Alla presenza della senatrice Monica Cirinnà e del presidente di Arcigay nazionale Flavio Romani sarà presentata oggi pomeriggio a Verona, in conferenza stampa, la manifestazione Mano nella mano contro l’omofobia che, organizzata da Arcigay Verona e Circolo Milk, avrà luogo il 29 settembre fra Grezzana e Stallavena. Riedizione di quella che si è già tenuta nella città scaligera il 18 agosto, la passeggiata vuol essere un attestato di solidarietà ad Angelo Amato e Andrea Gardoni.

La coppia, che era già stata oggetto di insulti e spintoni in piazza Bra l’11 agosto, ha subito una drammatica aggressione, nella notte tra il 12 e il 13 settembre, davanti alla propria abitazione in Stallavena. A seguito di tali atti il consigliere scaligero Alessandro Gennari (M5s) aveva presentato una Mozione di solidarietà e contro il razzismo e l'omofobia.

Ma nell’assemblea consiliare del 20 settembre tale mozione è stata ricusata da alcuni componenti della maggioranza (i consiglieri Comencini, Bacciga, Bocchi, Rossi). Il provvedimento, che in buona sostanza sottolineava l’obbligo istituzionale di condannare fermamente i recenti episodi di violenza verificatisi a Verona a danno dellla coppia, era finalizzato a esprimere alla stessa solidarietà da parte del Consiglio comunale e a stigmatizzare «qualsiasi tipo di violenza, specie se perpetrata per motivi ideologici».

A Palazzo Barbieri si è deciso infine di non sottoporre a votazione la mozione sulla spinta del consigliere leghista Vito Comencini, perché «apparentemente è andata come dichiarato dalle cronache, ma bisogna aspettare la fine delle indagini».

A pochi giorni di distanza dall’accaduto abbiamo contattato Angelo e Andrea per avere una loro valutazione al riguardo.

«Stiamo davvero molto male – hanno dichiarato ai nostri microfoni – dopo questa assurda bocciatura della mozione, con cui il Comune di Verone avrebbe potuto esprimere solidarietà nei nostri confronti. Solidarietà che non è arrivata perché siamo due persone gay. Se fossimo stati eterosessuali tutto ciò non sarebbe accaduto. Stiamo male e siamo arrabbiati perché anche il sindaco di Stallavena ci ha ignorato.

La nostra vita è semplicemente distrutta e non abbiamo alcuna protezione, se non una volante della polizia che, saltuariamente, passa nei pressi della nostra abitazione. La vita è totalmente cambiata da quell'11 agosto in piazza Bra, quando abbiamo subito la prima aggressione, e i vigili urbani non sono intervenuti e ci hanno mandato via.

Anche solo per questo, il Comune di Verona avrebbe dovuto manifestarci la sua solidarietà, per la condotta dei suoi vigili urbani, perché noi siamo persone e siamo cittadini di Verona. Ci vergogniamo del comportamento del Consiglio Comunale di Verona e siamo disgustati dal sindaco, da cui attendiamo ancora una telefonata di solidarietà».

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Una fila ininterrotta di persone ha fatto ieri visita alla camera ardente di Andrea Berardicurti, in arte La Karl du Pigné, deceduto la sera del 4 settembre dopo dolorosa malattia.

Accolto sulle note di Dancing Queen, il feretro dell’artista è stato collocato tra fiori, foto e abiti da spettacolo (i suoi abiti da spettacolo) nella sala centrale del Circolo di Cultura omosessuale Mari Mieli, di cui era stato socio dalla fine degli anni ’80.

Sulla bara, avvolta in una bandiera arcobaleno, una grande corona di rose bianche con un nastro verde recante la proverbiale frase de La Karl: Datte na' carmata.

Tra le tante persone accorse a salutare la storica figura del movimento Lgbti romano anche Vladimir Luxuria, che ha dichiarato: «Ci siamo conosciuti 25 anni fa nel quartiere dove vivevano, il Pigneto. Al Circolo lo portai io e fui sempre io a chiedergli di salire sul palco e di travestirsi.

