C’è una piccola pattuglia di persone Lgbti e gay-friendly che sono state elette nell’attuale Parlamento. A partire dall’amica Monica Cirinnà, prima firmataria della legge sulle unioni civili e grande alleata nelle battaglie arcobaleno: la sua presenza qualifica un po’ anche questa legislatura perché come tutti sappiamo le celebrazioni delle unioni civili hanno avuto in Italia un grande successo. Era perciò indispensabile che chi rappresenta da un punto di vista parlamentare l’immagine di questa battaglia tornasse sugli scranni di Palazzo Madama. Sia per proseguire il discorso delle unioni civili e tenere accesa la fiaccola del matrimonio egualitario sia per garantire una vigilanza quanto mai indispensabile, data la vittoria elettorale di forze politiche che non possiamo certamente dire amiche della collettività Lgbti.

C’è poi Tommaso Cerno, la cui elezione in un collegio senatoriale di Milano col quasi 42% di preferenze e 100mila voti, rappresenta un dato rilevante di consenso anche personale. Ma, di sicuro, essa costituisce un’indicazione, relativamente all’area di Milano, di una condivisione della battaglia sui diritti. Condivisione, da parte di chi l’ha votato, che ci riempie il cuore di speranza. Tommaso è al suo primo mandato. Tutti noi dobbiamo aiutarlo nella sua attività di neosenatore dal momento che a Palazzo Madama la situazione è persino più difficile in termini numerici rispetto a quella della Camera.

L’elezione di Alessandro Zan rappresenta un dato rilevante perché sarà a Montecitorio, dove centinaia di fascioleghisti e Fratelli d’Italia non sono certamente friendly nei nostri confronti. Sempre alla Camera ci sarà anche Ivan Scalfarotto che ha promesso il suo impegno a difesa dei diritti delle persone Lgbti.

A loro tutti l’intera redazione di Gaynews formula auguri di buon lavoro con l’impegno a sostenere l’attività parlamentare di ognuno attraverso quella corretta informazione che da 20 anni contraddistingue il nostro quotidiano.

Come già scritto nei precedenti editoriali, si chiede a questi amici e amiche di fare i watch dog in un Parlamento fortemente orientato a destra con esponenti che non hanno remora a richiamarsi esplicitamente al Ventennio fascista.

I dati dell’elezioni sono definitivi e il quadro che ci si presenta è quello di un Paese ingovernabile. Nessun partito e nessuna coalizione, infatti, ha i numeri sufficienti per governare. Al riguardo si profila quindi un lungo stallo alla ricerca di una soluzione che, al momento, non pare all’orizzonte. Come sappiamo, è una situazione simile a quella accaduta in diversi altri Paesi come la Grecia, la Spagna, il Belgio e la stessa Germania dove sono stati necessari cinque mesi per definire una maggioranza di governo in termini di Grosse Koalition. In Italia, al momento, è molto difficile pensare a una maggioranza formata da una coalizione che abbia i numeri sufficienti per governare.

Per fortuna il centrodestra, che pure ha preso il 37% alla Camera, ha “solo” 260 parlamentari: gliene mancano quindi oltre 60 per governare. E dico per fortuna perché si tratta di un centrodestra a trazione fascioleghista. E possiamo tutti immaginare – è inutile dirlo – che un governo con Salvini quale presidente del Consiglio sarebbe per la collettività Lgbti un disastro. E lo sarebbe, perché alcune forze politiche in campagna elettorale hanno promesso la cancellazione della legge sulle unioni civili e probabilmente la riscrittura del testamento biologico e di altre norme, riguardanti i diritti, che il centrosinistra ha meritatamente varato.

Qui siamo di fronte a un trumpismo senza Trump, volendosi smantellare quanto di buono ha fatto il centrosinistra. Senza capire però bene che cosa si voglia fare al suo posto perché i programmi sono tutt’altro che chiari.

Certo è che un governo a guida Salvini rappresenterebbe un cambio radicale nella cultura, nel costume, nel modo di pensare il rapporto tra cittadini e Stato. In tal caso è necessario prepararsi a una lunga stagione di resistenza. Dove la parola resistenza rassomiglia molto, tranne che per alcune conseguenze estreme, a quella da opporre a ciò che potrebbe essere un regime autoritario.

L’altra prospettiva è quella di una coalizione tra il M5s – che è il vero vincitore di quest’elezioni in termini di voti conseguiti da un partito –, il Pd e, magari, anche con la pattuglia dei parlamentari di LeU.

Da un punto di vista degli interessi del Pd sarebbe una prospettiva suicida perché l’appoggio a un governo pentastellato significherebbe un ulteriore tracollo alle urne. Dal nostro punto di vista sarebbe una prospettiva un po’ più tranquillizzante perché non ci troveremmo, in questo caso, alla presenza a Palazzo Chigi dei fascioleghisti e dell’estrema destra.

È ovvio che i nostri interessi sono un po’ diversi da quelli del Pd. Di un partito, cioè, che si trova di fronte al risultato peggiore del dopoguerra se intendiamo il Pd quale continuum del Pci e Ds. Di un partito che si trova nella situazione, stante le dimissioni vere o finte di Matteo Renzi, a dovere rinnovare radicalmente la leadership e la propria politica. Cambiando, perciò, l’immagine avuta finora: quella, cioè, del perdente nonostante i successi del governo Gentiloni e nonostante alcune leggi che noi riteniamo fondamentali come quella sulle unioni civili o sul biotestamento.

Se non si troverà una maggioranza parlamentare l’extrema ratio sarà un “governo del Presidente” con tutti dentro, un “governo di scopo” di durata limitata con il compito di rifare la legge elettorale e di approvare la legge di bilancio. Anche in questo caso sarebbe difficile per i fascioleghisti manomettere la legislazione sui diritti.

Personalmente sono tra quanti pensano che non si tornerà al voto tanto presto anche se l’iter per la costituzione di un governo con maggioranza parlamentare potrebbe essere molto lungo. Non c’è dubbio che a questo punto il compito della collettività Lgbti e, nel nostro piccolo, anche dell’informazione Lgbti sarà quello di vigilare con la massima attenzione perché non ci sia nessun passo indietro sui diritti acquisiti. Ma anche di moltiplicare nel Paese e in ogni città iniziative sui temi che ci stanno più a cuore: dal matrimonio egualitario alla legge contro l’omotranfobia fino alla welfare per la collettività Lgbti. In modo tale da rimarcare una presenza diffusa su tutto il territorio nazionale che sia di monito a chiunque voglia tentare dei disastrosi passi indietro in materia di diritti.

Quindi il mio appello è quello di rimboccarsi le maniche e agire con sentimenti di rinnovata e passionale militanza per far sì che la visibilità Lgbti in Italia sia sempre più forte al di là di chi è al governo del Paese, col quale comunque dovremmo misurarci.

e-max.it: your social media marketing partner

Da quando Zola intitolò La débâcle il romanzo ispirato alla disfatta di Sedan, il termine è invalso ovunque nell’uso per indicare una grave sconfitta in campo politico o sociale. E tale sono state per il Pd le elezioni del 4 marzo.

Nonostante tutto tra i candidati della cosiddetta pattuglia arcobaleno dem è risultata rieletta al Senato Monica Cirinnà, il cui nome è legato alla legge sulle unioni civili. Gaynews l’ha raggiunta telefonicamente per raccogliere le sue prime impressioni.

