Sono state rese note le motivazioni della sentenza con cui la giudice Melania Eugenia Cafiero, il 14 dicembre scorso, ha condannato Silvana De Mari per diffamazione verso il Coordinamento Torino Pride. La sentenza prevede che paghi 1500 € di multa, 2500€ di risarcimento danni al Coordinamento Torino Pride e 2500€ a Rete Lenford, entrambe parti civili nel processo.

Il Coordinamento Torino Pride ha deciso di devolvere il risarcimento al dipartimento di Neuropsichiatria infantile dell'Ospedale Regina Margherita di Torino, dove la dottoressa Chiara Baietto e la sua equipe sono impegnati da anni nel supporto ai bamini, alle bambine e agli/alle adolescenti con disforia di genere.

Nella sentenza si legge «la dichiarazione scritta da Silvana De Mari nel suo blog sancisce che il reato contestato deve ritenersi sussistente sotto ogni profilo.

Per questo motivo Giziana Vetrano e Alessandro Battaglia del Torino Pride si dichiarano molto soddisfatti perché con questa sentenza si sancisce «la volontà di De Mari di offendere e diffamare le associazioni Lgbti e i propri associate. Per la prima volta una’associazione Lgbti raggiunge questo traguardo in tribunale».

Nella sentenza si legge altresì che «il movimento Lgbti, a cui De Mari si riferisce, è un soggetto collettivo individuato dalla imputata e individuabile dal lettore» e che quindi «non si tratta di una categoria indistinta di persone ma di un soggetto organizzato e dotato di una considerazione sociale ed il cui decoro collettivo, quale bene morale di tutti gli associati… è tutelabile».

Sulle motivazioni sottese alla sentenza si è anche espresso Niccolò Ferraris, legale del Coordinamento Torino Pride, che ha dichiarato: «Siamo pienamente soddisfatti della sentenza poiché afferma in modo pieno la volontà diffamatoria di quanto affermato contro le organizzazioni per i diritti Lgbto e contro i loro aderenti.

Le associazioni costituitesi parte civile sono individuate quali persone offese dal reato, quali soggetti a cui è riferibile il movimento Lgbti. È la conferma di quanto da noi sostenuto e già riconosciuto dal gip in sede di rigetto della richiesta di archiviazione, a seguito dell'opposizione presentata proprio da noi».

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«Grazie. Non trovo altre parole per esprimere la mia gratitudine a te e a quanti qui a Torino e in tutta Italia si sono interessati al mio caso». Ha una voce stanca ma commossa Leonardo Ranieri a telefono. Anche se ieri sera, rientrando a casa per recuperare la sua cagnolina («è la mia vita dopo il mio compagno», sussurra con dolcezza), è stato nuovamente insultato e minacciato da uno del branco dei condomini che l’ha pestato a sangue il 2 gennaio: «Mi ha gridato: Non arriverai a domani, ricchione».

Da oggi Leonardo ha lasciato quel condominio alla periferia di Torino, in cui ha vissuto per nove anni, perché non sicuro per sé e il compagno. Ad accoglierlo To Housing, il co-housing sociale per persone Lgbti in difficoltà e in condizioni di estrema vulnerabilità, che, recentemente inaugurato nel capoluogo piemontese, vede come ideatori e responsabili Alessandro Battaglia (presidente di Quore e gia coordinatore del Coordinamento Torino Pride) e Silvia Magino.

Leonardo rimarrà nella struttura fino a quando Atc (Agenzia Territoriale per la Casa del Piemonte Centrale) non gli garantirà il trasferimento in un altro suo stabile. Se ne stanno interessando lo stesso presidente dell’Atc Marcello Mazzù e il Coordinamento Torino Pride nella persona di Giziana Vetrano, che nel primo pomeriggio di ieri ha incontrato Leonardo. Una visita da cui è rimasta a lungo scossa.

