Il 12 dicembre la senatrice dem Monica Cirinnà è divenuta socia del Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli. Ulteriore iscrizione, dunque, a un’associazione Lgbti per la madrina della legge sulle unioni civili, già tesserata ad Arcigay a partire dal 2016 e al Wand di Benevento il 4 dicembre scorso.

A Gaynews così la parlamentare ha spiegato motivi e finalità sottese al gesto: «Sono contentissima di essermi tesserata alla più importante associazione Lgbti della capitale qual è il Mieli. Un onore essere socia di una realtà che nei decenni non ha mai perso di vitalità ma si è sempre distinta per il coraggio delle idee e l’impegno in prima linea nelle battaglie per i diritti.

Mi piace soprattutto ricordare la presentazione del pdl regionale in materia di discriminazioni da orientamento sessuale e identità di genere nonché il sostegno a un dialogo serio e sereno sul tema della gestazione per altri. Tema presente nel bel documento politico del Roma Pride 2017, frutto dell’opera di coordinamento svolto appunto dal Mieli e dal portavoce Secci».

E proprio Sebastiano Secci, divenuto da qualche mese presidente dell’associazione romana, ha commentato così il tesseramento di Monica Cirinnà: «È con grande piacere che abbiamo accolto la senatrice Monica Cirinnà fra le socie e i soci del Circolo Mario Mieli.

Il rapporto che il Circolo ha avuto con la senatrice è stato caratterizzato, prima, durante e dopo la discussione della legge sulle unioni civili, da estrema schiettezza e correttezza reciproca. Schiettezza e correttezza che nascono da una profonda consapevolezza e rispetto del diverso ruolo e compito svolto dal movimento Lgbt+ da un lato e dalla politica dall'altro.

Apprezziamo Monica Cirinná, fra le altre cose, anche perché è una delle poche parlamentari che, nonostante la delicatezza dell'attuale fase politica, non esita a parlare liberamente di  matrimonio egualitario, di adozioni ma anche di riconoscimento di figli dalla nascita e di gestazione per altri

Argomento, quest’ultimo, sicuramente complesso ma che noi del Circolo Mario Mieli abbiamo fortemente voluto nella piattaforma rivendicativa dell'ultimo Roma Pride proprio perché simboleggia le sfide culturali e politiche che il movimento Lgbt+ sarà chiamato ad affrontare da oggi in poi».

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Nata ufficialmente agli inizi dello scorso mese d’agosto, l’associazione orlandiana Dems (Democrazia, Europa e Società) s’è riunita il 16 dicembre – pochi giorni prima dallo scioglimento delle Camere – nella sua prima assemblea nazionale. Nella cornice dell’auditorium romano Antonianum in via Manzoni si sono succeduti numerosi interventi centrati sull’obiettivo della kermesse. Quello, cioè, di costruire «insieme una nuova proposta per il centrosinistra».

Particolarmente interessante il contributo di Angelo Schillaci che, in veste di coordinatore, ha annunciato la costituzione del comitato tematico Dems Arcobaleno. Raggruppamento che, nato dall’esperienza della Squadra Arcobaleno per Orlando Segretario, vede coinvolte – come detto in quella sede da Schillaci, ricercatore di Diritto comparato alla Sapienza – «persone, con un bagaglio di esperienze ricco e plurale, che condividono la passione e le battaglie per i diritti civili».

Una composizione variegata, come quella dell’arcobaleno, costituita da esponenti della società civile nonché della politica territoriale e nazionale. Tra quest’ultimi si contano i nomi di Monica Cirinnà, Sergio Lo Giudice, Daniele Viotti.

Raggiunto telefonicamente, così Schillaci ha spiegato gli obiettivi del comitato tematico: «Vogliamo rappresentare dentro Dems e più estesamente nel partito un gruppo che nel metodo e nel merito porti avanti le battaglie per i diritti civili Lgbti e non solo.

