Marco Carta e il coming out tardivo: ma ne è solo lui responsabile?

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Il coming out, fatto ieri da Marco Carta nel corso della trasmissione Domenica Live condotta da Barbara D’Urso, è apparso a tanti tardivo e quasi una trovata di marketing alla vigilia dell'uscita del suo nuovo single Una foto di me e di te.

Marco lo conoscevano in tanti a Roma e più di una volta è stato visto in party gay-friendly della capitale. Premesso che frequentare le meravigliose feste arcobaleno non vuol dire essere gay, di fronte a un coming out c'è comunque un'importante positività: una persona in più è finalmente libera e, in questo caso, si tratta di qualcuno che lo ha detto di fronte al grande pubblico.

Ciò premesso, caro Marco, è proprio vero che avresti potuto darci una mano molto tempo prima. Pensiamo alla battaglia per le unioni civili o ai tanti e tante teenager Lgbti che, ascoltandoti negli anni addietro, si sarebbero potuti sentire più forti a fronte di un clima diffusamente discriminatorio.

Di fronte all’ondata di critiche sollevatasi dai social, una considerazione è però d'obbligo: è solo Marco il problema? 

Esiste una generazione di artisti che è nata per un pubblico ben preciso con un dettagliato studio del target alle spalle. Ma questi artisti non sono soli: ci sono le produzioni, i manager, le case discografiche. Che altro non fanno se non prendere spunto da noi, noi società, che siamo i destinatari finali di quei prodotti. 

Intendiamoci: nessuno può dire che qualcuno abbia costretto Marco a non dichiararsi. Ma quel «ho vissuto questo processo – come dichiarato ieri – dando dei pesi alla mia carriera» vuol dire molte cose. Sono scelte di immagine, di opportunità, compiute volontariamente ma a denti stretti. 

Forse è sul nostro immaginario che dobbiamo riflettere. Ragionando sul perchè non abbiamo ancora avuto artisti dichiaratamente omosessuali fin dalla più tenera età, almeno in Italia.

Detto questo, tra l'Italia del 2008 e quella del 2018 ci sono delle differenze. Forse i tempi sono maturi. Ma per tutti quelli "arrivati prima", come Marco, avremo tanti altri infiniti coming out "tardivi". A loro non chiederemo mai di essere stati coraggiosi, semplicemente perchè non sono personaggi noti.

Forse allora tutta questa vicenda andrebbe semplicemente presa per quello che è: una persona, con i suoi tempi, ha trovato il coraggio di fare coming out. Tocca far sì che ai prossimi il coraggio non serva più. 

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