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Ergastolo con un anno di isolamento diurno per Francesco De Turris.

Questa la sentenza emessa oggi dal tribunale di Napoli Nord nei riguardi dell’uomo condannato quale complice di Ciro Guarente per l’omicidio di Vincenzo Ruggiero nell’estate 2017. De Turris cedette infatti all’ex dipendente civile della Marina Militare la pistola calibro 7,65 utilizzata per uccidere l’attivista 25enne.

Guarente era stato già condannato all’ergastolo il 26 settembre 2018 per omicidio, vilipendio e occultamento di cadavere.

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Si è tenuta stamani a Palermo, presso il Cre.Zi.Plus (all’interno dei Cantieri culturali alla Zisa), la conferenza stampa di presentazione  della IX° edizione del Sicilia Queer Filmfest.

In programma dal 30 maggio al 5 giugno la rassegna si comporrà di quasi 60 film, molti dei quali anteprime nazionali e assolute, senza contare gli oltre 20 ospiti internazionali che interverranno per incontrare il pubblico del festival.

Saranno 8 i lungometraggi a concorrere nella sezione Nuove Visioni e 13 cortometraggi quelli nella sezione Queer Short

Impreziosiranno la programmazione: le opere fuori concorso di Panorama Queer, la personale dedicata all'artista e cineasta Marie Losier (protagonista della sezione Presenze), le due sezioni dedicate alla storia del cinema (Retrovie italiane e Carte postale à Serge Daney), la sezione Eterotopie (quest'anno dedicata alla Siria) oltre alle presentazioni di libri delle Letterature Queer. Presentazioni, che vedranno rinnovata la collaborazione con il festival Una marina di libri cui il Sicilia Queer farà da staffetta.

Numerosi saranno inoltre gli appuntamenti collaterali, le performance, gli incontri, le mostre e le feste che il festival offrirà al proprio pubblico.

A valutare i due concorsi sarà la giuria internazionale composta da Eva Sangiorgi (direttrice artistica della Viennale), Mykki Blanco (musicista e performer, Premio Nino Gennaro 2019), Aël Dallier Vega (montatrice), Sara Fattahi (regista), Mònica Rovira (regista e attrice). Una giuria che esplora il femminile nelle sue pluralità, rappresentato da protagoniste del mondo del cinema, della musica e dell'attivismo Lgbt.

Il Sicilia Queer si aprirà giovedì 30 maggio alle 20.30 al Cinema De Seta (Cantieri Culturali alla Zisa) con un appuntamento interamente dedicato alla danza. Un evento unico con la presentazione in anteprima mondiale di CliMax, un progetto interattivo - realizzato dai performer artist francesi Antoine Schmitt e Hortense Gauthier - che, mescolando immagini, suono e corpo, mette in scena l'amore tra una performer in carne ed ossa e una creatura digitale fatta di luci e musica elettronica.

Il film d'apertura, che seguirà immediatamente la performance, è l'opera di uno degli autori più visionari, celebrati e controversi del cinema contemporaneo, il franco-argentino Gaspar Noé. Climax, presentato alla Quinzaine des réalisateurs del Festival di Cannes 2018, uscirà nelle sale italiane il 13 giugno: si tratta di un film al limite tra follia, sogno e delirio, che vede protagonisti un gruppo di danzatori professionisti e una strepitosa colonna sonora degli anni '90 con brani dei Daft Punk, Rolling Stones, Giorgio Moroder, Aphex Twin.

Il festival si chiuderà, sempre al Cinema De Seta, mercoledì 5 giugno con la proclamazione dei vincitori e con la proiezione di Plaire, aimer et courir vite (2018) di Christophe Honoré, film tra i più celebrati della scorsa stagione.

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Addio al Carroccio. A formalizzare oggi l’uscita dal partito il consigliere regionale ligure Giovanni De Paoli, già noto ai media per aver detto nel 2016 – secondo l’accusa mossa da Agedo Genova -: «Se avessi un figlio gay, lo brucerei in un forno». Benché avesse da subito smentito di aver pronunciato tali parole, De Paoli è stato rinviato a giudizio lo scorso anno e l'udienza dovrebbe celebrarsi il 9 luglio prossimo.

