Edito per i tipi catanesi Villaggio Maori, Storie Fuorigioco. Omosessualità e altri tabù nel mondo del calcio è una raccolta di sei racconti, in cui Rosario Coco, project manager Erasmus Plus, narra l’amore tra tabù e pregiudizi. Tabù e pregiudizi che si annidano dentro e fuori un campo di calcio. All'interno di una società che fa ancora fatica ad accettare l'amore indipendentemente da chi lo prova e verso chi.

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Il volume sarà presentato a Roma in due date distinte: l’8 aprile presso il Caffè Letterario in Via Ostiense, 95 e il 10 maggio in Sala Nassirya a Palazzo Madama, dove prenderanno, fra gli altri, la parola la senatrice Monica Cirinnà, il presidente di Aics Bruno Molea e il direttore di Gaynews Franco Grillini.

Pubblichiamo di seguito il testo prefatorio al volume, scritto da Francesco Lepore, caporedattore di Gaynews:

Sei storie coinvolgenti. Sei racconti in cui la realtà si mescola alla fantasia. Sei percorsi narrativi in cui orientarsi con una bussola speciale. Quella dell’amore. L’amore passionale tra i protagonisti e le protagoniste di questi récit al di là del loro orientamento sessuale o identità di genere. L’amore amicale che, al dire di Minucio Felice, unisce le persone simili o simili le rende: Amicitia semper aut pares accipit aut facit.

L’amore per il corpo, che si racconta attraverso il corpo e parla agli altri con il linguaggio del corpo. Linguaggio che non potrà mai scandalizzare, perché il corpo non è pietra di inciampo ma veicolo di unione, dialogo e arricchimento reciproco. L’amore in tutte le sue sfaccettature che è sempre in gioco ed entra sempre in campo nella vita come nello sport.

Già, perché anche nello sport non è possibile farne a meno. Perché quando se ne fa a meno, scompare l’aspetto ludico, l’aspetto gioioso, l’aspetto sanamente competitivo dell’attività sportiva e si lascia aperta la porta alla sopraffazione, alla violenza, alla discriminazione.

«Entra in campo, amore». Sono queste le parole con cui si chiude l’omonimo racconto della raccolta Storie fuorigioco. Parole che Jonathan sente sussurrarsi all’orecchio da Roberto. Parole che vanno però ben al di là della singola vicenda narrativa e si caricano d’un valore universale senza limiti di spazio e tempo. Parole da sussurrare alle orecchie del cuore, fare proprie e attuare come motto programmatico.

«Entra in campo, amore». Un imperativo ineludibile soprattutto per chi si impegna a contrastare le discriminazioni da orientamento sessuale e identità di genere nello sport. A rendere più friendly il mondo sportivo, dove sono ancora frequenti e diffuse le manifestazioni verbali e talvolta fisiche di rifiuto e stigmatizzazione delle persone «transgender/gender variant», gay o lesbiche. Una vera e propria depauperizzazione, questa, per quell’insieme di attività che, oltre a essere un bene sociale e culturale di grande portata, ha un elevato potenziale formativo ed educativo nonché capacità di veicolare alti valori e ideali.

L’autore di Storie fuorigioco tutto questo lo sa molto bene. Attivista Lgbti di lunga data e amante dello sport, in particolare del calcio, Rosario Coco è infatti coordinatore dell’importante progetto Outsport che, cofinanziato dalla Commisione Europea col programma Erasmus Plus, è finalizzato a valorizzare il mondo sportivo come luogo di formazione e contrasto all’omo-transfobia in continuità con la scuola e con la famiglia.

Nel solco d’un tale impegno pluriennale si pone la raccolta Storie fuorigioco, che dischiude alle lettrici e ai lettori uno spazio di riflessione e sensibilizzazione perché lo sport conservi un valore positivo e promuova una cultura dell’inclusione e valorizzazione delle differenze di ciascuno.

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In occasione della presentazione del libro di Monica Cirinnà L’Italia che non c’era presso l’Auditorium Parco della Musica in Roma, il presidente del Coni Giovanni Malagò si è espresso a lungo sul coming out di Rachele Bruni a Rio 2016 e ha sottolineato il grande messaggio di pace che lo sport ha saputo dare in riferimento al riavvicinamento delle due Coree per i prossimi giochi olimpici invernali.