Senatrice Cirinnà, lei è stata rieletta. Che emozioni ha provato alla notizia?

La certezza della mia rielezione l’ho avuta solo stamani attraverso il sito del ministero dell’Interno. Nella giornata d’ieri avevo già in realtà una solida speranza legata al fatto di essere capolista.

La sensazione è indubbiamente agrodolce: senzazione di gioia perché comunque la fatica è stata tanta, l’impegno è stato tanto, il sostegno ricevuto è stato tanto. Il dolore è legato al crollo del mio partito, che non è altro che il risultato di errori infiniti degli ultimi tempi. Errori pesanti della Segreteria e della classe dirigente del Pd.

È stato anche il risultato orribile della “notte dei lunghi coltelli” in direzione: dalla composizione delle liste al paracadutamento di personaggi improbabili su collegi probabili. E sicuramente del fatto che il Pd non è apparso un partito plurale, inclusivo. Una sensazione dunque di tristezza e di dolore. Fra poco tornerò in Senato e non troverò la maggior parte di quei colleghi meravigliosi e fantastici coi quali ho fatto la legge sulle unioni civili e tante battaglie importanti. Penso ovviamente a Sergio Lo Giudice ma anche a Luigi Manconi.

La sua candidatura è avvenuta in due collegi non facili. A fronte della débâcle del Pd a cosa ascrive la sua vittoria elettorale?

Sono stata candidata in due immensi collegi proporzionali del Lazio. La scelta di non candidarmi nella mia città, Roma, la dice lunga su quanto, in realtà, si volesse mettere alla prova in qualche modo il mio consenso tra i cittadini. Essere capolista a Lazio Nord e a Lazio Sud, in quelle province enormi in cui ha stravinto il populismo dei M5s, è per me una prova difficilissima.

Ascrivo la mia vittoria elettorale all’essere stata capolista. Per cui il crollo del Pd non è andato al di sotto del 15%. È evidente che molti cittadini nel trovare  il mio nome riportato sulla scheda hanno avuto quella speranza che, nel votare una lista da me guidata, ci fosse anche una speranza di ripresa per il Pd. Io ho sempre ragionato in questo modo: per me il partito è una comunità plurale. Una comunità che include diversità e valorizza le diversità. Il partito è però anche un luogo d’ascolto. Un luogo di condivisione. Il partito non è l’insieme di potentati locali. Il partito non è il luogo del mio ma il luogo del noi. Personalmente ho messo in campo questa scelta di essere appunto una che ascolta e tiene le pluralità all’interno delle sue scelte. Atteggiamento da me condiviso con tanti cittadini durante il lavoro sulle unioni civili o sul referendum e anche durante la campagna elettorale. E vedo che, ogniqualvolta il noi viene messo davanti, la comunità viene messa davanti, la valorizzazione di due parole chiave: libertà e uguaglianza viene messa davanti, i cittadini tornano a riconoscere il partito e a premiarti.

Il dopo voto ha causato una bufera in casa Pd. Quali le sue valutazioni in merito?

Come scritto ieri in un post su Fb, si tratta di un crollo annunciato da tempo, causato da varie crepe che piano piano si sono ampliate creando danni irreparabili.

Queste crepe hanno nomi chiari, nomi di persone del gruppo dirigente ben note. Meglio parlare di temi, pochi esempi:

- la buona scuola ha una storia paradossale, abbiamo stabilizzato oltre 100.000 precari, eppure è una delle riforme più invise a studenti, professori, presidi e sindacati, con i quali nessuno ha dialogato;

- la riforma del lavoro, non è stata condivisa e spiegata ai cittadini, è stata percepita solo come un modo per rendere ancora più instabile la vita lavorativa di molti, e di fatto un favore alle grandi imprese;

- non abbiamo dato segnali forti sui diritti e le politiche sociali, e l’obolo degli 80€ non è stato sufficiente perché non strutturale e di servizi, avremmo potuto fare molto di più visti i buoni dati di ripresa dell’economia e del recupero dell’evasione fiscale;

- sulla sicurezza abbiamo solo inseguito sul tema dell’immigrazione e non è bastato fermare gli sbarchi, a fronte per altro dei lager in Libia, quando non abbiamo risposto all’insicurezza sociale, quella che erode giorno per giorno le certezze di vita di persone e famiglie.

Ora servono giustizia, coraggio e coerenza.

Chi ha sbagliato passi la mano, ci consenta di ricostruire la casa comune del centro sinistra.

Quella casa che in tanti abbiamo scelto dando vita al Pd, non la Ditta, non il Partito di Renzi, ma un luogo plurale e inclusivo, che sappia ascoltare, rappresentare e proporre al Paese quella sana opposizione che servirà per sconfiggere il radicamento delle tante destre che si accingono a governare l’Italia.

Servono ora decisioni rapide ed efficaci, che guardino al bene comune e vadano al di là degli interessi e dei destini personali di ognuno di noi.

Quali battaglie porterà in Senato a sostegno dei diritti delle persone Lgbti?

Le battaglie per i diritti sono il fondamento della mia azione politica. Per tutti i diritti e per tutte le comunità.

La comunità Lgbti è quella che sento più vicina alla mia ultima esperienza politica. Quella che mi ha ricambiato con un infinito affetto. Un’infinita stima, facendomi sentire davvero parte di quella comunità. Immediatamente depositerò vari testi. È chiaro che bisogna parlare subito di legge contro l’omotransfobia, adozione per tutti, matrimonio egualitario.

È chiaro che il contesto politico sarà complicatissimo. È chiaro che nulla si può dire adesso senza sapere se ci sarà un governo e come sarà composto questo governo. Io mi auguro che ci sia comunque la possibilità di andare avanti sui diritti e, se non si riesce ad andare avanti, almeno rimanere su quanto guadagnato. Il terrore sparso nella campagna elettorale da persone che dicono: Torniamo indietro sulle unioni civili è qualcosa che spero non si palesi nel prossimo governo. Certo nel prossimo Parlamento sono state elette persone che sostengono di voler fare questo. Il mio ruolo sarà quello di guardiana. Quello di sentinella in difesa di quanto abbiamo conquistato.

e-max.it: your social media marketing partner

Ivan Scalfarotto è in corsa per il secondo mandato parlamentare. Candidato alla Camera dei deputati nel collegio plurinominale Lombardia 1 - 03 tra le file del Pd, il sottosegretario di Stato allo Sviluppo economico ha accettato di rispondere ad alcune domande nell’imminenza del voto del 4 marzo.

On. Scalfarotto, nel suo video elettorale lei parla di parametrici economici tutti migliorati: in che senso e secondo quali dati?

Sono i dati dell’Istat, quelli che fanno prova quando le cose vanno male e dunque anche quando le cose vanno bene. In questi anni il nostro Paese, che era in recessione, ha ricominciato a crescere: nel 2016 +0,9%, nel 2017 +1,5%, che è il rialzo massimo dal 2010. Il rapporto deficit-Pil nel 2017 è sceso all'1,9%, a fronte del 2,5% dell'anno precedente. Il rapporto debito-Pil si è prima stabilizzato e ha cominciato poi a scendere, sebbene solo lievemente, dal 132% al 131,5%. La pressione fiscale è scesa nel 2017 al 42,4% del Pil, in calo rispetto al 42,7% del 2016. 

