Spalla@Spalla. Le (dis)avventure di Carlo e Luana, pubblicato nella colonna Lgbt della casa editrice napoletana Milena, è il romanzo d’esordio di Christian Coduto, consigliere del circolo Arcigay Rain di Caserta.

Un romanzo scritto come una sit-com, con un evidente sguardo al canone della commedia brillante: quella della migliore tradizione anglosassone, in cui si ride, si evidenziano tic e luoghi comuni della società corrente e si riflette, con ironia e sarcasmo, sulle quotidiane difficoltà con cui si devono misurare i protagonisti che, nella fattispecie, sono persone Lgbt.

Un romanzo incardinato sul rapporto di complicità e amicizia dei due personaggi che condividono lo stesso appartamento e lo stesso orientamento sessuale ma che sono, per il resto, estremamente diversi. Carlo, con l’insulina sempre pronta per il suo diabete, è un giovane biologo gay disordinato e logorroico mentre Luana, una 30enne lesbica misantropa e silenziosa, è una pubblicitaria pignola e ordinatissima.

Il loro ménage, già di per sé esplosivo, è messo continuamente a soqquadro dall’irruzione di parenti spesso indesiderati, amici che non sempre sono effettivamente d’aiuto, colleghi di lavoro con le loro convinzioni infondate (come Tania, la “scema delle mele” convinta che Carlo finga di essere gay perché, in realtà, vuole conquistare le donne) e amanti, più o meno disastrosi, capaci di frantumare i loro già precari equilibri.

Le dinamiche relazionali raccontate da Coduto, benché narrate con grande leggerezza, ci consegnano l’immagine di una collettività Lgbt vittima sia degli stereotipi, che il contesto sociale continua a reiterare a danno delle persone omosessuali, sia dello stigma interiorizzato dagli stessi soggetti appartenenti alla comunità.

Un tema che attraversa l’intero romanzo, declinando la propria presenza in molteplici circostanze, è quello della verità e dell’autenticità. Carlo, Luana, Iris, Marco e gli altri vivono una società che non li considera. Pur anelando a una vita migliore, sono costretti alla menzogna e alla farsa: costrizione che, in alcuni casi, crea una sorta di assuefazione e si ritorce contro la stessa qualità della vita.

C’è da dire che la commedia di Coduto è ambientata nel 2002. In una realtà sociale, dunque, non del tutto diversa dalla nostra ma che, non essendo ancora stata investita né dalla rivoluzione dei social e degli smartphone né da alcune importanti conquiste come, ad esempio, la legge sulle unioni civili, patisce maggiormente meccanismi di esclusione e di pregiudizio. Anche se è perfettamente narrata dall’autore la più spiccata capacità di vivere la vita in maniera “relazionale”, non essendo ancora intervenuta la progressiva e compulsiva dipendenza da social che è possibile constatare nelle nuove generazioni. 

Insomma, un romanzo divertente e pieno di colpi di scena, che gode del sostegno morale dei circoli Arcigay di Napoli e Caserta. E che ha il sicuro merito di raccontare una storia in cui, sia pur tra mille difficoltà, la vita delle persone Lgbt risulta sostanzialmente “ordinaria” nella sua eccezionalità ed eccezionale nella sua “ordinarietà”. Nel suo essere, cioè, conforme a qualsiasi altra esistenza fatta di alterni momenti di euforia e di tristezza, picchi di gioia e di inevitabile disincanto.

e-max.it: your social media marketing partner

Frequento il Salone internazionale del Libro di Torino sin dalla sua nascita e credo di poter affermare senza remora alcuna che quella di quest’anno è l’edizione più Lgbti di sempre: da tre anni la Regione Piemonte e il Coordinamento Torino Pride hanno dato vita al primo spazio dedicato ai diritti Lgbti e non solo.

Il Premio FUORI!, dedicato all’editoria di genere e fondato da Angelo Pezzana, verrà consegnato oggi a Edmund White in seno alla kermesse libraria torinese anche grazie alla preziosa collaborazione del direttore Nicola Lagioia. Manni, pilastro  dell’editoria pugliere, presenterà Mio figlio in rosa di Camilla Vivian: un romanzo il cui sottotitolo Ti senti maschio o femmina? Io mi sento io credo parli da solo (consigliatissimo!). Questi solo alcuni tasselli del Salone del Libro “arcobaleno”.

Sono particolarmente contento che proprio in questo contesto venga ufficialmente lanciata LiberaMente, la nuova collana editoriale di Robin – Biblioteca del Vascello che ha l’ambizione di raccogliere testi – siano essi di saggistica o narrativa; italiani o stranieri – che propongono temi legati al mondo Lgbti assenti o poco approfonditi sulle pagine dei libri. Volumi per riflettere e per accendere il dibattito. Volumi che vogliono aprire una strada che poi, speriamo, possano percorrere in tante e in tanti. 

