A rispondere al secondo manifesto di ProVita e Generazione Famiglia in versione femminile ci ha pensato il sindaco di Fiumicino (Rm) Esterino Montino.

«A Fiumicino c'è una nuova famiglia». Ha esordito così ieri su Facebook il primo cittadino della cittadina laziale nell’annunciare l’iscrizione anagrafica della piccola Ginevra, nata in Italia, alla quale sono state riconosciute sul certificato di nascita le sue due mamme: Claudia e Ilaria.

«Fiumicino deve essere la città di tutti e di tutte le famiglie - ha proseguito Montino -. Riconoscere entrambe le mamme di Ginevra significa riconoscere a lei tutti i diritti e ai suoi genitori tutti i doveri.

Sebbene non ci sia ancora una legge che riconosca le famiglie arcobaleno in Italia, i tribunali hanno tracciato una strada che non possiamo ignorare e che si basa sul principio imprescindibile del superiore interesse del minore».

Ad associarsi all'esultanza di Montino sua moglie, la senatrice Monica Cirinnà, che ha preferito rilanciarne su Facebook alcune parole: «Dove alcuni tacciono davanti ai bisogni dei cittadini e altri discriminano i bambini per il colore della pelle o per l'orientamento sessuale dei genitori, noi non ci tiriamo indietro».

Soddisfatto il commento di Marilena  Grassadonia, presidente appena riconfermata di Famiglie Arcobaleno: «Ginevra è una bimba fortunata perché crescerà con le sue due mamme che si prenderanno cura di lei assumendosi la piena responsabilità di essere genitori. Ginevra è una bimba fortunata perché vive nel ‘posto giusto’».

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Al termine della tre giorni congressuale, tenutasi a San Vincenzo (Li), è stato eletto, domenica 21 ottobre, il nuovo direttivo di Famiglie Arcobaleno – Associazione di Genitori omosessuali.

Riconfermata alla carica di presidente ad triennium Marilena Grassadonia, che col suo dinamismo e combattività ha contribuito a imporre l’organizzazione alla pubblica attenzione e a conferirle un ruolo di rilievo nel dibattito su famiglia e omogenitorialità.

Ad affiancarla nel nuovo mandato Giancarlo Goretti quale vicepresidente, Roberta Zangoli ed Elisa Dal Molin, invece, nei rispettivi ruoli di tesoriera e  segretaria. Sono infine risultate elette come componenti del Consiglio  Delfina Alongi, Gabriella Giarratano, Laura Giuntini, Ryan Luca Spiga, Francesco Zaccagnini.

Come dichiarato da Grassadonia su Facebook, «dopo 13 anni di storia è arrivato per noi il momento della maturità: vogliamo crescere come interlocutore delle istituzioni e come associazione di rilievo nel mondo Lgbtqi. Per questo, tra le altre cose, lanceremo una campagna per attirare nuovi sostenitori che accompagnino i soci ordinari, genitori e aspiranti, nel nostro cammino».

La stessa presidente ha poi così enumerato gli obiettivi politici di Famiglie Arcobaleno per i prossimi anni: «Il riconoscimento alla nascita di entrambe le madri ed entrambi i papà, anche attraverso una campagna che sottolinei la responsabilità di tutti e due i genitori indipendentemente dalla relazione che li lega: single all’anagrafe, uniti civilmente, separati o divorziati.

La revisione della legge 40 per il pieno accesso alla pma per le donne single e le coppie lesbiche. Una campagna informativa e culturale sulla gestazione per altri e la promozione di una proposta di legge per una Gpa etica. Il matrimonio egualitario, la revisione della legge sulle adozioni, perché sia accessibile a single e coppie gay o lesbiche.

Un rinnovato e rafforzato impegno nelle scuole per la piena applicazione della legge contro le discriminazioni e per l’ingresso della nostra associazione nel Fonags, il forum delle famiglie consulente del Miur».

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Anna è nata in California il 2 agosto 2014 grazie alla gpa. Andrea Simone e Gianni Tofanelli, i due papà, hanno racconto il loro progetto e la successiva prima esperienza di genitorialità nel libro Due uomini e una culla, edito lo scorso anno per i tipi torinesi Golem.

Benché sull’atto di nascita californiano siano entrambi registrati come papà, per l’anagrafe italiana non è così. Anna risulta avere un solo padre, quello biologico, mentre l’altro non ha ufficialmente in Italia né diritti né doveri nei suoi riguardi. I tentativi di Andrea e Gianni per superare una tale situazione presso l’Ufficio Anagrafe di Milano, dove risiedono, sono purtoppo caduti nel vuoto.

