Si è tenuta ieri presso Palazzo Montecitorio la conferenza stampa di presentazione della proposta di legge contro l’omotransfobia, depositata alla Camera il 2 maggio scorso dal deputato Alessandro Zan (Pd).

Oltre al parlamentare d’origine padovana sono intervenuti i deputati Silvia Fregolent e Ivan Scalfarotto nonché la senatrice Monica Cirinnà, che il 21 marzo ha presentato al Senato una pdl similare recante Norme contro le discriminazioni motivate dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere.

Come quella avanzata da Zan, tale proposta di legge si propone di estendere agli atti di discriminazione e ai delitti motivati dall’odio nei confronti delle persone omosessuali e transessuali la protezione già garantita ai crimini d’odio fondati su motivazioni razziali, etniche, nazionali o religiose dal recente art. 603-bis del Codice penale.

«In ossequio – spiega la senatrice Cirinnà – al generale principio stabilito dall’articolo 609-septies del Codice penale, si ritiene di escludere la perseguibilità d’ufficio, ricollegata dall’articolo 6 della "legge Mancino" alla configurabilità dell’aggravante di cui all’articolo 3, per il delitto di violenza sessuale di cui all’articolo 609-bis del Codice penale» Ha quindi aggiunto: «Il terzo articolo del disegno di legge istituisce anche in Italia la Giornata nazionale contro l'omofobia e la transfobia nella data del 17 maggio. L’art. 4 assegna all’Istat il compito di sopperire all’attuale assenza di dati attraverso una rilevazione statistica quadriennale».

Eccone il testo:

Art. 1.

(Modifiche al codice penale)

 

All’articolo 604-bis del codice penale sono apportate le seguenti modificazioni:

a)  al comma 1, lettera a), le parole: «o religiosi» sono sostituite dalle seguenti: «, religiosi o relativi all’orientamento sessuale o all’identità di genere»;

b)  al comma 1, lettera b), le parole: «o religiosi» sono sostituite dalle seguenti: «, religiosi o relativi all’orientamento sessuale o all’identità di genere»;

c)  al comma 2, le parole: «o religiosi» sono sostituite dalle seguenti: «, religiosi o relativi all’orientamento sessuale o all’identità di genere».

Ai fini della legge penale, si intende per:

a) «orientamento sessuale»: l’attrazione emotiva o sessuale nei confronti di persone di sesso opposto, dello stesso sesso, o di entrambi i sessi;

b) «identità di genere»: la percezione che una persona ha di sé come rispondente ad un genere, anche se non corrispondente al proprio sesso biologico."

Art. 2

(Modifiche al decreto-legge 26 aprile 1993, n.122)

 

Al decreto-legge 26 aprile 1993, n. 122, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 giugno 1993, n. 205, sono apportate le seguenti modificazioni:

a)  al titolo, dopo le parole: «e religiosa» sono aggiunte le seguenti: «, o fondata sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere»;

b)  alla rubrica dell’articolo  1, dopo le parole «o religiosi» sono aggiunte le seguenti: « o fondati sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere»;

c)  all’articolo 1, comma 1-quinquies, le parole: «o degli extracomunitari» sono sostituite dalle seguenti: «, degli extracomunitari, delle persone omosessuali e transessuali»;

d)  all’articolo 3, comma 1, le parole: «o religioso» sono sostituite dalle seguenti: «, religioso o fondato sull’orientamento sessuale o dall’identità di genere»;

e)  all’articolo 6, comma 1, dopo le parole: «comma 1, » sono inserite le seguenti: «ad eccezione di quelli previsti dall’articolo 609-bisdel codice penale,».

Art. 3

(Istituzione della giornata nazionale contro l’omofobia e la transfobia)

La Repubblica italiana riconosce il giorno 17 maggio quale «Giornata nazionale contro l'omofobia e la transfobia», al fine di promuovere la cultura del rispetto e dell'inclusione nonché di contrastare i pregiudizi e le discriminazioni motivati dall'orientamento sessuale e dall'identità di genere.

In occasione della «Giornata nazionale contro l'omofobia e la transfobia» sono organizzati incontri e iniziative, in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado, al fine di sensibilizzare le cittadine e i cittadini al contrasto del pregiudizio, della discriminazione e della violenza verbale e fisica motivati dall'orientamento sessuale o dall'identità di genere, nonché di mantenere vivi nella cultura e società italiane i princìpi di uguaglianza dei diritti e di pari dignità sociale sanciti dalla Costituzione.

Art. 4

(Statistiche sulle discriminazioni e sulla violenza)

Ai fini della verifica dell’applicazione della presente legge e della progettazione e della realizzazione di politiche di contrasto alla discriminazione e alla violenza di matrice xenofoba, antisemita, omofobica e transfobica e del monitoraggio delle politiche di prevenzione, l’Istituto nazionale di statistica, nell’ambito delle proprie risorse e competenze istituzionali, assicura lo svolgimento di una rilevazione statistica sulle discriminazioni e sulla violenza che ne misuri le caratteristiche fondamentali e individui i soggetti più esposti  al rischio con cadenza almeno quadriennale. 

Guarda il video dell'intervento di Monica Cirinnà

 

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Presentata ieri in conferenza stampa presso Palazzo Montecitorio la proposta di legge contro l'omotransfobia, il cui primo firmatario è il parlamentare dem Alessandro Zan.

