Il 5 febbraio 1994 venivano inaugurati a Catania il Pegaso’s Club e il locale comitato d’Arcigay, il primo della Sicilia.

Una giornata che è rimasta impressa nella mente di Franco Grillini che così la ricorda: «24 anni fa ero all’inaugurazione del Pegaso di Catania. Naturalmente ero molto contento di un circolo a Catania: esso rappresentava un elemento di grande importanza. Per l’Arcigay, di cui ero allora presidente nazionale, si aggiungeva una nuova realtà con una bella struttura: questo non solo arricchiva l’associazione ma di fatto contribuiva ad aumentarne ruolo e importanza.

Il clima era ovviamente molto festoso: il successo degli anni successivi è la dimostrazione che quanto avviato a Catania era giustissimo. L’apertura del circolo di Catania era soprattutto indicativa per tutta la Sicilia, in cui non esistevano allora altre organizzazioni Lgbti».

Per saperne qualcosa di più di queste due realtà, l’una strettamente correlata all’altra, abbiamo raggiunto telefonicamente Giovanni Caloggero, presidente del comitato Arcigay Catania.

Giovanni, cosa succedeva 24 anni fa nel capoluogo etneo?

In Via Canfora apriva il Pegaso's Club, circolo affiliato ad Arcigay in omaggio al cui logo veniva scelto proprio il nome del cavallo alato Pegaso a testimoniare la stretta relazione con l'associazione nazionale di riferimento.nDopo circa un decennio di assoluto indiscutibile monopolio della vita notturna Lgbt siciliana concentrata a Taormina, alcuni tentativi erano stati posti in essere già nel 1993 con l'organizzazione di alcune serate nei locali messi a disposizione dalla Comunità Valdese e poi nella sala Neva.

Ma è proprio il 5 febbraio del 1994 quello che segna formalmente e sostanzialmente  la nascita a Catania del Pegaso e del primo circolo Arcigay aprendo  una fase nuova e diremmo anche storica fatta non solo di eventi ludici ma da molto altro ancora.

Quali sono le direttrici lungo le quali il Pegaso ha articolato la sua attività?

In primo luogo quella ludica con l’organizzazione d’eventi e spettacoli. Il Pegaso, dopo i primi sei anni trascorsi interamente nella location di Via Canfora, è stato il primo e, sino a ora, l'unico a concepire e realizzare una discoteca sotto uno chapiteau, cioè sotto un tendone (tensostruttura) solitamente adibita a spettacoli circensi. Superate le prime diffidenze, questa soluzione si è rivelata innovativa generando un vasto consenso per la sua originalità, ripetiamo unica. Anche nel settore dell'animazione il Pegaso è stato pioniere producendo gruppi come i Five Essence Ballet e gli Ekubartgroup.

C’è poi l’attività imprenditoriale…

Diverse sono le iniziative da segnalare, intraprese oltre quella caratteristica della discoteca, proprio per voler fare di Catania un polo Lgbt particolarmente attrattivo e incentivante anche il turismo.

Nel 2005 nasce il Pegaso's Beach, un lido attrezzato completo di cabine, bar e risto-point, dove al mattino e al tramonto si assisteva al rito dell’alzabandiera e dell’ammainabandiera ovviamente rainbow e rigorosamente Arcigay. Il lido rappresenta il primo autentico esperimento di stabilimento balneare attrezzato e completo in Italia, atteso che altri lidi in realtà erano solo spiagge frequentate e fornite solo di qualche bar, almeno all'epoca.

Nel 2007 apre il Neva Cafè il primo ristorante, pub, american bar a Catania, luogo di incontro e degustazione in una delle piazze centrali più belle di Catania, attività anche questa che ha dato possibilità di lavoro a numerose persone.

Decisamente orientati alla innovazione, sia pure in un'area ancora un attimino indietro rispetto a altri paesi e città, abbiamo realizzato una struttura pubblica di dimensioni e concezioni tali che è stata da alcuni definita “berlinese” per le sue caratteristiche, la quale, per dimensioni e soprattutto per la assoluta conformità alle vigenti norme di legge e sicurezza, non teme alcun confronto sia a Catania che nel resto d’Italia.

Quale invece l’operato sociale e di sensibilizzazione verso la collettività Lgbt?

Il Pegaso, memore anche delle proprie origini, non si è mai proposto come una discoteca tout-court ma ha da sempre inteso proporsi e proporre un luogo. Il luogo dell’accoglienza, degli spazi di libertà, dell'amicizia e perchè no anche degli incontri, ma tutto questo entro un contesto di consapevolezza e coscienza politica e culturale.