Giuseppe Sala, sindaco del capoluogo lombardo, ha deciso di sospendere la trascrizione di atti di nascita esteri di bambini e bambini con due papà. Presa d’atto che, al contrario, non ha applicato nei riguardi di figli e figlie di coppie di donne lesbiche, come ha dimostrato anche con la solenne cerimonia del 6 giugno a Palazzo Marino

Il doppiopesismo attendista di Sala in tale materia è stato oggi stigmatizzato da Marilena Grassadonia, presidente di Famiglie Arcobaleno, che ha dichiarato in un comunicato: «Da mesi i nostri soci attendono invano una risposta e se ci siamo infine decisi a un appello pubblico è perché siamo ancora convinti che la situazione si possa sbloccare. Basta però rinvii e incontri interlocutori: il mancato riconoscimento sta rendendo la vita di molte famiglie difficile. Ci è stato detto che gli uffici aspettano un parere dell'Avvocatura di Stato, e quindi la sentenza della Cassazione a sezioni unite sul cosiddetto 'caso Trento'.

Ma il Comune, se c'è la volontà politica, può muoversi da subito. Chiediamo a Sala di dirci chiaramente se questa volontà politica c'è. Lo abbiamo ringraziato e lo ringraziamo ancora per i riconoscimenti delle famiglie con due madri, ma come associazione chiediamo che i diritti siano diritti per tutti. I bambini e le bambine non possono essere discriminati sulla base di come sono nati».

Nell’attesa d’una risposta concreta da Palazzo Marino, abbiamo raggiunto Gianni e Andrea, per conoscere meglio la loro situazione e raccogliere valutazioni sulla posizione di Sala.

Gianni e Andrea, qual è al momento la situazione anagrafica di Anna?

Dal nostro rientro in Italia nel settembre 2014 Anna anagraficamente risulta avere un solo padre (Gianni) in una famiglia che è riconosciuta come unita civilmente dal 29 marzo 2013… Questo miracolo “anagrafico” accade perché abbiamo trascritto il nostro matrimonio, che è antecedente all’entrata in vigore della legge sulla unioni civili. Ha doppio passaporto. Ma per la legge un solo papà, perché sul suo certificato di nascita compare solo il nome di uno dei due padri e l’altro non ha ufficialmente alcun diritto e alcun dovere nei confronti della bimba.

Che cosa vi è stato detto all’Ufficio Anagrafe, quando avete chiesto che vi fosse riconosciuta la doppia paternità?

Ci siamo rivolti all’Anagrafe del Comune di Milano non appena è uscita la notizia che avevano trascritto e corretto l’atto di nascita di due gemelli – anche loro nati in California con gpa –, permettendo ai due bambini di avere sui documenti i nomi di tutti e due i loro genitori. Abbiamo presentato la documentazione completa e seguito l’iter che, per un limitato numero di casi, aveva sortito l’effetto positivo della trascrizione. Ma dopo circa un mese abbiamo ricevuto una raccomandata dall’Anagrafe del Comune di Milano che ci informava che la richiesta era sospesa, in quanto si era deciso di richiedere chiarimenti al ministero dell'Interno. Si era quindi chiusa quella breve finestra temporale in cui l’ufficiale di Stato Civile si era dimostrato favorevole.

Vogliamo far notare che la sospensione è illegittima, in quanto il Comune di fronte alla nostra richiesta avrebbe potuto solo accettare (come ha fatto fra dicembre e gennaio per quell’esiguo numero di casi) o rifiutare la trascrizione, ma non lasciarci in un limbo che dura da quasi un anno. 

Come spiegate il diniego del sindaco Sala ad effettuare le trascrizioni degli atti di nascita esteri per le coppie dei soli papà?

Non riusciamo a spiegarci questa discriminazione. Nel mese del Pride abbiamo visto il sindaco Sala farsi paladino dei diritti delle famiglie omogenitoriali e riconoscere il diritto di tante mamme ma, parallelamente, ignorare del tutto le situazioni come le nostre. Situazioni che ormai riguardano decine di bambini, alcuni dei quali, come nel caso delle gemelle di cui hanno parlato i media alcuni giorni fa, sono trattati come dei fantasmi dal Comune e conseguentemente dallo Stato.

Credete che pesi la battaglia contro la gpa condotta in area milanese da certe femministe della differenza e da ArciLesbica?

