«Crema ha un'anima profondamente democratica, solidale, orientata alla difesa dei diritti di ogni essere umano». Parole, queste, non certamente di maniera sulla bocca della sindaca Stefania Bonaldi, che le aveva riportate, il 27 ottobre, in un post di reazione alla manifestazione di Forza Nuova nella cittadina della Bassa.

E Crema continua a dare davvero prova d’un’anima orientata alla difesa dei diritti di ogni essere umano. A partire da quelli dei figli e figlie di coppie omogenitoriali, in riferimento ai quali il Comune del Cremasco può vantare un indubbio primato

L’8 novembre Stefania Bonaldi ha infatti provveduto a iscrivere anagraficamente il piccolo Paolo e a riconoscerne legalmente la genitorialità delle due mamme.

È il quarto di atti consimili effettuati nell’anno a Crema: il 9 maggio la trascrizione degli atti di nascita esteri di due fratellini quali figli di due uomini; il 2 agosto la dichiarazione  successiva di riconoscimento della mamma non biologica sul certificato di nascita di un bambino di sei anni; il 12 ottobre l’iscrizione anagrafica di una nenonata quale figlia d’una coppia di due donne.

Non stupisce, perciò, che il 22 ottobre Stefania Bonaldi sia stata invitata a parlare dell’esperienza cremasca a Bologna in occasione della due giorni organizzata dalla Rete RE.A.DY.

Dell’ultimo caso di registrazione anagrafica di un bambino arcobaleno nel suo Comune la sindaca ha dato notizia attraverso le parole di ringraziamento, che le hanno rivolto le mamme di Paolo.

«Per una volta – così Stefania Bonaldi su Facebook - anche io Ricevo e pubblico: "Cara Stefania, volevamo ringraziarla ancora personalmente per il traguardo di oggi. Qualsiasi strada incontri questo atto di nascita, è un pezzo per iniziare di certo un percorso di diritto per nostro figlio. La responsabilità genitoriale ti invade in ogni caso, la senti vedendolo sgambettare nelle prime ecografie e diventa un treno al primo suo vagito. Sai che difenderai e amerai la creatura che hai chiamato al mondo in ogni modo.

La responsabilità genitoriale la pretende in modo naturale l'amore, non di certo un pezzo di carta, o una legge, ma quella legge e quel pezzo di carta significano tutela giuridica e diritto e non renderemo vano il suo gesto, lottando per mantenerlo pienamente attivo e valido per tutta la vita di Paolo e per la sua piena tutela e dignità. Grazie infinite. P. S. Un caro saluto a lei da tutti noi. Tutta la nostra famiglia (nonni, zii, bisnonni di Paolo), la ringraziano moltissimo per aver legittimato tutti quanti".

Ricevuta questo pomeriggio in occasione della iscrizione di Paolo, neonato, nei registri dello stato civile, insieme alle sue due mamme. Mi pareva bello, e giusto, condividerla».

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Nessun patrocinio del Comune di Bologna al convegno Stupro a pagamento. La verità sulla prostituzione che, fissato a Palazzo D’Accursio per il 19 novembre, è ispirato all’omonimo libro di Rachel Moran con l’entusiasta adesione di ArciLesbica Nazionale. Il relativo logo dovrà pertanto essere rimosso dalle locandine pubblicitarie.

A disporlo il sindaco Virginio Merola dopo le parole di protesta dell’assessora alla Pari Opportunità Susanna Zaccaria, che, ieri, aveva fra l’altro ricordato: «Il Comune di Bologna, infatti, lungi dal tenere una posizione assolutista su fenomeni così complessi e articolati, svolge da anni azioni di riduzioni del danno, nella piena consapevolezza che la prostituzione può anche essere volontaria e che prostituzione, sfruttamento e tratta sono fenomeni con caratteristiche molto diverse tra loro».

Merola ha così oggi scritto in una nota: «Ci sono state diverse polemiche in questi giorni per un convegno sulla prostituzione programmato per il 19 novembre a Palazzo d'Accursio. Nel merito ho condiviso gli argomenti dell'assessora Susanna Zaccaria e ritengo che questo incontro non rispecchi l'attività che da anni l'amministrazione porta avanti su questo tema.

