Continua la personale battaglia di Donald Trump contro le persone transgender nel silenzio generale dei media. Il presidente americano, dopo aver bloccato le assunzioni di militari trans, vuole cancellare una norma dell'Obamacare che garantisce uguali diritti per le cure mediche alle persone T.

Il Dipartimento della Salute e dei Servizi umani infatti, intenzione di riscrivere uno dei principi cardine del piano di assistenza, quello che vieta la discriminazione di genere. Ma gli avvocati e le associazioni in difesa dei diritti civili sono pronti a dichiarare guerra.

Fatima Goss Graves, componente del National Women's Law Center, ha dichiarato che bisogna "contrastare questo pericoloso tentativo di negare i diritti di cittadini americani". La frase incriminata presente nell'Obamacare è sulla definizione di identità sessuale per ogni essere "maschio, femmina o una combinazione tra maschio e femmina". Alcuni gruppi religiosi estremisti si erano opposti subito all'introduzione di questo riferimento più largo sull'identità sessuale, temendo che i soldi pubblici potessero finanziare la "transizione tra i due sessi".

Adesso Trump è pronto ad andare incontro alle loro richieste. La proposta arriva tre giorni dopo l'intenzione del Dipartimento della Casa e dello Sviluppo Urbano di abbattere un'altra eredità di Obama: quella, cioè, che obbliga i centri federali per i senzatetto a non discriminare nessuno per il sesso, neanche le persone trans. 

A pochi giorni dal 50° anniversario dei moti di Stonewall, dopo anni di dure battaglie, Trump e la sua pletora di sostenitori conservatori sembrano più che intenzionati ad annientare i diritti delle persone transgender, faticosamente conquistati.

Ci si augura, in larga parte della collettività trans, che il World Pride di New York sia l'occasione giusta per attaccare il presidente degli Stati Uniti pubblicamente e politicamente, più di quanto fatto finora, con la speranza che anche nei Pride italiani ed internazionali si solidarizzi con le compagne e i compagni di oltreoceano.

Inutile parlare di intersezionalità, se poi i diritti delle persone trans non vengono tutelati e difesi dall'intero movimento Lgbti+.

e-max.it: your social media marketing partner

Candidata alle comunali di Capaccio Paestum nella lista Adesso Capaccio Paestum (facente parte della coalizione che sostiene Italo Voza quale sindaco), Ottavia Voza è architetta e archeologa. Docente a contratto di Restauro presso la Scuola di Specializzazione in Beni archeologici dell’Università di Salerno, ha pubblicato saggi di pregio, tra cui è da menzionare Parco Archeologico di Paestum. Studio di fattibilità (Pandemos, Paestum 2008).

Ma quello di Ottavia è un nome che rimanda anche all’attivismo Lgbti. È stata infatti presidente di Arcigay Salerno mentre in Arcigay Nazionale (2012-2018) ha ricoperto l’incarico di responsabile per le Politiche Trans.

Ottavia, che cosa l’ha spinta a candidarsi a consigliera comunale?

La consapevolezza che era giunto il momento di mettere al servizio di una comunità, della mia comunità, il lungo lavoro che ho portato avanti nei decenni passati nel campo della progettazione urbana, del recupero dei centri storici e dei beni monumentali e paesaggistici, e soprattutto il profondo amore che mi lega alla mia terra. In particolare per il territorio in cui sono candidata ho redatto e pubblicato diversi piani e progetti di recupero, per il Centro storico in collina e per il Parco archeologico della città antica di Poseidonia-Paestum.

La spinta decisiva è stata tuttavia la formazione di una coalizione di persone giovani, capaci, con spiccate professionalità, completamente svincolate dalle logiche clientelari ed affaristiche che hanno costituito in passato un freno allo sviluppo di un territorio con eccezionali potenzialità. 

Su cosa punterà in questi ultimi giorni di campagna elettorale?

