«Ieri è stato un susseguirsi di telefonate violente e volgari e non poche minacce di morte e di danni al locale, che pertanto oggi resterà chiuso. Per non parlare della violenza sui social».

È quanto riferisce in una nota la direzione della Locanda Rigatoni, il ristorante romano in cui, giovedì 19 luglio, una coppia di due giovani si è vista consegnare da un cameriere uno scontrino con la dicitura: No pecorino, Si frocio.

Vicenda che, rimbalzata sui media nazionali, ha spinto i gestori a licenziare il cameriere, su cui è stata scaricata la piena responsabilità del gesto, mentre il Campidoglio annunciava verifiche e si susseguivano sui social commenti a valanga.

«Stamattina - riportano ancora i gestori del ristorante in via Domenico Fontana - ci siamo ritrovati uno striscione omofobo e razzista di Forza Nuova di fronte il nostro locale, che è stato poi rimosso da noi stessi.

La vicenda dello scontrino ci offende come imprenditori, come lavoratori e come cittadini. Le conseguenze di un atto inqualificabile di una persona che è stata prontamente allontanata, stanno coinvolgendo le famiglie nostre e dei nostri lavoratori.

Rinnoviamo la nostre scuse alla coppia coinvolta in questa spiacevolissima vicenda e la richiesta di un confronto e di un percorso condiviso con la comunità Lgbt, in modo tale che episodi vergognosi come quello capitato non possano e non debbano più ripetersi».

e-max.it: your social media marketing partner

«Un atto inqualificabile dal quale prendiamo le più decise e convinte distanze. Il cameriere è stato licenziato». Questa la decisione presa dalle direzione della Locanda Rigatoni, dove ieri è stato emesso a una coppia di due giovani clienti uno scontrino con la dicitura No pecorino, Si frocio

In una nota lo staff del ristorante romano sito in Via Domenica Fontana (zona San Giovanni) hanno ripercorso la vicenda che, denuncita dal sito Bytchif, è rimbalzata velocemente sui media nazionali: «Giovedì 19 luglio è accaduto un fatto grave - si legge -. Nel nostro locale, un cameriere ha compiuto un atto inqualificabile nei confronti di due clienti stampando sulla comanda un insulto omofobo, da cui tutta la direzione e il personale della Locanda Rigatoni prende le più decise e convinte distanze».

Quindi la dichiarazione centrale: «Ci teniamo a precisare che, fermo restando la gravità dei fatti, la direttrice del locale ha immediatamente condannato l'atto del cameriere e si è scusata con i clienti, inorridita dal fatto incriminato come e, se possibile, più di loro.

Coerentemente con tale comportamento comunichiamo che il cameriere è stato licenziato in tronco, non rappresentando in alcun modo la filosofia e lo stile della Locanda Rigatoni. Ovviamente il cameriere responsabile di questa spiacevole vicenda ne risponderà in prima persona.

La proprietà, lo staff del locale e la direttrice da sempre considerano la Locanda Rigatoni la casa di tutti. Siamo da tempo impegnati in programmi per l'integrazione di rifugiati nel nostro locale e chiediamo ufficialmente alla comunità Lgbt di costruire insieme un percorso per riaffermare i valori di tolleranza, rispetto e apertura, -che sono da sempre gli elementi fondanti del nostro modo di fare ristorazione».

Il comunicato è stato reso noto dopo che la pagina Fb della Locanda Rigatoni è stata inondata da recensioni negative e dopo che da più parti, a partire dal Codacons, si era chiesta la chiusura del ristorante e la revoca della licenza ai gestoriLa Confesercenti di Roma ha invece chiesto che venga istituito un bollino di qualità per i pubblici esercizi, che possa garantire ai clienti e ai turisti un galateo dell'accoglienza.

Ferma condanna da parte del Campidoglio a iniziare dalla sindaca Virginia Raggi

L’assessore allo Sviluppo economico, Turismo e Lavoro al Comune di Roma Carlo Cafarotti, ribadendo che «Roma è, e rimarrà, capitale dell'inclusione e dell'accoglienza, tanto da aver istituito proprio per i professionisti che lavorano con il pubblico, ristoratori, albergatori, tassisti, corsi formativi incentrati sul galateo dell'accoglienza», ha poi aggiunto: «Saranno avviate in ogni caso le opportune verifiche, anche a seguito dell'eventuale denuncia. Solidarietà ai due ragazzi vittime dell'ignoranza. Episodi simili offendono tutta la città».

Mentre per la senatrice pentastellata Alessandra Maiorino è necessario revocare la licenza ai gestori, la vicepresidente forzista della Camera Mara Carfagna ha ricordato con un tweet che «l'omofobia non è uno scherzo. E con l'intolleranza non si gioca mai».