Per questo ho disposto che il logo del Comune vada tolto, perché è importante che le iniziative siano condivise».

Già nella serata d'ieri le dichiarazioni di Susanna Zaccaria avevano suscitato consenso a Bologna a partire da Franco Grillini

«Non posso che ringraziare l'assessora - così il direttore di Gaynews -. Da presentatore, 12 anni or sono, di una proposta di legge, secondo me ancora valida, sulla prostituzione in accordo con il Comitato Diritti civili delle prostitute e Cgil nazionale. Proposta che manteneva la Merlin, migliorandola e aggiornandola in senso più liberale.

Di prostituzione in Parlamento se ne discusse per ben due anni per finire con un nulla di fatto. Poi più nulla, perché non si possono affrontare argomenti complessi a colpi di accetta».

E nel pomeriggio di oggi in piazza Re Enzo, proprio davanti a Palazzo D'Accursio, si è tenuta la manifestazione No Pillon. Contro la modificazione di separazione e affido che, organizzata (come in oltre cento città italiane da Nonunadimeno), si è poi trasformata in corteo lungo via Indipendenza. Durante la mobilitazione si sono levate anche voci contro il convegno del 19 novembre.

«Di sicuro Nudm - ha dichiarato una delle componenti di Nonunadimeno Bologna - sta dalla parte delle sex worker» in risposta a una di loro, che ha ribadito di aver compiuto «una scelta di autodeterminazione: ci dev'essere solo rispetto». Allo stesso modo, secondo Nudm Bologna, non può essere passato sotto silenzio il fatto che «tra chi interverrà a quel convegno c'è anche l'associazione antiabortista Papa Giovanni XXIII».

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È polemica a Bologna per la presentazione del libro Stupro a pagamento. La verità sulla prostituzione di Rachel Moran.

Previsto il 19 novembre a Palazzo D’Accursio, l’evento vedrà, oltre a quella dell’autrice, la partecipazione di Giovanna Camertoni (ArciLesbica Nazionale), Daniela Danna (ArciLesbica Zami Milano), Ilaria Baldini (Resistenza Femminista), Michelangela Barba (Associazione Barba), Nicola Piran (Associazione Papa Giovanni XXIII) nonché della senatrice Caterina Bini (Pd) e della scrittrice Julie Bindel. A moderare il dibattito la giornalista Monica Ricci Sargentini, mentre l'introduzione spetterà al consigliere regionale cattodem Giuseppe Paruolo dopo i saluti di Simonetta Saliera (presidente dell'Assemblea legislativa dell'Emilia-Romagna) e Giulia Di Girolamo (consigliera di fiducia sulla legalità del sindaco di Bologna).

Un evento che, oltre a quello della Regione Emilia-Romagna, sembrava godere del patrocinio del Comune di Bologna, data la presenza del relativo logo sulla locandina pubblicitaria. Ma questo fino a qualche ora fa.

A smentire infatti la cosa senza giri di parole è stata Susanna Zaccaria, assessora comunale alle Pari Opporunità, che in un post su Facebook ha scritto: «In merito alle polemiche nate sull'evento del 19 novembre dal titolo Stupro a pagamento. La verità sulla prostituzione mi preme dare alcuni chiarimenti. 

Ho appreso dell'evento quando la locandina è stata diffusa sui social, non ne ero informata, nè tantomeno sono stata coinvolta nell'organizzazione. L'evento non ha il patrocinio del Comune di Bologna, che avrebbe previsto il mio parere quale assessora che si occupa di questi temi. La presenza del logo del Comune di Bologna è dovuta all'iniziativa di una consigliera delegata del Sindaco, iniziativa appunto personale, visto che le posizioni espresse dagli organizzatori e dai relatori partecipanti al convegno non sono quelle del Sindaco e della Giunta. 

Il Comune di Bologna, infatti, lungi dal tenere una posizione assolutista su fenomeni così complessi e articolati, svolge da anni azioni di riduzioni del danno, nella piena consapevolezza che la prostituzione può anche essere volontaria e che prostituzione, sfruttamento e tratta sono fenomeni con caratteristiche molto diverse tra loro.