«Ho potuto parlare a lungo con Leonardo, che ho trovato davvero molto provato sia fisicamente sia moralmente – così ieri ha dichiarato in una nota ufficiale –. Il Torino Pride è ovviamente al suo fianco e si è già attivato per fornire tutta la possibile assistenza. Problema che da subito si configura come emergenza sociale complessa». Ha quindi aggiunto: «Ora aspettiamo un segno importante da parte della politica. Chiediamo che alla prevedibile indignazione seguano fatti concreti, prese di posizione magari anche scomode, affinché nessuno si senta più in diritto di insultare e picchiare chicchessia per il proprio orientamento sessuale, la propria identità. Nessuno deve rimanere impunito di fronte ad atti così violenti che a ben vedere minano la tranquillità e la civile convivenza di tutte e tutti, non solo delle persone omosessuali».

Immediata vicinanza a Leonardo è stata manifestata dalla sindaca Chiara Appendino, che lo incontrerà nella giornata di lunedì. Con lei è intervenuto anche l’assessore alle Pari Opportunità Marco Alessandro Giusta, che ha dichiarato: «Di fronte all'ennesima notizia carica di violenza e dolore, vorrei raccontare la capacità di resilienza maturata in questa città. Le associazioni cittadine sono intervenute per offrire soluzioni e supporto al sig Leonardo, tramite la coordinatrice del Coordinamento Torino Pride Glbt Giziana Vetrano Bonazza che si è recata personalmente a casa della coppia. La Polizia Municipale, tramite il comandante Bezzon e i funzionari Cirio e Righetti del Nucleo di Prossimità, ha raccolto la denuncia per quanto è successo». Giusta ha quindi concluso: «Probabilmente, dieci anni fa non sarebbe stato così automatico. Sono orgoglioso di una città che, non solo costruisce anticorpi, ma anche strumenti ordinari per intervenire e risolvere questo tipo di avvenimenti».

Sconcerto ha espresso Francesca Puopolo, portavoce di Arcigay Torino, per l’«aggressione avvenuta ai danni di Leonardo. Un gesto che, come il caso di Marco del luglio 2018, si cela dietro la sicurezza del gruppo, composto da una decina di giovani condomini, nei confronti di un’unica persona, ritenuta colpevole della sua visibilità. A peggiorare la situazione, l’indifferenza dei vicini, che hanno assistito al pestaggio senza intervenire.

L’attuale clima politico nazionale, che mostra altrettanta e più assordante indifferenza nei confronti dell’agire violento nei confronti di chi è reputato diverso e, in questo caso, sbagliato, legittima violenze di questo tipo. Le violenze sono ulteriormente aggravate dal clima minaccioso che si è creato intorno a Leonardo dopo l’aggressione: risulta urgente e necessaria una sensibilizzazione».

Sono invece tornati a parlare della necessità di «una legge contro l'omofobia e la transfobia» Emanule Busconi (Torino Possibile) e Gianmarco Capogna (portavoce nazionale di Possibile Lgbti+). «Chiediamo – hanno proseguito in una nota congiunta –  che questa richiesta non sia disattesa, come avvenuto finora, perché riguarda la vita di tutte e di tutti. Lo diciamo senza esitazioni perché l'omofobia, la transfobia ed in generale l'odio colpiscono tutte e tutti, non solo una parte della società.

Ricordiamo, infine, a chi è al Governo di farsi carico della responsabilità che deriva dalla diffusione di un clima di odio e di discriminazione nei confronti delle minoranze che, in tempi così bui, si sta riversando su chi è più vulnerabile e debole. Le istituzioni devono occuparsi di tutti e di tutte, nel segno di una sempre più necessaria uguaglianza che non sia solo simbolica, ma anche sostanziale».

Sull’aggressione a Leonardo è anche intervenuta GayLib, il cui segretario nazionale Daniele Priori ha fatto appello a Palazzo Chigi perché «convochi un tavolo tra associazioni, Oscad (Osservatorio contro gli atti discriminatori) e ministro degli Interni per chiarire le intenzioni di questo governo in materia di tutela della comunità Lgbti».

