Francesco Lepore

Francesco Lepore

Se ne parla poco ma i diritti delle persone Lgbti sono al centro del documento programmatico della neoformazione di sinistra Liberi e Uguali (LeU), votato il 17 dicembre all’assemblea nazionale di Brescia. Il testo si configura come un contributo al programma definitivo che sarà licenziato a breve.

Per saperne di più abbiamo raggiunto Luca Trentini, storico attivista Lgbti e componente del coordinamento provinciale di LeU per l’area bresciana.

Luca, come si arrivati al documento votato il 17 dicembre scorso?

Il percorso per la definizione del programma di Liberi e Uguali è partito da un piccolo gruppo di lavoro costituito da me, Cathy La Torre, l'on. Daniele Farina, l'europarlamentare Elly Schlein, Francesca Druetti, Gianmarco Capogna, Michele Covolan, Raffaele Serra, Sara Prestianni, Elia De Caro e altri che hanno redatto il testo base su cui lavorare. Ci siamo poi ritrovati a Brescia domenica 17 Dicembre per la conferenza programmatica Diritti e Cittadinanze che ha approfondito i contenuti del programma in modo partecipato e ha scritto e votato il testo del documento programmatico Per una società dei diritti e dell'uguaglianza.

Quale l’approccio utilizzato per redigere il testo?

L'approccio che abbiamo voluto utilizzare parte dalla lettura della realtà. Dopo l'approvazione delle unioni civili, legge appena sufficiente ma pasticciata, le famiglie arcobaleno sono di fatto entrate per la prima volta nel diritto di famiglia. Non è quindi più necessario declinare i diritti civili come un capitolo separato o una richiesta specifica. Questi diritti vanno inseriti nel quadro più ampio di una riforma globale del diritto di famiglia italiano che vorremmo diventasse “diritto delle famiglie” a partire naturalmente dal fondamentale principio di uguaglianza. Tuttavia uguaglianza non significa omologazione. Dobbiamo essere uguali nei diritti e nelle possibilità, ma tutelando e riconoscendo le mille diversità e la pluralità delle identità come un bene e un arricchimento sociale. Infine abbiamo riaffermato l'importanza di uno stretto collegamento fra diritti civili e diritti sociali, da noi percepiti come i due polmoni in grado di ridare respiro a un Paese affannato.

Da un punto di vista contenustico quali sono i punti salienti?

Dal punto di vista dei contenuti il documento programmatico approvato a Brescia contiene la richiesta esplicita del matrimonio egualitario per le coppie di persone Lgbti e la riforma dell'adozione ordinaria che deve essere semplificata per tutte e tutti e aperta a single e a tutti i tipi di coppia. Sull'omogenitorialità proponiamo la riforma della legge 40 che permetta l'accesso alla pratica della procreazione assistita a tutte le donne, abolendo la discriminazione che oggi ne limita l'accesso alle solo donne in coppia eterosessuale. Il programma prevede il riconoscimento di entrambi i genitori all'atto di nascita del figlio per tutti i tipi di coppia e/o “l’adozione piena e legittimante” per i bambini che nascono o vivono in una famiglia con due genitori dello stesso sesso.

Per quel che riguarda i diritti delle persone trans, Liberi e Uguali sceglie la strada della depatologizzazione della condizione trans in virtù del principio di autodeterminazione, ma richiede anche la riforma della legge 164 dell’82 nell’ottica del superamento del passaggio giudiziario per la rettificazione dei dati anagrafici.

E sul fronte delle misure di contrasto all’omotransfobia?

Sotto il profilo dell'antidiscriminazione il nostro programma prevede l'estensione della legge Mancino contro gli atti di odio compiuti in virtù dell’orientamento sessuale, dell’identità di genere o rivolta a persone con diverse abilità. Parallelamente proponiamo progetti di educazione e sensibilizzazione a favore di ogni minoranza discriminata, che comprendano anche il superamento dello stigma delle persone che vivono con l’Hiv. Anche nel capitolo relativo alla scuola richiediamo interventi formativi sull'educazione affettiva, sessuale e delle differenze, con un approccio critico alle relazioni di potere fra i generi. Anche per insegnanti, gli operatori sociosanitari e le famiglie proponiamo di inserire una formazione permanente che includa anche questi aspetti.