In tale contesto mi piace ricordare le numerosissime iniziative di contrasto alla diffusione dell'Hiv, la solidarietà fornita alla Tenda di S. Camillo (che ospita malati terminali di Aids) mediante la devoluzione di somme raccolte in serate dedicate, ben nove delle quali in collaborazione con Lila Catania compensata economicamente per la sua presenza in numerose serate, le azioni di informazione su tutte le malattie a trasmissione sessuale Mst, la distribuzione gratuita di profilattici e i test in loco, le informazioni sugli effetti delle droghe e il contrasto alla relativa assunzione

E, da ultimo ma non da ultimo, c’è l’attività politica svolta in questi 24 anni dal Pegaso...

Quanto sopra è considerabile anche sotto il profilo politico, poiché politica non è solo quella dei partiti bensì tutti i comportamenti atti a favorire lo sviluppo delle persone, le loro libertà e idee. In tale contesto ci piace ricordare un evento storico e decisamente innovativo cioè il primo Gay Mediterranean Expo nel 2004 che ha visto a Catania Paesi come Grecia, Israele, e città mediterranee esporre le rispettive attività, esperimento di grande rilevanza e ancor oggi meritevole di attenzione e riproposizione.

Il Pegaso ha inteso e intende essere anche da questo profilo un riferimento per un modo di essere ludico ma in un contesto di consapevolezza e promozione della parità dei diritti umani e civili, operando in stretta connessione con le linee guida di Arcigay in cui si riconosce pienamente.

Fondamentale la attiva e fattiva collaborazione alla realizzazione dei diversi pride: la partecipazione al primo Pride Nazionale 1994 a Roma, realizzazione a Catania del primo Pride in Italia a tema la sieropositività nonché l’unico Pride invernale tenutosi a dicembre 2016 per pressare sul Comune per l’approvazione del registro delle unioni civili.

Non voglio tralasciare un aspetto importante del Pegaso quello della accoglienza e assistenza. Aspetto che ci ha permesso di ospitare e far lavorare persone cacciate o fuggite dalle famiglie dopo il loro coming-out.

Le nostre prospettive già sono nelle mani di una nuova e decisamente più giovane generazione sulla quale ricadono le nostre speranze che sappiano proseguire in questo percorso di lavoro e orgoglio seguendo il modello Pegaso: divertimento e socializzazione coniugati all’impegno soci.

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Giornata mondiale contro l'Aids. Per la relativa campagna su Hiv, infezioni sessualmente trasmissibili e prevezione l’europarlamentare Daniele Viotti, recentemente nominato presidente dell'integruppo Diritti di lesbiche, gay, bisessuali, transgender - Lgbti del Parlamento europeo, punta ancora una volta sull’arma della provocazione. E lo fa con un manifesto su cui campeggia l’Empire State Building ricoperto da un preservativo mentre King Kong scivola progressivamente verso il basso lungo una delle pareti del grattacielo di Manhattan.

Se la rilettura in chiave preventiva della celebre scena della pellicola di Cooper e Shoedsack è quanto mai efficace (il mostro cinematografico è l’immagine dell’Hiv, dal cui contagio si è preservati grazie al condom), il claim lo è maggiormente: Le dimensioni sono importanti, la prevenzione di più.

«Il concept della campagna - dichiara il parlamentare europeo Daniele Viotti - gioca ancora una volta sull'ironia. Abbiamo preso a prestito una frase fatta perché con un sorriso ci portasse a riflettere: la banalizzazione di certi argomenti provoca, in realtà, seri rischi e conseguenze

I casi di contagi da Hiv sono ancora elevatissimi, si stima siano 3600 ogni anno e l'85% di questi è dovuto a rapporti sessuali non protetti. Il maggior numero di casi riguarda uomini con un'età media di 39 anni. Ogni anno un numero elevato di persone si infetta e non ne è consapevole per anni. 

L'Aids è tutt'altro che debellata, è ancora viva e lotta contro di noi. Ogni anno, in una mia personale campagna per la prevenzione, iniziata prima nell'associazionismo lgbt, e proseguita con il mio mandato da parlamentare, ricordo che non dobbiamo avere paura di essere noi stessi, di vivere l'amore come meglio crediamo, ma che dobbiamo farlo protetti: 'Se ti progetti tu, proteggi anche gli altri'. 

 

A maggior ragione oggi, tra fake news, oscurantismi vari che ritornano, bisogna ricordarsi che il preservativo rimane il metodo più efficace di prevenzione dall'Hiv e da tutte le infezioni sessualmente trasmissibili».

È possibile vedere i manifesti a Torino, Alessandria, Milano, Brescia, Bergamo, La Spezia, Vercelli, Aosta, Novara, Genova e Cuneo. E sui principali social network.

