Torna in scena a Roma "L’effetto che fa", la pièce sull’omicidio di Luca Varani. Così ne parlano gli attori protagonisti

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Dopo il successo registrato nella scorsa stagione teatrale, torna in scena dal 2 al 7 aprile, all’Off/Off Theatre di Roma la pièce teatrale L’effetto che fa.
 
Liberamente ispirata al caso dell'omicidio Varani "l’fffetto che fa" fu la risposta che Manuel Foffo e Marco Prato diedero agli inquirenti quando fu loro chiessto come mai avessero torturato e ucciso il giovane Luca Varani. Lo spettacolo, che prova a penetrare sentimenti, emozioni e sofferenze sia dei carnefici sia della vittima, è scritto e diretto dal giovane regista Giovanni Franci e vede in scena tre attori under 35, coetanei dei veri protagonisti della storia, Valerio Di BenedettoRiccardo Pieretti Fabio Vasco
 
Gaynews ha deciso di contattare i tre attori durante le prove dello spettacolo e chiedere loro come ci si sente a portare in scena personaggi segnati da una storia così profonda di violenza, dolore e sofferenza.
 
Riccardo Pieretti, che in scena interpreta Luca Varani, ha affermato: “Il regista e autore Giovanni Franci ammanta di grande simbolismo la figura di Luca Varani, in senso quasi cristologico. Da attore, nel cercare di adempiere a questo compito, sono posto di fronte ad una responsabilità etica finora insondata in campo teatrale. Che io sappia, infatti, nessuno ha mai interpretato su di un palco la vittima di un omicidio, diventato caso di cronaca nera, accaduto appena tre anni fa. Interpretare Luca Varani comporta un grande rispetto e un grande amore. Il primo nei confronti di chi ha subito gli effetti di questa vicenda, il secondo nei confronti del mio mestiere.”
 
Valerio Di Benedetto, che in scena è Manuel Foffo, il giovane nel cui appartamento al Collatino è avvenuto l’omicidio, ha dichiarato: “L’errore che si potrebbe fare in questi casi è quello di porci con giudizio nelle azioni e nei pensieri del personaggio. Questo porterebbe ad avere distanza e una controproducente superiorità, che ci impedirebbe di riconsegnare la verità più profonda, che invece cerchiamo di fare con questo testo. Non sta a noi giudicare, non è il nostro ruolo. Noi siamo solo a servizio della storia e per farlo dobbiamo empatizzare al massimo con la sofferenza e l’oscurità dei protagonisti, cercando un punto di incontro con quella che è la nostra sofferenza, la nostra oscurità. Toccare l’umanità dell’altro partendo dalla nostra umanità. Questo, per me, è l’unico modo per affrontare un personaggio, qualsiasi esso sia. Non ci dobbiamo mai dimenticare che stiamo raccontando una storia e ogni storia sarà sempre pervasa dall’umanità dei suoi protagonisti.”
 
Infine, Fabio Vasco, che interpreta Marco Prato, il personaggio forse più controverso della drammatica notte al Collatino, ha detto: “Sicuramente per me è stato difficile approcciarmi al personaggio di Marco Prato ma dall’altra parte è stata una sfida poterlo interpretare, studiarlo e capire la sua disperazione. Quando interpreti un personaggio molto lontano da te, la cosa che non bisogna assolutamente fare è giudicarlo ma bisogna cercare di entrare nella sua testa e capire perché si è arrivati a tanto e cosa lo ha portato a fare qual che ha fatto. Sono partito da alcune cose in comune con Prato, per esempio l’insicurezza adolescenziale, poi ho sviluppato tutto il suo percorso formativo, umano ed emotivo tramite il testo di Giovanni in cui viene fuori tanto di Marco Prato, della sua vita e della sua famiglia.”
 
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