Una delle proposte concrete inserite nel programma è proprio la riforma dell'Unar (Ufficio nazionale Antidiscriminazioni razziali) che vorremmo fosse trasformato in Autorità nazionale Antidiscriminazioni. Un’agenzia indipendente dalla politica con poteri effettivi, anche sanzionatori, che vigili sull'applicazione dei trattati anti discriminatori internazionali nel nostro paese potrebbe essere un efficace strumento di contrasto all'odio e di sviluppo di una cultura delle differenze.

Il documento bresciano ha influito sulla discussione della successiva Assemblea del 7 gennaio?

Abbiamo portato queste idee all'Assemblea programmatica di Roma del 7 Gennaio grazie a due bellissimi interventi di Gianmarco Capogna e Cathy la Torre. Nella relazione programmatica votata da tutte e tutti i 1500 delegati è stato inserito il passaggio sulle unioni civili così: L’uguaglianza nei diritti: L'uguaglianza non ammette distinzioni, perché non parliamo di una concessione della politica, ma del riconoscimento di diritti da rendere esigibili. Abbiamo la necessità di riformare nel suo complesso il diritto di famiglia, che deve essere declinato al plurale, parlando di “famiglie” e includendo anche quelle di fatto e ogni altra forma di legame familiare. Il matrimonio deve essere un istituto unico, accessibile a tutte e tutti con il pieno ed eguale riconoscimento di tutti i legami affettivi, compresi quelli delle coppie Lgbti, una parità dei diritti anche sul piano della genitorialità. Sono necessari progetti formativi anche scolastici, efficaci sull’educazione affettiva, sessuale e alle differenze, con un approccio critico alle relazioni di potere fra i generi. Dobbiamo introdurre misure efficaci dal punto di vista normativo per inasprire le pene e renderle efficaci per chi commette violenze con l’aggravante della discriminazione.

Il lavoro è stato molto partecipato e ha coinvolto centinaia di militanti. Il programma è stato votato all'unanimità e impegna tutte le candidate e i candidati. Credo che questi contenuti diano risposte concrete e prospettive utili alla comunità Lgbti, ma che segni un avanzamento per il Paese nel suo complesso perchè il progresso dei diritti è una questione che interessa tutte e tutti e ne migliora la vita. Valori come l'uguaglianza, l'autodeterminazione, la dignità, le differenze e hanno trovato spazio in un programma coraggioso e avanzato che coniuga in modo armonico i diritti sociali (lavoro, solidarietà, accoglienza, pensioni, salute, welfare), la tutela dei beni comuni (ambiente, sostenibilità, risorse, patrimonio artistico) con i diritti civili. La speranza è che molte elettrici ed elettori ci diano fiducia sulla base di questi contenuti.

Infine, ma Luca Trentini sarà candidato alle prossime elezioni?

Il mio nome è stato inserito nella rosa delle candidature proposte al tavolo nazionale e votato dall'assemblea di Liberi e Uguali della mia  circoscrizione elettorale. Vedremo se e dove si riterrà che il mio contributo possa essere utile.

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In mattinata Mika ha ricevuto a Palazzo Vecchio dal sindaco Dario Nardella l’onorificenza delle chiavi della città di Firenze.

Al termine della cerimonia la popstar, nel rispondere alle domande dei giornalisti, ha parlato del cambiamento del finale della Carmen di Bizet, del desiderio di poter cantare nella Cappella Brancacci e della conduzione del festival di Sanremo, per il quale si è detto non ancora pronto. Si è poi espresso sulla questione delle adozioni da parte di coppie dello stesso sesso a seguito d’una domanda sull’eventuale introduzione d’una specifica norma in Italia.