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In occasione della Giornata mondiale contro l’Aids anche a Roma molteplici iniziative volte a maggiormente sensibilizzare e informare sulla prevezione delle infezioni sessualmente trasmissibili. Per la diversità di approccio a una tematica di prioritaria importanza (anche alla luce degli ultimi dati offerti dall’Istituto Superiore di Sanità) sono soprattutto da segnalare quelle promosse dal Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli.

Con AnddosArcigayASA – Associazione Solidarietà AIDS MilanoIreos e Plus Onlus la storica associazione della capitale è in primo luogo promotrice della campagna We Test – Mettiamo la salute in circolo. Grazie ai suoi volontari è stato e sarà possibile effettuare in maniera anonima e gratuita il test rapido Hiv presso lo Skyline (27 novembre e 5 dicembre) e l’Europa Multiclub (30 novembre).

Opportunità che, il 1° e il 2 dicembre, sarà altresì offerta in una con il test rapido per la sifilide – entrambi disponibili grazie alla convenzione con la ASL Roma 1 e alla collaborazione con la Struttura (Uosd) Dermatologia Mst dell’IRCCS San Gallicano – presso l’Istituto Svizzero (Via Ludovisi, 48). È grazie, infatti, alla collaborazione del prestigioso ente e al supporto dell’American Academy e della casa editrice JRP Ringier che il Mieli ha organizzato l’evento Ancora una voltaWorld AIDS Day.

Evento volto a commemorare nelle prime due giornate di dicembre gli sforzi globali per la lotta contro Hiv/Aids. Improntato su format precedentemente usati all’ISS – utilizzando un metodo pluridisciplinare – l’obiettivo è quello di sensibilizzare il pubblico alle molteplici sfide di questa malattia.

Durante il corso dell’evento ci saranno workshop di ambito scientifico e artistico, mostre e concerti incentrati sulla questione. Essi incoraggeranno il dibattito su temi che fanno da tempo parte della nostra quotidianità.

Raggiunto telefonicamente, così ha illustrato a Gaynews la duegiorni Sebastiano Secci, presidente del Mieli: «Come ogni anno, in occasione della Giornata mondiale della lotta all'Aids, 'Ancora una volta' il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli è in prima linea per i diritti delle persone gay, lesbiche, bisessuali e trans e nell’impegno per la prevenzione dell’Hiv e delle malattie sessualmente trasmissibili.

Lo strumento più valido resta sempre la prevenzione ma la nostra attenzione è da sempre rivolta anche alle persone in Hiv/Aids, che non devono essere in alcun modo discriminate o criminalizzate».

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Nei giorni scorsi abbiamo pubblicato l'articolo HIV, in calo infezioni da rapporti tra maschi, ma il ministero della Salute confonde i dati, a seguito del quale lo stesso dicastero ha successivamente rettificato il proprio comunicato

Contestualmente, ci è stato fatto notare da alcuni lettori che una delle affermazioni contenute nello stesso articolo non sarebbe scientificamente fondata. L'asserzione in questione è che la sifilide «aumenta il rischio di contrarre l’Hiv anche per i soggetti che assumono farmaci antiretrovirali a scopo di prevenzione (PrEP)».

Per approfondire il tema, abbiamo pensato di pubblicare qui alcune delle fonti utilizzate per supportare questa affermazione. 

Lo studio InterPrEP. Internet-based pre-exposure prophylaxis with generic tenofovir DF/emtricitabine in London: an analysis of outcomes in 641 patients di quest'anno dimostra che in una popolazione di 641 MSM che utilizzava la PrEP l’incidenza delle Ist (Infezioni sessualmente trasmesse) era aumentata del 10% mentre si riduceva quella di Hiv. Invece in altri studi sulla PrEP (Ipergay e Proud) l’incidenza delle Ist si riduceva (5% e 6%). In un’altro gruppo (Kaser Permanente Study) si osservava addirittura un incremento delle Ist del 22% 

Questo ribadisce con chiarezza che la PrEP non previene la sifilide e le altre Ist. 
 
Lo studio High HIV incidence in men who have sex with men following an early syphilis diagnosis: is there room for pre-exposure prophylaxis as a prevention strategy? del 2016 conclude invece che, poiché la sifilide comporta un aumento del rischio di contrarre l'Hiv, la PrEP è valutabile tra gli strumenti di prevenzione Hiv insieme ai test regolari Ist. 
Si ribadisce, tuttavia, la necessità di un approccio multiplo: «The approach must be on multiple levels, supporting the inclusion of regular STI screening in PrEP management guidelines and chemsex support», a testimonianza del fatto che in presenza di sifilide la PrEP da sola non viene considerata sufficiente. 
 
Esiste, inoltre, un ampia letteratura scientifica che dimostra l'aumento tra 5 e 7 volte del rischio di contrarre Hiv in pazienti affetti da sifilide. Se MSM (maschi che fanno sesso con maschi) Hiv negativi in PrEP che scelgono di fare sesso senza condom ma con patner MSM Hiv positivi in terapia, tra i quali al momento è documentato un outbreak di Ist ulcerative (sifilide precoce, Lgv), gli MSM non Hiv positivi si infettano facilmente con queste Ist.
 