Sicuramente non ha aiutato e sta impedendo che ci possa essere una posizione forte anche all’interno del Consiglio comunale. In esso, una ventina di giorni fa, è stato presentato un ordine del giorno a favore della trascrizione degli atti di nascita dei papà arcobaleno da parte di Angelo Turco e Diana De Marchi (presidente della Commissione Pari Opportunità e Diritti Civili del Comune), che chiedeva di porre fine  alla discriminazione in atto rispetto alle famiglie composte da due donne. Ma anche questa richiesta sembra essere al momento ignorata.

Da Palazzo Marino è stato detto che si aspetta la decisione della Cassazione a Sezioni Unite. Ma questo attendismo non sembra riguardare figli e figlie di coppie lesbiche...

Come abbiamo già detto, da luglio 2018 alcune coppie di mamme ottenuto da Palazzo Marino - e con grande visibilità mediatica del Sindaco Sala - la formazione di atti di nascita con l’indicazione di entrambe le genitrici. Quindi pare evidente che questa sospensione in attesa del 9 novembre non le riguardi.

Come giudicate la posizione delle associazioni Lgbti sul tema gpa? Sono attente o le avvertite lontane?

Ci pare che le associazioni Lgbti stiano lasciando sempre più sola Famiglie Arcobaleno nel condurre questa battaglia a favore dei nostri figli e figlie. A loro viene pregiudicato l’esercizio di numerosi diritti fondamentali, tra cui il diritto all’identità personale e al rispetto della vita privata e familiare.

Cosa pensate di femministe e attiviste che in riferimento alla gpa usano lo stesso armamentario lessicale di esponenti di estrema destra?

Abbiamo letto e sentito dire parole di una violenza inaudita - addirittura più forti di quelle pronunciate dall’estrema destra -, che hanno offeso non solo le nostre famiglie ma anche coloro che in questi anni hanno combattuto contro la discriminazione e per l’emancipazione delle donne. Riportiamo come battuta - ma testimonia come certi personaggi abbiano un visione poco chiara della realtà - l’accusa che ci è stata rivolta su un social network da una delle paladine più agguerrite contro la gpa, che ha scritto:  Voi siete abituati a sfruttare le donne in quanto clienti delle prostitute. Evidentemente l’odio nei confronti degli uomini le rende cieche e poco lucide.

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Senza rosa né celeste. Diario di una madre sulla transessualità della figlia è il coinvolgente racconto che Mariella Fanfarillo fa del percorso di transizione della sua Esther, sottopostasi nel mese d'agosto in Thailandia all'intervento di riattribuzione chirurgica del sesso.

Quello della 18enne è un caso di cui si sono ampiamente interessati, lo scorso anno, i media perché il 25 luglio 2017 il Tribunale di Frosinone aveva concesso all’allora Lorenzo, benché in età minorile, la rettifica dei dati anagrafrici senza previo intervento di riattribuzione chirurgica del sesso.

Il libro, che uscirà a giorni per i tipi catanesi Villaggio Maori, «non ha la pretesa di porsi - così osserva l'autrice come un "manuale del bravo genitore di un figlio disforico", ma come un messaggio di positività per tutt* coloro che si sentano spaventat* e spaesat* di fronte a una realtà della quale si parla poco e, spesso, in maniera scorretta. [...] Non si diventa maschi o femmine, lo si è e i nostr* figl* crescono seren* finché non si scontrano con una realtà che li fa sentire divers* dal momento che il loro sesso biologico non corrisponde al genere al quale sentono di appartenere».

Un diario, appunto, nel quale Mariella ripercorre i momenti salienti del percorso di transizione della figlia. Percorso che, però, sente anche proprio perché lei stessa si è messa in discussione, ha elaborato dolori e condiviso gioie per le piccole e grandi conquiste di sua figlia, diventandone la migliore alleata.

Ci racconta Mariella: «Nel momento in cui ho capito che mio figlio è mia figlia e mia figlia è mio figlio, mi sono resa conto che dovevo dire addio soltanto a un nome che avevo scelto e pronunciato per sedici anni con amore. Dentro di me c'è spazio per entrambi, senza sensi di colpa»

Un libro, il suo, che parla di amore ma che, allo stesso tempo, è un atto di accusa verso la politica, le istituzioni e una società indifferenti nei confronti di una realtà spesso stigmatizzata e oscurata.

Ed è proprio d’un volto noto del mondo parlamentare quale Monica Cirinnà la prefazione di Senza rosa né celeste, la cui postfazione è stata invece redatta dall’avvocato Tito Flagella.

La senatrice non può far a meno di muovere un fermo j’accuse contro una «legge vecchia, anzi obsoleta, con i suoi protocolli ormai datati, contro i quali si deve combattere per poter affermare in piena libertà le proprie scelte di vita. Quelle leggi e quei protocolli devono essere cambiati, perché devono rispondere ai bisogni nuovi di una società in continua evoluzione.

