La giornalista Marta Bonafoni sta terminando il suo mandato di consigliera regionale in Lazio. Punta ora al raddoppio in vista delle prossime elezioni che, in concomitanza con quelle politiche, si terranno il prossimo 4 marzo.

A lei, che è una delle firmatarie del pdl regionale contro le discriminazioni da orientamento sessuale e identità di genere (testo approntato grazie soprattutto al Circolo di cultura omossesuale Mario Mieli), abbiamo rivolto alcune domande sul suo impegno a tutela dei diritti delle persone Lgbti.

Consigliera Bonafoni, di nuovo in pista per le prossime elezioni regionali?

Direi proprio di sì. Con la firma di qualche giorno fa della mia candidatura, è partita ufficialmente questa avventura nella Lista Civica Zingaretti Presidente che da qui al 4 marzo mi vedrà impegnata al fianco di Nicola Zingaretti per continuare quel percorso virtuoso iniziato cinque anni fa.

A suo parere quali sono le piste da seguire per migliorare la lotta contro l'omofobia, la transfobia e le discriminazioni. E a che punto siamo con lo specifico pdl regionale?

Una delle strade, ad esempio, è proprio quella di approvare la legge regionale contro l’omotransfobia, di cui sono firmataria, che per motivi di tempo non abbiamo potuto chiudere in questa legislatura. Si tratta di un testo importante, non solo perché frutto di un lavoro di squadra con le realtà e le associazioni Lgbti. Ma anche perché, come ogni legge, consente di finanziare tutti quegli interventi per il contrasto alle discriminazioni di genere.

Sono misure da applicare in ambiti specifici di competenza regionale quali la scuola, il welfare, la famiglia, l’istruzione, le politiche attive del lavoro, l’ambito socio sanitario e la comunicazione per favorire l’uguaglianza dei diritti – anche per le famiglie basate sui vincoli affettivi - l’accesso ai servizi, al mondo del lavoro e l’utilizzo di un linguaggio non discriminatorio attraverso percorsi di formazione, informazione e prevenzione.

Bullismo e violenza nelle scuole. Su questo tema quale sarà il lavoro futuro?

Gli episodi di bullismo nelle scuole, molti dei quali a sfondo omofobico, dimostrano che ancora molto c'è da fare. Con le azioni quotidiane, con l'educazione nelle scuole, con le campagne di sensibilizzazione e anche con i provvedimenti legislativi, la politica deve rendersi protagonista di questo cambiamento culturale. Come Regione Lazio abbiamo accettato questa sfida politica e culturale, ad esempio approvando una legge contro il bullismo, che parla non solo ai giovani, ma anche alle famiglie e al mondo della scuola e dello sport, di rispetto, diversità, tolleranza ed educazione all'affettività. Una legge che non a caso richiama esplicitamente l’articolo 21 della Carta europea dei diritti dell’uomo e quindi le discriminazioni per orientamento sessuale. Ecco, c’è bisogno che questa legge cammini sulle sue gambe, che sono anche le nostre, in giro per ogni scuola e ogni provincia.

Oltre alla passione per il giornalismo quella per la politica. Questi anni in Regione ad affrontare i problemi del territorio laziale e dei cittadini cosa ti hanno insegnato?

La passione per il giornalismo forse è proprio stata il preludio a quella per la politica. Questo perché la radio, in 20 anni da cronista, mi ha insegnato a essere una giornalista libera, indipendente, capace di fare comunità. Ed è con questo spirito che cinque anni fa sono diventata consigliera regionale con Nicola Zingaretti. Cinque anni faticosi, ma anche bellissimi e straordinari, pieni di incontri e di sfide che mi hanno insegnato molto ma soprattutto due cose: quello di pormi all’ascolto delle persone e quello di spaccare a metà le mie giornate stando tanto dentro le aule (perché la Regione fa atti e leggi e occorre studiare, capire, scrivere, votare per il meglio), quanto fuori, per strada, nelle piazze, nei luoghi dove si consumano la vita, il lavoro, i bisogni e i sogni delle persone.

Molto è stato fatto in questi anni, ad esempio con la norma sui servizi sociali, in cui i servizi sono destinati a tutte le famiglie senza distinzione o con il progetto contro l’omofobia nelle scuole messo in campo già dal primo anno dell’amministrazione Zingaretti ma la strada è ancora lunga e proprio questo noi ci siamo.

La violenza sulle donne continua a mietere vittime. Quali impegni andrebbero maggiormente rafforzati e quali buone pratiche applicate?

