Il 17 aprile, tre giorni dopo il flash mob  Dont’play with my life – Non giocare con la mia vita, organizzato in Piazza del Popolo dal Collettivo Identità InTRANsigenti, la deputata pentastellata Gilda Sportiello ha presentato un’interrogazione a risposta immediata in Commissione Affari Sociali sulle Iniziative per rendere disponibili i medicinali Testoviron e Sustanon per le persone transessuali.

In realtà, benché tra i farmaci a base di testosterone irreperibili ci siano anche il Testogel e il Nebid, va ricordato che essi, oltre a essere indispensabili per persone FtM come trattamento ormonale sostitutivo (Tos), lo sono anche per la salute di uomini cis affetti da alcune patologie.

A tale atto di sindacato ispettivo, indirizzato alla ministra della Salute Giulia Grillo e cofirmato dai deputati del M5s Massimo Enrico Baroni, Celeste D’Arrando, Mara Lapia, Stefania Mammì, Rosa Menga, Francesco Sapia, Doriana Sarli, Giorgio Trizzino, Francesca Troiano e Leda Volpi, è stata data risposta scritta dal sottosegretario Armando Bartolazzi.

Nel merito il numero 3 del dicastero ha dichiarato: «A tali medicinali è stata attribuita la classe di rimborsabilità C (non rimborsabili dal Servizio sanitario nazionale-S.S.N.), con regime di fornitura Rnrl (ricetta non ripetibile limitativa: in quanto medicinali vendibili al pubblico dietro prescrizione di Centri ospedalieri o di medici specialisti).  La disforia di genere non rientra, pertanto, tra le indicazioni autorizzate di tali specialità medicinali. 

Sotto il profilo regolatorio, va ricordato che Aifa può valutare l'inserimento di una nuova indicazione terapeutica per un medicinale in commercio solo se l'Azienda farmaceutica titolare dell'AIC presenta una richiesta di estensione di indicazione terapeutica, supportata da evidenze scientifiche correlate. 

D'altro canto, la legge n. 648 del 23 dicembre 1996 consente di erogare a carico del Ssn medicinali da impiegare per una indicazione terapeutica diversa da quella autorizzata, a seguito della richiesta proveniente dalla Commissione Tecnico-Scientifica di Aifa, da Associazioni di malati, Società scientifiche, Aziende sanitarie, Università ed Istituti, di ricovero e cura a carattere scientifico, previa attenta valutazione delle evidenze scientifiche a sostegno. 

Ebbene, con riferimento al trattamento della disforia di genere negli adolescenti, si fa presente che l'Agenzia ha già valutato con esito favorevole la richiesta di inserimento nelle liste, di cui alla legge n. 648 del 1996, del farmaco Triptorelina, previo parere favorevole del Consiglio nazionale di Bioetica. 

Inoltre, Aifa ha ricevuto la richiesta di valutazione dell'inserimento negli elenchi di cui alla legge n. 648 del 1996 per ulteriori undici farmaci, impiegati per il trattamento della disforia di genere. In considerazione della delicatezza della materia, tale richiesta è attualmente in corso di approfondita valutazione, il cui esito sarà pubblicato nel sito istituzionale dell'Aifa quanto prima. 

Con riguardo alla carenza di alcuni dei medicinali a base di testosterone, l'Agenzia ha comunicato che essa è dovuta a problemi produttivi o alla cessata commercializzazione permanente: circostanze, queste, comunque costantemente monitorate da Aifa sulla base di ben collaudate procedure. 

Il ministero della Salute, tuttavia, è ben consapevole del disagio procurato ai pazienti da tali carenze, nonché dell'importanza per gli stessi di tale classe di medicinali e per questo motivo, nel decretolegge che verrà esaminato nella odierna seduta del Consiglio dei ministri, è stata proposta anche una norma che rafforzi le misure preventive per evitare la carenza di farmaci, introducendo una sanzione da applicare nel caso in cui non siano rispettate le norme sull'allerta. 

