Unica italiana a essere indicata, qualche anno fa, dal magazine Newsweek tra le 150 donne che muovono il mondo, Emma Bonino continua soprattutto a muovere la vita politica del Paese. 

La neoformazione +Europa, di cui è leader, partecipa infatti, in vista delle prossime elezioni politiche, alla coalizione di centrosinistra. E lei stessa è candidata al Senato nel collegio uninominale Lazio - Roma 01 (Gianicolense, Trionfale, Montesacro, Centro storico, Salario).

L'abbiamo raggiunta per chiederle quala sarà il suo impegno e quello di +Europa a tutela delle persone Lgbti.

I diritti delle persone Lgbti rientrano nel programma di +Europa. Perché una tale attenzione?

I Radicali sono stati vicini al movimento Lgbti sin dai suoi albori. Quando nacque il Fuori!, l’allora Partito Radicale aprì le sedi agli attivisti omosessuali che poi, nel novembre 1974, scelsero di federarsi con noi. Quando nel 1980 si scoprì della morte di una giovane coppia di ragazzi di Giarre, fu Pannella a darne la notizia al XXIV° Congresso del Partito Radicale. I militanti del Fuori e i radicali si precipitarono in Sicilia per farne una battaglia politica. Tra loro anche l’allora segretario Francesco Rutelli.

Molti nomi storici del movimento Lgbti italiano sono stati candidati, ed eletti, nelle liste radicali: basti citare Angelo Pezzana, fondatore del Fuori!, ed Enzo Cucco.

Più recentemente l’Associazione Radicale Certi Diritti è stata co-promotrice della Campagna di Affermazione civile che ha portato alle sentenze della Corte Costituzionale 138/2010 e della Cedu che hanno riconosciuto i diritti delle coppie dello stesso sesso e costretto l’Italia ad approvare la legge sulle unioni civili.

Oggi, tra i nostri candidati di +Europa vi sono due bravi attivisti dell’Associazione Radicale Certi Diritti: Yuri Guaiana, che l’anno scorso è stato arrestato in Russia mentre chiedeva semplicemente di avviare un’inchiesta sulle persecuzioni dei gay in Cecenia, e Leonardo Monaco.

Nel programma si parla di matrimonio egualitario e di riforma del diritto di famiglia. Assenti invece la depatologizzazione del transessualismo, il divieto delle mutilazioni genitali dei bambini intersex e, soprattutto, il tema omotransfobia. Ma Emma Bonino se ne occuperà qualora eletta? E, nel caso, come?

Non solo abbiamo il matrimonio egualitario, ma anche il riconoscimento dei figli alla nascita indipendentemente dal sesso dei genitori. Una famiglia è tale dove c’è amore, libertà e responsabilità. Gli italiani devono poter organizzare i propri affetti come meglio credono, non ci possono essere istituti chiusi a certe categorie di cittadini. La famiglia è un grande valore, ma quando diventa familismo è una prigione!

La legge sulle unioni civili è stato un passo avanti importante, ma soprattutto dovuto alla Cedu. Già perché +Europa (in questo caso il Consiglio d’Europa) vuol dire anche +Diritti e +Doveri.

La legge 164/1982, che ha consentito alle persone trans di cambiare sesso in Italia, è stata una vittoria delle coraggiose attiviste trans, ma anche dei deputati radicali che le hanno sostenute. Non vedo perché mai non dovremmo continuare a sostenere le richieste del movimento trans. Al di là dei programmi, quello che conta è la biografia politica dei candidati. Credo che la storia radicale in questo sia una garanzia.

Lo stesso vale per le persone intersex. Mi sono occupata a lungo di mutilazioni genitali femminili e le mutilazioni genitali intersex non sono molto diverse. L’Italia è già stata ammonita dall’Onu nel 2016 per questo e l’Associazione Radicale Certi Diritti segue da anni questa terribile violazione di diritti umani che avviene ancora nel nostro Paese.

Quanto alle discriminazioni e agli atti di violenza basate sull’orientamento sessuale, l’identità e l’espressione di genere, sono inaccettabili quanto tutte quelle basate su altre caratteristiche ascritte dell’individuo come il genere, la disabilità, l’età, l’etnia, la nazionalità e la religione. Il modo migliore per combatterle è un Piano nazionale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni e l’assistenza alle vittime di discriminazione e crimini d’odio. Ma ci vuole un adeguato stanziamento finanziario per la sua implementazione. 

Legge 40: va abrogata? Perché ?

Grazie all’Associazione Luca Coscioni e a Filomena Gallo, candidata nelle nostre liste, abbiamo demolito una legge ideologica che ostacola la scienza e le libertà individuali. Ancora una volta la Cedu, quindi l’Europa, ha giocato un ruolo fondamentale. Pensate che grazie alle nostre battaglie, nel 2015 sono nati in Italia circa 13mila bambini. 

Ma ci sono ancora dei divieti assurdi e discriminatori che impediscono una procreazione libera e responsabile: tra questi il divieto di accesso alla Pma per donne single e coppie lesbiche.

Cosa pensa della petizione di alcune femministe ai Segretari di partito sul no alla surrogata?

Sulla gestazione per altri l’Associazione Radicale Certi Diritti e l’Associazione Luca Coscioni hanno lavorato a una proposta di legge che ne prevede una regolamentazione in grado di garantire i diritti di tutte le parti coinvolte. Dobbiamo saper proteggere cittadine e cittadini senza proibizionismi.