 

e-max.it: your social media marketing partner

Si è conclusa ieri a Roma la 5a edizione degli Italian Gaymes, l'appuntamento multisportivo contro l'omotransfobia promosso da Gaycs. 

Tra le discipline, svoltesi nella zona dell'Eur, paddle tennis, basket, pallavolo, beach volley, calcio a 5, burraco. Ad arricchire l'evento anche la 4a edizione della Partita dei diritti, promossa e organizzata dalla Nazionale italiana calcio gay Friendly. Per gli amici a quattro zampe, invece, quest'anno si è tenuto, per la seconda volta, il Dog Day - Senza frontiere.

Durante la tre giorni al Gay Village, tra giovedì 12 e sabato 14 luglio, insieme alla madrina Eva Grimaldi si sono alternati gli artisti Andrea Casta (con il suo "violino elettronico"), le cantanti Giorgia Acchioni, Sara Galimberti e Micaela Giovani, gli artisti di Pole Dance con Andy Candy e  Aphrodite.

Tra gli eventi anche la presentazione del libro di Rosario Coco  Storie Fuorigioco, che ha dato vita, venerdì sera, a un dibattito cui hanno preso parte Adriano Bartolucci Proietti (presidente di Gaycs), Imma Battaglia (presidente onoraria Dgp), Sebastiano Secci (presidente del Circolo di Cultura omosessuale Mario Mieli), Marilena Grassadonia (presidente Famiglie Arcobaleno), Antonello Sannino (responsabile Sport Arcigay), Roberta Mesiti (presidente Agedo Roma), Francesco Lepore (caporedattore di Gaynews.it). I presenti, insieme ad altre personalità dell'attivismo e dello spettacolo, sono stati nominati "Ambasciatori" dei prossimi Roma EuroGames 2019.

Secondo l'annuncio ufficiale degli organizzatori, infatti, il prossimo anno Roma ospiterà gli EuroGames normati dalla European Gay and Lesbian Sport Federation, la rassegna europea dello sport gay friendly nata nel 1992 che approda per la prima volta in Italia con oltre 4000 atleti e atlete attesi da tutta Europa. 

Tra gli Ambasciatori dei giochi anche la scrittrice Delia Vaccarello, la calciatrice Gaia Ciccarelli, l'allenatrice di serie B Licia Arzilli, il portavoce dei Liberinantes Alberto Urbinati (squadra di rifugiati promossa da Unhcr), l'attivista per i diritti bisex Tom Dacre. 

Sul finale della cerimonia conclusiva, l'importante presenza degli attivisti e delle attiviste transgender e intersex del gruppo It, nato all'interno dell'organizzazione degli EuroGames per lavorare sull'inclusione delle persone "I" e "T" nei giochi. Tra di loro i nomi di Cristina Leo, portavoce di Colt (Coordinamento Lazio Trans), Giovanni Guercio, avvocato esperto in materia che ha seguito la sentenza della Corte Costituzionale del 2015 sul cambio anagrafico del nome, Alessandro Carollo, attivista, ex-atleta e genitore transgender.   

"L'organizzazione dei prossimi giochi - hanno dichiarato gli organizzatori - partirà proprio dai temi dell'inclusione di chi ancora è marginalizzato anche nella stessa collettività lgbti, nonché dalle tematiche della doppia discriminazione".

Guarda la GALLERY

e-max.it: your social media marketing partner

Un ennesimo episodio di discriminazione da orientamento sessuale o identità di genere. Questa volta è capitato a Noemy, una donna transgender 35enne, nota nel mondo dei locali notturni quale spogliarellista. Le è stato infatti vietato d’accedere in una disco romana appunto perché trans.

È stata lei stessa a ricostruire i contorni della vicenda a Gaynews.

Alle 00:45 di oggi s’era recata in compagnia di due amiche al Nice (discoteca in zona Ponte Milvio), dove c’era un tavolo prenotato al loro nome in zona privé. «Ci stavano per far entrare – così racconta ancora incredula Noemy –, quando a un certo punto ci hanno bloccato.

Si è avvicinato allora un uomo e con molta gentilezza ci ha comunicato di essere rammaricato e di provare vergogna di ciò che stava per riferirci. Che, in pratica, non si poteva entrare per colpa mia.

Sono rimasta sbalordita come anche le mie amiche. Gli abbiamo chiesto la motivazione e lui ci  risposto, senza nominarla, che una persona dello staff mi aveva riconosciuta in quanto trans. Per cui io mi sarei dovuta allontanare mentre le mie amiche, se erano “vere” donne biologiche, sarebbero potute entrare».