Infine, tornando al caso specifico, proprio al fine di ridurre l'impatto sui pazienti della carenza dei medicinali oggetto del presente atto ispettivo, in attesa della risoluzione definitiva delle problematiche di tipo produttivo/commerciale, informo che Aifa ha tempestivamente rilasciato alle strutture sanitarie richiedenti l'autorizzazione all'importazione dell'analogo medicinale commercializzato all'estero, ai sensi del decreto ministeriale 11 maggio 2001».

La risposta del ministero della Salute è stato accolta positivamente dal Collettivo che, su Facebook, ha tenuto però a ribadire: «Per questo provvedimento del Governo, mirato alla irreperibilità dei farmaci attraverso un'autorizzazione dell'Aifa all'importazione dei farmaci commercializzati dall'estero, potremmo tirare un piccolo sospiro di sollievo ed aspettare che i farmaci arrivino veramente nelle farmacie italiane.

Nel frattempo vogliamo sottolineare che il Collettivo Identità InTRANsigenti non farà un passo indietro fino a quando il problema non sarà completamente risolto».

L’emergenza, dunque, per Identità InTRANSgenti – al pari di tante altre associazioni T come, ad esempio, Sunderam Identità Transgender Onlus, che circa l’irreperibilità dei farmaci ha lanciato, giorni addietro, una petizione su Change.orgsarà rientrata solo quando torneranno reperibili nelle farmacie i farmaci a base di testosterone.

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Il 17 aprile Nicole García Aguilar, donna transgender honduregna, è tornata finalmente libera dopo sei mei di detenzione presso il reparto maschile del Cibola County Correctional Center nel New Mexico.

Sopravvissuta a stupro, tentato omicidio e abusi da parte della polizia honduregna, Nicole era fuggita dal suo Paese nell'aprile 2018 verso gli Stati Uniti, per esservi arrestata da componenti dell’Agenzia federale per la Sicurezza delle frontiere e dell’immigrazione (Ice).

Nell’ottobre un giudice le aveva riconosciuto il diritto di asilo e lo status di rifugiata. Decisione perà subito impugnata dall’Ice, che, come noto, è un’agenzia dipendente dal Dipartimento della sicurezza interna degli Stati Uniti d'America.

Trasferita presso il Centro di detenzione per migranti della Contea di Cibola, Nicole ha trascorso tre mesi in isolamento e gli altri tre presso un’unità abitativa maschile. Un calvario che, come denunciato dall'American Civil Liberties Union (Aclu), le ha fatto perdere un terzo del suo peso corporeo.

Dopo la chiusura di una struttura specifica per migranti Lgbti nella città di Santa Ana (24 maggio 2017), il Cebola County Center è divenuto luogo di detenzione per migranti transgender senza, però, alcuna considerazione della loro identità di genere. Il 25 maggio 2013 un’altra donna trans honduregna, la 33enne Roxsana Hernández Rodriguez, vi ha perso la vita mentre era sotto custodia dell’Ice. Un’autopsia, condotta nel novembre 2018, ha rivelato come Roxsana fosse stata vittima di violenze e maltrattamenti.

Come noto, l’Honduras, al pari dei confinanti El Salvador e Guatemala, è tra i Paesi coi più alti tassi di omicidio al mondo: su ogni 100mila abitanti 81,2 in El Salvador, 59,8 in Honduras e 27,3 in Guatemala.

Di fronte a tali livelli di violenza (comprendenti anche aggressioni ed estorsioni) e alla costante discriminazione la maggior parte dei richiedenti asilo e dei rifugiati Lgbti negli Usa, incontrati due anni fa da Amnesty International, aveva raccontato di non aver avuto altra scelta che fuggire. L'alto livello d'impunità e la corruzione nei loro Paesi rendono improbabile che gli autori di reati contro le persone Lgbti siano puniti, soprattutto quando a compierli sono stati agenti delle forze dell’ordine. 