Condivido inoltre le critiche che sono state mosse per l'organizzazione di un evento in cui non sono presenti le diverse realtà che se ne occupano da molti anni sul nostro territorio, nè le diverse associazioni, nè, come dicevo, l'Istituzione per l'inclusione sociale che se ne occupa per il Comune.

Infine, esprimo forte preoccupazione per i collegamenti che sono emersi tra alcuni partecipanti all'evento e la terribile vicenda delle Magdalene Laundries, nelle quali sono stati commessi fatti di una gravità inaudita che hanno colpito la vita di tante donne in Irlanda e Inghilterra».

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Quei collegamenti che, messi in luce per primo da Vincenzo Branà, sono stati evidenziati anche da Sergio Lo Giudiceresponsabile del Dipartimento Diritti Civili del Pd, che, ringraziando il presidente del Cassero, ha aggiunto: «Il convegno sposa senza contraddittorio una posizione seccamente proibizionista. Questo, al di là di qualunque altra considerazione, va in rotta di collisione con le politiche sulla prostituzione del Comune di Bologna, che prevedono interventi di riduzione del danno incompatibili con una proibizione tout court della prostituzione».

Anche qui, ha continuato Lo Giudice, «come spesso succede, non si vuole distinguere lo sfruttamento, che va perseguito con la massima decisione, dalle situazioni di libera autodeterminazione che, per quanto numericamente minoritari, non possono essere vietati, a pena di scivolare di nuovo verso un'idea di reati 'contro la morale'».

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Fa tappa a Bologna, da oggi fino al 7 dicembre, Transitional States - Hormones at the crossroads of art and science, mostra di video arte internazionale con annessi eventi sulla storia delle terapie ormonali a partire dal XX° secolo .

A poche ore dal dibattito iniziale Trans/action! Prospettive intergenerazionali dell’attivismo trans abbiamo raggiunto Mario Di Martino, vicepresidente del Mit, che con Porpora Marcasciano è concuratrice dell’edizione bolognese.

Mario, come nasce Transitional States?

Transitional States è stato sviluppato e condotto da Chiara Beccalossi, storica della sessualità e delle medicina dell’University of Lincoln.

Transitional States si sviluppa all’interno della sua ricerca più recente che riguarda la storia delle terapie ormonali nel ventesimo secolo. Interesse principale di questa ricerca è l’uso e l’abuso delle terapie ormonali all’interno di quello che oggi viene chiamata Lgbtiq community. Infatti, le terapie ormonali furono usate inizialmente, nel periodo tra le due guerre mondiali, per reprimere l’omosessualità, e successivamente, dopo la seconda guerra mondiale, le stesse terapie cominciarono ad essere utilizzate per assistere le persone trans a compiere la transizione di genere. 

Quali i fini della manifestazione?

Transitional States: Hormones at the Crossroads of Art and Science è un progetto internazionale e itinerante che offre al pubblico una serie di discussioni pubbliche e una mostra di video arte con il fine di incoraggiare il dibattito sull’uso attuale delle terapie ormonali, in particolare il loro uso tra le persone intersessuali, transgender e persone non-binarie, e l’uso delle terapie ormonali tra le donne in relazione al controllo delle nascite, la fertilità, la menopausa.

Come si struttura la mostra di video arte internazionale?

La mostra di video arte Transitional States si terrà alla LABS Gallery Arte Contemporanea in Via Santo Stefano, 38 dal 11 Novembre all’8 Dicembre 2018. Curata da Giulia Casalini e Diana Georgiou (Arts Feminism Queer) a seguito di un bando internazionale, questamostra  presenta il lavoro di14 artisti e collettiviche esplorano temi inerenti al mondo degli ormoni. Metà degli artisti che presentano il loro lavoro all’interno di Transitional States sono  persone trans e non-binary. Quest* offrono una visione unica di come le terapie ormonali abbiano cambiato la loro vita, trasportando lo spettatore nel viaggio emozionaleda loro intrapreso per aiutare il proprio corpo ad allinearsi con la propria identità di genere. Altr* esplorano l’effetto che l’uso di ormoni può avere sulle emozioni, sulle sensazioni e sul desiderio sessuale. Infine un ultimo gruppo di artisti mostra come la società contemporanea abbia medicalizzato il corpo delle donne attraverso l’utilizzo di ormoni nel controllo delle nascite, nella menopausa e nell’invecchiamento. Nel suo insieme questa mostra solleva questioni cruciali su come la società influenzi e regoli l’identità di genere, ed esamina da vicino il modo in cui i progressi della medicina condizionano le nostre vite.