«Quando una persona dice: Ti amo, voglio passare la mia vita con te, se noi diciamo di no, o se noi blocchiamo tutte le altre conseguenze di questo patto, il no può provocare solamente conseguenze negative». Quindi ha proseguito: «Invece se diciamo sì, possiamo provocare solo cose belle. L'amore si provoca con l'amore e la tolleranza. L'intolleranza, l'odio e anche la violenza si provoca solamente con il no e l'intolleranza. La matematica di questo principio è abbastanza chiara. Però ci vuole un po' di tempo». Per il cantante dunque occorre fare «tutto quello che può aiutare a incoraggiare questa idea che è l'investimento tra una persona l'altra: una donna e un uomo, due donne, due  uomini non importa».

Sull’argomento si è anche espresso in giornata Maurizio Gasparri, vicepresidente del Senato, al programma KlausCondicio di Klaus Davi

«Considero molto probabile - così ha dichiarato - che il centrodestra non consentirà le adozioni per i gay se dovesse andare al governo. Io mi sono battuto contro la stepchild adoption. Sono favorevole alla regolamentazione della convivenza fra persone dello stesso sesso su alcuni piani, come il patrimonio, la casa. Sono stato perplesso anche sulla legge per le unioni civili perché penso che ci fossero già contenuti elementi sufficienti nella vecchia legge. Una cosa è sicura: sulle adozioni tutto il centrodestra è contrario».

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Svolta in India nel processo di depenalizzazione dei rapporti tra persone dello stesso sesso adulte e consenzienti. La Corte Suprema  ha infatti oggi annunciato la revisione della sentenza dell’11 dicembre 2013, con cui aveva dichiarato non contrario alla Costituzione l’articolo 377 del Codice penale indiano.

Una norma quanto mai ambigua che, risalente all’epoca vittoriana, prevede l’ergastolo o la reclusione fino a dieci anni nonché l’irrogazione di un’ammenda a «chiunque abbia volontariamente un rapporto carnale contro l'ordine della natura con un uomo, una donna o un animale».

L’articolo era stato qualificato una palese «violazione dei diritti fondamentali» dall’Alta Corte di Delhi con disposto del 2 luglio 2009 e, in quanto tale, abrogato nel territorio della metropoli. Ma la sentenza del 2013 comportò di fatto il ripristino della norma nella capitale.

Da allora non sono mancate le proteste da parte di attivisti lgbti e personalità del mondo politico, culturale, sociale indiano per la cassazione dell’articolo 377. Già nel dicembre 2013 Raul Gandhi, vicepresidente del Congresso Nazionale Indiano, si esprimeva al riguardo dichiarando che la questione riguardava le libertà individuali. In occasione delle elezioni del 2014 il Partito Comunista d'India (Marxista) aveva parlato dell'abolizione della norma nel proprio programma elettorale.

Oggi finalmente la decisione della Corte Suprema che ha dichiarato come «effettivamente la nostra precedente ordinanza debba essere riconsiderata».

L’atto tiene dietro al ricorso presentato da cinque attivisti Lgbti che, nel denunciare la criminalizzazione delle relazioni tra persone dello stesso sesso, hanno sostenuto di «vivere in un costante clima di terrore per possibili azioni della polizia». Essi hanno fatto inoltre notare come l'articolo 377 «violi i diritti fondamentali garantiti dall'articolo 14 (diritto all'uguaglianza) e 21 (diritto alla vita) della Costituzione».

Nel ribadire il dato dell’evoluzione della morale in ogni società, la Corte Suprema ha infine annunciato l'esame della questione da parte di una speciale commissione di magistrati senza però fissare alcuna data.

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Il 26 dicembre si è tenuta a Kathmandu la seconda edizione di Mr Gay Nepal. Il concorso ha avuto così luogo dopo un vuoto di quattro anni. Il motivo – come spiegato da Pinki Gurung, donna transessuale e presidente di Blue Diamond Society, associazione organizzatrice della kermesse – è da individuarsi nella «difficoltà di trovare partecipanti dal momento che la nostra società non accetta ancora pienamente le persone appartenenti a minoranze sessuali».