In ultimo... Quale valutazione delle candidature di +Europa? Troppo poche?

Ci sono alcuni di noi candidati in collegi uninominali sostenuti da tutta la coalizione di centro sinistra. Detto questo, più che valutare le candidature c’è da valutare questa legge elettorale: non solo non hanno rispettato la raccomandazione della Commissione di Venezia del Consiglio d’Europa per cui le leggi elettorali non si devono cambiare prima di un anno dalle elezioni (noi l’abbiamo cambiata circa tre mesi prima), ma hanno fatto anche una legge complicatissima e incompressibile ai più. Noi porteremo questa legge oscena nelle corti italiane ed europee.

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Giurista, attivista e cofondatore dell’associazione Avvocatura per i diritti Lgbti – Rete Lenford, il 43enne Antonio Rotelli è candidato alla Camera nel collegio uninominale di Martina Franca (Ba) nella lista di Liberi e Uguali con Pietro Grasso Presidente (LeU).

A darne notizia lo stesso avvocato pugliese in un post pubblicato sulla propria pagina Fb il 30 gennaio scorso. Oggi a Gaynews spiega meglio il perché di questa candidatura e gli obiettivi a essa sottesi.

Il cofondatore di Rete Lenford scende in politica: cosa l’ha spinta a questa scelta?

‘Scendere in politica’ mi evoca Berlusconi e mi fa fuggire. Più semplicemente mi è stato chiesto di candidarmi e ho accettato dopo una notte insonne di riflessioni. Mi sono ‘giudicato’ e mi trovavo colpevole di indifferenza e disimpegno nel caso di mancata accettazione.

Perché Liberi e Uguali?

Non ho mai avuto una tessera di partito, ma faccio politica da sempre. Tutte le mie battaglie civili, sempre dall’interno di associazioni, hanno sollecitato la politica e l’hanno cambiata. La mia collocazione è in quell’area che considera l’agire politico conformato alla solidarietà, alla lotta alle ingiustizie, alla dignità del lavoro, alla valorizzazione delle differenze, alla costruzione di un’economia al servizio degli esseri umani e al rispetto della natura. In LeU, nel suo programma, questi elementi ci sono, pur sentendomi un indipendente.

Quali sono i temi Lgbti di cui parlerà in campagna elettorale e, qualora eletto, per i quali si batterà in Parlamento?

Con una battuta mi verrebbe da dire che i temi Lgbti parlano per me in questa campagna elettorale. Ci sono due cose che i concittadini apprezzano di me: che ho fatto battaglie per l’affermazione di tutti i diritti fondamentali delle persone Lgbti e sono un tecnico della politica.

Nel programma elettorale di LeU ci sono tre affermazioni per me fondamentali: autodeterminazione di tutte le persone, anche quelle trans; parità di diritti per le famiglie, anche nell’accesso al matrimonio; riconoscimento pieno della genitorialità, anche in materia di adozione. Sono le mie tre stelle polari, alle quali ne aggiungo una quarta, legata in maniera inestricabile con i nostri temi: la parità di genere, la lotta agli stereotipi e quella senza campo alla violenza sulle donne.

Legge 40 e Gpa. Come giudica le recenti posizioni di ArciLesbica e la petizione ai Segretari di partito per il no alla surrogata?

Sono sideralmente distante dalle posizioni di ArciLesbica. La gestazione per altri è un argomento complesso sul quale è necessario discutere, ma considerarla in sé una forma di sfruttamento è una pretesa assiomatica. Combattiamo ogni forma di sfruttamento e degradazione del corpo femminile, ma lasciamo alle donne la possibilità, regolamentata, di partecipare ad un progetto di gpa.

Rotelli e Rete Lenford sono stati sempre critici nei riguardi della legge sulle unioni civili. Perché?

Non voglio aprire o riaprire polemiche su questo tema. La mia critica è sempre stata rivolta al percorso che ha portato alle unioni civili e al merito della proposta, ma ho anche sempre detto che qualunque legge il Parlamento avesse approvato, sarebbe stata il nuovo punto di partenza per la battaglia verso l’uguaglianza. Ora siamo in questa situazione, dove la legge c’è e bisogna superarla, perché le unioni civili regolano dei diritti e dei doveri, ma discriminano le famiglie formate da persone dello stesso sesso rispetto a quelle eterosessuali. Siamo di fronte a due realtà diseguali fin dal “lessico familiare”, che nelle unioni civili manca. La recente sentenza della Corte costituzionale austriaca, come pure il provvedimento della Corte interamericana dei diritti umani, possono essere un aiuto per tutta la nostra comunità per far ripartire la battaglia per la piena uguaglianza. Rete Lenford, dal canto suo, non si è mai fermata. Ha già ottenuto importanti sentenze su aspetti della legge che si prestavano ad applicazioni discriminatorie e ha portato la legge dinanzi alla Corte costituzionale sulla questione del cognome.

Avvocato Rotelli, lei ha annunciato in un post di lasciare Rete Lenford. Non si sentirà un po’ orfano?

È stata la scelta più difficile che ho dovuto prendere. Ma ho con me la carica che mi hanno dato i soci, le socie e gli aderenti con le loro mail e i messaggi con cui mi hanno salutato. Ho capito una volta di più che sono una persona fortunata.

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Potere al popolo, il nuovo movimento politico proveniente dal basso che sta animando con il suo contributo la campagna elettorale, ha candidato capolista alla Camera in Trentino  Alto Adige l'attivista Daniela Tonolli. L'abbiamo raggiunta per saperne qualcosa di più.