E proprio contro il governo punta il dito Futura Lgbtqi, da cui «dopo i fattidi Torino ancora silenzio […],mentre a livello locale si sono mosse associazioni e istituzioni per consentire a Leonardo e al suo compagno di stare al sicuro dopo la vile aggressione di gruppo che per pochissimo non è sfociata in tragedia. Si attende lo sviluppo delle indagini, basterebbe suonare casa per casa a quanto risulta dalla denuncia».

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Condannata a 1.500 euro di multa per aver diffamato in maniera continuata e aggravata a mezzo stampa le persone Lgbti, accomunando omosessualità a pedofilia, nonché a risarcire di 2.500 euro ciascuno il Coordinamento Torino Pride e Rete Lenford. 

Questa la sentenza emessa oggi dalla giudice Maria Eugenia Cafiero nei riguardi dell’endoscopista Silvana De Mari, che è stata però assolta dagli altri due capi d'imputazione. Per i quali, secondo quanto dichiarato da Nicolò Ferraris, legale del Coordinamento Torino Pride, «attendiamo di leggere le motivazioni».

Come noto, la scrittrice di romanzi fantasy e collaboratrice del quotidiano La Verità, anche dopo l’istruzione del processo a suo carico presso la Sesta Sezione penale del tribunale di Torino, non ha mai smesso di presentare l’omosessualità quale «situazione da cui si può comunque uscire, è possibile guarire», a correlarla con la pedofilia, a indicarne gli atti quali pratica d’iniziazione al satanismo.

Cosa che aveva spinto ieri il pm Giuseppe Riccaboni a chiedere che il versamento della somma (fissata però a 1000 euro) fosse immediatamente esecutivo, non essendoci i presupposti per la sospensione condizionale. Il magistrato aveva infatti osservato come Silvana De Mari potrebbe in futuro continuare a tenere comportamenti analoghi anche sulla base di un recente intervento della stessa a una puntata della trasmissione Otto e Mezzo, come ricordato dagli avvocati di parte civile Nicolò Ferraris (Coordinamento Torino Pride) e Michele Potè (Rete Lenford).

Proprio l’avvocato Potè (che è anche il legale del Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli nell’altro procedimento per diffamazione continuata e aggravata a mezzo stampa a carico di Silvana De Mari, per la quale è stata rinviata a giudizio il 21 marzo 2019) aveva ieri ricordato: «Non posso ancora credere che nel 2018 ci si debba occupare di affermazioni che ci riportano nel Medio Evo.

Silvana De Mari si presenta come psicoterapeuta ma le sue affermazioni non hanno nulla di scientifico. Sono state abbondantemente superate. Già Freud aveva chiarito che l'omosessualità non può essere considerata una malattia, ma l'imputata, per sua stessa ammissione, Freud lo ha studiato poco».

Viva soddisfazione è stata subito espressa da Alessandro Battaglia, componente del Coordinamento Torino Pride, che ha parlato di «sentenza storicaA quanto ci consta, mai è successo che un'associazione Lgbti venisse ammessa a un processo per diffamazione. Ci siamo affidati alla magistratura con esposto ed è già un coronamento».

In quanto assolta da due dei tre capi d'imputazione, non ha però mancato di cantare vittoria anche la stessa De Mari, che ha dichiarato: «La libertà di critica è salva. Il mio dovere di medico è lanciare l'allarme sanitario».

In ogni caso, la collaboratrice del quotidiano diretto da Maurizio Belpietro ha anche annunciato il ricorso in appello«Il movimento Lgbt - ha speigato - è un movimento politico che ho diritto di attaccare. Motivo per cui ricorreremo».

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Ieri è stata una giornata importante per il Coordinamento Torino Pride, l’associazione di secondo livello che raccoglie le principali associazioni Lgbti del territorio piemontese e le altre realtà che si adoperano per l’inclusione e la non discriminazione.

