Il 13 settembre di 50 anni fa la Procura di Roma sequestrò il film Teorema di Pier Paolo Pasolini «per oscenità e per le diverse scene di amplessi carnali, alcune delle quali particolarmente lascive e libidinose, e per i rapporti omosessuali tra un ospite e un membro della famiglia che lo ospitava». 

Per la stessa pellicola Pasolini subì l’ennesimo processo per oscenità, rischiando fino a sei mesi di carcere. A seguito dell’assoluzione il film fu nuovamente proiettato nei cinema del nostro Paese. Il caso di Teorema è particolarmente significativo, perché il film fu sequestrato dopo aver passato la censura

Per saperne qualcosa di più, contattiamo David Grieco, regista, intellettuale e autore de La macchinazione sul delitto Pasolini: libro, questo, da cui ha tratto anche l’omonimo film. Grieco conobbe Pasolini da giovanissimo, diventandone in seguito assistente.

David, so che c’è un aneddoto che lega la tua collaborazione con Pasolini al film Teorema. Potresti raccontarcela?

Pasolini scrisse una parte per me all’interno del film ma, dopo il primo giorno di riprese, gli comunicai la volontà che fosse tagliato ciò che avevamo girato, perché non volevo più fare l'attore. Mi sentivo vittima di un equivoco cominciato quando avevo 15 anni, che io stesso avevo provocato perché conoscevo personalmente tanti registi e molti si erano messi in testa che potessi essere il nuovo Mastroianni. Mentre, in realtà, ero negato quant'altri mai per il semplice motivo che l'obiettivo mi terrorizzava esattamente come terrorizzava certi aborigeni australiani.

Quel giorno dissi a Pasolini di tagliare la parte o di sostituirmi con un vero attore. Gli chiesi contemporaneamente di poter essere il suo assistente. Lui tagliò la parte e diventai suo assistente. Tuttavia, dovetti girare una scena (una sola scena), che lui mi impose, perché altrimenti lo stravolgimento della sceneggiatura sarebbe stato pericoloso per un film che già di suo è tutt'altro che realistico.

50 anni fa la Procura di Roma sequestrò Teorema. Come ti sentiresti di commentare, a distanza di tanto tempo, un episodio così estremo di oscurantismo culturale? Quali sono le ragioni che, a tuo parere, resero Teorema un film così scomodo? 

Cominciamo col dire che Pier Paolo Pasolini in vita sua ha dovuto subire 33 processi per motivi censori, perché era gay e perché era comunista. Teorema è solo un anello di questa lunga catena.  Questo anello contiene entrambi i Pasolini che furono l'oggetto di una maniacale persecuzione. 

a) Il gay, perché il protagonista del film, Terence Stamp, va indiscriminatamente a letto con tutti i componenti, uomini e donne, di questa famiglia borghese in pieno disfacimento.

b) Il comunista, perché dalla tragedia borghese di Teorema esce trionfante la serva (cioè il sottoproletariato) interpretata da Laura Betti, che nel finale ascende in cielo santificata e trionfante sulle macerie. Interpretazione, questa, che valse a Laura Betti il Leone d'Oro come migliore attrice, che rimane il premio più importante che il film ha raccolto.

Va detto, tuttavia, che la vita privata di Pasolini e il suo cinema sono indissolubilmente legati: la censura lo ha sempre perseguitato soprattutto perché era gay e ne faceva una bandiera, in un tempo in cui i gay dovevano far finta di essere eterosessuali per non subire un vero e proprio linciaggio morale e materiale quotidiano.

Bisogna però anche aggiungere, a mio avviso, che la risoluta e generosa battaglia intrapresa dalle persone gay al fianco di Pasolini, subito dopo la sua morte, ha costituito un intralcio, ovviamente involontario, alla ricerca dei suoi assassini.  L'indomani della sua morte, il F.U.O.R.I. affermò che il delitto Pasolini non era un delitto politico in senso stretto, perché tanti altri omosessuali subivano ciò che aveva subito Pasolini e venivano ammazzati come è stato ammazzato Pasolini.

