Giochi per i bambini e un sacco di spazzatura sono stati dati alle fiamme nei giorni scorsi nell'area davanti al centro estivo della scuola d’infanzia Meridiana di Casalecchio di Reno (Bo). La struttura, gestita dalla Coop Dolce, è finita, come noto, al centro di polemiche nazionali per le attività ricreative che, organizzate il 6 luglio, erano ispirate al Bologna Pride del giorno successivo.

Ma per Pietro Segata, presidente della cooperativa, si tratterebbe probabilmente di un atto vandalico fine a sé stesso «anche perché purtroppo è frequente che le aree verdi delle nostre strutture siano oggetto di piccoli furti o atti di vandalismo». Ma, in ogni caso, lo stesso Segata ha tenuto anche a precisare che «se la cosa si dovesse ripetere, ovviamente faremo approfondimenti».

Venerdì lo stesso presidente della Dolce, affiancato dal sindaco dem di Casalecchio Massimo Bosso, ha anche annunciato che non sarà preso nessun provvedimento nei riguardi delle cinque educatrici sotto accusa, perché il «Gay Pride non c'entrava niente e l'attività nel centro estivo della società Dolce nell'asilo nido di Casalecchio era una semplice "festa arcobaleno"». L’unico errore sarebbe stato nella comunicazione senza contare – ha aggiunto Segata – che «solo una famiglia si è lamentata». 

In realtà c’è stata una reazione di massa da parte di papà e mamme dei bambini del centro estivo a sostegno delle attività svolte dalle educatrici, cui fra l’altro non hanno affatto contestato la scelta del tema del Pride.

Gaynews ha contattato una di queste mamme, Valentina, per chiederle una personale valutazione a distanza di giorni dall’accaduto.

Valentina, quando hai appreso il tipo di attività ispirate al Pride, scelto dalle educatrici della Coop Dolce, cosa hai pensato? Ti sei preoccupata?

Premetto che sono venuta a conoscenza di quel laboratorio solo il venerdì successivo (il 13 luglio) attraverso tutta la polemica nata sul giornale.

Il giorno del laboratorio (perché di laboratorio si tratta e nessuna superfesta come trapelato dai giornali) non mi ero soffermata a guardare il diario di bordo, perché andavo di fretta. Ma, venuta a conoscenza dell’attività, sono stata molto contenta e non ho avuto nessuna preoccupazione. Ritengo essenziale che s’insegni ai bimbi sin da piccoli che il mondo non ha solo il bianco e il nero ma che ci sono un sacco di colori diversi. Trovo molto più problematico raccontare che il principe azzurro arriverà su un cavallo bianco piuttosto che un bimbo/a può essere amato alla follia da 2 mamme o 2 papà.

Da mamma credi che l’educazione e la formazione dei più piccoli passi anche attraverso il contrasto a qualsiasi forma di discriminazione? Che idea del mondo ti piacerebbe veicolare ai tuoi figli?

Sono fermamente convinta che tutti i tipi di discriminazione andrebbero contrastati sin dalla tenera età dei nostri bambini. Mi piacerebbe tanto che i miei figli potessero crescere con l’idea che siamo tutti parte dello stesso mondo a prescindere dal colore della pelle, dal credo, dall’orientamento sessuale o dall’identità di genere.

Cosa pensi di quelli che hanno montato il caso mediatico per stigmatizzare il comportamento delle educatrici?

Penso che ora si stiano nascondendo dietro un foglio di giornale in quanto hanno causato un caso più grande di quello che forse volevano veramente creare. Probabilmente sono persone molto insicure sotto il punto genitoriale/umano e ora, anziché fare il passo giusto chiedendo scusa pubblicamente, preferiscono nascondersi essendo questa la strada più semplice!

Secondo te, ai bambini bisogna spiegare tutto, con un linguaggio idoneo ovviamente, o credi che qualcosa vada nascosto?

Credo che tutto vada spiegato con giusti termini ai bimbi. I traumi vengono creati dal silenzio non dalle parole. È vero che il loro è un mondo molto complicato e delicato da entrarci in punta di piedi e a bassa voce. Ma bisogna entrarci. Solo se li aiutiamo o cerchiamo di aiutarli a capire come si deve stare in questa società, cresceremo delle persone più responsabili e che riusciranno a creare qualcosa di migliore di quello che oggi stiamo creando noi.

