Nell’avvicinarsi al 28 giugno, giorno in cui ricorrerà il 50° anniversario dei Moti di Stonewall, s’intensificano le manifestazioni in preparazione a una data così significativa per il movimento mondiale di liberazione Lgbti. Oltre all’annuncio della delegazione italiana al World Pride di New York (30 giugno), che, promossa dal Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, ha già raggiunto le oltre 60 adesioni da parte delle principali associazioni arcobaleno, a imporsi al riguardo è indubbiamente il ricco programma d’eventi preparato dal Mit (Movimento Identità Trans).

Intitolato La nostra Resistenza nello Spirito di Stonewall. Riprendiamo il filo del discorso, la pratica di lotta, per una costruzione di senso storico, culturale e politico, esso è stato presentato ieri sera in conferenza stampa a Palazzo D’Accursio (sede del Comune di Bologna) da Susanna Zaccaria, assessora comunale alle Pari Opportunità, Nicole De Leo (presidente del Mit), Porpora Marcasciano (presidente onoraria del Mit), Mario Di Martino (vicepresidente del Mit)

Il ciclo d’incontri è volto a soprattutto ricordare il ruolo protagonistico che le persone trans, a partire da due figure eroiche come Marsha P. Johnson e Sylvia Rivera, hanno avuto in quella fatidica notte di dieci lustri fa. Notte, che ha segnato l’inizio della riscossa delle persone Lgbti da un periodo interminabile di vessazioni, persecuzioni, non-esistenza e della riaffermazione della propria identità.

«Un momento - ha spiegato l'assessora Zaccaria - che ha dato il via a un processo inesorabile». Un vero e proprio spartiacque, insomma, tanto è vero che, dopo quel giorno, si sarebbe inziato a parlare di un prima e di un dopo Stonewall.

«È necessario recuperare lo spirito di Stonewall - ha detto Nicole De Leo -, che è un motivo di orgoglio e ci serve per ridefinire la nostra vita e i nostri diritti, oggi messi a repentaglio». A essere messi a repentaglio soprattutto i diritti delle persone trans, troppo a lungo marginalizzate e tacitate anche all’interno della stessa collettività Lgbti. 

Un’occasione importante, dunque, il ciclo d’eventi bolognesi, in cui le persone trans faranno sentire la loro voce e riannoderanno i fili dispersi anche alla luce della storica visita di Sylvia Rivera al Mit nel 2000.

Proprio sulla necessità di un recupero integrale della memoria e d'un ritorno allo spirito originario di Stonewall ha insitito Porpora Marcasciano, leader storica del transfemminismo italiano, che ha dichiarato: «Il Pride ha perso di tempra: manca l'euforia iniziale. Bisogna tornare da dove siamo partiti.

Il Pride di quest'anno (che a Bologna sarà il 22 giugno) dovrà essere un momento di unità, di politica e di responsabilizzazione. È necessario riflettere su di noi, sul nostro valore e sul nostro significato in un momento storico come questo, contrassegnato dalla confusione, dalla violenza e in cui stiamo assistendo alla perdita di visibilità e di memoria».

Il primo incontro in programma sarà oggi, alle 18.30, presso il Circolo CostArena (via Azzo Gardino, 48) con la visione collettiva dello splendido documentario Death and life of Marsha P. Johnson. Seguirà il 6 marzo, alle 18.30, l'incontro su Stonewall con la professoressa statunitense Susan Stryker presso il Centro Documentazione Donne (via del Piombo, 5). Il 16 sarà la volta della presentazione del libro L'emersione imprevista di Elena Biagini presso Senape Vivaio Urbano (via Santa Croce, 10). L'11 aprile, alle ore 18:30,  presso la sede del Mit (via Polese, 22) ci sarà la proiezione del film Sylvia rimembri ancora dedicato a Sylvia Rivera, mentre il 9 maggio, alle 18:30, sarà presentato La gaia critica. Politica e liberazione sessuale negli anni ’70, volume d’inediti di Mario Mieli.

Il 1° Giugno, invece, avrà luogo lo spettacolo The Gender Show. Il 5, compleanno del Mit, sarà infine inaugurata la mostra Tutta un’altra storia: Stonewall nel cuore del Mit.

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Prima la lettera aperta di 25 docenti universitarie, attiviste ed ex parlamentari, pubblicata il 29 gennaio da The Sunday Times. Poi, il 31 gennaio, il meeting di For Women Scot (Fws) presso l’Apex Hotel a Edimburgo. Il tutto per protestare contro la riforma del Gender Recognition Act del 2004 che, fortemente voluta dalla prima ministra scozzese Nicola Sturgeon e sostenuta dal Partito Nazionale Scozzese (Pns) al governo, prevede la possibilità di cambiare legalmente genere attraverso autocertificazione.

Una riforma, questa, che inclusiva e rispettosa delle persone trans, viene invece stigmatizzata da Fws e altri gruppi di femministe gender critical (o femministe radicali transescludenti) quale dannosa per i diritti delle donne.