Da qualche anno i cittadini hanno deciso di organizzarsi in diverse forme di partecipazione alla vita democratica del paese. Potere al Popolo : un nome che potrebbe avere mille significati. Ci puoi dire cos'è?

Potere al popolo è una rivoluzione. Ha mille significati. In una società dove le persone sono umiliate e sfruttate ogni giorno per poter sopravvivere, abusate perché donne, rifiutate per la loro origine, per il loro orientamento sessuale, con un contratto di lavoro o una pensione a 800 euro al mese, è necessario un radicale cambiamento. Questo può avvenire solo partendo dai territori (come nel caso dell'ex Opg di Napoli) per poi federare le lotte territoriali e portarle a livello nazionale. È una rivoluzione. Questo è Potere al Popolo.

Daniela Tonolli e Potere al popolo cosa hanno in comune?

Oltre al programma (ovviamente), abbiamo in comune la rivoluzione, intesa come la responsabilità politica di ognuna e ognuno di noi di incarnare quotidianamente la propria specificità in modo sinergico e la radicalità, intesa come "intervenire alla radice dei problemi", come sosteneva colei che per me rappresenta un'icona di tutte le lotte: Angela Davis.

Nella lotta contro le discriminazioni, l'omofobia e la transfobia qual è il contributo di Potere al popolo ?

È un contributo radicale insieme all'antileaderismo e antipersonalismo. Nel panorama della sinistra (area in cui sono sempre stata collocata) ho scelto Potere al popolo. Noi parliamo chiaramente di lotta all'omotransfobia e l'urgenza di una legge. Che non solo punisca chi usa violenza (verbale o fisica) contro persone Lgbti ma che dia anche la concreta possibilità di sostenere l'educazione alla differenza che deve essere portata in primis nelle scuole.

Vogliamo il matrimonio egualitario e il riconoscimento pieno dell'omogenitorialità nonché l'adozione ai single. Puntiamo al divieto dell’intervento chirurgico genitale sulle bambine e sui bambini intersessuali prima che possano sviluppare la loro reale identità di genere. Una pratica barbara che dagli anni cinquanta viola i diritti umani.

Siamo venuti a conoscenza di attacchi omofobi nei tuoi riguardi: ce li puoi raccontare?

Ho scelto di presentare la mia candidatura come capolista alla Camera in Trentino Alto Adige Sudtirol mediante un manifesto con la mia immagine e una mia breve "dichiarazione di intenti".Questo manifesto è circolato su alcune pagine italiane Mra (Men's Rights Activism) e su profili di militanti di sinistra. Sono stata attaccata e insultata principalmente per le parole che ho usato e poi anche per il mio taglio di capelli e per la spilla da balia all'orecchio. Qualcuno ha pubblicato la foto di un kalashnikov come "rimedio" alla mia esistenza.

In privato ho ricevuto insulti molto pesanti. Si parla molto di "rivoluzione culturale" soprattutto nei salotti buoni della sinistra e quello che è successo a me proviene anche da lì e dimostra che siamo lontani da una rivoluzione culturale. È stato sufficiente che usassi termini come "ecofemminista" e "eteronormatività" per scatenare l'indignazione di molti e di molte.

Il tuo manifesto elettorale: il tuo viso di profilo e, poi, termini come ecofemminismo e "spezzare l'eteronormatività". Ci dai il senso della scelta di queste parole?

Mi definisco ecofemminista perché credo fortemente nell'intersezionalità delle lotte. L'ecofemminismo, infatti, individua nel sistema capitalista patriarcale il comun denominatore dello sfruttamento perpetrato sulle donne, sull'ambiente e su tutti gli esseri viventi. Viviamo in una società eteronormata, in cui tutti gli esseri umani sono catalogati come maschio o femmina, sia nel sesso che nell'identità di genere. Conseguentemente le relazioni sono riconosciute e legittimate solo quando avvengono tra persone di sesso diverso.

Tutte quelle persone che non rientrano in questo binarismo (sia sessuale che di genere) vengono ignorate, private della loro dignità e di qualsiasi diritto. La stessa legge Cirinnà rientra in questa modalità eteronormata: le unioni che ne derivano sono, infatti, definite "formazione sociale specifica".

Sei candidata in Trentino Alto Adige e abiti in provincia di Trento. Qual è il contesto?

Un contesto che rispecchia comunque una cultura discriminatoria. Rammento che nel 2014 a un'insegnante dell'Istituto Sacro Cuore di Trento non è stato rinnovato il contratto perché "presunta lesbica". Questo caso è stato denunciato pubblicamente e anche la magistratura (peraltro l'insegnante ha vinto i primi due gradi di giudizio) è intervenuta.

Per la mia esperienza diretta, in quanto lesbica, so di altre persone discriminate, insultate e vessate per il loro orientamento sessuale. Non ho paura di ciò che sono e di quel che penso e sostengo. Porto la mia autenticità ogni giorno, in ogni luogo e davanti a ogni persona. Viviamo in un clima per nulla rassicurante, dove chiunque parli una lingua omnicomprensiva, che riconosce tutte le possibilità dell'esistenza, è comunque in pericolo. Sta in noi accettare il rischio e continuare a camminare a testa alta.

Se dovessi dire chi sei in un parola, quale sceglieresti?

Persona.

Grazie, Daniela. In bocca al lupo o forse è meglio dire?