Affermazioni più che giuste e legittime, ripeto, ma che hanno spostato ancora una volta l'attenzione sul concetto di "morte di un frocio" che faceva comodo, molto comodo ai suoi assassini. Pasolini fu ammazzat,o perché aveva scoperto dell'esistenza della P2 nel momento stesso in cui la P2 si stava formando. Questo purtroppo lo abbiamo potuto scoprire con tante prove a supporto soltanto dopo i tre gradi di giudizio (rapidissimi e vergognosi) del processo all'unico imputato del suo delitto, cioè Pino Pelosi.

La vita culturale italiana è, secondo te, ancora oggetto di condizionamenti e pressioni censorie? 

La vita culturale italiana non sembra più afflitta da problemi di censura. Dico sembra, perché in realtà la censura ha trionfato. Siamo ormai sottoposti a forme di condizionamento consolidate e trionfanti, grazie alla manipolazione dei nostri cervelli che viene operata nel web, e soprattutto grazie ai social network. 

Come diceva Pasolini poco prima di morire, noi siamo vittime di una dittatura, una dittatura strisciante, la dittatura del consumismo, che è ben peggiore del fascismo. Perché il fascismo non è riuscito a distruggere le nostre radici e la nostra identità, mentre l'omologazione culturale operata dal consumismo realizza a poco a poco su di noi un autentico lavaggio del cervello. 

Non sappiamo più chi siamo, né in quanto individui, né in quanto rappresentanti di una classe sociale. Siamo soli. Siamo un esercito di persone sole collegate in modo virtuale. Questo secondo me, ma l'ho appunto imparato da Pasolini, è e sarà sempre il vero obiettivo supremo di una dittatura.

Infine, come vivrebbe, a tuo parere, Pasolini il momento politico attuale del nostro Paese? 

Oggi Pasolini non esisterebbe e non potrebbe esistere. E non solo per motivi anagrafici.  Pasolini non potrebbe esistere perché nessuno, nemmeno una persona estremamente colta, forte e coraggiosa, riuscirebbe a farsi ascoltare in una società massificata, anestetizzata e lobotomizzata come la nostra. 

Pasolini usava il mezzo della provocazione in modo pedagogico e propedeutico. Oggi tutti usano il mezzo della provocazione in tv, sul web e ovunque in modo disarmante e greve, per fare audience, per generare like su Facebook o semplicemente per farsi notare. Oggi dobbiamo farci sentire in tanti, e dobbiamo farlo in modo reale, dobbiamo tornare a farlo "fisicamente", nelle piazze, come una volta. 

E, in questo, le persone Lgbti  e l'intero movimento per i diritti civili ci stanno indicando chiaramente la strada da percorrere.

e-max.it: your social media marketing partner

Con la cattura di un minorenne tunisino si è ieri conclusa l’Operazione Zona che, condotta dalla Squadra Mobile e dal Commissariato di Vittoria (Rg), ha portato all’arresto di una banda di giovanissimi rapinatori.

Le vittime erano persone omosessuali che, adescate nella zona industriale di Vittoria e successivamente condotte in luoghi appartati, venivano improvvisamente assalite dal branco, insultate, umiltate, pestate selvaggiamente e, quindi, rapinate.

Tre dei sei aggressori (tutti residenti tra Acate e Vittoria) erano stati arrestati in agosto. Gli altri due, invece, negli scorsi giorni. Insieme con il minorenne tunisino sono tutti indagati per rapina, estorsione e lesioni aggravate.

Il minore, ieri costituitosi, era tra i più attivi della banda: era stato indicato da ben cinque vittime come quello che li picchiava e ingiuriava maggiormente. In agosto i poliziotti si erano presentati presso la sua abitazione ad Acate: per lui la Procura della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni di Catania aveva richiesto e ottenuto dal gip il collocamento all'istituto di pena per minori nella città etnea. Ma la misura non era stata eseguita perché il giovane si era recato dalla sorella in Francia.

Immediato è scattato il mandato di arresto europeo. Rientrato in Italia, il giovane è stato ieri arrestato.

«Si è presentato alla stazione dei carabinieri di Acate dove vive con la famiglia - hanno spiegato gli investigatori della Squadra mobile - e i colleghi della Polizia hanno subito fornito il mandato di cattura da eseguire».

Dopo le formalità di rito è stato condotto nell'istituto di pena per minori di Catania a disposizione dell'autorità giudiziaria, che lo interrogherà nei prossimi giorni.

e-max.it: your social media marketing partner

Il senato accademico dell’università romana Sapienza ha ieri approvato il doppio libretto per gli studenti e le studenti trans. Un traguardo di significativo valore, il cui raggiungiumento è stato ottenuto grazie all’impegno congiunto del Prisma - Collettivo Lgbtqia+ e di Link Sapienza.