Secondo la rete lesbica femminista Cattrachas proprio in Honduras, tra il 2009 e il 2019, sono state uccise 307 persone Lgbti. Di esse 98 erano transgender.

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Un’«esperienza da incubo» quella vissuta in Egitto. La definisce così a telefono Valentina Viglione, donna transgender napoletana, che dopo 22 anni di vacanze tranquille trascorse a Sharm el-Sheikh ha deciso di non metterci mai più piede.

L’11 aprile Valentina, che, laureata in giurisprudenza nel 1997, ha alle spalle un’esperienza triennale d’avvocatura, si è imbarcata in serata a Capodichino con un amico gioielliere per raggiungere la nota località marina egiziana. Ma, giunta all’aeroporto internazionale di Sharm con tre ore e mezza di ritardo, è successo quanto mai avrebbe immaginato

«Siamo arrivati a mezzanotte e un quarto - racconta al telefono -. Al momento di fare in aeroporto i consueti controlli presso le autorità egiziane di frontiera un addetto ha preso il mio passaporto, sul quale sono registrata col nome maschile e con la mia foto di donna, e si è allontanato. La cosa mi ha fatto subito impensierire, perché in 22 anni non mi era mai capitato. Dopo 20 minuti di attesa ho cercato di chiedere a un poliziotto che cosa succedesse. Ma sono stata allontanata in malo modo con un gesto di mano, mentre mi veniva intimato di aspettare. Io e il mio amico abbiamo atteso un’ora e dieci».

A quel punto è sopraggiunto l’autista del resort Domina Coral Bay, dove Valentina e il suo compagno di viaggio avevano prenotato il soggiorno. 

«Gli ho detto d’informarsi - mi spiega - che cosa stesse succedendo. Lui stesso era meravigliato: mi conosce infatti bene poiché sono anni che vado al Domina. Ha bussato alla porta dell’ufficio preposto. Ma è stato prima allontanato in malo modo, poi richiamato. A quel punto i poliziotti gli hanno fatto alcune domande: se ero operata e se ero fidanzata o sposata con l’uomo che mi accompagnava».

All’uscita l’autista ha cercato di tranquillare Valentina col dirle che era una mera questione burocratica. Ma, quando l’agente le ha riconsegnato il passaporto, per comunicare che il permesso di soggiorno era stato accettato, la donna, stremata anche dall’attesa prolungata e dalla paura, ha gridato che non voleva restare ma rientrare in Italia.

«So di aver agito d’impulso ma a quel punto è iniziato l’incubo. L’agente mi ha strappato di mano il passaporto e ci ha fatto ripassare la dogana. A quel punto è sopraggiunta una camionetta con quattro poliziotti, che ci ha caricato a bordo. Ho cercato di chiedere dove ci stessero portando ma un agente mi ha intimato di stare zitta. Abbiamo fatto circa un km di strada al buio e siamo arrivati al terminal 2: un terminal dismesso, corrispondente alla vecchia area aeroportuale, trasformato in uffici della polizia.

Giunti sul luogo, i poliziotti ci hanno entrare nella struttura: abbiamo fatto una rampa di scale e siamo stati rinchiusi in mezzo quadrato di stanza, divisi l’una dall’altro da un separé. Siamo rimasti lì fino alle 9:30 del mattino. Non potevamo andare in bagno o fumare se non dopo aver chiesto il permesso. Abbiamo temuto il peggio».

Poi alle 9:30 l’annuncio che sarebbero stati rimpatriati col primo volo disponibile per Napoli, quello delle 14:40.

«Ci sono venuti a riprendere - continua Valentina - con la camionetta. In aeroporto hanno voluto rifare i controlli e abbiamo dovuto subire l’umiliazione di essere scortati da un agente armato fino al gate sotto gli occhi di tutti, soprattutto di passeggeri napoletani. E, per giunta, senza neppure la possibilità di poter andare in bagno».