Questa è la domanda delle domande. La violenza contro le donne è un tema a me talmente caro che tra i primi atti da me presentati in Consiglio c’è stata proprio una mozione, preludio di quella che poi sarebbe diventata la legge regionale contro la violenza sulle donne. Una legge che ha viaggiato in quasi ogni scuola di questa Regione. L’abbiamo raccontata con le associazioni ad aule di studentesse e di studenti: talvolta attenti e partecipi, altre volte apparentemente distratti. Ed è stato proprio da questi ultimi che siamo ritornati. La legge ha permesso di finanziare progetti rivolte alle scuole, interventi per l’inclusione sociale e per l’autonomia delle vittime, l’assegnazione di borse di sostegno agli studi per gli orfani di femminicidio e progetti contro la tratta.

Ma la Regione Lazio ha lavorato molto anche sulla presa in carico, implementando i centri antiviolenza e le case rifugio che quest’anno passeranno da 14 a 24 con l’apertura di nuove dieci centri antiviolenza, a cui se ne aggiungeranno altri nove entro aprile 2018. In questo modo abbiamo esteso la rete regionale a 33 strutture, più del doppio di quelle finanziate dalla Regione nel 2013. Questo, per dirla come una recente campagna promossa dalla regione Lazio per il 25 novembre, perché l’unico modo di intervenire è quello di andare “Oltre l’indignazione, l’impegno”, ed è così che dobbiamo continuare a lavorare.

Il Paese sta affrontando prove difficili. Il livello di povertà cresce di giorno in giorno e la disoccupazione affligge specialmente i giovani. Rispetto a loro, cosa ha messo in campo la Regione Lazio?

Due misure su tutte sono e sono state il fiore all’occhiello di questa amministrazione: la prima è il bando “Torno subito” dell’assessorato Diritto allo Studio, Formazione e Ricerca, giunto ormai alla sua quarta edizione e rivolto ai giovani dai 18 ai 35 anni che finanzia percorsi integrati di formazione e di esperienze lavorative nazionali e internazionali. Si tratta di un punto fermo che quest’anno ha visto finanziati 2000 progetti, ovvero 2000 ragazzi pronti a partire e a tornare, che si sono aggiunti ai circa 4000 partecipanti delle edizioni precedenti, per un totale di quasi 6000 progetti finanziati.

Il secondo intervento si chiama “Riesco” ed è rivolto ai Neet ovvero quei ragazzi e quelle ragazze che non studiano, non lavorano e pensano di non avercela fatta. Per 5000 di loro la Regione Lazio ha messo in campo il reddito di inclusione formativa per rafforzare le opportunità di inserimento occupazionale.

Sono state tra le migliori risposte alla fuga dei cervelli nel nostro Paese, al blocco dell'ascensore sociale e all'impoverimento. Un investimento concreto in economia, conoscenza e formazione, per dare opportunità vere a migliaia di ragazzi e ragazze.

Un' ultima cosa: anche quest'anno, suppongo, sarà presente al Pride. Qual è l'emozione più bella che ha provato?

Ho partecipato a ogni singola edizione del Pride e non mancherò anche quest’anno. La Regione Lazio ha sempre patrocinato questi eventi, dal Pride al Gay Village e la mia partecipazione c’è sempre stata non solo come conigliera ma come persona. Una persona che in quel corteo, bello, festoso, colorato, giusto, ha sempre sentito che non c’è niente di meglio che l’inclusione, per tutte e tutti.

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Alici come prima è un noto youtuber napoletano, molto seguito sui social per i suoi video dissacranti, scorretti e trash. Ma nella mattinata di oggi, sulla sua pagina Facebook, ha pubblicato un post del seguente tenore: Ragazzi scrivetemi nei commenti tutte le domande più irriverenti, particolari, assurde (ma non omofobe) che avreste sempre voluto fare a un gay o a una lesbica.

In pochissimo tempo, una valanga di offese e commenti ingiuriosi ha riempito la pagina di Alici come Prima con un rilevantissimo numero di like. Difficile in realtà credere all'inconsapevolezza di Alici come Prima, che non poteva certamente ignorare l’elevatissimo rischio di innescare una vera e propria gara di cyberbullismo a danno delle persone Lgbti.

Il direttivo di Arcigay Napoli, allertato da alcuni suoi associati, è intervenuto con un comunicato stampa per chiedere ad Alici come Prima di scusarsi pubblicamente per il gravissimo gesto che, sia pur in maniera goliardica, ha provocato un'ondata di odio e disprezzo verso le persone lesbiche, gay, bisessuale e transessuali.

Relativamente all’accaduto, Claudio Finelli, referente di Arcigay nazionale per la Cultura, autore e conduttore della trasmissione radiofonica L’Altra Frequenza – Lgbt On Air nonché collaboratore di Gaynews, ha stigmatizzato quale irresponsabile Alici come prima«Proprio mentre in tutto il Paese - così ha dichiarato - si solleva nuovamente l’attenzione verso l’opportunità di assumere comportamenti che non istighino all’odio e alla violenza, richiamando media e professionisti della comunicazione al necessario senso di responsabilità che dovrebbe ispirare il loro lavoro, Alici come Prima ha pensato bene di invitare i propri follower a una vera e propria gara di cyberbullismo contro le persone Lgbti.