Come reso noto dalle due associazioni studentesche su Facebook, «la vittoria fondamentale è che abbiamo ottenuto un regolamento all'avanguardia, che dia la possibilità a chiunque, anche senza l'obbligatorietà di intraprendere il percorso di transizione, di poter usufruire del servizio».

Unica condizione richiesta, per poter usufruire del doppio libretto, la certificazione rilasciata da un generico ente competente allo studente o alla studentessa interessata.

Punto, questo, su cui Prisma e Link Sapienza intendono però rilanciare la loro battaglia. «Vogliamo – spiegano sempre su Fb – che sia Sapienza a gestire tutto l'iter, implementando servizi già esistenti, che sarebbero gli unici a garantire veramente la privacy e la tutela della dignità delle persone trans*. Non servono diagnosi, non siamo malat*, si tratta solo di diritti e opportunità.

Continueremo a lottare (anche da sol*, come è successo fino ad ora) e non ci fermeremo di certo. L'università deve essere davvero di tutte e tutti».

e-max.it: your social media marketing partner

È stata capace di tornare a parlare di dittature delle minoranze con riferimento alle persone omosessuali (insieme – e sembrerebbe un ossimoro – con quelle musulmane) e del Circolo di Cultura omosessuale Mario Mieli, quale destinatario di un “fiume di denaro pubblico” pur essendo intitolato a un “suicida” e a un “pedofilo”, anche nel corso di una trasmissione dedicata alla manovra di bilancio.

Una vera e propria ossessione, dunque, quella che affligge Silvana De Mari nei confronti della collettività rainbow, il cui fine (secondo le tesi à la page del complottismo omosessualista) sarebbe quello di “gaizzare” ogni realtà e imporre le proprie vedute sì da sovvertire i tradizionali modelli valoriali, familiari, societari.

A stupire non sono le ennesime dichiarazioni discriminatorie e offensive nei riguardi delle persone Lgbti. L’endoscopista d’origine casertana, ma torinese d’adozione, è infatti fin troppa nota per i suoi interessi di cattivo gusto nonché antiscientifici su ciò che attiene all’area anorettale tanto da poter essere chiamata Doctrix culiNon per niente è stata rinviata a giudizio per diffamazione aggravata e continuata a mezzo stampa in ben due processi a suo carico: l’uno contro le persone Lgbti a nome del Coordinamento Torino Pride, l’altro contro il Circolo di Cultura omosessuale Mario Mieli.

A stupire, invece, è stata la partecipazione di Silvana De Mari alla puntata di Otto e Mezzo che, andata in onda ieri sera e intitolata I conti non tornano, è stata incentrata sulla manovra di bilancio. Stupisce in riferimento al tema trattato, perché non si comprendono quali siano le competenze di De Mari al riguardo. Stupisce, soprattutto, in riferimento all’omofobia conclamata della medica, di cui si è sopra parlato. E infatti, come volevasi dimostare, Silvana De Mari è riuscita con le magiche parole “dittatura delle minoranze” a spostare rapidamente l’attenzione laddove desiderava.

È vero che i tre ospiti in studio, Giovanni Floris, Aldo Cazzullo e Paolo Giordano, hanno tacitato con validi argomenti e ridicolizzato la collaboratrice de La VeritàMa resta pur sempre difficilmente accettabile l’avere dato alla stessa occasione di parlare in una trasmissione in prima serata e così seguita come Otto e Mezzo. In un momento politico così complesso e difficile, in cui si assiste a un'escalation di violenza verbale e fisica a danno delle persone Lgbti nonché di appartenenti alle varie minoranze, dare spazio a Silvana De Mari significa aumentarne la visibilità e contribuire ad alimentare un clima omotransfobico tra ascoltatori e ascoltatrici meno attente. Di cui sinceramente ne faremmo proprio a meno. 