Rispondendo alle domande di Enrico Varriale, volto noto di RaiSport sin dagli anni '90, Monica Cirinnà ha confermato ancora una volta il suo impegno nel proseguire la battaglia non solo per il matrimonio egualitario, ma anche per un mutamento culturale che possa consentire a tutti gli sportivi di poter vivere liberamente la propria identità.

A seguire, sono intervenute le associazioni presenti.

Il presidente di Gaycs Adriano Bartolucci Proietti ha confermato ufficialmente l’organizzazione dei prossimi Eurogames 2019 a Roma, la manifestazione sportiva gayfriendly che si tiene in tutta Europa dal 1992 ed è promossa dalla Eglsf (European Gay and Lesbian Sport Association), per la quale Gaycs aveva vinto il bando internazionale nel 2016. Gli Eurogames muovono circa 4000 atleti da tutta Europa e sono caratterizzati dalla apertura a chiunque, a prescindere dall’orientamento sessuale, voglia contribuire alla battaglia contro l’omofobia. Giovanni Malagò ha risposto assicurando il patrocinio e il pieno sostegno del Coni, ribadendo che il contrasto alle discriminazioni è una questione di cultura sportiva.

Antonello Sannino, presidente di Arcigay Napoli e responsabile Sport Arcigay, è intervenuto ricordando l’impegno dell’associazione per la modifica dello Statuto del Coni in materia di omofobia, formulata nel 2012 e accolta nel 2016, e chiedendo un impegno concreto per le prossime Universiadi 2019 a Napoli (i giochi olimpici universitari), affinchè possano essere ricordate in contrapposizione ai giochi invernali di Sochi come i giochi dell’inclusione e dei diritti. Il presidente Malagò ha accolto la richiesta lasciando intendere che il commissario governativo che verrà nominato in queste ore per i giochi avrà certamente sensibilità su questo tema.

Rosario Coco, coordinatore del progetto europeo Outsport di Gaycs/Aics (Associazione Italiana Cultura Sport), è intervenuto riscontrando ampia disponibilità da parte degli interlocutori nella richiesta di sostegno alla prima ricerca europea sulle discriminazioni omo-transfobiche nel mondo sportivo condotta dalla German Sport University di Colonia nell’ambito dell’iniziativa a guida italiana finanziata dall’Unione Europea. Nel mese di marzo verrà presentato ufficialmente il survey in quattro diverse lingue dell’Unione europea, grazie al quale sarà possibile raccogliere anche in forma anonima l’esperienza di moltissimi atleti e atlete.

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Grande partecipazione al convegno napoletano che, organizzato dall'Uisp (Unione Italiana Sport per tutti) insieme con il Centro SInAPSi e le università Parthenope e Federico II, si è tenuto il 30 novembre su Lo sport in campo contro l'omofobia e la transfobia: un ponte verso il futuro.

In occasione dell’importante assise Valeria Fedeli, ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca ha inviato un messaggio, di cui Gaynews pubblica integralmente il testo

Buongiorno a tutte e a tutti,

un saluto ai Rettori presenti, alle istituzioni, alle atlete e agli atleti, ai partecipanti, ed un grazie agli organizzatori di questo utile ed interessante appuntamento, promosso dall'Uisp, sul valore dello sport come strumento di contrasto alle discriminazioni.

Sono realmente dispiaciuta di non poter partecipare oggi al dibattito che avete organizzato data l'importanza del tema trattato che, come sapete, è un ambito di impegno che mi accompagna da sempre nelle diverse responsabilità pubbliche che ho avuto, tanto ieri come Vice Presidente del Senato, quanto oggi, al Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca.

Annullare le discriminazioni di ogni genere, è già uno dei pilastri dell'Agenda 2030 delle Nazioni Unite, e per questo deve diventare un impegno centrale per ognuna e ognuno di noi se vogliamo davvero realizzare una società migliore di quella di oggi.

Lo sport, come grande momento di impegno e di svago per milioni di persone, specie i più giovani, deve essere all'altezza della sfida e può rappresentare un alleato importantissimo in questo percorso verso un cambiamento atteso e necessario.