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«Ieri è stato un susseguirsi di telefonate violente e volgari e non poche minacce di morte e di danni al locale, che pertanto oggi resterà chiuso. Per non parlare della violenza sui social».

È quanto riferisce in una nota la direzione della Locanda Rigatoni, il ristorante romano in cui, giovedì 19 luglio, una coppia di due giovani si è vista consegnare da un cameriere uno scontrino con la dicitura: No pecorino, Si frocio.

Vicenda che, rimbalzata sui media nazionali, ha spinto i gestori a licenziare il cameriere, su cui è stata scaricata la piena responsabilità del gesto, mentre il Campidoglio annunciava verifiche e si susseguivano sui social commenti a valanga.

«Stamattina - riportano ancora i gestori del ristorante in via Domenico Fontana - ci siamo ritrovati uno striscione omofobo e razzista di Forza Nuova di fronte il nostro locale, che è stato poi rimosso da noi stessi.

La vicenda dello scontrino ci offende come imprenditori, come lavoratori e come cittadini. Le conseguenze di un atto inqualificabile di una persona che è stata prontamente allontanata, stanno coinvolgendo le famiglie nostre e dei nostri lavoratori.

Rinnoviamo la nostre scuse alla coppia coinvolta in questa spiacevolissima vicenda e la richiesta di un confronto e di un percorso condiviso con la comunità Lgbt, in modo tale che episodi vergognosi come quello capitato non possano e non debbano più ripetersi».

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Migliaia di attivisti e attiviste Lgbti sono scesi oggi nelle strade in diverse città di Israele per protestare contro la legge che, approvata il 18 luglio dalla Knesset, ha esteso i programmi di gpa (accessibili dal 1996 alle sole coppie eterosessuali sposate) alle donne single con problemi medici.

Legge a loro parere discriminatoria e omofoba, dal momento che esclude dalla possibilità di fruire della surrogacy gli uomini single e le coppie di uomini gay.

A Tel Aviv centinaia di dimostranti si sono dati appuntamento alle 10:00 (ora locale) lungo Rotschild Boulevard e hanno invaso la superstrada Ayalon, bloccando il traffico. Altri dimostranti si sono raccolti a Gerusalemme, a breve distanza dalla residenza del premier Benyamin Netanyahu.

Le loro proteste - che proseguiranno per l'intera giornata - sono sostenute fra l'altro dal sindacato centrale Histadrut nonché da decine di aziende che hanno deciso di concedere oggi una giornata di libertà a tutti i dipendenti Lgbti.

Ma non solo. Microsoft Israel, ad esempio, erogherà 60.000 shekel come contributo ai suoi impiegati che desiderano ricorrere alla gpa e non possono farlo nel Paese.

È il primo sciopero rainbow nella storia di Israele ed è una significativa prova di forza del movimento di fronte alle istituzioni politiche del Paese.

Alle manifestazioni israeliane hanno aderito componenti della comunità ebraica in varie parti del mondoParticolarmente significativa quella in corso a New York su Times Square.

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Il progetto di nuova Costituzione, che il Parlamento monocamerale cubano ha iniziato da oggi a discutere, potrebbe aprire la strada alla legalizzazione delle nozze tra persone dello stesso sesso.

All'articolo 68, infatti, il nuovo testo definisce il matrimonio come «unione volontaria tra due persone» senza specificare il sesso dei nubendi.

Risalente al 1976, la vigente Carta costituzionale designa il matrimono quale «unione volontaria tra un uomo e una donna». Per il giornalista di Trabajadores e attivista gay Francisco Rodríguez (Paquito), componente del Partito Comunista Cubano, «sarebbe la porta aperta per promuovere la legalizzazione delle coppie dello stesso sesso».

Il progetto di riforma, ha osservato Rodríguez sul suo blog, include il «principio di non discriminazione sulla base dell'orientamento sessuale e di genere», che consentirebbe «applicare altri standard legali e altre politiche pubbliche» per la protezione dei diritti persone Lgbti cubane, a lungo perseguitate e discriminate. Ma si tratta, in ogni caso, solo «di un primo passo» e su questo tema «la lotta non sarà facile».

Il nuovo testo, che ha 224 articoli, deve essere votato dall'Assemblea nazionale del Potere popolare entro lunedì ed essere sottoposto a un referendum popolare prima della sua adozione definitiva.