Allo stesso modo sono cresciuti gli occupati, da 22 milioni a 23 milioni; la disoccupazione giovanile che era al 44% all’arrivo di Renzi al governo nel 2014, è oggi al 31,5%; l'occupazione femminile ha fatto appena registrare un record storico, salendo al 49,3%. È aumentata la produzione industriale: +3% nel 2017 rispetto al 2016, così come gli ordinativi (+6,6%) e fatturati (+5,1) dell’industria. L’indice complessivo del fatturato è tornato al livello più alto dall’ottobre 2008. Sono dati positivi, il che non significa che non ci sia ancora moltissimo da fare, certo. Ma che indiscutibilmente, oggettivamente, segnala che in questi anni di governo è stato fatto un ottimo lavoro. 

Lei è sottosegretario allo Sviluppo economico e, infatti, come detto nel video, dichiara di essersi occupato di “internazionalizzazione delle imprese”. Può spiegare più dettagliatamente che risultati ha raggiunto?

Quando ho ricevuto la responsabilità del Commercio internazionale e dell’attrazione investimenti, all’inizio del 2016, l’Italia aveva appena realizzato il suo record delle esportazioni con 414 miliardi. Nel 2016 e 2017 abbiamo migliorato questo record, arrivando l’anno scorso a 448 miliardi e con un avanzo della bilancia commerciale di quasi 50 miliardi. Una crescita del nostro export di quasi l’8% rispetto all’anno precedente, meglio di Francia e Germania. Per fornirle un altro dato, quest’anno siamo passati dall’11° all’8° posto tra i più forti esportatori negli Usa, il principale mercato del mondo, superando anche i francesi, nostri storici concorrenti.

Sempre nel 2017, siamo cresciuti più del 20% sia in Cina che in Russia, nonostante il permanere delle sanzioni in quest’ultimo mercato. In questi anni abbiamo quintuplicato i fondi per la promozione del Made in Italy, e abbiamo dato una spinta decisa alla nostra diplomazia economica in sostegno ai nostri esportatori, che sono in realtà i veri detentori del merito di questa straordinaria crescita. Io stesso, in meno di due anni, ho effettuato 45 missioni internazionali, visitando 29 Paesi diversi. 

In tale veste è stato in Iran, dove ha incontrato il presidente Rohani. Qualche attivista Lgbti le contestò d'aver stretto la mano a un Capo di Stato, in cui le persone omosessuali sono mandate a morte. Cosa ne pensa?

Che sono orgoglioso di essere cittadino di un Paese, come l’Italia, che va in visita di Stato in un Paese come l’Iran con una delegazione composta così: un capo del Governo di 40 anni, una ministra donna e un sottosegretario al commercio gay. Vede, in Iran, in casa loro, per poter trattare con l’Italia - com’è nel loro interesse - hanno soprattutto dovuto stringere la mano a me, non il contrario.

Se seguissimo fino in fondo la logica che sta dietro alla sua domanda, dovremmo stabilire due pericolose conseguenze: la prima, visto che il rilievo è stato mosso solo a me e alla ministra Giannini e non al resto della delegazione, è che la discriminazione di donne e gay non è un problema di tutto il governo, ma solo un problema dei membri di governo donne e gay. La seconda, corollario della prima, è che politica estera e quella commerciale possono farla solo gli uomini eterosessuali, perché a membri di governo donne e gay sarebbero preclusi i viaggi in qualche decina di paesi del mondo.

La scelta di andare in Iran non è stata facile neanche per me: sapere che cammini, circondato da uomini armati, per strade nelle quali se non avessi la tua immunità diplomatica saresti arrestato e probabilmente ucciso non è una sensazione confortevole, mi creda. Ma penso che vedere gli onori di Stato riservati a un dignitario gay di un Paese occidentale sia stato anche un messaggio importante per la comunità Lgbti iraniana. 

Diritti civili e programma Pd: è un dato di fatto che esso sia veramente striminzito in riferimento alle persone Lgbti. Qual è il suo parere in merito? 

I programmi elettorali, con una legge proporzionale che costringe necessariamente a un accordo di coalizione, purtroppo valgono fino al giorno delle elezioni. Guardi quello che succede in Germania: è dopo le elezioni, non prima, che si scrive il programma di governo. Per questo posso assicurarle che migliore sarà la performance del Pd, maggiori saranno le speranze di fare passi avanti nell’agenda dei diritti civili. Bene che ci diciamo una cosa con estrema chiarezza: se la destra o M5s avessero da soli la maggioranza per governare l’Italia avremmo il rischio, nel primo caso, di una proposta di legge di abrogazione delle unioni civili e, nel secondo caso, le decisioni sarebbero nelle mani di una forza politica che si è schierata contro la stepchild adoption e contro lo ius soli

Quanto ai partiti alla nostra sinistra, bisogna sapere che il voto per loro è un voto di pura testimonianza: servirà ad avere in aula qualcuno che parla di parità dei diritti, ma che le parole sulla parità non potrà mai trasformare in leggi che cambiano la vita delle persone, perché non hanno i numeri in aula e senza numeri in aula le leggi non si fanno. Aggiungo che sia in Regione Lombardia che nei collegi uninominali il voto a LeU serve a favorire l’elezione di un presidente di regione razzista e di parlamentari leghisti o neofascisti che certamente a Roma non favoriranno leggi di progresso civile. Bisogna dunque che l’elettore ponderi attentamente le conseguenze dirette del proprio voto. 

Passiamo al tema delle misure di contrasto all’omotransfobia. Al riguardo difende ancora il suo ddl o ritiene oggi che andrebbe presentato un nuovo testo come chiesto da più parti della collettività Lgbti?

Difendo certamente il mio disegno di legge contro l’omofobia e la transfobia così come lo presentai nella scorsa legislatura. E, se sarò eletto, lo ripresenterò tale e quale. Quanto invece alla legge così come uscì dal voto della Camera dopo gli emendamenti Verini e Gitti, penso che fosse una legge non perfetta ma di cui avremmo avuto comunque un estremo bisogno.

Il progresso del Paese procede per leggi non perfette: per ottenere il divorzio, all’epoca dell’approvazione della legge, erano necessari ben sette anni di separazione; la legge sull’interruzione volontaria di gravidanza è appesantita dal meccanismo dell’obiezione di coscienza. Ma lei farebbe a meno di queste due leggi di progresso per questi motivi?  È stato veramente paradossale vedere insieme nelle piazze sia le associazioni Lgbti che le “Sentinelle in piedi” unite, anche se per motivi opposti, contro l’approvazione della legge sull’omofobia. Alla fine hanno entrambe raggiunto il risultato che si prefiggevano: la legge non si è fatta. Ma secondo lei hanno fatto un miglior affare le “Sentinelle in piedi” o le persone Lgbti? Chi ha potuto veramente festeggiare?

Da ultimo... Nel suo video afferma che grazie alla legge sulle unioni civili “tutte le famiglie hanno la stessa dignità”. Non le sembra un po’ esagerato visto che proprio la legge definisce tali unioni una formazione sociale specifica e non riconosce la potestà genitoriale alle coppie di persone dello stesso sesso?

Non è esagerato: è sostanzialmente così. Ci sono ancora dei passi da fare per la piena parità, e vanno assolutamente fatti (lo ripeto: ma si potranno fare rafforzando il Pd, non indebolendolo), ma non si può riconoscere che oggi chi si unisce civilmente ha le stesse protezioni di chi si sposa. Un risultato che nessun governo, né di destra né di sinistra, ha mai portato a casa e che non si può non riconoscere alla ferma volontà, alla testardaggine, mi viene da dire, di Matteo Renzi e del suo governo. Non so se lei ricorda D’Alema che diceva che “Il matrimonio è un sacramento finalizzato alla procreazione”, ma io non l’ho mai dimenticato.