Ma «mentre For Women Scot fa un eccezionale lavoro per dare alla propria transfobia parvenza di rispettabilità, le sue azioni e dichiarazioni fanno danni reali alla comunità trans e non binaria della Scozia».

A parlare così Sisters Uncut Edinburgh (Sue), gruppo femminista intersezionale, che ha anche ricordato come componenti di Fws diffondano a Edimburgo e Glasgow volantini neganti l’identità della persone T e come dal loro account Twitter siano regolarmente lanciati messaggi contro le attiviste trans. Azioni e dichiarazioni, che per Sisters Uncut Edinburgh, sono inequivocabilmente transfobiche e transmisogine.

Per questo motivo, nonostante il freddo pungente e il pochissimo tempo organizzativo (appena quattro giorni), 40 persone hanno risposto all’appello di Sue e si sono ritrovate il 31 gennaio, alle 17:30, in Bristo Square, da cui si sono dirette verso l’Apex Hotel per protestare silenziosamente contro il meeting di For Women Scot.

All’indomani nelle zone di Grassmarket (dov’è ubicato l’Apex Hotel) e Haymarket sono stati trovati numerosi adesivi, alcuni dei quali col logo di For Woman Scot, con messaggi «incitanti all’odio verso le persone trans». Adesivi che sono stati prontamente rimossi da componenti di Sisters Uncut Edinburgh.

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«Su questa storia ho letto dei titoli incredibili. Magari la gente legge il titolo e crede a certe assurdità, a certe fake news, a certe stronzate. Qualcuno davvero può pensare che io vada dentro a un'aula a insegnare alle bambine e ai bambini a diventare trans? Ma come si può pensare una cosa del genere? Io so bene che etero, gay e trans si nasce, non si diventa. Come posso pensare io di indottrinare qualcuno? Siamo ai limiti dell'idiozia e qualcuno abbocca anche». 

Così Vladimir Luxuria, ospite oggi della trasmissione I lunatici su Rai Radio2, è tornata a esprimersi sulle polemiche che, suscitate ieri mattina da Libero e Il Giornale, hanno assunto, nel corso della giornata, una connotazione violenta e offensiva con le dichiarazioni di parlamentari di Lega e Fratelli d’Italia nonché di Toni Brandi e Jacopo Coghe, rispettivi presidenti di ProVita e Generazione Famiglia. Polemiche incentrate sulla partecipazione dell’artista, sabato scorso, alla puntata di Alla lavagna!, fra l’altro trasmessa in seconda serata su Rai3.

Luxuria ha tenuto oggi a precisare di essere «stata invitata a confrontarmi con questa classe elementare di bambini e mi sono sottoposta alle loro domande e alle loro curiosità. Alle loro domande ho risposto usando un linguaggio garbato, comprensibile, delicato. Io ho sempre rispettato i bambini, c'è stato il consenso dei genitori dei bimbi che hanno seguito la puntata dalla regia, nessuno è uscito fuori turbato, anzi.

Il tema del bullismo è molto importante e sentito. In fondo, quelli che mi hanno dato contro pensano che se un gay viene sfottuto, discriminato e messo da parte, il messaggio che passa è che è meglio che i gay si nascondano. Ma oggi nessuno più si deve vergognare della propria identità sessuale. Si devono vergognare certi sepolcri imbiancati che vorrebbero farci tornare nel medioevo». 

L’ex parlamentare, pur senza menzionarlo, ha puntato il dito contro il senatore gandolfiniano Simone Pillon, che ha utilizzato l’argomento della «favola dell'uccello. Questa veramente mi fa imbestialire. A un certo punto i bambini mi hanno chiesto di raccontare una favola in due minuti. Io ho raccontato la favola di un uccello che stava in gabbia liberato da una bambina che lo vedeva soffrire. Io non ho mai pensato che l'uccello in gabbia avesse qualche doppio senso sessuale.

Chi pensa che io raccontando la favola dell'uccello faccia riferimento a un membro maschile, deve mettere le tende dallo psichiatra. Questi sono ossessionati dal sesso, sono malati, pensano solo a quello. Sapesse quanti eterosessuali si sono venuti a far rincuorare da me perché stavano male... Andiamo oltre la sessualità, andiamo oltre quest'ossessione: cerchiamo di vedere quello che ci unisce, non quello che ci divide»

Luxuria ha poi esplicitamente ringraziato «il sottosegretario Spadafora e altri esponenti della vigilanza Rai del Movimento Cinque Stelle, che hanno rimarcato la loro differenza dagli alleati».

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Il 15 gennaio si è tenuto presso l’Aula Volta dell’Università degli studi di Pavia il dibattito Corpo e libertà - Rappresentazione delle identità trans. Promosso da UniversiGay e Arcigay Pavia Coming-Aut, l’evento fa parte del ciclo d’incontri Untold - Rappresentazione e identità lgbti nei linguaggi dell'arte che, iniziato nel novembre scorso, terminerà a marzo.