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«Un atto inqualificabile dal quale prendiamo le più decise e convinte distanze. Il cameriere è stato licenziato». Questa la decisione presa dalle direzione della Locanda Rigatoni, dove ieri è stato emesso a una coppia di due giovani clienti uno scontrino con la dicitura No pecorino, Si frocio

In una nota lo staff del ristorante romano sito in Via Domenica Fontana (zona San Giovanni) hanno ripercorso la vicenda che, denuncita dal sito Bytchif, è rimbalzata velocemente sui media nazionali: «Giovedì 19 luglio è accaduto un fatto grave - si legge -. Nel nostro locale, un cameriere ha compiuto un atto inqualificabile nei confronti di due clienti stampando sulla comanda un insulto omofobo, da cui tutta la direzione e il personale della Locanda Rigatoni prende le più decise e convinte distanze».

Quindi la dichiarazione centrale: «Ci teniamo a precisare che, fermo restando la gravità dei fatti, la direttrice del locale ha immediatamente condannato l'atto del cameriere e si è scusata con i clienti, inorridita dal fatto incriminato come e, se possibile, più di loro.

Coerentemente con tale comportamento comunichiamo che il cameriere è stato licenziato in tronco, non rappresentando in alcun modo la filosofia e lo stile della Locanda Rigatoni. Ovviamente il cameriere responsabile di questa spiacevole vicenda ne risponderà in prima persona.

La proprietà, lo staff del locale e la direttrice da sempre considerano la Locanda Rigatoni la casa di tutti. Siamo da tempo impegnati in programmi per l'integrazione di rifugiati nel nostro locale e chiediamo ufficialmente alla comunità Lgbt di costruire insieme un percorso per riaffermare i valori di tolleranza, rispetto e apertura, -che sono da sempre gli elementi fondanti del nostro modo di fare ristorazione».

Il comunicato è stato reso noto dopo che la pagina Fb della Locanda Rigatoni è stata inondata da recensioni negative e dopo che da più parti, a partire dal Codacons, si era chiesta la chiusura del ristorante e la revoca della licenza ai gestoriLa Confesercenti di Roma ha invece chiesto che venga istituito un bollino di qualità per i pubblici esercizi, che possa garantire ai clienti e ai turisti un galateo dell'accoglienza.

Ferma condanna da parte del Campidoglio a iniziare dalla sindaca Virginia Raggi

L’assessore allo Sviluppo economico, Turismo e Lavoro al Comune di Roma Carlo Cafarotti, ribadendo che «Roma è, e rimarrà, capitale dell'inclusione e dell'accoglienza, tanto da aver istituito proprio per i professionisti che lavorano con il pubblico, ristoratori, albergatori, tassisti, corsi formativi incentrati sul galateo dell'accoglienza», ha poi aggiunto: «Saranno avviate in ogni caso le opportune verifiche, anche a seguito dell'eventuale denuncia. Solidarietà ai due ragazzi vittime dell'ignoranza. Episodi simili offendono tutta la città».

Mentre per la senatrice pentastellata Alessandra Maiorino è necessario revocare la licenza ai gestori, la vicepresidente forzista della Camera Mara Carfagna ha ricordato con un tweet che «l'omofobia non è uno scherzo. E con l'intolleranza non si gioca mai».

 

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Si è svolta ieri a Dublino la conferenza stampa di presentazione del IX° Incontro mondiale delle Famiglie, che si terrà nella capitale irlandese dal 21 al 26 agosto. Gli ultimi due giorni della kermesse saranno caratterizzati dalla presenza di Papa Francesco.

Un evento al quale, come precisato dall’arcivescovo di Dublino Diarmuid Martin, sono tutti benvenuti. Comprese le persone Lgbti.

Una risposta chiara alle polemiche sollevate per la rimozione, in gennaio, di cinque immagini di coppie omosessuali dai volantini preparatori.

Ma anche per le modifiche a un video promozionale dell’evento, in cui il vescovo ausiliare di Los Angeles David O'Connell affermava che tutte le famiglie sarebbero state benvenute all'evento, comprese quelle omogenitoriali. Perché il papa, commentava il presule, riconosce le diverse tipologie odierne di famiglia, anche i genitori single o una coppia di persone dello stesso sesso che alleva bambini.

Di tali interventi censori si era già detto estraneo il cardinale Kevin Farrell che, come prefetto del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita, ha coordinato l’organizzazione della manifestazione agostana.

