Un vero e proprio plebiscito consultivo quello che è stato avviato in Australia, martedì 12 settembre, sulla legalizzazione o meno del matrimonio tra persone dello stesso sesso. I risultati, previsti per novembre e calcolati sulla base delle preferenze pervenute via posta, non saranno vincolanti. Ma l’eventuale vittoria del sì porterebbe automaticamente al voto parlamentare secondo la promessa del primo ministro Malcolm Turnbull.

Cosa, questa, che il fronte avverso al same-sex marriage, a partire dalla chiesa cattolica e dalle comunità cristiane riformate, vuole assolutamente scongiurare. E lo sta facendo con condanne reiterate della legalizzazione delle nozze delle persone omosessuali in nome d’una presunta violazione della libertà di religione.

Non meraviglia perciò se il pastore Seven North della comunità presbiteriana di Ebenezer St. John a Ballarat – che, per capirsi, è la stessa città in cui è stato parroco il card. George Pell, accusato d’abusi su minori compiuti negli anni ’70 del secolo scorso – abbia cancellato il previsto rito di benedizione nuziale d’una coppia, dopo che la futura sposa aveva pubblicato sul proprio profilo Fb un post in favore dell’approvazione del same-sex marriage.

In una lettera indirizzata alla giovane e al suo futuro marito il pastore ha dichiarato: «Potete certamente comprendere che il vostro impegno in favore delle unioni tra persone dello stesso sesso è contrario agli insegnamenti di Gesù Cristo oltre che alla posizione biblica della Chiesa presbiteriana di Australia e alla mia. Questa divergenza di vedute assume delle conseguenze pratiche per quanto riguarda il vostro futuro matrimonio. Celebrandolo, sembrerebbe che io sostenga le vostre opinioni sul matrimonio tra persone dello stesso stesso o che non mi importi di questa questione».

Sui social si sono susseguiti post in favore della coppia e parole d’attacco nei riguardi di North. Ma nel merito della decisione si è espresso anche il premier Turnbull che, nel difendere la presa d’atto del pastore, ha ricordato come le singole chiese siano «libere di sposare chi vogliono» e abbiano il «il diritto di sposare o non sposare chi vogliono. Fa parte della libertà religiosa. La mia stessa chiesa, la chiesa cattolica, si rifiuta di unire quelli che già sono stati sposati una volta».

Parole convinte, ma anche volte a smorzare i toni, quelle di Turnbull, promotore del sondaggio per la legalizzazione e personalmente favorevole al riconoscimento delle nozze tra persone dello stesso sesso.

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Iniziata l’11 settembre, la Pride Week di Belgrado si concluderà domenica 17 settembre con la marcia dell’orgoglio Lgbti. Oltre 50 gli eventi previsti nel corso della settimana: dalla conferenza internazionale sui crimini d’odio al festival cinematografico, dai dibattiti a cicli di letture fino ai party.

La situazione delle persone Lgbti in Serbia resta in ogni caso critica e gli scorsi Pride si sono sempre svolti in un clima di tensione. Sembrerebbe registrarsi una svolta col nuovo presidente Aleksandar Vucić che, eletto il 2 aprile scorso, ha nominato a capo del governo l’ex ministra lesbica Ana Brnabić. È stato però proprio Vucić a dichiarare, nel corso d’una conferenza stampa trasmessa in diretta dalla tv pubblica Rts il 12 settembre, che non parteciperà al Pride non apprezzandone il significato. «Non ho né voglia né interesse – ha così detto –. Non ho alcuna intenzione di prendere parte a tale manifestazione. Del resto domenica avrò molto da lavorare». Il presidente ha poi notificato la partecipazione alla parata della premier Brnabić, di altri ministri e del sindaco di Belgrado Siniša Mali.

E proprio il 12 settembre il noto sociologo serbo Jovo Bakić ha ricordato il legame tra il Partito Progressista Serbo (SNS) fondato da Vucić e i gruppi di estrema destra. Legame che risale ai tempi in cui l’attuale presidente militava nel Partito Radicale Serbo (SRS).