Continuerò, come ho fatto finora, a porre l’accento sui temi che abbiamo messo al centro del programma politico della coalizione: lo sviluppo sostenibile e la tutela dell’ambiente, il primato della Cultura, la democrazia partecipata e la messa in valore dei beni comuni. Mi rendo conto che può sembrare un’affermazione un po’ scontata, ma siamo vittime, qui come altrove, della tendenza a ridurre la campagna elettorale, che dovrebbe costituire il massimo momento dell’espressione democratica di una Comunità, ad una conta basata su clientele, apparentamenti e  convergenze di interessi particolari.

Considero invece questo “esercizio di democrazia” un importante momento di crescita civile e culturale di una intera comunità, con l’obiettivo di pensare e agire allo stesso momento globalmente e localmente. Per mettere in moto un processo in cui ogni progetto, dalla grande opera al piccolo intervento di rifunzionalizzazione, deve essere inserita all’interno di un quadro organico di medio e lungo periodo. Tradizionalmente questo non accade, ed ancora oggi si riduce l’esercizio della politica amministrativa locale ad una sterile ed improduttiva sommatoria di poche grandi opere, il cui obiettivo spesso è la visibilità di chi le propone (ed è il viatico migliore per la realizzazione di cattedrali nel deserto che quasi sempre lasciano alle comunità le macerie di pesanti eredità in termini di indebitamento) o peggio la rincorsa ad opportunità di finanziamento estemporanee ed improvvisate.

Da architetta-archeologa che cosa crede ci sia da fare per la tutela di un patrimonio come quello di Paestum?

Tutela e valorizzazione sono due prassi inscindibili, la nuova frontiera della tutela è nella capacità di individuare processi virtuosi in cui la salvaguardia del patrimonio, la sua fruizione da parte non solo dei turisti, le attività di ricerca scientifica sono strettamente interconnesse e correlate ai processi di sviluppo economico. Per questo occorre mettere in atto un approccio radicalmente diverso alle politiche culturali, che devono diventare il fulcro di tutte le azioni di governo. Tutti gli studi recenti condotti dall’OCSE sull’impatto della cultura nelle economie locali hanno determinato che la cultura contribuisce a diversificare l’economia, contribuisce alla rigenerazione urbana, a rafforzare l’identità culturale e la diversità locale, a sostenere la coesione locale e l’integrazione dei gruppi emarginati, a promuovere le regioni rurali come destinazioni da visitare ed in cui vivere, lavorare e investire.

È evidente che un patrimonio come quello della città antica di Paestum, riconosciuto dall’Unesco come patrimonio mondiale dell’umanità, deve avere un ruolo centrale in questo processo. Paestum non è solo “la città dei Templi”, i monumenti che hanno maggiormente attratto l’interesse e l’ammirazione di studiosi e visitatori provenienti da ogni parte del mondo. Paestum costituisce uno dei pochi luoghi in cui la città antica, nel suo insieme costituito dalle fortificazioni, dalle relazioni tra spazi pubblici, religiosi e residenziali, può essere raccontata e fruita in tutta la sua complessità, al suo interno e nelle relazioni con il suo paesaggio. Questa dunque è la direzione verso cui dovrà essere rafforzata ed ampliata la fruizione del patrimonio archeologico di Paestum, e questo il campo in cui sarà di fondamentale importanza la collaborazione tra l’Amministrazione Comunale e il Parco Archeologico.

I temi Lgbti sono presenti nel suo programma elettorale?

Il tema nel programma viene affrontato in un’ottica intersezionale, essendo programmate diverse attività nell’ambito delle politiche sociali, compresa l’attivazione di una Casa delle Donne e l’avvio di iniziative ed azioni concrete di contrasto alla violenza di genere. Attività monitorate attraverso la redazione di un bilancio di genere, all’interno del più generale bilancio sociale.

Infine, che cosa significa per una donna trans e attivista candidarsi in un Comune del Sud?