Quello che non va bene nella legge 76 non è certamente la formula di “formazione sociale specifica”, perché anche il matrimonio è una “formazione sociale specifica”. Quello che manca è la parità dei figli. Questa lacuna gravissima la dobbiamo soltanto al fatto che la maggioranza che avrebbe dovuto approvare la legge (Pd+Sel+M5s) si sgretolò per il tradimento in Senato dei grillini, che quella volta mostrarono per la prima volta la propria impronta di partito di destra.

Però io ho sempre in mente Franco e Gianni, la coppia di Torino che si sposò ad agosto 2016 dopo 52 anni insieme. Avessimo fatto quella legge anche soltanto per Gianni e per consentirgli di vivere in dignità e libertà dopo la morte di Franco pochi mesi dopo, avremmo comunque fatto la cosa giusta. 

e-max.it: your social media marketing partner

Incalzato da settimane, Pierferdinando Casini, candidato del centrosinistra al Senato nel collegio uninominale di Bologna, ha oggi affrontato il tema dei diritti delle persone Lgbti.

Intervenendo a Radio Città del Capo, emittente storica della sinistra, ha dichiarato: «Probabilmente rispetto alla comunità Lgbti ho idee diverse. Probabilmente loro ritengono la legge che si è fatta sulle unioni civili insufficiente. Probabilmente domani chiederanno qualcosa di più. Questa è la democrazia.

Io rispetto questa comunità e dico loro: Non abbiamo le stesse idee, ma senza di me voi le unioni civili non le avreste avute».

Casini ha poi spiegato meglio che nel corso della XVII° legislatura «senza di me e senza le persone come me, senza quei moderati che hanno sostenuto la coalizione di centrosinistra le unioni civili e il testamento biologico non ci sarebbero stati.

Per cui non accetto l'esame del sangue a me perché non voglio farlo a loro. Io rispetto loro, loro rispettino me». 

Sulle adozioni ai single l'ex presidente della Camera non ha chiuso tutte le porte. «Vedremo - ha dichiarato -. Probabilmente se si affrontano le cose senza voler fare delle demagogie ma con serietà si potranno trovare tanti punti di incontro».

Non senza far però notare che «è una cosa singolare: mi si chiedono cose che non si chiedono al Pd, perché molti parlamentari del Pd hanno avuto una posizione ben più restrittiva della mia. Se la gente ritiene che, per danneggiare me sia bene votare Salvini o M5s, lo faccia».

Del resto, su argomenti come questi - ha aggiunto Casini - «a volte correre troppo si strappa anche quello che si può avere in termini realistici». 

e-max.it: your social media marketing partner

A pochi giorni dal 4 marzo abbiamo nuovamente raggiunto Alessandro Zan che è in corsa per il secondo mandato parlamentare nelle liste del Pd.

Candidato alla Camera dei deputati come capolista nel collegio plurinominale di Padova per la Camera dei deputati, l’ex presidente del locale comitato d’Arcigay si sta impegnando da settimane nel capoluogo veneto per far conoscere il programma del suo partito.

Onorevole Zan, ultimi giorni di campagna elettorale. Come li sta vivendo?

Esattamente come li ho iniziati, tra le padovane e i padovani, in città e in provincia per parlare del nostro programma per i prossimi cinque anni, partendo dal grande lavoro fatto dal Partito Democratico nella passata legislatura. Ovviamente più si avvicina il 4 marzo, più sale anche la tensione: da capolista del Pd nel mio territorio avverto una grande responsabilità, cioè quella di portare avanti un orgoglio democratico che quotidianamente lavora per il Paese, una forza tranquilla fatta di donne e uomini che si riconoscono nei nostri principi democratici ed europeisti.

Lei ha lanciato un appello dicendo: Solo il Pd può arginare neofascisti e populisti. In che senso?

Penso che solo la nostra comunità politica possa rispondere con fermezza ai rigurgiti neofascisti che si ripropongono, anche violentemente, in queste settimane. È un dato di fatto: la coalizione di centro-destra è guidata da un pregiudicato di 82 anni, da una sedicente fascista, e da un razzista che tende la mano agli ambienti estremisti della destra; il M5S non ha aderito a nessuna manifestazione anti-razzista e anti-fascista degli ultimi giorni, ma anzi ha sempre banalizzato questi pericolosi ritorni nostalgici del ventennio, classificandoli come questioni di serie B (un loro must declassificare, basti ricordare il loro comportamento sulle unioni civili). A chi è indeciso tra il Pd e LeU voglio dire chiaramente: scegliete il Pd. Solo noi possiamo garantire un argine alle violenze, il nostro programma non è contro qualcuno o qualcosa, ma esclusivamente per il Paese, per l’Europa e per i diritti.

Molti contestano proprio al Pd l’avanzata delle destre. Non crede che si siano fatti degli sbagli in casa dem nella scorsa legislatura?

Stiamo ancora pagando il prezzo della scissione dello scorso anno, un errore enorme uscire dal più grande partito progressista. Oggi la sinistra appare disgregata e questa situazione dà unicamente forza ai movimenti di estrema destra. Il Pd ha il merito di aver approvato una legge contro la propaganda del fascismo, proposta coraggiosa che ha i ribadito i nostri principi costituzionali e antifascisti. Chi tenta di gettare al Pd la responsabilità di questa avanzata mente sapendo di mentire. E comunque questo lo vedremo dal risultato delle urne di domenica.

La manifestazione Mai più fascismi, mai più razzismi ha ricompattato la sinistra sabato 24 febbraio. Non crede che bisognava porre ogni impegno per ricompattarla anche in questa campagna?

Ne sono convinto. Presentarsi alle urne divisi è per me un dolore enorme: con molti esponenti di LeU siamo legati dagli stessi valori e dalle stesse idee. Per questo è un peccato che quella componente della sinistra si sia arresa a personalismi e rancori che in primis danneggiano il popolo del centrosinistra e tutto il Paese.

Andiamo al Veneto. Il governatore Zaia avrebbe voluto una clinica d’eccellenza per le persone transgender desiderose di sottoporsi a intervento chirurgico di riattribuzione del sesso. Eppure la proposta è stata bocciata proprio dalla maggioranza leghista. Perché?

Devo ammettere che la proposta della Giunta Zaia era davvero positiva e mi ha stupito positivamente. Di quella clinica ce ne era davvero bisogno, e avere vicino a Padova un punto di riferimento così importante per questo tipo di medicina avrebbe potuto significare un passo in avanti, anche culturale, per il Veneto. La proposta è stata bocciata dalla sua maggioranza leghista, perché stiamo assistendo a una mutazione genetica della Lega: da una parte quella rappresentata da Zaia, più istituzionale e di governo, dall’altra quella che segue Salvini, con orrende derive omotransfobiche, razziste e lepeniste. Ha vinto la seconda e anche Zaia, in questo caso, si è dovuto piegare a questi diktat medievali.

È terminata lunedì la seconda edizione del Bus No Gender. Lo scorso anno lei presentò un’interrogazione parlamentare a Minniti e Fedeli. I due ministri sono rimasti sordi al riguardo?