Bollando gli estremisti quali «utili idioti», Jovo Bakić ha fatto notare come essi «attacchino a comando e, quando si vieta loro di attaccare, restano calmi. Le prove per questo sono costituite da tutte le Pride Parade che si sono tenute finora: quando Aleksandar Vucić era all’opposizione, questi gruppi avevano piena libertà e  Belgrado era quasi sotto assedio. Ma da quando è salito al potere, questi gruppi sono calmi e le persone Lgbti possono adesso marciare normalmente».

Ma, secondo Bakić, non bisogna illudersi perché gli estremisti sono i «pit bull di Vucić al guinzaglio: quando è necessario, li rilascia». Per il sociologo il Partito Progressista Serbo userebbe gruppi squadristi quando vuole distogliere l’attenzione del pubblico da questioni difficili. È allora che i «pit bull – conclude Bakić - attaccano capri espiatori come le associazioni Lgbti o altre organizzazioni non governative».

Insomma, se c’è da rallegrarsi dell’elezione di Vucić per alcuni segnali postitivi, è necessario evitare l’alea di valutazioni semplificative in riferimento alla Serbia. E non solo per quel che attiene alle questioni Lgbti.

 

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Attore, conduttore radiofonico per Radio Deejay e noto youtuber con lo psuedonimo Willwoosh, Guglielmo Scilla fa coming out a poche ore dall’inizio della sesta edizione di Pechino Express, che lo vedrà come concorrente in coppia con Alice Verri.

E lo fa con ironia e stile nel video COMING OUT (clickbait), durante il quale enumera le dieci cose che ama e quelle che odia: «Le cose che mi piacciono sono le ciliegie, il sushi, i libri, il rumore della pioggia, il cazzo, Londra, le stelle, i murales e gli indovinelli. Le cose che non mi piacciono invece sono il caldo, le scale, la febbre, i formaggi stagionati, la figa, Charizard, lo spam, il calcio, le ingiustizie e i marsupi».

Il coming out di Guglielmo è stato accolto con entusiasmo da Costantino della Gherardesca, conduttore di Pechino Express, che su Facebook ha scritto: «Bravissimo Guglielmo. Complimenti per il tuo coming out in gran stile!!! Oltre ad essere un ragazzo intelligentissimo sei anche coraggioso e simpatico. Ti preannuncio che, contrariamente a me, troverai un uomo bellissimo e ricchissimo. E non ti accontentare di qualcosa di meno».

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Se n’è andata a 88 anni Edith Windsor, paladina delle battaglie per i diritti Lgbti e icona del movimento rainbow. Ad annunciarne la morte la consorte Judith Kasen, che Edie, com’era affettuosamente chiamata, aveva sposato in seconde nozze a New York nell’ottobre 2016. Un atto quasi a suggello del contributo fondamentale dell’ex tecnica della società Ibm alla legalizzazione del same-sex marriage negli Usa.

Nel 2009, infatti, Edith, rimasta vedova di Thea Spyer con cui, dopo una lunga relazione iniziata nel 1963, aveva contratto matrimonio nel 2007 a Toronto (non essendo ciò consentito nello Stato di New York), era stata costretta, quale erede designata, a pagare 360mila dollari di tasse federali per la successione. Somma che non avrebbe versato se fosse stata sposata a un uomo secondo quanto stabilito dalla Sezione 3 del Defense of Marriage Act (Doma). Edie fece allora causa al Governo federale e il 26 giugno 2013 la Corte Suprema le diede ragione con la storica sentenza United States v. Windsor, che stabilì l’inconstituzionalità della sezione terza del Doma sul diverso trattamento in materia matrimoniale tra persone di sesso opposto e dello stesso sesso.

Pur permettendo il same-sex marriage a livello federale e limitatamente a 13 Stati insieme col distretto di Columbia, il verdetto spalancò la strada all’Obergfell v. Hodges con cui, in data 26 giugno 2015, la Corte Suprema riconobbe quale diritto costituzionale il matrimonio tra persone dello stesso sesso e la conseguente impossibilità di limitazione nei singoli Stati.