Questa volta sono stati 18 i concorrenti sebbene due candidati si siano dimessi per motivi sconosciuti. Ad aggiudicarsi la fascia del vincitore e la somma di 50,000 rupie il 28enne Mahedra Singh, che negli ultimi due anni si è impegnato quale attivista per i  diritti delle persone Lgbti. Al secondo e al terzo posto, invece, Birendra Chaudhary e Anuj Rai Petter.

Ancora una volta, come nel 2013, fine della manifestazione è stata la rivendicazione dei diritti delle minoranze sessuali in Nepal, l'unico tra i Paesi centroasiatici in cui i rapporti tra persone dello stesso sesso adulte e consenzienti non sono reato (a partire dal 2007). «L'evento è fondamentale per sensibilizzare i nepalesi alle tematiche delle persone Lgbti e per favorirne la loro progressiva accettazione sociale», ha detto all’agenza ispanica Efe la stessa Pinki Gurung.

Benché sulla base di una sentenza della Corte Suprema della fine del 2008 siano all’esame la proposta di legge sull’introduzione del matrimonio egualitario e il relativo riferimento normativo nella nuova Costituzione in corso di elaborazione, continuano a registrarsi nella Repubblica federale democratica del Nepal casi di aggressione, violenza, stupro nonché di discriminazione sul posto di lavoro a danno delle persone Lgbti. Bisogna però tenere in conto come solo a partire dal 2007 numerosi esponenti del Partito Comunista Unificato del Nepal abbiano abbandonato la concezione maoista dell’omosessualità quale risultanza deviata del sistema capitalistico.

Resta di fatto che il Nepal è l’unico Paese himalayano in cui è riconosciuta un'effettiva tutela alle minoranze sessuali.

Secondo i dati della Blue Diamond Society circa mezzo milione degli oltre 27 milioni di nepalesi appartengono alla collettività trans mentre 1,2 milioni sono nel complesso le persone Lgbti.

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Il 12 dicembre la senatrice dem Monica Cirinnà è divenuta socia del Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli. Ulteriore iscrizione, dunque, a un’associazione Lgbti per la madrina della legge sulle unioni civili, già tesserata ad Arcigay a partire dal 2016 e al Wand di Benevento il 4 dicembre scorso.

A Gaynews così la parlamentare ha spiegato motivi e finalità sottese al gesto: «Sono contentissima di essermi tesserata alla più importante associazione Lgbti della capitale qual è il Mieli. Un onore essere socia di una realtà che nei decenni non ha mai perso di vitalità ma si è sempre distinta per il coraggio delle idee e l’impegno in prima linea nelle battaglie per i diritti.

Mi piace soprattutto ricordare la presentazione del pdl regionale in materia di discriminazioni da orientamento sessuale e identità di genere nonché il sostegno a un dialogo serio e sereno sul tema della gestazione per altri. Tema presente nel bel documento politico del Roma Pride 2017, frutto dell’opera di coordinamento svolto appunto dal Mieli e dal portavoce Secci».

E proprio Sebastiano Secci, divenuto da qualche mese presidente dell’associazione romana, ha commentato così il tesseramento di Monica Cirinnà: «È con grande piacere che abbiamo accolto la senatrice Monica Cirinnà fra le socie e i soci del Circolo Mario Mieli.

Il rapporto che il Circolo ha avuto con la senatrice è stato caratterizzato, prima, durante e dopo la discussione della legge sulle unioni civili, da estrema schiettezza e correttezza reciproca. Schiettezza e correttezza che nascono da una profonda consapevolezza e rispetto del diverso ruolo e compito svolto dal movimento Lgbt+ da un lato e dalla politica dall'altro.