Quel giorno stesso la sorella di Valentina, anche lei di casa a Sharm el-Sheik («ci va da 39 anni – spiega a telefono – e per alcuni ha posseduto anche una casa in loco, prima di venderla»), aveva un volo prenotato per la località egiziana. Ma alla luce di quanto successo non voleva più partire.

«L’ho tranquillizzata e le ho detto di andare, avendo lei speso un’enorme somma di denaro. Ho anche aggiunto che mi sarei informata presso l’ambasciata se ci fosse qualcosa a mio carico e, in caso contrario, l’avrei raggiunta».

Avute rassicurazioni al riguardo tramite il suo avvocato e un amico egiziano Samer, che, sposato con una napoletana, gestisce a Sharm il ristorante Made in Sud, l’altroieri Valentina ha deciso di ripartireMa, giunta in aeroporto, ha rivissuto, questa volta da sola, la stessa drammatica esperienza, benché non avesse minimamente reagito.

È stata nuovamente fatta salire sulla camionetta tra gli sberleffi e le risate degli agenti, che si toccavano ripetutamente le parti intime. Quindi condotta al terminal 2, dove è stata costretta a portare da sola lungo una rampa di scala le sue valigie. Cosa che le ha procurato la frattura di un dito. Ma, poi, alle 04:00 del mattino, rimpatriata in tutta fretta con un volo per Bologna mentre in aeroporto era sopraggiunto il console italiano dietro segnalazione della Domina.

Quanto successo a Valentina è da inquadrarsi nel quadro più ampio delle vessazioni che le persone Lgbti subiscono da alcuni anni in Egitto, dove, ad esempio, il 7 marzo la 19enne transgender Malak al-Kashif è stata arrestata, condotta in un carcere maschile e sottoposta a test anale forzato.

Dura condanna dell’accaduto è stato espresso da Loredana Rossi, fondatrice e vicepresidente di Atn, di cui Valentina è socia: «È inaccettabile quello che è successo. A nome di tutta Atn esprimo solidarietà e vicinanza a Valentina.

Voglio ricordare, come ha rilevato ultimamente l’Ilga, che, pur non essendoci delle chiare leggi al riguardo, l’Egitto è un Paese dove di fatto l’omosessualità e la transessualità sono punite come reato. Chiediamo pertanto al Governo di mobilitarsi seriamente presso le autorità locali perché facciano chiarezza.

Nel frattempo invitiamo le agenzie di viaggio a informare debitamente le persone Lgbti, che si recano in Paesi dove corrono seri pericoli per leggi omotransfobiche. Perché quello che è successo a Valentina non si ripeta per altre».

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Nei Paesi Bassi minorenni transgender potranno cambiare genere sui documenti prima dei 16 anni, mentre gli adulti potranno autocertificarsi senza una dichiarazione medica.

Sander Dekker, ministro per la Protezione legale, ha dichiarato, l'11 aprile, che i giudici accetteranno le richieste di soggetti d'età inferiore ai 16 anni, previa certificazione medica, solo in «circostanze estreme». Rispondendo alle critiche secondo cui i minori potrebbero «cambiare idea» e ritornare al genere al quale erano stati assegnati alla nascita, ha confermato che a qualsiasi minore, che transizioni legalmente, sarà data solo un'opportunità di cambiare i documenti.

Il percorso verso il riconoscimento legale è stato reso più facile soprattutto per le persone di età superiore ai 16 anni, che ora possono cambiare il loro genere senza la dichiarazione di un medico o uno psicologo.

In base al nuovo percorso le persone trans avranno quattro settimane per annullare il cambiamento del genere legale prima che diventi permanente.

I gruppi Lgbti hanno affermato di essere «soddisfatti dell'abolizione della dichiarazione di esperti», ma hanno sostenuto che le nuove misure non sono abbastanza ampie. Transgender Network Netherlands, Coc e Nnid hanno rilasciato una dichiarazione congiunta in cui si legge: «Questa proposta non fornisce alcun sollievo alle persone intersessuali e viola il diritto all'autodeterminazione dei minori transgender».