«Non condivido la linea politica di questo Governo – così stamani nell’aula della dell'assemblea egislativa di via Fieschi -. Non condivido certe scelte fatte in sanità da questa Giunta. Non condivido l'arroganza con cui esponenti della Lega trattano l'istituzione democratiche che non la pensano come loro, sventolando rosari e vangeli vari. Non condivido e non sopporto più come lavora qualche assessore di questa Giunta: sono stufo di sopportare le angherie che questa Lega fa quotidianamente nei miei confronti».

De Paoli, che è presidente della Commissione Territorio e Ambiente, ha aggiunto: «Mentre io sono qui a difendere gli interessi dei cittadini della Val di Vara, alcuni esponenti del Carroccio sono in Val di Vara a distribuire santini con la lista in contrapposizione a quella che sostengo io. Poiché ho sempre difeso e sempre difenderò i miei concittadini, le persone deboli, che hanno bisogno, io lascio questo partito, se partito si può ancora chiamare, e aderisco per ora al Gruppo misto».

Il consigliere regionae ha comunque sottolineato che garantirà il suo voto «a questa maggioranza, soprattutto per il rispetto e l'amicizia che mi legano a questo grande presidente Toti». 

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Slittata dal 3 al 20 maggio, l’udienza d’appello contro la decisione del Tribunale di Tunisi del 23 febbraio 2016, che aveva autorizzato l'attività di Shams, si è conclusa ieri con un verdetto a favore dell’associazione Lgbti.

L'appello, presentato il 20 febbraio scorso dall'incaricato di Stato per i contenziosi, muoveva dal presupposto che, proibendo la legge tunisina l'omosessualità sulla base dell'articolo 230 del Codice penale del 1913 (che, largamente modificato nel '64, commina fino a tre anni di reclusione per atti privati di sodomia tra adulti consenzienti), proibirebbe dunque anche l'attività di associazioni in difesa di «tali pratiche». 

Shams potrà così continuare a esercitare in piena legalità per la difesa dei diritti delle persone Lgbti.

Alcuni giorni prima della sentenza l'Alto commissariato dell'Onu per i diritti umani (Unhchr) aveva inviato una lettera al Governo tunisino esprimendo la propria preoccupazione per il tentativo di chiudere l'associazione.

Nella missiva si rilevava come lo scioglimeto di Shams avrebbe costituito una violazione del principio di non discriminazione nonché dei diritti di libertà d’opinione, espressione e associazione secondo gli articoli 2, 19, 22 e 26 della Convenzione internazionale sui diritti civili e politici (Pdicp), ratificata dalla Tunisia il 18 marzo 1969.

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Un ex brigadiere della polizia indonesiana ha sporto denuncia alla Commissione nazionale per i diritti umani, dichiarando d'essere stato licenziato in quanto gay

L’uomo, che risiede nella città di Semarang (ubicata nella provincia di Giava Centrale) e ha voluto mantenere l’anonimato, ha anche citato in giudizio separatamente la polizia provinciale a marzo, accusandola di aperta violazione della legge sulla discriminazione

Come noto in Indonesia (il più grande Paese a maggioranza musulmana) l’omosessualità non è reato (a eccezione della provincia di Aceh) ma alcuni gruppi ultraconservatori ne chiedono da più tempo la criminalizzazione mentre è sempre più crescente l’ostilità pubblica verso le persone Lgbt.

L'ex brigadiere ha dichiarato di essere stato congedato dopo che i suoi colleghi avevano rivelato la sua omosessualità e quella del compagno a San Valentino del 2017. La polizia provinciale di Giava Centrale ha detto di aver condotto un'indagine interna secondo la quale l'ufficiale avrebbe violato il codice etico e offuscato la reputazione dell’istituzione con «comportamenti sessuali devianti».

Il portavoce della polizia nazionale Dedi Prasetyo ha anche sostenuto che l'ufficiale avrebbe abusato del compagno, ma i suoi avvocati dicono che il rapporto della coppia era pienamente consensuale.