Le Ist ulcerative, inoltre, come la sifilide aumentano biologicamente l'infettività di Hiv attraverso meccanismi infiammatori. Questo fenomeno non rientra, chiaramente, nell'azione della PrEP, perchè gli antiretrovirali agiscono esclusivamente sul virus e non sugli altri fattori che possono favorire l'infezione come immunodepressione o presenza di altre infezioni. 
 
In conclusione, riteniamo che la frase in esame sia documentata e, precisiamo, che essa non afferma che la PrEP sia meno efficace nella propria azione specifica di prevenzione, attestata intorno al 90% di efficacia. Si afferma semplicemente che la presenza della sifilide, in generale, aumenta l'esposizione al virus a prescindere da eventuali terapie preventive, creando ulteriore vulnerabilità. Questo è confermato anche dal fatto che anche nello studio in cui si propone la PrEP tra gli strumenti di contrasto all'Hiv in persone affette da sifilide. Non a caso, si parla comunque si approccio multiplo. 
 
Nessuna preclusione ideologica sulla PrEP quindi, solo il risultato di una serie di letture che portano a inquadrarne opportunità e limiti. In un articolo che aveva tra i propri obiettivi anche quello di sollevare il tema delle altre Ist e l'importanza fondamentale della regolarità dei test.
 
Va anche ricordato che, al momento, mentre possiamo usare farmaci per la prevenzione e la cura di Hiv, esistono difficoltà nel reperimento della penicillina per trattare la sifilide. La stessa penicillina è data ancora come farmaco di prima scelta per i pazienti Hiv che sono più a rischio di complicazioni neurologiche della sifilide.
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Sei associazioni, dieci città, informazioni essenziali sulla prevezione delle infezioni sessualmente trasmissibili, test rapido Hiv in maniera anonima e gratuita. Questi i punti cardine della campagna WE TEST – Mettiamo la salute in circolo realizzata in occasione della Giornata mondiale di lotta all’Aids, celebrata il 1° dicembre a partire dal 1988.

Una campagna che, voluta da AnddosArcigayASA – Associazione Solidarietà AIDS MilanoIreosCircolo Mario MieliPlus Onlus, si rivela di primaria importanza alla luce anche dei dati ultimamente forniti dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS) in riferimento alle nuove diagnosi d’infezione da Hiv nel 2016: 3.451 pari a 5,7 nuovi casi per ogni 100mila residenti.

Negli anni si è osservato un aumento dell’età mediana alla diagnosi nonché un cambiamento delle modalità di trasmissione: diminuisce la proporzione di consumatori di sostanze per via iniettiva ma aumenta la proporzione dei casi a trasmissione sessuale in particolare tra maschi che fanno sesso con maschi (MSM) e maschi eterosessuali. Nel 2016 la maggioranza delle nuove diagnosi di infezione da HIV, attribuibile a rapporti sessuali non protetti, ha costituito l’85,6% di tutte le segnalazioni così suddivisibili: eterosessuali 47,6%; MSM 38,0%. Si è così passati dal 2014, in cui la detta suddivisione era tra il 43,2% di rapporti etero e il 40,9% di rapporti MSM, al 2016 con uno stacco di quasi 10 punti di percentuale.

L’incidenza più alta è stata registrata tra le persone nella fascia 25-29 anni (14,7 nuovi casi per ogni 100.000 residenti). Dato, questo, che ha indotto la ministra della Salute Beatrice Lorenzin ad affermare il 27 novembre scorso: «Si è abbassata la percezione del pericolo proprio tra i più giovani. Per questo, sono ricomparse anche malattie che sembravano dimenticate, come sifilide e gonorrea. La priorità è quindi innalzare immediatamente il livello di attenzione su Aids e malattie sessualmente trasmesse, perché c'è poca consapevolezza». Già, perché dal 2000 a oggi la sifilide è aumentata del 400% senza dimenticare l’emergenza epatite A nell’anno in corso. Circa, infine, i casi di Aids conclamato 778 quelli registrati nel 2016.

«Il dato maggiormente preoccupante – è dato leggere nel comunicato di presentazione della campagna We Test – riguarda tuttavia la non conoscenza del fenomeno tra la popolazione: nell’ultimo decennio è aumentata la proporzione delle persone con nuova diagnosi di Aids che ignorava la propria sieropositività e ha scoperto di essere Hiv positiva nei pochi mesi precedenti la diagnosi di Aids conclamato: si è passati dal 20,5% del 2006 al 76,3% del 2016. Un aumento impressionante che ci dà la misura di come si sia abbassata la guardia in termini di investimenti nelle politiche di prevenzione».