Apprezziamo Monica Cirinná, fra le altre cose, anche perché è una delle poche parlamentari che, nonostante la delicatezza dell'attuale fase politica, non esita a parlare liberamente di  matrimonio egualitario, di adozioni ma anche di riconoscimento di figli dalla nascita e di gestazione per altri

Argomento, quest’ultimo, sicuramente complesso ma che noi del Circolo Mario Mieli abbiamo fortemente voluto nella piattaforma rivendicativa dell'ultimo Roma Pride proprio perché simboleggia le sfide culturali e politiche che il movimento Lgbt+ sarà chiamato ad affrontare da oggi in poi».

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Nata ufficialmente agli inizi dello scorso mese d’agosto, l’associazione orlandiana Dems (Democrazia, Europa e Società) s’è riunita il 16 dicembre – pochi giorni prima dallo scioglimento delle Camere – nella sua prima assemblea nazionale. Nella cornice dell’auditorium romano Antonianum in via Manzoni si sono succeduti numerosi interventi centrati sull’obiettivo della kermesse. Quello, cioè, di costruire «insieme una nuova proposta per il centrosinistra».

Particolarmente interessante il contributo di Angelo Schillaci che, in veste di coordinatore, ha annunciato la costituzione del comitato tematico Dems Arcobaleno. Raggruppamento che, nato dall’esperienza della Squadra Arcobaleno per Orlando Segretario, vede coinvolte – come detto in quella sede da Schillaci, ricercatore di Diritto comparato alla Sapienza – «persone, con un bagaglio di esperienze ricco e plurale, che condividono la passione e le battaglie per i diritti civili».

Una composizione variegata, come quella dell’arcobaleno, costituita da esponenti della società civile nonché della politica territoriale e nazionale. Tra quest’ultimi si contano i nomi di Monica Cirinnà, Sergio Lo Giudice, Daniele Viotti.

Raggiunto telefonicamente, così Schillaci ha spiegato gli obiettivi del comitato tematico: «Vogliamo rappresentare dentro Dems e più estesamente nel partito un gruppo che nel metodo e nel merito porti avanti le battaglie per i diritti civili Lgbti e non solo.

Nel metodo, puntando su un partito che si apra, sappia parlare all’esterno e si confronti con le forze vive della società. Nel merito, riaffermando le nostre rivendicazioni classiche e fondamentali. Rivendicazioni, che faremo di tutto per portare nel programma del Pd: matrimonio egualitario, equiparazione piena di tutte le famiglie, responsabilità genitoriale alla nascita e riforma delle adozioni, legge contro l’omofobia, piena attenzione per le persone trans e intersex attraverso provvedimenti legislativi che diano pieno riconoscimento e tutela ai loro percorsi di vita e costruzione dell’identità.

Ma il nostro orizzonte non è limitato solo a un tale ambito. Crediamo infatti che i diritti Lgbti siano una componente essenziale e paradigmatica di una battaglia più ampia per i diritti, per l’uguaglianza e l’inclusione».

Parole, queste, condivise appieno dalla senatrice Cirinnà che ai nostri microfoni ha dichiarato: «La battaglia arcobaleno sintetizza in sé quella più ampia e fondamentale per la tutela e il riconoscimento di tutti i diritti umani e civili.

Questa è l’autentica cifra di un partito di centrosinistra che voglia dirsi ed essere tale. Fino a quando sussisterà al riguardo anche una sola minima disparità tra le persone le donne e gli uomini di sinistra non resteranno inoperosi. Noi almeno dei Dems Arcobaleno non lo saremo e faremo di tutto perché non lo sia l’intero Pd.

Uno degli impegni prioritari al riguardo sarà quello per il matrimonio egualitario, al cui riguardo Andrea Orlando ha giustamente detto il 16 dicembre: Le unioni civili, una battaglia a cui tengo e che ho fatto con Monica Cirinnà, sono un modo per sperimentare un percorso che possa portare ai matrimoni egualitari».

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Si terrano domani alle 14.30 presso la chiesa di San Giovanni Battista in Arzignano i funerali di Alex Ferrari e Luca Bortolaso, i fidanzati 21enni morti, martedì scorso, per le esalazioni di monossido di carbonio a Ferrara di Monte Baldo (Vr).