E sono anche particolarmente contento che a parlarne su Gaynews possa essere proprio io che la collana l’ho ideata insieme a Carola Messina, presidente della storica sigla editoriale romano/torinese.

In questa sfida con noi c’è un comitato scientifico nel quale siedono diversi esperti e grandi amici: il coordinatore del Torino Pride Alessandro Battaglia, il responsabile dei progetti speciali della Fondazione Merz Silvano Bertalot, il creativo Andrea Curti, onnivoro di letteratura Lgbti internazionale, l’esperta di editoria Giulia Gabotto, oggi a Il Corriere della Sera, e Donata Prosio coordinatrice del Torino Pride prima di Alessandro. Tutte persone che lottano da anni contro le discriminazioni di genere e che, per questo, hanno accolto la sfida di lavorare con noi a un progetto libero dallo schema del genere… anche letterario.

Il logo della collana, ideato da Francesca Cerritelli e caratterizzato dalla purezza cromatica "senza esitazione" che rimanda all’arcobaleno,  “gioca” con le lettere L G B T: l'oggetto e il soggetto in totale sincronia con lo spazio. Stilemi che si confermano e si rafforzano nel momento in cui l'osservatore va alla loro ricerca tra significati e mutevoli forme.

Inauguriamo la collana con due testi molto diversi fra loro ma nei quali crediamo molto: Il Nuoro e gli #altri di Rita De Santis, presidente onoraria di Agedo, e La parola alle Amazzoni - Scenario artistico-letterario da Lesbo a Hollywood di Giorgia Succi che verranno presentati al Salone presso l’Arena dei Diritti della Regione Piemonte questa sera alle 18:00. Alla presentazione interverranno con le autrici anche altre due amiche: Chiara Foglietta e Micaela Ghisleni le prime due mamme a cui è stato consentito di registrare il proprio figlio nato in Italia . 

I due libri:

Il Nuoro e gli #altri

Se avete voglia di vivere qualche giorno all’ombra del dubbio, allora dovete assolutamente fare la conoscenza del Serranus Tortugarum un pesce che, fortunatamente, possiede un nome preciso tra le variegate famiglie ittiche. Invece altre persone che, insieme a lui, entreranno nel vostro immaginario, non hanno al momento una denominazione precisa perché i linguisti non sono ancora riusciti a studiare delle possibili varianti per i molteplici nuclei familiari che si animano sotto gli #altri. Una convinzione però si farà strada nello sbalordito lettore, ovvero che la natura e la storia sono cose diverse da come le viviamo quotidianamente.

Spessissimo, scambiamo per naturale ciò che è consuetudine e per storia quello che ci viene tramandato dai vincitori. Vi accorgerete, continuando nella lettura, che anche gli anatemi religiosi sono completamente fuori posto, perché Dio altro non può essere che amore e inclusione e i libri sacri, letti senza la lente del bigottismo, forse ci vorrebbero insegnare la bellezza del dono e della felicità. Possono i “diversi” aspirare a questa felicità oppure resteranno sempre figli di un Dio minore?

Voglio credere di sì e, attraverso questo libro, cercare di dare una mano affinché questo avvenga. Come dice la mia amica Barbara X nel suo romanzo Resistenze: «Ma il tempo leviga le montagne, e le onde modellano le rive. Ci vuole pazienza. L’uomo è un bruscolino, la ragione è nulla. Alla fine il sole vincerà».

L’autrice, Rita De Santis, nasce a Termoli, il 24 maggio 1938. Donna eclettica, ha una vita non facilmente riassumibile. Ciò che resta costante in lei è la lotta per i diritti civili che porta avanti con determinazione. Vive in provincia di Brescia e d’estate si trasforma in artista di strada per le ripide scale di Apricale. 

La parola alle Amazzoni - Scenario artistico-letterario da Lesbo a Hollywood

«Le donne di lettere sono quasi del tutto sconosciute le une alle altre, eccetto ogni tanto per il nome», scriveva Natalie Clifford Barney a Colette negli anni '20 del secolo scorso. Quando nel 1927 fondò l’Académie des Femmes lo fece perché le donne potessero conoscersi, riconoscersi e celebrarsi. La parola alle Amazzoni ha lo stesso intento e ripercorre la storia delle donne lesbiche, la loro rappresentazione e visibilità storica, letteraria, e artistica. Pone al suo centro le donne, la loro parola e il loro desiderio di essere individui completi e indipendenti dallo sguardo maschile ed etero-normativo. Perché se Saffo è indiscutibilmente la prima donna a noi giunta che cantò l’amore e il desiderio tra donne, non fu certamente l’ultima. 