Infine la mostra presenta artisti sia affermati che artisti emergenti provenienti da paesi come Argentina, Australia, Austria, Brasile, Colombia, Danimarca, Francia, Italia, Giappone, Svezia, Regno Unito, Uruguay e Stati Uniti. I video utilizzano varie tecniche artistiche nella loro produzione, incluse animazione 3D, stop motion e video a infrarossi, e fanno uso di formati diversi come video performance, video musicali, documentari, show televisivi e feed online.

Rispetto alle altre edizioni, quella bolognese presenta delle novità?

Il programma degli eventi e l’istallazione nella città di Bologna sono stati curati in collaborazione col MIT – Movimento Identità Trans, Tale collaborazione è stata seguita e condotta da Mario Di Martino (vice presidente del Mit e direttrice artistica del Festival Internazionale di Cinema Trans Divergenti) e Porpora Marcasciano (storica figura del movimento trans italiano, autrice e presidente onoraria del Mit) e le uniche differenze sono date dal programma dei dibattitti pubblici, diverso in tutte le città in cui è stato ospitato il progetto. 

Il programma dei dibattiti pubblici a Bologna comprende:

Trans/action! Prospettive intergenerazionali dell’attivismo trans

Venerdì 9 Novembre 2018
Ore 18:00, Sede Mit, via Polese 22, BolognaIntervengono: Diego Marchante (“GenderHacker”, attivista transfemminista e artista audiovisivo); Mijke van der Drift (attivista transfemminista, videomaker, Goldsmiths University of London; Porpora Marcasciano (attivista transfemminista, Mit.); Vick Virtù (attivista transfemminista, ricercatore precario, Mit). Questo dibatto è moderato da AG Arfini (ricercatore precario, attivista, CRAAZI Centro di Ricerca e Archivio Autonomo transfemministaqueer ‘Alessandro Zijno’).

Need-le it? Processi di autodeterminazione corporea

Lunedì 26 Novembre 2018
Ore 18:00, Atelier Sì, Via S. Vitale 69, Bologna. Intervengono: Chiara Beccalossi (University of Lincoln); Olivia/Roger Fiorilli (ricercat* Cermes3 di Parigi e attivista transfemminista); Valentina Coletta (attivista e operatrice Mit); Alessia/Leo Acquistapace (Consultoria Transfemminista queer Bologna). Moderano questo dibattito Stefania Voli e Vick Virtù (ricercat* precar* e attivist* transfemminist*).

Broadcasting the trans self. Nuovi immaginari e prospettive trans mediatiche

Venerdi 7 Dicembre 2018
Ore 18:00, Cinema Lumiere, Via Azzo Gardino 65, Bologna. Intervengono: Fox & Owl (YouTuber- @MyGenderation, attivist* trans e videomakers); Richard Thunder (YouTuber e attivista LGBT); Storm Turchi (TMW Italia -Trans Media Watch). Modera Antonia Caruso (scrittrice e attivista trans/femminista).

Quale il messaggio, secondo te, che arriva da Transitional States alla società italiana attuale?

La capacità di ri-mediare argomenti e discussioni, delicate e spesso per soli “tecnici” come questa sugli ormoni attraverso la video arte è senza dubbio interessante e innovativo e può permettere ad un pubblico molto più vasto di approcciarvi senza paura.

Il Mit da sempre si preoccupa di intercettare nuove forme che aiutino e arricchiscano il troppo arido panorama italiano sulla cultura trans, e questo è l’ennesima dimostrazione di come fare politica oggi sia anche un atto di resistenza culturale.