Infine le Corti, i giudici, il terzo potere sancito in Costituzione, quello al quale il cittadino si rivolge quando la politica non dà risposte; forse lento, forse cauto per certi versi, ma sempre attento all’evoluzione della società, ai cambiamenti presenti in quella comunità di individui che costituiscono lo Stato. È questa attenzione al nuovo, al cambiamento, che ha permesso alla giurisprudenza, con le sue sentenze, di supplire alla latitanza della politica, e al suo peggior vizio: decidere di non decidere.

Uniti nella diversità, questo è il motto dell’Unione Europea, questo è quello spirito guida che ci permette la convivenza, il rispetto, la lotta alle diseguaglianze, che deve spingere il legislatore all’altruismo per il bene comune della collettività: nessuno deve rimanere emarginato o discriminato, a meno che non si voglia sancire il fallimento della politica. La Repubblica non può discriminare i propri cittadini.

Il coraggio di una madre verso il proprio figlio vi farà versare lacrime "dolci" e comprendere i limiti del rispetto e dell’Amore».

Il conquidente racconto autobiografico di Mariella Fanfarillo sarà presentato la prima volta il 26 ottobre presso la Biblioteca Comunale Luigi Ceci d’Alatri (Fr) nell’ambito del convegno Diversi Diritti che, moderato dal caporedattore di Gaynews Francesco Lepore, vedrà intervenire la senatrice Monica Cirinnà, l’avvocato Tito Flagella, la presidente di Famiglie Arcobaleno Marilena Grassadonia, il prof. Paolo Valerio, ordinario di Psicologia clinica presso l’Università Federico II di Napoli.

convegno

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Il clima non è solo quello delle cerimonie ufficiali. Si respira soprattutto aria di famiglia nella sfarzosa cornice della Sala Giunta di Palazzo San Giacomo, dove Luigi De Magistris ha da poco proceduto all’annotazione dei nomi di sette coppie di mamme e due coppie di papà sui rispettivi atti di nascita dei loro 11 bambini.

Un gesto di significativa importanza quello compiuto dal sindaco di Napoli a poco più d’un mese dalle dichiarazioni negazionistiche del ministro Lorenzo Fontana sulle famiglie arcobaleno. Cui hanno poi tenuto dietro gli esposti di CitizenGo e Generazione Famiglia contro i sindaci di Torino, Bologna, Milano, Firenze, Gabicce Mare.

Viva soddisfazione è stata espressa da Marilena Grassadonia, presidente di Famiglie Arcobaleno, che ha così commentato quanto avvenuto a Palazzo San Giacomo: «Siamo felici di questo risultato ottenuto grazie al lavoro di squadra tra amministrazione comunale e la nostra associazione. A tale proposito un grazie va all’avvocata Francesca Quarato, del nostro gruppo legale, cha ha seguito passo passo la vicenda.

Mentre sempre più sindaci seguono la strada della giustizia sociale e giuridica, confermando che è quella giusta da percorrere, i nostri figli crescono. È urgente e improrogabile che la politica nazionale si assuma le proprie responsabilità, approvando una legge chiara sulla responsabilità genitoriale che riconosca a tutte le famiglie pari diritti e medesimi doveri».

Per conoscere il parere d’una testimone diretta della cerimonia, abbiamo raggiunto Simona Marino, consigliera comunale con delega alle Pari Opportunità.

Professoressa Marino, qual è il valore civile e politico di questa registrazione degli atti di nascita dei figli di nove coppie omogenitoriali?

In questi mesi, insieme all'assessora Sardu e ai servizi Anagrafe e Pari opportunità, su precisa indicazione del sindaco, abbiamo lavorato con tenacia ed entusiasmo alla realizzazione di un diritto che è un atto di giustizia, ma anche un atto di civiltà. In questo progetto siamo stati affiancati da rappresentati delle Famiglie Arcobaleno e dalla loro avvocata che ci hanno sostenuto in un percorso non facile.

La registrazione degli atti di nascita di bambini nati in famiglie omogenitoriali è infatti un atto che anticipa una legge di cui il nostro Paese non si è ancora dotato, nonostante alcune sentenze di tribunali ne abbiano riconosciuto il valore e alcuni Comuni lo stiano applicando. La sua importanza non consiste solo nella tutela e protezione dei minori - cosa di per sé di grande rilevanza - ma assume un significato civile e politico perché supera un'idea della coppia genitoriale eterosessuale come fondamento esclusivo della famiglia, aprendo così la possibilità di riconoscere il valore sostanziale della relazione d'amore tra persone dello stesso sesso.