E ciò è stato fatto pur di strappare qualche centinaio di like e di commenti di cui, fossi in lui, mi vergognerei, visti i contenuti del post da cui conseguono».

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In occasione della presentazione del libro di Monica Cirinnà L’Italia che non c’era presso l’Auditorium Parco della Musica in Roma, il presidente del Coni Giovanni Malagò si è espresso a lungo sul coming out di Rachele Bruni a Rio 2016 e ha sottolineato il grande messaggio di pace che lo sport ha saputo dare in riferimento al riavvicinamento delle due Coree per i prossimi giochi olimpici invernali.

Rispondendo alle domande di Enrico Varriale, volto noto di RaiSport sin dagli anni '90, Monica Cirinnà ha confermato ancora una volta il suo impegno nel proseguire la battaglia non solo per il matrimonio egualitario, ma anche per un mutamento culturale che possa consentire a tutti gli sportivi di poter vivere liberamente la propria identità.

A seguire, sono intervenute le associazioni presenti.

Il presidente di Gaycs Adriano Bartolucci Proietti ha confermato ufficialmente l’organizzazione dei prossimi Eurogames 2019 a Roma, la manifestazione sportiva gayfriendly che si tiene in tutta Europa dal 1992 ed è promossa dalla Eglsf (European Gay and Lesbian Sport Association), per la quale Gaycs aveva vinto il bando internazionale nel 2016. Gli Eurogames muovono circa 4000 atleti da tutta Europa e sono caratterizzati dalla apertura a chiunque, a prescindere dall’orientamento sessuale, voglia contribuire alla battaglia contro l’omofobia. Giovanni Malagò ha risposto assicurando il patrocinio e il pieno sostegno del Coni, ribadendo che il contrasto alle discriminazioni è una questione di cultura sportiva.

Antonello Sannino, presidente di Arcigay Napoli e responsabile Sport Arcigay, è intervenuto ricordando l’impegno dell’associazione per la modifica dello Statuto del Coni in materia di omofobia, formulata nel 2012 e accolta nel 2016, e chiedendo un impegno concreto per le prossime Universiadi 2019 a Napoli (i giochi olimpici universitari), affinchè possano essere ricordate in contrapposizione ai giochi invernali di Sochi come i giochi dell’inclusione e dei diritti. Il presidente Malagò ha accolto la richiesta lasciando intendere che il commissario governativo che verrà nominato in queste ore per i giochi avrà certamente sensibilità su questo tema.

Rosario Coco, coordinatore del progetto europeo Outsport di Gaycs/Aics (Associazione Italiana Cultura Sport), è intervenuto riscontrando ampia disponibilità da parte degli interlocutori nella richiesta di sostegno alla prima ricerca europea sulle discriminazioni omo-transfobiche nel mondo sportivo condotta dalla German Sport University di Colonia nell’ambito dell’iniziativa a guida italiana finanziata dall’Unione Europea. Nel mese di marzo verrà presentato ufficialmente il survey in quattro diverse lingue dell’Unione europea, grazie al quale sarà possibile raccogliere anche in forma anonima l’esperienza di moltissimi atleti e atlete.

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Se ne parla poco ma i diritti delle persone Lgbti sono al centro del documento programmatico della neoformazione di sinistra Liberi e Uguali (LeU), votato il 17 dicembre all’assemblea nazionale di Brescia. Il testo si configura come un contributo al programma definitivo che sarà licenziato a breve.

Per saperne di più abbiamo raggiunto Luca Trentini, storico attivista Lgbti e componente del coordinamento provinciale di LeU per l’area bresciana.

Luca, come si arrivati al documento votato il 17 dicembre scorso?

Il percorso per la definizione del programma di Liberi e Uguali è partito da un piccolo gruppo di lavoro costituito da me, Cathy La Torre, l'on. Daniele Farina, l'europarlamentare Elly Schlein, Francesca Druetti, Gianmarco Capogna, Michele Covolan, Raffaele Serra, Sara Prestianni, Elia De Caro e altri che hanno redatto il testo base su cui lavorare. Ci siamo poi ritrovati a Brescia domenica 17 Dicembre per la conferenza programmatica Diritti e Cittadinanze che ha approfondito i contenuti del programma in modo partecipato e ha scritto e votato il testo del documento programmatico Per una società dei diritti e dell'uguaglianza.

Quale l’approccio utilizzato per redigere il testo?

