Grindr nella bufera per aver condiviso con Apptimize e Localytics - che si occupano di migliorare le app - i dati personali dei propri utenti (ne conta 3,6 milioni). Tra questi anche quelli altamente sensibili come lo stato di sieropositività e la data degli ultimi test effettuati.

Gli altri dati, tra cui posizione Gps, identità del telefono cellulare, età, interesse dell'utente (amicizia o relazione), e-mail, sono stati spesso trasmessi tramite "testo normale" o non criptato sì da renderli vulnerabili agli hacker. 

A far esplodere il caso negli Usa BuzzFeed News e TechCrunch sulla scorta d’un’inchiesta condotta dal network svedese Svt e dall'associazione nonproft norvegese Sintef.

Ma il team di Grindr si è giustificato in nome di un miglioramento dell’applicazione grazie ad Apptimize e Localytics. Bryce Case, Cso di Grindr, ha fatto presente il carattere non commerciale dell’operazione aggiungendo che la condivisione dei dati è stata effettuata per garantire «il più alto livello di riservatezza, sicurezza dei dati e privacy dell'utente».

Che, al contrario, sarebbero messi in discussione proprio dalla possibilità - offerta da Grindr agli utenti - d'inserire tra i dati personali il proprio stato sierologico con riferimento alla data e agli esiti dell'ultimo test. A sostenerlo il team norvegese, per il quale la combinazione di dati sanitari con quelli concernenti la localizzazione e l’indirizzo mail può portare all’identificazione dell'utente.

Antoine Pultier, uno dei ricercatori di Sintef, ha spiegato a BuzzFeed News che «lo stato sierologico è collegato a tutte le altre informazioni». Le quali, come già sopra accennato, vengono spesso condivise attraverso un testo non criptato e sono perciò facilmente violabili.

Per James Krellenstein, attivista del gruppo Act Up di New York, quello di Grindr è stato un passo falso. «Grindr - ha dichiarato Krellenstein - è un sito piuttosto unico, soprattutto per la possibilità di essere chiari sulla propria sieropositività. Il fatto che questi dati sensibili siano stati condivisi con terze parti, senza alcuna comunicazione a riguardo, è una gravissima violazione degli standard di base, inaccettabile da parte di una compagnia che si vende come sostenitrice della comunità omosessuale».

Nel frattempo Bryce Case ha comunicato ad Axios che Grindr ha deciso di non condividere più con terzi dati sanitari dei propri utenti al fine d'una piena rassicurazione degli stessi.

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C’è l’influente coadiutore della basilica di San Giovanni in Laterano che gira con l’autista, si finge diplomatico, promette posti di lavoro e paga gli escort con postepay. C’è il direttore d’un Ufficio diocesano per la pastorale scolastica che si vanta di conoscere Laura Pausini ed è alla ricerca di incontri di natura sessuale tramite app.

C’è il parroco che organizza gang bang in canonica. C’è il monsignore che è agli arresti domiciliari con l’accusa di abuso su minore ma organizza indisturbatamente incontri con uomini tramite Grindr. C’è il sacerdote del Potentino che il sabato sera frequenta disco gay-friendly in Calabria, s’ubriaca e fa sesso.

C’è il guardiano cappuccino pugliese che organizza in convento orge con un altro confratello. C’è il seminarista siciliano che eiacula in webcam davanti alla statua della Madonna di Fatima. C’è il giovane sacerdote della zona di Tursi-Lagonegro che predilige i rapporti di gruppo ed è ossessionato da un seminarista che vuole coinvolgere nelle serate.

Questi i profili di alcuni dei sacerdoti, religiosi e seminaristi, sulla cui doppia vita getta luce il corposo dossier che, preparato negli anni da Francesco Mangiacapra e rivelato in anteprima da Gaynews, sarà depositato domani presso la Curia arcivescovile di Napoli. Ben 1200 pagine ripartite in schede personali e allegati testimoniali. Quest’ultimi costituiti da screenshot di conversazioni tramite messaggi telefonici o chat per incontri.