Sono consapevole delle potenzialità dello sport, del suo grande valore formativo oltre che di supporto ad una crescita sana delle nuove generazioni, ed è per questo che l’accesso allo sport e la sua pratica sono obiettivo che stiamo perseguendo al Ministero, consci che rappresenti una parte fondamentale per lo sviluppo delle ragazze e dei ragazzi.

Attraverso lo sport, grazie anche al lavoro di grandi associazioni come la Uisp, che condividono con noi questa missione, possiamo diffondere la visione positiva di una società fatta di persone tutte diverse ma allo stesso uguali, in dignità e diritti, perché lo sport è un contesto in cui le differenze sono un arricchimento effettivo, non una barriera, e vengono guardate con curiosità ed interesse.

Anche per questo, in ognuna delle azioni del Miur, a partire da quella forse più importante che è il piano di Educazione al Rispetto da poco varato, abbiamo scelto di valorizzare lo sport come grande vettore di uguaglianza e inclusione, in una dimensione di palestra per la convivenza civile, la tolleranza e il rispetto.

Non sempre il movimento sportivo italiano è stato in grado di corrispondere alle responsabilità educative che, il ruolo sociale che ha, gli impone. Questo però non deve farci dare per vinti, anzi rende necessario un rilancio importante dell'azione di chi condivide la lotta alle discriminazioni come la più importante delle partite da vincere.

Vi ringrazio per l'invito e vi faccio i migliori auguri per lo svolgimento della Giornata.

Buone cose

Valeria Fedeli

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Lo sport in campo contro l'omofobia e la transfobia: un ponte verso il futuro. Questo il titolo del convegno che, organizzato dall'Uisp (Unione Italiana Sport per tutti) insieme con il Centro SInAPSi e le università Parthenope e Federico II, si tiene oggi a Napoli presso Villa Doria D’Angri. Appuntamento in Via Petrarca, 80 alle 9:30.

Rappresentanti del mondo accademico, scolastico e sportivo si confronteranno su come sviluppare azioni di prevenzione delle discriminazioni verso le persone gay, lesbiche e transgender. Con particolare attenzione al mondo dello sport italiano dove il pregiudizio  omotransfobico è ampiamente radicato.

Aspetto, questo, che è stato rimarcato da Antonello Sannino, presidente del comitato di Arcigay Napoli e referente di Arcigay Nazionale per lo sport.

«Il mondo dello sport, sia quello professionistico che quello amatoriale – ha dichiarato – rappresenta nel nostro Paese ancora una delle sacche più resistenti di omo-transfobia. Prova di tutto ciò l'enorme difficoltà nel fare coming out per le atleti, gli atleti e tutte le persone che si occupano di sport e che fanno sport. Basti ricordare come nello sport italiano esistano solo due atlete professioniste ad aver pubblicamente dichiarato la propria omosessualità, Nicole Bonamino (di recente medaglia d'argento a Sidney nel nuoto di fondo) e Rachele Bruni.

Pertanto, dopo aver chiesto al Coni la modifica dello Statuto – modifica recepita dal Coni stesso, nella quale chiedevamo l'estensione esplicita del contrasto a tutte le forme di discriminazioni, anche quelle legate all'orientamento sessuale e all'identità di genere –, ci auguriamo che il mondo dello sport italiano dia ulteriori segnali di rinnovamento. Ci auguriamo inoltre che le prossime Universiadi di Napoli del 2019 possano essere le "Olimpiadi Rainbow" per superare definitivamente i giochi olimpici "omofobi" nella Russia di Putin, a Sochi del 2014, che portarono il Cio (Comitato olimpico internazionale) a inserire la clausola di non discriminazione nel contratto con qualsiasi futura città ospitante i giochi olimpici».

Quanto mai opportuna, dunque, la presentazione nell’ambito dello stesso convegno del volume Terzo tempo Fair Play: i valori dello sport per il contrasto all’omofobia e alla transfobia, edito in ottobre per i tipi partenopei Mimesis. Curato da Giuliana Valerio (Università Parthenope), Paolo Valerio (direttore Centro SInAPSi - Università Federico II) e Manuela Claysset (responsabile politiche di genere e diritti Uisp), il volume raccoglie in 150 pagine gli atti del convegno tenutosi a Napoli il 22 aprile 2015. Quello odierno si pone dunque in piena linea di continuità col precedente.