L'approccio che abbiamo voluto utilizzare parte dalla lettura della realtà. Dopo l'approvazione delle unioni civili, legge appena sufficiente ma pasticciata, le famiglie arcobaleno sono di fatto entrate per la prima volta nel diritto di famiglia. Non è quindi più necessario declinare i diritti civili come un capitolo separato o una richiesta specifica. Questi diritti vanno inseriti nel quadro più ampio di una riforma globale del diritto di famiglia italiano che vorremmo diventasse “diritto delle famiglie” a partire naturalmente dal fondamentale principio di uguaglianza. Tuttavia uguaglianza non significa omologazione. Dobbiamo essere uguali nei diritti e nelle possibilità, ma tutelando e riconoscendo le mille diversità e la pluralità delle identità come un bene e un arricchimento sociale. Infine abbiamo riaffermato l'importanza di uno stretto collegamento fra diritti civili e diritti sociali, da noi percepiti come i due polmoni in grado di ridare respiro a un Paese affannato.

Da un punto di vista contenustico quali sono i punti salienti?

Dal punto di vista dei contenuti il documento programmatico approvato a Brescia contiene la richiesta esplicita del matrimonio egualitario per le coppie di persone Lgbti e la riforma dell'adozione ordinaria che deve essere semplificata per tutte e tutti e aperta a single e a tutti i tipi di coppia. Sull'omogenitorialità proponiamo la riforma della legge 40 che permetta l'accesso alla pratica della procreazione assistita a tutte le donne, abolendo la discriminazione che oggi ne limita l'accesso alle solo donne in coppia eterosessuale. Il programma prevede il riconoscimento di entrambi i genitori all'atto di nascita del figlio per tutti i tipi di coppia e/o “l’adozione piena e legittimante” per i bambini che nascono o vivono in una famiglia con due genitori dello stesso sesso.

Per quel che riguarda i diritti delle persone trans, Liberi e Uguali sceglie la strada della depatologizzazione della condizione trans in virtù del principio di autodeterminazione, ma richiede anche la riforma della legge 164 dell’82 nell’ottica del superamento del passaggio giudiziario per la rettificazione dei dati anagrafici.

E sul fronte delle misure di contrasto all’omotransfobia?

Sotto il profilo dell'antidiscriminazione il nostro programma prevede l'estensione della legge Mancino contro gli atti di odio compiuti in virtù dell’orientamento sessuale, dell’identità di genere o rivolta a persone con diverse abilità. Parallelamente proponiamo progetti di educazione e sensibilizzazione a favore di ogni minoranza discriminata, che comprendano anche il superamento dello stigma delle persone che vivono con l’Hiv. Anche nel capitolo relativo alla scuola richiediamo interventi formativi sull'educazione affettiva, sessuale e delle differenze, con un approccio critico alle relazioni di potere fra i generi. Anche per insegnanti, gli operatori sociosanitari e le famiglie proponiamo di inserire una formazione permanente che includa anche questi aspetti.

Una delle proposte concrete inserite nel programma è proprio la riforma dell'Unar (Ufficio nazionale Antidiscriminazioni razziali) che vorremmo fosse trasformato in Autorità nazionale Antidiscriminazioni. Un’agenzia indipendente dalla politica con poteri effettivi, anche sanzionatori, che vigili sull'applicazione dei trattati anti discriminatori internazionali nel nostro paese potrebbe essere un efficace strumento di contrasto all'odio e di sviluppo di una cultura delle differenze.

Il documento bresciano ha influito sulla discussione della successiva Assemblea del 7 gennaio?

Abbiamo portato queste idee all'Assemblea programmatica di Roma del 7 Gennaio grazie a due bellissimi interventi di Gianmarco Capogna e Cathy la Torre. Nella relazione programmatica votata da tutte e tutti i 1500 delegati è stato inserito il passaggio sulle unioni civili così: L’uguaglianza nei diritti: L'uguaglianza non ammette distinzioni, perché non parliamo di una concessione della politica, ma del riconoscimento di diritti da rendere esigibili. Abbiamo la necessità di riformare nel suo complesso il diritto di famiglia, che deve essere declinato al plurale, parlando di “famiglie” e includendo anche quelle di fatto e ogni altra forma di legame familiare. Il matrimonio deve essere un istituto unico, accessibile a tutte e tutti con il pieno ed eguale riconoscimento di tutti i legami affettivi, compresi quelli delle coppie Lgbti, una parità dei diritti anche sul piano della genitorialità. Sono necessari progetti formativi anche scolastici, efficaci sull’educazione affettiva, sessuale e alle differenze, con un approccio critico alle relazioni di potere fra i generi. Dobbiamo introdurre misure efficaci dal punto di vista normativo per inasprire le pene e renderle efficaci per chi commette violenze con l’aggravante della discriminazione.