Nel metodo, puntando su un partito che si apra, sappia parlare all’esterno e si confronti con le forze vive della società. Nel merito, riaffermando le nostre rivendicazioni classiche e fondamentali. Rivendicazioni, che faremo di tutto per portare nel programma del Pd: matrimonio egualitario, equiparazione piena di tutte le famiglie, responsabilità genitoriale alla nascita e riforma delle adozioni, legge contro l’omofobia, piena attenzione per le persone trans e intersex attraverso provvedimenti legislativi che diano pieno riconoscimento e tutela ai loro percorsi di vita e costruzione dell’identità.

Ma il nostro orizzonte non è limitato solo a un tale ambito. Crediamo infatti che i diritti Lgbti siano una componente essenziale e paradigmatica di una battaglia più ampia per i diritti, per l’uguaglianza e l’inclusione».

Parole, queste, condivise appieno dalla senatrice Cirinnà che ai nostri microfoni ha dichiarato: «La battaglia arcobaleno sintetizza in sé quella più ampia e fondamentale per la tutela e il riconoscimento di tutti i diritti umani e civili.

Questa è l’autentica cifra di un partito di centrosinistra che voglia dirsi ed essere tale. Fino a quando sussisterà al riguardo anche una sola minima disparità tra le persone le donne e gli uomini di sinistra non resteranno inoperosi. Noi almeno dei Dems Arcobaleno non lo saremo e faremo di tutto perché non lo sia l’intero Pd.

Uno degli impegni prioritari al riguardo sarà quello per il matrimonio egualitario, al cui riguardo Andrea Orlando ha giustamente detto il 16 dicembre: Le unioni civili, una battaglia a cui tengo e che ho fatto con Monica Cirinnà, sono un modo per sperimentare un percorso che possa portare ai matrimoni egualitari».

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Quando un evento oppure un’emozione diventano motivo di viaggio bisogna giocare d'anticipo e non arrivare in ritardo, rischiando che i biglietti siano esauriti, gli hotel al completo o non ci sia più tempo per organizzare.

Così, tra accessibile, mistico, cliché e massima bellezza, dalle città più moderne a quelle più ricche di storia, sbirciate e fatevi un viaggio (gay friendly) esperienziale intorno al mondo… nell'attesa, chissà, di provarli dal vivo nel 2018!

Passeggiare nella città eterna

Roma non finisce mai di stupire soprattutto in primavera. Immancabile, nei pressi del Circo Massimo, una visita al roseto comunale per godervi dello spettacolo incantato di un migliaio di rose provenienti da tutto il mondo. I colori vi incanteranno e andar via sarà difficile, ma questo è anche un ottimo punto di partenza per scoprire un'altra grande meraviglia che la città riserva a pochi passi dal centro storico. Quale? La galleria Mirabilia di Giano del Bufalo, con il suo susseguirsi di oggetti insoliti, rarità da collezione da togliere il fiato, stranezze e curiosità: come il cranio fossile di un Monosauro o la tuta spaziale sovietica indossata dal cosmonauta russo Strekalov durante una missione spaziale. Non ci resta che augurarvi una buona esplorazione!

La vita? A Brisbane è più bella!

Che ne dite dell’Australia? I viaggiatori gay friendly scelgono per il 2018 Brisbone, la capitale dello stato del Queensland. Una città baciata dal sole e ricca di attività da non perdere. Provate l’eccitazione festiva di South Bank in chiave lifestyle, con marcati all’aperto, bar, ristoranti all’ultimo grido e spettacoli dal vivo. Una meta fantastica per lo shopping e per i parchi giochi gratuiti.

Perdersi nei labirinti verdi d’Italia

Perdersi nella natura? Ora può accadere anche in un antico labirinto, tra siepi di bosso e antiche statue. La grande sorpresa è il labirinto verde progettato da Franco Maria Ricci a Fontanellato, nei pressi della città di Parma. È il più grande labirinto verde al Mondo: otto ettari di labirinto, 300 metri quadrati, tre chilometri di percorso sotto gallerie vegetali alte cinque metri. Un meraviglioso “luna park intellettuale” ispirato da Borges e Calvino.