In bocca alla lupa e lunga vita alla lupa e alle donne che corrono con le lupe (e non con i lupi).

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Leonardo Monaco, attivista Lgbti e segretario di Certi diritti, ora candidato alla Camera nella lista + Europa con Emma Bonino.

Abbiamo voluto intervistarlo, curiosi, soprattutto, del significato delle parole chiave del mondo radicale in un contesto politico molto difficile qual è quello odieno. Contesto particolarmente difficile per la difesa dei diritti acquisiti e per la potenziale retrocessione dei valori europei in un’agibilità democratica sempre più scricchiolante.

Leonardo, prima la nomina a segretario dell’associazione Certi Diritti. Ora candidato in vista delle elezioni del 4 marzo. Possiamo dire che hai concluso un anno con un successo e ora con una opportunità significativa ?

Si tratta in entrambi i casi di portare avanti quello che negli ultimi dieci anni ho fatto da militante Radicale. Essere segretario di Certi Diritti è un'esperienza che vivo come una grande responsabilità, nei confronti degli iscritti e della storia dell'incrocio tra radicali e libertà sessuali. La candidatura alle politiche è, come dici, "un'opportunità" che vedo come l'occasione per contaminare un progetto politico più ampio con le tematiche che sono al centro del mio attivismo.

Puoi dirci quali sono gli aspetti più significativi di +Europa con Emma Bonino e l'apparentamento con il PD in questo momento per il Paese ?

+Europa è una proposta politica aperta che vuole riconciliare la politica con i fatti, dire le cose come stanno per promuovere riforme di giustizia e libertà. Vogliamo dare il nostro contributo perché l'Italia, tra i fondatori dell'Unione europa e membro del G7, non ceda al rancore, all'irrazionalità o alle proibizioni dettate da emergenze senza fondamento. Guardando allo scenario politico italiano abbiamo fatto una scelta di campo chiara: tenere vivo il sogno europeo mettendo del nostro nell'unica coalizione in grado di arginare l'ascesa dei nazionalismi e dei populismi.

Sappiamo che c'è molto ancora da fare per i diritti delle minoranze. Quali gli aspetti al riguardo su cui +Europa punta in modo significativo?

Come radicali abbiamo l'abitudine di dimenticarci presto delle vittorie, per cominciare a difenderle e per ripartire dall'impegno che investiamo da sempre dal di fuori del Parlamento. Non solo in campagna elettorale.

Continueremo a pungolare sul tema dell'agibilità democratica, dallo stato della democrazia partecipativa fino alla partecipazione alle competizioni elettorali, segnate da leggi di attuazione assolutamente inadeguate per i tempi in cui viviamo. Nella passata legislatura abbiamo raccolto 200mila firme su tre proposte di iniziativa popolare per la legalizzazione dell'eutanasia, della cannabis e per la riforma delle politiche migratorie, argomenti ai quali questo parlamento ha dato risposte parziali o assolutamente insufficienti. E non mancheranno le battaglie che ben conoscete, quelle portate avanti da Radicali Italiani, dall'associazione Luca Coscioni, da Certi Diritti.

Passiamo al tema del sex work. Quali le piste che volete percorrere al riguardo?

Faccio mia la posizione di Certi Diritti, che consiste nella traduzione del modello neozelandese di regolamentazione del lavoro sessuale. Favorire la riemersione con politiche fiscali semplici, empowerment legale per comprendere appieno i propri diritti da lavoratore e una capillare azione di informazione sul sesso sicuro. La nostra sfida consiste nel riportare il dibattito coi piedi per terra: tra abolizionismo ideologico e regolamentarismo in salsa leghista preferiamo di gran lunga una buona legge studiata insieme ai sex worker, che guardi alla riemersione fiscale ma soprattutto sociale del fenomeno, per i diritti e la sicurezza di coloro che si prostituiscono e della loro clientela. ​

Qual è la vostra posizione sulle questioni Lgbti?

Sulle questioni Lgbti vado avanti con gli altri compagni nel solco che abbiamo tracciato con Certi Diritti: riforma organica del diritto di famiglia che passi per il matrimonio e le unioni civili per tutti, riforma delle adozioni. Questioni di tutti, non solo LGBTI, come il superamento dei divieti residui della legge 40, come la Pma per i singoli e coppie same-sex o la gestazione per altri. Per quest'ultima partiamo da un bel lavoro svolto in collaborazione tra Certi Diritti e l'Associazione Luca Coscioni per una regolamentazione italiana sulla falsariga di quella californiana che tuteli i diritti di tutte le parti coinvolte.

+Europa: diamo significato a queste parole?

+Europa è un sogno per il quale dobbiamo farci speranza. Un'impresa indispensabile per la conquista dei diritti civili e politici. È cinquant'anni di pace, è storia e innovazione. Qualcosa che non possiamo permetterci di sacrificare in questa fase storica.

Grazie, Leonardo in bocca a lupo.  - 

Viva il lupo! E grazie a te!

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Il Gruppo Barilla sarà la prima azienda italiana a sostenere gli Standards of Conduct for Business dell’Ufficio dell’Alto commissariato per i diritti umani delle Nazioni Unite (Ohchr) che si pongono l’obiettivo di affrontare il tema della discriminazione delle persone Lgbti nel mondo del lavoro.

A renderlo noto la stessa multinazionale italiana del settore alimentare in un comunicato ufficiale diffuso in data odierna.