«Riteniamo che la polizia provinciale lo abbia licenziato a causa del suo orientamento sessuale - così Maaruf Bajamal, avvocato della fondazione di assistenza legale che rappresenta l’ex poliziotto -. Ciò è una violazione dei diritti di vivere e lavorare senza discriminazioni, garantiti dalla Costituzione»

Gli attivisti per i diritti Lgbti sono ottimisti. Secondo loro il caso potrebbe migliorare la tutela di componenti di gruppi di minoranza, alcuni dei quali hanno subito, negli ultimi anni, persecuzioni e umiliazioni da parte di vigilantes nonché persecuzioni giudiziarie.

Dede Oetomo, componente di GAYa NUSANTARA, ha infatti dichiarato: «Gli attivisti sono convinti che questo caso potrebbe avere degli effetti a catena per il movimento Lgbt e, a sua volta, per la comunità in futuro».

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Il 17 maggio la Camera dei Rappresentanti ha approvato l’Equality Act, la proposta di legge che estende alle persone Lgbti il divieto di discriminazione in tutti gli ambiti: da quello scolastico a quello lavorativo senza dimenticare l’assegnazione d’alloggi pubblici e prestiti

Sono 25 anni che l'Equality Act non riesce a essere approvato sì da essere una delle priorità della presidente della Camera Nancy Pelosi, per la quale una tale legge renderà il Paese «più vicino alla parità di libertà e giustizia per tutti»

A votare a favore della proposta di legge non solo tutti i deputati democratici ma anche otto repubblicani, che secondo Bryan S. Brown, presidente dell’International Organization for the Family (Iof), «hanno tradito i loro collegi elettorali per votare questa legge  pericolosa».

Motivo per cui Brown ha invitato ad aderire alla petizione online che, promossa dalla National Organization for Marriage, si rivolge al Senato perché non approvi la proposta di legge conosciuta come HR5.

Come noto, Iof è l’ente che organizza annualmente il Congresso mondiale delle Famiglie e stampa The Natural Family, giornale trimestrale volto a informare e ispirare «i leader a promuovere la famiglia naturale come unità di gruppo fondamentale della società e per proteggere la sacralità e la dignità della vita umana, dal concepimento al momento della morte naturale».

Brown è fra l’altro sostenitore delle terapie riparative su persone omosessuali mentre nel 2016 accusò Barack Obama di aver «normalizzato la pedofilia» con l’approvazione del matrimonio egualitario.

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Il 17 maggio un 50enne è stato arrestato a Milano dai carabinieri per stalking nei confronti di un vicino di casa. La vittima è un web designer di 44 anni, minacciato e perseguitato con offese omofobe.

Alle 20:00 di venerdì è stato sorpreso sul pianerottolo dell'appartamento in viale Espinasse dal 50enne, che gli ha puntato contro una sega ad arco e gli ha gridato: «Gay di merda, questa volta ti ammazzo». Indossava un passamontagna perché in passato il web designer si era difeso spruzzandogli sul viso uno spray al peperoncino.

Il 44enne è scappato in strada senza reagire, mentre l'aggressore è tornato in casa continuando a urlargli offese a sfondo omofobo.

Poco dopo sono arrivati i carabinieri del nucleo Radiomobile, che hanno ricostruito la vicenda e si sono presentati all'abitazione del 50enne: l'uomo non ha potuto negare l'accusa perché sul tavolo dell'ingresso c'erano ancora passamontagna e sega.

Il designer, che vive col proprio compagno, ha raccontato che ad aprile ha denunciato due volte per stalking il vicino, che è disoccupato e ha precedenti specifici nei confronti della compagna.

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Il 56% degli italiani sono chiusi (28%) o spaventati (28%) nei confronti delle persone Lgbt e le maggiori resistenze si registrano tra chi ha più di 55 anni. Di contro il 62% ritiene che il Paese ha fatto "decisi passi in avanti" sul tema dei diritti civili e il 66% si dice favorevole alle unioni civili. Crescono consapevolezza e apertura tanto che il 75% ritiene che debba essere garantito il diritto a esprimere liberamente il proprio orientamento sessuale o la propria identità di genere, ma "l' apertura" si riduce al 58% quando si parla di matrimoni e scende al 34% quando si affronta il tema del diritto alla genitorialità delle persone Lgbt.