Difatti i lavori congressuali, come dichiarato a Gaynews Paolo Valerio, offriranno «l’occasione di un confronto tra esperti provenienti da diversi ambiti professionali e disciplinari. Il convegno di oggi è finalizzato ad approfondire, anche dal punto della ricerca scientifica, un tema poco studiato e indagato nel nostro Paese.

La presenza, inoltre, di studenti di Scienze Motorie, di atleti, di rappresentanti del mondo della scuola e del mondo sportivo italiano offrirà, attraverso i rispettivi interventi e testimonianze, un’ulteriore occasione per ribadire la necessità di eliminare nello sport ogni forma di discriminazione legata a identità di genere e a orientamento sessuale.

Auspico, insieme ad Antonello Sannino, che alla fine del convegno possa essere stilato con gli esperti, gli studenti di Scienze Motorie e tutti i partecipanti un documento da trasmettere agli organizzatori delle prossime Universiadi che si svolgeranno a Napoli. Documento che ribadisca come nello sport, sia a livello agonistico sia amatoriale, non debba esistere né essere tollerata alcuna forma di omofobia e transfobia».

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Glasgow, Colonia, Vienna e Budapest. Partendo da Roma. Il progetto Outsport di Gaycs e Aics, per combattere le discriminazioni omo-transfobiche e di genere nello sport, entra nel vivo con la recente Training of Trainers, l'elaborazione di "nuovi strumenti educativi per chi opera in ambito sportivo".

Ne abbiamo parlato con il coordinatore Rosario Coco.

 

Ci spieghi cosa è Outsport?

Outsport è un progetto europeo cofinanziato dal programma Erasmus+ della Commissione Europea e promosso da Aics (Associazione italiana cultura sport) e da Gaycs, il dipartimento Lgbt che ha lavorato per diversi anni alla progettazione dell'iniziativa.  Coinvolge cinque Paesi: oltre all'Italia abbiamo la Scozia, la Germania, l'Austria e l'Ungheria.

Le parole chiave di Outsport sono tre: ricerca, formazione, sensibilizzazione. Il principale obiettivo è studiare le discriminazioni all’interno dello sport per far diventare lo sport stesso uno strumento di inclusione.

Secondo la Fra (European Union Agency for Fundamental Rights) circa il 50% delle persone Lgbt intervistate (90.000 in tutta Europa) evita determinati spazi sociali “per paura di aggressioni, molestie o minacce dovute al proprio essere lgbti”. Ebbene, nel 42% dei casi, questi spazi sono associazioni sportive (sport club). Seppur molto grave, questo è l’unico dato europeo sul tema. Un’altra informazione ci arriva invece dallo studio australiano “Out of the field”, il primo al mondo relativo alla popolazione di Uk, Stati Uniti e Australia, secondo il quale almeno il 50% delle persone gay e lesbiche hanno subito molestie fisiche e verbali nello sport.

Il nostro obiettivo è prima di tutto migliorare la conoscenza del fenomeno, partendo dal presupposto che anche moltissime persone eterosessuali sono state colpite da insulti e disciminazioni omo-transfobiche e dal fatto che il fenomeno sia strettamente connesso al tema del sessismo. Per questo, Outsport promuove la prima ricerca scientifica organica dedicata al fenomeno, affidata all’interno del partenariato alla German Sport University di Colonia, ricerca che verrà ultimata nel novembre 2018.

Qual è stato l'ultimo evento importante?

Dopo la presentazione del progetto lo scorso luglio alla Camera dei Deputati e l’evento rivolto al grande pubblico nella cornice del Gay Village, dal 5 al 9 ottobre scorsi, si è tenuta la International Training of Trainers. Un gruppo di 12 formatori e formatrici è stato selezionato dalle realtà partner: Aics (Italia), Leap (Scozia), Vidc Austria), Frigo Ungheria).

È stata messa a punto una nuova metodologia basata sull’educazione non formale attraverso lo sport (Ets) per offrire nuovi strumenti educativi per chi opera in ambito sportivo: dagli atleti e agli allenatori, fino alle istituzioni sportive. È la prima volta che questo metodo viene applicato alle tematiche lgbti. Gli esercizi Ets permettono di lavorare sull’esperienza diretta, sulle attitudini e sulle capacità, che si affiancano alle conoscenze di base nel quadro delle competenze. L’obiettivo è quello di sviluppare ambienti sportivi sicuri in cui ognuno possa sentirsi pienamente rispettato a prescindere dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere.