Eccone un assaggio con chiaro riferimento a un approccio durante la celebrazione della Messa:

Prete: Lui mi ha fatto occhiolino al segno della pace

Altro: Mmmm. Bono

Prete: Voglio scoparti

Altro: Mmmm

Prete: Domenica sei mio

Altro: Speriamo

Prete: Vorrei s*******i nel c***


Noto quale autore del libro autobiogarfico Il numero uno. Confessioni di un marchettaro e quale accusatore di Don Euro, il giovane escort Mangiacapra così ha spiegato ai nostri microfoni il motivo d’un tale dossier: «Il comportamento degli ecclesiastici che segnalo è, in molti casi, frutto dell’impunità a cui gli stessi vertici della Chiesa li hanno abituati: quella ingiusta tolleranza che alimenta l'idea di poter continuare  a separare ciò che si esercita da ciò che si esprime, come è tipico di chi ha una doppia morale schizofrenica.

Con troppa sicurezza questi sacerdoti sono abituati a contare su quella discrezione di cui da troppo tempo beneficiano e che ingiustamente consente loro di spogliarsi occasionalmente della tonaca a uso e consumo personale».

Il materiale raccolto nel dossier interessa ecclesiastici di più diocesi. E non solo campane. Volendo fare una ripartizione per ambito territoriale, si desume che dei sacerdoti indicati:

1 appartiene alla diocesi di Acerra, 1 alla diocesi di Acireale, 2 appartengono alla diocesi di Amalfi-Cava, 2 alla diocesi di Aversa, 2 alla diocesi di Bari, 1 alla diocesi di Catania, 1 alla diocesi di Ischia, 2 alla diocesi di Cosenza-Bisignano, 1 alla diocesi di Isernia, 1 alla diocesi di Manfredonia-San Giovanni Rotondo, 1 alla diocesi di Messina, 1 alla diocesi di Molfetta, 2 alla diocesi di Napoli, 1 alla diocesi di Nardò-Gallipoli, 2 alla diocesi di Nocera-Sarno, 1 alla diocesi di Noto, 1 alla diocesi di Oppido Mamertina, 1 alla diocesi di Piazza Armerina, 1 alla diocesi di Pozzuoli, 1 alla diocesi di Palermo, 3 alla diocesi di Roma, 2 alla diocesi di Salerno, 1 alla diocesi di Teano-Calvi, 7 alla diocesi di Teggiano-Policastro, 1 alla diocesi di Trani-Barletta-Bisceglie, 4 alla diocesi di Tursi-Lagonegro, 1 alla diocesi di Tricarico, 1 alla diocesi di Urbino-Urbania-Sant’Angelo in Vado nonché 1 dell’Ordinariato Militare.

Di questi 42 sono diocesani, 7 appartengono a istituti religiosi mentre i seminaristi sono in tutto 9.

Ma c’è un tratto comune a molti di loro, ossia la capacità di fare rete in materia d’incontri hot sì da scambiarsi informazioni o pareri. Senza contare l’elemento apparentemente banale dell’uso spregiudicato di profili su chat come Grindr e Romeo.

Si tratta d’un variegato campione quanto mai indicativo che permette di far luce non solo sull’elevatissima percentuale di sacerdoti omosessuali stabilmente inosservanti dell’obbligo celibatario assunto. Ma anche dell’inadeguatezza delle norme di Oltretevere in materia di presbiterato e omosessualità come dell’assoluta ipocrisia delle gerarchie al riguardo.

Risuona perciò sempre attuale la domanda che il defunto nunzio apostolico Angelo Mottola rivolgeva anni fa, in un misto di italiano e napoletano, a un minutante della Curia Romana : «Ma o' Papa che parla sempre contro i gay, perché non inizia a togliere tutti i ricchioni da cui è circondato?».

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A distanza di circa un mese dall’uscita del videoclip Too smart to fall in love di Johnny Di Sciascio abbiamo raggiunto il giovane performer italoamericano per porgergli qualche domanda.

Ciao, Johnny. Presentati brevemente al pubblico italiano.

Sono Johnny Di Sciascio e sono probabilmente il più divertente stronzo del pianeta... Ti  ringrazio per aver dedicato un po’ del tuo tempo ad ascoltare un ragazzo americano sciocco come me.

Sono originario del New Jersey e risiedo a New York City: è stato qui che ho capito quanto il New Jersey mi abbia ispirato. Negli anni ho avuto molte esperienze lavorative ma in qualche modo l’arte e lo spettacolo sono ricorse più frequentemente, specialmente la musica e la commedia. Queste due forme d’arte sono state per me molto “curative”. Adesso mi puoi incontrare un giorno a servire drink in un gay bar, l’altro a cantare e fare lo sciocco sui social.