Conoscendo il personaggio De Mari – ed è difficile credere che una giornalista di vaglia come Lilli Gruber non ne fosse al corrente –, un ulteriore sbaglio è stato il non aver invitato in studio qualche esperto del pensiero e degli scritti di Mario Mieli. Lo avrebbe richiesto il contesto visto che, come da copione, Silvana De Mari ha poi sciorinato a memoria il ben noto passo degli Elementi di critica omosessuale, per inferirne ancora una volta che Mario Mieli era pedofilo e per ribadire con supponenza: «Questa è la verità». Affermazione, cui tanto Gruber quanto gli ospiti sono stati incapaci di controbbattere non avendo strumenti cognitivi al riguardo.

Al di là della corretta o meno valutazione del passo a interessare veramente è stato l’attacco al Circolo di Cultura omosessuale Mario Mieli sulla linea di quanto già dichiarato al quotidiano adinolfiano La Croce il 13 gennaio 2017: «I pedofili si chiamano ‘map’, persone attratte da minori. Il circolo Lgbt di Roma è intitolato a Mario Mieli, cantore di pedofilia, necrofilia e coprofagia. Posso assumere che tutti gli iscritti provino simpatia per queste pratiche? O che almeno non ne provino nausea? Posso? E così tutto diventa lecito in quanto non è patologico, non è una malattia. Capite che cosa sta accadendo oggi nell’indifferenza quasi generale?». 

Un modo di argomentare, questo, che fa acqua da tutte le parti perché l’aver intitolato un’associazione a una figura storica del movimento contemporaneo di liberazione sessuale  quale Mario Mieli (volendo ipoteticamente ammettere una valutazione letteralista ed estrapolata dal contesto dell’incriminato passo dell'intellettuale milanese) non comporta affatto il ritenerne pensiero, scritti, vita quali interamente infallibili e indefettibili. Né tantomeno come interamente validi per i tempi attuali.

D’altra parte, secondo il ragionamento di Silvana De Mari bisognerebbe, ad esempio, chiedere la cancellazione di odonimi riferentesi al cardinale Giovan Battista De Luca e chiederne la rimozione della statua dal Palazzaccio, visto che l’esimio giurista nel suo Dottor volgare ebbe a parlare in termini difensivi di «quello stimolo, ovvero istinto naturale, il quale si suol dare verso i giovanetti di bello aspetto».

Oppure bisognerebbe, ad esempio, deprecare l’intitolazione di associazioni e scuole a un Ugo Foscolo che con le Ultime lettere di Jacopo Ortis fu cantore, sulle orme di Alfieri, del suicidio come vera manifestazione dell’ultima libertà. Già, perché Silvana De Mari non ha potuto esimersi dal ricordare che Mieli morì suicida nel tratteggiarne a tinte fosche il profilo.

Insomma, una serie di errori che non ci saremmo aspettati nel corso di una trasmissine di qualità come Otto e mezzo.

D’altra parte appare parimenti erronea la valutazione di chi, ex post, sostiene che Silvana De Mari non abbia diritto, in generale, a esprimere le sue opinioni. È un clamoroso autogol da parte di militanti Lgbti. Con un tale argomento (di fondo comprensibile perché dettato dall’esasperazione nel vedere le violenze omotransfobiche pressoché sdoganate), non si fa che alimentare quella che Adolfo Omodeo chiamava “la querula retorica vittimale dei clericali”. Della quale, anche, faremmo volentieri a meno.

e-max.it: your social media marketing partner

Il servizio di Gaia Bozza, andato in onda il 16 settembre su SkyTg24, ha denunciato un altro caso di discriminazione a matrice omofobica. A esserne vittime due giovani campani, costituitisi in unione civile alcuni giorni or sono.

Ciro e Francesco (questi i nomi dei due giovani) volevano scattare alcune foto di quell’importante giorno nella suggestiva cornice di Villa Tiberiade a Torre Annunziata (Na).

La direzione di questa struttura, che, gestita dalle Figlie di Maria Ausiliatrice, si presenta come Casa religiosa di ospitalità e consente a pagamento l’accesso all’ampio parco per foto e riprese in occasioni matrimonali, ha negato alla coppia di accedere ai giardini perché, appunto, trattasi di coppia omosessuale.

Sulla vicenda è tempestivamente intervenuto il Comitato provinciale Arcigay Antinoo di Napoli, che ha annunciato la realizzazione, con il comitato Vesuvio Rainbow, di una serie eventi di sensibilizzazione per contrastare le discriminazioni fondate su orientamento sessuale e identità di genere.