Andrea fa parte della mia vita e il suo più grande successo è stato il suo altruismo: si è sempre preoccupato degli altri e riusciva sempre a distendere con le sue battute. Non verrà mai dimenticato».

Per Sebastiano Secci, presidente del Mieli, «se ne va una delle nostre colonne. Se ne va un punto di riferimento per tutta la comunità. Ci ha insegnato che anche con l'ironia si può fare attivismo».

Alle 15:00 si è tenuto il rito laico di commiato, caratterizzato dalle commosse testimonianze di chi è stato accanto e ha amato «un'artista e un'icona Lgbt di forte impegno, di squisita umanità, rara sagacia. Il suo ricordo – così il direttore di Gaynews Franco Grillini in un messaggio di cordoglio al Mieli – sarà soprattutto legato alle serate di Muccassassina, di cui fu ideatore e anima, e al Roma Pride, di cui negli anni era divenuto simbolo e immagine».

Un battimano lunghissimo ha poi accompagnato l’uscita del feretro dalla sede del Mieli mentre risuonavano le parole di Why? di Annie Lennox.

Andrea/La Karl è stato infine ricordato ieri sera sul palco del Padova Pride Village, dove la senatrice Monica Cirinnà, al termine della presentazione del suo libro L’Italia che non c’era, ha invitato i presenti a osservare un minuto di silenzio in memoria di chi ha segnato e contribuito a fare la storia del movimento Lgbti italiano.

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Un’unione civile quanto mai significativa quella celebrata a Roma, ieri pomeriggio, nella Sala Rossa del Palazzo dei Conservatori. A dire il loro sì Sergio Strozzi, diplomatico in servizio presso la Farnesina, e il padovano Simone Mazzetto, project manager presso Pianca e Fendi Casa.

A condividere tale gioia insieme con familiari e amici, giunti da più parti d’Italia e dall’estero, la loro figlia Caterina, visibilmente emozionata.

La celebrazione è stata presieduta dalla senatrice Monica Cirinnà, madrina della legge sulle unioni civili, che nel partecipato discorso introduttivo ha ricordato l’importanza della normativa quale tappa miliare verso il raggiungimento della parità dei diritti e fonte di gioiosa serenità per tante coppie di persone dello stesso sesso.

Dopo la celebrazione si è tenuto un ricevimento nella raffinata cornice della Terrazza Caffarelli. Viva commozione ha suscitato negli astanti tanto l'excursus storico della lunga storia d'amore di Sergio e Simone - che hanno voluto loro stessi ripercorrere con una lettura alternata dei punti più salienti - quanto il discorso augurale di Caterina.

Tra i convitati, testimoni di tali momenti, il ministro plenipotenziario Fabrizio Petri, presidente di Globe-Mae (Rete dei dipendenti Lgbti del ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale), l'ex ambasciatore in Nuova Zelanda Carmelo Barbarello col prorio coniuge Javier Barca, l'avvocata Susanna Lollini di Rete Lenford, lo scrittore Tommaso Giartosio e il consorte Gianfranco Goretti di Famiglie Arcobaleno.

Quella di Sergio e Simone è stata la seconda unione civile - dopo quella costituitasi tra Daniele Cicoria e Ciro Varco -, cui ha ieri assistito a Roma la senatrice Cirinnà nelle vesti di ufficiale dello stato civile.

Lei stessa ne dava in serata notizia con un post su Facebook: «Oggi il mio primo giorno di lavoro a Roma non poteva essere migliore: ho celebrato due #unionicivili . Quattro nuovi mariti e due nuove famiglie! Amici e parenti felici, tanta gioia e nessuna discrimina».

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Si avvia a conclusione l’XI° edizione del Padova Pride Village che, anche quest’anno, ha accolto negli spazi del polo fieristico oltre 120.000 persone. Un luogo di cultura e divertimento ma anche di discussione e approfondimento politico sui diritti delle persone Lgbti.