A distanza di tante ore Noemy ha ancora difficoltà a parlarne.

«Sono ancora scioccata da quanto accaduto – aggiunge –. Io mandata via pubblicamente da un locale pubblico per il solo fatto d’essere trans. In 35 anni non mi era mai capitato di essere vittima d’una discriminazione omotransfobica, di subire una tale umiliazione».

Anziché chiamare carabinieri o polizia Noemy ha preferito denunciare la vicenda attraverso una recensione fortemente negativa sul sito del Nice con tanto di motivazione per omofobia.

«Mi aspettavo una risposta – conclude –. Una richiesta di scuse da parte dei gestori. E, invece, nulla. Soltanto un duraturo e assordante silenzio, che mi ferisce ancora di più».

e-max.it: your social media marketing partner

Quello della visibilità delle persone Lgbti e dei loro diritti, con particolare riferimento alla comunicazione televisiva e ai media in generale, sembra essere nuovamente un tema caldo della nostra agenda culturale. Soprattutto in un clima politico che sembra legittimare esternazioni offensive e omofobe come quelle di Vittorio Feltri che, all’indomani del partecipatissimo Pride di Milano, ha parlato del capoluogo lombardo come vivaio di finocchi

Tra i partecipanti della marcia meneghina dell’orgoglio Lgbti c'era anche il giornalista Alessandro Cecchi Paone che, questa sera presso il Love Park di Roma, interverrà al dibattito La rappresentazione delle rivendicazioni Lgbti in Tv. Incontro che, moderato da Vanni Piccolo, vedrà anche intervenire Fabio Canino, Bruno Tommassini Pugliese, Simone Alliva.

WhatsApp Image 2018 07 03 at 10.40.07

Ed è proprio ad Alessandro Cecchi Paone che chiediamo un commento sulle parole di Feltri e  non solo. 

Alessandro, cosa senti di rispondere alle esternazioni del direttore di Libero, per cui Milano sarebbe un vivaio di “finocchi” e il Pd la brutta copia del Partito Radicale?

Io userei il termine gay e aggiungerei che, per fortuna, Milano ne è un vivaio! Il Pd è stato essenziale per due leggi di civiltà: le unioni civili e il testamento biologico. Ma non è ancora abbastanza per diventare un nuovo Partito Radicale!

A proposito della rappresentazione mediatica delle istanze Lgbti, questa sera, interverrai a uno specifico dibattito nella capitale. Come credi debbano essere oggi veicolate tali istanze in tv e attraverso i media?

Credo debbano essere rappresentate senza folclore e ridicolizzazioni con una seria e oculata attenzione e considerazione alla cultura, all’estetica e all’arte gay.

Pensi che, al momento, l’Italia rischi davvero una retromarcia sui diritti? 

Mi sembra evidente e le dichiarazioni di Vittorio Feltri lo dimostrano! 

e-max.it: your social media marketing partner

Ritenuta la società di consulenza aziendale più grande al mondo, Accenture è anche quest’anno uno dei principali sponsor del Milano Pride. Riprova del forte impegno che la multinazionale irlandese profonde da tempo a favore dei diritti civili e delle politiche di inclusione sui luoghi di lavoro.

In Italia Accenture è partner di Parks - Liberi e Uguali, associazione senza scopo di lucro che, fondata dal deputato Ivan Scalfarotto, opera sotto il patrocinio del ministero per le Pari Opportunità. Obiettivo di Parks è supportare le aziende partner a comprendere a pieno e realizzare al massimo le potenzialità di business legate allo sviluppo di strategie e pratiche rispettose della diversità.

Insieme con Parks Accenture organizza workshop e iniziative volte alla sensibilizzazione e formazione della leadership in una con la partecipazione al Parks GLBT Diversity Index. È questo uno strumento che misura il successo nel raggiungimento dell’obiettivo strategico di inclusione delle persone Lgbti.

In occasione della conferenza stampa di presentazione della Pride Week milanese, tenutasi a Palazzo Marino il 20 giugno, Accenture ha reso noti i risultati della ricerca Open For Business: strengthening the economic case.

Il report in 90 pagine è stato realizzato da Jon Miller e Lucy Parker (Brunswick Group), su commissione di Open for Business, una coalizione di 21 multinazionali (Accenture, American Express, AT&T, Barclays, BCG, Burberry, EY, Google, IBM, Inditex, LinkedIn, Linklaters, MasterCard, McKinsey & Company, Microsoft, PwC, RBS, Standard Chartered, Tesco, Thomson Reuters, Virgin Group) impegnate nella promozione dei diritti delle persone Lgbti.