Giorgia Succi è nata a Torino, ma le piace cambiare spesso residenza. Laureata in Lettere e con un master in femminismo, ritiene da sempre fondamentale la diffusione pubblica della storia e del genio delle donne. Seguace di Saffo per passione e vocazione, adora riscoprire e celebrare le fiere Amazzoni che hanno popolato la terra per migliaia di anni.

Guarda la GALLERY

 

e-max.it: your social media marketing partner

Ci sono libri che mi scelgono. Capita di trovarli sugli scaffali di una libreria, tra le pagine di un giornale, nel passaparola di amici, in una voce alla radio. Bruised (Triskell, Brescia 2018, pp. 309) è uno di quei libri.

Ne sentivo parlare da un po': l’opera prima di una giovane donna ferrarese, come me. La storia di un adolescente omosessuale che si dipana tra il Castello Estense e le mura rinascimentali della mia città non poteva che incuriosirmi. Ancor di più il fatto che ad affidare le proprie emozioni e i propri sentimenti a quel diciottenne scarruffato fosse una donna, adulta ed eterosessuale.

Conosco Federica Caracciolo, l’autrice di questo romanzo. Conosco il suo impegno quotidiano per la causa Lgbti, il suo metterci la faccia, sempre. La nostra battaglia la combattiamo fianco a fianco da un po', convinte che una società fatta di diritti possa essere una società migliore per tutti.

Non conoscevo però la sua parte più intima, quella che ha raccontato nelle pagine di questo romanzo e che ha affidato a Lele, Raffaele il protagonista di questa storia. Diciotto anni, un’amica del cuore che è sempre stato il suo scudo, la sua famiglia, la sua forza, un mondo intero da scoprire senza di lei, quando alla fine della maturità, quella scolastica, le loro strade si dividono. Incontri virtuali e reali che si trasformano in nuove avventure, che fanno uscire Lele da quelle mura cittadine oltre le quali Ludovico Ariosto non aveva mai avuto il coraggio di spingersi, se non nelle fantasie del suo Orlando.

Perché Ferrara è così, ti avvolge nelle sue nebbie, ti tiene stretto tra le sue forti mura che resistono nei secoli e proteggono i suoi cittadini dalle intemperie dei tempi. Ferrara è come la famiglia di Lele, tutto sembra perfetto e tranquillo anche quando tutto va a rotoli, anche quando la parola frocio brucia sulle labbra di un gruppo di adolescenti che non si fanno scrupoli a menar le mani se non si è disposti a subire, a piegare la testa. Ma oltre le sue case dai mattoni rossi, oltre i vicoli le cui pietre costringono a continui giochi di equilibrio, esiste un mondo nuovo nel quale conoscersi e riconoscersi.

Bruised parla di sentimenti, di desideri, di passione. Di amicizia, di scoperte e rivelazioni. Di paura e coraggio. Bruised parla di ognuno di noi, non importa se uomo o donna o trans o gender fluid. Non importa se etero o omo o bisex.

Bruised è un romanzo destinato a un pubblico giovane come il suo protagonista, ma che sa parlare a tutti. Perché Lele è l’adolescente che siamo stati e che ancora incontriamo nei nostri ricordi o in quei momenti nei quali ci dimentichiamo che il tempo sia passato. Quei momenti nei quali vorremmo avere diciotto anni e guardare una volta ancora il mondo con gli occhi della prima volta, gli occhi delle prime volte, quando tutto è ancora “per sempre”

e-max.it: your social media marketing partner

Edito per i tipi catanesi Villaggio Maori, Storie Fuorigioco. Omosessualità e altri tabù nel mondo del calcio è una raccolta di sei racconti, in cui Rosario Coco, project manager Erasmus Plus, narra l’amore tra tabù e pregiudizi. Tabù e pregiudizi che si annidano dentro e fuori un campo di calcio. All'interno di una società che fa ancora fatica ad accettare l'amore indipendentemente da chi lo prova e verso chi.

sto

Il volume sarà presentato a Roma in due date distinte: l’8 aprile presso il Caffè Letterario in Via Ostiense, 95 e il 10 maggio in Sala Nassirya a Palazzo Madama, dove prenderanno, fra gli altri, la parola la senatrice Monica Cirinnà, il presidente di Aics Bruno Molea e il direttore di Gaynews Franco Grillini.