Il lavoro è stato molto partecipato e ha coinvolto centinaia di militanti. Il programma è stato votato all'unanimità e impegna tutte le candidate e i candidati. Credo che questi contenuti diano risposte concrete e prospettive utili alla comunità Lgbti, ma che segni un avanzamento per il Paese nel suo complesso perchè il progresso dei diritti è una questione che interessa tutte e tutti e ne migliora la vita. Valori come l'uguaglianza, l'autodeterminazione, la dignità, le differenze e hanno trovato spazio in un programma coraggioso e avanzato che coniuga in modo armonico i diritti sociali (lavoro, solidarietà, accoglienza, pensioni, salute, welfare), la tutela dei beni comuni (ambiente, sostenibilità, risorse, patrimonio artistico) con i diritti civili. La speranza è che molte elettrici ed elettori ci diano fiducia sulla base di questi contenuti.

Infine, ma Luca Trentini sarà candidato alle prossime elezioni?

Il mio nome è stato inserito nella rosa delle candidature proposte al tavolo nazionale e votato dall'assemblea di Liberi e Uguali della mia  circoscrizione elettorale. Vedremo se e dove si riterrà che il mio contributo possa essere utile.

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Lo sport in campo contro l'omofobia e la transfobia: un ponte verso il futuro. Questo il titolo del convegno che, organizzato dall'Uisp (Unione Italiana Sport per tutti) insieme con il Centro SInAPSi e le università Parthenope e Federico II, si tiene oggi a Napoli presso Villa Doria D’Angri. Appuntamento in Via Petrarca, 80 alle 9:30.

Rappresentanti del mondo accademico, scolastico e sportivo si confronteranno su come sviluppare azioni di prevenzione delle discriminazioni verso le persone gay, lesbiche e transgender. Con particolare attenzione al mondo dello sport italiano dove il pregiudizio  omotransfobico è ampiamente radicato.

Aspetto, questo, che è stato rimarcato da Antonello Sannino, presidente del comitato di Arcigay Napoli e referente di Arcigay Nazionale per lo sport.

«Il mondo dello sport, sia quello professionistico che quello amatoriale – ha dichiarato – rappresenta nel nostro Paese ancora una delle sacche più resistenti di omo-transfobia. Prova di tutto ciò l'enorme difficoltà nel fare coming out per le atleti, gli atleti e tutte le persone che si occupano di sport e che fanno sport. Basti ricordare come nello sport italiano esistano solo due atlete professioniste ad aver pubblicamente dichiarato la propria omosessualità, Nicole Bonamino (di recente medaglia d'argento a Sidney nel nuoto di fondo) e Rachele Bruni.

Pertanto, dopo aver chiesto al Coni la modifica dello Statuto – modifica recepita dal Coni stesso, nella quale chiedevamo l'estensione esplicita del contrasto a tutte le forme di discriminazioni, anche quelle legate all'orientamento sessuale e all'identità di genere –, ci auguriamo che il mondo dello sport italiano dia ulteriori segnali di rinnovamento. Ci auguriamo inoltre che le prossime Universiadi di Napoli del 2019 possano essere le "Olimpiadi Rainbow" per superare definitivamente i giochi olimpici "omofobi" nella Russia di Putin, a Sochi del 2014, che portarono il Cio (Comitato olimpico internazionale) a inserire la clausola di non discriminazione nel contratto con qualsiasi futura città ospitante i giochi olimpici».

Quanto mai opportuna, dunque, la presentazione nell’ambito dello stesso convegno del volume Terzo tempo Fair Play: i valori dello sport per il contrasto all’omofobia e alla transfobia, edito in ottobre per i tipi partenopei Mimesis. Curato da Giuliana Valerio (Università Parthenope), Paolo Valerio (direttore Centro SInAPSi - Università Federico II) e Manuela Claysset (responsabile politiche di genere e diritti Uisp), il volume raccoglie in 150 pagine gli atti del convegno tenutosi a Napoli il 22 aprile 2015. Quello odierno si pone dunque in piena linea di continuità col precedente.

Difatti i lavori congressuali, come dichiarato a Gaynews Paolo Valerio, offriranno «l’occasione di un confronto tra esperti provenienti da diversi ambiti professionali e disciplinari. Il convegno di oggi è finalizzato ad approfondire, anche dal punto della ricerca scientifica, un tema poco studiato e indagato nel nostro Paese.

La presenza, inoltre, di studenti di Scienze Motorie, di atleti, di rappresentanti del mondo della scuola e del mondo sportivo italiano offrirà, attraverso i rispettivi interventi e testimonianze, un’ulteriore occasione per ribadire la necessità di eliminare nello sport ogni forma di discriminazione legata a identità di genere e a orientamento sessuale.