Questo corso è un concreto passo avanti per fare dello sport stesso uno strumento educativo per contrastare questo genere ti discriminazioni nella società e punta a sviluppare nuovi progetti a livello nazionale.

 

Ma è davvero una priorità lo sport nell'agenda Lgbt?

Lo sport è uno spazio educativo, che lo si voglia oppure no. Pensiamo all’impatto educativo sulle giovani generazioni del nuovo contratto di Neymar. Non esattamente ai soldi. Ma alla clausola per cui può utilizzare il borsone con il proprio logo ad esempio. È autorizzato ad essere diverso in sostanza, anzi superiore. Per fortuna lo sport professionistico inizia a proporre anche esempi positivi, come la campagna dell’UEFA Equal Game.

La sfida che sia apre se consideriamo lo sport di base, i campi di periferia e tutto l’indotto di comunicazione e immaginario collettivo che ruota intorno allo sport è gigantesca. Dopo le unioni civili, il movimento è indubbiamente chiamato a un salto di qualità verso una battaglia sempre più universale, che reinterpreti l’elemento identitario e riesca a far capire al grande pubblico che i temi arcobaleno non riguardano solo “i gay” ma i diritti umani e la libertà di ciascuno e ciascuna.

In questo scenario, lavorare sullo sport come spazio educativo che si affianca alla scuola, come terreno di sensibilizzazione, come fenomeno di studio, diventa certamente una priorità. L’approccio della ricerca e del progetto Outsport in generale è trasversale: non ci occupiamo solo delle persone lgbti che fanno sport, bensì affrontiamo l’omo-transfobia considerandola un sistema di pregiudizi che investe l’intera comunità, dentro e fuori lo sport.

Nei campi di calcio, ad esempio, è molto facile sentire “frocio” usato come insulto anche verso persone etero o “maschiaccio”, usato verso una ragazza che gioca semplicemente in modo ritenuto “maschile”. Per lo stesso motivo, il nostro approccio al tema ritiene indispensabile lavorare insieme tanto sull’omo-transfobia quanto sul tema del maschilismo, che è il principale pilastro culturale dei luoghi comuni che affrontiamo.

Se chiediamo al bullo di turno cosa voglia dire con “frocio”, molto probabilmente ci risponderà “femminuccia”, “checca”. Specularmente, il “il maschiaccio” riferito alle donne, è un insulto che viene da chi percepisce “improprio” e “presuntuoso” che una donna che si comporti o sembri un maschio.

Quali sono i prossimi obiettivi?

In questi giorni siamo alla conferenza di Ilga Europe, un’occasione per imparare e creare una collaborazione con il principale network lgbti al mondo. L’obiettivo è quello di realizzare nuovi progetti che possano portare avanti i risultati del progetto, ad esempio la realizzazione di corsi di formazione su scala nazionale o l’estensione della ricerca che si concluderà nel 2018 anche ad altri Paesi. Infine, grazie a Gaycs, l'Italia ospiterà nel 2019 i prossimi Eurogames, l'evento sportivo lgbt riconosciuto a livello europeo dalla Eglsf (European Gay and Lesbian Sport Association), un'iniziativa alla quale sto collaborando insieme al presidente di Gaycs Adriano Bartolucci Proietti. Il progetto Outsport servirà anche per arrivare pronti a questo appuntamento con importanti contenuti e spunti di lavoro da offrire ai e alle partecipanti. 

 

Cosa ti aspetti dal mondo associativo?

Nel 2019, Roma ospiterà l’importante evento degli Eurogames, i giochi europei dedicati alla lotta contro l’omofobia. Spero che in questo lasso di tempo le associazioni lgbti possano maturare al proprio interno la consapevolezza di questa battaglia e comprenderne fino in fondo le potenzialità. Credo che lo sport possa essere per il movimento anche uno strumento per recuperare il contatto con la propria base, non solo con le persone lgbti, ma anche con tutte e tutti coloro che sostengono la nostra causa e che per una serie di motivi si sono allontanati dalle attività dell’associazionismo.

E dalla politica?