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Utero in affitto, ideologia gender, sottomissione gay. Sarebbero questi per il deputato forzista Galeazzo Bignami i temi esaltati e propagandati dal Gender Bender Festival che, giunto quest’anno alla 16° edizione, è in corso a Bologna fino al 3 novembre. 

Motivo per cui il parlamentare, figlio di Marcello che fu volto storico della destra bolognese quale componente della segreteria nazionale del Movimento sociale italiano (e lui stesso con trascorsi di militanza nel partito di Almirante e poi in Alleanza nazionale), ha depositato un’interrogazione indirizzata al ministro per i Beni e le Attività culturali Alberto Bonisoli perché «il Governo si esprima su questo festival e ripensi con serietà alla opportunità di erogare finanziamenti pubblici».

Per Bignami «anche quest'anno dobbiamo assistere alla solita sfilza di spettacoli messi in scena con la giustificazione di promuovere la libertà sessuale: una scusa utilizzata ormai da anni per propinare la propaganda Lgbt e l'ideologia gender che vorrebbe annullare le differenze tra uomo e donna». Secondo il parlamentare il programma del festival, infatti, «si muove sui soliti temi cari a questo tipo di propaganda: smontare la sessualità maschile e femminile, irridere la religione ed esaltare le forme di dominio e di sottomissione gay». 

A finire poi nel mirino dell’azzurro Diane a les épaules (proiettato il 26 ottobre), l’irriverente commedia di Fabrice Gorgeart, che, pur affrontando con intelligenza il tema della gestazione per altri, viene presentato – ma senza essere stato visto dall’interrogante – come «una bella forma pubblicitaria all'utero in affitto, che è illegale nel nostro Paese». Un danno, fra l’altro, ai cittadini «perché il festival ha contributi pubblici del Comune, della Regione e del ministero».

Gli ha fatto eco il consigliere regionale forzista Andrea Galli, per il quale «la Cittaà Metropolitana di Bologna e la Regione non dovrebbero promuovere kermesse in cui si lede la nostra identità culturale di matrice cristiano-cattolica e che coinvolgono età estremamente delicate e sensibili come l'adolescenza e l'infanzia».

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Al via ieri sera a Bologna la 16° edizione del Gender Bender Festival che, prodotto dal Cassero Lgbt Center, è quest’anno intitolato Cromocosmi. Più di 100 appuntamenti all’insegna della danza, del teatro, del cinema, di laboratori e dibattiti per esplorare, fino al 3 novembre, i molteplici universi del corpo, delle differenze, del genere e dell’orientamento sessuale.  

Nella sezione Danza sono da evidenziare Ignite (25-26 ottobre) di Shailesh Bahoran, versatile coreografo e breakdancer, vincitore nel 2017 del Prize of the Dutch Dance Days Maastricht; Warriors foot del coreografo brasiliano (ma residente nei Paesi Bassi) Guilherme Miotto in prima nazionale il 31 ottobre; AL13FB<3 (31 ottobre – 1° novembre) del performer Fernando Belfiore, anche lui brasiliano ma da anni di casa a Amsterdam; l’immaginifico Filles e Soie (2-3 novembre) dell’attrice, regista teatrale,  marionettista francese Séverine Coulon in prima nazionale il 2 novembre; l’opera satirica per cinque danzatori Le roi de la piste (26-27 ottobre) di Thomas Lebrun, fondatore della Compagnia Illico.

Per la sezione Teatro Alessandro Berti interpreterà, il 29 e il 30 ottobre, le sue Bugie bianche. Capitolo primo: Black Dick, concentrandosi sullo sguardo del maschio bianco sul maschio nero (e in particolare sul suo corpo) e chiedendosi quale rapporto ci sia tra l’oppressione storica del bianco sul nero e la percezione di un’oppressione intima, privata, sessuale, che il bianco sente di subire nel confrontarsi con il nero.