«L’annuncio – come si legge nella nota – verrà dato domani, venerdì 26 gennaio, a Davos al World Economic Forum Annual Meeting durante il Forum Free and Equal al quale parteciperà l’Alto commissario per i diritti Umani delle Nazioni Unite, Zeid Ra'ad Al Hussein».

Che cosa si prefiggano gli Standards of Conduct Business, al quale aderiscono già quasi 51 grandi aziende internazionali (da Google a Ikea, da Microsoft a Vodafone) lo spiega lo stesso comunicato.

«Vogliono fissare - così si legge - alcune regole di condotta a cui le aziende dovrebbero attenersi nei confronti di dipendenti, fornitori, clienti e distributori Lgbti. Si va dal rispettare e sostenere i diritti delle comunità Lgbtu nei luoghi dove le aziende operano a eliminare la discriminazione e supportare i lavoratori Lgbti. Questa è solo una delle tante iniziative messe in atto da Barilla per combattere l'omofobia e l'intolleranza sul luogo di lavoro per prevenire e sensibilizzare le persone sulla tematica della diversità e inclusione, da tempo particolarmente cara all'azienda».

Quindi il testo così continua: «Il Gruppo Barilla è impegnato a promuovere e mantenere la diversità a tutti i livelli dell’azienda. Essendo un’impresa a conduzione familiare questo è una parte fondamentale del Dna dell’azienda. Questo include assicurare che la voce, la prospettiva e l’individualità di ogni impiegato, partner e cliente venga rispettata.

A testimonianza degli impegni concreti Barilla ha ottenuto nel 2017, per il quarto anno consecutivo, il punteggio del 100% nel Corporate Equality Index, un sistema di confronto sulle attività aziendali rivolte a dipendenti lesbiche, gay, bisessuali e transessuali sviluppato da Human Rights Campaign, (la più grande associazione americana per la promozione dei diritti delle persone Lgbti). A ulteriore riprova dell’impegno di Barilla verso le comunità Lgbti nel mondo, l’azienda ha creato un comitato chiamato VOCE in cinque nazioni (Usa, Brasile, Francia, Italia, Turchia) per discutere le tematiche Lgbti.

Nel 2017 Claudio Colzani, amministratore delegato del Gruppo Barilla, si è unito ad altri 270 Ceo per firmare il Ceo Action for D&I pledge impegnandosi per promuovere la diversità e inclusione sul posto di lavoro.

Come indicano gli Standards of Conduct for Business delle Nazioni Unite, le aziende dovrebbero sfruttare le diverse opportunità di contribuire a un cambiamento sociale positivo nelle comunità dove operano. Per esempio i partner Barilla, insieme ad organizzazioni quali Glaad, Catalyst, Tyler Clementi Foundation negli Usa e Parks in Italia e agli impiegati hanno partecipato nel 2017 al Milano Pride e alla Chicago Pride Parade.

“In Barilla siamo più impegnati che mai a rendere l’azienda un luogo aperto a inclusione e diversità, che offra le stesse opportunità per noi lavoratori e consideri le differenze individuali come un punto di forza, il contributo che ognuno di noi può dare al nostro modo di fare impresa. Buono per te, Buono per il Pianeta, ha affermato Kristen Anderson, Chief Diversity Officer di Barilla».

Insomma. una totale inversione di rotta per un’azienda, il cui presidente Guido Maria Barilla aveva dichiarato nel 2013 che non avrebbe mai fatto uno spot con una famiglia omogenitoriale.

«La nostra è una famiglia tradizionale – così motivo le sue affermazioni ai microfoni de La Zanzara -. Non per mancanza di rispetto, ma perché non la penso come loro. La nostra è una famiglia classica». E ancora: «Non faremo pubblicità con omosessuali perché a noi piace la famiglia tradizionale. Se i gay non sono d'accordo, possono sempre mangiare la pasta di un'altra marca. Tutti sono liberi di fare ciò che vogliono purché non infastidiscano gli altri».

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Il 26 dicembre si è tenuta a Kathmandu la seconda edizione di Mr Gay Nepal. Il concorso ha avuto così luogo dopo un vuoto di quattro anni. Il motivo – come spiegato da Pinki Gurung, donna transessuale e presidente di Blue Diamond Society, associazione organizzatrice della kermesse – è da individuarsi nella «difficoltà di trovare partecipanti dal momento che la nostra società non accetta ancora pienamente le persone appartenenti a minoranze sessuali».

Questa volta sono stati 18 i concorrenti sebbene due candidati si siano dimessi per motivi sconosciuti. Ad aggiudicarsi la fascia del vincitore e la somma di 50,000 rupie il 28enne Mahedra Singh, che negli ultimi due anni si è impegnato quale attivista per i  diritti delle persone Lgbti. Al secondo e al terzo posto, invece, Birendra Chaudhary e Anuj Rai Petter.

Ancora una volta, come nel 2013, fine della manifestazione è stata la rivendicazione dei diritti delle minoranze sessuali in Nepal, l'unico tra i Paesi centroasiatici in cui i rapporti tra persone dello stesso sesso adulte e consenzienti non sono reato (a partire dal 2007). «L'evento è fondamentale per sensibilizzare i nepalesi alle tematiche delle persone Lgbti e per favorirne la loro progressiva accettazione sociale», ha detto all’agenza ispanica Efe la stessa Pinki Gurung.

