colori ed emozioni, dunque, il Mantova Pride, che Gaynews vi fa ripercorrere attraverso 75 scatti.

Guarda la GALLERY

e-max.it: your social media marketing partner

Miglaia a Varese per il Pride dopo che stamattina erano comparsi in città manifesti e volantini omofobi a firma Do.Ra, ossia la Comunità dei Dodici Raggi di matrice neonazista. «La legge naturale - c'era scritto - vi condanna all'estinzione».

La risposta è stata quella che hanno dato i tantissimi partecipanti alla marcia dell’orgoglio Lgbti, partita alle 17:30 in via Sacco e conclusasi, poco prima delle 20:00, in piazza Monte del Grappa. Qui alcuni dei promotori hanno preso la parola per ribadire i diritti della persone Lgbti, cui è seguito un flashmob per chiedere a gran voce una legge contro l'omotransfobia. Presenti tante associazioni Lgbti e il presidente nazionale di Arcigay Flavio Romani.

Anima della seconda edizione del Varese Pride il presidente del locale comitato d'Arcigay Giovanni Boschini, che sul palco in piazza Monte del Grappa è stato protagonista di un inaspettato quanto emozionate momento. Il compagno Tommaso Tramonte gli ha infatti chiesto pubblicamente d’unirsi civilmente con lui.

Guarda la GALLERY

e-max.it: your social media marketing partner

happyPrince2

Featured Video