Importante perché, nel rinnovo delle cariche, una mamma arcobaleno, Giziana Vetrano, ha assunto l'incarico di coordinatrice. Un ruolo che svolgerà con determinazione come traspare dalle sue prime dichiarazioni: «L'omofobia è ancora una drammatica realtà e, quindi, il lavoro da fare tantissimo. Essere stata eletta coordinatrice per me è un onore e confido di essere all’altezza.

La nostra sarà una squadra coesa e combattiva e per questo, in uno spirito di ottimizzazione ed efficacia del lavoro, affideremo deleghe specifiche ai vari membri del direttivo. Sono anche molto felice per la prima imminente sfida: l’organizzazione della Trans Freedom March di novembre».

Giziana, educatrice professionale, succede ad Alessandro Battaglia che le dà il benvenuto con queste parole: «Da oggi dopo poco più di quattro anni, per mia scelta, non ricopro più il ruolo di Coordinatore del Torino Pride. Sono stati anni delicati, impegnativi, molto faticosi ma sensazionali sotto molti punti di vista. Faccio volontariato in associazioni Lgbtq da molti anni e ritengo ancora di più oggi che ci sia molto bisogno di essere attenti e vigili continuando ad impegnarsi in tutti gli aspetti del sociale.

Ringrazio davvero tutti e tutte coloro che mi hanno accompagnato fin qui e faccio davvero i miei migliori auguri di buon lavoro alla nuova Coordinatrice del Torino Pride e a chi compone il nuovo direttore con me. C’è e ci sarà ancora molto lavoro da fare. In conclusione non posso che ricordare e ringraziare il mio amico Lino Manfredi, che spero sia contento del risultato. Grazie».

Affiancheranno la coordinatrice nel direttivo, eletto all’unanimità, volti nuovi e molti componenti uscenti a partire proprio da Alessandro Battaglia. Con loro Paolo Blesio (Arcigay Torino), Silvano Bertalot (Amiche e amici della Cultura e del Festival del cinema Lgbt), Massimo Florio (vicepresidente nazionale di Arco e presidente della 011), Maurizio Gelatti (Amiche e amici della Cultura e del Festival del cinema Lgbt),  Luca Minici (associazione Quore) che ricoprirà il ruolo di segretario, Francesca Puopolo (Arcigay Torino), Gianni Roggero (Agedo Torino), Jacopo Rosatelli (Maurice Glbtq), Daniela Vassallo (Famiglie Arcobaleno). Una solida ed eterogenea  basse associativa per poter far sentire più forte la propria voce.

Il Torino Pride si impegnerà a continuare e a sviluppare il lavoro svolto sino ad ora dal precedente direttivo, a perseverare nella valorizzazione delle associazioni che lo compongono e a rendere la sua composizione ancora più plurale e intersezionale con il fine di difendere i diritti delle persone Lgbtqi e di combattere ogni forma di discriminazione. Particolare attenzione verrà riservata al mondo trans e per questo il nuovo direttivo e il Torino Pride tutto stanno già lavorando all’organizzazione della Trans Freedom March di novembre.

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Nell'aula della sesta sezione penale del tribunale di Torino si è tenuta, nella tarda mattinata, la terza udienza del processo a carico dell'endoscopista Silvana De Mari, accusata di diffamazione continuata e aggravata a mezzo stampa contro le persone Lgbti.

Secondo quanto annunciato il 18 luglio, la giudice Melania Eugenia Cafiero ha ammesso la richiesta di costituzione di parte civile da parte del Coordinamento Torino Pride e di Rete Lenford. 

Nel fissare la prossima udienza al 30 ottobre, la giudice monocratica ha invece respinto in toto i consulenti presentati dalla difesa, l'avvocato Mauro Ronco, perché non rilevanti per il procedimento.

Prima d'entrare in aula Silvana De Mari aveva postato su Facebook un breve video, nel quale chiedeva ai suoi fan di sostenerla perché in gioco nel processo a suo carico «c'è la libertà di parola».