Io non ho mai considerato la mia esperienza trans come un processo che dovesse condurmi ad una “normalizzazione” e dunque ad una sorta di invisibilità. Cosa tra l’altro impossibile se decidi di restare in un piccolo paese dove hai condotto una cospicua parte della tua esistenza conformemente al genere che ti è stato assegnato alla nascita. 

Mi sembra che la trasparenza di questa esperienza abbia prodotto all’interno della mia Comunità un sentimento di stima e di generale e naturale inclusione da una parte, ed abbia contribuito da un’altra parte alla migliore comprensione del fenomeno culturale e politico dell’esperienza trans. Sarebbe forse esagerato dire che non ho avuto problemi all’inizio, problemi che si sono tradotti nella complessità delle relazioni sociali in limitati contesti, prevalentemente ristretti all’ambito professionale.

La candidatura mi ha permesso di ampliare notevolmente la rete delle relazioni sociali all’interno della comunità, e questo, aldilà della mia condizione identitaria, costituisce un indubbio arricchimento. Bisogna aggiungere tuttavia che non sempre le esperienze trans MtF, FtM o non binarie con cui mi sono confrontata qui ed in altri contesti simili nel corso del mio attivismo  sono vissute con la medesima serenità. È ancora fortissimo lo stigma verso le persone più giovani e meno attrezzate, per età e bagaglio complessivo, che sperimentano isolamento e difficoltà di integrazione a tutti i livelli. Io spero che il passaggio della mia candidatura possa ulteriormente contribuire alla migliore inclusione sociale di queste persone.

e-max.it: your social media marketing partner

Alle 21:00 di stasera, presso l’Off/Off Theatre di Roma, Pino Strabioli presenterà una serata di teatro-documento dedicata a Non sono una donna, il libro dello scrittore transgender Andrea R. Baldestein, che racconta le vicissitudini, gli scontri, le frustrazioni e le delusioni che hanno attraversato la vita di Francesca, che «capisce di essere nata in un corpo sbagliato».

Ogni episodio è scandito dalla tristezza e dall’amarezza di Francesca per non essere nata nel corpo che desiderava. Una tristezza che si acuisce quando il suo cuore inizia ad avere le prime palpitazioni d’amore. La determinazione di Francesca la spingerà, però, a perseguire ad ogni costo la via della felicità e la possibilità di realizzare il suo sogno. Un sogno che accarezzava fin da quando era piccola. 

Quella di Andrea R. Baldestein, autore emergente nato a Roma nel 1961, è una storia autobiografica e affronta un tema di grande attualità: il bisogno di chi percepisce l’urgenza di trasformarsi e rinascere, riappropriandosi della propria identità.

A presentare il libro di Baldestein sarà proprio Pino Strabioli, uomo di cultura e spettacolo da sempre attento alle tematiche sociali e ai diritti delle minoranze.

«Quando Sivano Spada, direttore artistico dell’Off/Off Theatre di Roma  mi ha chiesto di introdurre e accompagnare Andrea in questa serata-confessione – ci racconta Strabioli a telefono -  non ho esitato a dire di sì.

Soffia un vento che non ci piace e mai come in questo momento mi sembra importante dare spazio e voce a storie così profondamente vere, difficili ma anche di riscatto e conquista. Andrea è un uomo come tanti ma come pochi ha dovuto combattere discriminazioni e abbattere muri per raggiungere alla sua “felicità».

e-max.it: your social media marketing partner

È di un paio di settimane fa la notizia riportata da The Mirror, sull'efferato femminicidio di Nina, una donna transgender, compiuto dal suo compagno nella città russa di Kursk. 

Mikhail Tikhonov, un medico 27enne, ha confessato l’omicidio della propria compagna. Agli inquirenti Tikhonov ha ammesso il macabro delitto, dichiarando di aver strangolato la sua ragazza, Nina Surgutskaya di 25 anni, e di aver provato a disfarsi del cadavere, dapprima smembrandolo e inserendo parti del corpo nel forno per farne evaporare i liquidi e, in seguito, ponendo i resti della vittima in alcuni sacchi di plastica e provando a gettarli nell'immondizia.

