Tante, più del previsto, le persone giunte a Palazzo D’Accursio, prima delle 16:00 d’ieri, per il conferimento del Nettuno d’Oro a Franco Grillini. Così tante da spingere il sindaco di Bologna Virginio Merola a spostare la sede della premiazione dalla Sala Rossa all’attigua ma più ampia Aula Consiliare.

Sugli eleganti sedili in pelle, solitamente occupati dai consiglieri comunali di maggioranza e opposizione, hanno preso posto familiari, amici, componenti di associazioni Lgbti. Ma la maggior parte ha riempito in piedi l’ampio corridoio tra gli scranni consiliari in quella che una volta era chiamata la Galleria dei Senatori.

Un tributo di affetto e riconoscenza a uno dei padri del movimento Lgbti italiano ma anche a un bolognese innamorato a tal punto della città da sentirsi «spalmato come la calce sui mattoni rossi delle sue abitazioni».

Tra le numerose persone convenute l’avvocato Federico De Luca in rappresentanza del sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega alle Pari Opportunità Vincenzo Spadafora, la senatrice dem Monica Cirinnà, gli ex senatori Sergio Lo Giudice e Gianpaolo Silvestri, la presidente della Commissione regionale per la Parità e per i Diritti Roberta Mori, lo scrittore Stefano Benni, il presidente uscente d’Arcigay Flavio Romani, il segretario nazionale d’Arcigay Gabriele Piazzoni, il presidente del Cassero Vincenzo Branà, il presidente di Arco Roberto Dartenuc col suo vice Massimo Florio.

Ma anche rappresentanti della Lega come la consigliera comunale Mirka Cocconcelli per il conferimento d’un premio, su cui nessun partito d’opposizione ha sollevato riserva di sorta. Riprova, invero, del corale riconoscimento dei meriti dell’ex parlamentare non solo nell’illustare la città di Bologna ma anche nel contribuire al raggiungimento di quei diritti civili, che ha portato lo stesso Grillini, nel corso del suo discorso, a dire: «Dopo 40 anni di lotte, possiamo dirlo: sotto il profilo culturale abbiamo vinto noi, perché la maggioranza degli italiani non tornerebbe mai indietro sotto il tema dei diritti».

Una vittoria, a testimoniare la quale c’erano ieri anche militanti storici del movimento quali Beppe Ramina, Vanni Piccolo, Felix Cossolo nonché Samuel Pinto, l’esule cileno che fondò il primo circolo omosessuale nel capoluogo emiliano ancor prima dell’assegnazione del Cassero alla collettività Lgbti. 

Evento di tale portata per la storia non solo di Bologna ma anche del Paese da essere espressamente menzionato nel testo della motivazione ufficiale del premio. 

«Franco Grillini – così l’assessora alle Pari Opportunità Susanna Zaccaria nel darne lettura – ha partecipato alla storica consegna del Cassero di Porta Saragozza il 28 giugno 1982. Per la prima volta un Comune italiano dava in affitto a un'associazione Lgbtqi uno stabile di sua proprietà. 

La decisione del sindaco Renato Zangheri che esattamente due anni prima, il 28 giugno 1980, aveva incontrato i militanti del Circolo XXVIII Giugno promettendo loro una sede e delle bacheche, fissa un punto fermo nel dialogo a Bologna tra movimento Lgbtqi e istituzioni che ancora oggi prosegue in un reciproco riconoscimento e collaborazione che ha fatto sì che oggi Bologna sia ricca di espressioni ricche e diverse di questo movimento».

Ma l’assessora Zaccaria ha anche ricordato il ruolo del fondatore di Arcigay nazionale quale «giornalista. Nel 1998 ha fondato il primo quotidiano gay on line in Italia: la testata si chiamava Noi (Notizie Omosessuali Italiane) ed eredita Con/Tatto, organo dell'Arcigay, registrata al Tribunale di Bologna nel 1989. Attualmente la testata si chiama Gaynews.it e Grillini ne è il direttore». E poi ancora il suo attivismo in prima linea al diffondersi dell’Aids negli anni ’80 sì da essere tra i fondatori della Lila al pari di quello per le famiglie di fatto e per le unioni civili.

Insomma, «ha attraversato – così il testo della motivazione nella parte conclusiva - tutte le fasi del movimento Lgbtqi degli ultimi quarant’anni contribuendo, dentro e fuori le istituzioni, a modificare la discussione pubblica sull’omosessualità e a sviluppare una cultura dei diritti civili che ha portato l’Italia al livello dei più importanti paesi europei. Ha realizzato, con tanti e tante altri attivisti Lgbtqi quella che lui stesso ha definito una “rivoluzione gentile e una rivoluzione civile nonviolenta"».