Auspico, insieme ad Antonello Sannino, che alla fine del convegno possa essere stilato con gli esperti, gli studenti di Scienze Motorie e tutti i partecipanti un documento da trasmettere agli organizzatori delle prossime Universiadi che si svolgeranno a Napoli. Documento che ribadisca come nello sport, sia a livello agonistico sia amatoriale, non debba esistere né essere tollerata alcuna forma di omofobia e transfobia».

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Promosso da Gaynet e dall’Ordine dei giornalisti del Lazio in collaborazione con Link Sapienza, si è tenuto il 23 novembre a Roma il corso di formazione Orientamenti sessuali e web

87 i giornalisti partecipanti e tante le persone che, presenti nell’Aula Congressi della Facoltà di Scienze politiche de La Sapienza o collegate con la diretta streaming, hanno seguito le otto relazioni.

Dopo la relazione del direttore di Gaynews Franco Grillini pubblichiamo oggi il video intervento Chi ha paura della transessualità? Qualche esempio di pratiche buone e meno buone della giornalista e scrittrice Delia Vaccarello.

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In El Salvador, Guatemala e Honduras la vita e la sicurezza delle persone Lgbti sono sempre più minacciate perché le autorità di questi Paesi non assicura loro alcuna protezione. Cosa questa che le costringe a fuggire dalla loro terra e affrontare altri pericoli in Messico.

A evidenziarlo è Amnesty International nel nuovo rapporto No Safe Place che, pubblicato ieri, descrive l’odissea di omosessuali e donne transgender in fuga dalla discriminazione e dalla violenza di genere. Realtà queste che, a opera di bande criminali ed esponenti delle forze dell’ordine, stanno registrando un vertiginoso aumento in El Salvador, Guatemala e Honduras.

Ma il rapporto pone sotto accusa anche le autorità messicane, resposabili di non proteggere dalla sistematica violazione dei diritti i profughi Lgbti all’interno del Paese, e denuncia l'insostenibile esperienza vissuta nei centri statunitensi di detenzione per migranti.

«A causa della loro identità di genere e del loro orientamento sessuale – ha dichiarato Erika Guevara-Rosas – queste persone subiscono una crudele discriminazione in America centrale. E non c'è alcun luogo dove possano trovare salvezza». La direttrice di Amnesty International per le Americhe ha quindi aggiunto: «Terrorizzate nei loro Paesi e sottoposte a violenza estrema quando cercano riparo altrove, queste persone costituiscono uno dei gruppi più vulnerabili di rifugiati delle Americhe. Il comportamento delle autorità messicane e statunitensi, che stanno a guardare, è semplicemente criminale».

Secondo le cifre ufficiali El Salvador, Guatemala e Honduras hanno alcuni dei più alti tassi di omicidio al mondo: su ogni 100mila abitanti 81,2 in El Salvador, 59,8 in Honduras e 27,3 in Guatemala.

Di fronte a tali livelli di violenza (comprendenti anche aggressioni ed estorsioni) e alla costante discriminazione la maggior parte dei richiedenti asilo e dei rifugiati Lgbti, incontrati da Amnesty International, ha raccontato di non aver avuto altra scelta che fuggire. L'alto livello d'impunità e la corruzione nei loro Paesi rendono improbabile che gli autori di reati contro le persone Lgbti siano puniti, soprattutto quando a compierli sono stati agenti delle forze dell’ordine. Secondo l'ong Cattrachas in Honduras, tra il 2009 e il 2017, sono state uccise 264 persone Lgbti. Nella maggior parte dei casi gli autori non sono stati mai stati perseguiti penalmente.

La maggior parte delle persone, le cui dichiarazioni sono servite per la redazione del rapporto No Safe Place, ha inoltre riferito di aver subito ulteriore discriminazione e violenza da parte di pubblici ufficiali in Messico. Secondo uno studio dell'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, tra il 2016 e il 2017 due terzi dei rifugiati Lgbti provenienti dall’America centrale sono state vittime di abusi sessuali in Messico.

Alcune donne transgender, che erano riuscite a concludere indenni il viaggio all'interno del Messico, hanno invece denunciato il disumano trattamento ricevuto nei centri di detenzione statunitensi. Altre, poi, sono state espulse dagli Usa e dal Messico per essere rinviate nei Paesi d’origine.

Cristel, una 25enne transgender salvadoregna, ha denunciato di essere stata posta in isolamento in un centro di detenzione per migranti non appena varcata la frontiera con gli Usa nell'aprile 2017. Dopo una settimana è stata trasferita in una piccola cella dove c'erano otto uomini. Alla fine è stata rimandata in El Salvador, dove continua a subire le minacce delle bande criminali. «Io non voglio essere clandestina – ha dichiarato ad Amnesty International –. Non voglio altro che vivere in sicurezza».