Pubblichiamo di seguito il testo prefatorio al volume, scritto da Francesco Lepore, caporedattore di Gaynews:

Sei storie coinvolgenti. Sei racconti in cui la realtà si mescola alla fantasia. Sei percorsi narrativi in cui orientarsi con una bussola speciale. Quella dell’amore. L’amore passionale tra i protagonisti e le protagoniste di questi récit al di là del loro orientamento sessuale o identità di genere. L’amore amicale che, al dire di Minucio Felice, unisce le persone simili o simili le rende: Amicitia semper aut pares accipit aut facit.

L’amore per il corpo, che si racconta attraverso il corpo e parla agli altri con il linguaggio del corpo. Linguaggio che non potrà mai scandalizzare, perché il corpo non è pietra di inciampo ma veicolo di unione, dialogo e arricchimento reciproco. L’amore in tutte le sue sfaccettature che è sempre in gioco ed entra sempre in campo nella vita come nello sport.

Già, perché anche nello sport non è possibile farne a meno. Perché quando se ne fa a meno, scompare l’aspetto ludico, l’aspetto gioioso, l’aspetto sanamente competitivo dell’attività sportiva e si lascia aperta la porta alla sopraffazione, alla violenza, alla discriminazione.

«Entra in campo, amore». Sono queste le parole con cui si chiude l’omonimo racconto della raccolta Storie fuorigioco. Parole che Jonathan sente sussurrarsi all’orecchio da Roberto. Parole che vanno però ben al di là della singola vicenda narrativa e si caricano d’un valore universale senza limiti di spazio e tempo. Parole da sussurrare alle orecchie del cuore, fare proprie e attuare come motto programmatico.

«Entra in campo, amore». Un imperativo ineludibile soprattutto per chi si impegna a contrastare le discriminazioni da orientamento sessuale e identità di genere nello sport. A rendere più friendly il mondo sportivo, dove sono ancora frequenti e diffuse le manifestazioni verbali e talvolta fisiche di rifiuto e stigmatizzazione delle persone «transgender/gender variant», gay o lesbiche. Una vera e propria depauperizzazione, questa, per quell’insieme di attività che, oltre a essere un bene sociale e culturale di grande portata, ha un elevato potenziale formativo ed educativo nonché capacità di veicolare alti valori e ideali.

L’autore di Storie fuorigioco tutto questo lo sa molto bene. Attivista Lgbti di lunga data e amante dello sport, in particolare del calcio, Rosario Coco è infatti coordinatore dell’importante progetto Outsport che, cofinanziato dalla Commisione Europea col programma Erasmus Plus, è finalizzato a valorizzare il mondo sportivo come luogo di formazione e contrasto all’omo-transfobia in continuità con la scuola e con la famiglia.

Nel solco d’un tale impegno pluriennale si pone la raccolta Storie fuorigioco, che dischiude alle lettrici e ai lettori uno spazio di riflessione e sensibilizzazione perché lo sport conservi un valore positivo e promuova una cultura dell’inclusione e valorizzazione delle differenze di ciascuno.

e-max.it: your social media marketing partner

Secondo un’antica tradizione le feste di Carnevale lungo la costa dalmata sono caratterizate dal rogo di immagini rappresentanti il male e le sfortune dell’anno precedente. I cui resti vengono poi gettati in mare.

Quale simbolo di tutto il negativo del 2017 la popolazione di Kaštela, città a nordovest di Spalato, ha scelto le famiglie arcobaleno. Domenica, infatti, durante i riti carnascialeschi è stato bruciato un pannello rainbow recante su ambo i lati due cuori con le rispettive scritte Mama+Mama e Tata+Tata. Riferimento diretto al libro illustrato per bambini Moja dugina obitelj (La mia famiglia arcobaleno) che, realizzato da Ivo Šegota e finanziato dall’Ambasciata francese in Grecia, è stato edito in 500 copie alla fine del 2017.

Una forma di satira secondo gli organizzatori del carnevale di Kastela. Un atto vergognoso incitante alla discriminazione e all’odio secondo tanti a partire da esponenti della collettività Lgbti nazionale. Tanto più che in Croazia le unioni civili sono legali  dal 2014 in una con l’adozione del configlio del partner, mentre quella congiunta resta ancora preclusa alle coppie di persone dello stesso sesso.

L’associazione Dugine Obitelji (Famiglie Arcobaleno), che ha promosso la pubblicazione del libro, ha espresso «tristezza nel vedere immagini del rogo di un’opera il cui unico scopo è quello d’educare i bambini all'amore, al rispetto e alle differenze».