Le persone intersessuali e non binarie nei Paesi Bassi possono richiedere di appartenere al genere X (genere neutro), ma devono farlo attraverso i tribunali senza alcuna garanzia.  Il ministro Dekker ha indicato che anche questo percorso può essere reso più semplice.

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Manifestanti con maschere bianche sul viso prima in piedi, poi stesi sul selciato. Striscioni con la scritta Don't play with my life, Non giocare con la mia vita. Bandiere transgender affisse lungo il muro dell’esedra orientale di piazza del Popolo. 

Un flash mob carico di simboli forti quello che, organizzato dal collettivo Identità InTransigenti, è in corso a Roma all’ombra del Pincio, per protestare contro l’irreperibilità di farmaci a base di testosterone. Farmaci indispensabili sia per la salute di uomini cis affetti da alcune patologie sia per gli uomini trans che effettuano la Tos (Terapia ormonale sostitutiva).

Tra le persone presenti in piazza Marilena Grassadonia, ex presidente di Famiglie Arcobaleno e candidata alle europee con La Sinistra, Gianfranco Goretti, neopresidente di Famiglie Arcobaleno, Gianmarco Capogna, portavoce nazionale di Possibile Lgbti e Zoe Vicentini con una delegazione di 20 attiviste di Non una di meno Roma.

La manifestazione è stata fortemente voluta da Cristina Leo, componente del collettivo Identità InTransigenti insieme con Daniele Bianchi, Francesco Brodolini, Mariella Fanfarillo e Gioele Hyland.

A essa hanno aderito Saifip, Agedo Roma, Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, Azione Trans, DiGay Project, Beyond Differences, Queer of Rome, Famiglie Arcobaleno, Ora d'aria, Gaynews.it, Gaycs, Sunderam Identità Transgender Torino, Agedo Lecce, Prisma – Collettivo, LGBTQIA+ Sapienza, Link Roma, ATN Associazione Trans Napoli, Gruppo Trans Bologna, Arcigay Antinoo Napoli, Possibile Lgbti.

Tante le persone che hanno sostenuto l'iniziativa, tra cui la senatrice dem Monica Cirinnà

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Il 3° congresso dell'Epath (European Professional Association for Transgender Health), tenutosi a Roma dall’11 al 13 aprile 2019, con l’organizzazione del comitato scientifico ospite presieduto da Alessandra Fisher, Mario Maggi, Francesco Lombardo e Jiska Ristori, ha avuto come titolo Inside Matters, on Law, Ethics and Religion

Esso è stato concepito per promuovere uno scambio culturale, scientifico e professionale mirato a garantire la salute e la tutela delle persone transgender in Europa.

Il programma ha compreso 14 conferenze plenarie tenute dagli esperti europei più prestigiosi nelle varie aree tematiche, 16 workshop a copertura degli argomenti più attuali relativamente alla salute delle persone transgender e 155 tra comunicazioni orali e poster. Il tutto ha costituito una grande opportunità di incontro e di scambio di idee tra esperti e ricercatori provenienti da tutta Europa oltre a essere di grande utilità al pubblico presente.

Di fondamentale importanza la sessione intitolata The Year in Review, che ha riassunto lo stato dell’arte aggiornato di tutti i servizi (psicologici, endocrinologici, legali, chirurgici, sociali e assistenziali) svolti nei singoli Paesi europei con la finalità di condivisione e miglioramento.

Interessantissimi gli approfondimenti di questa edizione che, oltre a toccare le tematiche più classiche quali la salute fisica e psicologica, le scienze sociali, i diritti umani, le normative vigenti e la giurisprudenza più attuale, l’endocrinologia e la chirurgia, hanno posto l’attenzione sui temi più attuali quali quelli concernenti i bambini e gli adolescenti, gli studi sulla voce, preservazione della fertilità e riproduzione, la depatologizzazione e le varie sfaccettature della popolazione non binaria.