Fissata al 15 settembre, la chiusura sarà preceduta da due appuntamenti di particolare significato. Domani sera sul palco centrale del Padova Pride Village Vincenzo Spadafora, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega alle Pari opportunità e ai Giovani, dibatterà col giornalista di Internazionale Claudio Rossi Marcelli su la situazione italiana delle persone Lgbti e le strategie da adottare nella lotta alla discriminazione e a promozione di una società inclusiva.

Il 6 settembre, invece, spetterà alla senatrice Monica Cirinnà concludere i giovedì culturali del Padova Pride Village che, curati dal caporedattore di Gaynews Francesco Lepore, hanno visto succedersi – per citarne alcuni – nomi dal calibro di Federica Angeli, Franco Vanni, Franco Buffoni, Giuseppina La Delfa, Porpora MarcascianoLa madrina della legge sulle unioni civili dibatterà sull’argomento alla luce del suo libro L’Italia che non c’era

A fare gli onori di casa, in entrambi i casi, sarà Alessandro Zan, deputato dem e fondatore della manifestazione, che ha dichiarato a Gaynews«Con la presenza del sottosegretario alle Pari Opportunità Spadafora il Padova Pride Village si conferma uno spazio capace di tenere sempre acceso e vivo il dibattito e le iniziative sui diritti civili a livello nazionale.

Da fondatore della manifestazione, sono felice che il sottosegretario abbia accettato la nostra proposta, dimostrando così che nel governo ci sono sensibilità diametralmente opposte sul tema dei diritti: a lui vanno i miei ringraziamenti. Da deputato del Pd, spero che l’incontro di domani possa essere utile per tenere alta l’attenzione sui diritti Lgbt all’interno del governo, che fino ad ora si è dimostrato sordo a queste tematiche».

Tematiche che hanno visto, nella scorsa legislatura,  Alessandro Zan in piena sintonia con la senatrice Cirinnà.

«Siamo felicissimi e onorati - così il deputato padovano - di ospitare nell’ultimo giovedì del Village 2018 Monica Cirinnà: un’amica prima che una collega parlamentare.

Insieme abbiamo condiviso il percorso dell’approvazione della legge sulle unioni civili. Una battaglia durata anni contro le parti più reazionarie del Paese e del Parlamento. Quelle parti che oggi dal Governo rialzano la testa e vogliono comprimere diritti che non lasceremo mai scalfire: dal palco del Village saremo ancora insieme per ribadire che la nostra lotta continua e che non arretreremo di un centimetro».

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È partito verso le 16:30 da Piazza Falcone e Borsellino il Pompei Pride. Una marea arcobaleno che, preceduta dallo striscione del Coordinamento organizzativo, si è ingrossata a mano a mano tra suoni, balli e slogan contro ogni forma di discriminazione e le politiche che le alimentano

Ma una marea pervasa anche da una forte dimensione affettiva come quella espressa da un cartonato raffigurante il responsabile nazionale per la Cultura d'Arcigay, da giorni degente in ospedale, con la scritta Claudio Finelli c'è.

Uno striscione, inoltre, realizzato da Gennaro Falanga, ha voluto rendere memoria a tutte le persone omosessuali vessate e mandate a morte, nei secoli addietro, dalla chiesa cattolica. Striscione che, come reso noto oggi dall'attivista stesso, sarebbe dovuto essere rimosso per ordini impartiti "dall'alto" alla Digos ma che per la tenacia degli organizzatori è stato portato fino al termine della parata.

10.000 le persone che hanno partecipato alla marcia regionale campana dell’orgoglio Lgbti. 30.000, secondo gli organizzatori, che hanno parlato di «successo senza precedenti e fuori da ogni aspettativa».

«Esiste e si fa sentire – ha commentato Antonello Sannino, presidente d’Arcigay Napoli – il pezzo importante del Paese che dice no ai censimenti per i rom. Che dice sì all'accoglienza per le persone che scappano dalla guerra dalla fame e dalla povertà e che dice sì al uguaglianza: un corteo colorato e giovane contro l'omotransfobia, contro l’odio e l’intolleranza».