Alla luce di tali dati Erika Guevara-Rosas ha commentato: «Più le autorità di El Salvador, Guatemala, Honduras, Messico e Usa non agiranno per proteggere alcune delle persone maggiormente vulnerabili delle Americhe, più le loro mani saranno macchiate di sangue. I governi di questi Paesi devono intraprendere azioni decisive per contrastare il moltiplicarsi di violenze contro le persone Lgbti. Devono altresì migliorare le loro politiche e procedure per garantire l'accesso alla protezione internazionale a tutte le persone che ne hanno bisogno».

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Si è tenuto a Roma l’XI Congresso dell'associazione radicale Certi Diritti, di cui è stato rieletto segretario Leonardo Monaco. A Gaynews si è raccontato così.

Leonardo, prima di tutto complimenti per la tua rielezione a segretario e auguri ai componenti del direttivo. Ci racconti chi sono?  

Grazie mille! Sono tante le persone che ci permettono di fare quello che facciamo da ormai dieci anni. Hanno tutte delle competenze specifiche che con grande sacrificio mettono al servizio delle nostre battaglie. Da Yuri Guaiana con la sua attenzione e preparazione sui temi internazionali a figure storiche del movimento come il nostro ex presidente Enzo Cucco​, Gigliola Toniollo della Cgil Nuovi diritti, Pia Covre che con il suo lavoro instancabile per i diritti dei lavoratori sessuali ha rappresentato una speranza per tantissime persone ignorate dalla società, Gabriella Friso che coordina le nostre cause pilota di Affermazione Civile e che da anni segue da vicino i temi dell'immigrazione. Ma anche volti "nuovi" come Alessandro Comeni che ci affianca sulle battaglie per i diritti degli intersex, Claudio Uberti che collabora all'assessorato per la Trasparenza del Comune di Milano e che ha dato un fondamentale contributo per la realizzazione della prima iniziativa sulla conoscenza dei dati sulle diagnosi intersex in Italia attraverso il Foia.

Quali sono state i punti più significativi di questo congresso?

Indubbiamente l'immancabile dimensione transnazionale delle nostre battaglie, proprio mentre la contaminazione da parte dei populismi autoritari più che un pericolo è diventato un dato di fatto. E sottolineerei la chiave di lettura del diritto alla scienza e a trarre giovamento dai suoi benefici: il proibizionismo scientifico sull'intersessualità e la transessualità, le terapie riparative e la pratica dei controlli anali nei Paesi che criminalizzano l'omosessualità, le barriere all'accesso alla PrEP o alle tecniche di procreazione medicalmente assistita, la diffusione delle fake news per delegittimare le ong sono alcune delle evidenze che dimostrano l'assalto alla conoscenza da parte del "fronte chiuso" per minare prima di tutto l'autodeterminazione sui nostri corpi, le nostre vite e i nostri affetti.

Ius soli, immigrazione, asilo politico, diritti Lgbti, Gpa, testamento biologico: avete individuato nuove piste politiche di ragionamento? 

Direi che stiamo semplicemente maturando una visione aggiornata del mondo che ci circonda. Hai citato temi apparentemente diversi tra loro che in realtà sono legati da un filo molto chiaro. La libertà dell'individuo e il diritto sono pericolosamente sotto minaccia. Le conquiste europee rantolano e hanno bisogno di nuove proposte comuni e di riforme. La società aperta non riesce a mettere in campo strategie per fronteggiare questa deriva.

Nel nostro piccolo sentiamo di far parte di un più ampio movimento liberale, libertario, radicale, anarchico, antiautoritario e federalista cui vogliamo offrire le nostre letture sulla sessualità, l'integrità degli affetti e dei corpi come ulteriore strumento di rivendicazione dei diritti civili e politici.

La presenza di Emma Bonino: Non c'è pace  senza giustizia. Che ci dici in proposito? 

È l'Emma della battaglia sulle mutilazioni genitali femminili, di Ero Straniero, delle disobbedienze sulla legalizzazione dell'aborto. È stata ininterrottamente iscritta a Certi Diritti dalla sua fondazione: siamo sotto lo stesso "tetto" radicale e immagino si riconosca nelle nostre letture. Averla avuta a congresso e poter contare in generale sulla sua esperienza è un onore e un privilegio.

Il titolo del congresso è stato La libertà sessuale non è un’opinione. Che significa per la vostra associazione?

Come per la matematica e le scienze la libertà sessuale non può essere messa in discussione, il sesso ci appartiene più di qualsiasi altra cosa​. Papi, parlamentari e governi hanno per troppo tempo presidiato le lenzuola e le mutande dei cittadini e l'impostazione sessuofobica, rafforzata dalle menzogne, ha creato filoni ideologici che col tempo si sono trasformati in vere e proprie stragi di persone: i sex worker morti ammazzati, l'omotransfobia sociale e di Stato che continua a mietere vittime, la disinformazione sulle malattie sessualmente trasmissibili (per citarne solo alcune). 