Si è detto estraneo anche l’arcivescovo di Dublino: «Non credo di averne colpa – ha dichiarato –. Ma essendo accaduto nel World Meeting of Families, me ne assumo la responsabilità come organizzatore dell'evento e, se si commettono degli errori, mi prendo la responsabilità di quelli».

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Lo scorso sabato, proprio nel giorno del Pride di Napoli, l’attivistaAndrea Giulianoè stato aggredito da una coppia nel quartiere Pianura che lo ha accusato di essersi “mostrato nudo” alla finestra.

Non è purtroppo la prima volta per Andrea. Dopo aver vissuto per parecchi anni in Ungheria, è diventato bersaglio di gruppi neonazisti locali per un messaggio satirico durante il Pride di Budapest del 2014. Da allora ha dovuto cambiare casa continuamente.

Sfuggito a tentati attacchi anche sul posto di lavoro, è adesso in attesa che la corte di Strasburgo possa dar inizio a un processo contro chi ha messo addirittura una “taglia” sulla sua testa, in quanto le autorità ungheresi hanno respinto ogni tentativo di denunciare i persecutori. Da questa storia è nato due anni fa anche il video documentario The right to provoke.

Ma intanto, con l’episodio di sabato, piove sul bagnato. Dopo la corsa al pronto soccorso e alcuni giorni di dolori invalidanti alle costole e alla testa, abbiamo contattato Andrea per capire meglio i fatti.

L'aggressione che hai subito a Napoli, così come è stata raccontata, non sembra essere iniziata da motivazioni di stampo omofobico. Ci puoi dire come sono andati i fatti?

Mi trovavo a Napoli per le riprese di un documentario prodotto da Deriva Film su disabilità, corpo, sessualità e attivismo, il cui protagonista è Giuseppe Varchetta, attivista Lgbti disabile. La mattina di sabato ho “osato” alzare le persiane della camera in cui alloggiavo, in via Montagna Spaccata 231, per vedere com’era il tempo, appena prima di farmi la doccia.

Mi sono sporto sul balcone letteralmente per qualche secondo, nudo. Mentre rientro in camera sento un urlo, ma non capisco né di cosa si tratta né da dove viene. Prendo l’asciugamano che avevo messo ad asciugare la notte prima accanto alla porta e vado di nuovo sul balcone, avvolgendomelo in vita. Le grida aumentano, ma di nuovo non capisco: la strada davanti a me è vuota. Vado in bagno a lavarmi. Dopo qualche minuto il mio vicino di stanza mi chiede, ridendo, se fossi stato nudo sul balcone, perché in strada c’è un uomo che vuole picchiarmi.

Nel giro di mezz’ora vengono chiamati i condomini, l’amministratore e il proprietario dell’alloggio in cui stavamo. Ricevo la telefonata del proprietario dell’appartamento, gli racconto quello che ho fatto, la telefonata finisce con lui che dice che forse è stato tutto un inutile allarme.

E poi quasi 12 ore dopo, di ritorno dal Pride, mi trovo verbalmente aggredito da una sconosciuta, che mi dice: Fai schifo, come ti permetti, qui ci sono bambini!, e da un un uomo fuoribondo che, mentre mi attacca, mi dice: Io ti ammazzo, mongoloide, frocio! La mia faccia schiacciata sul cofano di un taxi, gli occhiali da sole rotti, i manici della borsa spezzati. E poi le botte in testa, sulle costole, le mani che mi afferrano e mi tirano per la barba.

A che punto si è manifestato l'insulto omofobo?

L'insulto omofobo si è manifestato nel momento in cui sono riuscito a divincolarmi dall'aggressore. Siccome mi ha aggredito alle spalle, quella sera non aveva ancora visto il mio viso. Ma una volta che mi sono girato, lui mi ha guardato in faccia e ha visto che ero ancora truccato dal Pride e che sul petto avevo una spilla arcobaleno. A quel punto ho nuovamente scatenato la sua rabbia, ha ricominciato ad attaccarmi e all'insulto si è pure aggiunta la minaccia: Ti ammazzo. Fortunatamente, avendocelo di fronte, sono riuscito a difendermi dai suoi colpi. Preciso anche che l'intero gruppo con cui mi trovavo è stato bersagliato. Questi froci vengono a Napoli a fare queste cose era un chiaro riferimento sia al Pride sia al vivere liberamente il proprio corpo.