Ferma condanna, lunedì 5 febbraio, anche da parte della ministra dell'Istruzione Blazenka Divjak che ha affermato: «Non è necessario trovarci d'accordo su tutto. Ma sicuramente non dobbiamo esporre i bambini a situazioni incitanti all’odio e all’intolleranza né tanto meno a quelle in cui i roghi di libri sono presentate come soluzione dei problemi».

GUARDA LA GALLERY

 

e-max.it: your social media marketing partner

L’ultimo lavoro narrativo di Pasquale Ferro, uno dei pochi autori Lgbti che oggi sia tradotto e distribuito in Russia, si chiama Bambola di stracci. Un apologo semplice, immediato ed esaustivo sulla natura vera e autentica dell’umanità e sulla presenza drammatica e diffusa della cattiveria e dell’ignoranza, della violenza discriminante e dell’esclusione sociale.

Ma il vero cardine del racconto di Ferro è l’amore, il desiderio di amare e di essere amati per quel che si è. Desiderio che a Barbara, la protagonista del romanzo, anima poetica ingabbiata in un corpo che non riconosce come suo, viene continuamente negato.

Pur di essere riconosciuta e accettata per quel che è, Barbara fronteggerà la solitudine, sfiderà lo stigma di chi avrebbe dovuto proteggerla e amarla, si confronterà con la delusione e l’avvilimento e svilupperà la sua forza e la sua personalità, luminosa e bellissima pure fra gli stracci.

La presentazione ufficiale del libro è avvenuta mercoledì 7 dicembre presso la Fondazione Banco di Napoli nel centro storico della città partenopea (in cui Ferro, tra l’altro, vive e lavora).

Nel corso dell'evento l’autore ha rivelato che Barbara non è un personaggio totalmente frutto d’invenzione, ma è ispirata a una creatura incontrata, alcuni anni or sono, nel Foyer del Teatro San Carlo di Napoli: tra gli scintillii di uno dei teatri più chic ed eleganti del mondo, Ferro aveva incrociato lo sguardo di una “bambola di stracci” e aveva immediatamente colto la profonda sensibilità di una storia che bisognava recuperare, sia pur nell’artificio della narrazione romanzata, e restituire al mondo.

Nella medesima presentazione, particolarmente significativa la presenza di Paola Silverii, esponente dell'associazione Vergini Sanità, del presidente del Comitato Arcigay di Napoli Antonello Sannino e del docente di Psicologia clinica Paolo Valerio che, ricordando un toccante episodio della sua lunga carriera professionale, ha sottolineato il valore umano, di testimonianza e divulgazione, di quest’ultimo lavoro di Pasquale Ferro.

e-max.it: your social media marketing partner

Classe 1984, il pugliese Christian Moretti ha ricevuto la nomination per il premio Volunteer/Activist nell’ambito dell’ottava edizione dei GALAs Awards. La cerimonia d’assegnazione dei massimi riconoscimenti Lgbti irlandesi avverà il 21 ottobre a Dublino. Christian è molto conosciuto e apprezzato nella collettività arcobaleno del Paese Verde, dove vive da anni e insegna italiano e spagnolo. Nel 2016 è stato eletto Mr Gay Limerick – contea in cui abita – e il 4 marzo scorsco si è piazzato al secondo posto di Mr Gay Ireland.

È inoltre autore dei romanzi Che morte non vi separi - Fuoco sulla mia carne (Europa Edizioni, Roma 2015), L’Attesa delle Isole (Croce, Roma 2016) e dell’interessante saggio in lingua inglese Glory is for the Vain, Fight is for the Brave su la necessità e l’importanza di essere attivisti. L’opera analizza diverse tematiche importanti che vanno dalla discriminazione al bullismo, dalla violenza contro le donne al sistema educativo, dall’uguaglianza sociale all’importanza dei Pride (con la relativa discussione se sfilare "sobriamente" o meno) fino ai temi dell'Aids, della salute mentale e della necessità di combattere insieme. L’opera, nel complesso, tende a demitizzare i concorsi di Mr Gay come inutili manifestazioni di bellezza.

A fine mese lo scrittore pubblicherà, invece, con la casa editrice digitale goWare (nella collana Lgbti curata da Luigi Carrino) il récit Bravo, ragazzo incentrato sul tema del Bdsm.

Raggiunto telefonicamente, Christian Moretti ne ha spiegato così la trama: «Hunter è un professore di Storia ed Ethan è un suo allievo dell’ultimo anno: i due hanno una relazione Bdsm. Hunter è mosso dalla sua sete di dominare l’altro. Come padrone infligge a Ethan punizioni e torture piacevoli. Come schiavo Ethan soddisfa il suo desiderio di ricevere dolore per far felice Hunter e provare emozioni sempre più forti. Il dolore che i due si infliggono è proporzionale al piacere che scontano quotidianamente.