A quell’interrogazione non ho ancora avuto risposta, ma posso assicurare che l’attenzione sulla questione dei due ministri è altissima. Minniti e Fedeli si sono sempre battuti senza indugi contro l’omotransfobia. Per questo voglio lanciare un appello per il 4 marzo: scegliete il Pd, che ha già dimostrato di battersi fino in fondo, rischiando la stessa vita del governo, per le unioni civili. All’esterno del Partito Democratico c’è la più totale sordità verso questi temi, dall’omofobia dichiarata della destra al totale mutismo da parte del M5S, che non hanno votato le unioni civili. Per approvare i diritti, come per qualsiasi altra riforma, è necessaria la cultura di governo, e il Partito Democratico è l’unica realtà politica in grado di garantirli.

e-max.it: your social media marketing partner

Con un tweet lanciato ieri mattina Tommaso Cerno ha comunicato d’essere ricoverato in ospedale.

Oltre settecento le reazioni al tweet di Cerno mentre 221, al momento, i tweet di risposta. Questi ultimi incoraggiano il giornalista e candidato al Senato nelle liste del Pd a ristabilirsi quanto prima.

A tale coro di auguri si è unito anche Franco Grillini che domani sera a Milano sarebbe dovuto intervenire con Cerno al dibattito Europa, Diritti, Futuro.

«Abbiamo saputo – così ha dichiarato – che Tommaso è ricoverato in ospedale a Milano. Nel fargli i nostri migliori auguri come redazione di Gaynews e come Gaynet speriamo in un suo pronto ristabilimento per gli ultimi giorni di campagna elettorale. Tommaso Cerno è un candidato che ha puntato la  sua campagna sul tema dei diritti alla luce della personale militanza come dirigente Arcigay e dell’impegno in campo giornalistico a tutela delle persone Lgbti.

La presenza e l’elezione in Parlamento di un candidato come Tommaso rappresentano per noi un elemento prezioso d’interlocuzione in una legislatura che, stando a tutti i sondaggi, non sarà purtroppo a maggioranza di sinistra. Ma speriamo che non sia nemmeno troppo orientata verso l’estrema destra.

Noi abbiamo bisogno di watch dog per evitare che qualcuno possa pensare di tornare indietro in materia di diritti. La presenza di Tommaso al pari di quella di altri candidati e candidate – che speriamo siano eletti – diventa in questo modo indispensabile.

Auspichiamo dunque che Tommaso guarisca rapidamente. Non solo perché gli vogliamo bene ma anche perché abbiamo bisogno di lui per le battaglie comuni in tema di diritti».

e-max.it: your social media marketing partner

Sabato 24 febbraio Roma ospiterà la grande manifestazionale nazionale Mai più fascismi, mai più razzismi. Ma non solo.

Quel giorno presso il Centro Congressi Cavour avrà infatti luogo un evento particolarmente significativo per la collettività Lgbti dal titolo Dove sono le lesbiche? Lesbiche a confronto su identità lesbica, principio di autodeterminazione, rappresentanza, procreazione/genitorialità, rivendicazioni. Tra le nove, che si confronteranno con la moderazione di Elsa Maniaci, anche Rossana Praitano, eletta da alcuni mesi vicepresidente del Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli.

Dopo aver diretto per oltre un decennio l’importante associazione Lgti della capitale, ora ricopri nuovamente per la stessa un importante incarico. Ma è il Mieli che non può stare senza Rossana Praitano o viceversa?

Nessuna dipendenza reciproca, per carità. Diciamo una forte passione ricambiata. Il mio ritorno “in campo Mieli” mi è stato chiesto per dare un supporto di esperienza e quel “pizzico di determinazione” che mi contraddistingue e che torna utile. Ho accettato nella convinzione che una associazione non deve mai identificarsi troppo con singole persone e per tal motivo mi sono ritirata nel 2012 dopo un lunghissimo periodo da presidente del Mieli, ma che quando serve ”le madri o i padri nobili“ possono dare contributi interessanti. Questa faccenda della madre nobile mi fa sorridere molto. Ma ne capisco un po' le ragioni. E poiché ho ancora molta passione rainbow e qualche idea, ho detto sì.

Il Mieli ha aperto le porte in campagna elettorale ad Andrea Orlando e a parlamentari della sua corrente all’interno del Pd. Cosa vi ha spinto a ciò?

Si è condiviso all’interno del Circolo non solo la scelta di accogliere il ministro Orlando, che, a prescindere del partito di appartenenza, è il ministro di Giustizia e non un politico qualsiasi. Ma anche l'importanza di offrire un'occasione aperta e pubblica di confronto in piena fase elettorale con interlocuzione serena e franca. Senza rincorrere nessuno, come si addice a una realtà apartitica ma apertamente schierata su posizioni progressiste e di sinistra quale è il Mieli. Analogamente lunedì 26 febbraio, sul fronte delle elezioni amministrative, accoglieremo Marta Bonafoni, candidata nelle Lista Civica Zingaretti, e il vicepresidente Massimiliano Smeriglio, da sempre attivi su questioni Lgbti e sui diritti in genere, esponenti più marcatamente di sinistra rispetto al Pd. Il periodo elettorale è un periodo politico in senso stretto: esimersi dal parteciparvi attivamente equivarebbe a trasformarsi in un circolo bocciofilo, così come invece appiattirsi su uno schieramento significherebbe fare i portaborse.

Quando è necessario e quando non lo è secondo te il rapporto d’un’associazione Lgbti coi partiti?

I partiti non sono il male: questa è una idea idiota. I partiti sono un meccanismo di democrazia. Le associazioni e simili, invece, sono i cosiddetti “ corpi intermedi” in cui i cittadini si organizzano per rappresentare bisogni, fare richieste ai partiti , creare stimoli e riflessioni politiche all’interno della società nel suo complesso. In queste ovvietà , da ricordare evidentemente, c’è la risposta alla tua domanda. Ne deriva che il rapporto con i partiti invece non è necessario, anzi è disfunzionale, quando si usano le associazioni per puro interesse personale come sperato trampolino verso i partiti o quando da essi si cercano favori in cambio di acquiescenza.

Grazie al Mieli anche sul piatto della Regione Lazio c’è ora, come tu stessa hai ricordato, un pdl contro l’omotransfobia. Credi che si possa arrivare a una rapida approvazione?

Considerando che nell’attuale programma di Zingaretti è presente esattamente quella proposta, a giugno preparata dal Mieli e depositata dalla consigliera regionale Bonafoni, e che tale inserimento ha trovato l’accordo di tutte le altre associazioni Lgbti romane, ritengo abbia ottime possibilità di essere approvata. Ovviamente sempre nel caso in cui Zingaretti venga riconfermato come presidente della Regione Lazio. In caso contrario non credo ci sarebbero le condizioni favorevoli, stante una destra ostile e un Movimento 5 Stelle oggettivamente assente.

Dai tuoi profili social appare una Rossana dura fuori e dolce dentro ma sempre lucida nel ragionare e non parlare per slogan. Qual è il tuo pensiero da donna lesbica sulla Gpa?

Mi imbarazza sempre ricevere un complimento, essendo dura fuori e dolce dentro! A parte gli scherzi gli slogan vanno usati nei “titoli”, o nei pensieri rapidi, o in quelli taglienti, mentre un ragionamento a base di slogan, non ragiona mai. Personalmente vivo nella ricerca continua di prospettive diverse o nuove, con la riflessione, le esperienze, anche con gli occhi, con le mani; mi è impossibile fare altrimenti. È la mia forma mentis, persino se faccio una fotografia, ed è la mia etica.