Ma non sono tanto i numeri (comunque considerevoli) ad aver contato nel Pompei Pride quanto la sua forte caratura politica.

Alle bandiere delle associazioni Lgbti (da Arcigay a Famiglie Arcobaleno, da Agedo a Rete Lenford, da Apple Pie di Avellino al Wand di Benevento, da Alfi all’associazione di omosessuali credenti Ponti sospesi), dei sindacati (Uil e Cgil), di Amnesty International, di Libera di Don Ciotti erano infatti mescolate quelle del Pd, del M5s, di Potere al popolo.

E a marciare con le tante persone presenti le senatrici pentastellate Paola Nugnes e Virginia La Mura, i deputati Gennaro Migliore (Pd) e Gilda Sportiello (M5s), il sindaco di Napoli Luigi De Magistris e tanti sindaci dell’area vesuviana. Tra cui Giorgio Zinno, primo cittadino di San Giorgio a Cremano, che nella mattinata aveva ricevuto una lettera d’insulti omofobi e minacce di morte con tanto di proiettile.

Significativa e mai scontata la partecipazione della senatrice dem Monica Cirinnà, che ha inizialmente sfilato dietro l’oramai noto striscione antisalviniano, rimosso dalla Digos in occasione del Siracusa Pride. Apprezzatissimo il suo intervento a chiusura del Pompei Pride, nel corso del quale ha affermato: «I parlamentari, tutti devono rispettare la Costituzione e chi dice che Non esistiamo dovrà farsene una ragione».

Ma a dare alla marcia campana dell'orgoglio Lgbti una forte dimensione istituzionale è stato soprattutto Vincenzo Spadafora, sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri con delega alle Pari Opportunità. Presenza, la sua, che annunciata in anteprima assoluta da Gaynews, è stata accompagnata sin dalla mattina d’ieri dalle reazioni di parlamentari e politici di destra come Malan, Meloni, Scilipoti, Giovanardi.

Ma a mostrare vivo disappunto è stato soprattutto il ministro della Famiglia e della Disabilità Lorenzo Fontana che su Facebook ha scritto «Con tutto il rispetto, il sottosegretario Spadafora parla a titolo personale, e non a nome del governo, né tantomeno della Lega. Per quanto ci riguarda, la famiglia che riconosciamo e sosterremo, anche economicamente, è quella sancita e tutelata dalla Costituzione».

Una smentita dunque della presunta disponibilità dello stesso ministro leghista al dialogo sulle tematiche Lgti così come affermato da Spadafora nel corso del Pompei Pride. In ogni caso il sottosegretario ha chiaramente ribadito che «questo Governo non arretrerà sui diritti delle persone che sono qui oggi al Pride: c'è un grosso lavoro culturale e credo che qualcosa in più, una volta superate le priorità del Governo, potremmo fare». Ha infine annunciato l’imminente convocazione di un tavolo con le associazioni Lgbti.

Numerosi gli interventi che si sono succeduti alla fine della parata davanti all’ingresso dell’area scavi, tra cui quelli del coordinatore Eddy Palescandolo, del presidente d’Arcigay nazionale Flavio Romani, della cofondatrice di Famiglie Arcobaleno Giuseppina La Delfa e della responsabile delle Poltiche Trans per Arcigay Napoli Daniela Falanga.

È stato anche letto il messaggio augurale della vicepresidente della Camera Mara Carfagna che ha, fra l’altro, ricordato come sia irrinuciabile “il contrasto alla violenza omofoba”.

Saluto Pride

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Francesco e Salvatore si sono uniti civilmente in mattinata presso il Palazzo comunale di Giugliano (Na). Una celebrazione vissuta tra la gioia e l'emozione di familiari e amici alla vigilia del Pompei Pride. Ma qualcuno, nella notte, ha pensato bene d'imbrattare un muro in Piazza Municipio con svastica e scritta omofoba Auguri, ricchioni.