Benché sulla base di una sentenza della Corte Suprema della fine del 2008 siano all’esame la proposta di legge sull’introduzione del matrimonio egualitario e il relativo riferimento normativo nella nuova Costituzione in corso di elaborazione, continuano a registrarsi nella Repubblica federale democratica del Nepal casi di aggressione, violenza, stupro nonché di discriminazione sul posto di lavoro a danno delle persone Lgbti. Bisogna però tenere in conto come solo a partire dal 2007 numerosi esponenti del Partito Comunista Unificato del Nepal abbiano abbandonato la concezione maoista dell’omosessualità quale risultanza deviata del sistema capitalistico.

Resta di fatto che il Nepal è l’unico Paese himalayano in cui è riconosciuta un'effettiva tutela alle minoranze sessuali.

Secondo i dati della Blue Diamond Society circa mezzo milione degli oltre 27 milioni di nepalesi appartengono alla collettività trans mentre 1,2 milioni sono nel complesso le persone Lgbti.

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Daniele Viotti è da ieri presidente dell'integruppo Diritti di lesbiche, gay, bisessuali, transgender - Lgbti del Parlamento europeo. Succede così nell’incarico all’austriaca Ulrike Lunacek. A darne notizia lo stesso eurodeputato sulla sua pagina fb.

«Ho una news da darvi – ha scritto in un post –! I miei colleghi mi hanno nominato presidente dell’intergruppo per i diritti Lgbti del Parlamento Europeo. Voglio ringraziare Ulrike Lunacek, che ho l’onore di sostituire in questo importante incarico.

Il lavoro da fare è tanto e nel mio mandato mi concentrerò sopratutto su tre grandi temi: salute e prevenzione, attenzione ai Paesi Ue in cui i diritti non sono ancora stati acquisiti, e attenzione ai Paesi fuori dall’Europa dove impegnarsi per i diritti Lgbti significa lavorare per ottenere diritti umani e diritti alla vita.

Come Parlamento europeo abbiamo il dovere di mettere in campo tutte le azioni, anche culturali, possibili per stimolare gli Stati membri sulle materie specifiche legate ai diritti Lgbti.

E lo stesso farò per l’Italia. Dobbiamo impegnarci, perché la legge Cirinnà è solo un punto di partenza. Il nostro obiettivo, come sempre, non può che essere la piena uguaglianza.

Lavorerò per portare un po’ più d’Europa (quella buona, dei Paesi più avanzati) in Italia».

Pur non essendo organi del Parlamento, gli intergruppi sono disciplinati dalla regolamentazione interna adottata dalla Conferenza dei presidenti il 16 dicembre 1999 e sono fondamentali tanto nello scambio di opinioni informali su tematiche specifiche quanto nella promozione dei contatti tra i deputati e la società civile. 

L’intergruppo per i diritti Lgbti è al momento il più grande coi suoi 150 componenti. Bisogna ricordare che l’intergruppo, in collaborazione con ILGA-Europe (grazie al cui impegno se ne deve la costituzione nel 1997) e altre associazioni, ha ottenuto, in particolare con il Trattato di Amsterdam, maggiore attenzione da parte della Commissione ai diritti delle persone Lgbti nel processo di adesione dei singoli Paesi all'Unione europea.

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Globe-MAE, Rete dei dipendenti Lgbti del ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, ha organizzato per mercoledì 22 novembre, alle ore 15:00, un’iniziativa molto importante presso la Casa Internazionale delle Donne. Il titolo dell’evento è Italia e Diritti Lgbti nel mondo. Un anno di applicazione della legge sulle unioni civili.

Vi parteciperanno i senatori Benedetto Della Vedova, Monica Cirinnà, Sergio Lo Giuduce, Luigi Manconi, i deputati Alessandro Zan, Pia Locatelli, Renata Polverini, il ministro plenipotenziario Luigi Maria Vignali e l’assessore del Comune di Torino Marco Giusta. Per Globe-MAE relazioneranno Bianca Pomeranzi e Sergio Strozzi.

Saranno inoltre presenti l’ex parlamentare Franco Grillini, direttore del nostro quotidiano, e l’avvocata Andrea Catizone, presidente di Family Smile, nonché componenti delle varie associazioni Lgbti nazionali.

Ma per capire meglio di cosa si occupa Globe-Mae e quali sono le sue attività e i suoi obiettivi, abbiamo raggiunto telefonicamente il ministro plenipotenziario Fabrizio Petri, presidente dell’associazione.

Ministro Petri, cosa è Globe-MAE  e quando è nata?

Globe-MAE è una rete di dipendenti Lgbti del ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale. È nata nel 2013, quando a capo del dicastero c’era Emma Bonino.

Globe-MAE nasce con la finalità di sostenere i diritti delle persone Lgbti all’interno del ministero degli Affari esteri ma anche con l’intenzione di fornire il proprio contributo su alcuni aspetti della politica nazionale e internazionale. Quando Globe-MAE è nata, non c’era ancora la legge sulle unioni civili.

Com’è l’atteggiamento nei confronti dei funzionari Lgbti in seno al corpo diplomatico?

All’interno del ministero degli Affari esteri ho sempre percepito una certa sensibilità e attenzione verso le istanze della comunità Lgbti. Anche perché parliamo di un ambiente che è contraddistinto da una continua apertura al dialogo globale e internazionale.

Personalmente non ho mai avuto la sensazione di subire discriminazione e stigma neppure a livello morale, umano e psicologico. Anche se, inutile negarlo, con la legge Cirinnà abbiamo fatto un salto istituzionale vero e proprio.