A livello europeo, è stato appena varato il Piano Europeo per lo Sport 2017-2020. Come negli anni precedenti, tra gli le priorità relative all’inclusione e all’integrazione sociale è stato inserito il tema della gender equality, ma non delle sexual orientation and gender identity discrimination. Con la propria azione, Outsport vuole contribuire in questa direzione. Si badi bene, che tale conquista avrebbe un impatto anche sulla causa dei diritti delle donne, proprio perché il tema della gender equality, pur concentrandosi sulla presenza delle donne nello sport, non implica direttamente il contrasto dei pregiudizi di genere.

I concetti di sexual orientation e gender identity, specie in un approccio trasversale, impongono invece azioni di portata culturale indubbiamente più ampia.

Per quanto riguarda l’Italia, la questione è legata indubbiamente al ruolo che le istituzioni scolastiche riusciranno ad avere. Il Coni ha approvato nel 2016 nel proprio regolamento la condanna delle discriminazioni omofobiche, ma sappiamo bene che si tratta di un principio che per ora rimane sostanzialmente sulla carta. Pochi giorni fa, il Miur ha finalmente emanato le linee guida del famoso comma 16 dell’articolo 1 de “La Buona Scuola”, quello che diede vita al polemica sul “gender” nelle scuole. Purtroppo, la parola “omofobia” non esiste e nello spot del Miur si omettono le discriminazioni per orientamento sessuale. Dopo tre anni dobbiamo accontentarci di un generico “contrasto di tutte le discriminazioni”, come se si trattasse di una piccola minoranza linguistica. E’ anche per questo che è necessario per il movimento quel salto di qualità in senso trasversale e universalistico di cui parlavo prima.

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La sera del 31 ottobre dozzine di componenti del movimento di estrema destra Marcia Georgiana hanno manifestato a Tbilisi dinanzi alla sede della Federazione Calcio Georgiana per chiedere l’estromissione dalla nazionale del difensore Guram K'ashia. Urla e striscioni omofobi, lancio di lacrimogeni, incenerimento di una bandiera rainbow. Il corteo si è concluso con l’arresto di otto persone per atti teppistici.

Agli occhi dei manifestanti Kashia avrebbe vilipeso i valori tradizionali del popolo georgiano nei Paesi Bassi, dove gioca  nella Vitesse Arnhem. Domenica 29 ottobre, in occasione della partita con la PSV Eindhoven, il calciatore ha indossato al braccio la fascia da capitano a tonalità arcobaleno. Un inequivocabile segno a sostegno delle persone Lgbti e parte della prosecuzione di una serie di iniziative organizzate in Olanda per il Coming Out Day.

Solidarietà immediata da parte del presidente della Federazione Calcio Domenti Sichinava e del Capo di Stato Giorgi Margvelashvili, che ha dichiarato: «Ognuno deve esercitare libertà di espressione. Dobbiamo rispettare i diritti umani e le libertà. Condivido l’unanime vicinanza che la società sportiva ha espresso a Guram K'ashia». Molti georgiani hanno manifestato il proprio sostegno al giocatore cambiando la foto dei profili social con quella di K'ashia.

Quanto successo il 31 ottobre a Tbilisi è comunque riprova del crescente clima omotransfobico nel Paese, di cui si lamentano da tempo attiviste e attivisti Lgbti. Complice anche l'influente gerarchia ortodossa nazionale.

Non è un caso che Papa Francesco, nel corso del viaggio apostolico in Georgia nell'ottobre 2016, abbia rilasciato una delle dichiazioni più forti contro l'ideologia gender: «Un grande nemico del matrimonio, oggi: la teoria del gender. Oggi c’è una guerra mondiale per distruggere il matrimonio. Oggi ci sono colonizzazioni ideologiche che distruggono, ma non si distrugge con le armi, si distrugge con le idee. Pertanto, bisogna difendersi dalle colonizzazioni ideologiche».

Guarda il VIDEO 

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Due volte campione del mondo e argento olimpico nel 1988 a Seul nei 110 metri ostacoli, Colin R Jackson ha fatto coming out.

L’atleta di Cardiff, dal 2004 commentatore sportivo per la Bbc dopo aver abbandonato l’anno prima l’attività agonistica, ha scelto una trasmissione della Sveriges Television (Svt) per rivelare la propria condizione a lungo negata.