Quella rivoluzione gentile, cui ha fatto riferimento anche un commosso Virginio Merola, legato a Grillini da ultraquarantennali vincoli amicali e battaglie politiche in comune. Franco, ha sottolineato il sindaco, «è un grande figlio della vera Bologna, quella europea. Che resterà tale, perché i confini e i muri ci stanno stretti». Ma del direttore di Gaynews Merola ha anche ricordato il forte impegno a tutela della laicità delle istituzioni, un valore oggigiorno quasi oscurato «in un Paese il cui Governo manda i migranti per strada e sindaci zelanti rendono obbligatori il presepe e il crocifisso». 

Nel dedicare il premio, con voce rotta più volte dalla commozione, alla collettività Lgbti, Franco Grillini ha voluto anche ricordare «la sua ultima lotta contro il tumore cronico: stare in vita per me significa spendere fino alle ultime energie per le battaglie a favore degli ultimi e dei discriminati.

Il giovanilismo della nostra società ha relegato in un angolo buio la malattia e la morte. Non vergognamoci degli anni che passano, perché passano per tutti, a prescindere da cosa dicono i congressi dei geriatri. Non ci si può vergognare ad andare in giro con un bastone come me, un deambulatore o una carrozzina».

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Che Stefano Sannino, ambasciatore d’Italia in Spagna dal 21 marzo 2016, potesse finire nel mirino di parlamentari di centrodestra era immaginabile.

Classe 1959, l’ambasciatore d’origini porticesi, durante i 14 anni di precedente permanenza a Bruxelles, si è fatto apprezzare dai colleghi quale uno dei maggiori esperti di questioni europee e diplomatico di prestigio. Ma nella capitale belga ha anche conosciuto il catalano Santiago Mondragón, con cui si è sposato.

Il 7 luglio, in occasione del Pride di Madrid (una delle principali marce dell’orgoglio Lgbti al mondo), ha fatto esporre una bandiera arcobaleno presso l’elegante sede dell’ambasciata italiana lungo il barrio de Salamanca. Il 15 settembre, invece, ha ospitato a pranzo in ambasciata due imprenditori spagnoli gay, di cui, secondo La Verità (02.10.2018), avrebbe celebrato le nozze.

Atti che sono stati al centro di due specifiche interrogazioni parlamentari al ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Enzo Moavero Milanesi: la prima, in data  25 luglio, a firma del senatore di Fratelli d’Italia Gianpietro Maffoni; la seconda, in data 4 ottobre, a firma del senatore nonché leader d’Idea Gaetano Quagliariello.

Per il parlamentare meloniano con l’esposizione della bandiera rainbow si sarebbe configurato il reato di vilipendio al tricolore (tanto da chiedere se «si sia già proceduto all'obbligatoria segnalazione di tale condotta alla competente Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma»).

Per Quagliariello, vicino agli ambienti cattoreazionari e sostenitore di Silvana De Mari, ci sarebbe stato, invece, con le nozze riportate su La Verità un uso dell’ambasciata per fini impropri, arrivando a evocare il rischio di incompatibilità ambientale.

Il 28 novembre sono arrivate le due risposte scritte della Farnesina alle rispettive interrogazioni. Entrambe a firma della viceministra pentastellata Emanuela Claudia Del Re.

Circa l’esposizione della bandiera rainbow la viceministra, in sintesi, ha fatto notare che Sannino non intendeva denigrare o sminuire il prestigio del tricolore, pur ribadendo come il ministero abbia ricordato allo stesso ambasciatore di essere tenuto a consultare preventivamente, in casi di questo tipo, la Farnesina

«La bandiera arcobaleno – si legge infatti nella risposta – è stata temporaneamente esposta in occasione della settimana dell'orgoglio Lgbti, svoltasi nella capitale spagnola lo scorso luglio. Si tratta di una manifestazione molto seguita in Spagna, che coinvolge non solo esponenti della comunità Lgbti ma tutta la cittadinanza. Alla manifestazione partecipano anche numerosi leader politici spagnoli. Quest'anno due Ministri (il ministro dell'interno, Fernando Grande-Marlaska e l'allora ministro della sanità, Carmen Montón) e svariati esponenti dei principali partiti del Paese hanno preso parte all'evento di chiusura, che è stato trasmesso in diretta televisiva.

Il sostegno istituzionale è inoltre assicurato dal Comune di Madrid, che ha anch'esso esposto la bandiera arcobaleno e ha creato un brand per pubblicizzare la manifestazione (MadO, Madrid Orgullo), alla quale è intervenuto il sindaco Manuela Carmena. Anche la Casa reale spagnola aveva augurato successo alla settimana mondiale dell'orgoglio Lgbti nel 2017.

Sempre secondo l'ambasciatore d'Italia a Madrid, in quel periodo molti edifici della capitale spagnola espongono le bandiere arcobaleno e le istituzioni locali, nonché gli organizzatori, hanno sollecitato anche le sedi diplomatiche a dare visibilità alla manifestazione e a partecipare agli eventi pubblici.

L'ambasciatore Sannino ha deciso, in maniera autonoma, di aderire per un periodo limitato alla sollecitazione delle istituzioni locali ed ha esposto il vessillo arcobaleno, così come altre rappresentanze diplomatiche europee ed extraeuropee. L'ambasciata dei Paesi Bassi ha inoltre sponsorizzato alcune importanti iniziative nell'ambito della settimana dell'orgoglio Lgbti, mentre quella Usa lo aveva fatto lo scorso anno.