Sulla Gpa, coerentemente, non ho un pensiero monolitico, ma complesso e in divenire, provando a capire quali siano le soluzioni migliori. Approccio laico in senso pieno. Certamente la semplificazione messianica secondo cui la Gpa è “cattiva” in sé, a prescindere da libere scelte della donna, mi è estranea come qualsiasi approccio che neghi scelte di autodeterminazione sulla base di un assioma o di una ideologia. Se non la pensassi così, non potrei militare nel movimento Lgbti, che sul principio dell’autodeterminazione si fonda imprescindibilmente.  È però singolare che rispetto a una infinità di argomenti riguardanti strettamente le lesbiche, mi hai fatto invece una domanda su un aspetto che nella concretezza di vita non le/ci riguarda quasi per nulla. Un anno fa non sarebbe accaduto: è uno degli effetti svianti e negativi della crociata di ArciLesbica contro la Gpa.

Ma allora dove sono le lesbiche per riprendere il titolo dell’evento di sabato?

Sono in ogni dove, fisico, esperienziale, politico e ne va recuperata ed esaltata la ricca molteplicità, dopo lo schiacciamento "social" causato dalle polemiche sulle dichiarazioni di ArciLesbica. Come va ridisegnato il dove si va, con chi si va, e quando e come si possa andare insieme. Il dibattito di sabato ha anche questi di obbiettivi, nel senso di avviarne il processo, oltre a quello di fare chiarezza su certe posizioni e di porre un confronto in salsa "L" che fino ad ora non c'è stato, se non in termini di comunicati e post. Per me una cosa è certa: c'è da "riassettare la casa viola" dopo il gran disordine lasciato da alcune inquiline.

Roma ha vissuto nel 2011 l’esperienza dell’Europride, di cui, in qualità di presidente del Mieli, sei stata protagonista insieme alle tante associazioni Lgbti nazionali.  Secondo te potrebbe oggo ripetersi una tale magia?

L’Europride è stato l’ultimo evento che ha visto tutto il movimento Lgbti italiano totalmente compatto su una grande iniziativa. Un momento di condivisione alto e complesso, non facile e carico di specificità da tenere insieme, in tal senso raro e vincente. Non è stato frutto del caso o della fortuna, ma ha lasciato in chiunque soddisfazione, partecipazione e carica emotiva tali da farlo sentire un po’ magico. Non è irripetibile, ma richiede una serie di fattori complicati da far nascere ed evolvere, uno scatto del movimento Lgbti, coraggio, determinazione e lucidità tutti assieme. Ma anche persone di testa e di cuore.

Quanto a Roma, oggi è talmente bloccata, involuta, depressiva, non governata, che così come è sarebbe difficile anche immaginare una sagra della cipolla arcobaleno. E chi la dovrebbe amministrare, e non lo fa, ha le sue nette responsabilità.

Roma ospiterà sabato la manifestazione nazionale contro il fascismo. Quale dovrebbe essere il ruolo politico delle associazioni Lgbti per frenare questa marea nera?

Tanto per cominciare avere una consapevolezza articolata del mix montante di rigurgiti neri e di qualunquismo popolare, che trovano alimento ovunque: nelle frustrazioni individuali, nell' invidia sociale, nelle paure e nei disagi, nell'analfabetismo di ritorno, nella carenza di partiti e corpi intermedi autorevoli e proattivi, nel torpore della coscienza media, nell'affievolimento della solidarietà sociale, nell'attualità che si brucia senza costruire memoria. Se fosse solo un problema di gruppi neofascisti emergenti, sarebbe un'inezia. Questi emergono perché tutti gli anticorpi sono deboli. Le realtà Lgbti, sia rispetto a tale fronte sia per le proprie specificità, dovrebbero riaccendere i fondamentali delle proprie origini, rimodulandoli sul presente, ritrovando lo spirito profondo di movimento di liberazione. Non tutte lo fanno e non tutte hanno questa consapevolezza. Quando vedo atteggiamenti anche nel mondo Lgbti di benaltrismo, di arretratezza culturale, di proposte quiete, di infantile opportunismo politico, persino di noia, non vedo anticorpi Rainbow, ma la stessa pappa molliccia che avvelena il Paese.

Rispetto ad altri Paesi il movimento Lgbti italiano cammina su molte gambe, ognuna delle quali non procede in piena sincronia. È una fragilità solo culturale o c'è dell'altro?

Non accade sempre, ma accade. E quando succede è per semplice, depressiva, stitica pochezza. 

Credi sia urgente uscire dall’autoreferenzialità Lgbti per incontrare altri mondi e fare massa critica?

La cosiddetta intersezionalità dei temi e delle pratiche è una arma da ricercare, senza però perdere di vista da dove si viene e dove si vuole andare. A mio parere però è prioritario rinsaldare le basi ideali del movimento Lgbti, perché in questo ultimo anno si sono viste troppe intersezioni con i nemici piuttosto che con gli affini, sia in termini di dichiarazioni “aliene” rispetto al Dna rainbow, sia in termini di ricerca di compagni/e di sventura più che di avventura.  

 

e-max.it: your social media marketing partner

In una campagna elettorale, che tra proclami, colpi di scena e accuse al vetriolo si avvia al termine, non poteva mancare l’appello bipartisan al voto dei cattolici. Non è venuta meno al riguardo neppure Emma Bonino.

Non è venuto meno Matteo Renzi che, oltre ad avere imbarcato nelle proprie liste parte della compagine cattodem della XVII° legislatura, ha ieri dichiarato a Roma: «Abbiamo avuto punti di discussione come le unioni civili o il biotestamento con una parte importante del mondo cattolico. È una discussione che probabilmente vedrà una frattura almeno con una parte del mondo cattolico italiano. Ma da Roma oggi voglio dire alle donne e agli uomini del mondo cattolico di questo Paese di riflettere bene su cosa avverrà: faccio un appello alle persone che vivono le parrocchie e la realtà associativa. Siamo a un bivio: il centrodestra non è a trazione moderata, non è guidato dagli amici di Angela Merkel ma dagli amici di Marine Le Pen, non sono moderati. Noi siamo quelli del terzo settore».

Come da copione non si sono fatte attendere le reazioni di uomini e donne di centrodestra. Da Maurizio Gasparri a Eugenia Roccella, da Gian Luigi Gigli ad Alessandro Pagano è un coro di voci che definisce patetico e da faccia tosta l’appello di Renzi. Al quale, sia pur con parole differenti, lanciano l’avvertimento di una bastonata proprio da un elettorato cattolico «finora ignorato se non maltrattato» con riferimento appunto alle leggi sulle unioni civili e il fine vita.

Qualsiasi considerazione si voglia fare, una resta ineludibile. Quella, cioè, sulla pretesa da parte del centrodestra d’incarnare in toto le aspirazioni dei cattolici (identificandoli tout court coi partecipanti del Family Day) e di considerarli ancora una realtà elettorale monolitica. Dimentica o ignara che dai tempi di Pio XII ne è passata di acqua sotto ponte Sant’Angelo. E che il cattolicesimo, soprattutto in materia politica, aduna in sé indefinite e variegate anime.