A denunciare l'accaduto su Facebook Antonello Sannino, presidente d'Arcigay Napoli.

«Ancora un episodio di intolleranza e di omofobia - si legge sul post -. Ancora una volta contro le unioni civili. A Giugliano sconosciuti vigliacchi imbrattano i muri di scritte naziste e intolleranti contro Francesco e Salvatore.  

Stiamo festeggiando ora la loro unione civile appena celebrata. Ai due cari amici la mia totale solidarietà e gli auguri più sentiti per la loro bellissima storia d'amore. Domani a Pompei saremo insieme a loro e insieme a Monica Cirinnà per dire che l'amore vince #LoveWins».

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Come appreso da fonti interne, Vincenzo Spadafora, sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri con delega alle Pari Opportunità e ai Giovani, parteciperà il 30 giugno al Pompei Pride. Accogliendo l'invito rivoltogli dagli organizzatori e in considerazione del suo ufficio, Spadafora andrà formalmente in rappresentanza del Governo.

È stato lo stesso sottosegretario a darne poi pubblica conferma con un post su Facebook, pubblicato nella serata del 29 giugno.

Al Pompei Pride prenderanno parte anche le senatrici M5s Virginia La Mura e Paola Nugnes nonché la deputata pentastellata Gilda Sportiello. Sarà inoltre presente la senatrice dem Monica Cirinnà, come annunciato ufficialmente oggi sulla sua pagina Fb.

E, intanto, l'Ufficio Comunicazioni sociali della prelatura territoriale di Pompei, retta dall'arcivescovo Tommaso Caputo, ha diffuso un comunicato in cui si afferma: «In sintonia con la propria storia di solidarietà ed accoglienza e secondo l'insegnamento del Papa, la Chiesa di Pompei, in riferimento alla manifestazione in programma il 30 giugno, conferma l'impegno per il rispetto di ogni persona e di quanti si trovano in situazioni di discriminazione

Nella circostanza, si richiamano le parole di Papa Francesco nella recente Esortazione apostolica Amoris LaetitiaOgni persona, indipendentemente dal proprio orientamento sessuale, va rispettata nella sua dignità e accolta con rispetto, con la cura di evitare ogni marchio di ingiusta discriminazione, particolarmente ogni forma di aggressione e violenza. Il Papa desidera che coloro che manifestano l'orientamento omosessuale possano avere gli aiuti necessari per comprendere e realizzare pienamente la volontà di Dio nella loro vita (n. 250)».

Inevitabile, d'altra parte, il richiamo al n. 251 dello stesso documento e alle recenti dichiarazioni bergogliane: «Come Papa Francesco chiarisce, non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia (n. 251). La famiglia umana come immagine di Dio, uomo e donna, è una sola. È una sola (16 giugno 2018)».

Poi la richiesta: «Se un auspicio può essere espresso, esso non può che riguardare il rispetto delle convinzioni dei credenti, anche attraverso modalità e gesti che caratterizzano le manifestazioni a Pompei, città di fede e cultura».

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Le parole di rispetto per le persone che parteciperanno al Pompei Pride sono state accolte con soddisfazione da Antonello Sannino, presidente di Arcigay Napoli, che ha però fatto notare come sul diritto di famiglia non sia certamente la Chiesa ad avere competenze per poi aggiungere: «Peccato che, nonostante le nostre reiterate richieste d'un incontro, il prelato non ci abbia mai neppure risposto».

 

 

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A ridosso del 49° anniversario dei Moti di Stonewall (28 giugno 1969) si celebrerà a Pompei il Pride regionale campano. Organizzata dal Coordinamento Campania Rainbow e da Arcigay Vesuvio Rainbow in collaborazione con numerose associazioni dell’area vesuviana, la marcia dell’orgoglio Lgbti del 30 giugno tiene dietro a quelle di Avellino, Salerno e Caserta

«Non è per il Santuario che abbiamo voluto il Pride proprio qui a Pompei. Dovevamo scegliere una città non capoluogo e questo territorio è stato individuato come un concentrato di pregiudizi nell'area vesuviana». Così Eddy Palescandolo, presidente del coordinamento Campania Rainbow, ha spiegato ieri in conferenza stampa perché sia stata scelta la città degli scavi quale luogo della marcia campana dell’orgoglio Lgbti. «Quello vesuviano – ha aggiunto – è un territorio enorme, dove i diritti civili non sono tenuti in alcuna considerazione».