Non c’è scandalo per il modo di vivere la loro sessualità. Lo scandalo, semmai, è nella forma di amore autentica che ha assunto il loro rapporto. C’è un patto implicito tra master e slave: il padrone deve avere cura del suo schiavo, capire il limite dove fermarsi. Ma tra di loro si inserisce Kieran e sarà lui a superare questo limite»

e-max.it: your social media marketing partner

Saggista, autore di testi teatrali, giornalista, Piergiorgio Paterlini è il fondatore del periodico satirico Cuore con Michele Serra e Andrea Aloi. Tra le sue opere è da ricordare soprattutto la raccolta d'interviste Ragazzi che amano ragazzi che, pubblicata per la prima volta nel 1991 dalla Feltrinelli, è giunta alla 15° edizione. Un libro particolarmente caro allo stesso autore che, in un’intervista concessa in giugno a Gaynews, lo indicava, non senza ironia, quale classico da consigliare a un giovane che ha appena fatto coming out.

E i ragazzi con le loro passioni, sia pur colte nel lato più fosco e inquietante, tornano a primeggiare in Bambinate. L’ultima opera paterliniana, che, edita per i tipi torinesi Einaudi, è da ieri in vendita nelle librerie, affronta il tema antico e, nondimeno, sempre nuovo del bullismo.

Bambinate è sì un romanzo, anzi uno splendido romanzo, ma al contempo una lucida analisi di una realtà perennemente emergenziale qual è la violenza tra i più giovani. E tutto questo in 152 pagine, che conquidono il lettore per lo stile terso e l’impianto narrativo.

La trama è ben riassunta nella relativa scheda esplicativa del sito dell’Einaudi, dove si legge: «Metà anni Sessanta. È il Venerdí Santo in un paesino della Bassa Padana e, come da tradizione, si rappresenta la Via Crucis. Anche i personaggi sono quelli della tradizione: le Pie Donne, il Sommo Sacerdote, il Cireneo, la soldataglia. E Pilato. I protagonisti, però, sono tutti bambini e nessuno di loro sta recitando, nemmeno il piccolo Cristo che viene trascinato sul Golgota. Gli adulti guardano, ma non vedono. Cinquant'anni dopo, il ragazzo che allora era Pilato ritorna in paese.

Tutto è rimasto come quel giorno, i cambiamenti hanno intaccato soltanto la superficie. I bambini feroci di un tempo sono ora uomini sconfitti e rancorosi, e quel povero Cristo invecchiato ha imparato a portare la sua croceLa resa dei conti sarà crudele come allora fu spietato il gioco. Anche oggi è il giorno della Passione».

Bambinate, dunque, un libro da leggere e rileggere, che Paterlini presenterà per la prima volta, giovedì 7 settembre, al Padova Pride Village nel corso di un talk show dedicato a bullismo e omofobia. 

e-max.it: your social media marketing partner

Dimitri Cocciuti, classe 1984, è un giovane autore televisivo che ha collaborato alla realizzazione di programmi di successo con Raffaella Carrà, Piero Chiambretti, Fiorello e tanti altri. Attualmente è responsabile del dipartimento Format e Sviluppo per Ballandi Multimedia.

Il 1° settembre è la data di lancio del suo primo romanzo Ogni cosa al suo posto, che sarà presentato nella capitale da Sebastiano Secci, portavoce del Roma Pride, presso la Libreria Mangiaparole. Si tratta della storia di Giovanni, Antonella e Alessio e del destino che, improvvisamente, li condurrà a una nuova consapevolezza e alla maturità di affrontare il dolore e rimettere "ogni cosa al suo posto". Il romanzo di Cocciuti non è solo una storia d'amore arcobaleno, è anche un inno alla libertà di essere veramente se stessi.

Incontriamo Dimitri alla vigilia della presentazione del suo libro.

Dimitri, quando e perché hai deciso di raccontare questa storia? E, soprattutto, quanto del tuo universo emotivo è entrato in questo romanzo?

L’idea iniziale mi è venuta tre anni fa, in un contesto peraltro abbastanza particolare: avevo accompagnato mio padre in ospedale e mentre eravamo in attesa ho visto un dottore dire a una sua collega, dopo aver letto una cartella clinica, di conoscere bene quel paziente. Il suo stupore mi aveva colpito parecchio, tanto che quell’episodio mi è rimasto in testa per molto tempo, senza però trovare in un primo momento il modo per svilupparlo. La chiave giusta è arrivata poi, quando ho deciso di raccontare questa storia.