«Villa Tiberiade è gestita da religiosi. Ma, aprendo alla cittadinanza e dando servizi a pagamento, deve rispettare le leggi dello Stato italiano: uno stato laico e democratico che ha voluto una legge sulle unioni civili - ha dichiarato Antonello Sannino, presidente di Arcigay Napoli -. Questa vicenda rievoca quella di Ricadi, il paesino calabro in cui una struttura dichiarava di non fittare stanze ad omosessuali e cani.

Bisogna fare presto chiarezza su questo gravissimo episodio di discriminazione e, intanto, chiediamo a tutte le cittadine e i cittadini che hanno a cuore i valori di libertà e uguaglianza, di non usufruire più dei servizi di Villa Tiberiade».

Nella mattinata di oggi Daniela Lourdes Falanga e lo stesso Sannino, a nome dei rispettivi Comitati Arcigay Vesuvio Rainbow e Antinoo Napoli, hanno dato notizia della convocazione di un'assemblea pubblica contro l'omotransfobia a Torre Annunziata presso il Non solo caffé in Corso Vittorio Emanuele III, 31. Appuntamento, domani sera, a partire dalle ore 17:00.

 

 

 

e-max.it: your social media marketing partner

«Ritengo che il fatto di riconoscere il matrimonio tra le persone, senza limitazioni, risponda al problema di eliminare qualsiasi tipo di discriminazione nella società». Queste le parole pronunciate oggi dal neopresidente cubano Miguel Díaz-Canel nel corso di un’intervista a TeleSUR.

Come noto, il riconoscimento legale del matrimonio egualitario a Cuba è strettamente collegato alla riforma della Costituzione, che sarà oggetto di referendum vincolante il 24 febbraio 2019.

L’articolo 68 del nuovo testo, già approvato il 22 luglio scorso dall’Assemblea nazionale del Potere popolare, definisce il matrimonio come «unione volontaria tra due persone» senza specificare il sesso dei nubendi. Risalente al 1976, la vigente Carta costituzionale designa invece le nozze quale «unione volontaria tra un uomo e una donna».

Il capo di Stato ha dichiarato che problemi, valutati in precedenza sotto altra angoltura e considerati tabuali, vengono ora trattati con un approccio diverso. Ecco perché «la riforma costituzionale è necessaria».

Díaz-Canel si è perciò detto d'accordo con le nozze tra persone dello stesso sesso anche perché argomento fondante nel dibattito costituzionale.

e-max.it: your social media marketing partner

Il 25 marzo del 2016 si spegneva a Roma uno dei protagonisti della scena italiana dal dopoguerra ad oggi: Paolo PoliPoli, che sarebbe riduttivo definire solo attore e regista, è stato uno degli artisti italiani più geniali e iconoclasti, capace di incantare e spiazzare chi lo ascoltava con il suo raffinatissimo sarcasmo e la sua esplosiva e originale verve comica e brillante. Uomo di profonda cultura e grande capacità comunicativa, Paolo Poli ha lasciato un vuoto che sarà difficilmente colmato nella storia dell’arte e dello spettacolo del nostro Paese.

Ed è proprio per ricordare l'artista fiorentino che si inaugurerà a Roma, il prossimo 19 settembre, presso il Teatro Valle, con un vernissage a inviti, la mostra Paolo Poli è..., già presentata a Firenze, presso il Teatro del Maggio Fiorentino, nell’autunno del 2017. La mostra, curata da Rodolfo di Giammarco e Andrea Farri, sarà aperta al pubblico dal 20 settembre al 4 novembre 2018.

A pochi giorni dall’inaugurazione, contattiamo Lucia Poli, attrice e sorella di Paolo, per saperne di più su questo evento.

Lucia, qual è l'importanza di Paolo Poli nella storia della cultura e dell'arte in Italia? Quale eredità e quale insegnamento ha lasciato al nostro Paese?

Paolo è stato un attore geniale e un grande intellettuale insofferente alle classificazioni, perché ha inventato uno "stile" tutto suo, unico e irripetibile. Si possono dire eredi tutti quegli artisti che coltivano con profonda serietà una passione e fanno della "libertà" la loro casa interiore. Paolo Poli è stato un grande demistificatore di luoghi comuni e pregiudizi.Potresti restituirci un tuo ricordo personale di un episodio in cui Paolo, con la sua irriverenza geniale, ha ribaltato le convinzioni comuni?