Con quel gesto l'ambasciatore non intendeva denigrare o sminuire il prestigio del Tricolore. Questo Ministero ha in ogni caso richiamato l'ambasciatore Sannino al dovere di consultare preventivamente, in casi di questo tipo, il Ministero stesso, al quale compete, ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica n. 121 del 2000, di dare istruzioni in materia di esposizione delle bandiere all'esterno delle rappresentanze diplomatiche».

Circa l’interrogazione di Quagliariello la viceministra ha in sostanza presentato come una bufala la notizia delle nozze in ambasciata riportata da La Verità.

Eccone il testo: «In merito alla notizia, l'ambasciatore d'Italia a Madrid precisa che si è trattato piuttosto di un evento conviviale, tenutosi sabato 15 settembre 2018, per festeggiare una coppia di noti imprenditori spagnoli, in vista del matrimonio che gli interessati intendono prossimamente contrarre sulla base della legge spagnola (che dal 2005 ha come noto esteso alle persone dello stesso sesso la possibilità di contrarre matrimonio).

In tale occasione, pertanto, nei locali della residenza non è stato celebrato, né l'ambasciatore aveva l'intenzione di celebrare, alcun matrimonio o unione civile. Del resto, ai sensi della vigente normativa e come giustamente rilevato dall'interrogante, non sarebbe stato possibile celebrare in ambasciata o consolato una valida unione civile tra i due interessati dal momento che nessuno dei due imprenditori è in possesso della cittadinanza italiana.

Nel caso di specie si è dunque trattato di un ricevimento conviviale, senza alcun profilo o valore di natura legale, e che pertanto non appare aver configurato alcuna violazione della normativa italiana».

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Con 40 voti favorevoli, 4 contrari e 4 astenuti le unioni civili sono da oggi legali anche nella Serenissima Repubblica di San Marino

Ieri il Consiglio Grande e Generale di quella che è ritenuta la più antica repubblica del mondo ancora esistente aveva infatti iniziato a discutere, in seconda lettura, sul progetto di legge di iniziativa legislativa popolare Regolamentazione delle Unioni civilipresentato il 18 dicembre 2017 da Valentina Rossi e altri componenti della locale cittadinanza.

Emendato e approvato in prima lettura dalla Commissione consiliare permanente Affari Costituzionali e Istituzionali il 27 settembre, il testo di legge è strutturato in 14 articoli.

Di particolare rilievo è quello iniziale che recita: «L’unione civile è il contratto mediante il quale è regolata una comunità di tipo familiare composta da due individui maggiorenni dello stesso sesso o di sesso diverso al fine di organizzare la loro vita in comune».

Nel corso del dibattito Davide Forcellini (Rete) aveva presentato l’ordine del giorno sottoscritto dai gruppi di Dim, Psd e Ps per integrare l'articolo 4 della Dichiarazione dei diritti dei cittadini e dei principi fondamentali dell'ordinamento sammarinese.

Il dibattito era stato poi sospeso e ripreso in seduta notturna con l’esame dell’articolato. Poi la messa al voto e l’approvazione intorno all’1:00.

Viva soddisfazione è stata espressa da Marco Tonti, presidente di Arcigay Rimini, che ha fattivamente contribuito al conseguimento di un tale risultato.

«E la Repubblica di San Marino, la più antica repubblica del mondo, ha la sua legge per le unioni civili. È un momento storico per la piccola repubblica in cui l'omosessualità era criminalizzata solo fino al 2004». 

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Sindaca arcobaleno. Potrebbe definirsi così Stefania Bonaldi, la prima cittadina di Crema, che, dopo aver registrato anagraficamente, il 9 maggio, due fratellini quali figli di due uomini e, il 2 agosto, una bambina quale figlia di due mamme, ha provveduto a riconoscere, il 12 ottobre, la genitorialità di due donne in riferimento alla lora piccola nata alcuni giorni fa.

Come se non bastasse, Stefania Bonaldi ha ieri presieduto la celebrazione dell'unione civile di «altre due mamme  alla presenza della loro bimba di qualche mese, fortemente voluta e cercata», annunciandone al più presto l’ufficiale riconoscimento quale «figlia della coppia».

La sindaca di Crema, che è fra l’altro candidata alle imminenti elezioni provinciali a Cremona nella lista Insieme per il territorio, ha poi dichiarato sempre su Facebook con chiaro riferimento al ministro della Famiglia e della Disabilità Lorenzo Fontana: «Ditemi se questi non sono legami veri, solidi, spontanei, che meritano di essere riconosciuti e riempiti di diritti. Ditemi se queste non sono famiglie, il cui unico, vero, stupefacente fondamento sono l'amore e il rispetto. E un supplemento di coraggio.

Non sarò mai abbastanza grata dei miei privilegi di sindaco».