Ecco dove si potrà effettuare il test rapido Hiv nei prossimi giorni:

Torino, 3 e 10 Dicembre presso Sauna 011 (Via Messina, 5d)

Milano, 1 Dicembre presso Company Milano (Via Benadir, 14)

Padova, 2 Dicembre presso Hot Dog (Via Turazza, 19)

       - - -, 3 Dicembre presso Sauna Metro (Via Turazza, 19)

Verona, 1 Dicembre presso Pianeta Milk Lgbt* Center (Via Scuderlando, 137)

Desenzano sul Garda (Bs), 3 Dicembre presso Splash Club (Via Faustinella, 1)

Bologna, 3 Dicembre presso Black Sauna (Via del Tipografo, 2)

Rimini, 1 Dicembre presso Live Stronger against Aids (Piazza Cavour)

Firenze, 2 Dicembre presso Circolo Fabrick (Calenzano - Via del Lavoro, 19)

Roma, 30 Novembre presso Europa Multi Club (Via Aureliana, 40)

    - - -, 5 Dicembre presso Skyline (Via Pontremoli, 36)

Napoli, 30 Novembre presso Arcigay (Via San Geronimo, 17)

     - - -, 30 Novembre e 1 Dicembre presso Depot (Via della Veterinaria, 72)

     - - -, 1 e 2 Dicembre presso Sauna Blue Angels (Centro Direzionale, isola A/7)

     - - -, 2 Dicembre presso Mamada (Via Piave, 183)

     - - -, 2 Dicembre presso Macholato (Via Abate Minichini, 62)

Catania, 1 Dicembre presso Codice Rosso (Via Conte Ruggero, 48)

        - - -, 1 Dicembre presso Terme di Achille (Via Tezzano, 13).

 

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Le parole chiave "Test Hiv" su Taobao, il principale sito cinese di e-commerce, rimandano a una quantità enorme di pagine di kit di test rapidi in vendita per meno di 8 dollari. Il più venduto (20mila unità al mese) è un kit multiplo che analizza sangue ed essudato gengivale.

«Ero estremamente nervoso finché non sono risultato negativo –  ha detto un utente anonimo –. L'ho comprato di nascosto». Il proliferare di questi kit permette di osservare l’attuale livello d’attenzione in Cina all’Hiv/Aids. Esperti d’epidemiologia hanno affermato che il numero annuo di persone, sottopostesi in Cina al test Hiv, si è quasi quadruplicato nell'ultimo decennio. Resta la sfida per raggiungere le persone non consapevoli del loro status di sieropositività, che sono stimate tra le 200mila e le 400mila.

Wu Zunyou, direttore del Centro cinese per il controllo e la prevenzione delle malattie (China Cdc), ha detto che nello scorso anno i fruitori del test Hiv sono stati 169 milioni e il numero continua a crescere. «Significa che una persona su tre (di quelle che hanno fatto il test Hiv nel mondo) l’ha fatto in Cina», ha dichiarato in un seminario promosso dalla Fondazione Bill e Melinda Gates a Pechino in vista della Giornata mondiale contro l'Aids. Wu, che è anche consulente di UNAids, ha affermato che nel 2008 solo 45 milioni di cinesi avevano fatto il test. Numero aumentato costantemente a seguito delle capillari campagne di sensibilizzazione.

La maggior parte delle persone, come rilevato sempre da Wu Zunyou, fa il test prima di sottoporsi a interventi chirurgici importanti, di donare il sangue o, per le donne, durante la gravidanza. La lotta proattiva della Cina contro l'epidemia di Aids ha prodotto risultati. La trasmissione di sangue infetto, una volta dilagante attraverso la vendita illegale di sangue o la condivisione di aghi tra i tossicodipendenti, è stata pressoché eliminata. I dati ufficiali mostrano che in Cina sono circa 718.270 le persone con Hiv/Aids. Al 30 giugno 221.628 persone sono morte di malattie correlate all'Aids.

Nel corso del medesimo seminario Jiang Yan, direttore del Laboratorio di riferimento nazionale per Hiv/Hcv del China Cdc,  ha detto che il Paese ha una delle reti di test Hiv più estese al mondo con copertura di oltre 30.000 laboratori, i cui servizi si estendono a quasi ogni contea.

Con riferimento alle nuove diagnosi da infezione da Hiv tra i più interessati risultano essere i giovani omosessuali. Mentre alcuni di essi si sono sottoposti al test attraverso programmi di gruppo, è probabile – come osservato da più esperti partecipanti al seminario – che non pochi evitino per timidezza o vergogna il test dopo rapporti ad alto rischio. Al riguardo Jiang Yan ha affermato che l'utilizzo del kit di auto-raccolta delle urine è ora visto come una soluzione.