A moderare l'incontro, cui sono intervenuti la senatrice Monica Cirinnà e i deputati Silvia Fregolent e Ivan Scalfarotto, il caporedattore di Gaynews Francesco Lepore. Tra i presenti anche il direttore di Gaynews Franco Grillini, il segretario di Certi Diritti Leonardo Monaco, la presidente di Agedo Roma Roberta Mesiti, il presidente del Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli Sebastiano Secci.

Guarda il video dell'intervento di Alessandro Zan

 

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Si terrà alle ore 13:00 in Palazzo Montecitorio la conferenza stampa di presentazione della proposta di legge contro l’omotransfobia, di cui il deputato Alessandro Zan (Pd) è primo firmatario.

Oltre al parlamentare d’origine padovana interverranno i deputati Silvia Fregolent e Ivan Scalfarotto nonché la senatrice Monica Cirinnà, prima firmataria, a sua volta, d’una pdl similare depositata al Senato il 21 marzo.

Presentata alla Camera dei deputati il 2 maggio e annunciata il 7 maggio, la proposta di legge Zan (C. 569) reca Modifiche agli articoli 604-bis e 604-ter del Codice penale, in materia di violenza o discriminazione per motivi di orientamento sessuale o identità di genere.

Alla luce degli ultimi quanto ripetuti casi di aggressione omofobica, verificatisi in più parti d’Italia tra marzo e aprile, Zan ha ritenuto infatti necessaria la predisposizione di una legge volta a perseguire penalmente chi commette atti di violenza o incita all’odio nei riguardi delle persone omosessuali e transgender sì da garantire una piena tutela delle stesse.

E, questo, secondo un criterio desunto dalla recente inserzione nel Codice penale degli articoli 604-bis e 604-terLa volontà è quella, dunque, di estendere alle discriminazioni per motivi di orientamento sessuale e identità di genere gli effetti dei due nuovi articoli sanzionanti gli atti di violenza e l'incitazione all’odio per motivi razziali, etnici, religiosi o nazionali.

Eccone in anteptima il testo:

Art. 1.

(Modifiche all’articolo 604 bis del codice penale in materia di propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale etnica e religiosa)

 

Alla rubrica dell’articolo 604 bis del codice penale sono apportate le seguenti modifiche:

dopo le parole «etnica e religiosa», sono aggiunte, infine, le parole «, fondati sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere».

All’articolo 604 bis del codice penale sono apportate le seguenti modifiche:

a) alle lettere a)b), sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «, fondati sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere».

b) Il paragrafo seguente «È vietata ogni organizzazione, associazione, movimento o gruppo avente tra i propri scopi l'incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi» è sostituito da «È vietata ogni organizzazione, associazione, movimento o gruppo avente tra i propri scopi l'incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali, religiosi, fondati sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere».

Art. 2.

(Modifiche all’articolo 604 ter del codice penale in materia di circostanza aggravante)

 

All’articolo 604 ter del codice penale sono apportate le seguenti modifiche: 

nel primo periodo, dopo le parole «o religioso» sono aggiunte le seguenti «, fondati sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere».

 

 

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Una domenica sera speciale a Sorrento. Nell’incantevole cornice trecentesca del chiostro comunale di San Francesco, la cui attigua chiesa è officiata da due frati Minori, si è tenuta una manifestazione di protesta nei riguardi del sindaco Giuseppe Cuomo.

Manifestazione che, organizzata dal Collettivo studentesco della Penisola Sorrentina in collaborazione con Arcigay Napoli, è voluta essere una risposta alla decisione da parte del primo cittadino di non concedere l’area claustrale dalle caratteristiche arcate ogivali intrecciate per l’unione civile del napoletano Vincenzo D’Andrea e del colombiano Heriberto Vasquez Ciro. A differenze di quanto avviene per matrimoni civili, di cui si contano in media all’anno 200 celebrazioni proprio nel chiostro di San Francesco.

Presenti alla manifestazione anche il consigliere regionale dei Verdi Francesco Emilio Borrelli e il giornalista Alessandro Cecchi Paone, che ha detto: «Il sindaco Giuseppe Cuomo rappresenta lo Stato, indossa la fascia tricolore e deve rispettare le leggi nazionali. L'art. 3 che ci rende tutti uguali davanti alla legge, senza discriminazioni alcuna. Chiederò al prefetto di sospenderlo qualora non cambierà idea».

Oltre duecento i partecipanti al raduno che ha visto anche la celebrazione simbolica di due unioni civili: una tra due componenti del collettivo, l’altra tra un israeliano e un sorrentino.

Antonello Sannino, presidente di Arcigay Napoli, ha affermato: «Supporteremo Vincenzo e Beto in ogni luogo che la democrazia ci mette a disposizione per vedere effettivamente realizzato il principio di eguaglianza, senza nessuna eccezione, anche se occorre costituirsi come Arcigay Napoli parte civile nelle sedi di un Tribunale per i danni che sta ricevendo la nostra comunità da un'azione discriminatoria».

Adesione altamente simbolica alla manifestazione quella della senatrice Monica Cirinnà che, qualche giorno prima, su Facebook aveva espresso l’auspicio che «il sindaco di Sorrento ritiri la sua decisione, consentendo a tutte le coppie che lo desiderino di unirsi civilmente nel chiostro. La pari dignità passa anche dai simboli, e l’esclusione delle coppie omosessuali da quello spazio le stigmatizza gravemente: la distinzione tra unione civile e matrimonio non legittima trattamenti differenziati, ricordiamolo sempre!».

Ferma condanna anche da parte del deputato dem Alessandro Zan, già presidente del comitato Arcigay di Padova, che aveva annunciato «una interrogazione al ministero dell’Interno affinché si verifichino le condizioni di rifiuto da parte del sindaco Cuomo».