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Anna è nata in California il 2 agosto 2014 grazie alla gpa. Andrea Simone e Gianni Tofanelli, i due papà, hanno racconto il loro progetto e la successiva prima esperienza di genitorialità nel libro Due uomini e una culla, edito lo scorso anno per i tipi torinesi Golem.

Benché sull’atto di nascita californiano siano entrambi registrati come papà, per l’anagrafe italiana non è così. Anna risulta avere un solo padre, quello biologico, mentre l’altro non ha ufficialmente in Italia né diritti né doveri nei suoi riguardi. I tentativi di Andrea e Gianni per superare una tale situazione presso l’Ufficio Anagrafe di Milano, dove risiedono, sono purtoppo caduti nel vuoto.

Giuseppe Sala, sindaco del capoluogo lombardo, ha deciso di sospendere la trascrizione di atti di nascita esteri di bambini e bambini con due papà. Presa d’atto che, al contrario, non ha applicato nei riguardi di figli e figlie di coppie di donne lesbiche, come ha dimostrato anche con la solenne cerimonia del 6 giugno a Palazzo Marino

Il doppiopesismo attendista di Sala in tale materia è stato oggi stigmatizzato da Marilena Grassadonia, presidente di Famiglie Arcobaleno, che ha dichiarato in un comunicato: «Da mesi i nostri soci attendono invano una risposta e se ci siamo infine decisi a un appello pubblico è perché siamo ancora convinti che la situazione si possa sbloccare. Basta però rinvii e incontri interlocutori: il mancato riconoscimento sta rendendo la vita di molte famiglie difficile. Ci è stato detto che gli uffici aspettano un parere dell'Avvocatura di Stato, e quindi la sentenza della Cassazione a sezioni unite sul cosiddetto 'caso Trento'.

Ma il Comune, se c'è la volontà politica, può muoversi da subito. Chiediamo a Sala di dirci chiaramente se questa volontà politica c'è. Lo abbiamo ringraziato e lo ringraziamo ancora per i riconoscimenti delle famiglie con due madri, ma come associazione chiediamo che i diritti siano diritti per tutti. I bambini e le bambine non possono essere discriminati sulla base di come sono nati».

Nell’attesa d’una risposta concreta da Palazzo Marino, abbiamo raggiunto Gianni e Andrea, per conoscere meglio la loro situazione e raccogliere valutazioni sulla posizione di Sala.

Gianni e Andrea, qual è al momento la situazione anagrafica di Anna?

Dal nostro rientro in Italia nel settembre 2014 Anna anagraficamente risulta avere un solo padre (Gianni) in una famiglia che è riconosciuta come unita civilmente dal 29 marzo 2013… Questo miracolo “anagrafico” accade perché abbiamo trascritto il nostro matrimonio, che è antecedente all’entrata in vigore della legge sulla unioni civili. Ha doppio passaporto. Ma per la legge un solo papà, perché sul suo certificato di nascita compare solo il nome di uno dei due padri e l’altro non ha ufficialmente alcun diritto e alcun dovere nei confronti della bimba.

Che cosa vi è stato detto all’Ufficio Anagrafe, quando avete chiesto che vi fosse riconosciuta la doppia paternità?

Ci siamo rivolti all’Anagrafe del Comune di Milano non appena è uscita la notizia che avevano trascritto e corretto l’atto di nascita di due gemelli – anche loro nati in California con gpa –, permettendo ai due bambini di avere sui documenti i nomi di tutti e due i loro genitori. Abbiamo presentato la documentazione completa e seguito l’iter che, per un limitato numero di casi, aveva sortito l’effetto positivo della trascrizione. Ma dopo circa un mese abbiamo ricevuto una raccomandata dall’Anagrafe del Comune di Milano che ci informava che la richiesta era sospesa, in quanto si era deciso di richiedere chiarimenti al ministero dell'Interno. Si era quindi chiusa quella breve finestra temporale in cui l’ufficiale di Stato Civile si era dimostrato favorevole.

Vogliamo far notare che la sospensione è illegittima, in quanto il Comune di fronte alla nostra richiesta avrebbe potuto solo accettare (come ha fatto fra dicembre e gennaio per quell’esiguo numero di casi) o rifiutare la trascrizione, ma non lasciarci in un limbo che dura da quasi un anno. 

Come spiegate il diniego del sindaco Sala ad effettuare le trascrizioni degli atti di nascita esteri per le coppie dei soli papà?

Non riusciamo a spiegarci questa discriminazione. Nel mese del Pride abbiamo visto il sindaco Sala farsi paladino dei diritti delle famiglie omogenitoriali e riconoscere il diritto di tante mamme ma, parallelamente, ignorare del tutto le situazioni come le nostre. Situazioni che ormai riguardano decine di bambini, alcuni dei quali, come nel caso delle gemelle di cui hanno parlato i media alcuni giorni fa, sono trattati come dei fantasmi dal Comune e conseguentemente dallo Stato.