Ogni cosa al suo posto nasce da alcune mie vicende personali che nell’ultimo anno si sono evolute in una riflessione più ampia: ci sono persone che rimangono vicino a noi per molto tempo senza lasciare un particolare segno. Poi ne arrivano altre che invece ci colpiscono in un modo incredibile e per congiunzioni non particolarmente favorevoli vanno via con la stessa rapidità con la quale sono arrivate. Di fronte a questo “tsunami emotivo” spesso cerchiamo di far finta che non sia successo nulla perché “non vedere” diventa poi sinonimo di “non sentire”. Nel romanzo invece spariglio un po’ le carte: cosa succede se invece quel passato che pensavi di aver dimenticato torna di colpo nella tua vita?

In questo romanzo c’è molto del mio universo emotivo, c’è una parte di me in ognuno dei tre protagonisti.

Il tuo è un romanzo sulla capacità di essere autentici con se stessi e con gli altri. Quale è il prezzo che i tuoi personaggi pagano al fatto di non essere stati veramente se stessi? Ma cosa significa, secondo te, essere davvero autentici?

I miei personaggi pagano il prezzo di una vita vissuta secondo le apparenze trovandosi di colpo di fronte ai propri errori e soprattutto gestendo la consapevolezza di non essere perfetti, ma di aver fallito. Ed è proprio l’ammissione di questo fallimento, l’aver preferito la verità di facciata a quella del cuore, il più grande fardello che i protagonisti devono gestire, e al tempo stesso la loro più grande opportunità. Essere davvero autentici per me significa mettere al primo posto quello che sentiamo, senza aver paura del giudizio altrui, perché la verità, anche se può sembrare un concetto banale, rende davvero liberi e ci rende persone migliori.

Il coming out ha un ruolo centrale nel tuo romanzo. Come mai, in Italia, si fa ancora così fatica a fare un tale passo? Cosa diresti a un adolescente indeciso per spingerlo a fare coming out?

Io credo che ci sia ancora un certo timore del cambio di opinione che le persone che ci circondano possono avere di te. Un problema culturale e sociale che forse è più presente in alcune zone del nostre Paese e meno nelle aree metropolitane. Ma vorrei anche specificare che, a mio parere, non è sempre così: per capire che ognuno è libero di amare chi vuole non c’è bisogno di una laurea, piuttosto di una buona educazione data dai genitori ai propri figli.

A un adolescente indeciso direi che oggi, più di ieri, non è solo. Superare le paure e regalarsi la gioia dell'autenticità è la chiave di un futuro, il suo, e di chi come lui/lei sarà domani adulto, davvero privo di pregiudizi.

Infine, tu hai lavorato con personaggi importanti della nostra cultura pop come Raffaella Carrà, Fiorello e Piero Chiambretti. Secondo te, attraverso la temperatura pop di narrazioni come la tua, si può scardinare più facilmente il pregiudizio e lo stigma nei confronti delle persone Lgbti?

Assolutamente sì. Ho cercato di raccontare una storia universale in cui chiunque si può immedesimare indipendentemente dall’orientamento sessuale. Sarebbe motivo di grande orgoglio, per me, se una narrazione pop come Ogni cosa al suo posto riuscisse ad aprire non solo i cuori, ma anche le menti di chi ancora oggi - e l’attualità ce ne dà ahimé quotidiana riprova - vive di pregiudizi e inutili paure nei confronti della comunità Lgbti.

e-max.it: your social media marketing partner

Da qualche mese è stato pubblicato per Fandango/Playground Ti dirò un segreto, il nuovo romanzo di Davide Martini. Di origini sannite, il giovane scrittore vive e lavora a Madrid. Nel 2007 aveva suscitato grande interesse con il suo romanzo d’esordio 49 gol spettacolari che è stato tradotto anche in spagnolo.

Nel nuovo romanzo Ti dirò un segreto ritroviamo Lorenzo e Riccardo, i protagonisti di 49 gol spettacolari dieci anni dopo, alla resa dei conti con le loro insicurezze, la loro urgenza di fare esperienza e la loro necessità di rimettere in discussione il rapporto d’amore e le modalità vivere il desiderio.

Agli occhi di tutti, quella costituita da Lorenzo e Riccardo, è una coppia di successo, un esempio da imitare, ma in realtà si tratta di una relazione in crisi, minata dal dubbio di non avere costruito nulla di diverso dai matrimoni, tanto criticati, dei propri genitori.

Un romanzo divertente e commovente sul senso dello stare in coppia oggi, in particolare quando a essere coinvolti sono due giovani uomini. Abbiamo incontrato Davide Martini davanti a una birra fredda, all’esterno del Kings Bear, il locale gay in cui si è tenuta la presentazione napoletana del libro.