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Da Scafati a Bologna, da Roma a Parma, da Torrazza Piemonte a Roma nuovamente: insulti e aggressioni a danno di persone omosessuali tra il 9 marzo e il 23 aprile. Si potrebbe parlare, come ha fatto il parlamentare dem Alessandro Zan, di «cronaca di ordinaria omofobia italiana».

Ma i casi elencati sono in realtà «solo la punta emersa di un iceberg di violenza e odio che quotidianamente calpesta la dignità e i diritti delle persone omosessuali e transessuali nel nostro Paese. Atti che devono trovare una risposta dura e ferma nella legislazione penale».

Questo il motivo per cui il parlamentare d’origine padovana depositerà nelle prossime ore un progetto di legge «perché anche i crimini di discriminazione e violenza per motivi di orientamento sessuale e di identità di genere siano puniti severamente».

Di questa pdl ha spiegato in anteprima esclusiva a Gaynews i contenuti.

«Negli ultimi mesi - ha dichiarato Zan - abbiamo assistito a una vera e propria escalation dei crimini d’odio legati all’orientamento sessuale e all’identità di genere, azioni di una violenza inaudita, spesso commessi da branchi nei confronti di singole persone identificate come omosessuali o di coppie omosessuali, anche nel pieno centro di numerose città italiane. Questi atti devono trovare necessariamente una adeguata risposta nella legislazione penale, che deve essere approvata con urgenza dal Parlamento per allinearsi con gli altri stati dell’Unione Europea e dare tutela ai cittadini e alle cittadine omosessuali e trans.

Per questo presenterò in queste ore una proposta di legge contro l’omotransfobia, dando seguito a quanto contenuto nel programma del Partito democratico: dopo l’approvazione delle unioni civili, vogliamo continuare il cammino di approvazione dei diritti per tutti, ripartendo proprio da questa legge.

Il decreto legislativo del 1 marzo 2018 n. 21 ha inserito nel codice penale due nuovi articoli, il 604 bis e il 604 ter, che riportano il contenuto della legge 654 del 1975 e della legge 205 del 1993 (legge Mancino), le norme che sanzionano gli atti di violenza e l'incitazione alla violenza e alla discriminazione per motivi razziali, etnici, religiosi o nazionali.

La legge contro l’omotransfobia che è stata predisposta segue questa direzione: vogliamo estendere gli effetti di questi due nuovi articoli anche alle discriminazioni per motivi di orientamento sessuale e identità di genere. Si tratta di inserire nel codice penale una piccola modifica, ma che potrà finalmente dare una adeguata tutela e giustizia a milioni di italiani davanti alla legge.

Chi compie violenza o incita all’odio perché qualcun altro ama deve essere punito».

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Se l’elezione del pentastrale napoletano Roberto Fico (considerato dell’ala sinistrorsa del M5s) a presidente della Camera non ha suscitato reazioni di rilievo ma è stata anzi accolta pressoché positivamente, non può dirsi lo stesso per quella della forzista Maria Elisabetta Alberti Casellati alla seconda carica dello Stato.

Eletta al terzo scrutinio con 240 voti, la 71enne avvocata matrimonialista d’origine rodigiana (ma vivente da decenni a Padova) è la prima donna a sedere sullo scranno più alto di Palazzo Madama.

Un primato indubbiamente importante nella storia della Repubblica italiana ma non tale da far dimenticare i numerosi aspetti critici della sua lunga carriera politica.

«Sono entrata per la prima volta in questa aula nel 1994, ai tempi dell’ingresso in politica di Silvio Berlusconi», ha ricordato lei stessa nell’odierno discorso d’insediamento. Ed è appunto l'assoluta fedeltà all’ex presidente del Consiglio a essere contestata alla neopresidente del Senato. La successora di Piero Grasso è colei che Guido Quaranta non esitò a definire «la berlusconiana più berlusconiana di tutte, una berlusconiana ‘senza se e senza ma’».

Sostenitrice di tutte le leggi ad personam volute dal fondatore di Mediaset, gridò al golpe quando lo stesso decadde da senatore e fu tra quanti manifestarono contro le "toghe rosse" sui gradini del Palazzo di Giustizia di Milano. In tv sono noti i suoi interventi in cui si rifaceva costantemente ai concetti di giustizia a orologeria,  dittatura mediatica o persecuzione giudiziaria con riferimento sempre a Berlusconi.

Due volte sottosegretaria alla Sanità (30 dicembre 2004 – 16 maggio 2006) - durante il cui mandato fu accusata d'aver fatto assumere proprio al ministero di Lungotevere Ripa la figlia Ludovica (tornata poi a lavorare in una delle aziende berlusconiane) - e alla Giustizia (12 maggio 2008 – 16 novembre 2011), è stata da ultimo componente laica del Csm in quota Forza Italia (15 settembre 2014 – 23 marzo 2018). Celebre il confronto tv con Marco Travaglio del 9 settembre 2013 sul processo Mediatrade e la condanna di Berlusconi.

Laureata in giurisprudenza presso l’Università di Ferrara e in utroque iure presso la Pontificia Università Lateranense (quella che nel gergo ecclesiastico è indicata come l’Università del Papa), Maria Elisabetta Alberti Casellati è anche nota per le sue posizioni conservatrici in materia matrimoniale e giusfamiliare.