Gli ha fatto eco Daniela Lourdes Falanga, responsabile Politiche Trans per il comitato Arcigay Napoli, che si porta dietro le cicatrici dell’emarginazione da parte del padre (un affiliato alla camorra) e della società locale. «Io da questa città sono stata cacciata – ha dichiarato –. La mia è una storia di grande dolore ma anche di rivendicazione di diritti. Vogliamo una Pompei libera dai pregiudizi che ci hanno condannato. La laicità è l'unico grande principio che mette insieme le persone. E siccome anche la Chiesa mi ha emarginato, noi vogliamo costruire un futuro con quei preti che investono nella democrazia».

Ha puntato invece sull’aspetto del rilancio occupazionale e turistico Antonello Sannino, presidente del comitato d’Arcigay Napoli, che ha detto: «Ci auguriamo che le aziende comincino a investire anche sui diritti. Il Pride è anche occasione di crescita occupazionale e turistica. C'è chi ha preparato un pacchetto Lgbt. Dagli Stati Uniti e dalla Francia hanno espresso grande interesse per la manifestazione che sta creando un nuovo indotto». 

Preceduto da forte contestazioni provenienti da ambienti d’estrema destra, il Pompei Pride ha puntato sullo slogan #RemoveTheFrame. Un invito a rimuovere la cornice di tutti i pregiudizi e a difendere la laicità delle istituzioni democratiche ma anche un appello alla Regione Campania e al Parlamento affinché approvino le rispettive leggi in materia di contrasto all’omotransfobia.

Tanti i patrocini concessi al Pompei Pride, tra cui quelli dei Consolati generali di Stati Uniti, Francia, Spagna, Venezuela, della Regione Campania, dalla Città metropolitana di Napoli, della Provincia di Salerno in una con l’adesione del Centro SInAPSi e dell’Osservatorio Lgbti dell’Università Federico II.

Il Pompei Pride partirà alle ore 16:00 da Piazza Falcone e Borsellino per snodarsi lungo Piazza Bartolo Longo, Via Roma, Via Plinio fino a Piazza Esedra, dove si susseguiranno gli interventi di organizzatori, artisti e politici.

Tra questi hanno annunciato la loro partecipazione le senatrici Monica Cirinnà (Pd), Virginia La Mura e Paola Nugnes (M5s), la deputata Gilda Sportiello (M5s), il sindaco di Napoli Luigi De Magistris. Il party ufficiale dell’evento Magma avrà invece luogo in serata alla Rena Nera Beach a Torre Annunziata.

Ma a caratterizzare soprattutto il Pompei Pride è l’ampio sostegno di artisti e sportivi: da Carla Fracci a Cristina Donadio, da Liberato a Serena Rossi, da Massimiliano Rosolino a Pino Maddaloni, da Irma Testa a TvBoy. Ma anche Maria Nazionale, Patrizio Rispo, Patrizia Pellegrino, Monica Sarnelli, Patrizio Oliva, Lorella Boccia, Vincenzo Picardi, Lisa Fusco, Tony Tammaro, Gianni Molaro.

Guarda il VIDEO con l’appello di artisti e sportivi

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«Saremo anche noi in piazza il 30 giugno accanto alle associazioni Lgbti a Pompei. Non bisogna farsi intimidire dagli striscioni omofobi e dalle provocazioni delle organizzazioni di estrema destra che vogliono impedire il Pride».

Questa la dichiarazione congiunta rilasciata dalle senatrici campane del Movimento 5 Stelle Virginia La Mura e Paola Nugnes nel giorno stesso della conferenza stampa di presentazione del Pompei Pride, che avrà luogo sabato prossimo nella storica cittadina vesuviana.