La sezione Cinema prevede, fra l’altro, le proiezioni di Somos tr3s (in prima nazionale il 31 ottobre) dell’argentino Marcelo Briem Stamm; Tinta Bruta (31 ottobre) dei registi brasiliani Marcio Reolon e Filipe Matzenbacher; Diane a les épaules (26 ottobre), commedia irriverente di Fabrice Gorgeart, che affronta con intelligenza il tema della gestazione per altri. 

La presenza di autori e autrici internazionali caratterizzerà la sezione Incontri a partire da quella di Garrard Conley che, il 27 ottobre, a partire dal memoir autobiografico Boy erased – Vite cancellate (da cui è stato tratto l’omonino film con Nicole Kidman e Russell Crowe), parlerà di cosa significhi subire e sopravvivere alle terapie riparative. Da segnalare poi il dibattito (28 ottobre) con la giornalista transgender Juno Dawson, autrice del divertente e dissacrante Questo libro è gay.

Il 29 ottobre è infine previsto il convegno Queer visual culture che, curato da Fruit Exhibition in collaborazione col Master Europeo in studi di genere e delle donne GEMMA dell’Università di Bologna,  vedrà la partecipazione di esperti di pubblicazioni nonché di linguaggio visuale queer e di genere dal calibro di Tori West, Matthew Holroyd, Jacopo Benassi, Erin Reznick e Mike Feswick.

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«Il ddl Pillon vuole caricare tutto il peso di un'eventuale separazione sulle spalle delle donne. Per questo ritengo doveroso essere qui a manifestare. Anzi ci dovrebbe essere tutta Bologna».

Queste le parole che Franco Grillini, direttore di Gaynews e presidente di Gaynet, ha rilasciato a commento della manifestazione tenutasi in mattinata nel capoluogo emiliano per protestare contro il disegno di legge sull’affido condiviso. Testo, il cui primo firmatario è, per l’appunto, il senatore leghista Simone Pillon, noto alle cronache per le dichiarazioni su aborto, unioni civili, fede papista.

Per non parlare della credulità nella stregoneria, imposta – secondo Pillon – in una scuola primaria del Bresciano e perciò oggetto d’una sua specifica interrogazione parlamentare nel marzo scorso. Aspetto, questo, che Franco Grillini non ha esitato a richiamare in una piazza Nettuno gremita da varie centinaia di persone.

«Con una tale legge – così l’ex parlamentare – si vorrebbe che l'Italia tornasse ai fasti del Medioevo, quando si bruciavano le streghe. Ora, se a volte si è portati a sorridere di queste cose per quanto sono ridicole, bisogna stare molto attenti perché i vari Pillon si stanno moltiplicando.

Viviamo in un mondo fatto di libertà e di diritti. Ma, paradossalmente, ci sono questi personaggi che, portati dalla Lega di Salvini in Parlamento, vorrebbero farci sprofondare nella barbarie più totale con danni inimmaginabili».

Gli ha fatto eco il deputato dem Luca Rizzo Nervo, per il quale «è necessaria una mobilitazione civile contro un progetto di legge retrogrado che ci vuole riportare ai tempi di Alberto da Giussano, quel personaggio di fantasia che i leghisti si appongono sulla giacchetta. Noi lotteremo in Parlamento con grande determinazione contro un ddl che mette in discussione diritti che sono patrimonio di tutti».

Durissima anche l’ex senatrice del Pd Francesca Puglisi, che ha dichiarato: «Questa legge va nella direzione opposta a quello che dice il rapporto della Commissione sul femminicidio e contraddice la Convenzione di Istanbul», prevedendo tra l'altro che "i bambini siano dati in affido condiviso anche se hanno assistito alla violenza sulla madre e anteponendo gli interessi economici degli adulti ai bambini".

Un’occasione, quella bolognese, per invitare "le donne del Movimento 5 stelle e della Lega a scendere in piazza con noi, perché questa è una lotta trasversale con cui vogliamo difendere i diritti di tutti".

Puglisi ha inoltre contestato "la balla secondo cui solo i padri sono impoveriti nel momento della separazione: è tutto il nucleo famigliare che viene impoverito, e come se non bastasse nessuno dice che solo un quarto dei padri paga l'assegno di mantenimento, anche se il giudice che stabilisce la cifra ha ovviamente guardato il 730 prima".