Con Edie Windsor se ne va oggi una delle più belle pagine di storia statunitense e del movimento Lgbti. A ricordarne l'imperitura lezione sociale anche l'ex presidente Barack Obama che in lungo post su Fb ha fra l'altro scritto: «Il lungo viaggio dell'America verso l'uguaglianza è stato guidato da innumerevoli atti di perseveranza e alimentato dall'ostinata volontà di eroi tranquilli che difendono a voce alta quello che ritengono giusto. Pochi sono stati piccoli in altezza come Edie e pochi hanno fatto una differenza tanto grande in America».

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Classe 1984, il pugliese Christian Moretti ha ricevuto la nomination per il premio Volunteer/Activist nell’ambito dell’ottava edizione dei GALAs Awards. La cerimonia d’assegnazione dei massimi riconoscimenti Lgbti irlandesi avverà il 21 ottobre a Dublino. Christian è molto conosciuto e apprezzato nella collettività arcobaleno del Paese Verde, dove vive da anni e insegna italiano e spagnolo. Nel 2016 è stato eletto Mr Gay Limerick – contea in cui abita – e il 4 marzo scorsco si è piazzato al secondo posto di Mr Gay Ireland.

È inoltre autore dei romanzi Che morte non vi separi - Fuoco sulla mia carne (Europa Edizioni, Roma 2015), L’Attesa delle Isole (Croce, Roma 2016) e dell’interessante saggio in lingua inglese Glory is for the Vain, Fight is for the Brave su la necessità e l’importanza di essere attivisti. L’opera analizza diverse tematiche importanti che vanno dalla discriminazione al bullismo, dalla violenza contro le donne al sistema educativo, dall’uguaglianza sociale all’importanza dei Pride (con la relativa discussione se sfilare "sobriamente" o meno) fino ai temi dell'Aids, della salute mentale e della necessità di combattere insieme. L’opera, nel complesso, tende a demitizzare i concorsi di Mr Gay come inutili manifestazioni di bellezza.

A fine mese lo scrittore pubblicherà, invece, con la casa editrice digitale goWare (nella collana Lgbti curata da Luigi Carrino) il récit Bravo, ragazzo incentrato sul tema del Bdsm.

Raggiunto telefonicamente, Christian Moretti ne ha spiegato così la trama: «Hunter è un professore di Storia ed Ethan è un suo allievo dell’ultimo anno: i due hanno una relazione Bdsm. Hunter è mosso dalla sua sete di dominare l’altro. Come padrone infligge a Ethan punizioni e torture piacevoli. Come schiavo Ethan soddisfa il suo desiderio di ricevere dolore per far felice Hunter e provare emozioni sempre più forti. Il dolore che i due si infliggono è proporzionale al piacere che scontano quotidianamente.

Non c’è scandalo per il modo di vivere la loro sessualità. Lo scandalo, semmai, è nella forma di amore autentica che ha assunto il loro rapporto. C’è un patto implicito tra master e slave: il padrone deve avere cura del suo schiavo, capire il limite dove fermarsi. Ma tra di loro si inserisce Kieran e sarà lui a superare questo limite»

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Sono gli ultimi tempi? Si è prossimi all’Armageddon o battaglia ultima tra il Bene e il Male?

Sì, per molte comunità cristiane statunitensi che ne ravvisano i segni nella minaccia nordcoreana dell'attacco nucleare, nell’eclissi solare del 21 agosto, negli incendi devastanti in Oregon, nei tre uragani Harvey, Josè, Irma, nel terremoto in MessicoPer l'attore Kirk Cameron, che ha fondato il movimento battista The Way of Master, le devastazioni apportate da Irma sono «una spettacolare esibizione dell'immenso potere di Dio».

Sui social si susseguono, intanto, inviti a rileggere il brano evangelico di Luca 21, 25-26: «Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l'attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte». Il motivo? Perché il 21, 25 e 26 sono state le giornate agostane in cui hanno avuto inizio i fenomeni dell’eclissi, dell’uragano Harvey e delle successive inondazioni.