Esprimere un desiderio sul Golden Gate Bridge

Il tramonto sulla città di San Francisco lascia senza fiato, sia che stiate aspettando le prime luci della notte, o che vi troviate nel bel mezzo dei suoi vicoli attivi e brulicanti di persone, ma ci sono diversi posti per esprimere un desiderio e toccare la felicità (a colori) con un dito. Dove? Il migliore è forse il punto panoramico di Marin Headlands, situato sul lato nord-ovest del Golden Gate Bridge, il percorso verso questo punto panoramico vi regalerà un’incredibile vista della baia e del tramonto di una città magica! State già facendo il biglietto, vero?

La partita del cuore!

Se sarete a Parigi nel 2018, vi consigliamo di non perdere il campo da basket incastonato tra alti edifici in stile parigino, nel cuore del quartiere di Pigalle. Nonostante la cornice così elegante, è in realtà molto grezzo e molto frequentato dagli appassionati. Insomma un angolo inedito della città dell’amore, dove sport e colore si fondano per la prima volta e che merita di essere aggiunta alla lista delle esperienze immancabili per il prossimo anno. Molto gettonato per i nuovi incontri!

Concedersi una merenda (di pesce) da campioni

Tokyo non sarà di certo Tokyo senza una visita al mercato ittico più grande del mondo, il Tsukiji. Frenetico e caotico, il famosissimo mercato è suddiviso in due zone principali, quella interna dedicata ai grossisti - famosa in tutto il mondo per l’asta dei tonni - e quella esterna in cui il pesce viene lavorato e venduto al dettaglio. Per poter assistere alla famosa asta dei tonni bisogna presentarsi intorno alle 4.30 del mattino davanti al “The Fish Information Centre” e sperare di essere tra i primi 120. Siete pronti alla sfida?

Andare in gita al faro di Green Point, Sud Africa

«The happiness is coming!» è la sensazione che si ha una volta arrivati di fronte al faro di Green Point a Città del Capo, in Sud Africa. Una tra le esperienze più belle del vostro viaggio alla fine del mondo. Salite sulla cima della torre e gridate al mondo la vostra felicità da una prospettiva unica!

Fare l’amore sott’acqua!

Le suites subacquee dell’Atlantis, del complesso The Palm, a Dubai, sono davvero il massimo per i dominatori dei mari. Sono, non solo bellissime, ma anche romantiche e super tecnologiche. Vi basterà non avere paura degli squali; sia la camera da letto, che il bagno, infatti, hanno finestre dal pavimento al soffitto, per godersi una vista da (a) mare. Aggiornateci!

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150mila persone alla manifestazione nazionale organizzata a Roma da Non una di meno per dire no alla violenza contro le donne. E le donne sono state le assolute protagoniste di questa fiumana che ha scandito non di rado slogan di attacco al governo e alle religioni.

Unite con loro anche tanti uomini, famiglie ed esponenti di associazioni, comprese quelle Lgbti. Significativa la presenza d’un’enorme bandiera arcobaleno che, sorretta da attiviste e attivisti, è stata voluta da un sempre più dinamico Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli grazie al nuovo team Secci-Praitano.

Sì, perché la violenza contro le donne è una drammatica realtà che chiama in causa tutti. È quanto ribadito stamani anche dalla presidente della Camera Laura Boldrini che, accogliendo per uno specifico evento a Montecitorio 1300 donne, ha dichiarato: «Sbaglia chi pensa che la violenza sia una questione che riguarda esclusivamente le donne. No, riguarda tutto il Paese e sfregia la nostra comunità». E dal Parlamento è arrivato proprio oggoi un segnale concreto: il via libera unanime al fondo per gli orfani di femminicidio, con una dotazione di due milioni e mezzo l'anno per il triennio 2018-2020.