Stando ai fatti, proprio in quel momento Thikhonov sarebbe stato raggiunto dalla polizia.

Il movente dell'atroce delitto sarebbe legato alla scoperta da parte di Thikonov della transizione di genere della fidanzata, alla quale alla nascita era stata assegnata il genere maschile.

La vittima ed il suo carnefice si frequentavano da qualche mese, ma quando sono stati a letto per la prima volta la donna ha rivelato di essersi sottoposta a diversi interventi fra i quali quello di conferma di genere, noto in Italia come RCS (Riattribuzione Chirurgica di Sesso) per completare il percorso di transizione.

Sembrerebbe che proprio dopo questa rivelazione da parte di Nina, Thikonov l' avrebbe afferrata per il collo, strangolata e uccisa. Durante gli interrogatori l’uomo ha ammesso tutto alle autorità russe e adesso rischia 20 anni di carcere.

A due settimane dalla Giornata Internazionale contro la LGBTQIA+ fobia, che celebriamo il 17 maggio e alla luce degli innumerevoli episodi di transfobia e transmisoginia che si ripetono quotidianamente nel mondo, fra i quali la recente aggressione a Pozzuoli di un ragazzo trans da parte di un vicino di casa, possiamo tristemente notare come poco si stia facendo per contrastare il pregiudizio transfobico e quanto ancora si professi odio contro la comunità LGBTQiA+ tutta e contro le persone trans, in particolare, brandendo la fantomatica "Teoria del Gender".

Il caso di Nina è oltretutto emblematico di quello che accade alle donne trans quando dopo aver fatto coming out, si ritrovano a perdere "il privilegio cisgender".

A volte, si ha la percezione che le persone trans siano accolte ed accettate nella società, e per fortuna, in parte è vero, ma molto spesso si tratta di una falsa accettazione, legata al fatto che la persona transgender "passi" per cisgender.

Il passing si rivela a volte un'arma a doppio taglio e letale è stato per Nina. Pensando che il suo ragazzo l'avrebbe amata per quello che era, una donna trans, ha dovuto affrontare e perire sotto la violenza transfobica del compagno.

Noi persone trans, purtroppo, non possiamo neanche goderci il privilegio della privacy e della riservatezza, perché a tutte e tutti può capitare il Thikonov di turno, e l'unico modo per difenderci è quello di non entrarci in relazione, di non frequentare persone che non ci accolgono e non ci amano per quello che siamo.

Questo è il motivo per il quale da sempre sostengo che tutte le persone trans dovrebbero combattere per i propri diritti e non crogiolarsi nell'illusoria percezione di essere possessori di un privilegio cisgender che da un giorno all'altro può esserci tolto, così come la nostra stessa vita.

e-max.it: your social media marketing partner

Nei Paesi Bassi minorenni transgender potranno cambiare genere sui documenti prima dei 16 anni, mentre gli adulti potranno autocertificarsi senza una dichiarazione medica.

Sander Dekker, ministro per la Protezione legale, ha dichiarato, l'11 aprile, che i giudici accetteranno le richieste di soggetti d'età inferiore ai 16 anni, previa certificazione medica, solo in «circostanze estreme». Rispondendo alle critiche secondo cui i minori potrebbero «cambiare idea» e ritornare al genere al quale erano stati assegnati alla nascita, ha confermato che a qualsiasi minore, che transizioni legalmente, sarà data solo un'opportunità di cambiare i documenti.

Il percorso verso il riconoscimento legale è stato reso più facile soprattutto per le persone di età superiore ai 16 anni, che ora possono cambiare il loro genere senza la dichiarazione di un medico o uno psicologo.

