Marzamemi, al via la 4° edizione del Festival Lgbti "Sii come sei" - Intervista doppia a Sebastiano Cammisuli e Armando Caravini

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Sabato 25 e domenica 26 Agosto, la piazza Regina Margherita di Marzamemi, comune in provincia di Siracusa, diventerà palcoscenico della 4° edizione di un’importante kermesse di cultura e intrattenimento Lgbti. Si tratta di Sii come sei, la cui direzione artistica è affidata a Sebastiano Cammisuli, consigliere del direttivo di Arcigay Siracusa.

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Per saperne di più sulla manifestazione, che gode anche del patrocinio del comune di Pachino, contattiamo sia Sebastiano Cammisuli sia Armando Caravini, che del comitato provinciale Arcigay di Siracusa è il presidente.

Sebastiano, ci spieghi come nasce l’iniziativa Sii come Sei? Di cosa si tratta e quali obiettivi si propone?

L’idea nasce da una constatazione condivisa con gli esercenti del centro del paesino di Marzameni. E, cioè, che in questo comune la presenza di persone Lgbti, probabilmente anche per ragioni turistiche, è molto elevata e dunque il nostro festival avrebbe avuto senso e avrebbe intercettato un’utenza molto interessata. L’obiettivo è chiaramente quello di diffondere la cultura dell’inclusione anche nella provincia: il titolo della manifestazione è, infatti, un invito a essere fieri di come si è, senza filtri e senza maschere.

Sebastiano, la manifestazione è giunta ormai alla sua 4° edizione. Che riscontri avete riportato nelle precedenti edizioni? Vi siete mai scontrati con ostilità apertamente omofobiche?

In questi anni la partecipazione del pubblico è andata gradualmente crescendo. Pubblico sia Lgbt sia etero. Il primo anno abbiamo avuto alcuni problemi e si sono verificati scontri verbali e sui social con persone che guardavano con sospetto all’iniziativa.

Singolare è il caso di un giornalista che durante le prime edizioni del Festival rilasciò dichiarazioni decisamente omofobiche, che poi lui stesso cancellò dai social quando qualcuno, nei post di risposta, gli ricordò il suo passato. Quest’anno lo stesso giornalista ha intervistato, per un magazine online, un artista che sarà ospite della manifestazione. Questo è un segno che le cose sono cambiate.

Armando, da presidente del comitato Arcigay Siracusa, quali sono, a tuo parere, le reali e concrete difficoltà che affronta una persona Lgbti che vive e lavora nel tuo territorio?

Le difficoltà che riscontriamo maggiormente nella nostra provincia riguardano la visibilità della persona omosessuale. Come gran parte delle piccole/medie province esiste ancora una concreta difficoltà nel fare fare coming out. Siracusa ha fatto dei passi da gigante sia nel campo diritti civili arrivando alla quarta edizione di un Gay Pride sia per quanto riguarda il coming out.

Diverso il discorso per i comuni della provincia specie quelli distanti da Siracusa/Marzamemi e Noto (altra meta di turismo Lgbti), dove ancora l'omosessualità viene taciuta, nascosta quasi come fosse una vergogna portando la persona omosessuale a creare realtà di copertura. Ecco su questo stiamo lavorando, affinché le nuove generazioni crescano in un terreno fertile per vivere il proprio orientamento sessuale con serenità. Detto ciò,  la provincia di Siracusa è terra di rispetto e accoglienza: lo dimostra il grande turismo Lgbti che ogni estate sceglie il nostro territorio.

Infine, l’intera società italiana, in questi giorni, guarda con apprensione alla vicenda della nave Diciotti. Armando qual è il tuo parere relativamente a questa tragica circostanza?

Come avevamo bene intuito e, consentitemi, previsto, stiamo assistendo a una forte recrudescenza reazionaria decisamente fascista che, nel caso in specie, si coniuga al peggior razzismo. Ribadiamo pertanto i valori del nostro grande Pride Umanità Accoglienza Resistenza. Il movimento Lgbti deve farsi carico delle criticità di questa nostra società, dove i problemi vanno condivisi, elaborati e portati nelle nostre lotte.

Stiamo vivendo un’emergenza di tipo democratico e non possiamo nè dobbiamo pensare solo alla nostra comunità ma abbracciare, accogliere, condividere le difficoltà degli ultimi che per noi sono invece i primi.

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