L’appuntamento del 15 gennaio ha visto la partecipazione di tre figure di spicco della collettività trans italiana: l’artista Vladimir Luxuria, la presidente onoraria del Mit Porpora Marcasciano, la poetessa pluripremiata Giovanna Cristina Vivinetto.

Nonostante la caratura dell’incontro non si sono fatte attendere le reazioni di Forza Nuova Pavia che, in un comunicato pubblicato su Facebook il 17 gennaio, ha parlato di «carnevale anticipato», di «uomini travestiti da donne», di «alterazione patologica dell’umore che li porta a vestirsi, truccarsi, atteggiarsi come individui appartenenti al sesso opposto al loro». Non senza i soliti argomenti di «propaganda, finalizzata al totale sovvertimento dell’ordine naturale delle cose», di «dono della natura che ci è anche Patria», di «sacralità della famiglia», di «lobby gay».

Riutilizzate anche le pedestri accuse, agitate negli ultimi tempi da Silvana De Mari e media cattoconservatori, di un Mario Mieli mito del «carrozzone arcobaleno» perché «omosessuale, marxista, coprofago, pedofilo, tossicodipendente».

Al comunicato dei forzanovisti pavesi hanno risposto ieri, con una nota congiunta, Barbara Bassani, presidente di Arcigay Pavia Coming-Aut, e Marco La Cognata, responsabile del Gruppo Trans - Arcigay Pavia Coming-Aut.

Per Bassani «quello di Forza Nuova è un delirio incomprensibile e irricevibile, ma in quelle parole c'è racchiuso il male che da sempre colpisce le persone transessuali: la negazione della loro stessa esistenza. Non riconoscere a una persona, qualunque persona sia, la dignità di essere umano ha prodotto lo sfacelo della violenza nazifascista; la stessa violenza che ha umiliato e ucciso migliaia di persone #Lgbti.

Il linguaggio di Forza Nuova evoca i lager, e arriva contro di noi a pochi giorni dalla giornata della memoria, che come ogni anno celebreremo con La memoria sono anch'io: il prossimo 28 gennaio, saremo come sempre in tanti, a ricordare ciò che abbiamo subìto».

La Cognata ha invece dichiarato: «La dignità di tutte le persone transessuali passa attraverso il riconoscimento, la conoscenza, la comprensione di una delle possibili esperienze dell'umano. Forza Nuova dice che vuole difendere la vita, ma di quale vita parla, se ne rifiuta una parte, se la rigetta, proponendo della vita una visione così parziale, così distante dalla realtà?

Noi persone trans continueremo a essere visibili, per dire a tutti e a tutte, anche a Forza Nuova, che noi siamo qui, esistiamo, che si mettessero il cuore in pace, e ascoltassero le parole delle persone contro le quali gettano tanto odio».

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Una polemica, quella suscitata dall’articolo di Terry Marocco Baby Trans Generation sul penultimo numero di Panorama, che continua a dividere gli animi.

Al comunicato congiunto del Mit e di associazioni Lgbti, all’intervista a Mariella Fanfarillo su Gaynews – che ha chiarito come la giornalista del settimanale, acquisito in novembre dal Gruppo La Verità Srl, abbia pubblicato dati sensibili sulla figlia 18enne nonostante un espresso divieto in tal senso –, alla campagna lanciata sui social da Cristina Leo, portavoce del Colt (Coordinamento Lazio Trans), si sono avvicendati sul quotidiano La Verità l’editoriale del direttore (che lo è anche di Panorama) Maurizio Belpietro dal titolo I trans vogliono tappare la bocca a chi parla di loro, la correlata intervista a Simone Pillon, l’articolo di Massimo Gandolfini (leader del Family Day e legato a doppio filo col senatore leghista) Bloccare la pubertà con i farmaci è abuso di infanti in nome del gender.

Controrisposte, quelle offerte dalla compagine belpietriana, stilate secondo il duplice registro vittimale e complottistico, funzionale, soprattutto l’ultimo, ad alimentare un clima di reazione parossistica nei riguardi d’una presunta lobby Lgbti italiana, tutta proiettata a imporre un pensiero unico. Quello, ovviamente, dell’ideologia gender, che, pur fantomatica al pari dell’esistenza stessa della lobby Lgbti, è capace d’evocare nella pubblica opinione, al solo pronunciarne il nome (ma senza saper cos’è), paure ancestrali, sempre riaffioranti in periodi d’instabilità economica e barbarie culturale quali sono quelli attuali.

Sulla querelle è oggi intervenuto anche l’Onig, il cui presidente Paolo Valerio e una cui componente, Damiana Massara, erano stati contattati da Terry Marocco. Ma le cui dichiarazioni sono poi state riportate, al pari di quelle rilasciate dalle altre persone interpellate, in maniera parziale.