Orientamenti contrappoosti, d’altronde, non mancano negli stessi milieu dei vari Family Day, Pro Vita, Movimento per la Vita, Difendiamo i nostri Figli e compagnia cantante. Se è vero, infatti, che Mario Adinolfi e Massimo Gandolfini sono stati ieri e oggi concordi nell’attaccare il Segretario del Pd per l’appello ai cattolici (col richiamo allo striscione dell’ultimo Family Day: Renzi ci ricorderemo), non lo è di meno il loro divergere sulle intenzioni di voto. Tra i due (l’uno candidato col suo Popolo della Famiglia, l’altro con la Lega) volano infatti stracci nel rivendicare una "primogenitura cattolica" in campagna elettorale.

Gandolfini su Il Resto del Carlino e su La Verità ha infatti invitato a non votare il Popolo della Famiglia. Mentre Adinolfi in un lungo post, pubblicato ieri sul suo profilo Fb, ha parlato anche di audio e messaggi d’area gandolfiniana contro la formazione politica, di cui è il fondatore.

«Caro Massimo – così scrive a un certo punto Adinolfi –, ho letto la tua intervista su un’edizione locale del Resto del Carlino. Utilizzi metà del poco spazio che ti viene riservato per invitare a non votare Popolo della Famiglia. Lo stesso fai con un intero articolo oggi su La Verità. Il figlio della tua segretaria personale, Elia Buizza, scrive ai nostri con il tono più sprezzante immaginabile: “Io prego il Signore che il 4 marzo prendiate una batosta di quelle che tornate dal padrone Mario con la coda tra le gambe” e altre piacevolezze che per proteggere le sue personali fragilità non ti cito. Un tuo amico che conosci bene fa messaggi da tre minuti con l’inconfondibile accento bresciano da far circolare su whatsapp solo per “non far votare Popolo della Famiglia”, anche qui condendo il tutto con insulti personali al sottoscritto e chiudendo l’audiomessaggio con l’appello a votare Lega perché così “vuole Gandolfini” per far eleggere il suo “collaboratore” Simone Pillon.

Caro Massimo, la mia proposta è di metodo. Come fa Amicone, come fa Lupi, come fanno tutte le persone serie in campagna elettorale spiega perché bisogna votare Lega il 4 marzo. Va bene pure omettere che avete accettato un posto da quarto in lista in una lista capeggiata da Giulia Bongiorno, nemica esplicita del Family Day e fruitrice delll’eterologa per un figlio a cui è negato il diritto ad avere un papà. Ormai ho capito che per ragioni di livore personale non darai indicazione di voto per tre membri del Dnf che con te hanno organizzato i due Family Day oggi candidati nel Popolo della Famiglia, ma per il solo posto che sei riuscito ad ottenere, da ineleggibile, nella lista il cui leader è esplicitamente ostile al Papa e annuncia come primo provvedimento da approvare la statalizzazione della prostituzione con relativa partita Iva, secondo le indicazioni del trans turco Efe Bal. Va bene, scelta legittima».

Malumore che Adinolfi non riesce a trattenere nel commentare i vari post dei suoi fedelissimi come quello in cui il neocatecumenale Chialastri dà del bugiardo a Gandolfini: «Oggi sul quotidiano La Verità il buon Massimo Gandolfini scrive una bugia. Che Federico Iadicicco sarebbe membro del Comitato Difendiamo i Nostri Figli. E da quando? Poi si fa circolare un messaggio per invitare a votarlo, anche nelle comunità del Cammino, come candidato “unico” contro Emma Bonino. In quello stesso collegio è candidato Mario Adinolfi, lui sì tra gli organizzatori del Family Day. L’unico voto serio per battere la Bonino davvero, è il voto al Popolo della Famiglia. Noi votiamo Pdf, a Roma e ovunque. Non coloro che hanno tradito i Family Day, non il centrodestra ambiguo. Chi vuole far vincere i principi non negoziabili ha un solo voto possibile: il voto al Popolo della Famiglia. Così può evitare di mentire, a stesso e agli altri».

Quel Iadicicco che, per capirsi, è il responsabile nazionale del dipartimento Vita e Famiglia di Fratelli d’Italia ed è candidato al Senato nel medesimo collegio romano di Emma Bonino. Quel Iadicicco che proprio ieri così si rivolgeva alla leader di +Europa: « Emma Bonino vuole parlare ai cattolici? Legittimo e giusto. Dimostri che non è una strumentale rincorsa elettoral-propagandistica, accetti un confronto pubblico sui temi della vita e della famiglia. Non scappi dal collegio, non lo faccia altrove ma a Roma nel collegio dove siamo entrambi candidati».

E così, mentre la novitas del messaggio evangelico è completamente enervata e diluita nei soli temi vita-famiglia, tra gli stessi cattolici duri e puri non ci si fa scrupolo ad adoperare le armi del livore e della menzogna. Arti però proprie, stando ai passi scritturali evocati, di quel serpente nella cui coda Piero Chiappano (autore dell’inno del Popolo della Famiglia A un passo dal cielo) vuole «piantare un chiodo… per fare la storia».

e-max.it: your social media marketing partner

Il Coordinamento Laicità Scuola Salute ha presentato stamani presso la sede dell’Associazione Stampa Romana una proposta in sette punti per affrontare l’emergenza del bullismo e della salute sessuale tra le giovani generazioni.

All’evento è intervenuta anche la senatrice Monica Cirinnà che ha dichiarato: «C'è una strisciante e pericolosa deriva nella scuola italiana che va immediatamente fermata. La messa in discussione dell'educazione sessuale e delle differenze di genere e la parallela diffusione del bullismo sono preoccupanti indicatori che devono far riflettere sul possibile degrado culturale che può colpire i luoghi dell'educazione e della conoscenza.

Non sono esenti da responsabilità in questo processo in atto nella scuola italiana quei movimenti, a partire dal Family Day, che stanno cercando di demolire quel percorso di crescita e formazione libera e laica, per far arretrare le nostre istituzioni scolastiche su posizioni retrograde e conservatrici che vanno tutte a danno dei nostri ragazzi. La crescita incredibile delle malattie sessualmente trasmissibili tra i giovani e i casi di violenza e bullismo ne sono la diretta conseguenza e ciò deve preoccupare fortemente tutti».

A sottoscrivere le proposte del neo Coordinamento anche Stefano Fassina (LeU) che in un comunicato ha affermato: «I dati sulle infezioni sessualmente trasmesse, i dati sulla discriminazione e sulla esclusione sociale, i dati sul bullismo, gli atti di violenza sulle donne sono sempre più gravi. La scuola può e deve svolgere una funzione fondamentale.

La formazione del corpo docente, i finanziamenti per i progetti di educazione alla sessualità e alle differenze, l'introduzione delle linee guida dell'Organizzazione Mondiale della Sanità nell'insegnamento curricolare, la promozione di campagne di sensibilizzazione alla contraccezione e la distribuzione dei profilattici sono misure fondamentali e da sostenere».

Guarda la GALLERY

 

e-max.it: your social media marketing partner

Giorni fa Berlusconi è tornato alla carica sulle unioni civili e questa volta senza mezzi termini. Ha infatti detto di voler cancellare la legge senza però tornare alla situazione di prima. Non chiarendo però che cosa voglia dire esattamente: modifica, cancellazione, riforma costituzionale e via dicendo. È evidente che Berlusconi sta inseguendo il voto dell’elettorato ultracattolico. Un voto a mio parere irrilevante ma non secondo il Cavaliere. Soprattutto, forse, per la concorrenza con la Lega che non sembra invece insistere su questi terreni. Al pari di Fratelli d’Italia che definisce l’argomento una “non priorità”. Leghisti ed ex fascisti insistono sul no all’adozione e alla Gpa.