Credete che pesi la battaglia contro la gpa condotta in area milanese da certe femministe della differenza e da ArciLesbica?

Sicuramente non ha aiutato e sta impedendo che ci possa essere una posizione forte anche all’interno del Consiglio comunale. In esso, una ventina di giorni fa, è stato presentato un ordine del giorno a favore della trascrizione degli atti di nascita dei papà arcobaleno da parte di Angelo Turco e Diana De Marchi (presidente della Commissione Pari Opportunità e Diritti Civili del Comune), che chiedeva di porre fine  alla discriminazione in atto rispetto alle famiglie composte da due donne. Ma anche questa richiesta sembra essere al momento ignorata.

Da Palazzo Marino è stato detto che si aspetta la decisione della Cassazione a Sezioni Unite. Ma questo attendismo non sembra riguardare figli e figlie di coppie lesbiche...

Come abbiamo già detto, da luglio 2018 alcune coppie di mamme ottenuto da Palazzo Marino - e con grande visibilità mediatica del Sindaco Sala - la formazione di atti di nascita con l’indicazione di entrambe le genitrici. Quindi pare evidente che questa sospensione in attesa del 9 novembre non le riguardi.

Come giudicate la posizione delle associazioni Lgbti sul tema gpa? Sono attente o le avvertite lontane?

Ci pare che le associazioni Lgbti stiano lasciando sempre più sola Famiglie Arcobaleno nel condurre questa battaglia a favore dei nostri figli e figlie. A loro viene pregiudicato l’esercizio di numerosi diritti fondamentali, tra cui il diritto all’identità personale e al rispetto della vita privata e familiare.

Cosa pensate di femministe e attiviste che in riferimento alla gpa usano lo stesso armamentario lessicale di esponenti di estrema destra?

Abbiamo letto e sentito dire parole di una violenza inaudita - addirittura più forti di quelle pronunciate dall’estrema destra -, che hanno offeso non solo le nostre famiglie ma anche coloro che in questi anni hanno combattuto contro la discriminazione e per l’emancipazione delle donne. Riportiamo come battuta - ma testimonia come certi personaggi abbiano un visione poco chiara della realtà - l’accusa che ci è stata rivolta su un social network da una delle paladine più agguerrite contro la gpa, che ha scritto:  Voi siete abituati a sfruttare le donne in quanto clienti delle prostitute. Evidentemente l’odio nei confronti degli uomini le rende cieche e poco lucide.

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La Corte Costituzionale, dopo la pubblica audizione in mattinata dell’avvocato Stefano Chinotti, componente di Rete Lenford, ha valutato per la prima volta la legittimità della disciplina delle unioni civili tra persone dello stesso sesso per quanto attiene al "cognome comune" scelto dalle rispettive parti.

Nello specifico, come si legge nel comunicato ufficiale la Consulta ha ritenuto che la «funzione del cognome comune - come cognome d'uso senza valenza anagrafica - non determini alcuna violazione dei diritti al nome, all'identità e alla dignità personale. Deve pertanto ritenersi legittima la disposizione dell'articolo 3 del D.lgs. n. 5 del 2017, là dove prevede che la scelta del "cognome comune" non modifica la scheda anagrafica individuale, nella quale rimane il cognome precedente alla costituzione dell'unione.

Resta fermo che la scelta effettuata viene invece iscritta negli atti dello stato civile, ai sensi dell'articolo 63, primo comma, lettera g-sexies, del DPR n. 396 del 2000.

 La Corte ha ritenuto, inoltre, che ciò realizzi il coerente sviluppo dei principi posti dalla legge delega n. 76 del 2016, attraverso l'adeguamento delle disposizioni dell'ordinamento dello stato civile alle previsioni della legge sulle unioni civili, e in particolare a quella del suo comma 10. Da ciò consegue la legittimità dell'annullamento delle modifiche anagrafiche intervenute prima dell'adozione del D.lgs. n. 5 del 2017.

La dichiarata transitorietà del DPCM n. 44 del 2016 e la brevità del suo orizzonte temporale portano ad escludere che le novità introdotte da tale fonte di rango secondario abbiano determinato l'emersione e il consolidamento di un nuovo tratto identificativo della persona»

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«Il ddl Pillon vuole caricare tutto il peso di un'eventuale separazione sulle spalle delle donne. Per questo ritengo doveroso essere qui a manifestare. Anzi ci dovrebbe essere tutta Bologna».

Queste le parole che Franco Grillini, direttore di Gaynews e presidente di Gaynet, ha rilasciato a commento della manifestazione tenutasi in mattinata nel capoluogo emiliano per protestare contro il disegno di legge sull’affido condiviso. Testo, il cui primo firmatario è, per l’appunto, il senatore leghista Simone Pillon, noto alle cronache per le dichiarazioni su aborto, unioni civili, fede papista.

Per non parlare della credulità nella stregoneria, imposta – secondo Pillon – in una scuola primaria del Bresciano e perciò oggetto d’una sua specifica interrogazione parlamentare nel marzo scorso. Aspetto, questo, che Franco Grillini non ha esitato a richiamare in una piazza Nettuno gremita da varie centinaia di persone.