Il 28 gennaio 2016, a pochi giorni dall’inizio del dibattito parlamentare dell’allora ddl Cirinnà, partecipò a Roma al convegno La famiglia è una. I diritti sono per tutti, nel corso del quale ebbe a dire: «La famiglia non è un concetto estensibile. Lo Stato non può equiparare matrimonio e unioni civili, né far crescere un minore in una coppia che non sia famiglia. Le diversità vanno tutelate ma non possono diventare identità, se identità non sono». Per poi ammonire: «Non si può fare confusione, parola usata dal Papa pochi giorni fa: ogni omologazione sarebbe un’improvvida sovrapposizione e un offuscamento di modelli non sovrapponibili».

Approvata alla Camera la legge sulle unioni civili e le convivenze di fatto, andò all’attacco della normativa in un’intervista rilasciata a Il Giornale il 13 maggio del medesimo anno.

La sua elezione è stata perciò salutata con entusiasmo da molte aree del cattolicesimo. Non è un caso se tra le prime a plaudire a una tale elezione sia stata la deputata opusdeiana Paola Binetti che fra l’altro ha affermato: «Apprezzo le idee di Maria Elisabetta Alberti Casellati sulla famiglia».

Raggiunto telefonicamente, ecco cosa ha invece detto a Gaynews il deputato dem Alessandro Zan: «Rivolgo i miei auguri di buon lavoro a Maria Elisabetta Alberti Casellati, eletta presidente del Senato: da padovano sono felice che una mia concittadina ricopra la seconda carica dello Stato.

Ma auspico anche che sappia rappresentare tutti gli italiani e le italiane, date le sue precedenti posizioni sulle unioni civili, senza fare differenze retrograde e anacronistiche, che andrebbero a ledere il lavoro di civiltà fatto in questi anni. Dallo scranno più alto di Palazzo Madama si dovranno garantire quei diritti costituzionali che vogliono una piena equiparazione dei diritti delle persone. Mi aspetto quindi collaborazione piena sulle nostre proposte di legge per garantire i diritti di tutti».

Auguri di buon lavoro anche al «neopresidente della Camera Roberto Fico, di cui ho apprezzato il contenuto antifascista del discorso e il richiamo all’autonomia del lavoro della Camera dei deputati, che mi auguro valga anche nei confronti della Casaleggio Associati».

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C’è una piccola pattuglia di persone Lgbti e gay-friendly che sono state elette nell’attuale Parlamento. A partire dall’amica Monica Cirinnà, prima firmataria della legge sulle unioni civili e grande alleata nelle battaglie arcobaleno: la sua presenza qualifica un po’ anche questa legislatura perché come tutti sappiamo le celebrazioni delle unioni civili hanno avuto in Italia un grande successo. Era perciò indispensabile che chi rappresenta da un punto di vista parlamentare l’immagine di questa battaglia tornasse sugli scranni di Palazzo Madama. Sia per proseguire il discorso delle unioni civili e tenere accesa la fiaccola del matrimonio egualitario sia per garantire una vigilanza quanto mai indispensabile, data la vittoria elettorale di forze politiche che non possiamo certamente dire amiche della collettività Lgbti.

C’è poi Tommaso Cerno, la cui elezione in un collegio senatoriale di Milano col quasi 42% di preferenze e 100mila voti, rappresenta un dato rilevante di consenso anche personale. Ma, di sicuro, essa costituisce un’indicazione, relativamente all’area di Milano, di una condivisione della battaglia sui diritti. Condivisione, da parte di chi l’ha votato, che ci riempie il cuore di speranza. Tommaso è al suo primo mandato. Tutti noi dobbiamo aiutarlo nella sua attività di neosenatore dal momento che a Palazzo Madama la situazione è persino più difficile in termini numerici rispetto a quella della Camera.

L’elezione di Alessandro Zan rappresenta un dato rilevante perché sarà a Montecitorio, dove centinaia di fascioleghisti e Fratelli d’Italia non sono certamente friendly nei nostri confronti. Sempre alla Camera ci sarà anche Ivan Scalfarotto che ha promesso il suo impegno a difesa dei diritti delle persone Lgbti.

A loro tutti l’intera redazione di Gaynews formula auguri di buon lavoro con l’impegno a sostenere l’attività parlamentare di ognuno attraverso quella corretta informazione che da 20 anni contraddistingue il nostro quotidiano.

Come già scritto nei precedenti editoriali, si chiede a questi amici e amiche di fare i watch dog in un Parlamento fortemente orientato a destra con esponenti che non hanno remora a richiamarsi esplicitamente al Ventennio fascista.

I dati dell’elezioni sono definitivi e il quadro che ci si presenta è quello di un Paese ingovernabile. Nessun partito e nessuna coalizione, infatti, ha i numeri sufficienti per governare. Al riguardo si profila quindi un lungo stallo alla ricerca di una soluzione che, al momento, non pare all’orizzonte. Come sappiamo, è una situazione simile a quella accaduta in diversi altri Paesi come la Grecia, la Spagna, il Belgio e la stessa Germania dove sono stati necessari cinque mesi per definire una maggioranza di governo in termini di Grosse Koalition. In Italia, al momento, è molto difficile pensare a una maggioranza formata da una coalizione che abbia i numeri sufficienti per governare.

Per fortuna il centrodestra, che pure ha preso il 37% alla Camera, ha “solo” 260 parlamentari: gliene mancano quindi oltre 60 per governare. E dico per fortuna perché si tratta di un centrodestra a trazione fascioleghista. E possiamo tutti immaginare – è inutile dirlo – che un governo con Salvini quale presidente del Consiglio sarebbe per la collettività Lgbti un disastro. E lo sarebbe, perché alcune forze politiche in campagna elettorale hanno promesso la cancellazione della legge sulle unioni civili e probabilmente la riscrittura del testamento biologico e di altre norme, riguardanti i diritti, che il centrosinistra ha meritatamente varato.