Uno dei libri preferiti di Paolo era Pinocchio di Collodi. Ne parlò una volta in pubblico con una professoressa. "Io mi sento simile a Pinocchio - disse - un burattino tremendo e adorabile insieme!" "Ma Pinocchio alla fine diventa un ragazzino per bene" osservò la professoressa. E lui:

Credo che sia stata Emma Perodi, che faceva l'editing del giornalino, ad aggiungere quella frasetta moralistica nel finale: Com'ero buffo quand'ero burattino!.. E come sono contento di essere diventato un ragazzino per bene! Finisce pisciandosi sulle scarpe. Risate e applausi del pubblico.

Secondo te, oggi, che penserebbe Paolo Poli dell'attuale clima politico italiano?

Non penso che mio fratello sarebbe felice nel clima politico di oggi soprattutto perché dotato di grazia impertinente, che è esattamente il contrario dell'ignoranza e della volgarità.

e-max.it: your social media marketing partner

Non si placano le polemiche sul ddl che, relativo all’affido condiviso, vede come primo firmatario il senatore leghista e “papista” – seconda una di lui stessa autodefinizione – Simone Pillon.

Un disegno di legge che, secondo Linda Laura Sabbadini, «è un attacco ai diritti dei bambini, delle donne e dei padri responsabili. Uccide la genitorialità, quella vera, del cuore e della responsabilità. Uniamoci tutti. Indietro non si torna».

Tra le tante persone che hanno mosso un duro j’accuse al ddl Pillon anche l’avvocata Andrea Catizone, responsabile del Dipartimento Pari Opportunità del Pd.

L’abbiamo raggiunta per conoscerne meglio le valutazioni

Avvocata Catizone, la sua è stata una delle prime voci critiche nei riguardi del ddl Pillon. Che cosa non le piace?

È un provvedimento che riesce a violare contemporaneamente una serie di diritti acquisiti dalle varie parti coinvolte nella fase, spesso drammatica per gli adulti e traumatica per i figli, della separazione tra i coniugi. Ma oltre a contenere delle norme che non passerebbero il vaglio di disposizioni di rango superiore, come la costituzione ad esempio, è l’impianto culturale sottostante che non può essere accettato, perché si fonda su un’idea non egualitaria nel rapporto affettivo tra le persone e ripatrimonializza le relazioni umane contro una tendenza che, invece, vuole superare questa concezione e mettere al centro la vita e non il portafoglio tra chi ha avuto un legame di tipo affettivo. Oltre alla pericolosità di certe disposizioni lì contenute è proprio la concezione della famiglia e delle relazioni umane che mi preoccupa maggiormente. Con la separazione vi è un impoverimento di tutto il nucleo familiare e non è certo acutizzando un rapporto conflittuale che si risolve questa situazione di disagio.

Si dovrebbero, al contrario prevedere delle misure fiscali per agevolare la costituzione di nuovi nuclei familiari, soprattutto in presenza di minori, in seguito alla separazione, consentire delle detrazioni fiscali per esempio della somma data come mantenimento dal coniuge economicamente più forte, consentire locazioni agevolate e un accesso alle abitazioni meno faraggionso e che tenga conto della reale situazione economico-patrimoniale delle persone che interrompono un progetto di famiglia e intendono costituirne uno nuovo.

Il senatore leghista ha parlato del suo disegno di legge come finalizzato alla tutela dei minori. Da esperta di tale settore che cosa ne pensa?

I minori sono tutelati nel sistema giuridico al di là e meglio di quanto il ddl Pillon paventi, perché godono oggi di uno statuto giuridico che li fa assurgere a soggetti di diritto svincolati dalla necessaria preminenza delle figure genitoriali. Non è certo facendoli transitare da una casa ad un’altra che li tuteliamo meglio, ma prevedendo delle forme di assistenza che siano in grado di provvedere ai loro bisogni soprattutto in condizioni di conflittualità. Per esempio le decisioni dei giudici non sempre sono in linea con le specificità di quella famiglia e anche il ricorso ai servizi sociali richiede uno sforzo ulteriore da parte dell’autorità giudiziaria, oltreché una necessaria riforma degli attori istituzionali che intervengono in questa materia. Ad esempio la formazione e la composizione dei servizi sociali nel nostro paese era pensata in una società dove le esigenze erano diverse e dove il conflitto era nascosto e risolto mediante l’assunzione di decisioni unilaterali di una società in cui i ruoli dei padri e delle madri e delle famiglie erano differenti

Contro il ddl sono state soprattutto le donne a reagire. Da responsabile del Dipartimento Pari Opportunità del Pd perché, a suo parere, esso danneggerà soprattutto le donne?