Nei giorni scorsi uno dei tanti predicatori aveva preannunciato la fine del mondo per le ore 10:00 di venerdì 8 settembre. Che, ovviamente, non si è verificata.

«Le fantasiose tesi della fine dei tempi – ha spiegato Richard Hecht, professore di storia delle religioni presso l’università californiana di Santa Barbara – hanna avuto un  ruolo centrale nella religiosità americana sin dagli inizi. Quindi non bisognerebbe esserne sorpresi. Ma una cosa è credere ai calcoli dei ministri o dei predicatori sulla fine dei tempi, un’altra è analizzare fatti oggettivi come Charlottesville, l’eclissi solare, l’uragano Harvey, il terremoto in Messico, l’urgano Irma».

Ma per tante persone tali accadimenti restano più comprensibili con riferimento al profetismo apocalittico piuttosto che a un’analisi attenta sui cambiamenti climatici. E ovviamente, secondo alcuni, la colpa sarebbe tutta delle persone Lgbti.

Per la commentatrice ultracoservatrice Ann Coulter si tratta di castighi divini per l’elezione a sindaca di Houston della lesbica Annise Parker, che ha ricoperto tale mandato dal 2010 al 2016. Il noto predicatore televangelico e pastore presbiteriano Kevin Swanson ha invece annunciato che la traiettoria di Irma potrebbe modificarsi «se al più presto possibile la Corte suprema votasse per revocare aborto e matrimonio tra persone omosessuali».

Il tema della correlazione tra "sodomia" e cataclismi ritorna così ad affacciarsi prepotentemente tra i cristiani riformati d’Oltreocaeno. Ma sarebbe un torto volere imputare soltanto loro d’una tale lettura degli eventi visto che essa è presente in correnti conservatrici e pseudoprofetiche d’area cattolica.

Non resta che attendere la fine dell’indicata sequela di drammatici avvenimenti di fine estate. Che, si spera, porterà via con sé anche le irrazionali paure di stampo apocalittico e la caccia alle streghe Lgbti.

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Era il mese di febbraio 2017, quando la trasmissione Chi l’ha visto? portò nelle case degli italiani il caso di Luigi Celentano, 18enne di Meta di Sorrento (Na), allontanatosi dalla casa in cui abitava con la madre e il compagno della madre, domenica 12 febbraio intorno a mezzanotte. Verso le 02:30 dello stesso giorno risulta che Luigi fosse a casa dei suoi zii a Vico Equense. Di lui, però, da quel momento non si hanno più notizie.

Sembra che il ragazzo, al momento della sparizione, stesse attraversando un momento di difficoltà. Certamente, nel suo paese era oggetto di diverse aggressioni da parte di bulli che, dopo una sua denuncia, invece di arrestare il proprio comportamento, gli avevano perfino spezzato un braccio, minacciandolo di morte. Grazie all’interessamento della trasmissione condotta da Federica Sciarelli, emerse che, tra le motivazioni di queste aggressioni, vi fosse il fatto che Luigi fosse ritenuto omosessuale.

Inoltre, sembra che anche in famiglia, il ragazzo vivesse con disagio il rapporto con il compagno della madreIl suo telefono risulta spento dal giorno successivo alla scomparsa.

Gaynews ha deciso di contattare la madre di Luigi Celentano per capire a che punto sono le indagini su questa misteriosa sparizione.

Signora Celentano, sono passati diversi mesi dalla scomparsa di suo figlio. Ha avuto notizia di qualche avvistamento?

Circa due settimane dopo la scomparsa di Luigi, mi ha chiamato un ragazzo che era convinto di aver visto Luigi nella zona del Porto di Napoli. Dopo aver avvisato i carabinieri, ho deciso di andare di persona nella zona e mi sono resa conto che, proprio in quella zona, c’è un rifugio della Caritas, dove un ragazzo disperato e senza nulla avrebbe potuto trovare riparo. Chiesi anche se avessero visto Luigi e una signora prima mi disse che l’aveva visto nei giorni precedenti e poi, inspiegabilmente, negò questa sua affermazione.