Il fatto di essere un italoamericano ha influito sulle tue scelte artistiche? Ti ha aiutato o ostacolato?

Naturalmente può solo avermi aiutato. Tutti vogliono essere italiani, no? L'Italia ha dato al mondo alcune delle persone più belle, intelligenti e innegabilmente importanti della storia umana. Attribuisco la maggior parte, se non tutta, della mia creatività e della consapevolezza emotiva alla mia cultura italiana. La mia famiglia è tutto per me e la mia cultura italiana mi ha insegnato ad amare i miei familiari. Non importa se approvano o meno quello che faccio. Ho imparato già da  molto giovane ad accettarli e ad amarli senza condizioni, perché è questo che fa una famiglia. E penso che sia probabilmente la lezione più bella che ho imparato grazie alla mia cultura italiana.

Quando e perché ti sei avvicinato alla musica e al mondo del gay show business?

Questa è una bella domanda. Il quando è la parte più facile. Credo che, non appena abbia iniziato a parlare, ballare o cantare, ho voluto continuare a farlo. È meraviglioso poter esprimere e condividere una sensazione o una storia con altre persone attraverso queste forme d’arte. Penso sia innata in tutto il pianeta. Quindi al riguardo, dovrei dire sinceramente: da sempre.

Ora il perché: è molto più importante e richiede un pensiero più profondo. Penso che, come artista e come essere umano, ogni tanto devi fermarti e chiederti perché stai effettivamente facendo quello che stai facendo. Per me, se quello che sto facendo non sta aiutando un'altra persona in qualche modo, non vale davvero la pena farlo.

Amo la musica da sempre ma ho anche molti altri interessi e molti modi di esprimere le mie storie e la mia arte che, nel mio piccolo, possono essere utili alle persone. La creazione è veramente significativa per la vita. Creando e condividendo ispiriamo più creazione e così incrementiamo la bella forza dell'esistenza. Penso che la musica sia probabilmente il modo più universale per farlo. Non conosco nessuno che non ami la musica. Penso che, per non amare la musica, bisognerebbe essere senza anima.

Per quanto riguarda la scrittura di canzoni a tematica Lgbti, molte persone sagge mi hanno detto, nel corso degli anni, di "scrivere quello che sai" e, pur essendo gay, non è l'unica cosa che so: è sicuramente una parte enorme di chi sono. Comunque sono sempre ispirato dalle mie esperienze personali e sono felice di raggiungere le persone che hanno fatto le mie stesse lotte e che condividono i miei stessi pensieri, per ricordare loro che non sono soli.

Ascoltando Too smart to fall in love è evidente il riferimento al mondo delle App per incontri: cosa pensi al riguardo?

Penso che sia lo specchio del nostro stato attuale di coscienza e di potere comunicativo sia come società sia come umanità. Penso che la quantità di informazioni che abbiamo attualmente a disposizione sia diversa da qualsiasi altra cosa che il mondo abbia potuto vedere in passato. È una specie di arma doppio taglio. Abbiamo la possibilità di “conoscere” tante persone in un tempo molto breve fino a farne una sorta di overdose. In questo modo diventiamo, facilmente e purtroppo, individui usa e getta e così perdiamo il nostro valore di essere umani.

Quando ti nascondi dietro uno schermo, è molto più facile essere cattivi e non sentirsi male per questo. Penso che tutto ciò abbia intossicato la nostra società, soprattutto quella più giovane. Abbiamo paura di amare perché farlo virtualmente non ha complicazioni ma tutto questo sta crescendo in maniera esponenziale, non solo con le App rivolte alle persone gay, ma con tutto l’universo dei social.

Pensi di fare qualche tappa in Italia con qualche spettacolo o per presentare la tua musica?

Assolutamente, sì. Se gli italiani saranno abbastanza interessati alla mia musica, lo farò in un batter d’occhio. Onestamente lo spero, anche perché se non ci fosse l’Italia io non esisterei. Come ho già detto, sono quello che sono grazie alla mia italianità (Johnny è un americano di prima generazione, ndr).

Grazie ancora per l’attenzione che mi hai dedicato ed esprimo a tutti coloro che leggeranno questa intervista tutto il mio amore da “brutto peloso”!

Haha! Tantissimi baci!

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