Distributori automatici, che vendono un tipo di questi kit, sono stati installati in oltre 30 università a Pechino e in quattro aree provinciali. Un utente può acquistare un kit, raccogliere l'urina e lasciarne un campione nel cassetto depositario del distributore automatico. I volontari raccoglieranno i campioni e li faranno esaminare in un laboratorio autorizzato. L'utente potrà poi verificare il risultato online o tramite un'app mobile. L'intero processo è anonimo.

Jiang ha detto che sia i dirigenti universitari sia gli studenti hanno accolto favorevolmente il metodo di prova. «Prima gli esami del sangue per Hiv erano disponibili nelle cliniche universitarie ma l'affluenza era scarsa -  ha detto Jiang -. Nessuno vuole presentarsi alla clinica universitaria e chiedere un test per Hiv». Ha detto che il programma si estenderà al altre regioni nel 2018.

Wu si aspetta che l’utilizzo di kit di test rapidi diventi in futuro prassi comune. «L’obiettivo è offrire alle persone più opzioni per sottoporsi autonomamente al test», ha detto Wu. Perché «il primo step, quello cruciale, è scoprire l’eventuale condizione di +Hiv».

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Parte oggi la nuova campagna di comunicazione sulle malattie sessualmente trasmissibili, presentata in conferenza stampa a Roma presso l’auditorium del ministero della Salute alla presenza di Beatrice Lorenzin. Conferenza stampa nel corso della quale sono stati commentati gli ultimi dati epidemiologici forniti dall’Istituto Superiore di Sanità.

E proprio al riguardo Gaynews aveva ieri fatto notare come una nota del Ministero, pubblicata in data 15 novembere, fosse in contrasto con un dato fondamentale fornito dall’ISS in merito alle nuove diagnosi d’infezione da Hiv per il 2016.

Delle 3451 nuove diagnosi il numero è diminuito per tutte le modalità di trasmissione «tranne che – così nella nota ministeriale – per i maschi che fanno sesso con maschi (MSM). Nel 2016 la maggior parte delle nuove diagnosi Hiv è avvenuta in MSM».

 

 

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Cosa non vera visto che proprio l’ultimo notiziario dell’ISS riporta nei dati in breve che «la maggior parte delle nuove diagnosi Hiv è in MSM (maschi che fanno sesso con maschi) e in maschi eterosessuali».

A seguito dell'articolo di Rosario Coco il ministero della Salute ci ha comunicato nella mattinata di aver corretto la nota.

 

 

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Essa si presenta così modificata: «Negli ultimi anni il numero delle nuove diagnosi di infezione da Hiv è diminuito per tutte le modalità di trasmissione. L’incidenza maggiore è nella fascia di età 25-29 anni. La maggior parte delle nuove diagnosi HIV è avvenuta in MSM (maschi che fanno sesso con maschi) e in maschi eterosessuali».

 

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Secondo gli ultimi dati dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) relativi all’anno 2016, le nuove diagnosi da Hiv sarebbero in calo rispetto alla modalità di trasmissione MSM, maschi che fanno sesso con maschi.

In questa categoria viene inserito chiunque dichiari di avere avuto almeno una volta un rapporto omosessuale, a prescindere dall’orientamento sessuale.

 Osservando le tabelle, notiamo che nel 2015 le diagnosi relative alla modalità MSM ammontano a 1406 casi (45,7%, tabella 5), contro i 1313 del 2016 (38,1%, tabella 4). La tendenza è in calo anche rispetto al 2014, con 1511 casi. La tabella 4 relativa al 2014 presenta i dati suddivisi per italiani e stranieri, per cui vanno sommati rispettivamente 1312 e 199 casi.

Figura 2

 

 

 

Di conseguenza, l’ultimo notiziario dell’ISS ci dice nei dati in breve che “La maggior parte delle nuove diagnosi Hiv è in MSM (maschi che fanno sesso con maschi) e in maschi eterosessuali”, aggiungendo quindi i casi riscontrati in individui che hanno avuto rapporti con il sesso opposto (954 casi, tabella 6).

Nel comunicato del Ministero della Salute, tuttavia, troviamo la seguente dicitura: “Negli ultimi anni il numero delle nuove diagnosi di infezione da Hiv è diminuito per tutte le modalità di trasmissione tranne che per i maschi che fanno sesso con maschi (MSM).

Nel 2016 la maggior parte delle nuove diagnosi Hiv è avvenuta in MSM”.

 

 

 

Questa frase è ripresa sostanzialmente dai “dati in breve” del report ISS dell’anno precedente. Nel nuovo notiziario, coerentemente con i nuovi dati, si legge invece “Negli ultimi anni si osserva una lieve diminuzione del numero delle nuove diagnosi di infezione da HIV per tutte le modalità di trasmissione” (Vedi le immagini a seguire). 