Il report evidenzia come l’inclusione delle stesse coincida ovunque con l’acquisizione di livelli più elevati di innovazione, maggiori competenze e una migliore qualità della vita che, a loro volta, contribuiscono a migliorare la performance economica e l'aumento del Pil pro capite

È stata inoltre stilata una classifica delle 121 città più open for business del mondo in base al loro grado di inclusività, competitività economica e progresso sulle base di 23 parametri economici e sociali.

open

Tra le città più aperte troviamo Amsterdam, Berlino, San Francisco, Londra e Stoccolma. Tra quelle parzialmente aperte figurano Milano e Roma insieme a Hong Kong, Johannesburg e Shanghai. Nella categoria delle città meno inclusive al mondo incontriamo Nairobi, Dakar, Kiev, Istanbul e Mosca.

e-max.it: your social media marketing partner

La storia di Valentina, una giovane donna lesbica che vive con la sua compagna Clelia a Terracina, è divenuta nei giorni scorsi un caso nazionale. Una storia d’ordinaria omofobia connessa all’ambito lavorativo, da cui si può essere escluse per il solo aspetto.

«A noi servono donne, non maschi mancati. Ti presenti come donna, ma hai l’aspetto da maschio». Queste alcune delle parole rivolte via Messenger a Valentina, che aveva risposto a un annuncio di lavoro per uno stand di tiro al bersaglio nell’ambito della manifestazione Lungotevere in Festa 2018.

Un caso che, sollevato dal Gay Center di Roma, aveva subito allertato negli scorsi giorni i vertici dell’amministrazione comunale: «Faremo partire i controlli del caso, sulla base di quanto denunciato dalla ragazza – così da Palazzo Senatorio –. Condanniamo con fermezza ogni fenomeno di discriminazione per violazione dei diritti civili e sociali della persona».

Venerdì scorso Valentina ha avuto modo di confrontarsi privatamente con l’organizzatore della kermesse estiva e il titolare dello stand, che si è detto amareggiato delle parole scritte su Messenger da un suo collaboratore. Ma non si è andati al di là di condanne dell’accaduto e attestati di solidarietà.

«In ogni caso, anche se mi avessero proposto un lavoro – ha dichiarato a Gaynews –, dopo quanto successo, non avrei accettato».

È decisa al telefono Valentina ma anche emozionata e commossa come quando ha raccontato dell’incontro avuto, sabato scorso, con Imma Battaglia al Gay Village«Sono arrivata con la mia compagna Clelia e mi sono subito sentito coccolata.

Imma mi ha proposto un’offerta lavorativa all’interno del Village e mi ha presentato a chi si occupa della gestione del personale in vista di un colloquio. Mi ha poi detto che non devo risentirmi per quanto accaduto ma sentirmi fiera di ciò che sono. Ha poi aggiunto che ho fatto benissimo a denunciare l’accaduto.

Ho subito pensato alle tante persone che purtroppo non riescono a fare ciò: una situazione doppiamente terribile».

e-max.it: your social media marketing partner

A dare inizio al Roma Pride, poco dopo 15:00, lo striscione del Mit, la cui delegazione è stata guidata dalla presidente Nicole De Leo e dalla presidente onoraria Porpora Marcasciano. Hanno percorso un breve tratto, prima che in testa al corteo si ponessero i rappresentanti del Coordinamento Roma Pride. Ma un gesto, quello del Mit, altamente simbolico per ricordare che i moti di Stonewall e il conseguente movimento contemporaneo di liberazione Lgbti non ci sarebbero stati senza Sylvia Rivera e le drag di Greenwich.

Dietro di loro una colorata marea umana, che si è ingrossata sempre di più durante il percorso fino a raggiungere le 500.000 persone.

18 i carri, tra cui quelli delle ambasciate di Canada e Regno Unito. E poi le associazioni Lgbti (dal Mieli ad Arcigay, dal Mit a TGenus, da Famiglie Arcobaleno ad Agedo, da Rete Genitori Rainbow al Colt, da Globe-Mae a Plus, da Gaynet a Gaylib, da Senes ai Leather Club italiani, da Di'Gay Project a Gaycs), le organizzazioni umanitarie nonché sigle sindacali come la Cgil, rappresentata dalla segretaria Susanna Camusso.

Presenti esponenti del mondo politico come l'europarlamentare Daniele Viotti, il segretario reggente del Pd Maurizio Martina, la senatrice dem Monica Cirinnà – che, salita sul carro del Mieli durante il percorso, ha fatto cantare ai partecipanti l’Inno di Mameli –, la deputata di +Europa Emma Bonino, il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti. Assente, invece, la sindaca Virginia Raggi, anche se per l’amministrazione capitolina c’erano il vicesindaco Luca Bergamo e alcuni assessori.