Le donne oggi hanno un ruolo molto diverso nella società e nelle famiglie. Resta prevalente la presenza della donna nelle funzioni di cura delle persone e delle cose che riguardano le relazioni e scapito di una progressione professionale che, invece dovrebbe essere agevolata. Non esistono norme giuridiche che dicono di mantenere la donna, sia ben chiaro, ma leggi che prevedono una forma di aiuto per il coniuge economicamente più debole e se i dati dimostrano che ancora oggi questa figura corrisponde con quella femminile dobbiamo allarmarci perché ciò accade ancora e non puntare il dito contro le donne fannullone e mantenute.

Serve un processo di ripensamento del ruolo della donna in tutti gli ambiti e in chiave moderna, anche considerando che gli uomini oggi sono molto più attenti a quello che succede intorno a loro e nel rapporto con la prole e che serve un reciproco patto tra i generi per migliorare le condizioni di vita. Nella mia vita professionale di avvocato di famiglia vedo tante donne che per orgoglio e dignità personale rinunciano all’assegno di mantenimento e fanno crescere rinunciando a tutto, i propri figli. Poi nel mucchio c’è di tutto indubbiamente, ma dipingere oggi la donna come una che vuole necessariamente trarre lucro dal matrimonio non è giusto e non corrisponde alla verità della società.

Nel corso d'un'intervista a La Stampa Pillon ha parlato di aborto come realtà da impedire alle donne. Alla luce anche di dichiarazioni dello stesso attinenti alla fede quale fattore pubblico, che cosa si cela in questo gandolfiniano di ferro da un punto di vista culturale e concettuale?

Sull’aborto c’è una visione del tutto irrealistica, perché non esiste una donna che pratichi l’interruzione volontaria di gravidanza con leggerezza e disinvoltura e i dati dimostrano che diminuiscono sempre di più in termini percentuali. Sono esperienze che restano nella vita e nell’animo di ogni donna che vi ha dovuto ricorrere, ma mettere in discussione leggi che permettono di determinare la propria vita e di assumere autonomamente delle decisioni lo trovo realmente incomprensibile. Oggi non è quello il problema del nostro paese, ma semmai è che nascono sempre meno bambine e bambini e che non esiste un sistema di welfare adeguato a permettere alle famiglie di generare.

Allora il governo si preoccupi di attuare misure di tutela dei minori e di aiuti alle famiglie realmente, non alzando sempre polvere per annebbiare l’orizzonte sui problemi reali che la quotidianità solleva. Io come avvocato di famiglia parlo tutti i giorni con i padri e con le madri e dai loro racconti saprei indicare un’agenda di priorità che con questa visione medievale della vita non ha nulla a che vedere.

Il tema dell’omosessualità, declinato in tutte le sue sfumature compresa l’omogenitorialità, è una delle ossessioni di Pillon. Che cosa risponderebbe a chi nega l’esistenza di coppie omogenitoriali e vorrebbe abrogare le unioni civili?

Una delle prime cose che ha detto questo governo è che avrebbe messo mano alla legge sulle unioni civili facendo impallidire ogni essere umano che ogni mattina si sveglia nel ventunesimo secolo. Quella legge non si tocca e non permetteremo che sia messa in discussione in nessun punto perché è già stata il frutto di un compromesso, per certi versi anche al ribasso, di alcuni aspetti di regolamentazione delle relazioni affettive tra gli esseri umani. La mentalità del senatore Pillon genera delle gigantesche violazioni di diritti fondamentali degli esseri umani e peggiora la qualità di vita di ciascuno di noi. Io non voglio vivere in una società e in un paese in cui è di nuovo vietato riconoscere dei diritti a chi si ama e mi spaventa chi afferma, come Pillon che offrirà somme di denaro ingenti per chi rinuncia ad abortire - la libertà non si compra caro senatore!- o che alla domanda sul matrimonio gay risponde “quale matrimonio gay, non esiste perché la famiglia è quella naturale. Se intende le unioni civili, le abolirei” perché vuole disegnare un modello di società dal quale con tanta fatica siamo riusciti ad uscire e che non vorremmo mai, mai, mai più riproporre.