Colloquiando coi due ori olimpici Kajsa Berqvist (ex campionessa saltista) ed Erik Peter Häggström (ex campione di salto in lungo), entrambi omosessuali dichiarati, Jackson ha affermato di aver a lungo tergiversato nel fare coming out non volendo «sollevare scalpore intorno alla sua storia».

Ha poi raccontato di aver detto di essere gay ai propri genitori già nel 2003 nella cucina di famiglia. «Dalla loro reazione – ha aggiunto –  ho capito di avere i genitori migliori del mondo, perché mi sono stati di grande aiuto».

 

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Si svolgerà durante questo weekend di fine agosto, tra sabato 26 e domenica 27 il primo Beach Pride, promosso dall'associazione Wib Gaycs Modena, realtà emiliana che, come ci spiega la responsabile di Gaycs Emilia Romagna Silena Howard, coniuga dei diritti civili con lo sport e la creazione di spazi liberi ed inclusivi per le persone Lgbti. All'evento sarà presente anche il coordinatore nazionale di Gaycs, Adriano Bartolucci Proietti. Abbiamo rivolto alcune domande a Howard. 
 
Primo Beach Pride, il Pride in spiaggia. Come è nata l'idea? ci sono altre iniziative a cui vi siete ispirati in Italia o in altri paesi?
L'idea nasce dal nostro impegno negli anni di creare eventi inclusivi per ragazzi e ragazze omosessuali, perché lo stare insieme nel divertimento
permette di trovare nuovi amici che quotidianamente affrontano le tue stesse difficoltà e di potersi confrontare anche in una situazione ludica. Pensiamo che questo sia il miglior modo per una persona di sentirsi uguale. Sappiamo che ci sono altre iniziative simili in altri stati, ma non eravamo al corrente dell'esistenza di iniziative simili in Italia. 
Avete avuto supporto dalle istituzioni?
Il comune di Comacchio ci ha supportato dal primo giorno concedendoci patrocinio.
Qual è il messaggio politico che volete mandare? come è nata la campagna "Be on the right side?"
Noi non facciamo politica ma creiamo partecipazione: come diceva Gaber "Liberta' è partecipazione" 
La campagna voleva essere uno slogan simpatico, facile  da ricordare ma che lanciasse un messaggio: a prescindere dal tuo orientamento sessuale il beach pride è qualcosa di buono per chi ancora deve lottare contro il pregiudizio per cui "sii dalla parte giusta" (che sta per sostienici).
A sostegno dell'evento anche, oltre Gaycs, anche il gemellaggio con gli Italian Gaymes. Che valore ha lo sport in questa iniziativa? 
L'evento è organizzato grazie a Gaycs Emilia Romagna, in collaborazione con altre realtà sia lgbt che eterosessuali che hanno sposato il progetto di un evento in spiaggia, aperto a tutti i sostenitori.
Lo sport è molto importante perché crediamo che questi momenti servano a socializzare, non solo fra di noi ma con chiunque condivida la stessa passione e sostenga i nostri eventi.
Quali sono le principali attività? Quante persone sono attese? 
Il programma è vario e si divide tra attività sportive in spiaggia come il beach volley, beach tennis e beach soccer, ma avremo anche lezioni di zumba, yoga e intrattenimento in spiaggia. Non mancheranno aperitivi, balli, show  e divertimento nonchè una grande festa al sabato sera. 
L'evento è stato apprezzato e la risposta delle persone è ottima, ma non possiamo sapere quanta gente ci sarà.  L'importante per noi è che arrivi l''impegno e la passione e lo scopo con cui lo abbiamo creato e se anche una sola persona tornerà a casa domenica felice di aver partecipato per noi sara' già un successo.
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Thomas Daley è uno dei tuffatori più forti di tutti i tempi.  Bello, atletico e amato dal pubblico e dai media, Daley è certamente un modello di “persona vincente”. Già campione del mondo nella piattaforma da 10 metri ai Mondiali di Roma con un punteggio di 539,85 punti, con cui aveva scavalcato il cinese Qiu Bo e l'australiano Mitcham durante l'ultimo tuffo, anche ai mondiali di Budapest, il 22 luglio scorso, Daley ha riconfermato il proprio primato. Anche stavolta battendo un concorrente cinese, Chen Aisen, con il tuffo finale, un vero capolavoro di perfezione atletica.