Il Roma Pride, che ha avuto due testimonial d'eccezione nei partigiani Modesto (92 anni) e Tina Costa (93 anni), è stato il primo (insieme a quelli di Pavia e Trento) a essere celebrato dopo le discusse dichiarazioni del ministro Lorenzo Fontana e il voto di fiducia al governo.

Un’occasione, dunque, per reagire a chi nella Lega vorrebbe relegare al silenzio e all’inesistenza le persone Lgbti, come sottolineato con fermezza in Piazzale Madonna di Loreto dal presidente del Circolo di Cultura omosessuale Mario Mieli Sebastiano Secci.

Un’occasione per ribadire al M5s che non è possibile non prendere le distanze da tali posizioni fascisteggianti, che non è possibile – come ripetuto da tanti loro esponenti negli ultimi giorni – contrapporre diritti civili a diritti sociali, essendo gli uni strettamente correlati agli altri.

Guarda la GALLERY

e-max.it: your social media marketing partner

Alla vigilia del Roma Pride si è svolta ieri sera, a partire dalle 20:30, presso il Teatro Quirinetta la cerimonia di gala in occasione del 35° anniversario di fondazione del Circolo di Cultura omosessuale Mario Mieli. A fare gli onori di casa Sebastiano Secci, presidente della storica associazione romana, insieme con la sua vice Rossana Praitano.

Tanti i momenti salienti della manifestazione ma il più toccante è stato costituito dalla rievocazione che, dei sette lustri di attività del Circolo, ha fatto un socio fondatore dello stesso nonché militante storico quale Vanni Piccolo. E per farlo Vanni ha fatto ricorso al genere epistolare attraverso la struggente lettura d’una lettera a una “giovane amica” sull’esempio – benché con motivazioni ovviamente differenti – dell'Alexis ou le Traité du vain combat di Marguerite Yourcenar.

Di quella lettera, che ha portato alla fine un’intera platea, visibilmente commossa, ad alzarsi in piedi e applaudire per più minuti, Gaynews offre ai lettori e alle lettrici il testo completo.

Mia giovane amica,

Uso volutamente il femminile ribaltando la grammatica di genere perché il femminile ha rappresentato la dimensione di ispirazione della nostra rivoluzione ed è al femminile che il movimento ha iniziato le sue battaglie quella notte del 28 giugno del 1969 nello storico Stonewall.

Non è senza emozione, ma è anche con un certo imbarazzo, che irrompo nella tua giovinezza nella tua spensieratezza nei tuoi sogni nei tuoi progetti di vita. E forse anche nei tuoi amori, per parlarti del passato, della storia del nostro movimento, della nascita del Circolo di Cultura omosessuale Mario Mieli, al quale tu oggi ti stai avvicinando.

Sono passati ben 35 anni. Difficile rappresentare ad un ventenne di oggi le condizioni storiche degli inizi degli anni 80, ma ci provo.

La tua è la generazione dei social, la nostra quella del passaparola, la tua quella dei WhatsApp, la nostra quella delle cartoline illustrate, la tua quella dei viaggi con Ryanair, Blablacar e Airbnb, la nostra quella dell’autostop e del sacco a pelo, la tua quella delle mail, la nostra quella dei comunicati stampa consegnati a mano, sempre lo stesso itinerario: l’Unità e Paese sera a via dei Taurini, Repubblica a Piazza Indipendenza, il Messaggero a via del Tritone, il Manifesto  e il Corriere della Sera a via Tomacelli, per chiudere con Il Tempo a Piazza Colonna. Per fortuna proprio dietro Piazza del Parlamento c’era il Cinema Olimpia, con proiezioni di film d’essai, e anche uno dei posti d’incontro all’epoca più frequentati a Roma, e con sicuro successo.

Purtroppo è un doloroso fatto di sangue che dà impulso al movimento romano agli inizi degli anni 80. Salvatore Pappalardo, un giovane operaio torinese in vacanza a Roma, nel maggio del 1982 viene selvaggiamente ucciso a bastonate a Monte Caprino.

Questo fatto scuote le coscienze omosessuali romane e nazionali. Le reazioni furono immediate e tali da consentirci di organizzare in poco tempo una emozionante manifestazione nazionale.

Piazza del Campidoglio, quel pomeriggio era proprio stupenda.