Pubblichiamo di seguito integralmente il testo della lettera che l’Osservatorio ha oggi indirizzato a Maurizio Belpietro

Gentile dott Belpietro,

scrivo in qualità di presidente e a nome del Consiglio direttivo dell’Osservatorio nazionale sull’identità di genere (Onig). L’Onig è un’associazione fondata nel 1998, in collegamento con le associazioni europee e mondiali che si occupano di questo tema. Si propone di favorire la collaborazione di tutte le realtà che in Italia sono interessate ai temi legati all’identità di genere e alla disforia di genere, al fine di approfondirne la conoscenza, attraverso il confronto scientifico nazionale e internazionale. Si propone inoltre la definizione di linee guida di presa in carico in ambito medico, chirurgico, psicologico e giuridico a garanzia della qualità dell’assistenza alle persone che vivono questa condizione e a garanzia delle attività dei professionisti.

Coloro che si occupano da decenni di approfondire questo argomento a livello scientifico, si preoccupano di fornire alle famiglie, ai bambini e agli adolescenti che vivono l’esperienza dello sviluppo atipico dell’identità di genere, una presa in carico secondo canoni rigorosi e aggiornati, basati su ricerche condotte su campioni di centinaia di casi e su studi longitudinali di durata decennale (vedi tra gli altri: de Graaf, N. M., Giovanardi, G., Zitz, C., & Carmichael, P. (2018). Sex Ratio in Children and Adolescents Referred to the Gender Identity Development Service in the UK (2009–2016). Archives of Sexual Behavior, 47(5), 1301-1304; Thomas D. Steensma, Peggy T. Cohen-Kettenis & Kenneth J. Zucker (2018):Evidence for a Change in the Sex Ratio of Children Referred for Gender Dysphoria: Data from the  Center of Expertise on Gender Dysphoria in Amsterdam (1988–2016), Journal of Sex & Marital Therapy; Turban, J. L., & Ehrensaft, D. (2018). Research review: gender identity in youth: treatment paradigms and controversies. Journal of Child Psychology and Psychiatry, 59(12), 1228-1243; De Vries, A. L., Steensma, T. D., Doreleijers, T. A., & Cohen‐Kettenis, P. T. (2011). Puberty suppression in adolescents with gender identity disorder: A prospectiv follow‐up study. The Journal of Sexual Medicine, 8(8), 2276-2283).

I centri italiani Onig che si occupano di bambini e adolescenti con sviluppo atipico dell’identità di genere accolgono le richieste di sostegno e presa in carico del gruppo familiare fornendo risposte articolate e altamente specializzate (psicodiagnosi, psicoterapia, valutazione endocrinologica approfondita, terapia famigliare, gruppi di psicoterapia e di sostegno ai genitori; vedi: http://www.onig.it/drupal8/docs/SoC_minorenni.pdf; https://www.wpath.org/publications/soc), in modo che ogni caso possa ricevere un risposta adeguata ai bisogni specifici. A conclusione della valutazione di accoglienza, solo in casi selezionati, alcuni adolescenti che presentano disforia di genere e che soddisfano i criteri di eleggibilità secondo gli Standard of Care della World Professional Association for Transgender Health (Coleman et al., 2011) e delle linee guida dell’Endocrine Society (Hembree et al., 2017), potranno accedere a una presa in carico di tipo anche medico (oltre a quella psicologica).

In particolare, in casi accuratamente selezionati è possibile somministrare Triptorelina allo scopo di sospendere momentaneamente lo sviluppo puberale quando questo si manifesta non solo in una direzione non in sintonia con l’identità di genere percepita, ma quando diventa fonte di forte sofferenza. La letteratura scientifica descrive infatti la popolazione di adolescenti transgender come più a rischio rispetto ai pari della popolazione generale, presentandosi con più alti livelli di depressione, ansia e rischio suicidario. Tali vissuti tendono a  esordire o a intensificarsi proprio con lo sviluppo puberale. Il razionale dell’uso dei farmaci bloccanti la pubertà è, quindi, di estendere lo spazio temporale di riflessione su di sé senza che l’adolescente debba sperimentare il disagio di cambiamenti fisici incongruenti con la propria identità di genere. È importante specificare che si tratta di un intervento completamente reversibile (può essere sospeso in qualsiasi momento e lo sviluppo puberale riprenderà in accordo al sesso biologico) e che è previsto solo in adolescenza. 

Non riguarda l’infanzia in cui non è mai previsto alcun tipo di intervento medico (vedi: HembreeW.C. J Clin Endocrinol Metab. 2017 Nov 1;102(11):3869-3903. doi: 10.1210/jc.2017-01658.; Fisher A.D. J Endocrinol Invest. 2014 Jul;37(7):675-87. doi: 10.1007/s40618-014-0077-6. Epub 2014 May 27; Butler, G., De Graaf, N., Wren, B., & Carmichael, P. (2018). Assessment and support of children and adolescents with gender dysphoria. Archives of disease in childhood, archdischild-2018).