Per il Coordinamento Torino Pride, le cui parti sono affidate all'avvocato Niccolò Ferraris, si tratta di una decisione importante, che evita di trasformare un'aula di tribunale in un circo mediatico nel quale rovesciare assurde teorie antiscientifiche che rischierebbero di dileggiare e offendere ulteriormente un’intera comunità.

Al riguardo il coordinatore Alessandro Battaglia ha dichiarato: «Continuiamo a pensare che la giustizia debba fare il suo corso e massima è la nostra fiducia nei suoi confronti».

Viva soddisfazione ha espresso, a nome di Rete Lenford, l'avvocato Michele Potè, che ha dichiarato a Gaynews«L'ammissione della nostra associazione come parte civile è stata motivata dai fini statutari della stessa rispetto all'imputazione, che ha per oggetto la denigrazione della condizione omosessuale.

Siamo anche soddisfatti perché la giudice ha escluso la richiesta, avanzata dalla difesa dell'imputata, di ascoltare dei consulenti tecnici che avrebbero dovuto parlare dell'omosessualità a livello psichiatrico. Anche perché sono oramai decenni che la comunità scientifica, all'unanimità, considera l'omosessualità una variante naturale del comportamento umano».

A carico della medica d'origine casertana pende anche un procedimento per diffamazione continuata e aggravata a mezzo stampa contro il Circolo di Cultura omosessuale Mario Mieli. Imputazione per la quale è stata rinviata a giudizio il 21 marzo 2019.

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Quest’anno il Piemonte Pride, che, in occasione della storica parata torinese del 16 giugno ha richiamato 120.000 persone al grido di Nessun dorma!, ha superato sé stesso proponendo tre pride nel secondo anno dalla nascita della piattaforma territoriale.

Infatti, grazie all’impegno di tanti e tante volontarie diffusi su tutto il territorio regionale coordinati dal Torino Pride, il Piemonte ha avuto tre tappe arcobaleno: il Novara Pride che si è svolto lo scorso 26 maggio, Torino e l’Alba Pride che ha replicato il grande successo dell’anno scorso.

5.000 persone sono accorse nella patria del tartufo per manifestare quanto qui in provincia e ancor più in questo momento storico e politico, di pride ci sia ancora bisogno. Una folla pacifica e molto eterogenea sta percorrendo le strade del centro storico per ritrovarsi, all’insegna dell’allegria, in zona H per i discorsi finali e il dj set.

Tra i partecipanti anche l'assessore alle Pari Opportunità del Comune di Torino Marca Giusta, l'assessora regionale alle Pari Opportunità Monica Cerutti e l'europarlamentare Daniele Viotti.

L’appuntamento nel cuore delle langhe, eccezionale  anche in quanto si svolge non in un capoluogo di provincia, è organizzato dal Collettivo De Generi e dal Coordinamento Torino Pride.

Soddisfatto Alessandro Battaglia che dichiara: «Quest’anno in Piemonte abbiamo avuto tre pride ma, probabilmente, l’anno prossimo saranno sei».

Come nel 2017, diversi locali e servizi di ristorazione di Alba e dintorni hanno deciso di esprimere il proprio sostegno alla manifestazione Piemonte Pride anche “visivamente”,  adottando le tovagliette con il logo della manifestazione, per affermare il loro impegno nel contrastare le discriminazioni e moltissimi negozianti albesi hanno deciso di arredare la propria vetrina a tematica arcobaleno nei giorni precedenti la manifestazione.

Un’incoraggiante dimostrazione di supporto e sostegno di una parte di società civile che sente la necessità di esporsi in nome degli ideali in cui crede. 

Anche nel 2018 l’Ente Turismo Alba Langhe & Roero ha nuovamente dimostrato il pieno supporto alla manifestazione: una collaborazione preziosa segno della volontà di “aprire le porte” alle differenze e allo scambio.