C’erano proprio tutti e da Piazza Venezia a Piazza Navona fu una trionfo di striscioni e di slogan,  i nostri famosi slogan. Mille persone, una folla per il 1982, tra cui molti esponenti e militanti dei partiti della sinistra, ma soprattutto tantissimi omosessuali che portavano in piazza il loro dolore e la loro rabbia, ma anche, per la prima volta, la loro identità e le loro rivendicazioni. Grande la commozione  alla fiaccolata che chiuse la manifestazione a Monte Caprino.

Il sostegno delle Istituzioni e della politica ci convinse ad aprire il dialogo, per incalzare i partiti sull’attenzione alla condizione omosessuale e transessuale e venne rinnovata al Comune la richiesta di un Centro Polivalente di Cultura omosessuale.

Quel “sì” del Sindaco Vetere alla Sala Borromini accese molte speranze, ma dovemmo aspettare molti anni.

Ci chiamammo Movimento Unitario omosessuale romano, ma la sigla MUOR  non apparve beneaugurante e si trasformò in CUOR, Coordinamento unitario omosessuale romano.  Via via nacque l’esigenza di essere riconosciuti giuridicamente. Il dibattito fu animato e appassionante sulla scelta del nome da dare alla nascente associazione.

Mi piace ricordare Ugo Bonessi che subito fece il nome di Mario Mieli, conosciuto e amato da tutti, che si era suicidato qualche mese prima.

Sicuramente, la lettura di “Elementi di critica Omosessuale”, l’affettuosa ammirazione e condivisione del suo provocatorio impegno politico, l’originalità del personaggio, convinsero tutti. Ed è così che nel maggio del 1983 nasce il CIRCOLO DI CULTURA OMOSESSUALE “MARIO MIELI”.

Bruno Di Donato, infaticabile attivista del FUORI ne fu il primo Presidente. E Marco Bisceglia, l’ispiratore di Arcigay il primo Vice presidente. A loro è dovuto un doveroso ricordo di affetto e gratitudine.

Io fui il primo segretario.

Il movimento era impegnato in un fermento di programmazione culturale. L’opinione pubblica più attenta, i partiti della sinistra più sensibili, le istituzioni più disponibili. Furono segnali incoraggianti la nascita di Babilonia e la presa del Cassero a Bologna. Indimenticabili i campeggi gay! A Roma vengono celebrate le tre giornate dell’orgoglio omosessuale con il patrocinio e il contributo del Comune di Roma. Voglio trasmetterti l’emozione di un ricordo di quei giorni: su tre enormi striscioni nelle vie del centro la parola omosessuale usciva dalla clandestinità e trionfava scritta in alto nel cielo di Roma.

Stavamo vivendo la nostra favolosità tra discussioni, ironie, ienate, travestimenti, raduni, affetti. Eravamo immersi in una dimensione di orgoglio e di entusiasmo, migrando ovunque ci fosse un’occasione di incontro, di confronto, e soprattutto di conoscenza reciproca delle nostre vite che ha costituito il collante affettivo della nostra militanza, programmando iniziative culturali per abbattere il muro dell’ignoranza e del pregiudizio, senza perdere di vista i piaceri della seduzione e della sessualità, tra tacchi a spillo, parrucche e boe di struzzo. Eravamo irresistibilmente FAVOLOSE!

All’improvviso siamo stati costretti a prendere coscienza che l’Aids, quella strana novità che arrivava da oltroceano, non era solo una parola astratta che i ragazzotti napoletani storpiavano in Adidas, ma una malattia reale che aveva già mietuto molte vittime nella comunità omosessuale americana.

All’improvviso tutto si ferma.

La nostra liberazione sessuale perde di senso reale, bisogna confrontarsi con un nuovo spaventoso nemico: fu il panico, lo smarrimento, la paura, soprattutto per la carenza di informazioni e di punti di riferimento.

La nostra avanzata subisce una profonda battuta d’arresto, e fummo costretti ad organizzarci per far fronte a un bisogno di informazione ancora molto vaga e sicuramente poco rassicurante. La società omofoba e bigotta conia il binomio omosessuale=malato di Aids. Eravamo visti come moderni untori del morbo gay, del castigo di dio, come ebbe a esprimersi il cardinale di Genova Giuseppe Siri. E la chiesa tuonò: “l’Aids lo prende chi se lo va a cercare!” 

Una immensa triste solitudine sociale.

Per questo vorrei raccomandarti il rispetto delle persone sieropositive e la condanna di chi oggi parla di loro come “di persone che si sono fatte allegramente sborrare nel culo senza preservativo”. Queste posizioni bigotte e moralistiche offendono i nostri morti, il nostro impegno, la nostra storia.