Vogliamo persone che sappiano di poter essere e fare quello che vogliono, persone più felici e tolleranti perché più libere e più responsabili.

Infine, Leonardo  Monaco è più un  bravo ragazzo o una Drag Queen vestita da bravo ragazzo? 

Bravo ragazzo, un cazzo. Sono Drag ma anche pervertito, drogato, puttana, migrante, L, G, B, T, I ed E, carcerato, ragazza madre, ragazzo padre. Quando a ventun'anni conobbi Marco Pannella, venni sottoposto a una serie di letture di ogni tipo. Tra queste c'era una lettera di Arthur Rimbaud che è il manifesto politico del suo Partito Radicale.

Rimbaud lì parla di «ragionevole sregolamento dei sensi» che intendo come la conquista di riuscire ad ampliare i propri sensi al punto da potersi immedesimare nelle speranze di libertà e nelle sensibilità di ciascuno, specie quelle di chi è messo da parte; andare col dialogo, con la ragionevolezza e lo spirito critico e indipendente oltre gli schemi e le regole cui siamo costretti dai manierismi dei nostri tempi. 

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Con la Candlelight del Transgender Day of Remembrance in Stazione Termini si sono conclusi gli eventi informativi sull’identittà di genere e commemorativi delle vittime di transfobia. Eventi che, organizzati dal Coordinamento Lazio Trans in collaborazione col Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, hanno avuto il loro epilogo nella veglia a lume di candela per ricordare le persone trans uccise nell’ultimo anno. Ben 326. Come Laura, la 27enne d’origine rumena, massacrata il 10 novembre scorso all’Eur.

In sua memoria è stato letto un toccante messaggio inviato dalla MozaiQ Association di Bucarest. «Vorremmo dedicare – così i soci e le socie dell’associazione –  un momento al ricordo di Laura, una donna transgender rumena che lavorava in Italia, uccisa in un brutale attacco transfobico. Ogni anno, la cronaca ci ricorda la violenza che le persone transgender subiscono ancora oggi, anche in Europa. L’Italia, ad esempio, ha un dato tra i peggiori in tema di omicidi di persone transgender.

È importante dunque farsi sentire, dire parole chiare contro questi orribili crimini. Ogni atto di violenza, infatti, perpetra ancora e ancora l’oppressione delle persone transgender. Per questo è nostro dovere accendere i riflettori su questi problemi che affliggono ancora le nostre società. In Romania, le persone transgender hanno meno possibilità di avere successo nella vita poiché il processo di transizione è estremamente lungo e umiliante, l’accesso ai servizi medici è inadeguato e non aperto a tutti, mentre l’ingresso nel mondo del lavoro rimane ancora un problema. 

Noi siamo a fianco dei nostri fratelli e delle nostre sorelle. La morte di Laura non sarà dimenticata, porteremo per sempre il suo ricordo nei nostri cuori».

Sul significato dell’evento commemorativo, tradizionalmente organizzato dal Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, così si è espresso ai nostri microfoni il neopresidente Sebastiano Secci: «È importante soffermarsi a ricordare e commemorare le vittime di transfobia, soltanto quest'anno sono infatti  oltre trecento le persone trans vittime di omicidio in tutto il mondo e l'ultima è Laura, assassinata qualche giorno fa proprio qui a Roma.

È imperdonabile che la società civile ignori un fenomeno dalla portata emergenziale ma, soprattutto, è imperdonabile che noi gay, lesbiche e bisessuali troppo spesso, presi dalle nostre battaglie e rivendicazioni, trascuriamo la lotta delle nostre compagne e dei nostri compagni trans.

 

Per Laura e per chi prima di lei è caduta barbaramente vittima dell'odio transfobico siamo stati questa sera a Termini, per ricordare chi ci è stato portato via ma, soprattutto, per prendere tutte e tutti insieme un impegno con chi c'è ancora».

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Nel pomeriggio di oggi, vigilia del Transgender Day of Remembrance o TDoR, si è tenuto a Roma in Largo dei Lombardi un evento tanto informativo sul tema dell’identità di genere quanto commemorativo delle vittime di transfobia. A organizzarlo il Coordinamento Lazio Trans (CoLT) che ha altresì presentato l’installazione d’arte dal titolo Le pagine che non ho scritto, creata dall’artista Valeria Catania

Presenti alcuni consiglieri regionali, esponenti dell'associazionismo romano e, soprattutto, del Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli. Come dichiarato da Cristina Leo, portavoce del CoLT, l'evento è stato particolarmente dedicato «alla ragazza trans assassinata a Roma. Vorremmo donare a questa ragazza morta in solitudine, un pensiero ed una lacrima, per non dimenticarla e per non dimenticare le 325 persone trans uccise nel mondo in questo funesto 2017».

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