È quanto emerge da un sondaggio Ipsos, realizzato per conto dell'Ufficio Antidiscriminazioni razziali (Unar) del Dipartimento per le Pari Opportunità in occasione della Giornata internazionale contro l'omotransfobia e presentato in un incontro moderato da Alessandro Cecchi Paone. A esso sono intervenuti Franco Grillini (presidente di Gaynet e direttore di Gaynews), Nando Pagnoncelli (presidente Ipsos), Marilisa D'Amico (docente di Diritto costituzionale e prorettrice alla Legalità, trasparenza e Pari diritti dell'Università statale di Milano) e Vincenzo Spadafora (sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega alle Pari Opportunità e alle Politiche giovanili).

L'indagine mostra una visione degli italiani molto critica rispetto alla società italiana che si delinea come un paese iniquo dove molti gruppi di persone vengono discriminati.

Una società tendenzialmente intollerante, dove ognuno pensa solo a sé stesso, dove le donne contano poco ed incapace di stare al passo coi tempi.

In questo quadro al primo posto per citazioni positive (sebbene con solo il 26%) vi è l'essere una società dove è possibile vivere il proprio orientamento sessuale. Gli italiani, sempre secondo il sondaggio Ipsos, ritengono che nei confronti del persone Lgbt le maggiori discriminazioni avvengano nel mondo del lavoro (56%), nella scuola e all'università (44%), nei servizi pubblici (43%) e nella sanità (35%). Sono duri a morire gli stereotipi che vedrebbe le persone gay essere particolarmente sensibili (52%) e predisposte per alcune professioni specifiche come moda e arte (48%), così come quelli legati all'idea che le persone omosessuali o bisessuali abbiano atteggiamenti "sopra le righe" (23%) o trasgressivi (20%)

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«La tredicesima Giornata Mondiale contro l'omofobia, la bifobia e la transfobia, istituita dal Parlamento Europeo nel 2007, costituisce l'occasione per riaffermare la centralità del principio di uguaglianza sancito dalla nostra Costituzione e dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea contro ogni forma di discriminazione inerente all'orientamento sessuale o alla identità di genere».

A dirlo in uno specifico messaggio il presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

«Inammissibili e dolorosi episodi di aggressività e intolleranza continuano a verificarsi causando sofferenze nelle vittime. Pertanto, la denuncia e la lotta all'omofobia devono costituire un impegno deciso e costante per le istituzioni e per ciascuno di noi. Come più volte affermato, occorre promuovere la cultura dell'inclusione e del rispetto di ogni differenza con iniziative adeguate e idonee nella famiglia, nella scuola, nelle varie realtà sociali ed in ogni forma di comunicazione, e far sì che questa cultura si traduca in comportamenti quotidiani.

Solo attraverso un percorso di legalità non disgiunto dai principi di solidarietà propri della nostra tradizione civile potremo sconfiggere ogni forma di intolleranza e di violenza. Su queste basi va proseguita la ricerca delle misure sempre più adeguate ed efficaci per abbattere i piu' diversi fenomeni di esclusione sociale, consolidando i valori ideali e morali su cui si fonda una civile convivenza democratica».

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In occasione dell’odierna Giornata internazionale contro l’omobitransfobia il Dipartimento Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri e l'Unar hanno realizzato una campagna di comunicazione attraverso uno spot in onda dal 15 maggio sulle Rete Rai.

A darne notizia lo stesso sottosegretario Vincenzo Spadafora, che ha sottolineato come attraverso il video, realizzato “da Rai Creativa (che ringrazio sentitamente), abbiamo provato a stimolare la discussione sulla irrazionalità dell’omofobiaUna paura che, insieme, dobbiamo riuscire a cancellare, per produrre un ulteriore avanzamento culturale e sociale”.

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