In base al nuovo percorso le persone trans avranno quattro settimane per annullare il cambiamento del genere legale prima che diventi permanente.

I gruppi Lgbti hanno affermato di essere «soddisfatti dell'abolizione della dichiarazione di esperti», ma hanno sostenuto che le nuove misure non sono abbastanza ampie. Transgender Network Netherlands, Coc e Nnid hanno rilasciato una dichiarazione congiunta in cui si legge: «Questa proposta non fornisce alcun sollievo alle persone intersessuali e viola il diritto all'autodeterminazione dei minori transgender».

Le persone intersessuali e non binarie nei Paesi Bassi possono richiedere di appartenere al genere X (genere neutro), ma devono farlo attraverso i tribunali senza alcuna garanzia.  Il ministro Dekker ha indicato che anche questo percorso può essere reso più semplice.

e-max.it: your social media marketing partner

Non si arresta l’ondata d’odio omotransfobico in Francia con un crescendo preoccupante. Questa volta vittima di pestaggio e insulti Julia, giovanne donna transgender, aggredita domenica scorsa in Place de la République a Parigi durante una manifestazione contro il regime algerino.

«Spero sia fatta giustizia. Spero che la gente capisca e apra gli occhi affinché questo genere di aggressioni non avvenga mai più». Con queste parole Julia ha oggi commentato ai microfoni di Bfm-Paris quanto accadutole. Scena fra l’altro filmata e messa on line da Lyes Alouane, esponente regionale dell'associazione Stop Homophobie, prima di diventare virale sui social.

Nel video si vede la giovane presa di mira da insulti e sberleffi mentre si trova sulle scale della metro. Ad accanirsi contro di lei, sola, sono in parecchi. Julia riesce ad aprirsi un varco tra la folla ma viene raggiunta e colpita da un individuo che le sferra diversi pugni.

 

«C'è stata tanta umiliazione - ha dichiarato oggi in una trasmissione televisiva su Lci -: l'ho vissuta abbastanza male. Le immagini parlano da sé. È traumatizzante che questo accada a Parigi nel 2019. Se fate attenzione non cerco mai di fuggire ma di difendermi. Guardando in faccia il mio aggressore dico: 'Non mi fai paura'».

Una dura condanna per quanto accaduto è stata espressa da larga parte del mondo politico e dalla sindaca di Parigi Anne Hidalgo.

«Questa aggressione chiaramente transfobica in piena Parigi - ha twittato ieri Marlène Schiappa, segretaria di Stato per l'Uguaglianza tra le donne e gli uomini e la Lotta contro le discriminazioni - è inammissibile! Gli autori vanno identificati e portati in tribunale. Le Lgbt+ fobie non sono opinioni ma stupidità e odio. Assaltano e uccidono».

Uno di loro è già stato rintracciato e posto in stato di fermo, prima di venire rilasciato in attesa della conclusione dell'inchiesta. Sulla vicenda indaga la polizia della capitale.

Intanto sui social network Julia ha ricevuto migliaia di messaggi di sostegno. Anche se lei continua a deplorare che molti «associno la sua aggressione all'Algeria. Ho visto messaggi di odio, di razzismo. Non bisogna confondere tutto. Chi mi ha aggredito sono persone ignoranti, nulla a che vedere con le religioni o col fatto che siano algerini». Quanto alla denuncia che ha sporto in commissariato, plaude al lavoro della polizia: «Mi hanno trattato molto bene, chiamandomi: Madame».

Julia ha poi parlato della sua vita, dei non facili rapporti con i genitori, del fatto che in molti la percepiscano ancora come "un uomo travestito", ma anche della "fortuna" di essere stata compresa dal suo datore di lavoro.