Esequie congiunte che, volute espressamente dai genitori dei due giovani, saranno concelebrate dai curati di Bagnolo di Lonigo e San Bortolo di Arzignano, rispettive parrocchie di provenienza di Luca e Alex.

Così ha commentato tale decisione don Roberto Castegnaro, parroco in solidum moderatore della parrocchia di Bagnolo S. Maria: «C’è rispetto per quella che stata la loro relazione: non li consideriamo di certo pubblici peccatori. La Chiesa condanna l’omosessualità esibita. Io non ho conosciuto direttamente nessuno dei due, ma non mi sembra fosse questo il caso».

A fronte del contenuto ambiguo di una tale dichiarazione colpiscono invece quelle della mamma di Luca che ieri, sulla pagina Fb di Arcigay Vicenza, ha scritto i seguenti commenti a un post relativo alla tragica morte dei due fidanzati e alla relativa narrazione giornalistica: Erano fidanzati… E lo saranno per sempre e Mio figlio non si è mai nascosto. I sentimenti li ha sempre dimostrati a faccia alta, e Alex idem.

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Non sono purtroppo mancate parole offensive con riferimento al post da parte di Daniele Beschin, coordinatore di Forza Nuova Vicenza e componente del Veneto Fronte Skinheads, che ha parlato di polemiche pretestuose e ha ripetutamente attaccato il presidente Thomas Tedesco.

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Prevenzione delle malattie che colpiscono le donne. Patrocinio di progetti riguardanti la parità di genere. Opera di sensibilizzazione e controllo per l’utilizzo d’un linguaggio non sessista nel lavoro giornalistico. Questi i fini della Commissione Pari Opportunità dell’Ordine dei giornalisti della Campania, ufficialmente costituita il 30 novembre scorso.

A comporla 15 donne e giornaliste: Titti Improta (presidente), Concita De Luca (vicepresidente), Fiorella Anzano, Gabriella Bellini, Valeria Bellocchio, Trisha Calandrelli, Titti Festa, Nicoletta Lanzano, Marilù Musto, Monica Nardone, Annamaria Riccio, Francesca Salemme, Monica Scozzafava, Filomena Varvo, Cristina Zagaria.

Per raggiungere gli obiettivi prefissisi, la Commissione lavorerà in sinergia con la Cpo del Sindacato unitario dei giornalisti della Campania e con Arcigay Napoli. Tra le iniziative in programma, inoltre, anche un corso di formazione giornalistica organizzato con Gaynet e dedicato a temi Lgbti e media.

Abbiamo percià rivolto qualche domanda a Titti Improta.

Presidente, qual è l’importanza della Commissione Pari Opportunità?

La Commissione punta molto a sensibilizzare il mondo della scuola. Riteniamo che sia proprio lì, dove inizia il percorso formativo dei giovani, che si debba lavorare per dialogare con gli studenti e offrire loro la giusta percezione dell’utilizzo delle parole e della forza discriminatoria che la comunicazione può avere. Oggi attraverso i social network assistiamo quotidianamente allo sciacallaggio comunicativo. Lasciando impunite queste azioni c’è il rischio che i giovani perdano di vista il valore e il peso emotivo che le parole possono avere.

Nel comunicato ufficiale d’insediamento della Commissione è stata messa in luce l'importanza d’un lavoro sinergico con la collettività Lgbti. Può spiegarcene i motivi?

L’intenzione della Commissione Pari Opportunità dell’Ordine dei Giornalisti è quella di iniziare un dialogo oltre che una collaborazione con la comunità Lgbti. La Commissione si avvale del lavoro di colleghe di grande professionalità e sensibilità umana.