 

 

Infine, c’è un dato molto importante che conferma la necessità di affrontare il fenomeno con un approccio che si ponga al di là dei cosiddetti “gruppi a rischio” e si focalizzi maggiormente sui comportamenti sessuali a rischio: le nuove diagnosi attribuibili a rapporti non protetti.

Nell’ambito della totalità di queste segnalazioni (circa l’85% negli ultimi tre anni) siamo passati dal 2014, in cui si dividevano tra il 43,2% da rapporti etero e il 40,9% da rapporti MSM, al 2016, in cui si sono divisi tra il 47% da rapporti etero e il 38,0% da rapporti MSM.

Anche in questo caso, quindi, si conferma una tendenza in calo nella modalità MSM.

Buone notizie? Tutt’altro. In termini assoluti le nuovi diagnosi di Hiv sono sostanzialmente costanti da diversi anni, mentre il dato più allarmante è che nell’ultimo decennio è aumentata la proporzione delle persone con nuova diagnosi di Aids che ignorava la propria sieropositività e ha scoperto di essere HIV positiva nei pochi mesi precedenti la diagnosi di AIDS conclamato, passando dal 20,5% del 1996 al 76,3% del 2016. 

La cultura della prevenzione, e soprattutto del test, in poche parole, ha subito una grave battuta d’arresto: sempre più persone non usano il preservativo e soprattutto non svolgono i test sulle varie IST (Infezioni sessualmente trasmesse) regolarmente, ignorando che l’efficacia delle cure antiretrovirali dipende dall’iniziare della terapia nel momento più vicino possibile all’inizio dell’infezione. 

Il vero dato che emerge che sembra quindi emergere è che il tema della salute sessuale riguarda sempre di più l'intera popolazione, al di là della logica dei "gruppi a rischio". 

A conferma di ciò, vanno ricordati gli ultimi dati disponibili sulle altre IST, più volte ribaditi dallo stesso ISS. Vale la pena di ricordare l’andamento della sifilide negli ultimi due decenni, trattandosi di una patologia particolarmente insidiosa che aumenta il rischio di contrarre l’Hiv anche per i soggetti che assumono farmaci antiretrovirali a scopo di prevenzione (Prep).

L’andamento dei casi di sifilide (vedi figura) è rimasto relativamente stabile fino al 2000. Dopo il 2000 i casi di sifilide hanno evidenziato un aumento rilevante: nel 2005 si è osservato un aumento delle diagnosi di circa cinque volte rispetto al 2000 e, successivamente, una riduzione fino al 2012.

Nel complesso della popolazione maschile, l’83,9% dei casi di Ist è stato segnalato in eterosessuali e il 16,1% in MSM (periodo 1991-2013).

 

In attesa di dati più recenti anche sulle Ist, ciò che emerge è la necessità di promuovere la cultura dei test a 360°, unita alla diffusione gratuita e ad ampio raggio di strumenti di prevenzione come il preservativo (maschile e femminile), specie nelle scuole e negli ospedali.

A questo link è possibile consultare la mappa del servizio "Uniti contro l'AIDS" dell’Istituto Superiore di Sanità con le strutture in cui è possibile effettuare i test Hiv e Ist. 

 

 

 

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Complice soprattutto la mancanza d’informazione, le persone Hiv positive continuano a essere colpite da stigma e pregiudizi. Per abbattere in maniera originale attraverso l’arte lavorano i Conigli Bianchi. Associazione di persone sierocoinvolte che attraverso il fumetto e progetti artistici «hanno dichiarato guerra a un mondo che odia e teme la sieropositività».

Per saperne di più, abbiamo contattato Luca Modesti, “artivista” dei Conigli Bianchi.

Luca, puoi dirci attraverso la tua esperienza associativa come le persone eterosessuali vivono la sieropositività? Hai qualche esempio da raccontare?

Pur essendo la possibilità di contagio trasversale, il mondo eterosessuale si ostina a non sentirsi chiamato in causa quando si parla di Hiv. Dei circa 150mila sieropositivi italiani il 44% è eterosessuale e il 40% omosessuale. Un dato che non dovrebbe stupire ma che, non essendo il nostro Paese per metà omosessuale, racconta un'incidenza che riguarda da vicino anche la popolazione Lgbt.

I pregiudizi secondo i quali il virus sia appannaggio di una categoria specifica fanno sì che le persone non si proteggano e privino, in primis, gli eterosessuali degli strumenti per evitare oppure gestire un’eventuale diagnosi positiva. L’imbarazzo, la fiducia cieca (che si pretende e si concede anche quando non si fa un test da anni) e la faticosa negoziazione sull’uso del profilattico sono elementi, ad esempio, che aggravano la posizione di vulnerabilità delle donne, che nella maggioranza dei casi contraggono l’Hiv proprio dal marito o dal partner stabile.