«Con una tale legge – così l’ex parlamentare – si vorrebbe che l'Italia tornasse ai fasti del Medioevo, quando si bruciavano le streghe. Ora, se a volte si è portati a sorridere di queste cose per quanto sono ridicole, bisogna stare molto attenti perché i vari Pillon si stanno moltiplicando.

Viviamo in un mondo fatto di libertà e di diritti. Ma, paradossalmente, ci sono questi personaggi che, portati dalla Lega di Salvini in Parlamento, vorrebbero farci sprofondare nella barbarie più totale con danni inimmaginabili».

Gli ha fatto eco il deputato dem Luca Rizzo Nervo, per il quale «è necessaria una mobilitazione civile contro un progetto di legge retrogrado che ci vuole riportare ai tempi di Alberto da Giussano, quel personaggio di fantasia che i leghisti si appongono sulla giacchetta. Noi lotteremo in Parlamento con grande determinazione contro un ddl che mette in discussione diritti che sono patrimonio di tutti».

Durissima anche l’ex senatrice del Pd Francesca Puglisi, che ha dichiarato: «Questa legge va nella direzione opposta a quello che dice il rapporto della Commissione sul femminicidio e contraddice la Convenzione di Istanbul», prevedendo tra l'altro che "i bambini siano dati in affido condiviso anche se hanno assistito alla violenza sulla madre e anteponendo gli interessi economici degli adulti ai bambini".

Un’occasione, quella bolognese, per invitare "le donne del Movimento 5 stelle e della Lega a scendere in piazza con noi, perché questa è una lotta trasversale con cui vogliamo difendere i diritti di tutti".

Puglisi ha inoltre contestato "la balla secondo cui solo i padri sono impoveriti nel momento della separazione: è tutto il nucleo famigliare che viene impoverito, e come se non bastasse nessuno dice che solo un quarto dei padri paga l'assegno di mantenimento, anche se il giudice che stabilisce la cifra ha ovviamente guardato il 730 prima".

Accanto all'ex senatrice anche la consigliera comunale Roberta Li Calzi e Susanna Zaccariaassessora comunale alle Pari Opportunità e ai Diritti Lgbt, nonché moltissime donne del mondo associazionistico e sindacale.

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A pochi giorni dal referendum, che avrà luogo il 6 e il 7 ottobre, è stata ieri pubblicata la decisione n. 534, emessa il 18 luglio dalla Corte Costituzionale di Romania.

Presieduta da Valer Dorneanu, la Curtea Constituţională ha stabilito che le coppie di persone dello stesso stesso godono ex iure degli stessi diritti familiari di quelle formate da persone di sesso opposto. Dovrebbero pertanto «beneficiare del riconoscimento legale e giuridico dei diritti e doveri delle coppie eterosessuali».

Promossa da alcune associazioni che, vicine alla Chiesa ortodossa romena e riunite nella Coalizione per la famiglia, hanno raccolto circa tre milioni di firme, l’iniziativa referendaria è finalizzata a revisionare la Costituzione con riferimento alla ridefinizione del concetto di famiglia.

Secondo il testo che verrà sottoposto a consultazione in ottobre e che, in caso di vittoria del sì, sarà inserito nella Carta costituzionale, il matrimonio «rappresenta l'unione tra un uomo e una donna» e non tra «sposi» come prevede il relativo articolo vigente. 

La legislazione romena non consente le unioni tra persone dello stesso sesso ma secondo Coalizione per la famiglia un esplicito divieto in Costituzione renderebbe difficile se non impossibile modificare o introdurre una norma in tal senso.

La sentenza della Corte Costituzionale è stata salutata con soddisfazione dagli attivisti e attiviste di Accept.

Romanița Iordache, vicepresidente dell’associazione con sede a Bucarest, ha dichiarato: «La decisione di oggi conferma ancora una volta che la famiglia di persone dello stesso sesso è uguale a qualsiasi altra famiglia.

Il referendum diventa completamente inutile da qualsiasi punto di vista, poiché la Costituzione romena, alla luce dell’articolo 26, pone già un elemento di uguaglianza tra le famiglia, composte da persone di sesso opposto e coniugate, e le coppie dello stesso sesso. Anche se ora non esiste per quest’ultime una forma giuridica di registrazione familiare.

Il partenariato civile dev'essere disciplinato d’urgenza del Parlamento».

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Il servizio di Gaia Bozza, andato in onda il 16 settembre su SkyTg24, ha denunciato un altro caso di discriminazione a matrice omofobica. A esserne vittime due giovani campani, costituitisi in unione civile alcuni giorni or sono.

Ciro e Francesco (questi i nomi dei due giovani) volevano scattare alcune foto di quell’importante giorno nella suggestiva cornice di Villa Tiberiade a Torre Annunziata (Na).