Il punto dirimente è domandarsi su che cosa si fonda il concetto di famiglia. Al di là dei legittimi convincimenti religiosi che vanno rispettati, in una visione laica la famiglia è un istituto giuridico e storico, per cui è modificabile nel tempo e come tale assume configurazione diverse che, a secondo delle culture e delle prospettive politiche e sociali, si trasforma.

Noi, con un atto di responsabilità, abbiamo accolto le istanze di tante persone che reclamavano il diritto a essere genitori di bambini nati da una relazione d'amore e circondati dalla cura e dall' affetto dei propri cari. Siamo convinti che questa scelta dell'amministrazione abbia un alto valore simbolico perché scardina una visione fondamentalista e oscurantista, che purtroppo in questo momento grava sul nostro Paese, consentendo a tutti/e di realizzare il loro sogno d'amore.

Quali emozioni le ha suscitato questa cerimonia? 

L'emozione è stata grande, dal momento in cui i bambini sono entrati nella sala Giunta di Palazzo San Giacomo, tenuti per mano dalle loro mamme o dai loro papà. Li avevo già intravisti al Pride sul trenino, cantare e urlare al megafono la loro gioia di esistere e il loro desiderio di urlarlo al mondo intero.

Trovarseli di fronte emozionati, increduli e felici è stata un'esperienza commovente e intensa che fa capire quanto i sentimenti debbano contaminare la politica e reclamare di essere ascoltati. Ne va della nostra libertà e del diritto di ciascuno/a alla felicità.

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Non smette di far discutere il caso delle cinque educatrici della Coop Dolce, che gestisce il centro estivo per bambini in età prescolare presso il nido Meridiana a Casalecchio di Reno. Educatrici che, come noto, hanno incentrato, venerdì 6 luglio, le attività formative pomeridiane sul tema dell’imminente Bologna Pride.

Dopo le prime reazioni negative del deputato forzista Galeazzo Bignami (che ha annunciato un’interrogazione parlamentare ai ministri Bussetti e Fontana) e del senatore Pier Ferdinando Casini nonché del sindaco dem di Casalecchio si è espresso ieri anche Pietro Segata, presidente della cooperativa, che ha contestato alle sue educatrici «la leggerezza con cui hanno fatto l’iniziativa, non tanto perché con i bambini hanno affrontato il tema della differenza, uno dei nostri capisaldi pedagogici, ma perché l’hanno collegato al Gay Pride, iniziativa politica fortemente connotata, che non può trovare posto in un asilo.

Per non sbagliare potevano fare una giornata arcobaleno dedicata a tutte le diversità, non esclusivamente agli omosessuali».

Ma per Segata a essere particolarmente grave è la libertà d’iniziativa con cui le educatrici hanno agito senza previa consultazione coi vertici della cooperativa e, soprattutto, dei genitori. «In questo periodo estivo – ha infatti aggiunto – si apre il nido anche a bambini esterni che non conoscono l’asilo, le educatrici e i programmi svolti abitualmente, quindi bisognava essere caute. L’altro errore grave è stato quello di apparire come una struttura che si sostituisce ai genitori nella loro funzione educativa».

Il tweet del ministro Fontana e le critiche di Gualmini

Nonostante i mea culpa di Segata sono arrivati, sempre nella giornata d’ieri, gli affondi del ministro della Famiglia e della Disabilità Lorenzo Fontana, sollecitato a esprimersi al riguardo da Il Resto del Carlino che, sulla prima pagina del 13 luglio, aveva sollevato per primo il polverone sulla vicenda.

Fontana, che si è detto allibito per quanto accaduto, ha poi lanciato un tweet: «Ma è possibile che si faccia una cosa del genere all'insaputa dei genitori, tra l'altro a bambini fra 1 e 5 anni? Educazione o ideologia? Adesso i buonisti e i politicamente corretti non hanno niente da dire?».

Gli ha fatto immediatamente eco Massimo Gandolfini, leader del Family Day nonché amico di vecchia data del ministro, che ha ricollegato il caso casalecchiese alla questione dell’ideologia gender e ai moniti bergogliani. «Le colonizzazioni ideologiche sono arrivate anche nei centri estivi – ha dichiarato –. In Emilia si è andati oltre ogni limite. Facciamo appello a tutte famiglie italiane di buon senso affinché si oppongano a queste nuove scuole di indottrinamento ideologico che si permettono di violentare la serena crescita umana dei più piccoli. Cosa che solamente le disumane dittature del XX secolo avevano avuto la sfrontatezza di attuare».