Fortunatamente l’Istituto Superiore di Sanità per conto dell’OMS ci chiese di collaborare per un’indagine su un campione di 50 persone da sottoporre a delle analisi. Ci sentimmo cavie, ci sentimmo umiliati, ci sentimmo fragili, ma capimmo l’importanza di questa collaborazione e senza esitazione decidemmo di sostenere la ricerca contro questa malattia.

Non era ancora il tempo del kit ELISA, quindi era necessaria, oltre al prelievo di sangue, l’offerta di urina e di sperma. Non avevamo sedi adeguate come quelle di oggi ma sottoscala di partiti, così in pratica ridendo come pazze sulle foto di giornaletti porno, i video non erano ancora di moda, ci siamo fatti delle grandi seghe nella sede del PDUP che ci ospitava in quel momento,  molestando i compagni del partito per potere arrivare all’orgasmo e donare come fossimo delle mucche la nostra dose di sperma fresco di giornata.

Alla fine la nostra collaborazione diventò un servizio per la comunità.

Informammo con un depliant su tutte le pratiche a rischio, chiamandole  con il loro nome perché la gente capisse, e credimi, quello fu un esaltante momento di grande coraggio.

Perché contrapponemmo la nostra attenzione alla salute, all’approccio moralistico delle istituzioni, che forse in cuor loro speravano che l’AIDS facesse sparire i froci dalla faccia della terra.

Furono momenti terribili. Molti dei protagonisti della nostra rivoluzione non c’erano più. Voltandoti indietro all’improvviso erano spariti. E ci sentimmo ogni giorno più soli.

Ma continuammo nel nostro impegno.

Due nomi per tutti consegno alla tua memoria: Bruno Di Donato e Marco Sanna.

Assistemmo a funerali umilianti senza spazio né per il dolore, né per il rispetto, celebrati frettolosamente tra omelie moraliste e famiglie ansiose che tutto finisse in fretta.

Ho assistito, personalmente, all’allontanamento sprezzante, umiliante e doloroso dal letto di morte della persona amata, del compagno di vita di  tantissimi anni. Ho visto la disperazione negli occhi di entrambi, mentre la famiglia genitoriale si riappropriava cinicamente di quel figlio vergogna, che finalmente la morte cancellava, ripristinandone la rispettabilità sociale.

E’ da questa disperazione che nacque l’esigenza di lottare per ottenere un riconoscimento giuridico dell’amore tra persone dello stesso sesso, perché quella disperazione non si ripetesse più. Perché nessuna madre nessun padre, nessuno, potesse allontanare il compagno del proprio figlio dalle sue braccia e dalla sua vita. E perché quel legame assumesse la dignità, il rispetto e i diritti della famiglia.

Tu oggi ama senza paura, senza riserve, e lotta perché nessuno irrida o addirittura neghi l’esistenza del tuo amore e il tuo desiderio di genitorialità.

Intanto il Circolo Mario Mieli era diventato un importante punto di riferimento per la comunità romana. Siamo stati proprio bravi e così siamo diventati Centro di Sorveglianza dell’Osservatorio Epidemiologico Regionale, diretto da Carlo Perucci e grazie a lui fu aperto il Centro Aids presso l’ospedale San Giovanni Addolorata, con la collaborazione del Circolo Mario Mieli. Pur con pochi mezzi e con una organizzazione improvvisata  credo di poter affermare che la nostra risposta si possa definire “eroica”.

Dalla sede provvisoria di Piazza  Vittorio finalmente occupammo uno spazio in via Ostiense, tra Mangiafuoco e l’Agesci. Ricordo ancora quel tardo pomeriggio quando scaricammo le poche cose , tra cui tutto l’occorrente per allestire uno studio medico che ci aveva fornito l’Assessora alla Sanità del Comune di Roma, Franca Prisco, tra la curiosità e la diffidenza dei vicini. Quello spazio oggi è conosciuto a livello nazionale.

Alla fine degli anni '80, grazie al nostro impegno e al nostro lavoro, il Circolo ebbe un cospicuo contributo da destinare alla informazione e alla comunicazione. Stampammo tanto materiale, ma le strutture ricreative non furono collaborative. E non potevamo certo andare nei luoghi d’incontro a offrire il nostro depliant, spiegare il corretto uso del preservativo, mentre il nostro potenziale interlocutore era intento  a soddisfare altre voglie.

E così per poter incontrare direttamente la popolazione gay cominciammo a gestire una serata  a via dei Fienaroli a Trastevere.

Creativo animatore Francesco Simonetti, che qualche anno dopo, a soli trentatré anni, l’aids si porterà via.