«Questa manifestazione - hanno proseguito La Mura e Nugnes - è stata accompagnata dalle proteste omofobe delle organizzazioni di estrema destra in città di fronte alle quali non si può restare in silenzio. Il nostro è un Paese che non può permettersi arretramenti sul piano della difesa dei diritti civili e della lotta alle discriminazioni di genere, anzi c'è molto da fare anche in Parlamento per migliorare le normative in materia di diritti civili.

È compito di chi ha a cuore la libertà e la democrazia impedire ogni deriva omofoba nel nostro Paese: bisogna schierarsi in maniera chiara e netta contro le intimidazioni di chi vuole bloccare l'avanzamento dei diritti civili e per un avanzamento culturale e sociale delle nostre comunità». 

Alla marcia regionale dell'orgoglio Lgbti parteciperà anche la deputata pentastellata Gilda Sportiello. Sarà inoltre presente, come annunciato da tempo, la senatrice dem Monica Cirinnà, madrina della legge sulle unioni civili. 

 

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Un grave avvenimento di matrice omofobica sarebbe avvenuto ieri sera al Lido Turistico Beach Park di Bacoli, località marina in provincia di Napoli. 

Daniele Bausilio e Giuseppe Pitirollo, due giovani unitisi civilmente il 30 giugno 2017, sono stati messi alla porta - come hanno raccontato - perché si sono presentati al Lido “senza donne”. Neppure il tempestivo intervento dei carabinieri è stato risolutivo.

In ogni caso, alle prime ore di oggi, Daniele e Giuseppe hanno sporto denuncia presso la Questura di Napoli. A testimoniare un'altra coppia (Pompilio Morganella e Salvatore Senese), che era con loro al momento dell'allontanamento dal Beach Park.

Ecco come lo stesso Daniele ha raccontato l'accaduto su Facebook: «Stasera io e mio marito siamo andati al Lido turistico. All'ingresso ci è stato detto che non potevamo entrare perché non accompagnati. Alla nostra spontanea e ingenua domanda: Accompagnati da chi?, loro hanno risposto: Da donne, perché si entrava in coppia (e non era una serata a tema ma bensì una tranquillissima serata).

Noi abbiamo detto che la coppia eravamo noi e da un anno anche per legge. Loro ci hanno sbattuto in faccia il fatto che per loro la coppia è formata da uomo e donna...

Provo una tale collera e una tale tristezza perché, dopo anni di lotta per i nostri diritti, ci ritroviamo in una situazione del genere. Ci siamo sentiti umiliati, discriminati, offesi e feriti di fronte a tale ignoranza. Chiedo il vostro aiuto per la condivisione per far sapere a più persone lo schifo e l'ignoranza che c'è ancora in giro».

Immediata la condanna di Antonello Sannino, presidente di Arcigay Napoli, che ha detto: «Ancora una volta una  vera e propria apartheid per le persone Lgbti nonostante le leggi dell Stato e la legge sulle unioni civili. 

Intervenga subito la Regione, dove da mesi in VI° Commissione è depositata una legge regionale contro l'omotransfobia. Legge sempre più urgente.

È assurdo che questi episodi si ripetano con una frequenza sempre maggiore nei luoghi di turismo: un Paese che dovrebbe puntare sul turismo e sul turismo accogliente non può permettersi episodi come questo di Bacoli».

Sulla vicenda di Bacoli è intervenuta anche la senatrice Monica Cirinnà che, contattata da Gaynews, ha dichiarato: «Se corrispondesse al vero la notizia che a una coppia gay è stato impedito l’accesso in un locale pubblico nell’area flegrea, sarebbe una cosa gravissima.

Le autorità comunali intervengano sul locale, sanzionando pesantemente la proprietà, per ripristinare il buonsenso e la legge». 

Probabilmente, nei prossimi giorni, sarà organizzato un flash mob presso la struttura in questione. 

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