Critiche anche da Elisabetta Gualmini, vicepresidente della Regione Emilia-Romagna, per la quale, «a prescindere da come la si pensi, non si può fare politica strumentalizzando i bambini». 

La Curia di Bologna all'attacco

E, dulcis in fundo, è arrivata oggi la condanna della Curia arcivescovile di Bologna attraverso un editoriale sul settimanale diocesano Bologna Sette: «La Chiesa di Bologna ha appreso con sconcerto che al centro estivo di una scuola dell'infanzia di Casalecchio di Reno è stato presentato l'evento del Gay Pride a bambini in una fascia di età delicata come quella prescolare. Un tema così complesso meriterebbe di essere affrontato con maggiori cautele e sicuramente con il coinvolgimento pieno delle famiglie, prime responsabili dell'educazione dei figli». 

Ma la Curia felsinea ritiene comunque positive le scuse della Coop Dolce . «Immaginiamo – continua l’editoriale - che i genitori dei bambini non avessero dato mandato alle educatrici di affrontare queste tematiche. L'effetto di questa arbitraria iniziativa ha scatenato contrapposizioni e strumentalizzazioni che non giovano alla costruzione di un clima sereno di reciproca fiducia tra la scuola e i genitori.

Interpretiamo come un gesto che va nella direzione di un dialogo positivo le scuse presentate dall'ente educatore. Poiché siamo consapevoli della complessità del cammino di crescita dei nostri figli, questo ci sta a cuore. Tutto ciò può avvenire in una stretta alleanza educativa tra scuola e famiglia».

La replica di Franco Grillini

Ma, a stretto giro, è arrivata, sulle colonne de Il Corriere di Bologna, la replica del direttore di Gaynews Franco Grillini che ha parlato di «vicenda grottesca».

Dichiarandosi dalla parte delle educatrici, l’ex parlamentare ha dichiarato: «C'è una campagna ossessiva contro di noi, ogni volta che un rappresentante della comunità Lgbti viene invitato in una scuola scoppia una polemica. E sull'educazione non accettiamo lezioni dalla diocesi».

Nessuno sbaglio dunque da parte delle educatrici? «No – incalza Grillini –. Se il problema è l'età dei bambini accolti nelle strutture, non si capisce bene perché in una materna si possa parlare di religione e non di Pride. Allora stabiliamo che tutte le volte che si affrontano temi religiosi, i genitori devono essere avvisati».

Grassadonia (Famiglie Arcobaleno): "Ma dov'è la strumentalizzazione politica?"

Contattata da Gaynews, si è detta invece sorpresa dell’accaduto Marilena Grassadonia, presidente di Famiglie Arcobaleno: «Non capisco come si possa parlare di strumentalizzazione politica con riferimento a cartelloni coi colori dell’arcobaleno o alla lettura di libri come Buongiorno postino e Piccolo uovo, che parlano delle varie realtà familiari.

Famiglie Arcobaleno sosterrà sempre la validità di attività formative che non vogliono indottrinare i nostri figli ma renderli soltanto sensibili ai temi dell’inclusione, del rispetto e della solidarietà».

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30.000 persone a Napoli per il Mediterranean Pride che, partito alle 17:30 da piazza Dante, si è snodato lungo Via Toledo e ha raggiunto il lungomare dove, all’altezza di Castel dell’Ovo, si sono tenuti i discorsi finali.

Madrina della manifestazione Maria Esposito, la madre di Vincenzo Ruggiero, l'attivista ucciso il 7 luglio 2017, del cui omicidio e vilipendio di cadavere si è accusato Ciro Guarente.

Quattro i carri che hanno caratterizzato la marcia partenopea dell’orgoglio Lgbti, incentrata quest'anno sui temi dell'accoglienza e della lotta alle mafie. Significativo e coloratissimo il trenino delle Famiglie Arcobaleno, la cui presidente nazionale Marilena Grassadonia è stata presente insieme con un’ampia delegazione del Circolo di Cultura omosessuale Mario Mieli.

Dietro lo striscione iniziale, invece, anche il blogger de L'Espresso Marco Gaucho Filippi (MGF), che ha ideato per i manifesti del Mediterranean Pride il Vesuvio Rainbow con l'hashtag #amalicolfuoco.

Tra i presenti anche l’escort Francesco Mangiacapra, autore del noto dossier sui preti gay consegnato in febbraio alla Curia di Napoli, che ha provocatoriamente sfilato nei panni di Cristo. Accanto a lui, vestito da angelo, Mirko Varlese (di notte ballerino, performer e trasformista, di giorno catechista e operatore sociale a Sant'Erasmo ai Granili), che ha  partecipato come ministrante ai funerali di Vincenzo Ruggiero in S. Maria di Montesanto.