Ma non finisce qui: quello che secondo me è il punto più basso di questo tristissimo episodio è l'uso dell'epiteto mongoloide. Amio avviso è stato diretto all'attivista Lgbti disabile Giuseppe Varchetta, che durante la prima parte dell'attacco si trovava a un paio di metri da me. L'aggressore deve aver notato che Giuseppe ha difficoltà motorie, mentre si affrettava a risalire sul taxi per proteggersi.

Esiste un legame, secondo te, tra lo scandalo che desta la nudità e l'omofobia?

Certo che esiste. Sono sicuro che, se fossi stato una donna, il mio corpo nudo sul balcone avrebbe attirato un tipo di attenzione molto diversa. Anziché avere un violento in strada che vuole picchiarmi, avrei forse ricevuto delle avances o, più probabilmente, delle molestie. Viviamo in un periodo storico dove l'oggettificazione del corpo ha raggiunto livelli preoccupanti, dove la nudità è indissolubilmente legata al sesso, dove la pornografia (prevalentemente fatta per un pubblico maschile eterosessuale) è a disposizione di chiunque. Ma anche in questo mondo ipersessualizzato la vista di un corpo maschile nudo in un contesto per niente sessuale continua a destare indignazione. Forse è proprio perché mostrare un uomo per quello che è, senza filtri bellezza, senza secondi fini e senza che sia circondato dalla cultura machista, fa paura.

Come possiamo giustificare questa preoccupazione per i bambini quasi a giustificare un pestaggio del genere?

I bambini non sono altro che uno strumento. In quale civiltà degna di essere chiamata tale è accettabile insegnare ai bambini che se qualcuno non ci piace possiamo picchiarlo e, al tempo stesso, imprimere nella loro mente il fatto che la cosa più naturale che abbiamo, vale a dire il nostro corpo, è qualcosa di cui vergognarsi e da nascondere, a meno che non venga usata per picchiare qualcuno?

Quali conclusioni hai tratto da questa vicenda e che appello vorresti lanciare alle associazioni?

Mi piacerebbe vedere il mondo associativo italiano aprire gli occhi e vedere che serve a poco avere una (mezza) legge sulle unioni civili, se prima non esistono legislazioni volte alla protezione di tutte le minoranze oppresse (che non sono solo di genere e sessuali ma anche etniche, religiose, economiche e disabili). La stessa mezza legge, che abbiamo raggiunto in quasi 50 anni di storia di lotte e rivendicazioni, presenta gravi mancanze in fatto di tutela dei bambini presenti all'interno di queste coppie ed è spesso ostacolata da sindaci obiettor,i che non vogliono rispettarla.

Questo accade perché manca una base: manca una legge decente sull'omo-lesbo-bi-transfobia, manca l'educazione sessuale e affettiva, mancano il monitoraggio e l'applicazione di quei pochi strumenti a nostra disposizione per mantenere il nostro Stato laico e antifascista.  E, infine, manca il concetto di intersezionalità. Mi fa piacere sapere che le persone L e G, se vogliono, se possono permetterselo e se vivono in coppia possono unirsi civilmente. Ma chi si occupa dei diritti fondamentali delle persone single in generale e delle persone B, T e I? E se queste persone sono povere, disabili, straniere, rifugiate politiche? Svegliamoci, i diritti di pochi sono solo privilegi.

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Classe 1968, maturità classica e un passato da dipendente aziendale, la deputata pavese Iolanda Nanni è considerata una pasionaria del M5s. Una donna coraggiosa, la cui attuale battaglia è soprattutto quella che sta conducendo contro il cancro.

Componente dell’VIII° Commissione (Ambiente, Territorio e Lavori pubblici) della Camera, la parlamentare è da sempre attenta ai temi delle discriminazioni e dei diritti delle persone Lgbti.

A poco più di due mesi dalla stipula del contratto di governo giallo-verde (o bleu, secondo alcuni) l’abbiamo raggiunta per raccoglierne pareri e valutazioni sulle criticità direttamente relative alla sfera rainbow.

Onorevole Nanni, nel contratto di governo non si fa parola alcuna di diritti civili. Anzi, alcuni parlamentari ed esponenti autorevoli del M5s (Di Battista, ad esempio) hanno detto che, mentre nella scorsa legislatura si è parlato di tali diritti, si affronteranno, nell’attuale, quelli sociali. Non le sembra una contrapposizione inaccettabile tanto più che c’è un’intima correlazione tra di essi?