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«Stimiamo che siano scese a sfilare almeno 120.000 persone. Una folla che vuole dire basta alle discriminazioni e lo vuole fare in modo pacifico ma con determinazione e credo che il pugno chiuso rainbow, immagine guida 2018, sintetizzi al meglio questo pensiero».

Così Alessandro Battaglia, coordinatore del Coordinamento Torino Pride, ha commentato, a chiusura del Torino Pride in piazza Vittorio Veneto, la locale marcia dell’orgoglio Lgbti, che a livello numerico si pone, al momento, solo dopo quella di Roma.

Aperta dalla banda della Polizia municipale della Città di Torino, la parata è partita da via San Donato intorno alle 16.30. Dietro allo striscione del Coordinamento i tanti attivisti e attiviste che hanno reso possibile, con il loro lavoro volontario, la realizzazione della manifestazione.

Moltissime le sigle sindacali e associazionistiche che vi hanno preso parte. Presenti anche la sindaca Chiara Appendino con l’assessore alle Pari Opportunità Marco Giusta e l’intera Giunta. La prima cittadina del capoluogo sabaudo ha ricordato, quale motivo di vanto, il fattivo sostegno alle famiglie arcobaleno. «Questa città – ha dichiarato –ha già dato molto in  tema dei diritti e continueremo a farlo. In questa settimana abbiamo proseguito con le trascrizioni delle famiglie omogenitoriali e continueremo. Il nostro pensiero su questa materia è noto e certo non lo cambieremo».

Ha fatto riferimento ai diritti civili faticosamente acquisiti il presidente del Consiglio regionale Nino Boeti, che ha affermato: «Il Torino Pride continua ad essere una giornata di festa. Ma, se negli anni passati parteciparvi poteva sembrare un po' superfluo, in un momento in cui i diritti civili sembrano essere messi un po' in discussione esserci è importante».

Quello di Giovanni Minerba, fondatore e presidente del Lovers Film Festival, è stato un commento improntato alla commozione da parte di chi, in qualità di militante della prima ora, ha seguito negli anni l’evolversi del cammino dei diritti per le persone Lgbti. «Quella del Pride è una giornata sempre indimenticabile, sempre emozionante. Questo giorno fa sempre venire le lacrime».

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Il Piemonte Pride, nato l’anno scorso, cresce contando ora tre appuntamenti cardine. Il Torino Pride, la parata per i diritti delle persone Lgbti, che è da anni la più partecipata manifestazione del territorio dedicata al riconoscimento dei diritti di tutti e che si svolgerà domani 16 giugno; il Novara Pride che si è svolto lo scorso 26 maggio e l’Alba Pride, che dopo il grande successo dell’anno scorso, avrà la sua seconda edizione il 7 luglio.

Durante la conferenza stampa il coordinatore del Torino Pride, Alessandro Battaglia, ha lanciato ufficialmente un appello a tutte le organizzazioni religiose invitandole a scegliere “da che parte stare” e a sfilare alla parata del 16 giugno. 

Si legge nell’appello: «Il Paese che vogliamo non è quello che soffia sul fuoco dell’odio e della paura e sabato 16 giugno manifesteremo e sfileremo liberi, libere, visibili, orgogliosi e orgogliose. Crediamo più che mai che oggi sia arrivato il momento di siglare una “santa alleanza” con tutte quelle organizzazioni che da molti anni lavorano per una società più giusta, aiutando in ogni modo possibile gli ultimi e le ultime. 

Quindi lottare insieme oggi, per noi significa, invitare a superare divisioni e invitare a sfilare insieme sabato pomeriggio al Torino Pride anche tutte le organizzazioni di matrice cattolica o religiosa in generale, consapevoli di quanto questo possa significare. 