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Il 12 aprile sono entrate in vigore negli Stati Uniti le normative che, varate il 13 marzo dal Dipartimento della Difesa, impediscono alle persone transgender di prestare servizio nelle forze armate.

A partire da venerdì, infatti, nessuna persona con diagnosi di disforia di genere potrà essere arruolata a meno che non serva in base al genere di nascita. Sarà conseguentemente esclusa dall’accesso ai trattamenti ormonali o all’intervento chirurgico, pena l’immediata dimissione.

In ogni caso le misure adottate non rispondono pienamente alla volontà di Donald Trump, che voleva una totale messa al bando delle persone trans dalle forze armate. Il presidente aveva infatti detto che a nessuna persona transgender sarebbe stato permesso di servire nelle forze armate, sottolineando come il mantenimento di soldati richiedenti trattamenti medici sostanziali «presenti un rischio considerevole per l'efficacia militare». Affermazione, questa, che è stata smentita dalle analisi dei bilanci destinati alle spese mediche di militari.

Aspetto, questo, che il Pentagono, a fronte delle proteste e delle critiche non unicamente d’area democratica, si è affrettato a rimarcare con l’affermare che le normative non vogliono essere discriminatorie. Come noto, infatti, esse consentiranno alle persone transgender attualmente in servizio e alle stesse arruolate entro quella data di poter continuare a sottoporsi a trattamenti ormonali o a eventuali interventi di riassegnazione chirurgica del sesso.

Un distinguo, invece, che, secondo Sarah McBride di Human Rights Campaign, «non fa altro che rafforzare la natura crudele ed arbitraria di questo divieto». Il 12 aprile l'organismo statunitense ha lanciato un tweet a sostegno delle persone trans. «Con l'odierna entrata in vigore del #ogni patriota transgender dovrebbe sapere che una nazione riconoscente lo sostiene».

Si stima che siano 15.000 le persone transgender all'interno delle forze armate. 

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Già da più di un mese attivist@ ed associazioni per i diritti delle persone trans, ma anche endocrinologi, medici e farmacisti, denunciano l'indisponibilità di reperire alcuni farmaci a base di testosterone indispensabili sia per la salute di uomini cis affetti da alcune patologie, che per gli uomini trans che effettuano la Tos (Terapia ormonale sostitutiva).

Diversi politici sono stati attenzioni tant'è che in Parlamento sono state presentate ben tre interrogazioni, da parte di Rossella Muroni di LeU, Monica Cirinnà del Pd, Roberto Novelli di Forza Italia e addirittura una da parte di Daniele Viotti al Parlamento Europeo.

Le risposte da parte dell'Aifa e del ministero della Sanità non sono state così chiare come avremmo voluto, e questo procrastinare continuo lancia molti dubbi sul lavoro delle case farmaceutiche coinvolte, per cui un gruppo di attivist@ per i diritti delle persone trans definitosi Collettivo Identità InTransigenti ha deciso di spingersi oltre ed organizzare un flash mob domenica 14 aprile alle ore 16:00, in Piazza del Popolo.

Don't play with my life, Non giocare con la mia vita è il nome dell'evento che inizia a vedere l'adesione di varie realtà associative e di attivist@ da tutta Italia. Dopo anni di silenzio, le persone trans hanno deciso di riprendersi la parola e non hanno alcuna intenzione di tacere, soprattutto se ne va di mezzo la loro salute.

Di seguito il comunicato ufficiale:

Il collettivo “Identità intransigenti" è stato costituito da un gruppo di attivist@ che si occupano dei diritti civili delle persone LGBTQIA+ in generale e delle persone transgender in particolare. 