Il fatto che alcuni parlamentari M5S abbiano dichiarato che il contratto di governo stipulato fra M5S e Lega sia focalizzato sui diritti sociali, non comporta alcuna contrapposizione con i diritti civili né implica che non possano essere portate avanti, in questa legislatura, attività sui diritti civili che, da sempre, sono oggetto del programma del M5s.

Come giudica le dichiarazioni del ministro della Famiglia e della Disabilità Lorenzo Fontana e la blanda presa di distacco da parte dei vertici del M5s?

Nel precisare che non condivido le dichiarazioni del ministro Fontana, che ritengo inaccettabili ed irricevibili, ribadisco anche che, sulle stesse, sono intervenuti vari parlamentari M5s nonché il ministro Bonafede, marcando le distanze fra il nostro pensiero e quello del ministro Fontana. Il M5s ha espresso la sua posizione pro famiglie arcobaleno.

Personalmente sono sempre stata a favore del matrimonio egualitario e della stepchild adoption. Ritengo che non si debba continuare a colpevolizzare il M5s per dichiarazioni fatte da un ministro in quota Lega, “richiamato” dallo stesso Salvini. Ministro che sarà tenuto a rispettare le leggi e che non verrà messo in condizioni di far retrocedere il nostro Paese sui risultati già raggiunti in questo ambito.

Tornando alla questione dei diritti delle persone Lgbti, si ha l’impressione d’una spaccatura del M5s tra periferia e centro. Mentre, infatti, nelle amministrazioni locali e regioanali i pentastellati danno prova di un fattivo impegno al riguardo (penso alla portavoce emiliana Silvia Piccinini o a quella lombarda Monica Forte), lo stesso non può dirsi delle file gialle del Parlamento o del governo. Non crede?

Sulla difesa dei diritti non vedo alcuna differenza fra le attività portate avanti dal M5s a livello territoriale ed a livello nazionale: in entrambi i casi abbiamo sempre perseguito lo stesso obiettivo, cioè la tutela dei diritti civili. Lo hanno dimostrato la nostra sindaca di Torino Appendino e la nostra consigliera Lombardi in Lazio.

Anch’io mi sono battuta, nello scorso mandato da consigliere regionale M5s della Lombardia, promuovendo un convegno al Pirellone sulle famiglie arcobaleno e presentando una mozione che chiedeva a Regione Lombardia di farsi promotrice per la trascrizione nei registri di stato civile dei matrimoni, contratti all’estero, fra persone dello stesso sesso e la costituzione di registri delle unioni civili nei comuni lombardi. Nella mozione proponevo anche di estendere le agevolazioni regionali, previste per i nuclei familiari, a coloro che sono iscritti nei registri. Purtroppo la mozione fu bocciata dalla maggioranza con 37 voti contrari e 31 favorevoli.

Queste attività territoriali sono la diretta conseguenza, e vanno di pari passo e coerentemente, con un percorso programmatico nazionale del M5s che ha come motto Nessuno deve rimanere indietro.

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Strattonato, picchiato, gettato a terra dopo essere stato insultato quale ricchione. È successo nella notte  Barano d’Ischia, dove un gruppo d’adolescenti ha aggredito Giorgio Di Costanzo, noto militante locale di Rifondazione Comunista.

Dopo l’aggressione, avvenuta in piazza Mar del Plata in località Testaccio, gli aggressori si sono dileguati (ma sono stati identificati nella tarda mattinata di oggi) mentre la vittima veniva successivamente soccorsa i carabinieri della vicina stazione di piazza San Rocco.

Trasportato presso l’ospedale Rizzoli di Lacco Ameno, Di Costanzo è stato medicato nonché sottoposto a tac.

Per Antonello Sannino il pestaggio di Barano d’Ischia sarebbe l’ennesima riprova di un’emergenza omotransfobia in Campania e, in generale, nel Paese. «Dal 1° giugno – ricorda il presidente d’Arcigay Napoli –  è il settimo caso nell'area metropolitana di Napoli (35° in Italia). Solidarietà e vicinanza a Giorgio.

Il clima d'odio leghista, generato da alcuni ministri salviniani, rende sempre più insicuro e violento il nostro Paese».