Quante unioni civili si sono svolte nelle ambasciate e nei consolati italiani all’indomani dell’entrata in vigore della legge Cirinnà?

Tra unioni civili e trascrizioni di matrimoni egualitari contratti all’estero se ne possono contare 621: una cifra considerevole. Non mi aspettavo un numero così alto e sono felicemente sorpreso!

I matrimoni egualitari contratti all’estero e trascritti in Italia che valore hanno?

La legge parla chiaro: la trascrizione è un atto dovuto ma le coppie, che all’estero hanno contratto matrimonio egualitario, in Italia godono solo delle prerogative limitate agli effetti  della legge sulle unioni civili.

A livello internazionale quali sono le “imprese” in cui Globe-MAE ha offerto il proprio decisivo contributo?

Dunque, in primis nel sostegno che il nostro Paese ha dato alla creazione, nel 2016, di un esperto indipendente Sogi (Sexual Orientation e Gender Identity) sui temi Lgbti all’interno delle Nazioni Unite. Si tratta di un mandato triennale che mira a individuare una figura di esperto indipendente che possa monitorare e raccogliere dati relativi alle discriminazioni su orientamento sessuale e identità di genere in tutto il mondo.

Inoltre, Globe-MAE ha svolto un lavoro di sensibilizzazione e facilitazione presso le nostre amministrazioni per consentire all’Italia di essere parte di tre importantissime meccanismi.

La Equal Rights Coalition, nata a Montevideo nel 2016, che raccoglie più di trenta Stati e ha lo scopo di sostenere i diritti Lgbti nel mondo. Il Global Equality Fund, creato nel 2011 da Hilary Clinton, che è un fondo multilaterale che in sei anni ha raccolto più di 50 milioni di dollari per sostenere le associazioni Lgbti, fondo che è già stato rinnovato dall’amministrazione Trump e che, anzi, sarà presto implementato. Infine, Lgbt Icor Group, che coordina le attività Lgbti dei vari Paesi che fanno parte delle Nazioni Unite.

Qual è il significato dell’evento previsto per il 22 novembre a Roma?

Il significato è creare una dinamica dialettica sui temi internazionali e, come Globe-Mae, aiutare il dialogo tra le associazioni, i governi e la società civile su temi Lgbti a livello internazionale e migliorare al massimo l’applicazione della Legge Cirinnà all’estero.

Globe-MAE intende far crescere anche  livello istituzionale la consapevolezza sulle questione Lgbti che sono una parte importante del patrimonio culturale, umano e morale di tutta la società.

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Si è tenuto a Roma l’XI Congresso dell'associazione radicale Certi Diritti, di cui è stato rieletto segretario Leonardo Monaco. A Gaynews si è raccontato così.

Leonardo, prima di tutto complimenti per la tua rielezione a segretario e auguri ai componenti del direttivo. Ci racconti chi sono?  

Grazie mille! Sono tante le persone che ci permettono di fare quello che facciamo da ormai dieci anni. Hanno tutte delle competenze specifiche che con grande sacrificio mettono al servizio delle nostre battaglie. Da Yuri Guaiana con la sua attenzione e preparazione sui temi internazionali a figure storiche del movimento come il nostro ex presidente Enzo Cucco​, Gigliola Toniollo della Cgil Nuovi diritti, Pia Covre che con il suo lavoro instancabile per i diritti dei lavoratori sessuali ha rappresentato una speranza per tantissime persone ignorate dalla società, Gabriella Friso che coordina le nostre cause pilota di Affermazione Civile e che da anni segue da vicino i temi dell'immigrazione. Ma anche volti "nuovi" come Alessandro Comeni che ci affianca sulle battaglie per i diritti degli intersex, Claudio Uberti che collabora all'assessorato per la Trasparenza del Comune di Milano e che ha dato un fondamentale contributo per la realizzazione della prima iniziativa sulla conoscenza dei dati sulle diagnosi intersex in Italia attraverso il Foia.

Quali sono state i punti più significativi di questo congresso?

Indubbiamente l'immancabile dimensione transnazionale delle nostre battaglie, proprio mentre la contaminazione da parte dei populismi autoritari più che un pericolo è diventato un dato di fatto. E sottolineerei la chiave di lettura del diritto alla scienza e a trarre giovamento dai suoi benefici: il proibizionismo scientifico sull'intersessualità e la transessualità, le terapie riparative e la pratica dei controlli anali nei Paesi che criminalizzano l'omosessualità, le barriere all'accesso alla PrEP o alle tecniche di procreazione medicalmente assistita, la diffusione delle fake news per delegittimare le ong sono alcune delle evidenze che dimostrano l'assalto alla conoscenza da parte del "fronte chiuso" per minare prima di tutto l'autodeterminazione sui nostri corpi, le nostre vite e i nostri affetti.

Ius soli, immigrazione, asilo politico, diritti Lgbti, Gpa, testamento biologico: avete individuato nuove piste politiche di ragionamento? 

Direi che stiamo semplicemente maturando una visione aggiornata del mondo che ci circonda. Hai citato temi apparentemente diversi tra loro che in realtà sono legati da un filo molto chiaro. La libertà dell'individuo e il diritto sono pericolosamente sotto minaccia. Le conquiste europee rantolano e hanno bisogno di nuove proposte comuni e di riforme. La società aperta non riesce a mettere in campo strategie per fronteggiare questa deriva.