Accanto all'ex senatrice anche la consigliera comunale Roberta Li Calzi e Susanna Zaccariaassessora comunale alle Pari Opportunità e ai Diritti Lgbt, nonché moltissime donne del mondo associazionistico e sindacale.

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Si è svolta domenica 23 a Bologna, presso il Nuovo Cinema Nosadella (Via dello Scalo 21, Via Lodovico Berti 2/7), la cerimonia di premiazione della X° edizione di Some Prefer Cake - Bologna Lesbian Film Festival (21-23 settembre).

Creata da Luki Massa (scomparsa a 56 anni il 6 settembre 2016) e Marta Bencich, la kermesse cinematografica è stata organizzata dall'Associazione Luki Massa e diretta, quest’anno, dall'agenzia di comunicazione Comunicattive.

Incentrata sul panorama della cinematografia internazionale a tematica lesbica e particolarmente attenta a produzioni indipendenti, progetti artistici e narrazioni politiche, la tre giorni è stata caratterizzata da due importanti anteprime: Nothing to lose dell'attivista e performer Kelli Jean Drinkwater e Water Makes Us Wet - An Ecosexual Adventure di Annie Sprinkle (una delle fondatrici del movimento femminista Sex positive degli anni '80) e della sua compagna, l'artista e docente Elizabeth Stephens.

Nella X° edizione del Some Prefer Cake si sono aggiudicati il Premio della Giuria: Anchor and Hope (regia di Carlos Marques-Marcet, Spagna-Regno Unito 2018 - 111') come lungometraggio narrativo, Fran this summer (regia di Mary Evangelista, Usa 2017 - 11') come cortometraggio e Silvana (regia di Mika Gustafson, Olivia Kastebring & Christina Tsiobanel, Svezia 2017 - 91') come documentario.

Mentre hanno ricevuto il Premio del Pubblico: Anchor and Hope come lungometraggio narrativo, A great ride (regia di Deborah Craig e Veronica Deliz, Usa 2018 - 28') come cortometraggio e The passionate pursuits of Angela Bowen (regia di Jennifer Abod, Usa 2016 - 73') come documentario.

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Ha scambiato due muratori, seduti all'interno di una Fiat Doblò, per una coppia gay appartata e, dopo avere pronunciato frasi omofobe, ha sferrato un pugno contro il finestrino. È accaduto ieri mattina a San Lazzaro di Savena (Comune alle porte di Bologna), dove un 41enne italiano è stato arrestato dai carabinieri della locale stazione per danneggiamento aggravato e violazione degli obblighi inerenti alla sorveglianza speciale.

La Centrale operativa del 112 era stata infatti informata che un uomo aveva sferrato un pugno contro il finestrino di un'auto parcheggiata in via ZinellaQuando sono giunti sul posto, i carabinieri si sono trovati di fronte tre persone che stavano parlando accanto alla Fiat Doblò: il finestrino lato guida era in frantumi e c’erano alcune macchie di sangue.  

I due muratori, rispettivamente di 46 e 60 anni (entrambi albanesi residenti nel Bolognese), stavano cercavano di tranquillizzare il 41enne in evidente stato di ebbrezza: dopo avergli spiegato chi erano e che si erano fermati a bordo della monovolume per prendere una bottiglietta di acqua e allacciarsi le cinture, l'aggressore si è scusato.

I malcapitati hanno accettato le scuse dell'uomo che però è stato arrestato. Il 41enne stava infatti violando le prescrizioni impostegli con la misura di prevenzione della sorveglianza speciale, cui è sottoposto a causa di precedenti per reati contro il patrimonio.

Ieri mattina, in sede di giudizio direttissimo, l'arresto è stato convalidato e la sentenza è stata posticipata per la richiesta dei termini a difesa

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Giochi per i bambini e un sacco di spazzatura sono stati dati alle fiamme nei giorni scorsi nell'area davanti al centro estivo della scuola d’infanzia Meridiana di Casalecchio di Reno (Bo). La struttura, gestita dalla Coop Dolce, è finita, come noto, al centro di polemiche nazionali per le attività ricreative che, organizzate il 6 luglio, erano ispirate al Bologna Pride del giorno successivo.