L’esperienza di queste famiglie e di questi minori è molto rara e molto complessa: mancano informazioni adeguate sugli specialisti a cui rivolgersi e spesso le famiglie non cercano aiuto perché temono il giudizio della collettività. Come Onig abbiamo scelto di far sentire alle famiglie e ai minori tutto l’appoggio della comunità scientifica italiana, che continuerà a garantire interventi qualificati e in linea con le linee guida internazionali.

La copertina di Panorama che per introdurre l’articolo di Terry Marocco mostra il volto di una bambina pesantemente truccata, lascia intendere che l’esperienza della disforia di genere conduca, se non alla prostituzione e alla degenerazione dei costumi morali, a uno sviluppo in direzione estremamente sessualizzata/erotizzata: i contributi scientifici non solo indicano che non è così, ma anzi, individuano nella diffusione di pregiudizi e dei conseguenti atteggiamenti discriminatori una delle cause di maggior malessere psicologico e sociale nei bambini e ragazzi con sviluppo atipico dell’identità di genere (Hatchel, T., Valido, A., De Pedro, K. T., Huang, Y., & Espelage, D. L. (2018). Minority Stress Among Transgender Adolescents: The Role of Peer Victimization, School Belonging, and Ethnicity. Journal of Child and Family Studies, 1-10; Hendricks, M. L., & Testa, R. J. (2012). A conceptual framework for clinical work with transgender and gender nonconforming clients: An adaptation of the Minority Stress Model. Professional Psychology: Research and Practice, 43(5), 460.).

Infine, il titolo che fa riferimento a minori transgender che “vogliono cambiare sesso” deforma la delicata realtà di questi bambini, adolescenti e delle loro famiglie, inficiando l’intento informativo. Ci rammarichiamo quindi che sia stata vanificata la possibilità di offrire al grande pubblico una informazione scientifica seria come quella fornita dai professionisti intervistati, visto che le loro parole sono state inserite in un contesto di pregiudizio negativo creato ad hoc dalle scelte dell’editore.

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«Vergognoso articolo che fa giornalismo scandalistico sulla pelle dei bambini trans».

Così un duro comunicato del Mit (Movimento Identità Trans), cofirmato da numorose associazioni tra cui Agedo, Arcigay, Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, Famiglie Arcobaleno, Possibile Lgbti nonché la nostra Gaynet, ha definito la copertina con connesso report dell’ultimo numero di Panorama. Settimanale che, nell’autunno scorso, è stato acquisito dal Gruppo La Verità Srl, editore del quotidiano La Verità e presieduto da Maurizio Belpietro.

Col titolo Baby Trans Generation, sovrastante il primo piano enorme di una bambina presumibilmente trans, pesantemente truccata, la giornalista Terry Marrocco ha affrontato il tema della varianza di genere in età evolutiva

Ma il servizio, come rileva il comunicato, non solo fornisce «dati falsi e notizie errate», rimandando, fra gli altri, quale autorità di riferimento al libercolo d’orientamento transcritico La Piccola Principe della sociologa e socia d’ArciLesbica Daniela Danna (senza però specificarne l’identità e le posizioni concettuali). Ma riporta «in modo distorto e denigratorio le testimonianze di persone che hanno raccontato sinceramente le loro storie e che ora non solo sono profondamente indignate ma stanno pensando alla possibilità di passare ad azioni legali. Storie date in pasto a lettrici e lettori solo per solleticare morbosa curiosità non certo per approfondire le realtà di cui si parla nell'articolo».

Tra le storie date non solo in pasto alla morbosa curiosità di lettori e lettrici ma strumentalizzate (con violazione della privacy di giovanissime persone trans, di cui sono stati diffusi dati sensibili nonostante le rassicurazioni alla riservatezza garantite dalla giornalista) c’è quella di Olimpia.

Ne abbiamo raggiunto la madre, Mariella Fanfarillo, che è stata contattata da Terry Marocco e ha parlato con la stessa del percorso di transizione della figlia.

Mariella, quali le reazioni dopo aver letto la storia di Olimpia come riportata da Panorama?

Quando la giornalista Terry Marocco mi ha contattato, per conoscere l'esperienza di vita di Olimpia in vista di un suo articolo sulle varianze di genere in età evolutiva, avevo preso degli accordi ben precisi: non avrei dato nessuna autorizzazione a divulgare episodi della vita privata di mia figlia, dei quali non si fosse già parlato pubblicamente. Mi sarei quindi fermata all'emissione della sentenza. La giornalista, però, non ha mantenuto la parola. Quando ho letto l'articolo e le informazioni riservate, per di più riportate in maniera scorretta e non rispondente a verità, mi sono sentita violentata nella privacy della mia famiglia. Ma a sentirsi violentata nella privacy è stata soprattutto Olimpia. Lei, infatti, ha visto la parte più intima della sua vita, della quale non aveva mai fatto menzione pubblicamente perché sente fortemente sua, data in pasto a chiunque avesse letto quell'articolo. 