La direzione di questa struttura, che, gestita dalle Figlie di Maria Ausiliatrice, si presenta come Casa religiosa di ospitalità e consente a pagamento l’accesso all’ampio parco per foto e riprese in occasioni matrimonali, ha negato alla coppia di accedere ai giardini perché, appunto, trattasi di coppia omosessuale.

Sulla vicenda è tempestivamente intervenuto il Comitato provinciale Arcigay Antinoo di Napoli, che ha annunciato la realizzazione, con il comitato Vesuvio Rainbow, di una serie eventi di sensibilizzazione per contrastare le discriminazioni fondate su orientamento sessuale e identità di genere.

«Villa Tiberiade è gestita da religiosi. Ma, aprendo alla cittadinanza e dando servizi a pagamento, deve rispettare le leggi dello Stato italiano: uno stato laico e democratico che ha voluto una legge sulle unioni civili - ha dichiarato Antonello Sannino, presidente di Arcigay Napoli -. Questa vicenda rievoca quella di Ricadi, il paesino calabro in cui una struttura dichiarava di non fittare stanze ad omosessuali e cani.

Bisogna fare presto chiarezza su questo gravissimo episodio di discriminazione e, intanto, chiediamo a tutte le cittadine e i cittadini che hanno a cuore i valori di libertà e uguaglianza, di non usufruire più dei servizi di Villa Tiberiade».

Nella mattinata di oggi Daniela Lourdes Falanga e lo stesso Sannino, a nome dei rispettivi Comitati Arcigay Vesuvio Rainbow e Antinoo Napoli, hanno dato notizia della convocazione di un'assemblea pubblica contro l'omotransfobia a Torre Annunziata presso il Non solo caffé in Corso Vittorio Emanuele III, 31. Appuntamento, domani sera, a partire dalle ore 17:00.

 

 

 

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Non si placano le polemiche sul ddl che, relativo all’affido condiviso, vede come primo firmatario il senatore leghista e “papista” – seconda una di lui stessa autodefinizione – Simone Pillon.

Un disegno di legge che, secondo Linda Laura Sabbadini, «è un attacco ai diritti dei bambini, delle donne e dei padri responsabili. Uccide la genitorialità, quella vera, del cuore e della responsabilità. Uniamoci tutti. Indietro non si torna».

Tra le tante persone che hanno mosso un duro j’accuse al ddl Pillon anche l’avvocata Andrea Catizone, responsabile del Dipartimento Pari Opportunità del Pd.

L’abbiamo raggiunta per conoscerne meglio le valutazioni

Avvocata Catizone, la sua è stata una delle prime voci critiche nei riguardi del ddl Pillon. Che cosa non le piace?

È un provvedimento che riesce a violare contemporaneamente una serie di diritti acquisiti dalle varie parti coinvolte nella fase, spesso drammatica per gli adulti e traumatica per i figli, della separazione tra i coniugi. Ma oltre a contenere delle norme che non passerebbero il vaglio di disposizioni di rango superiore, come la costituzione ad esempio, è l’impianto culturale sottostante che non può essere accettato, perché si fonda su un’idea non egualitaria nel rapporto affettivo tra le persone e ripatrimonializza le relazioni umane contro una tendenza che, invece, vuole superare questa concezione e mettere al centro la vita e non il portafoglio tra chi ha avuto un legame di tipo affettivo. Oltre alla pericolosità di certe disposizioni lì contenute è proprio la concezione della famiglia e delle relazioni umane che mi preoccupa maggiormente. Con la separazione vi è un impoverimento di tutto il nucleo familiare e non è certo acutizzando un rapporto conflittuale che si risolve questa situazione di disagio.

Si dovrebbero, al contrario prevedere delle misure fiscali per agevolare la costituzione di nuovi nuclei familiari, soprattutto in presenza di minori, in seguito alla separazione, consentire delle detrazioni fiscali per esempio della somma data come mantenimento dal coniuge economicamente più forte, consentire locazioni agevolate e un accesso alle abitazioni meno faraggionso e che tenga conto della reale situazione economico-patrimoniale delle persone che interrompono un progetto di famiglia e intendono costituirne uno nuovo.

Il senatore leghista ha parlato del suo disegno di legge come finalizzato alla tutela dei minori. Da esperta di tale settore che cosa ne pensa?

I minori sono tutelati nel sistema giuridico al di là e meglio di quanto il ddl Pillon paventi, perché godono oggi di uno statuto giuridico che li fa assurgere a soggetti di diritto svincolati dalla necessaria preminenza delle figure genitoriali. Non è certo facendoli transitare da una casa ad un’altra che li tuteliamo meglio, ma prevedendo delle forme di assistenza che siano in grado di provvedere ai loro bisogni soprattutto in condizioni di conflittualità. Per esempio le decisioni dei giudici non sempre sono in linea con le specificità di quella famiglia e anche il ricorso ai servizi sociali richiede uno sforzo ulteriore da parte dell’autorità giudiziaria, oltreché una necessaria riforma degli attori istituzionali che intervengono in questa materia. Ad esempio la formazione e la composizione dei servizi sociali nel nostro paese era pensata in una società dove le esigenze erano diverse e dove il conflitto era nascosto e risolto mediante l’assunzione di decisioni unilaterali di una società in cui i ruoli dei padri e delle madri e delle famiglie erano differenti

Contro il ddl sono state soprattutto le donne a reagire. Da responsabile del Dipartimento Pari Opportunità del Pd perché, a suo parere, esso danneggerà soprattutto le donne?