Pensa che potrebbe essere capitato qualcosa di brutto a suo figlio?

Il pomeriggio prima della scomparsa, Luigi era estremamente agitato, era sconvolto. Diceva che voleva cambiare aria e che era in pericolo. Già negli ultimi tempi Luigi era molto triste e avvilito. Aveva paura. Io mi auguro che non gli sia successo nulla di grave ed escludo che si possa essere suicidato.

Come mai era così avvilito e spaventato?

Perché nel paese era vittima di bullismo. Quando ha denunciato le continue aggressioni, sia verbali sia fisiche, gli hanno rotto un braccio e l’hanno minacciato di morte. Luigi era molto spaventato.

Per quale motivo bullizzavano suo figlio?

Perché credevano che fosse omosessuale. Ma io sono certa che fosse eterosessuale. Luigi era vittima d’omofobia anche non essendo gay. È solo che lui curava molto il suo aspetto, amava la moda, era narcisista e lo percepivano come gay.

Se, invece, fosse stato omosessuale, per lei ci sarebbero stati problemi?

No, assolutamente, ho grande rispetto per le persone omosessuali. E mio figlio sapeva anche questo. Se fosse stato gay, me l’avrebbe confidato senza problemi.

Ma quando Luigi denunciava le aggressioni da parte dei bulli, i carabinieri come la prendevano?

I carabinieri di Piano di Sorrento credo non l’abbiano mai preso sul serio. Dicevano che era gay e perciò lo deridevano. Come se fosse normale o giustificabile deridere un omosessuale.

Invece, relativamente alle indagini sulla scomparsa di Luigi, cosa le dicono i carabinieri di Piano di Sorrento?

Nonostante io abbia fatto denuncia di scomparsa, mi danno pochissime informazioni perché dicono che Luigi è maggiorenne.

A casa come era l’atmosfera? Ci risulta ci fossero dei problemi tra Luigi e il suo compagno…

È vero c’erano delle incomprensioni. Pare che ci fosse anche una denuncia di Luigi contro il mio compagno ma non so nulla di questa circostanza. La verità è che Luigi era cresciuto solo con me, senza il padre, ed era molto legato a me. Il mio compagno, invece, pretendeva di essere trattato come un padre e Luigi non ci riusciva e da questa cosa nascevano le loro litigate.

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Vladimir Luxuria è la nuova testimonial del brand italiano di moda femminile Coconuda. Una scelta importante anche perché implicitamente carica di messaggi “rivoluzionari” per il mondo del fashion – e non solo – italiano. Da metà settembre la campagna pubblicitaria Coconuda con Vladimir Luxuria “invaderà” le case e le città degli italiani.

Ma, intanto, la scelta ha sollevato discussioni e stimolato l’odio dei tanti che, sui social, hanno offeso in maniera volgare e violenta Luxuria. Grande sorpresa, invece, il pubblico sostegno di Vittorio Sgarbi, che non è certo noto per avere posizioni “friendly” nei confronti della comunità Lgbti.

Incontriamo Luxuria qualche giorno dopo la comunicazione ufficiale della sua collaborazione come testimonial con Coconuda.

Luxuria, come hai accolto il fatto di essere stata selezionata come testimonial da Coconuda?

È la prima volta che sono testimonial di una campagna pubblicitaria e mi fa piacere. Mi avrebbero potuto scegliere come testimonial di un detersivo o di una poltrona. Invece mi hanno chiesto di fare da testimonial per una linea di abiti da donna. Quando avevo 15 anni, sperimentavo la mia femminilità di nascosto dai miei genitori. Adesso sarà sui cartelloni in tutta Italia. Un bel passo in avanti, no? Quella di Coconuda è stata una scelta importante e nuova per l’Italia.

E cosa ne pensi dei vari haters che, appresa la notizia, hanno iniziato a offenderti sui social?