Proprio al 25enne assassinato Mirko ha "dedicato" le enormi ali bianche indossate perché «Vincenzo è un angelo che ho avuto il privilegio di conoscere e che è volato in cielo troppo presto».

Non sono mancati momenti d’intensa commozione come quando Antonio Amoretti, partigiano delle Quattro Giornate, ha invitato in Largo Berlinguer a cantare Bella, ciao e ha tenuto un breve saluto: «Sono orgoglioso di essere stato, con mia moglie Rosa, testimone della prima unione civile di Napoli.

Voglio ricordare a voi ragazzi di difendere la Costituzione scritta con il sacrificio dei partigiani: bisogna difendere, oggi come allora, la democrazia, la pace e la libertà».

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Anche quest’anno, nella suggestiva cornice barocca del centro storico di Noto, torna il Giacinto-Nature Lgbt. Festival di informazione e approfondimento sulla cultura omotransessuale, diretto dall’attore Luigi Tabita.

Il festival si svolgerà il 4 e il 5 agosto, giornate in cui sono previsti eventi finalizzati a narrare realtà e storie che interessano da vicino la comunità Lgbt. Tema di questa quarta edizione sarà il viaggio, inteso nelle sue varie accezioni semantiche.

Sabato 4 agosto, alle ore 18:00, nella Sala Dante del Teatro Tina di Lorenzo, il festival sarà inaugurato dal vernissage di Adelmo e gli altri, una mostra foto-documentaria curata da Cristoforo Magistro e dedicata ai confinati omosessuali nel Materano durante la seconda guerra mondiale. Un lavoro che cerca di ricostruire, attraverso il recupero di immagini e documenti, la memoria e le vicende di persone perseguitate dalla violenza fascista per il loro orientamento sessuale.

Nella stessa giornata, alle 19:30, presso il Convitto delle Arti, si discuterà, invece, di turismo Lgbt con esperti del settore quali Sandro PappalardoMarco Albertini, Francesco Pastore, Marco Galati e Alessandro Battaglia. All’evento parteciperà anche il presidente del Comitato provinciale Arcigay di Siracusa Armando CaraviniE sempre nella medesima location, alle 21:30, verrà proiettato un cortometraggio di animazione dell' illustratrice estone Chintis Lundgren.

Alle 22:00 sarà invece la volta di Filippo lo studente, incontro-reading per raccontare la storia di uno dei tanti omosessuali che furono deportati al confino durante il periodo fascista perché  “socialmente pericolosi nei riflessi della moralità pubblica”. A dare voce a Filippo, studente siciliano, sarà l’attore Paolo Briguglia e al dibattito che seguirà la performance, parteciperanno Chiara Ottaviano (storica), Gabriele Guglielmo (presidente Polis Aperta) e Andrea Cozzo (ordinario di Lingua e letteratura greca, Università di Palermo). 

Domenica 5 agosto, il calendario degli incontri avrà inizio alle 17:30 presso il Convitto delle Arti con Guardami. Si tratta di un laboratorio esperienziale curato dalla visual artist Clara Luiselli, i cui partecipanti si impegneranno nella costruzione di "porte-scrigno" funzionali a permettere un percorso di scoperta e svelamento del proprio sé. Alle 19:30 le strade del centro saranno interessate da un flash-mob arcobaleno organizzato dalle associazioni Lgbt del territorio.

La serata della domenica si concluderà, sempre presso il Convitto delle Arti, con due eventi.

Uno, con inizio alle 21:00, dedicato alle sfide della genitorialità e alla vita delle famiglie Lgbt in Italia, a cui parteciperanno la senatrice Valeria Fedeli, Marilena Grassadonia (presidente Famiglie Arcobaleno), Alessandro Savona – (genitore affidatario), Janelle Hammett (portatrice), l’avvocata Giusi Arena (Rete Lenford).

L’altro, alle ore 22:00, che ruoterà intorno dalla proiezione di Invecchiare lgbt, un documentario sulle persone Lgbt di terza e quarta età realizzato da Adriano Silanus. Dopo la proiezione seguirà la presentazione dei libri Over60-men e Over60-women con il curatore Giorgio Ghibaudo, Alessandro Bottaro (presidente Stonewall Glbt) e la partecipazione della giornalista Alda D'Eusanio.

 

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Alla sentenza emessa ieri dalla Corte d’appello di Napoli segue oggi il decreto depositato dal Tribunale di Pistoia.