Com’è arrivata a te la giornalista Terry Marrocco?

Quando la giornalista si è presentata, mi ha detto di aver avuto il mio numero da Paolo Valerio, presidente dell'Onig (Osservatorio Nazionale Identità di Genere). Sono sicura che il professore, che ben conosciamo per la sua grande professionalità e amicizia nei nostri confronti, sia stato anch'egli vittima dell’abilità della giornalista di carpire informazioni con la promessa di redigere un approfondimento sulla tematica gender variant. 

In che cosa ti senti offesa dall’articolo di Panorama?

L'articolo offende non soltanto mia figlia, ma tutti/e coloro che, come lei, hanno affrontato o stanno affrontando un difficile percorso di vita verso la conquista del riconoscimento della vera identità come persone sul piano sia fisico sia giuridico. Pubblicare dati ultrasensibili, perché di questo si tratta, che non hanno nessuna importanza come messaggio informativo, non rientrava nelle finalità prospettatemi durante la telefonata intercorsa con Terry Marocco. In questo vedo la volontà di divulgare informazioni atte soltanto ad attirare morbose curiosità dei lettori, mettendo sulla pubblica piazza particolari molto intimi e privati della vita di Olimpia. Particolari, ripeto, dei quali lei molto gelosa e che, soprattutto, non avevano alcuna valenza informativa. 

Quale il messaggio sulle persone trans che, secondo te, arriva a lettori e lettrici da un tale articolo?

Sia nella copertina che nell'articolo è racchiuso un messaggio di ipersessualizzazione delle persone trans lanciato dalla foto della bambina (trans) della copertina. Tutto l'articolo mira a creare confusione (transizione sociale e chirurgica) e a sollevare un clima di preoccupazione, proponendo la transessualità come un fenomeno di moda che rischia di creare una condizione di contagio mentale fra i giovani i quali, a detta della giornalista, “vogliono cambiare sesso" come se fosse un capriccio. Tutto ciò va contro tutte le ricerche scientifiche e quanto stabilito dal DSM 5 (Manuale diagnostico delle malattie mentali), che lo scorso giugno ha depennato la disforia di genere dall'elenco delle malattie mentali. 

Le associazioni hanno reagito con una lettera al direttore Belpietro. Come valuti tutto ciò?

Trovo che sia importante che le associazioni si dimostrino coese e prendano una posizione univoca di fronte a questo attacco da parte del settimanale diretto da Belpietro. Abbiamo sottoscritto la lettera, perché riteniamo che le lotte per il riconoscimento dei nostri diritti vadano combattute insieme. Colgo l'occasione per ringraziare tutti quelli che hanno voluto appoggiare questa iniziativa e dimostrarci il loro sostegno. 

Credi di agire per vie legali contro Panorama?

Con i nostri legali stiamo considerando di adire le vie legali. Ripeto, la privacy di mia figlia e la sua vita sono state violate con il solo scopo di creare audience, senza prendere in considerazione quali sarebbero state le ripercussioni sui suoi sentimenti. 

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Con Gigliola Toniollo, don Luigi Ciotti, Giovanni Anversa, la Comunità San Benedetto (in memoriam di Don Andrea Gallo), Alba Parietti, Paolo Patanè, Paolo Valerio, Margherita Mazzanti, Antonio Nigrelli è stata premiata, il 13 ottobre 2017, a Milano in riconoscimento del suo impegno contro ogni forma di discriminazione e, particolarmente, contro l’intolleranza transfobica.

Si tratta di Carmen Bertolazzi. Classe 1951, la giornalista e attivista d’origine altoatesina è presidente dell’associazione Ora d'Aria, impegnata nella difesa dei diritti delle persone transessuali/transgender detenute, vittime di tratta e in stato di vulnerabilità. Con una passione nel cuore: l’Etiopia.

L’abbiamo raggiunta per saperne qualcosa di più della sua attività

Carmenda dove nasce quest’interesse per l’Etiopia?

L’Etiopia è una mia seconda vita o una vita parallela. Oltre ad essere la presidente dell’associazione Ora d’Aria, lo sono anche di IISMAS, una ong costituita da volontari e fondata da Aldo Morrone, grande esperto in dermatologia e malattie tropicali, ma soprattutto impegnato da sempre a curare gli ultimi, sia che si tratti di persone di altri mondi, o detenute, o trans. Andare in Africa serve a capire il mondo e a dare un senso alle cose che nelle nostre realtà garantite si rischia di smarrire. Si abbandonano i particolari e si lavora sull’essenza, ossia la vita e la sua qualità. Che nel sud del mondo difetta. 