La cattiveria in Italia viene spesso declinata in forme omotransfobiche perché, vicende come questa, scatenano l’aggressività e l’ira delle persone omofobe e transfobiche. Io, sinceramente, me ne sono sempre fregata e sono contenta di poter lanciare, grazie all’opportunità offertami da Coconuda, un messaggio di femminilità ed eleganza.

Te l’aspettavi la solidarietà di Vittorio Sgarbi che, tra l’altro, ha dichiarato che tu sei una testimonial migliore di Anna Tatangelo?

Non intendo proprio mettermi in competizione con le testimonial precedenti di Coconuda, come Anna Tatangelo o Raffaella Fico. Il brand sceglie ogni anno una testimonial nuova e quest’anno ha scelto me che sono una testimonial “diversa” dalle precedenti. Le parole di Sgarbi in mio favore sono comunque molto significative perché lui è uno che se ne intende di opere d’arte!

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Andrea e Francesco hanno detto il loro sì stamani nel Palazzo dei Capitani alla presenza di un funzionario dell’ufficio Anagrafe. Ma il clima festoso della prima unione civile ad Ascoli Piceno è stato purtroppo rovinato da insulti, indirizzati alla coppia da parte di un 50enne, la cui identità è stata rivelata da una donna presente ai carabinieri giunti sul posto.

A dare maggiori dettagli sulla vicenda anche Francesco Ameli, capogruppo Pd ad Ascoli, che sulla sul suo profilo Fb ha raccontato: «Dopo aver salutato gli sposi, tornando verso il Comune ho sentito urlare verso di me "zecca" , "ciccione" ed altre cose varie.

Chiedendo all'urlatore se si rivolgesse a me, mi è stato detto "stai zitto" e successivamente "ti spanzo". Cose leggere insomma.. Un comportamento deplorevole messo in atto da chi dovrebbe vivere con più serenità i propri giorni.

Successivamente sempre urlando verso di me mi è stato detto colpa del Pd se succedono queste cose.. Ho pensato dentro di me che piuttosto che una colpa era un merito... Spiace che l'unione civile non sia stata celebrata né dal sindaco né da un assessore né da un consigliere comunale (nonostante personalmente e pubblicamente abbia dato disponibilità a celebrarne). In questo si riconosce anche l'ideologia politica di chi governa».

Un avvenimento indubbiamente spiacevole ma che è da considerarsi un caso tuttavia isolato. A dirlo è proprio Francesco, uno dei due festeggiati, che, raggiunto telefonicamente, ha dichiarato: «Siamo stati insultati: è vero. Ma si tratta di un uomo, le cui posizioni sono note. Una nota stonata, indubbiamente, che non ha turbato minimamente la felicità mia e di Andrea. Vivo da 14 anni ad Ascoli - sono, infatti, d'origine abruzzese - e posso dire di non aver mai avuto problema alcuno in questa splendida città che, contrariamente a quanto taluni possono pensare, è accogliente e inclusiva».

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Dimitri Cocciuti, classe 1984, è un giovane autore televisivo che ha collaborato alla realizzazione di programmi di successo con Raffaella Carrà, Piero Chiambretti, Fiorello e tanti altri. Attualmente è responsabile del dipartimento Format e Sviluppo per Ballandi Multimedia.

Il 1° settembre è la data di lancio del suo primo romanzo Ogni cosa al suo posto, che sarà presentato nella capitale da Sebastiano Secci, portavoce del Roma Pride, presso la Libreria Mangiaparole. Si tratta della storia di Giovanni, Antonella e Alessio e del destino che, improvvisamente, li condurrà a una nuova consapevolezza e alla maturità di affrontare il dolore e rimettere "ogni cosa al suo posto". Il romanzo di Cocciuti non è solo una storia d'amore arcobaleno, è anche un inno alla libertà di essere veramente se stessi.

Incontriamo Dimitri alla vigilia della presentazione del suo libro.

Dimitri, quando e perché hai deciso di raccontare questa storia? E, soprattutto, quanto del tuo universo emotivo è entrato in questo romanzo?