Eppure, la vita di Thomas Daley non è stata sempre facile. Bullizzato da ragazzino a scuola, mentre si preparava per le gare che lo avrebbero reso il campione che è, ha dovuto affrontare il dissesto economico della sua famiglia, avvenuto in seguito alla malattia e alla successiva morte del padre.

Ma Thomas non solo non si è mai arreso ma, anzi, ha continuato a sfidare la vita con grinta e coraggio. Nel 2013 ha poi deciso di fare coming out, con grande naturalezza, sul proprio canale YouTube, per raccontare al mondo la felicità che stava vivendo grazie all’incontro con Dustin Lance Black che è diventato suo marito lo scorso 6 maggio. Dunque, un paio di mesi prima di tornare a vincere l’oro mondiale.

La storia di Thomas Daley insegna, insomma, che si può infrangere l’atavico tabù dell’omosessualità anche nello sport. Al riguardo Antonello Sannino, delegato nazionale di Arcigay per lo Sport e presidente di Arcigay Napoli, ha rilevato come «Daley abbia avuto un grande coraggio a fare coming out in piena carriera e con il suo comportamento abbia lanciato un messaggio importantissimo a tutti gli sportivi e le sportive: che si può vivere cioè pubblicamente e serenamente la propria omosessualità, continuando a vincere».

A proposito della libertà di fare coming out, Alessandro Cecchi Paone, autore tra l’altro de Il campione innamorato (libro che affronta proprio le relazioni tra sport e omofobia), ha commentato in questo modo la vittoria del campione britannico per Gaynews: «Tom Daley ha vinto il campionato del mondo della "normalità". Dimostrando che si può essere gay, divertirsi, sposarsi, essere punto di riferimento per i giovani di ogni orientamento, conquistare il podio più alto. Perché qualche nostro campione non prova a fare lo stesso? È meno difficile di quel che sembra. Se qualcuno dovesse chiedere: Perché lo hai fatto? Basterà rispondere : perché sono come Tom».

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“L’unico possesso che accettiamo è il possesso palla”.  Questo lo slogan del primo torneo di calcio a 5 contro il femminicidio e la violenza di genere “Finchè vita non ci separi”,  svoltosi martedì a Roma.

Si tratta della prima iniziativa di questo tipo su scala nazionale ed è stata promossa da ASD Atletico San Lorenzo, ANPI Roma e Libera Repubblica di San Lorenzo.

 

 

Oltre 100 Altete accolte da un caloroso pubblico hanno dato vita ad una bella serata di sport e inclusione al campo dei Cavalieri di Colombo, situato al centro del quartiere romano di San Lorenzo. A battere il calcio di inizio la 90enne ed ex partigiana Tina Costa, e membro del comitato nazionale dell’ANPI, già staffetta lungo la Linea Gotica all'età di sette anni,

tra le principali figure simbolo della resistenza ancora viventi.

 

“Non dobbiamo mai arrenderci contro il sopruso di chi pensa di controllare le nostre vite”, ha scandito Tina Costa prima di battere il calcio d’inizio del torneo.

 

 “Abbiamo scelto lo sport per combattere femminicidio e violenza di genere perché è una pratica che ci vede impegnati e impegnate ogni giorno, come realtà fondata sul principio dello sport popolare, che si sostiene esclusivamente sulla partecipazione e il contributo del territorio”. Così Alessia Tino, attivista dell’Atletico San Lorenzo, che ha aggiunto: “Va ringraziata Tina Costa, perché ci ha permesso di sottolineare l’importanza della memoria e di ribadire il legame tra il machismo di ieri e quello di oggi, sempre legato a forme di autoritarismo che respingiamo con fermezza”.

 

In chiusura, le atlete hanno intonato un vero e proprio coro da stadio contro il sessismo e l’omofobia (video).

“Mi piacerebbe sentirlo in uno stadio da 100.000 posti un giorno, magari al posto di certi sfottò razzisti – ha spiegato michele, tifoso appassionato dell’Atletico San Lorenzo.  “Per adesso lo sento cantare durante le partite dell’Atletico, anche delle squadre maschili ed è già un bel risultato. Credo che siano stati i primi in Italia ha inventare qualcosa del genere”.

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