Qui siamo di fronte a un trumpismo senza Trump, volendosi smantellare quanto di buono ha fatto il centrosinistra. Senza capire però bene che cosa si voglia fare al suo posto perché i programmi sono tutt’altro che chiari.

Certo è che un governo a guida Salvini rappresenterebbe un cambio radicale nella cultura, nel costume, nel modo di pensare il rapporto tra cittadini e Stato. In tal caso è necessario prepararsi a una lunga stagione di resistenza. Dove la parola resistenza rassomiglia molto, tranne che per alcune conseguenze estreme, a quella da opporre a ciò che potrebbe essere un regime autoritario.

L’altra prospettiva è quella di una coalizione tra il M5s – che è il vero vincitore di quest’elezioni in termini di voti conseguiti da un partito –, il Pd e, magari, anche con la pattuglia dei parlamentari di LeU.

Da un punto di vista degli interessi del Pd sarebbe una prospettiva suicida perché l’appoggio a un governo pentastellato significherebbe un ulteriore tracollo alle urne. Dal nostro punto di vista sarebbe una prospettiva un po’ più tranquillizzante perché non ci troveremmo, in questo caso, alla presenza a Palazzo Chigi dei fascioleghisti e dell’estrema destra.

È ovvio che i nostri interessi sono un po’ diversi da quelli del Pd. Di un partito, cioè, che si trova di fronte al risultato peggiore del dopoguerra se intendiamo il Pd quale continuum del Pci e Ds. Di un partito che si trova nella situazione, stante le dimissioni vere o finte di Matteo Renzi, a dovere rinnovare radicalmente la leadership e la propria politica. Cambiando, perciò, l’immagine avuta finora: quella, cioè, del perdente nonostante i successi del governo Gentiloni e nonostante alcune leggi che noi riteniamo fondamentali come quella sulle unioni civili o sul biotestamento.

Se non si troverà una maggioranza parlamentare l’extrema ratio sarà un “governo del Presidente” con tutti dentro, un “governo di scopo” di durata limitata con il compito di rifare la legge elettorale e di approvare la legge di bilancio. Anche in questo caso sarebbe difficile per i fascioleghisti manomettere la legislazione sui diritti.

Personalmente sono tra quanti pensano che non si tornerà al voto tanto presto anche se l’iter per la costituzione di un governo con maggioranza parlamentare potrebbe essere molto lungo. Non c’è dubbio che a questo punto il compito della collettività Lgbti e, nel nostro piccolo, anche dell’informazione Lgbti sarà quello di vigilare con la massima attenzione perché non ci sia nessun passo indietro sui diritti acquisiti. Ma anche di moltiplicare nel Paese e in ogni città iniziative sui temi che ci stanno più a cuore: dal matrimonio egualitario alla legge contro l’omotranfobia fino alla welfare per la collettività Lgbti. In modo tale da rimarcare una presenza diffusa su tutto il territorio nazionale che sia di monito a chiunque voglia tentare dei disastrosi passi indietro in materia di diritti.

Quindi il mio appello è quello di rimboccarsi le maniche e agire con sentimenti di rinnovata e passionale militanza per far sì che la visibilità Lgbti in Italia sia sempre più forte al di là di chi è al governo del Paese, col quale comunque dovremmo misurarci.

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A pochi giorni dal 4 marzo abbiamo nuovamente raggiunto Alessandro Zan che è in corsa per il secondo mandato parlamentare nelle liste del Pd.

Candidato alla Camera dei deputati come capolista nel collegio plurinominale di Padova per la Camera dei deputati, l’ex presidente del locale comitato d’Arcigay si sta impegnando da settimane nel capoluogo veneto per far conoscere il programma del suo partito.

Onorevole Zan, ultimi giorni di campagna elettorale. Come li sta vivendo?

Esattamente come li ho iniziati, tra le padovane e i padovani, in città e in provincia per parlare del nostro programma per i prossimi cinque anni, partendo dal grande lavoro fatto dal Partito Democratico nella passata legislatura. Ovviamente più si avvicina il 4 marzo, più sale anche la tensione: da capolista del Pd nel mio territorio avverto una grande responsabilità, cioè quella di portare avanti un orgoglio democratico che quotidianamente lavora per il Paese, una forza tranquilla fatta di donne e uomini che si riconoscono nei nostri principi democratici ed europeisti.

Lei ha lanciato un appello dicendo: Solo il Pd può arginare neofascisti e populisti. In che senso?

Penso che solo la nostra comunità politica possa rispondere con fermezza ai rigurgiti neofascisti che si ripropongono, anche violentemente, in queste settimane. È un dato di fatto: la coalizione di centro-destra è guidata da un pregiudicato di 82 anni, da una sedicente fascista, e da un razzista che tende la mano agli ambienti estremisti della destra; il M5S non ha aderito a nessuna manifestazione anti-razzista e anti-fascista degli ultimi giorni, ma anzi ha sempre banalizzato questi pericolosi ritorni nostalgici del ventennio, classificandoli come questioni di serie B (un loro must declassificare, basti ricordare il loro comportamento sulle unioni civili). A chi è indeciso tra il Pd e LeU voglio dire chiaramente: scegliete il Pd. Solo noi possiamo garantire un argine alle violenze, il nostro programma non è contro qualcuno o qualcosa, ma esclusivamente per il Paese, per l’Europa e per i diritti.