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Il clima non è solo quello delle cerimonie ufficiali. Si respira soprattutto aria di famiglia nella sfarzosa cornice della Sala Giunta di Palazzo San Giacomo, dove Luigi De Magistris ha da poco proceduto all’annotazione dei nomi di sette coppie di mamme e due coppie di papà sui rispettivi atti di nascita dei loro 11 bambini.

Un gesto di significativa importanza quello compiuto dal sindaco di Napoli a poco più d’un mese dalle dichiarazioni negazionistiche del ministro Lorenzo Fontana sulle famiglie arcobaleno. Cui hanno poi tenuto dietro gli esposti di CitizenGo e Generazione Famiglia contro i sindaci di Torino, Bologna, Milano, Firenze, Gabicce Mare.

Viva soddisfazione è stata espressa da Marilena Grassadonia, presidente di Famiglie Arcobaleno, che ha così commentato quanto avvenuto a Palazzo San Giacomo: «Siamo felici di questo risultato ottenuto grazie al lavoro di squadra tra amministrazione comunale e la nostra associazione. A tale proposito un grazie va all’avvocata Francesca Quarato, del nostro gruppo legale, cha ha seguito passo passo la vicenda.

Mentre sempre più sindaci seguono la strada della giustizia sociale e giuridica, confermando che è quella giusta da percorrere, i nostri figli crescono. È urgente e improrogabile che la politica nazionale si assuma le proprie responsabilità, approvando una legge chiara sulla responsabilità genitoriale che riconosca a tutte le famiglie pari diritti e medesimi doveri».

Per conoscere il parere d’una testimone diretta della cerimonia, abbiamo raggiunto Simona Marino, consigliera comunale con delega alle Pari Opportunità.

Professoressa Marino, qual è il valore civile e politico di questa registrazione degli atti di nascita dei figli di nove coppie omogenitoriali?

In questi mesi, insieme all'assessora Sardu e ai servizi Anagrafe e Pari opportunità, su precisa indicazione del sindaco, abbiamo lavorato con tenacia ed entusiasmo alla realizzazione di un diritto che è un atto di giustizia, ma anche un atto di civiltà. In questo progetto siamo stati affiancati da rappresentati delle Famiglie Arcobaleno e dalla loro avvocata che ci hanno sostenuto in un percorso non facile.

La registrazione degli atti di nascita di bambini nati in famiglie omogenitoriali è infatti un atto che anticipa una legge di cui il nostro Paese non si è ancora dotato, nonostante alcune sentenze di tribunali ne abbiano riconosciuto il valore e alcuni Comuni lo stiano applicando. La sua importanza non consiste solo nella tutela e protezione dei minori - cosa di per sé di grande rilevanza - ma assume un significato civile e politico perché supera un'idea della coppia genitoriale eterosessuale come fondamento esclusivo della famiglia, aprendo così la possibilità di riconoscere il valore sostanziale della relazione d'amore tra persone dello stesso sesso.

Il punto dirimente è domandarsi su che cosa si fonda il concetto di famiglia. Al di là dei legittimi convincimenti religiosi che vanno rispettati, in una visione laica la famiglia è un istituto giuridico e storico, per cui è modificabile nel tempo e come tale assume configurazione diverse che, a secondo delle culture e delle prospettive politiche e sociali, si trasforma.

Noi, con un atto di responsabilità, abbiamo accolto le istanze di tante persone che reclamavano il diritto a essere genitori di bambini nati da una relazione d'amore e circondati dalla cura e dall' affetto dei propri cari. Siamo convinti che questa scelta dell'amministrazione abbia un alto valore simbolico perché scardina una visione fondamentalista e oscurantista, che purtroppo in questo momento grava sul nostro Paese, consentendo a tutti/e di realizzare il loro sogno d'amore.

Quali emozioni le ha suscitato questa cerimonia? 

L'emozione è stata grande, dal momento in cui i bambini sono entrati nella sala Giunta di Palazzo San Giacomo, tenuti per mano dalle loro mamme o dai loro papà. Li avevo già intravisti al Pride sul trenino, cantare e urlare al megafono la loro gioia di esistere e il loro desiderio di urlarlo al mondo intero.

Trovarseli di fronte emozionati, increduli e felici è stata un'esperienza commovente e intensa che fa capire quanto i sentimenti debbano contaminare la politica e reclamare di essere ascoltati. Ne va della nostra libertà e del diritto di ciascuno/a alla felicità.

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