Nel nostro piccolo sentiamo di far parte di un più ampio movimento liberale, libertario, radicale, anarchico, antiautoritario e federalista cui vogliamo offrire le nostre letture sulla sessualità, l'integrità degli affetti e dei corpi come ulteriore strumento di rivendicazione dei diritti civili e politici.

La presenza di Emma Bonino: Non c'è pace  senza giustizia. Che ci dici in proposito? 

È l'Emma della battaglia sulle mutilazioni genitali femminili, di Ero Straniero, delle disobbedienze sulla legalizzazione dell'aborto. È stata ininterrottamente iscritta a Certi Diritti dalla sua fondazione: siamo sotto lo stesso "tetto" radicale e immagino si riconosca nelle nostre letture. Averla avuta a congresso e poter contare in generale sulla sua esperienza è un onore e un privilegio.

Il titolo del congresso è stato La libertà sessuale non è un’opinione. Che significa per la vostra associazione?

Come per la matematica e le scienze la libertà sessuale non può essere messa in discussione, il sesso ci appartiene più di qualsiasi altra cosa​. Papi, parlamentari e governi hanno per troppo tempo presidiato le lenzuola e le mutande dei cittadini e l'impostazione sessuofobica, rafforzata dalle menzogne, ha creato filoni ideologici che col tempo si sono trasformati in vere e proprie stragi di persone: i sex worker morti ammazzati, l'omotransfobia sociale e di Stato che continua a mietere vittime, la disinformazione sulle malattie sessualmente trasmissibili (per citarne solo alcune). 

Vogliamo persone che sappiano di poter essere e fare quello che vogliono, persone più felici e tolleranti perché più libere e più responsabili.

Infine, Leonardo  Monaco è più un  bravo ragazzo o una Drag Queen vestita da bravo ragazzo? 

Bravo ragazzo, un cazzo. Sono Drag ma anche pervertito, drogato, puttana, migrante, L, G, B, T, I ed E, carcerato, ragazza madre, ragazzo padre. Quando a ventun'anni conobbi Marco Pannella, venni sottoposto a una serie di letture di ogni tipo. Tra queste c'era una lettera di Arthur Rimbaud che è il manifesto politico del suo Partito Radicale.

Rimbaud lì parla di «ragionevole sregolamento dei sensi» che intendo come la conquista di riuscire ad ampliare i propri sensi al punto da potersi immedesimare nelle speranze di libertà e nelle sensibilità di ciascuno, specie quelle di chi è messo da parte; andare col dialogo, con la ragionevolezza e lo spirito critico e indipendente oltre gli schemi e le regole cui siamo costretti dai manierismi dei nostri tempi. 

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Ricorre quest’anno il decimo anniversario di fondazione di Avvocatura per i Diritti Lgbti – Rete Lenford. Un’associazione che, grazie alla visione pioneristica e lungimirante di Antonio Rotelli, Francesco Bilotta e Saveria Ricci, ha contribuito all’ottenimento d’importanti traguardi per le persone lesbiche, gay, bisessuali, transessuali e intersessuali in Italia. Un’associazione che, anche grazie all'oculata presidenza di Maria Grazia Sangalli, è altresì cresciuta a vista d’occhio (al momento sono circa 180, tra soci e aderenti, i componenti) imponendosi per la propria autorevolezza sullo scenario giuridico nazionale soprattutto nel contrasto alle dicriminazioni.

Il 1° dicembre Rete Lenford celebrerà i primi due lustri di attività col convegno Dieci anni di avvocatura Lgbti. Le conquiste e le prospetttive. Sede dell’incontro Palazzo Vecchio a Firenze, laddove, cioè, nacque l’associazione prima che la sede operativa fosse trasferita a Bergamo nel 2009.

Ad aprire i lavori convegnistici Francesco Bilotta, ricercatore di Diritto privato presso l’Università di Udine, che terrà una laudatio in memoriam di Stefano Rodotà. Cinque i relatori, i cui interventi di natura squisitamente giuridica saranno preceduti dalla testimonianza di chi s’è pubblicamente impegnato nello specifico ambito di volta in volta trattato: Claudio Rossi Marcelli introdurrà la relazione di Susanna Lollini, Camilla Vivian quella di Maria Acierno, Ivan Cotroneo quella di Antonio Rotelli, Lyas Laamari quella di Cristina Franchini e Diego Passoni di quella di Luciana Goisis.

Sul significato di un tale convegno, patrocinato dal Comune di Firenze, dalla Regione Toscana e dall’Università degli studi di Udine, così s’è espresso ai nostri microfoni il penalista Stefano Chinotti, coordinatore del comitato scientifico dell’associazione: «Il decennale dalla fondazione di Avvocatura per i Diritti Lgbti – Rete Lenford costituirà senza dubbio un’occasione per celebrare i risultati che si è riusciti a raggiungere in questi dieci anni ma anche un momento di riflessione su quello che ancora manca.

Le legge sulle unioni civili ha certamente contribuito a riconoscere visibilità a una realtà, quella delle coppie omoaffettive, fino ad allora, di fatto, ignorata dal legislatore ma anche da ampi settori della società civile. Resta ancora molto da fare in tema di riconoscimento dell’omogenitorialità e della lotta contro i crimini d’odio. Il nostro obiettivo primario resta sempre e comunque quello del matrimonio egualitario.

Al convegno di Firenze si parlerà, dunque, di questi argomenti in una prospettiva più orientata sul da farsi piuttosto che sul già fatto».

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