Su cosa necessiti fare per contastare la violenza di genere così si è epressa ai nostri microfoni la giurista Andrea Catizone, presidente di Family Smile ed esperta di diritti dei minori: «La violenza oggi è un fenomeno che attraversa tutte le generazioni e tutti gli ambiti sociali. È nella concezione del rapporto sentimentale che si è innestato un meccanismo di prevaricazione sempre più incontrollato. Serve prima di tutto imparare a riconoscere la violenza e poi imparare a reagire e a non tollerarla come qualche cosa che poi passa. I gesti violenti lasciano sempre delle tracce e pertanto è fondamentale che le donne sentano una rete di protezione che le affianchi sin dalla denuncia. Ecco perché servono dei meccanismi che si attivino immediatamente ed ecco perché servono investimenti da parte dello Stato e delle istituzioni».

Ma manifestazioni, spettacoli, eventi, si sono tenuti in tutta Italia che sembra aver oggi ritrovato una sostanziale concordia su un tema – almeno così sembrerebbe – non divisivo. A Palermo, fra l’altro, il Palazzo delle Aquile, sede del Comune, si è colorato di arancione.

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Nel pomeriggio di oggi, vigilia del Transgender Day of Remembrance o TDoR, si è tenuto a Roma in Largo dei Lombardi un evento tanto informativo sul tema dell’identità di genere quanto commemorativo delle vittime di transfobia. A organizzarlo il Coordinamento Lazio Trans (CoLT) che ha altresì presentato l’installazione d’arte dal titolo Le pagine che non ho scritto, creata dall’artista Valeria Catania

Presenti alcuni consiglieri regionali, esponenti dell'associazionismo romano e, soprattutto, del Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli. Come dichiarato da Cristina Leo, portavoce del CoLT, l'evento è stato particolarmente dedicato «alla ragazza trans assassinata a Roma. Vorremmo donare a questa ragazza morta in solitudine, un pensiero ed una lacrima, per non dimenticarla e per non dimenticare le 325 persone trans uccise nel mondo in questo funesto 2017».

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In occasione del TDoR o Transgender Day of Remembrance, fissato al 20 novembre per fare memoria attiva delle vittime di transfobia, si terranno in alcune città d’Italia varie celebrazioni. Tra queste sono da menzionare le due Trans Freedom March che avranno luogo sabato 18 a Napoli e Torino.

Ma quest’anno è da segnalare in maniera particolare anche Roma che, insieme con la tradizionale accensione di candele commemorative a Termini, vedrà altri importanti eventi. Un programma che, frutto dell’efficace collaborazione tra il Coordinamento Lazio Trans e il Circolo di Cultura omosessuale Mario Mieli, sarà soprattutto caratterizzato dal ricordo della giovane donna transgender uccisa il 10 novembre all’Eur.

Per saperne di più abbiamo raggiunto Cristina Leo, portavoce del Coordinamento.

Si avvicina la giornata del TDoR. A distanza di anni dalla prima celebrazione è sempre attuale una tale commemorazione?

Il Transgender Day of Remembrance, giornata in cui si ricordano le vittime della violenza transfobica, si commemora dal 1999. Il senso di questa commemorazione è sempre tristemente attuale. Pochi giorni fa è stata assassinata qui a Roma una giovane ragazza trans. E quest'anno le persone trans vittime di omicidi nel mondo sono state 325, molte di più del 2016.

Hai parlato di un aumento di casi di delitti a carattere transfobico. Con riferimento al Lazio quante sono state le vittime nell’ultimo anno e, nello specifico, a Roma?

A Roma e nel Lazio quest'anno c'è stata una sola vittima. La 27enne donna trans di origine rumene, di cui parlavo prima.

L’amministrazione Raggi ha dato segnali d’interesse a una realtà così drammatica come la transfobia?

La giunta Raggi ha mostrato sensibilità organizzando a maggio, insieme ai municipi e  alle associazioni, degli eventi per la Settimana Romana contro l'omotransfobia. In molti di questi eventi le persone trans hanno avuto un ruolo di primo piano

Quali sono le manifestazioni previste in preparazione al TDoR e quelle per la giornata del 20?

Ce ne saranno varie. Giovedì 16, alle ore 18.30, presso il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli ci sarà l'inaugurazione della  mostra fotografica Tra le nuvole, Elovun el art centrata sulle persone trans.

