Sam Smith: «Nel mio nuovo album parlo anche del coming out. Importante il senso di appartenenza alla comunità Lgbti»

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«Ora mi sento molto più a mio agio come gay. Lo sono sempre stato apertamente: a dieci anni avevo già fatto coming out. Ma solo negli ultimi cinque anni sono cresciuto come uomo gay. Prima non mi sentivo parte della mia comunità. Poi ho cominciato a capirlo, a comprendere da dove vengo e adesso voglio esprimerlo al pubblico».

È così che il 31 ottobre ha parlato a Milano Sam Smith, che si esibirà stasera negli studi di X Factor. Prima apparizione ufficiale in Italia – due concerti sono infatti rispettivamente fissati per l’11 e il 12 maggio 2018 al Mediolanum Forum di Assago e all'Arena di Verona – per il 26enne cantante londinese che ha inanellato in breve tempo una serie di straordinari traguardi: 12 milioni di copie vendute per l’album del debutto In The Lonely Hour (2014), 4 Grammy Awards (2015), Oscar per la miglior canzone con Writing’s on the Wall, colonna sonora del film Spectre (2016). Fu proprio durante la cerimonia di consegna della statuetta che Sam, dicendosi fiero di essere il primo gay apertamente dichiarato a ricevere un tale riconoscimento, volle dedicare la sua vittoria alla comunità Lgbti.

E, letto in una cornice familiare quale autorivelazione di un ragazzo nei confronti del proprio padre, il tema del coming out è affrontato in Him. Brano che, scritto dopo una nottata trascorsa in un locale di cruising a Sidney, costituisce una delle 14 tracce del nuovo album The thrill of it all in uscita venerdì 3 novembre.

«Tutta la mia musica – ha detto al riguardo Sam Smith – mostra la mia vulnerabilità, i miei pensieri profondi. Anche nella pittura o nel cinema sono attratto da storie drammatiche. In the lonely hour raccontava una solitudine ma aveva una sua dolcezza. L’album nuovo è più cupo, autodistruttivo, forse perché quando l’ho scritto non mi piacevo. Il titolo ha a che fare con la fama».

Proprio sulla celebrità, cui la pop star mostra di non essere più interessato, ha dichiarato: «Il successo ha rovinato la relazione sentimentale che avevo all’epoca. Quando negli Usa uscì il mio primo album, Lady Gaga disse: La fama non ti cambia tanto quanto cambia gli altri. Non avevo capito cosa voleva dire, ora sì. Io mi sento lo stesso di prima: è attorno a me che è cambiato tutto. Ora vivo in una bella casa con mia sorella e mi succedono cose meravigliose. Ma la fama può essere spaventosa. È quel che racconta l’album. Canto di una relazione che non ha funzionato per via del mio lavoro». Situazione anche questa cambiata visto che nelle scorse settimane è iniziata la relazione di Sam con l’attore Brandon Flynn, protagonista della serie televisiva 13 Reasons Why.

La contezza di vivere esperienze meravigliose non è andata disgiunta da quella delle proprie fragilità. Contezza, questa, che però consente a Sam di affrontarle con lucidità. «Quando ho cominciato a fare musica – ha dichiarato –  ascoltavo molto Joni Mitchell e Adele. Stavolta ho ascoltato soprattutto uomini come Leonard Cohen o Mumford and Sons. E mi sono appassionato alla storia dello studio Muscle Shoals dove registrava Aretha Franklin. Ma soprattutto mi hanno ispirato poetesse come Nayyirah Waheed o Rupi Kaur, della quale mi sono tatuato anche una frase sul braccio: sono parole potentissime sulla dolcezza che mi hanno aiutato a parlare delle mie vulnerabilità». 

Vulnerabilità che possono avere anche risvolti drammatici come nel caso delle molestie che Anthony Rapp subì all’età di 14 anni da parte di Kevin Spacey. Sul cui coming out la star britannica ha preferito non esprimersi dichiarando invece: «Sono felice del fatto che queste storie stiano venendo a galla. È importante che le vittime si facciano avanti. Spero continui a succedere finché le donne non governeranno il mondo». Già, perché Sam Smith, che in passato ha detto di sentirsi tanto donna quanto uomo, ama definirsi femminista.

D’altra parte sempre a Milano, parlando dei suoi prossimi concerti, ha affermato: «Cantare in un completo sarebbe una cosa nuova per me e la mia famiglia. Dai 16 ai 18 anni, quando ascoltavo Joni Mitchell, mi truccavo e vestivo da donna. Ho smesso di farlo perché mi ha stancato e ci mettevo troppo a prepararmi. Ma chi lo sa, magari tornerò allo stile appariscente. Realizzerò finalmente il mio sogno di essere come Beyoncé».


 

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