Etiopia: Paese di migrazione e di passaggio di migranti provenienti. Quale è la situazione attuale, tenuto conto di quanto accade in Europa

L’Etiopia confina con la Somalia, l’Eritrea, il Sudan e il Sud Sudan, tutti paesi di partenza dei migranti. Al suo interno milioni di profughi, tutti con l’obiettivo di arrivare in Europa, se non negli Stati Uniti o in Canada. In Etiopia opero in una zona vicino al confine nord-ovest, in cui si trovano numerosi campi profughi per gli eritrei. Ormai tutti lo sanno, che è inutile incamminarsi verso la Libia, che l’Italia ha chiuso i porti. I campi profughi straboccano, qualcuno si sposta in altri paesi africani e si cerca una nuova rotta. Molti comunque si incamminano verso la Libia, non sapendo cosa li aspetta, e rischiando la sorte.

Da tempo Cei, Chiesa Valdese e Comunità di Sant’Egidio riescono a far arrivare profughi particolarmente vulnerabili attraverso i corridoi umanitari (malati, famiglie, minori che arrivano con l’aereo e un visto) e questa è la strada giusta. In attesa, ma non sono i tempi giusti e quando forse potevano esserlo non è stato fatto per calcoli politici, si dovrebbero portare qui tutte le donne, perché non è ammissibile che subiscano stupri, e gravidanze. Sarebbe una discriminazione, ma una discriminazione necessaria.

Sulla base della sua esperienza quali sono le condizioni delle persone Lgbti in Etiopia? 

In Africa l’omosessualità non è solo negata, ma soprattutto perseguitata e condannata anche con la pena di morte. Ci sono rare eccezioni, quali il Sudafrica e il Mozambico (un suo ex presidente Joachin Chissano fu investito di occuparsi del tema per il continente, ma non credo che l’incarico abbia prodotto miglioramenti). A proposito di questo paese mi ricordo di quando fui invitata a un matrimonio fra una donna protestante e un uomo mussulmano. Lei lasciò la sua chiesa e si convertì. Mi preparai diligentemente alla cerimonia con abiti accollati e veli. Poi andammo al pranzo nunziale con tanto di spettacolo. E chi aprì lo show? Un gruppo di ragazze trans arrivate appositamente dal Sudafrica e che stavano partecipando in tv a un talent-show. I più entusiasti? I parenti dello sposo. Come si vede, le cosiddette barriere sono solo culturali e sociali, altro che religiose.

In Etiopia, se si parla di omosessualità anche in ambiti scientifici, i partecipanti locali si alzano e dicono: Ah, da noi non c’è questo problema, roba da bianchi. Una volta in una cittadina al confine con il Sudan chiesi una camera con due letti per due dottoresse che avevano qualche timore e che volevano stare insieme. Niente da fare. Prenotai due camere separate e poi si arrangiarono. Due donne o due uomini nella stessa stanza, se non parenti, non è ammesso. Tre sì. Ovviamente le persone omosessuali esistono ma non hanno vita facile. Questo spiega anche perché tra i richiedenti asilo ora si presentino molti giovani, che arrivano dai diversi paesi africani e chiedono protezione causa la discriminazione e i rischi che corrono nel loro paese.

Sembrerebbe che nei servizi sanitari etiopi ci siano stati dei progressi circa la cura e la prevenzione dell’Hiv. Cosa ci può raccontare in proposito?

È vero, molto è stato fatto, sia nella prevenzione che nella cura. Grandi campagne sul contagio e terapie gratuite, Ma non è sufficiente. L’uso del preservativo, persino tra i giovani, è osteggiato da culture maschiliste. La prostituzione è diffusa, esistono delle zone del paese praticamente abitate solo da uomini, zone militarizzate o in cui lavorano contadini stagionali. Così il contagio si estende, orizzontalmente nelle famiglie. Nell’ospedale pubblico da noi costruito e supportato, arrivano dai villaggi donne in Aids, e arrivano troppo tardi per poter curare loro e i neonati prima della nascita. Per l’Aids, ma anche per la (per noi obsoleta) malaria, si muore facilmente. Ecco perché si dice che esiste una ingiustizia fra i nostri mondi, da noi si vive e lì si muore.

Infine, è noto come il tema migranti le sia, in generale, molto a cuore. Come giudicha il recente Decreto Sicurezza?

Un decreto propagandistico che parla alla pancia della gente in parte esasperata e in parte spaventata dal nuovo e dal diverso, e che punta a conquistare voti alla Lega. Non affronta assolutamente il problema delle migrazioni, dell’accoglienza nel nostro paese, temi che invece avrebbero bisogno di un’approfondita analisi e anche di necessaria rivisitazione. Anzi, peggiora la vivibilità dei luoghi obbligando le persone a lasciare i centri di accoglienza e a riversarsi sulle strade senza prospettive.

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Alla 63° edizione di Miss Universo, conclusasi domenica 16 ottobre a Bangkok con l'elezione della filippina Catriona Gray, ha partecipato anche Ángela Ponce.