Domenica 19 ci saranno due eventi, uno dei quali organizzato proprio dal Co.LT o Coordinamento Lazio Trans e dalle associazioni e gruppi che ne fanno parte. Saremo insieme ad Associazione Libellula 2001, Beyond Differences, Gruppo Amati, Sportello Lili e Tgenus Lazio in Largo dei Lombardi dalle ore 15:00 alle ore 19:00 per informare sul tema della transfobia e commemorare le nostre vittime. Nel corso dell'evento l'artista Valeria Catania presenterà una sua installazione dal titolo Le pagine che non ho scritto.

Infine, lunedì 20 alle ore 19:00, presso la Stazione Termini sul lato di via Giolitti ci sarà una Candlelight in ricordo delle vittime della transfobia organizzata dal Circolo Mario Mieli.

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A Roma una 27enne transessuale di origini rumene è stata ritrovata esanime intorno alle 14:00 in zona Eur. Ad accorgersi del cadavere riverso a terra in un parco adiacente a Via Romolo Murri un passante, che ha lanciato l’allarme.

I primi esami hanno accertato una grande ferita da taglio al torace che farebbe pensare a un decesso per accoltellamento. Sulla vicenda indaga la Squadra mobile della polizia di Stato.

La morte della 27enne rumena viene a cadere a pochi giorni dal 20 novembre, in cui ricorre la celebrazione del TDoR o Transgender Day of Remembrance volto a ricordare il silenzioso eccidio delle persone trans. Troppe volte doppiamente uccise visto che le loro morti sono spesso avvolte dall’indiffirenza e dall’oblio dei media.

Gaynews ha raccolto al riguardo le dichiarazioni di Cristina Leo, portavoce del Coordinamento Lazio Trans (CoLt): «A pochi giorni dal TDoR, giornata internazionale in cui la comunità trans commemora le vittime di transfobia, la notizia dell'uccisione di una giovane ragazza trans nel quartiere eur di Roma ci addolora e ci ferisce ulteriormente.

Con forza e determinazione diciamo no alla transfobia e chiediamo alle istituzioni preposte l’attuazione di politiche serie contro la discriminazione delle persone trans e a favore della loro inclusione sociale e lavorativa».

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Il caso Braibanti è stato, senza dubbio, uno dei casi giudiziari più clamorosi e drammatici degli anni ’60 del secolo scorso nel nostro Paese. E ha lasciato una ferita mai sanata nell’immaginario collettivo delle persone omosessuali.

Aldo Braibanti (1922-2014), filosofo, poeta, naturalista ed ex partigiano, nel 1964 fu accusato di aver plagiato il 21enne Giovanni Sanfratello. In realtà il giovane, in fuga da una famiglia autoritaria e bigotta, aveva deciso di seguire i propri desideri ed era andato a vivere a Roma con Aldo Braibanti. Non accettando l’omosessualità del figlio, il padre affidò Giovanni agli psichiatri con la speranza di guarirlo dalla “seduzione” che avrebbe subito e denunciò l’artista-filosofo con l’accusa di plagio.

Dalle colonne dei maggiori quotidiani Pier Paolo Pasolini, Elsa Morante, Umberto Eco, Alberto Moravia, Marco Pannella, Cesare Musatti e Dacia Maraini si mobilitarono con trasporto a favore di Braibanti ma i loro appelli, come quelli di molti altri, restarono del tutto inascoltati. Il processo si concluse nel 1968 con la condanna per Braibanti per un reato dichiarato poi incostituzionale nel 1981.

Negli ultimi anni Il caso Braibanti, ricostruito da Massimiliano Palmese con documenti d’archivio, lettere e testimonianze, è diventato una pièce di successo diretta da Giuseppe Marini.

Dal 9 al 19 Novembre Il caso Braibanti, spettacolo nato diversi anni fa all’interno della rassegna Garofano Verde – Scenari di teatro omosessuale, ideata da Rodolfo Di Giammarco, torna a Roma nel nuovissimo Spazio 18b della Garbatella (via Rosa Raimondi Garibaldi, 18b).