L’idea iniziale mi è venuta tre anni fa, in un contesto peraltro abbastanza particolare: avevo accompagnato mio padre in ospedale e mentre eravamo in attesa ho visto un dottore dire a una sua collega, dopo aver letto una cartella clinica, di conoscere bene quel paziente. Il suo stupore mi aveva colpito parecchio, tanto che quell’episodio mi è rimasto in testa per molto tempo, senza però trovare in un primo momento il modo per svilupparlo. La chiave giusta è arrivata poi, quando ho deciso di raccontare questa storia.

Ogni cosa al suo posto nasce da alcune mie vicende personali che nell’ultimo anno si sono evolute in una riflessione più ampia: ci sono persone che rimangono vicino a noi per molto tempo senza lasciare un particolare segno. Poi ne arrivano altre che invece ci colpiscono in un modo incredibile e per congiunzioni non particolarmente favorevoli vanno via con la stessa rapidità con la quale sono arrivate. Di fronte a questo “tsunami emotivo” spesso cerchiamo di far finta che non sia successo nulla perché “non vedere” diventa poi sinonimo di “non sentire”. Nel romanzo invece spariglio un po’ le carte: cosa succede se invece quel passato che pensavi di aver dimenticato torna di colpo nella tua vita?

In questo romanzo c’è molto del mio universo emotivo, c’è una parte di me in ognuno dei tre protagonisti.

Il tuo è un romanzo sulla capacità di essere autentici con se stessi e con gli altri. Quale è il prezzo che i tuoi personaggi pagano al fatto di non essere stati veramente se stessi? Ma cosa significa, secondo te, essere davvero autentici?

I miei personaggi pagano il prezzo di una vita vissuta secondo le apparenze trovandosi di colpo di fronte ai propri errori e soprattutto gestendo la consapevolezza di non essere perfetti, ma di aver fallito. Ed è proprio l’ammissione di questo fallimento, l’aver preferito la verità di facciata a quella del cuore, il più grande fardello che i protagonisti devono gestire, e al tempo stesso la loro più grande opportunità. Essere davvero autentici per me significa mettere al primo posto quello che sentiamo, senza aver paura del giudizio altrui, perché la verità, anche se può sembrare un concetto banale, rende davvero liberi e ci rende persone migliori.

Il coming out ha un ruolo centrale nel tuo romanzo. Come mai, in Italia, si fa ancora così fatica a fare un tale passo? Cosa diresti a un adolescente indeciso per spingerlo a fare coming out?

Io credo che ci sia ancora un certo timore del cambio di opinione che le persone che ci circondano possono avere di te. Un problema culturale e sociale che forse è più presente in alcune zone del nostre Paese e meno nelle aree metropolitane. Ma vorrei anche specificare che, a mio parere, non è sempre così: per capire che ognuno è libero di amare chi vuole non c’è bisogno di una laurea, piuttosto di una buona educazione data dai genitori ai propri figli.

A un adolescente indeciso direi che oggi, più di ieri, non è solo. Superare le paure e regalarsi la gioia dell'autenticità è la chiave di un futuro, il suo, e di chi come lui/lei sarà domani adulto, davvero privo di pregiudizi.

Infine, tu hai lavorato con personaggi importanti della nostra cultura pop come Raffaella Carrà, Fiorello e Piero Chiambretti. Secondo te, attraverso la temperatura pop di narrazioni come la tua, si può scardinare più facilmente il pregiudizio e lo stigma nei confronti delle persone Lgbti?

Assolutamente sì. Ho cercato di raccontare una storia universale in cui chiunque si può immedesimare indipendentemente dall’orientamento sessuale. Sarebbe motivo di grande orgoglio, per me, se una narrazione pop come Ogni cosa al suo posto riuscisse ad aprire non solo i cuori, ma anche le menti di chi ancora oggi - e l’attualità ce ne dà ahimé quotidiana riprova - vive di pregiudizi e inutili paure nei confronti della comunità Lgbti.

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