Madrid è molto presente nel tuo romanzo. Cosa rappresenta per te, autore beneventano, Madrid e la Spagna?

Per me Madrid ha rappresentato e rappresenta  la libertà oltre che  uno scatto di orgoglio. In Italia per specializzarmi mi si chiedevano raccomandazione e spintarelle. In Spagna ho potuto dimostratre quello che valevo in un concorso pubblico e senza compromessi.  E poi volevo capire come si vivesse da gay liberi, cosa si provasse a camminare per strada mano nella mano col tuo compagno senza la paura di certe occhiate o di essere insultati.

In un'altra intervista hai detto che Madrid è entrata già in un'era post-omosessuale. Cosa volevi dire esattamente? L'Italia, invece, è davvero ancora nel medioevo, come afferma uno dei personaggi del tuo libro?

Il termine post-omosessuale è stato coniato per la prima volta nell’ambito letterario, riferendosi all’idea che in alcuni romanzi, pur essendoci personaggi omosessuali, il nucleo drammatico non ruotasse intorno alla loro omosessualità. In questo senso vivo in un Paese dove l’orientamento sessuale non interessa realemente più a nessuno: né nell’ambito lavorativo né personale. E l’Italia va lenta su questi temi, ormai superata anche da Malta. L’Italia, l’ho sempre detto, è un Paese intrinsecamente di destra.

Ti dirò un segreto è anche un romanzo che indaga il rapporto di relazione tra desiderio e menzogne. Abbiamo davvero bisogno, come suggerisce la storia che narri, di ammantare i nostri desideri più intimi di bugie che ne giustifichino l'esistenza?

Non credo che ne abbiamo bisogno. Credo piuttosto che ce lo abbiano imposto. Ci hanno obbligato a credere che il desiderio è accettabile solo quando è travestito da altro: l’amore, l’ambizione, l’altruismo. E quanto piú mentiamo a noi stessi e agli altri, tanto piú distruttivo diventa il desiderio.

La coppia protagonista del tuo romanzo, Lorenzo e Riccardo, dopo tanti anni di vita insieme, sperimentano una crisi fatale per il loro rapporto. Credi davvero che non esistano coppie che resistano al tempo? O è un fatto solo delle coppie gay?

Credo che l’amore è come un’energia che si trasforma col tempo: passa da uno stato all’altro. Oggi c’è passione, domani desiderio, affinitá e forse ancora passione. In questo senso l’amore è realmente eterno: se ho amato qualcuno in qualche modo, non smetteró mai di amarlo. La domanda credo che sia, per tutti, gay ed etero, non se l’amore sia unico, eterno e indistruttibile (termini piú adatti a una divinità che a un sentimento) quanto piuttosto: quanto sacrifichiamo di noi stessi e delle nostre relazioni all’altare di questo ideale ?

All'interno della storia c'è anche un trinomio, cioè una "coppia" formata da tre persone. Cosa ne pensi del poliamore?

Il poliamore è molto di moda recentemente. Per me è stato un punto di arrivo: non sono geloso, non lo sono mai stato e fino a un certo punto me ne sono fatto una colpa. Poi ho conosciuto altri poliamorosi e ho scoperto che mi sentivo a mio agio. Non riesco a pensare alle persone come fossero oggetti secondo una concezione capitalistica degli affetti. Come dico sempre: il tuo fidanzat@ non è una matita o una mecchina. Se lo usa un’altro non si consuma, né si rompe. Però anche il poliamore hai i suoi tranelli e davvero poche persone hanno la capacità di affrontare le proprie insicurezze personali. Oltre agli ovvi problemi di organizzazione.

Ti dirò un segreto è anche un libro che parla della ricerca della felicità che riguarda ciascuno di noi. Cos’è per Davide Martini la felicità?

La felicitá non uno stato. Ma è un’ideale a cui tendere nei propri atti quotidiani. La felicitá esiste sempre nel futuro o nel passato, mai nel presente. La coscienza della felicitá ne annulla l’esistenza, secondo me. Adesso, per esempio, mi farebbero felice una casetta in riva al mare e tutto il tempo del mondo per leggere e scrivere. Probabilmente, se per magia mi fosse concesso, non ne sarei soddisfatto. 

Davide, per concludere, qual è il segreto che hai avuto più difficoltà a dire a qualcuno o a te stesso?

Che l’amore non mi avrebbe salvato. Che ci sarei dovuto riuscire da solo. 

e-max.it: your social media marketing partner

happyPrince2

Featured Video