Nei panni dei due protagonisti Fabio Bussotti e Mauro Conte che sono sempre in scena con il musicista Mauro Verrone e, sempre secondo il disegno registico, recitano anche la parte degli avvocati, dei preti, dei genitori, caratterizzandoli nelle rispettive inflessioni dialettali.

«Il caso Braibanti desterebbe ancora scalpore perché parliamo di un vero e proprio processo farsa – dichiara il regista Giuseppe Marini in una recente intervista radiofonica –. Chi verrà a teatro vedrà e ascolterà le dichiarazioni veramente risibili di periti venduti: ci sono perizie psichiatriche allucinanti, inventate di sana pianta, e non bisogna dimenticare che si tratta di una tragedia che rovinò la vita di un uomo e di un ragazzo per sempre. Nonostante l’appoggio dei più grandi intellettuali del tempo, ad Aldo Braibanti fu comminata una pena di nove anni  e, cosa ancora peggiore, Giovanni Sanfratello fu sottoposto ad atroci trattamenti con elettroshock e coma insulinico».

«Se oggi il nostro Paese è sempre in coda nell’aggiornarsi in tema di diritti civili – aggiunge Massimiliano Palmese - e a distanza di oltre quattro decenni ancora si oppone all’adozione per le coppie omosessuali o a una legge contro l’omofobia, vuol dire che Il caso Braibanti non è pagina del passato ma storia presente, che può e deve, ancora, farci sussultare». 

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Sono state rinnovate ieri sera le cariche sociali del Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli. Alla guida della storica e maggiore associazione Lgbti romana è stato eletto l’avvocato Sebastiano Francesco Secci, già tesoriere della stessa nonché portavoce del Roma Pride, che subentra così a Mario Colamarino. Ad affiancarlo, nel ruolo di vicepresidente, Rossana Praitano, che è stata a capo del Circolo per due mandati dal 2004 al 2012. L’incarico di tesoriere è invece andato al siracusano Valerio Colomasi Battaglia.

Raggiunto telefonicamente, il neopresidente ha espresso la sua gioia e ha dichiarato: «Quest'anno, nel suo 35° anniversario, il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli si troverà ad affrontare una serie di importanti sfide politiche: l'iter della proposta di legge regionale contro l'omotransfobia, le elezioni politiche e regionali, la candidatura al WorldPride 2025, solo per citarne alcune. Il nuovo consiglio direttivo del Circolo muovendo dalle mie precedenti esperienze politiche nell'associazione e nel Roma Pride, investe nelle nuove generazioni con la nomina a tesoriere di Valerio Colomasi Battaglia e recupera l'esperienza e l'autorevolezza della vicepresidente Rossana Praitano. Le sfide che abbiamo davanti sono significative ma confidiamo che con questa squadra e con il pieno sostegno dell'associazione tutta riusciremo a scrivere una nuova entusiasmante pagina per il movimento Lgbti italiano».

Felicitazioni da parte di componenti di varie associazioni Lgbti italiane nonché della senatrice Monica  Cirinnà, che ha annunciato il proprio tesseramento al Mieli.

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È sempre bene ricordare cosa accade quando l’afflato religioso pervade in maniera eccessiva e disorganica la vita di una persona, stimolando reazioni anomale. Reazioni spesso in contraddizione con i dettami di accoglienza e inclusione che dovrebbero essere alla base di ogni religione. E il protagonista di I am Michael, film presentato giovedì 5 ottobre all’interno della rassegna di cinema Lgbti dell’Acrobax di Roma, ne è la prova perfetta.

Ispirato a una vicenda realmente accaduta, I am Michael è l'incredibile storia di Michael Glatze (interpretato da James Franco), un noto attivista Lgbti statunitense che fu al centro di una controversia molto violenta quando diventò pastore cristiano e affermò di non essere più gay. Il film racconta la storia di Michael: dalla sua vita a San Francisco con il fidanzato Bennett, dove persegue l'attivismo politico, una carriera da giornalista all'XY Magazine e l'esplorazione sessuale, fino al momento della personale scoperta spirituale. Infatti, dopo una paura traumatica, Michael inizia a essere afflitto da dubbi e paranoie e intraprende un risveglio religioso che lo porta a rinunciare al suo stile di vita, a rifiutare i suoi amici e a cercare il suo "vero sé" all’interno di esperienze mistiche. Michael, allora, dopo aver esplorato il buddismo e il mormonismo, si lascia coinvolgere da una scuola biblica nel Wyoming rurale dove incontra la sua fidanzata, Rebekah, e dove si forma fino a diventare pastore della propria comunità