Già da diverso tempo ci si sta interessando, a vario titolo ed in modo differente, riguardo l'irreperibilita' di alcuni farmaci a base di testosterone. Nello specifico Testoviron, Testogel e Nebid prodotti dalla casa farmaceutica Bayer e Sustanon prodotto dalla Aspen, i quali, pur essendo di fascia C, sono, comunque, di vitale importanza sia per uomini cisgender affetti da patologie che richiedano l'utilizzo di farmaci a base di testosterone, sia per uomini trans come trattamento ormonale sostitutivo (TOS). Varie forze politiche hanno presentato interrogazioni parlamentari rivolte alla Ministra della salute Giulia Grillo per avere spiegazioni in merito, ma ad oggi non ci sono risposte ufficiali da parte del Ministero. Le spiegazioni ricevute a voce dall'Aifa ( Agenzia italiana del farmaco) e dal Ministero non sono esaustive e danno l'idea che ci sia una sorta di rimpallo di responsabilità tra i due enti. Attualmente sul mercato italiano sono reperibili dei farmaci a base di testosterone simili a quelli su citati, ma non identici , con effetti più blandi e, soprattutto, costi molto più elevati. Posto che l'assunzione costante di questi farmaci è di vitale importanza sia per gli uomini cis che per gli uomini trans e che la sospensione della somministrazione del farmaco per periodi di tempo lunghi potrebbe provocare danni irreparabili alla salute, ci si interroga sull'immobilismo del Ministero e del'Aifa. Ci si chiede, inoltre, se dietro possa esserci un qualche disegno da parte delle case farmaceutiche volto a inserire sul mercato italiano farmaci più costosi e, quindi, meno fruibili da parte di un'utenza per la quale sono indispensabili.
Stanch@ di non avere risposte, il collettivo ha deciso di organizzare un Flash Mob che si terrà domenica 14 aprile alle ore 16 presso Piazza del popolo a Roma, al quale sono invitate tutte le associazioni LGBTI, i gruppi transfemministi e tutte le realtà sensibili a questo tema per dire ad alta voce “Don't play with my live”, Non giocate con la mia vita!
Seguite la pagina e restate in contatto. La riuscita dell'evento ha bisogno della più ampia partecipazione.

Daniele Bianchi
Francesco Brodolini
Mariella Fanfarillo
Gioele Hyland
Cristina Leo

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È stata oggi celebrata la 6° edizione della Giornata internazionale della Visibilità Transgender (TDoV), che fino al 2014 ha mantenuto un carattere prettamente locale. La ricorrenza era stata istituita nel 2009 da Rachel Crandal, attivista trans del Michigan, per sopperire alla mancanza di una data specifica dedicata alla visibilità delle persone transgender all’interno della collettività Lgbti e alla sensibilizzazione contro le discriminazioni verso le stesse.

Su il significato, i valori e i limiti di una tale giornata abbiamo contattato tre voci autorevoli e diversificate del panorama nazionale dell’attivismo trans.

Per la psicologa Cristina Leo, coordinatrice del Coordinamento Lazio Trans (Colt), «in una società patriarcale, maschilista,  etero-sessista e cisessista in cui è imposto il binarismo di genere, ossia la divisione della società in due generi, rivendicare la propria visibilità, per una persona trans, è un atto politico, rivendicazione dell'essere e dell'esserci, di un modo, il mio/il nostro delle persone trans (ma non solo) di essere nel mondo.

Rivendico il diritto all'esistenza e all'identità non solo per me e per le mie/i miei compagn@ di battaglie, ma soprattutto per chi questa possibilità di esprimersi non ce l'ha, perchè vive situazioni o contingenze che le/gli impediscono di esprimere pienamente se stess@, cercando di dare voce a chi questa voce non ce l'ha.

Non siamo ideologia o teoria, siamo storia, siamo cultura, siamo esperienza che si ripete nel mondo, in diverse forme, da millenni..

Siamo un modo altro di essere nel mondo, un modo spesso condannato e ostracizzato (non sempre), ma che merita dignità, rispetto, diritti, al pari di quanto spetterebbe a tutt@ le/gli esseri umani».