Molti contestano proprio al Pd l’avanzata delle destre. Non crede che si siano fatti degli sbagli in casa dem nella scorsa legislatura?

Stiamo ancora pagando il prezzo della scissione dello scorso anno, un errore enorme uscire dal più grande partito progressista. Oggi la sinistra appare disgregata e questa situazione dà unicamente forza ai movimenti di estrema destra. Il Pd ha il merito di aver approvato una legge contro la propaganda del fascismo, proposta coraggiosa che ha i ribadito i nostri principi costituzionali e antifascisti. Chi tenta di gettare al Pd la responsabilità di questa avanzata mente sapendo di mentire. E comunque questo lo vedremo dal risultato delle urne di domenica.

La manifestazione Mai più fascismi, mai più razzismi ha ricompattato la sinistra sabato 24 febbraio. Non crede che bisognava porre ogni impegno per ricompattarla anche in questa campagna?

Ne sono convinto. Presentarsi alle urne divisi è per me un dolore enorme: con molti esponenti di LeU siamo legati dagli stessi valori e dalle stesse idee. Per questo è un peccato che quella componente della sinistra si sia arresa a personalismi e rancori che in primis danneggiano il popolo del centrosinistra e tutto il Paese.

Andiamo al Veneto. Il governatore Zaia avrebbe voluto una clinica d’eccellenza per le persone transgender desiderose di sottoporsi a intervento chirurgico di riattribuzione del sesso. Eppure la proposta è stata bocciata proprio dalla maggioranza leghista. Perché?

Devo ammettere che la proposta della Giunta Zaia era davvero positiva e mi ha stupito positivamente. Di quella clinica ce ne era davvero bisogno, e avere vicino a Padova un punto di riferimento così importante per questo tipo di medicina avrebbe potuto significare un passo in avanti, anche culturale, per il Veneto. La proposta è stata bocciata dalla sua maggioranza leghista, perché stiamo assistendo a una mutazione genetica della Lega: da una parte quella rappresentata da Zaia, più istituzionale e di governo, dall’altra quella che segue Salvini, con orrende derive omotransfobiche, razziste e lepeniste. Ha vinto la seconda e anche Zaia, in questo caso, si è dovuto piegare a questi diktat medievali.

È terminata lunedì la seconda edizione del Bus No Gender. Lo scorso anno lei presentò un’interrogazione parlamentare a Minniti e Fedeli. I due ministri sono rimasti sordi al riguardo?

A quell’interrogazione non ho ancora avuto risposta, ma posso assicurare che l’attenzione sulla questione dei due ministri è altissima. Minniti e Fedeli si sono sempre battuti senza indugi contro l’omotransfobia. Per questo voglio lanciare un appello per il 4 marzo: scegliete il Pd, che ha già dimostrato di battersi fino in fondo, rischiando la stessa vita del governo, per le unioni civili. All’esterno del Partito Democratico c’è la più totale sordità verso questi temi, dall’omofobia dichiarata della destra al totale mutismo da parte del M5S, che non hanno votato le unioni civili. Per approvare i diritti, come per qualsiasi altra riforma, è necessaria la cultura di governo, e il Partito Democratico è l’unica realtà politica in grado di garantirli.

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Presentato con grande enfasi il 2 febbraio da Matteo Renzi a Bologna, il programma elettorale del Pd nella cosiddetta versione malloppo (a fronte del completo silenzio di quella più sintetica e dello schema in 100 punti) dedica appena due punti del paragrafo Per una cultura dei diritti e delle pari opportunità al tema dei diritti Lgbti. A suscitare soprattutto malcontento tra le file dell’associazionismo rainbow – a partire dalla forte dichiarazioni di Sebastiano Secci, presidente del Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli – il mancato riferimento al matrimonio egualitario, la cui responsabilità è da attribuire alla segreteria di partito come chiarito da L’Espresso.

Per saperne di più, Gaynews ha raggiunto la deputata Silvia Fregolent che, quale responsabile del dipartimento Pari Opportunità del Pd, ha avuto un ruolo principale nello stendere le linee guida alla stesura finale del menzionato paragrafo del programma.

Onorevole Fregolent, grandi aspettative da parte della collettività Lgbti per poi prendere atto che il programma riduce tutta la questione dei diritti alla lotta all’omofobia e alla riforma delle adozioni. Ma che, soprattutto, non si parla affatto di matrimonio egualitario...

Il nostro Paese approderà indubbiamente al matrimonio egualitario. Ma abbiamo appena approvato le unioni civili. Facciamo perciò funzionare le unioni civili, che sono state fortemente volute, come ben si sa, e realizzate dal Partito Democratico. Se avessimo dovuto dar retta a quanti dicevano e dicono: O tutto o niente, non avremmo avuto niente. Siamo riusciti ad avere le unioni civili grazie a un atto straordinario come l’aver posto la questione di fiducia. Cosa che non era mai successa coi precedenti governi di centrosinistra. Figuriamoci quindi con un governo di larghe intese come è stato quello della XVII legislatura. Noi dunque abbiamo ottenuto questo risultato.

Dobbiamo perciò far funzionare le unioni civili. Sappiamo benissimo che proprio per aver messo la fiducia, abbiamo dovuto lasciare un pezzo importante. Quello, cioè, del riconoscimento della genitorialità. Andare perciò oltre le unioni civili, quando esse devono essere ancora completate, non è serio. Visto che noi vogliamo essere seri e promettere cose che possiamo fare, pensiamo di poter realizzare il completamento delle unioni civili. Dire dunque oggi matrimonio egualitario vuol dire paroloni. Vuol dire lanciare uno slogan sapendo da subito che non potrà essere realizzato. Facendo in modo che la legge sulle unioni civili funzioni, si arriverà al matrimonio egualitario.