Ma per Pietro Segata, presidente della cooperativa, si tratterebbe probabilmente di un atto vandalico fine a sé stesso «anche perché purtroppo è frequente che le aree verdi delle nostre strutture siano oggetto di piccoli furti o atti di vandalismo». Ma, in ogni caso, lo stesso Segata ha tenuto anche a precisare che «se la cosa si dovesse ripetere, ovviamente faremo approfondimenti».

Venerdì lo stesso presidente della Dolce, affiancato dal sindaco dem di Casalecchio Massimo Bosso, ha anche annunciato che non sarà preso nessun provvedimento nei riguardi delle cinque educatrici sotto accusa, perché il «Gay Pride non c'entrava niente e l'attività nel centro estivo della società Dolce nell'asilo nido di Casalecchio era una semplice "festa arcobaleno"». L’unico errore sarebbe stato nella comunicazione senza contare – ha aggiunto Segata – che «solo una famiglia si è lamentata». 

In realtà c’è stata una reazione di massa da parte di papà e mamme dei bambini del centro estivo a sostegno delle attività svolte dalle educatrici, cui fra l’altro non hanno affatto contestato la scelta del tema del Pride.

Gaynews ha contattato una di queste mamme, Valentina, per chiederle una personale valutazione a distanza di giorni dall’accaduto.

Valentina, quando hai appreso il tipo di attività ispirate al Pride, scelto dalle educatrici della Coop Dolce, cosa hai pensato? Ti sei preoccupata?

Premetto che sono venuta a conoscenza di quel laboratorio solo il venerdì successivo (il 13 luglio) attraverso tutta la polemica nata sul giornale.

Il giorno del laboratorio (perché di laboratorio si tratta e nessuna superfesta come trapelato dai giornali) non mi ero soffermata a guardare il diario di bordo, perché andavo di fretta. Ma, venuta a conoscenza dell’attività, sono stata molto contenta e non ho avuto nessuna preoccupazione. Ritengo essenziale che s’insegni ai bimbi sin da piccoli che il mondo non ha solo il bianco e il nero ma che ci sono un sacco di colori diversi. Trovo molto più problematico raccontare che il principe azzurro arriverà su un cavallo bianco piuttosto che un bimbo/a può essere amato alla follia da 2 mamme o 2 papà.

Da mamma credi che l’educazione e la formazione dei più piccoli passi anche attraverso il contrasto a qualsiasi forma di discriminazione? Che idea del mondo ti piacerebbe veicolare ai tuoi figli?

Sono fermamente convinta che tutti i tipi di discriminazione andrebbero contrastati sin dalla tenera età dei nostri bambini. Mi piacerebbe tanto che i miei figli potessero crescere con l’idea che siamo tutti parte dello stesso mondo a prescindere dal colore della pelle, dal credo, dall’orientamento sessuale o dall’identità di genere.

Cosa pensi di quelli che hanno montato il caso mediatico per stigmatizzare il comportamento delle educatrici?

Penso che ora si stiano nascondendo dietro un foglio di giornale in quanto hanno causato un caso più grande di quello che forse volevano veramente creare. Probabilmente sono persone molto insicure sotto il punto genitoriale/umano e ora, anziché fare il passo giusto chiedendo scusa pubblicamente, preferiscono nascondersi essendo questa la strada più semplice!

Secondo te, ai bambini bisogna spiegare tutto, con un linguaggio idoneo ovviamente, o credi che qualcosa vada nascosto?

Credo che tutto vada spiegato con giusti termini ai bimbi. I traumi vengono creati dal silenzio non dalle parole. È vero che il loro è un mondo molto complicato e delicato da entrarci in punta di piedi e a bassa voce. Ma bisogna entrarci. Solo se li aiutiamo o cerchiamo di aiutarli a capire come si deve stare in questa società, cresceremo delle persone più responsabili e che riusciranno a creare qualcosa di migliore di quello che oggi stiamo creando noi.

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