Decreto storico perché è stata ordinata, in applicazione diretta della legge n. 40/2004, la formazione d’un atto di nascita recante l’indicazione di due madri.

Si tratta del primo caso in assoluto in cui un giudice riconosce l’applicabilità degli articoli 8 e 9 della detta legge in una coppia di due donne, affermando che la responsabilità genitoriale della madre non biologica sorge per effetto della prestazione del consenso alla procreazione assistita eterologa.

Per Marilena Grassadonia, presidente di Famiglie Arcobaleno, si tratta di «una giornata davvero storica. Dopo la sentenza della Corte d’appello di Napoli, il decreto del Tribunale di Pistoia conferma senza possibilità di dubbio che l’azione amministrativa di sindaci e ufficiali di stato civile, da Torino in poi, era pienamente fondata e doverosa. Questa sentenza ribalta infatti il diniego opposto dall’ufficiale di stato civile e ordina la formazione di un atto di nascita totalmente nuovo, che indica sin dall’inizio l’esistenza di due mamme».

Viva soddisfazione ha espresso Angelo Schillaci, ricercatore in diritto comparato presso l’ateneo romano della Sapienza e coordinatore di quel team di avvocati che, formatosi in seno al Gruppo legale di Famiglie Arcobaleno e comprendente Michele Giarratano, Vincenzo Miri (Rete Lenford), Ferdinando Poscio, Federica Tempori, ha lavorato sinergicamente per una tale causa.

«Un risultato molto importante – così ha commentato Schillaci –, che premia un lavoro di squadra durato mesi: fin dall’inizio, abbiamo creduto fermamente che fosse possibile sostenere in giudizio la tesi avanzata in dottrina da Marco Gattuso, in merito all’applicabilità dell’art. 8 in coppia omogenitoriale. Davvero un passo avanti fondamentale per la tutela dei bambini e delle bambine arcobaleno».

Per il magistrato Marco Gattuso, «dopo le due decisioni del Tribunale di Torino, la sentenza della Corte d’appello di Napoli (con l’autorevole firma dell’estensore consigliere Casaburi), la decisione del Tribunale di Pistoia (che reca la firma del presidente del tribunale, Amato) rappresenta dunque l’ulteriore, attesa, conferma che nell’attuale sistema normativo si deve ritenere che il consenso sia alla base della costituzione del rapporto di filiazione in caso di ricorso alla pma anche quando la coppia sia formata da due persone dello stesso».

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Anche la madre non biologica è madre sin dalla nascita, perché accettò e condivise il progetto della procreazione assistita.

Questo, come spiegato dal magistrato Marco Gattuso su Articolo29, il cuore della sentenza 145/2018. Sentenza con cui, oggi, la Corte d’Appello di Napoli, accogliendo la richiesta di stepchild adoption avanzata dalla mamma non biologica di Lorenzo (nato sei anni fa dalla compagna a seguito di tecniche di pma), le ha di fatto riconosciuto lo stato di "mamma dalla nascita" e non solo di madre adottiva.

Nello specifico, la Corte ha ribaltato la sentenza del Tribunale per i minori di Napoli che aveva rigettato la richiesta di stepchild adoption. Le due donne Rossella Chianese e Roberta Passaro, socie di Famiglie Arcobaleno, sono state seguite dall'avvocata Francesca Quarato.

«Le motivazioni della sentenza sono molto importanti - spiega l'avvocata - perché, nel riconoscere il diritto delle due mamme ad essere riconosciute entrambe come genitrici del figlio che insieme hanno voluto, la Corte d'Appello fa un passo avanti ulteriore ricordando che la stepchild è una forma di tutela minima per i figli di coppie omogenitoriali, perché è subordinata alla domanda, perché assicura una tutela non piena e, infine, concede di adottare quello che, invece, deve essere considerato un figlio della coppia già alla nascita. In tal senso, richiama espressamente la legge 40 indicando per la piena tutela dei figli di coppie omogenitoriali la strada del riconoscimento alla nascita»

La legge 40 permette infatti, per i figli nati  in Italia e all’estero, a seguito di tecniche di pma, il riconoscimento automatico come genitori di entrambi i partner di una coppia che hanno dato il loro assenso all’inseminazione.

«Questa norma – spiega la presidente di Famiglie Arcobaleno Marilena Grassadonia – è perfettamente applicabile anche alle coppie lesbiche ed è anche per questo motivo che diversi Comuni in Italia stanno procedendo alle annotazioni di entrambi i genitori sui certificati di nascita.

Questa sentenza ci conferma che siamo nel giusto nel portare avanti la nostra battaglia per il riconoscimento alla nascita dei nostri figli e delle nostre figlie».

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