Eppure il gruppo d’area orlandiana Dems Arcobaleno aveva preparato un documento molto articolato e ampio sui diritti delle persone Lgbti, tra i quali ampio spazio era proprio dato al matrimonio egulitario. Insomma, che cos’è successo?

Nel parlare di completamento delle unioni civili, del riconoscimento della genitorialità e della lotta alll’omofobia abbiamo preso spunto proprio da quel documento. Ovviamente non solo da quello. Abbiamo tenuto in conto anche gli altri testi pervenuti. L’area orlandiana mi ha fatto gentilemente pervenire quel documento che ho letto con interesse e apprezzato. Ma, come dicevo, anche altre correnti l'hanno fatto. Per cui ho dovuto fare una sintesi da far confluire nel programma finale. In seguito anche a un confronto col segretario Renzi, con Maria Elena Boschi e Tommaso Nannicini, incaricato di stilare il programma, è venuto fuori quel testo con la mancata menzione, però, del matrimonio egualitario. E, questo, per i motivi accennati.

Nel punto relativo alla lotta all'omofobia l’essere transessuale è stato presentato come una peculiarità dell’orientamento sessuale. Uno scivolone notevole, cui si è poi riparato nella tarda serata del 2 febbraio grazie a un intervento dell’onorevole Alessandro Zan. È vero?

Sì, è vero. Credo che quell’errore fosse dovuto al fatto che troppe persone ci hanno messo mano.  Quando Alessandro Zan mi ha fatto notare che il punto così formulato era erroneo, ho chiesto che venisse apportata la modifica (come infatti è avvenuto): «la peculiarità dell’orientamento sessuale o dell’identità di genere della vittima, ovvero l’essere omosessuale oppure l’essere transessuale».

In tema di contrasto all'omotransfobia resterete ancora ancorati al testo del ddl Scalfarotto, tanto criticato dalla collettività Lgbti?

Noi partiremo sicuramente dal ddl Scalfarotto. Vorrei ricordare che in Aula si dovettero apportare delle modifiche, essendoci all’epoca un governo di larghe intese. Lo stesso Scalfarotto, mio amico, fu costretto a delle mediazioni anche per suggerimento dell’allora capogruppo Roberto Speranza.

So benissimo la sofferenza che Ivan ha provato non soltanto nell’accettare tali mediazioni (nel tentativo di portare la legge a casa) ma anche nell’essere attaccato dalla comunità Lgbti, che ha sempre difeso. Noi partiremo dunque dal progetto originale e vedremo cosa riusciremo a fare.

Passando ora al rapporto con la collettività Lgbti, lei ha incontrato i vertici di ArciLesbica nazionale il 25 gennaio. Eppure nessuna esponente di essa partecipò al primo tavolo con tutte le associazioni, che lei ha presieduto il 9 novembre scorso. Come mai?

A quel tavolo non c’era ArciLesbica, perché ci fecero sapere d’essere in fase congressuale. Appena eletta, la neopresidente Gramolini mi ha scritto una lettera per chiedermi un incontro. Incontro comunque avvenuto a programma Pd concluso, anche se ArciLesbica aveva precedentemente mandato, al pari di altre associazioni, delle sottolineature che non sono state accolte. Come responsabile del dipartimento Pari Opportunità, ritengo doveroso incontrare tutti sia in un tavolo comune sia separaramente. Più d’una volta, d'altra parte, ho incontrato Arcigay - avendomene fatto richiesta - anche dopo il tavolo del 9 novembre.

Onorevole, come si è svolto l’incontro con Gramolini e Vannucci di ArciLesbica, cui era presente anche la depuatata dem Fabrizia Giuliani, non più ricandidata alle prossime elezioni?

Si è trattato d'un incontro molto tranquillo. Mi hanno fatto vedere la petizione ai Segretari di partito contro la gpa – personalmente non amo l’espressione “utero in affitto" – e presentato le istanze di una parte del mondo femminista, molto attento a quest’argomento. Io ne ho preso atto e ho letto con attenzione il testo della petizione come faccio con tutti i documenti che mi vengono consegnati. Al riguardo, come responsabile del dipartimento, non ho espresso valutazioni di sorta.

Ma il parere personale di Silvia Fregolent qual è in tema di legge 40 e gpa?

Personalmente ritengo che sulla legge 40 sia necessario condurre un serio dibattito, essendo intevenute più volte al riguardo la magistratura e la Corte Costituzionale. Quella legge è ormai ridotta a un taglia e cuci. A un puzzle.

Sarebbe perciò opportuno rivisitarla per il bene delle cittadine e dei cittadini. Lo sappiamo benissimo che vietare certe pratiche, poi consentite all’estero, è un’ipocrisia. Si tratta ovviamente di un tema molto delicato. Innanzitutto sarebbe opportuno che il dibattito parta da un dato inoppugnabile: le persone ricorrenti alla gpa sono soprattutto eterosessuali. Il fatto che la comunità Lgbti si lasci attirare dalle polemiche di chi avversa la pratica fa passare nell’opinione pubblica l’idea che siano le coppie di persone omosessuali a farvi principalmente ricorso.