«Ha accettato la mia transizione - ha concluso -. Mi ha accompagnata, sostenuta, e non ho perso il posto come invece succede a tante persone nella mia situazione». 

e-max.it: your social media marketing partner

È stata oggi celebrata la 6° edizione della Giornata internazionale della Visibilità Transgender (TDoV), che fino al 2014 ha mantenuto un carattere prettamente locale. La ricorrenza era stata istituita nel 2009 da Rachel Crandal, attivista trans del Michigan, per sopperire alla mancanza di una data specifica dedicata alla visibilità delle persone transgender all’interno della collettività Lgbti e alla sensibilizzazione contro le discriminazioni verso le stesse.

Su il significato, i valori e i limiti di una tale giornata abbiamo contattato tre voci autorevoli e diversificate del panorama nazionale dell’attivismo trans.

Per la psicologa Cristina Leo, coordinatrice del Coordinamento Lazio Trans (Colt), «in una società patriarcale, maschilista,  etero-sessista e cisessista in cui è imposto il binarismo di genere, ossia la divisione della società in due generi, rivendicare la propria visibilità, per una persona trans, è un atto politico, rivendicazione dell'essere e dell'esserci, di un modo, il mio/il nostro delle persone trans (ma non solo) di essere nel mondo.

Rivendico il diritto all'esistenza e all'identità non solo per me e per le mie/i miei compagn@ di battaglie, ma soprattutto per chi questa possibilità di esprimersi non ce l'ha, perchè vive situazioni o contingenze che le/gli impediscono di esprimere pienamente se stess@, cercando di dare voce a chi questa voce non ce l'ha.

Non siamo ideologia o teoria, siamo storia, siamo cultura, siamo esperienza che si ripete nel mondo, in diverse forme, da millenni..

Siamo un modo altro di essere nel mondo, un modo spesso condannato e ostracizzato (non sempre), ma che merita dignità, rispetto, diritti, al pari di quanto spetterebbe a tutt@ le/gli esseri umani».

Pur essendo d’accordo sulla bontà delle motivazioni sottese all’istituzione di una tale ricorrenza, la giovane attivista transfemminista Valentina Coletta ritiene «che sia una giornata inutile, perché tutti i giorni le persone trans e femminelle sono visibili con i propri corpi fuori dalla norma. Le trans e i trans fanno i conti con l'eterocisnorma dei corpi in ogni momento. La visibilità è 365 giorni all'anno.

Quelli che non sono visibili ai più sono le esigenze delle persone trans, dall'accesso al diritto allo studio, al lavoro, al diritto all'identità fino al diritto alla salute che in queste settimane in Italia è sospeso per alcune persone per la difficoltà a reperire i farmaci per la terapia ormonale sostitutiva per chi fa un percorso dal femminile verso il maschile, nonostante il continuo interfacciarsi delle maggiori associazione trans del nostro paese con l'Agenzia per il farmaco».  

Alla luce di tali elementi l’attivista d’origini beneventane rinominerebbe «questa ricorrenza in Giornata mondiale della Visibilità delle Esigenze Trans senza dimenticare che la lotta per il riconoscimento per i nostri diritti avviene tutto l'anno». 

A dare una lettura della visibilità delle persone trans nell’ottica del connesso tema dell’orgoglio è invece l’attivista d’origine catanese Sandeh Veet (ma da anni residente a Torino), per la quale «orgoglio trans è una parola che ha perso di significato nel mio percorso di vita. Non trovo orgoglio nell’essere usata come oggetto per abbellire i carri dei Pride. Non trovo orgoglio nell'apparire nelle trasmissioni tv per impietosire i telespettatori sul dramma di essere trans. Non trovo orgoglio nel sentire usare la frase “sono nata in un corpo sbagliato”. Non trovo orgoglio nell'osservare di quanta superficialità è intriso il mondo trans.

Non trovo orgoglio leggere commenti inneggianti a Salvini da molte donne trans. Non trovo orgoglio nell’inconsapevolezza del momento storico che l’Italia sta attraversando specialmente per le donne e le donne trans. Per tutto ciò non ho nulla per essere orgogliosa».