Prodotto, tra gli altri, da Gus Van Sant nonché dallo stesso James Franco e presentato sia al Sundance Festival sia alla Berlinale 2015, il film, che non ha avuto distribuzione in Italia se non all’interno di retrospettive dedicate, sembra fatto apposta per far discutere. James Franco, intervistato da La Repubblica, lo ha così presentato: «I am Michael è una storia vera, devastante. Sarà un film che solleverà molte polemiche, la sua vicenda ha riaperto antiche diatribe. L’omosessualità è un fatto genetico? È una malattia? Si può guarire? Si può diventare etero?».

Il film solleva chiaramente l’attenzione sulle pratiche di riorientamento sessuale e quindi sulle terapie riparative che nascono proprio negli Stati Uniti e mirano a cambiare l’orientamento sessuale di una persona, “riparando” l’omosessualità in eterosessualità. Queste terapie di conversione, prive di qualsiasi credito scientifico, presentano spesso una notevole e determinante componente religiosa.

L'opinione delle organizzazioni mediche e psichiatriche è che questi trattamenti, assolutamente antiscientifici e inefficaci, sono potenzialmente dannosi. Tutte le maggiori organizzazioni per la salute mentale, infatti, hanno espresso grande preoccupazione riguardo a questi trattamenti perché la promozione di terapie di cambiamento rinforza gli stereotipi e contribuisce a un clima negativo per le persone lesbiche, gay e bisessuali.

Uno dei temi su cui il film insiste maggiormente è senz’altro la forza che può provenire dall’appartenenza a una comunità: sia che si tratti dell’appartenenza alla comunità Lgbti sia a quella cristiana. Infatti sentirsi parte di una comunità rende l’individuo più facilmente riconoscibile e accettato. Questa forma di garanzia esistenziale può anche poi determinare lo stile di vita del singolo individuo, soprattutto in circostanze di fragilità emotiva e sentimentale. Ma cosa succede quando questo stile di vita non corrisponde alla sua vera e intima dimensione affettiva e sessuale? Quando il modo in cui si è percepiti si scontra con chi si è veramente? Il regista Justin Kelly, che ha lavorato sul film per tre anni, ha detto: «Questo film non è solo la storia di un ‘ex-gay’. È in realtà una storia molto problematica sul potere della fede e il desiderio di appartenenza». 

Grazie a una narrazione chiara e misurata Justin Kelly dirige il proprio esordio con grande equilibrio, peccando forse per un’eccessiva voglia di raccontare che lo spinge a entrare in dettagli e pieghe della vicenda che spezzano e rallentano inutilmente il ritmo della piccola. Kelly sembra essere soprattutto attratto dal modo in cui il protagonista Michael abbia sempre trattato con il massimo della sincerità e dell'etica personale le proprie idee, sia prima sia dopo la “svolta” religiosa, partecipandole e diffondendole con entusiasmo sulla carta stampata, attraverso il suo blog e attraverso la rete. La conversione cristiana e la frequentazione degli ambienti più radicali vengono comprensibilmente ritratti con un po' di ironia e umorismo. Eppure Kelly dimostra una sana forma di curiosità nei confronti delle idee di Glatze. Curiosità che scongiura qualsiasi rischio di facile derisione.

A ogni modo, a prescindere dalle proprie convinzioni religiose e dal proprio orientamento sessuale, l’unica domanda che non può rimanere inevasa è proprio quella implicitamente contenuta all’interno del film e che ha anche la miglior risposta a tutte le teorie riparative, agli integralismi e all’odio che viviamo quotidianamente: «Quale Dio vi punirebbe per aver trovato l’amore?». Ovviamente, nessuno.

 

 

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