Ecco perché è necessario un dibattito pubblico e approfondito che tocchi l’aspetto dell’assoluta inaccettabilità della gpa in quei Paesi, terzo e quartomondiali, dove non è affatto libera e c’è un totale sfruttamento della donna gestante. Bisognerebbe poi studiare meglio il fenomeno in quei Paesi dov’è consentita per legge. Ritengo che non abbia fatto un buon servizio alla causa Niki Vendola sventolando il proprio splendido figlio quale spot alla gpa. Una tale decisione ha allontanato, a mio parere, ancora di più la possibilità di trovare una soluzione.

Dibattito serio e aperto sulla gpa. Eppure, talune femministe considerano il solo parlarne o scriverne una violazione del comma 6 dell’art. 12 della legge 40. Che cosa ne pensa?

Anche se ho votato sì all’ultimo referendum di riforma costituzionale, ritenendo che la Carta vada migliorata, sono molto attaccata a essa. In particolare, sono attaccata all’art. 21 che tutela la libertà d’espressione. Io difendo ovviamente la libertà di ArciLesbica e di alcune femministe di esprimere la propria opinione contraria alla gpa come difendo quella favorevole di altre associazioni o persone.

Ritengo, dunque, che bisogna approfondire l’argomento e parlarne liberamente anche con chi la pensa in maniera diametralmente opposta. Ho visto col tempo, ad esempio, che persone, assolutamente contrarie alle unioni civili, si sono poi aperte a seguito di confronti.  Tutto ciò è frutto di mediazione. Quella di cui hanno saputo dare splendida prova, ad esempio, Alessandro Zan, Monica Cirinnà e  Sergio Lo Giudice proprio durante il dibattito parlamentare sulle unioni civili.

Insomma, sulla legge 40 sarebbe necessario partire dalla riscrittura che ne ha fatto la Corte e valutare dei cambiamenti. Fare insomma un "tagliando", perché si tratta di una legge datata. Gli slogan duri non portano a nulla. Gli estremismi, infatti, non vanno mai bene: è necessario sempre mettersi nei panni altrui. Non mi sono affatto piaciute certe prese di posizione con la minaccia di non votare chi è favorevole alla gpa. Il parlamentare ha infatti il dovere di rappresentare tutti. Quando non siamo d’accordo, bisogna cercare di capire e trovare una soluzione. Non siamo una curva sud. Noi siamo chiamati al compito di legislatori e dobbiamo dunque agire per il bene di tutte e tutti.

Onorevole, lei è stata ricandidata. I diritti civili saranno al centro della sua campagna elettorale?

Sono candidata alla Camera nel collegio plurinominale Piemonte 01, dove è capolista Pietro Carlo Padoan.

È ovvio che i diritti civili delle persone Lgbti (e non) saranno al centro della mia campagna elettorale in piena adesione al programma del Pd che tocca un tale ambito  a 360 gradi. In tale battaglia andrò avanti in sintonia con le idee degli amici di sempre - da Monica Cirinnà a Sergio Lo Giudice, da Alessandro Zan a Ivan Scalfarotto - e confrontandomi con tutte le associazioni che lo vorranno.

Non ho paura del confronto come non ho paura di chi va minacciando di voler abolire le unioni civili in nome della tutela della “famiglia tradizionale”. Al riguardo voglio dire che, nelle vesti di pubblico ufficiale, ho celebrato due matrimoni e un’unione civile. Ora non ho mai provato un’emozione così forte come nel celebrare l’unione civile di Franco e Davide. Questi miei amici stanno insieme da 20 anni e non conosco nessuna famiglia così tradizionale come la loro.

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Dopo quella per le candidature alle prossime elezioni politiche del 4 marzo è terminata oggi quella per il programma elettorale in casa Pd. A presentarlo nel pomeriggio d’oggi a Bologna Matteo Renzi.

«Per la prima volta rivendichiamo un metodo diverso dal passato – così ha detto il Segretario nazionale col consueto stile magniloquente –. Avremo tre versioni del programma: una versione “malloppo” per chi vorrà entrare nel merito dei singoli punti, una versione più sintetica di 15 pagine, e una terza versione più rischiosa, ma che inaugura un metodo nuovo... Noi proponiamo 100 piccoli passi in avanti per l’Italia, 100 piccoli impegni realizzabili, ma lo facciamo partendo da 100 cose che abbiamo fatto».

Ma in ambito dei diritti delle persone Lgbti la “versione malloppo” in 41 pagine dedica appena due sintetici punti (lotta all’omofobia e riforma delle adozioni) del paragrafo Per una cultura dei diritti e delle pari opportunità (pag. 39). Nessuna menzione, invece, nella versione più sintetica né tanto meno in quella delle 100 cose da fare a fronte delle 100 fatte (nel cui catalogo è ovviamente citata la legge sulle unioni civili).

Non si è tenuto purtroppo per nulla in conto il documento I diritti Lgbti in una società solidale e inclusiva che, approntato dal gruppo Dems-Arcobaleno, era stato preparato quale contributo alla redazione finale del programma.

Come se non bastasse, laddove nel programma si parla della lotta all’omofobia l’essere transessuale viene presentato come peculiarità dell’orientamento omosessuale. Uno scivolone non da poco cui si è riparato per intervento dell’on. Alessandro Zan.

Grazie a un suo intervento il passaggio «la peculiarità dell’orientamento sessuale della vittima, ovvero l’essere omosessuale oppure l’essere transessuale» è stato corretto in «la peculiarità dell’orientamento sessuale o dell’identità di genere della vittima, ovvero l’essere omosessuale oppure l’essere transessuale». Modifica che dovrebbe essere apportata, si spera quanto prima, anche nella versione in pdf del programma.

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