Ci ripensi onorevole Pillon, se vuole andiamo a fare una passeggiata insieme la mattina nei tribunali civili dove la gente si separa, nelle scuole dove vengono educati i nostri figli e nei supermercati… sarà sorpreso da una società più bella e più ricca in cui chi si ama può esprimere liberamente il proprio sentimento senza doversi rinchiudere o vergognare. Di naturale ci sono solo i diritti fondamentali delle persone che lei calpesta ogni giorno.

e-max.it: your social media marketing partner

«Sono consapevole che la mera solidarietà nei confronti delle vittime non basta più. Per questo, coinvolgerò l'Unar - Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali, interessandolo in maniera diretta della questione, in raccordo con le forze di polizia del territorio».

Queste le parole che Vincenzo Spadafora, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alle Pari Opportunità e ai Giovani, ha espresso su Facebook in riferimento all’aggressione di presunta matrice fascista, di cui Andrea è stato vittima, la notte scorsa «sul pianerottolo di casa, in provincia di Verona, dove vive col suo compagno».

Ribadendo che non si può «più permettere alla violenza e alla barbarie di diffondersi così impunemente», Spadafora ha concluso: «Dobbiamo necessariamente fare un passo avanti nella difesa dei diritti e nella sensibilizzazione sui temi di genere. Un passo quantomai doveroso verso la civiltà».

e-max.it: your social media marketing partner

Leda è una coutourier di abiti d’epoca. Ma anche un’attivista transgender per i diritti civili, il cui impegno è stato profuso non solo nella natale terra piemontese. Ma anche nei vari luoghi in cui si è trasferita per motivi di lavoro. Dal marzo scorso vive a Biassono, comune della provincia di Monza e Brianza, dove è a tutti noto il suo percorso di transizione.

Ma nella notte ha ricevuto da uno sconosciuto ripetute telefonate insultanti e minatorie. «Ti sfregio e ti stupro», le ha detto l’uomo dal forte accento romano, annunciandole di aggredire anche la madre che vive nel Cuneese.

Una drammatica esperienza, che l'ha gettato nel panico al punto tale da essere successivamente sedata da un medico. Una drammatica esperienza, che è stata raccontata da una coppia di vicini di casa di Leda sul profilo Facebook della stessa e dietro sua espressa autorizzazione.

«Da poco più di un'ora Leda - si legge su Fab - ha ricevuto una serie di chiamate minatorie a cui abbiamo assistito attoniti io ed ed il mio compagno. Leda ci aveva avvertiti della prima e della seconda chiamata poco dopo che fossero avvenute. Prontamente abitando a poca distanza ci siamo precipitati e la abbiamo trovata in stato di forte agitazione. Sono seguiti altri squilli da un numero anonimo.

Rispondendo in viva voce un uomo dal forte accento romano la insultava e minacciava di sfregiarla e usarle violenza, e di voler far del male anche a sua madre che é distante, questo la ha terrorizzata. Leda non ha fatto mai mistero della proprio percorso di transizione né del suo impegno a favore dei diritti civili. Qui in paese la sua storia è conosciuta e, nonostante gli ideali politici locali possano essere contrastanti col suo vissuto (Biassono è retto da un’amministrazione della Lega, ndr), lei è considerata da tutti come una ragazza volenterosa, gentile, educata, è benvoluta e stimata da chiunque la incontri».

Incredulità e rabbia i sentimenti dell’autrice del post anche in considerazione del fatto che Leda «con entusiasmo e volontà sta cercando di ricostruirsi una nuova vita qui in Lombardia. Ha avuto recentemente problemi di salute che sta risolvendo e questo improvviso orrore temiamo la possa far star male nuovamente.

È da poco intervenuto un medico che le ha praticato un sedativo. Rimarrò con lei in nottata. Domani è mia e nostra intenzione accompagnarla dalle autorità competenti per i provvedimenti del caso. Auspichiamo che non debba più ripetersi quanto accaduto. Leda desidera più di ogni altra cosa e come tutti poter vivere tranquillamente e serenamente».

Schermata 2018 09 14 alle 07.08.02

e-max.it: your social media marketing partner

happyPrince2

Featured Video