Da sieropositivo quali sono per te e secondo la tua esperienza i punti di forza e di debolezza di questa condizione?

Per me è stato come scalare una montagna: faticoso ma adesso che sto sulla cima la vista mi ripaga di tutto. Credevo potesse isolarmi dagli altri o fratturarmi irreparabilmente, ma ho scoperto che mi ha avvicinato sia a me stesso sia al mio partner. Al netto dei giochi di parola, è un bilancio ‘positivo’.

In termini di stigma e pregiudizio quali sono le prime risposte che si hanno quando si dice di essere sieropositivo (amici, famiglia, lavoro)?

Il coming out ‘sierologico’ assomiglia agli altri coming out: le reazioni non sono mai scontate. Di certo il livello di ignoranza è altissimo e la sieropositività spaventa ancora come se fossimo negli anni ‘90. Di tutti i fronti caldi che illustriamo attraverso il progetto Conigli Bianchi, ce n’è uno su cui insistiamo sempre: nel 2017 una persona sieropositiva e in terapia non è infettiva. Per quanto stupore e diffidenza questa informazione possa generare, la comunità medica mondiale ha convenuto da anni che chi si cura correttamente ha una possibilità di trasmettere il virus pari allo 0%. Sono convinto che la lotta allo stigma sia l’altra faccia della prevenzione, perché alimentare la paura non serve, mentre abbattere il tabù può fare la differenza.

Il tema dell’Hiv è al centro di un film come 120 Battiti al Minuto, interessato da non poche polemiche. Che cosa ne pensi e quale considerazione puoi fare sul divieto ai minori di 14 anni? 

Amo questo film, ma ti premetto che il mio livello di coinvolgimento è alto, vivendo io con Hiv e militando in Act Up London. Trovo che renda giustizia a un movimento politico avanzato e riesca, pur essendo un’opera di finzione, a non infantilizzare l’attivismo come spesso fa il cinema. Rispetto ad altri film che hanno trattato il tema, ha il merito di rompere il binomio Hiv=morte e sostituire al pietismo la vitalità dei corpi, all’impotenza l’azione.

A chi ha posto il divieto ai minori di 14 anni ricorderei che la pubertà inizia a 11 anni e che il fatto che in Italia non si faccia educazione sessuale e affetiva è un dato di arretratezza culturale che si riflette nei comportamenti di tutti. 

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Nonostante le campagne di prevenzione, i convegni, l’interesse dei media si registra un incremento dei casi di persone Hiv positive e affette da malattie sessualmente trasmissibili. Viva è inoltre la discussione sui relativi metodi preventivi che, al di là del tanto conosciuto quanto poco utilizzato profilattico, verte soprattutto sulla PrEP (profilassi pre-esposizione) e PEP (profilassi post-esposizione).

Gaynews ne ha parlato con Tullio Prestileo, dirigente medico presso il reparto di dermatologia infettiva dell’Ospedale Civico-Benfratelli (Arnas) di Palermo, responsabile scientifico Inmp Sicilia e componente dell’Italian National Focal Point – Infectious Diseases and Migrant.

Dr Prestileo, i casi di Hiv positivi non tendono a diminuire. A cosa imputa tutto ciò?

Senza ombra di dubbio alla mancata prevenzione del contagio per via sessuale.

Qual è suo parere il metodo principale di prevenzione?

In primo luogo il condom. Poi, con opportune precisazioni, la PrEP o profilassi pre-esposizione.

Si afferma che non è possibile obbligare all'uso del preservativo ed è per questo necessario che siano resi accessibili tutti i metodi di prevenzione. Che cosa ne pensa?

Condivido anche se, ad esempio, la PrEP presenta alcune criticità. La profilassi consiste infatti nell’assunzione di antiretrovirali. Si tratta cioè di farmaci, pertanto non privi di effetti collaterali e di tossicità a lungo termine. Bisogna poi considerare il fattore aderenza alla prescrizione, che è non sempre adeguata. È inoltre da registrare un possibile sviluppo di ceppi resistenti. C’è però anche da dire come gli studi evidenzino nel complesso una buona efficacia preventiva.

Da quando è accessibile l'autotest nota dei miglioramenti nell'ambito d'una maggiore sensibilità ai controlli?

A mio parere, no.

Limitatamente alla zona palermitana c'è stato un calo o un aumento di casi di persone Hiv positive e Mst positive?

Indubbiamente un incremento. Distinguendo, nello specifico, popolazione italiana, prevalentemente rappresentata da giovani MSM (Men who have Sex with Men), e popolazione non italiana rappresentata da giovani donne eterosessuali.

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