Dire no, insieme, ai razzismi, all’odio, alla paura e all’omotransfobia è diventato elemento dirimente. Cercare di portare la cultura della non discriminazione può e deve passare anche da un Pride che come tutti e tutte sanno, oggi è la manifestazione inclusiva per eccellenza che ha come “dogma” l’accoglienza di tutte e tutti. Sabato scorso il Roma Pride ha subito pesanti attacchi da chi, il giorno, dopo sventolava la bandiera dei porti chiusi. Anche a loro dobbiamo rivolgerci per aiutare le coscienze a svegliarsi».

Fra gli appuntamenti più significativi della Pride Week il concerto di Viola Valentino (14 giugno, ore 21.30, ingresso gratuito) all’Evergreen Fest (Parco della Tesoriera, 8/22 luglio), la mostra/racconto dedicata a Ottavio Mai da OFF TOPIC (Via Pallavicino 35) dal titolo Ottavio Mario MAI | 1946 - 1992 | Un inno alla libertà e l’incontro di avvicinamento al Pride per gli studenti organizzato dall’Università degli studi di Torino e dal Politecnico di Torino dal titolo Il patrocinio al Torino Pride e il ruolo dell’università nella lotta alle discriminazioni (15 giugno, ore 17.30; Aula 8I, Corte Interrata del Politecnico di Torino, Corso Castelfidardo 34/A).

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I docenti e gli studenti dei due atenei sfileranno poi ufficialmente alla grande parata del 16 avendo fatto proprio il claim 2018: Nessun Dorma! Un invito a tutti a rimanere vigili, ad adoperarsi per salvaguardare i diritti acquisiti e a lottare per tutti quei diritti, invece, ancora anacronisticamente negati. 

Il Piemonte Pride può contare sul sostegno di alcuni sponsor privati: esso si svolge con il sostegno e i patrocini della Regione Piemonte, del Consiglio regionale, della Città metropolitana di Torino, delle Province di Novara e di Cuneo nonché delle Città di Torino e Alba.

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Durata dal 20 al 24 aprile, la 33ª edizione del Lovers Film Festival di Torino ha registrato un incremento del 20% di presenze. Si è infatti passati dai 18.000 partecipanti  del 2017 ai 21.500 di quest'anno.

E per affiancare, tutelare e sostenere in modo concreto la storica rassegna cinematrografica Lgbti, fondata da Ottavio Mai e Giovanni Minerba, si è costituita l’associazione Le amiche e gli amici del festival Lgbt di Torino. A fondarla sei attivisti torinesi: Alessandro Battaglia, Silvano Bertalot, Paola Cuniberti, Andrea Curti, Maurizio Gelatti e Silvia Magino con l’intento di accogliere tutti coloro –  intellettuali, studiosi, stakeholder, politici, imprenditori – che sono stati protagonisti della storia del festival o che ambiscono a sostenerlo.

«Lavoreremo facendo tesoro del passato per essere di supporto nel presente e vigilare sul futuro, convinte e convinti che le discriminazioni e un certo tipo di censura culturale siano sempre pronte ad emergere – hanno dichiarato in un comunicato ufficiale i sei soci fondatori –. Come prevede il nostro statuto vogliamo fornire un sostegno concreto e avvicinare al festival tutti quei soggetti che sino ad oggi non hanno voluto accostare il brand o l’immagine, propria o della propria azienda, al festival e più in generale a quella di altre manifestazioni culturali Lgbt.

Il Torino Pride a cui abbiamo lavorato in questi anni dimostra che è una strada percorribile e che anche realtà multizonali sono pronte a fornire il proprio sostegno».

Il neogruppo, in sinergia con il Museo nazionale del Cinema di Torino, ha tra gli obiettivi anche quello di coinvolgere aziende e realtà del territorio «affinché ci mettano la faccia sostenendo un evento culturale basato sui diritti delle persone».

Contattato telefonicamente, Alessandro Battaglia, uno dei soci fondatori nonché coordinatore del Coordinamento Torino Pride, ha dichiarato a Gaynews: «Conosco e frequento il festival da moltissimi anni. Per questo ho ritenuto con altri amici e amiche di creare questa associazione che è un bene comune e imprescindibile che vogliamo difendere e far crescere ulteriormente.