Le donne oggi hanno un ruolo molto diverso nella società e nelle famiglie. Resta prevalente la presenza della donna nelle funzioni di cura delle persone e delle cose che riguardano le relazioni e scapito di una progressione professionale che, invece dovrebbe essere agevolata. Non esistono norme giuridiche che dicono di mantenere la donna, sia ben chiaro, ma leggi che prevedono una forma di aiuto per il coniuge economicamente più debole e se i dati dimostrano che ancora oggi questa figura corrisponde con quella femminile dobbiamo allarmarci perché ciò accade ancora e non puntare il dito contro le donne fannullone e mantenute.

Serve un processo di ripensamento del ruolo della donna in tutti gli ambiti e in chiave moderna, anche considerando che gli uomini oggi sono molto più attenti a quello che succede intorno a loro e nel rapporto con la prole e che serve un reciproco patto tra i generi per migliorare le condizioni di vita. Nella mia vita professionale di avvocato di famiglia vedo tante donne che per orgoglio e dignità personale rinunciano all’assegno di mantenimento e fanno crescere rinunciando a tutto, i propri figli. Poi nel mucchio c’è di tutto indubbiamente, ma dipingere oggi la donna come una che vuole necessariamente trarre lucro dal matrimonio non è giusto e non corrisponde alla verità della società.

Nel corso d'un'intervista a La Stampa Pillon ha parlato di aborto come realtà da impedire alle donne. Alla luce anche di dichiarazioni dello stesso attinenti alla fede quale fattore pubblico, che cosa si cela in questo gandolfiniano di ferro da un punto di vista culturale e concettuale?

Sull’aborto c’è una visione del tutto irrealistica, perché non esiste una donna che pratichi l’interruzione volontaria di gravidanza con leggerezza e disinvoltura e i dati dimostrano che diminuiscono sempre di più in termini percentuali. Sono esperienze che restano nella vita e nell’animo di ogni donna che vi ha dovuto ricorrere, ma mettere in discussione leggi che permettono di determinare la propria vita e di assumere autonomamente delle decisioni lo trovo realmente incomprensibile. Oggi non è quello il problema del nostro paese, ma semmai è che nascono sempre meno bambine e bambini e che non esiste un sistema di welfare adeguato a permettere alle famiglie di generare.

Allora il governo si preoccupi di attuare misure di tutela dei minori e di aiuti alle famiglie realmente, non alzando sempre polvere per annebbiare l’orizzonte sui problemi reali che la quotidianità solleva. Io come avvocato di famiglia parlo tutti i giorni con i padri e con le madri e dai loro racconti saprei indicare un’agenda di priorità che con questa visione medievale della vita non ha nulla a che vedere.

Il tema dell’omosessualità, declinato in tutte le sue sfumature compresa l’omogenitorialità, è una delle ossessioni di Pillon. Che cosa risponderebbe a chi nega l’esistenza di coppie omogenitoriali e vorrebbe abrogare le unioni civili?

Una delle prime cose che ha detto questo governo è che avrebbe messo mano alla legge sulle unioni civili facendo impallidire ogni essere umano che ogni mattina si sveglia nel ventunesimo secolo. Quella legge non si tocca e non permetteremo che sia messa in discussione in nessun punto perché è già stata il frutto di un compromesso, per certi versi anche al ribasso, di alcuni aspetti di regolamentazione delle relazioni affettive tra gli esseri umani. La mentalità del senatore Pillon genera delle gigantesche violazioni di diritti fondamentali degli esseri umani e peggiora la qualità di vita di ciascuno di noi. Io non voglio vivere in una società e in un paese in cui è di nuovo vietato riconoscere dei diritti a chi si ama e mi spaventa chi afferma, come Pillon che offrirà somme di denaro ingenti per chi rinuncia ad abortire - la libertà non si compra caro senatore!- o che alla domanda sul matrimonio gay risponde “quale matrimonio gay, non esiste perché la famiglia è quella naturale. Se intende le unioni civili, le abolirei” perché vuole disegnare un modello di società dal quale con tanta fatica siamo riusciti ad uscire e che non vorremmo mai, mai, mai più riproporre.

Ci ripensi onorevole Pillon, se vuole andiamo a fare una passeggiata insieme la mattina nei tribunali civili dove la gente si separa, nelle scuole dove vengono educati i nostri figli e nei supermercati… sarà sorpreso da una società più bella e più ricca in cui chi si ama può esprimere liberamente il proprio sentimento senza doversi rinchiudere o vergognare. Di naturale ci sono solo i diritti fondamentali delle persone che lei calpesta ogni giorno.

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