Per questo motivo l’attivista 55enne, che è l’ideatrice della Trans Freedom March, cofondatrice del Divine Queer Film Festival e presidente di Sunderam Identità Transgender Torino Onlus, conclude: «È il momento di capovolgere i paradigmi: basta con l’orgoglio, basta con la presunzione di essere “normali”, basta con la sudditanza. Quando questo sarà realizzato, sarò felice di celebrare una giornata in onore dell’essere trans».

e-max.it: your social media marketing partner

«Sostegno a un’organizzazione terroristica», ossia ai Fratelli Musulmani. Questa l'accusa che si è sentita rivolgere dal pubblico ministero Malak al-Kashif, la 19enne donna transgender, arrestata lo scorso 7 marzo nella sua casa di Giza e detenuta in isolamento per tre giorni nella stazione di polizia di Al Haram. Qui secondo la Commissione per i Diritti e le Libertà Malak sarebbe stata oggetto di molestie e abusi, compreso il test anale forzato

In Egitto i rapporti omosessuali, pur non condannati formalmente, sono perseguiti sulla base della legge 10/1961 contro la «dissolutezza e la perversione» direttamente finalizzata al contrasto della prostituzione. Una normativa anfibola, grazie alla cui elastica interpretazione le forze di sicurezza procedono con facilità soprattutto all’arresto di donne transgender, in quanto accusate di licenziosità o prostituzione, e alle connesse ispezioni corporee.

Ma la traduzione in carcere di Malak al-Kashif è formalmemte da correlarsi a diverse motivazioni come indicato dall'organizzazione Front Line Defenders, per la quale l’arresto è avvenuto in un'operazione della polizia condotta con il coinvolgimento della madre della giovane attivista. L'anziana donna sarebbe stata costretta a telefonarle e chiederle di venirla a trovare, motivando la richiesta con un peggioramento delle personali condizioni di salute. All'arrivo nell'abitazione materna la 19enne ha trovato la polizia, che l'ha immediatamente arrestata. 

Come messo in luce da Lorenzo Forlani, inviato dell’Agi a Beirut ed esperto della situazione mediorientale, «l'aspetto quasi surreale è l'accusa che si è sentita rivolgere dal pubblico ministero: "sostegno a una organizzazione terroristica". Il riferimento implicito è ai Fratelli musulmani, che usando un eufemismo non certo noti per la loro solidarietà verso la causa Lgbt. Malak al-Kashif non ha mai ottenuto, in questi anni, i documenti che attestano il cambiamento di genere, motivo per cui c'è la concreta possibilità che venga incarcerata in una prigione maschile.

La donna è nota per essere una promotrice dei diritti umani e attivista per la comunità Lghbt, ma non solo: dopo il deragliamento di un treno al Cairo lo scorso 27 febbraio, nel quale sono rimaste uccise 22 persone, al-Kashif è stata una delle più attive nel richiedere sui social media che i responsabili fossero puniti dalla legge, partecipando anche ad alcune proteste in solidarietà coi familiari delle vittime. 

Negli ultimi anni in Egitto sono stati arrestati migliaia di attivisti di diversa affiliazione e orientamento, spesso con accuse vaghe. Per "legittimare" in qualche modo la repressione del dissenso le autorità egiziane tendono ad attribuire con estrema facilità agli accusati l'appartenenza o il sostegno alla Fratellanza musulmana, designata come organizzazione terroristica dal regime di Abdel Fattah Al Sisi, in gran parte dei casi senza alcuna prova».

e-max.it: your social media marketing partner

In linea con le direttive del presidente Trump e la sentenza della Corte Suprema del 22 gennaio il Dipartimento statunitense della Difesa ha ieri varato una serie di restrizioni per le persone trans, che prestano servizio nelle forze armate.

Le nuove regole, che entreranno in vigore il 12 aprile, consentiranno alle persone transgender attualmente in servizio e alle stesse arruolate entro quella data di poter continuare a sottoporsi a trattamenti ormonali o a eventuali interventi di riassegnazione chirurgica del sesso.