Con il supporto di molte personalità, che coinvolgeremo e alle quali chiederemo di affiancarci, vogliamo lavorare per il futuro di Lovers a prescindere da chi lo dirigerà nei prossimi anni».

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Penultimo giorno della 33° edizione del Lovers Film Festival: Monica Cirinnà riceve a Torino il Premio Milk nell’ambito della sezione tematica Focus Pride. A consegnare il riconoscimento alla senatrice presso il Cinema Massimo in Via Verdi la direttrice della kermesse Irene Dionisio.

Presenti al tavolo il giornalista Simone Alliva, il coordinatore del Coordinamento Torino Pride Alessandro Battaglia e il presidente nonché cofondatore del festival Giovanni Minerba. Ed è stato proprio Minerba, memoria vivente della rassegna cinematografica (definizione quanto mai appropriata qualora si consideri che la parola scelta ieri per il Focus Pride era appunto memoria), che non ha potuto nascondere la propria commozione quando la senatrice Cirinnà ha detto a un tratto: Io non ho avuto la fortuna di avere un figlio gay o una figlia lesbica.

Parole di particolare significato, dal momento che proprio in mattinata era rimbalzata mediaticamente la notizia del 20enne massacrato di botte e cacciato di casa dal padre perché gay. Vicenda accaduta nei giorni scorsi a Torrazza Piemonte, comune della città metropolitana di Torino.

Nel ricevere il premio Monica Cirinnà ha affermato: «Sono molto onorata di questo riconoscimento e confido di riuscire a vivere, l'anno prossimo, il festival molto più a lungo».

Come noto, il Milk Award le è stato consegnato per l’impegno profuso nella lotta per i diritti, di cui la riprova tangibile è la legge sulle unioni civili e convivenze di fatto. Norma che alcuni parlamentari di centrodestra non hanno esitato ultimamente ad attaccare, diffondendo nella pubblica opinione l’idea di un’eventuale quanto impossibile abrogazione

«Se i nostri medievali eletti in Parlamento – ha dichiarato al riguardo la senatrice al Cinema Massimo – vorranno, nel corso della XVIII° legislatura, attaccare la legge avranno vita difficile. Nel senso che la legge è fermamente ancorata agli articoli 2 e 3 della Costituzione e promana da una sentenza con la quale la Corte Costituzionale ha obbligato il Parlamento a produrre un testo di legge. La sentenza è la 138 del 2010.

Sarà quindi difficile smantellare l’intera legge. Io dico però: Nessun dorma, perché non è detto che non vengano attaccati i singoli punti della legge. Penso ad esempio a una 104, a un congedo parentale, a una reversibilità della pensione. Penso agli infiniti diritti che possono promanare da un testo di legge».

La consegna del Premio Milk ha consentito a Monica Cirinnà di poter salutare la consigliera comunale Chiara Foglietta e la sua compagna Micaela Ghisleni, che proprio in mattinata avevano vissuto la gioia della registrazione anagrafica di Niccolò Pietro quale figlio d’entrambe.

Con un post sulla pagina Fb la parlamentare dem ha scritto: «Un gesto importante e coraggioso del Comune di Torino che ci ricorda, per contrasto, quanto sia ancora dura e faticosa la strada per il pieno riconoscimento dell’omogenitorialità nel nostro Paese, e per la realizzazione dell’eguaglianza di tutte le bambine e i bambini, indipendentemente dal modo e dal tipo di famiglia in cui sono nati.

Per un Comune di buona volontà, ve ne sono molti che resistono, in assenza di precise indicazioni positive, pur possibili (come ho ricordato in sede di interrogazione parlamentare al Ministro dell’Interno fin dal luglio scorso): e troppi ancora - la totalità, praticamente - sono i casi in cui le famiglie omogenitoriali sono costrette a rivolgersi ai Tribunali, con gli inevitabili e pesanti costi che ne discendono, in termini di incertezza e spese».

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