Io intanto facevo la spola da Parma perché avevo vinto il concorso per preside gay, e animavo le serate col mio personaggio surreale, la divina presentatrice Messalina, che si era già sbattuta abbondantemente in tutti i favolosi campeggi gay.

Dopo poche settimane a via dei Fienaroli c’è la fila.

A settembre del '90 ci fu la indimenticabile festa al Mattatoio, chiamata Muccassassina, con riferimento alla grafica molto dark che rappresentava delle mucche con la falce che erano tornate per vendicarsi di essere state mattate.

Grande successo che indusse a cercare uno spazio discoteca individuato al Castello, vicino al Vaticano, dove prima c’era un cinema porno, il Mercury, paradiso dei militari, in particolari dei marinai che…

Mi fermo mi rendo conto che sto inseguendo ricordi , sì  tanti  ricordi…. Ma intanto era nata Muccassassina, che col suo grande successo, che continua ancora oggi, ci aiutò a fare informazione, a distribuire preservativi, e a offrire realmente un luogo di aggregazione.

Per la cronaca la sera dell’inaugurazione alla cassa c’era Messalina, vestita tale e quale come la cassiera del cinema porno, con una splendida cotonatura bionda e un maglioncino rosa con fiori stampati:

“Prenda pure un preservativo, prego. Porta fortuna”.

Ma devi sapere che l’aids non è ancora sconfitto. Come non è sconfitta l’omofobia.  Non sacrificare il tuo piacere ma salva la tua salute, con ogni mezzo che la scienza ti offre a sua tutela. E non sacrificare il tuo amore. In quegli anni, in una scuola, una ragazza mi disse: “ma cosa mi vorresti dire, che la prima volta che lo faccio devo usare il preservativo?” Le risposi: “mi piange al cuore, ma devo risponderti “sì”. E se tu oggi mi chiedessi: “cosa vorresti dirmi, che io non posso baciare per strada la persona che amo?”, ti risponderei: “ne hai tutto il diritto ma mi piange il cuore dirti che nella la società ancora c’è tanta omofobia che spesso si manifesta in violenza contro la nostra felicità”.

Questa è la testimonianza che ti consegno.

Con lo stesso impegno con la stessa gioia con lo stesso amore con lo stesso orgoglio.

Ti voglio bene.

e-max.it: your social media marketing partner

Sono tre i Pride in programma per domani, sabato 9 giugno. Si sfilerà a Pavia, a Trento e  a Roma. In tutte e tre le città l’appuntamento è fissato alle ore 15:00.

A Pavia la marcia dell’orgoglio Lgbti si muoverà da piazza Italia per terminare in piazza Guicciardi, dove si terranno i discorsi dei portavoce. A Trento, invece, che si appresta a vivere il suo primo Dolomiti Pride organizzato con cura, soprattutto, grazie all’impegno del presidente del locale comitato Arcigay Paolo Zanella, si partirà da piazza Dante per raggiungere il Parco delle Albere, dove la festa proseguirà fino a notte inoltrata.

A Roma, infine, ci si muoverà da Piazza della Repubblica. Sarà soprattutto quello della capitale a caricarsi di particolare significato politico, essendo i Pride di domani i primi a essere celebrati dopo le discusse dichiarazioni del neoministro Lorenzo Fontana e il voto di fiducia al governo Conte.

Oltre alle adesioni delle ambasciate di Canada, Francia, Regno Unito, Germania il Roma Pride vedrà la presenza del presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, della consigliera regionale Marta Bonafoni, della capogruppo M5s Roberta Lombardi alla Regione Lazio, del vicesindaco di Roma Luca Bergamo con vari assessori della Giunta capitolina. Ma non quella della sindaca Virginia Raggi.

Parteciperanno altresì, fra gli altri, l’europarlamentare Daniele Viotti, il segretario reggente del Pd Maurzio Martina, l’ex presidente della Camera Laura Boldrini, il deputato di +Europa Riccardo Maggi e, ovviamentew, la senatrice Monica Cirinnà, madrina della legge delle unioni civili nonché socia del Circolo di Cultura omosessuale Mario Mieli.

Ed è stato il presidente del Mieli, Sebastiano Secci, a coordinare, in qualità di portavoce del Roma Pride, l’organizzazione della parata e degli eventi previ che si sono tenuti alla Gay Croisette nello spazio di Largo Venue. Una settimana di spettacoli e dibattiti – tra i quali, ieri, quelli con la segretaria della Cgil Susanna Camusso e con Daniele Viotti e Franco Grillini -, la cui conclusione si avrà oggi con la serata di gala presso il Teatro Quirinetta in occasione del 35° anniversario di fondazione del Circolo.

e-max.it: your social media marketing partner

happyPrince2

Featured Video