Per questo motivo abbiamo ritenuto doveroso intraprendere questo percorso. Affinché si inizi a parlare non solo di violenza sulle donne ma di violenza di genere. Riteniamo intollerante ogni forma di violenza e discriminazione, anche verbale. Per questo motivo iniziare un percorso, attraverso iniziative e corsi di formazione, insieme alla comunità Lgbti, può rappresentare un piccolo,ma importante passo verso l’abbattimento di pregiudizi, violenze e discriminazioni. 

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Avevano scelto di festeggiare il Capodanno e le giornate seguenti fino all’Epifania con due amiche rispettivamente di Peschiera del Garda (Vr) e Mozambano (Mn). E per farlo avevano puntato su una villetta in località Ca' di Sotto a Ferrara di Monte Baldo (Vr). Ma quello che sarebbero dovuto essere l’inizio d’un 2018 carico di aspettattive s’è invece risolto in un tragico epilogo per i 21enni Luca Bortolaso e Alex Ferrari.

Sono morti insieme avvelenati dal monossido di carbonio esalato da un rudimentale braciere, che i giovani fidanzati avevano acceso per riscaldare la loro camera da letto.

Indenni, invece, le due amiche che dormivano in un’altra stanza, riscaldata con fornello elettrico. Sono state loro a rendersi conto dell’accaduto al momento del risveglio, sentendo un forte odore provenire dalla camera di Luca e Alex. E sono state loro ad aiutare i carabinieri di Caprino Veronese a ricostruire la vicenda.

Nato a Soave (Verona) e residente a Lonigo (Vi), Luca era fidanzato con Alex (originario di Arzignano nel Vicentino) dal 13 luglio 2016, come lui stesso aveva riportato con orgoglio sul proprio profilo Fb. Tanti i post romantici pubblicati nel tempo, di cui certamente il più significativo resta quello del 31 gennaio 2017.

Una foto in cui si vede Luca chino su Alex, l’uno totalmente preso dall’altro. E poche parole a commento che appaiono adesso come l’epigrafe per due giovani passati abbracciati dal sonno alla morte: Questo amore è per te.

Realtà che, invece, alcuni media - compresi tg nazionali - tendono invece a edulcorare come fatto notare con fermezza da Thomas Tedesco e dal comitato di Arcigay Vicenza, di cui è presidente. 

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La Corte Costituzionale in Indonesia ha respinto ieri la la richiesta avanzata da un’organizzazione conservatrice per ascrivere tra i reati i rapporti sessuali prematrimoniali e quelli tra persone dello stesso sesso. La petizione non è stata accolta col voto di cinque dei nove magistrati componenti il tribunale.

Presentata a metà dello scorso anno da un docente universitario e da 11 componenti dell’Alleanza dell’ Amore Familiare (Aila in indonesiano), l’istanza pretendeva di modificare gli articoli del Codice penale riguardanti l’adulterio, il rapporto con minori e lo stupro con estensione alle persone omosessuali.

Nel corso del procedimento presso la Corte Costituzionale l’iniziativa di Aila, che sulla propria pagina web si definisce quale associazione che «difende la famiglia in Indonesia», aveva ricevuto il sostegno di gruppi di musulmani conservatori. Non poche associazioni e attivisti hanno denunciato un escalation d’omofobia verbale e di repressione da parte delle autorità indonesiane proprio a partire dal 2016.

Non per niente la decisione della Corte Costituzioanle non migliorerà affatto la situazione delle persone omosessuali a causa della vigente quanto discussa normativa antipornografia.

Nel solo maggio scorso una retata presso il club Atlantis di Giacarta ha portato all’arresto di 141 persone, colpevoli, secondo la polizia locale, di partecipare «a una festa a sfondo omosessuale». Ma la maggior parte degli arrestati è stata poi rilasciata. Le autorità giudiziarie hanno infatti ritenuto l’assenza di violazione della legge contro la pornografia da parte degli stessi.

Violazione che, invece, è stata contestata a otto persone, condannati ieri a a due anni di reclusione. Si tratta del direttore dell’Atlantis, di un addetto alla reception, un istruttore di palestra,  una guardia di sicurezza e alcuni spogliarellisti. 

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