Abbiamo perciò una situazione inedita, per cui chi dovrebbe essere il polo moderato ed europeista del centrodestra si trasforma invece in quello estremista dell’integralismo clericale. Per la verità una parte del gruppo parlamentare di Forza Italia ha votato le unioni civili. Non a caso sia Stefania Prestigiacomo sia Mara Carfagna hanno cercato, negli ultimi giorni, di mettere una pezza alle dichiarazioni berlusconiane dicendo che i diritti non saranno modificati.

È necessario piuttosto chiedersi se nel nuovo Parlamento sarà modificabile o meno la legge sulle unioni civili. Io direi proprio di no. L’Italia è il Paese più arretrato dal punto di vista dei diritti civili. Mentre quasi tutta la vecchia Europa ha una legge sul matrimonio egualitario, l’Italia ha solo quella sulle unioni civili. Una legge che ovviamente tutti noi abbiamo aspettato per decenni. Una legge che costituisce un punto fermo sulla questione dei diritti delle persone omosessuali del nostro Paese. 

Tuttavia, come detto più volte come sottolineato dalla stessa prima firmataria, questa legge ha numerosi difetti. In primo luogo non si tratta di matrimonio egualitario. In secondo luogo non risolve la questione della genitorialità delle persone omosessuali. In terzo luogo contiene una definizione delle coppie di persone dello stesso sesso per noi inaccettabile. Questo essere chiamati “formazione sociale specifica” – per distinguere nettamente le unioni civili dal matrimonio – è stato ovviamente un contentino all’ala cattodem candidata, ahinoi, massicciamente nelle liste Pd per le prossime elezioni nonché un messaggio esplicito al Vaticano. 

Proprio a proposito del Vaticano bisogna dire che fino a questo momento non ci sono stati messaggi a sostegno delle uscite di Berlusconi se non sulle pagine dell’Avvenire, il fogliaccio dei vescovi italiani. Berlusconi sembra addirittura andare oltre la soglia di ciò che viene richiesto dagli stessi cattolici. Non dico ovviamente gli integralisti, che chiedono l’abolizione secca della legge, ma tutti gli altri i quali sembrano essersi resi conto che questa legge è condivisa dalla maggior parte dell’opinione pubblica italiana. 

Proprio questo mi sembra il punto: il rapporto tra una norma e ciò che ne pensa la maggioranza del Paese. Io credo che sulle unioni civili ben oltre il 50% del Paese sia assolutamente d’accordo. Lo abbiamo visto nelle decine e decine di celebrazioni, dove di solito erano presenti non solo le famiglie delle persone che si univano civilmente, ma spesso e volentieri anche una parte della popolazione locale. Che, soprattutto nei piccoli centri, faceva da ala a un evento visto come un’importante novità e anche come elemento di giustizia sociale da tutti rivendicato.

Il numero elevato di unioni civili – che, considerate quelle celebrate all’estero, sono quasi 4.000 – dimostra che la legge era attesa e molto gradita in primo luogo alle persone omosessuali. 

Generalmente chi ha costituito un’unione civile ha una certa età ed è forse comprensibile che sia così. Perché è soprattutto dopo una certa età che emergono le necessità di sistemare le questioni patrimoniali in modo tale che non accadano situazioni molto sgradevoli come la spoliazione dell’eredità, della casa comune, dei beni comuni. Situazioni che si sono verificate purtroppo troppe volte in assenza di una legge (ne sono stato testimone in molti casi). In ogni caso le unioni civili rappresentano un elemento di certezza, un elemento di sicurezza. Difficile che sotto questo punto di vista Berlusconi possa farci tornare indietro. 

Per cancellare questa legge o modificarla profondamente occorre una solida maggioranza parlamentare che intanto speriamo che Berlusconi non abbia dopo il 4 marzo. E quindi occorre fare i conti anche con i numeri. Cosa che Berlusconi ovviamente in questo momento non sta facendo. 

Solo dopo le elezioni si potrà capire se non si sia trattato di pura propaganda elettorale da parte dell’uomo delle cene eleganti e delle Olgettine. Proprio qui sta il punto. Che l’ex presidente del Consiglio (il leader politico che nella vita privata ha avuto il comportamento ritenuto più immorale di tutti i leader politici italiani) si metta a fare la morale sulle unioni civili non sta né in cielo né in terra. Ci sarebbe da sganasciarsi dal ridere se non avessimo a che fare con delle elezioni che, per quanto complesse, per quanto sfilacciate, per quanto deboli vista la mediocrità delle presenze politiche, potrebbero determinare maggioranza politiche per i prossimi cinque anni. Come potrebbero riportarci al voto a breve. In ogni caso sono elezioni da non prendere sotto gamba. 

Ci sono molte persone che hanno la tentazione di non andare a votare, che non sanno che cosa votare a queste elezioni così brutte, così mediocri, con programmi delle forze politiche così poco attraenti.

Ma le uscite di Berlusconi sulle unioni civili ci devono far capire che prima di tutto bisogna dare un contributo per battere la destra al di là di qualsiasi altra considerazione.

Inizialmente sembrava che la questione Lgbti fosse stata messa ai margini della campagna elettorale: assenza pressoché totale dai programmi elettorali se si esclude la sinistra, nessun leader che parlava dei diritti civili e dei diritti Lgbti nelle varie e noiosissime comparsate televisive, molti candidati Lgbti senza possibilità di venire eletti se si escludono le candidature Pd di Zan, Cerno. E ci permetta l’amica Cirinnà di includere la sua tra quelle particolarmente gradite alla comunità Lgbti italiana.

Lo schieramento di destra (Berlusconi, Salvini, Meloni, Lupi), pur non essendo d’accordo su nulla, è riuscito a costruire quell’unità per le urne che corrisponde al desiderio, per altro legittimo, di quell’elettorato di battere la sinistra. 

Avrebbe dovuto essere così anche per i progressisti. Vale a dire che il primo pensiero dei partiti di centrosinistra sarebbe dovuto essere quello battere la destra, che è la peggiore d’Europa. La destra in cui sono maturati i pistoleri come quello di Macerata. Una destra che copre il fascismo. Una destra che è antieuropea. Una destra che odia gli omosessuali. Questa destra non deve e non può vincere. 

Quindi il mio è un appello a tutte le persone Lgbti, ai loro amici, ai loro familiari di andare a votare. Votate chi vi pare ma votate contro questa destra che ci vuole togliere i diritti sacrosanti e persino quelli faticosamente acquisiti. Diritti che sono costati decenni di lotte. Diritti che abbiamo conquistato faticosamente. Diritti che non possono e non devono essere messi in discussione. Diritti di cui moltissimo amici non possono più usufruire perché ci hanno lasciato da tempo magari dicendoci proprio di vivere noi ciò che a loro era stato precluso.

(Oggi Berlusconi ha fatto nuovamente marcia indietro sulle civili. «Mi sono espresso male – così ha dichiarato stamani a UnoMattina – o sono stato frainteso». Un andirivieni di dichiarazioni, insomma, che sono evidente riprova di come Berlusconi guardi con attenzione al voto d’un elettorato da sacrestia ma senza stringersi troppo a esso in un abbraccio forse fatale).

e-max.it: your social media marketing partner

happyPrince2

Featured Video