Pur essendo d’accordo sulla bontà delle motivazioni sottese all’istituzione di una tale ricorrenza, la giovane attivista transfemminista Valentina Coletta ritiene «che sia una giornata inutile, perché tutti i giorni le persone trans e femminelle sono visibili con i propri corpi fuori dalla norma. Le trans e i trans fanno i conti con l'eterocisnorma dei corpi in ogni momento. La visibilità è 365 giorni all'anno.

Quelli che non sono visibili ai più sono le esigenze delle persone trans, dall'accesso al diritto allo studio, al lavoro, al diritto all'identità fino al diritto alla salute che in queste settimane in Italia è sospeso per alcune persone per la difficoltà a reperire i farmaci per la terapia ormonale sostitutiva per chi fa un percorso dal femminile verso il maschile, nonostante il continuo interfacciarsi delle maggiori associazione trans del nostro paese con l'Agenzia per il farmaco».  

Alla luce di tali elementi l’attivista d’origini beneventane rinominerebbe «questa ricorrenza in Giornata mondiale della Visibilità delle Esigenze Trans senza dimenticare che la lotta per il riconoscimento per i nostri diritti avviene tutto l'anno». 

A dare una lettura della visibilità delle persone trans nell’ottica del connesso tema dell’orgoglio è invece l’attivista d’origine catanese Sandeh Veet (ma da anni residente a Torino), per la quale «orgoglio trans è una parola che ha perso di significato nel mio percorso di vita. Non trovo orgoglio nell’essere usata come oggetto per abbellire i carri dei Pride. Non trovo orgoglio nell'apparire nelle trasmissioni tv per impietosire i telespettatori sul dramma di essere trans. Non trovo orgoglio nel sentire usare la frase “sono nata in un corpo sbagliato”. Non trovo orgoglio nell'osservare di quanta superficialità è intriso il mondo trans.

Non trovo orgoglio leggere commenti inneggianti a Salvini da molte donne trans. Non trovo orgoglio nell’inconsapevolezza del momento storico che l’Italia sta attraversando specialmente per le donne e le donne trans. Per tutto ciò non ho nulla per essere orgogliosa».

Per questo motivo l’attivista 55enne, che è l’ideatrice della Trans Freedom March, cofondatrice del Divine Queer Film Festival e presidente di Sunderam Identità Transgender Torino Onlus, conclude: «È il momento di capovolgere i paradigmi: basta con l’orgoglio, basta con la presunzione di essere “normali”, basta con la sudditanza. Quando questo sarà realizzato, sarò felice di celebrare una giornata in onore dell’essere trans».

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Venerdì 22 marzo la 24enne transgender Lua Lamberti de Abreu ha discusso la tesi di master in Arti dello Spettacolo presso l'Università statale di Maringà. E lo ha fatto presentandosi in aula vestita da drag queen.

Lua ha spiegato di aver scelto un tale abbigliamento per difendere un'istruzione pubblica più sensibile alle differenze

Nella sua tesi, intitolata Pe-Drag-Ogia como modo de Tensionar/Inventar Territórios Educacionais Heterotópicos (Pe-drag-ogia come mezzo per sottolineare/inventare gli spazi educativi eterotopoci, ndr), la giovane ha considerato come generalmente le persone trans non siano benvenute negli spazi educativi sì da ritenersi necessaria una visione più inclusiva del sistema scolastico.

Relatrice e correlatrice della tesi sono state rispettivamente le docenti Eliane Maio e Roberta Stubs Parpinelli, anche grazie alla cui profonda sensibilità Lua è potuta diventare la prima donna transgender a conseguire una laurea magistrale presso l'Università statale di Maringà.

All'indomani della discussione della tesi la 24enne ha descritto su Facebook la sua gioia per essersi risvegliata da maestra "con i postumi di una sbornia felice e leggera" per concludere senza ironia: "A revolução é travesti!".

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