Dopo il 12 aprile nessuna persona con diagnosi di disforia di genere potrà essere arruolata a meno che non serva in base al genere di nascita. Sarà conseguentemente esclusa dall’accesso ai trattamenti ormonali o all’intervento chirurgico, pena l’immediata dimissione.

Anche se le normative non rispondono pienamente alla volontà di Trump, che voleva una totale messa al bando delle persone trans dalle forze armate, esse sono state ampiamente  condannate da Adam Smith, presidente della Commissione dei Servizi armati presso la Camera dei Rappresentanti, che ha ha chiesto al Pentagono di astenersi dall'attuarle. «Chiunque sia qualificato e disponibile – ha dichiarato - dovrebbe essere autorizzato a servire apertamente il proprio Paese: questo è un divieto discriminatorio per le persone transgender e continueremo a lottare contro questa politica bigotta».

Critiche anche dalla no-profit Gay & Lesbian Alliance Against Defamation (Glaad), che ha affermato: «L'amministrazione Trump è ancora una volta crudele e ingiustamente rivolta contro le persone transgender che hanno servito questo Paese per anni».

e-max.it: your social media marketing partner

Malak al-Kashif, donna transgender, è stata arrestata all’alba d’ieri nella sua casa a Giza e tradotta in una prigione maschile. Prossima a sottoporsi a intervento di riassegnazione chirurgica del sesso, Malak non ha ancora ottenuto la rettifica dei dati anagrafici ed «è perciò registrata come uomo».

A denunciare l’accaduto Amnesty International, che informa come Malak sia stata incarcerata per aver pubblicato appelli a manifestare pacificamente in seguito al recente disastro ferroviario presso la stazione centrale del Cairo.

Non è chiaro dove sia detenuta ma, come rilevato da Magdalena Mughrabi, responsabile di Amnesty International per il Medio Oriente e il Nord Africa, «ci sono reali timori per l'integrità fisica e il benessere psicologico di Malak al-Kashif. A causa della sua identità di genere Malak è ad alto rischio di tortura da parte della polizia, incluso lo stupro e la violenza sessuale, come anche di aggressioni da parte di altri detenuti.

Le autorità egiziane sono responsabili della sua sicurezza fisica e psicologica. Devono immediatamente rivelare dove si trova e, in attesa della sua liberazione immediata e incondizionata, assicurarsi che sia protetta dalla tortura e da altri abusi». Torture che, come denunciato dalla stessa Magdalena Mughrabi, includono il test anale forzato.

Come ricordato dal sito Egyptian Streets, la giovane transgender, che ha oggi 19 anni, aveva già fatto parlare di sé nel 2017, quando postò su Facebook foto relative al suo percorso di transizione, nonché lo scorso anno quando, dopo aver tentato il suicidio, ebba a denunciare: «La società mi ha ucciso». 

La condizione delle persone Lgbti in Egitto s'è progressivamente aggravata a partire dal 2017 quando un giovane, che aveva sventolato una bandiera arcobaleno nel corso del concerto della band libanese Mashrou' Leila, fu arrestato. Ne seguì, all'epoca, una vasta campagna di repressione contro persone sospettate di essere omosessuali.

Solo poco più d'un mese fa il noto conduttore tv Mohammed al-Gheiti è stato invece condannato a un anno di carcere da un tribunale di Giza per aver intervistato, nel 2018, una persona omosessuale.

Benché in Egitto i rapporti omosessuali non siano formalmente vietati dal Codice penale, un articolo della legge anti-prostituzione, varata oltre mezzo secolo fa, commina da tre a cinque anni di reclusione a chi «incita alla dissolutezza e all'immoralità»: una normativa anfibola che consente di fatto il perseguimento giuridico delle persone Lgbti. 

e-max.it: your social media marketing partner

Featured Video