Miss Spagna 2018, la 27enne sivigliana è stata la prima candidata trans a concorrere per il titolo mondiale. Anche se eliminata ldal novero delle 20 semifinaliste, l’organizzazione ha voluto renderle un particolare omaggio E lo ha fatto attraverso un video, che è stato trasmesso davanti alle persone partecipanti e alla giuria di sette donne.

All'indomani della serata finale Ángela Ponce ha incontrato proprio a Bangkok, dove si trovava per una visita di controllo, la giovane 18enne Olimpia e sua madre Mariella Fanfarillo, autrice di Senza rosa né celeste. Diario di una madre sulla transessualità della figlia (Villaggio Maori, Catania 2018).

Al termine dell'incontro Ángela ha rivolto un breve saluto alle lettrici e ai lettori di Gaynews.

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L'amministrazione Trump ha esortato la Corte Suprema degli Stati Uniti a pronunciarsi sulla messa al bando delle persone transgender dalle forze armate, chiedendo ai giudici di agire ancora prima che la questione passi il vaglio dei tribunali di grado inferiore.

Il presidente aveva sorpreso lo stesso Pentagono quando, nel luglio 2017, aveva lanciato una serie di tweet contro la possibilità che persone trans possano servire, a qualsiasi titolo, nell'esercito statunitense. Sei mesi dopo, il segretario alla Difesa James Mattis aveva proposto una revisione della normativa che avrebbe consentito alle persone transgender di servire, ma solo se avessero accettato di farlo "secondo il loro sesso biologico". La direttiva di Mattis fu immediatamente contestata e fermata da quattro corti federali.

Poi, il 23 marzo, un ordine che bandisce le persone transgender dal far parte dell'esercito eccetto che per «circostanze limitate». 

Adesso le pressioni di Trump sui magistrati della First Street perché esaminino quanto prima tre casi specifici, sui quali non si sono ancora pronunciate le Corti d'appello federali, e decidano nell’attuale sessione, che termina a giugno A chiederlo l'avvocato dello Stato Noel Francisco

Si tratterebbe però di una forzatura dei tempi, dato che la Corte Suprema normalmente aspetta che le questioni siano prima esaminate in tutti i gradi di giudizio.

Trump vuole raccogliere i risultati delle nomine di Neil Gorsuch (7 aprile 2017) e Brett Kavanaugh (6 ottobre 2018), che hanno spostato a destra l'equilibrio della Corte. Ma intanto ha già dovuto incassare un rimprovero del presidente dell'alto tribunale John G. Roberts.

Nei giorni scorsi il supremo giudice, che, nominato nel 2005 da George W. Bush, è di orientamento conservatore, ha pubblicamente ricordato a Trump il principio dell'indipendenza della magistratura dopo che questi aveva criticato una sentenza contro il bando al diritto d'asilo per i migranti entrati illegalmente negli Usa

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È nato oggi Possibile Lgbti+, il presidio del partito di Pippo Civati a sostegno della collettività arcobaleno e delle battaglie portate avanti dal movimento.

Si tratta, come spiegato dal portavoce nazionale Gianmarco Capogna, «di uno spazio aperto, intersezionale, transfemminista, queer per una discussione ed elaborazione condivisa e collettiva da costruire tutte e tutti insieme».

Il motivo sotteso a una tale istituzione è così chiarificato in una nota: «È stato fondato il presidio di Possibile per i diritti Lgbti. Il partito ha aperto i canali social per raccogliere segnalazioni e dare seguito alle battaglie già avviate.

Una società più inclusiva ha bisogno di un nuovo patto sociale di cittadinanza tra istituzioni e cittadini, che garantisca tutte le persone, non più discriminate o di "serie b" ma con uguali diritti, tutele e libertà, e titolari della piena opportunità di concorrere, come comunità, allo sviluppo del nostro Paese.

Purtroppo, al momento non è così: si registra invece una crescita dei fenomeni di odio, sessismo e razzismo che rendono urgente e non più rinviabile un'azione culturale e legislativa».

Contattato da Gaynews, Gianmarco Capogna ha così indicato i prossimi passi da intraprendere: «Sosterremo le battaglie storiche del movimento: dalla legge contro omobitransfobia al matrimonio egualitario, dalla riforma del diritto di famiglia al superamento dei vincoli che escludono cittadine e cittadini dalla fecondazione assistita.

Lotteremo contro le discriminazioni nello sport e avremo una particolare attenzione verso le persone in transizione che sono state ignorate e dimenticate per troppi anni dalla politica. Siamo consapevoli che in questi temi bui, di fronte alla destra reazionaria, è necessario rispondere coi colori dell'arcobaleno, con l'orgoglio, con la Resistenza.

Siamo al lavoro a un manifesto dei diritti che metta insieme l’elaborazione di questi anni e che andremo a discutere con le associazioni e il movimento tutto. Inoltre in vista delle europee abbiamo aperto un confronto con altre realtà politiche Lgbti di partiti europei, come Génération.s in Francia, perchè crediamo che sia necessario lanciare campagne transnazionali per i diritti delle persone Lgbti».

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