Si terrà oggi a Napoli presso l’Emeroteca Tucci, a partire dalle ore 09:30, il corso di formazione La collettività Lgbti e i media. Organizzato da Gaynet e dall’Ordine dei Giornalisti della Campania, in collaborazione con Arcigay Napoli, esso prende spunto dall’esperienza de Gli ambienti particolari. Evento formativo che, ideato e organizzato per la prima volta a Bologna da Franco Grillini, è stato poi rilanciato più volte, sotto diverse prospettive, in Emilia-Romagna e in Lazio col coinvolgimento dei rispettivi Odg regionali.

Il corso La collettività Lgbti e i media intende presentare un’analisi delle varie forme comunicative che, incentrate sulle persone lesbiche, gay, bisessuali, transessuali e intersex, scaturiscono spesse volte da un inconsapevole pregiudizio, dal luogo comune, dalle frasi fatte e stereotipate. Analisi che sarà condotta tenendo anche conto dello specifico contesto campano.

     Il corso prevede i saluti di Carlo Verna (presidente dell’Odg Nazionale), Ottavio Lucarelli (presidente dell’Odg della Campania), Carmine De Pascale (consigliere regionale e primo firmatario del pdl regionale contro l’omotransfobia), Rosario Coco (componente del comitato scientifico di Gaynet). A seguire le lezioni di Franco Grillini (direttore di Gaynews e presidente di Gaynet), Monica Scozzafava (responsabile Sport, Corriere del Mezzogiorno), Antonello Sannino (presidente Arcigay Napoli), Francesco Lepore (caporedattore di Gaynews e blogger per Huffington Post).

     La moderazione è affidata a Titti Improta, segretaria dell’Ordine dei giornalisti della Campania, che ha dichiarato al riguardo: «L’odierno corso di formazione di domani a quello tenuto sempre in Emeroteca il 2 febbraio sulla violenza contro le donne fa parte di un ciclo di corsi sostenuti dalla commissione Pari Opportunità dell’Ordine dei giornalisti della Campania da me presieduta. Il fine è quello di formare ma soprattutto sensibilizzare la categoria al corretto utilizzo delle parole, perché come ben sappiamo una parola sbagliata può discriminare e creare disagi più di quanto si possa immaginare».

Del medesimo parere Franco Grillini, presidente di Gaynet e direttore di Gaynews: «Il corso La collettività Lgbti e i media - così ha affermato - costituisce una tappa importante nella pianificazione d’un “tour” formativo su tutto il territorio nazionale. In questi corsi si affronta il tema del linguaggio utilizzato dai media sulle questioni Lgbti. Linguaggio che a volta è ancora figlio di ciò che trovavamo scritto nelle cronache dei giornali degli anni passati a proposito di “amicizie particolari” e dei “torbidi ambienti omosessuali”. Per fortuna, le cose negli ultimi anni sono molto cambiate.

Prova ne è, ad esempio, che proprio Il Mattino, nel settembre scorso, ha pubblicato in prima pagina una mia lettera in cui, quale direttore di Gaynews, chiedevo allo storico quotidiano partenopeo di non utilizzare più certi titoli come “delitto gay”. Ci fu una bella discussione in proposito col direttore Barbano.

A mio parere quella vicenda rappresenta un momento importante del rapporto tra giornalismo e universo Lgbti.

Come sempre, torno a ribadire che in tale ambito porre come prioritario il tema del linguaggio non significa affatto promuovere l’uso del politicamente corretto ma significa, al contrario, invitare le giornaliste e i giornalisti a essere rispettosi delle persone Lgbti. A tenere in considerazione anche la loro “sensibilità”. E a tenere in considerazione anche i loro diritti che a tutt’oggi, in Italia, non sono garantiti in maniera pienamente egualitaria».

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Pubblicato sui social venerdì scorso, è divenuto virale in Russia il video dal titolo Tutti al voto. Un invito a recarsi alle urne il prossimo 18 marzo in vista delle presidenziali. Alle quali, secondo tutte le previsioni, dovrebbe vincere per la quarta volta Vladimir Putin. Anche se l’establishment dell’ex funzionario del Kgb guarda con preoccupazione al dato dell’affluenza alle urne.

Cosa di meglio allora che sollecitare elettori ed elettrici al voto avvisandoli d’un futuro da incubo qualora Putin non dovesse essere riconfermato al Cremlino? Il video s’apre con l’immagine d’un uomo (interpretato dall'attore Serghei Burunov) che rimprovera la moglie (interpretata da Svetlana Galka) mentre mette la sveglia per andare al seggio. «Tanto – afferma – non serve a nulla».

Al suo risveglio si ritrova in un mondo distopico: alla sua porta bussano i militari - e fra di loro c'è un soldato nero - e gli intimano di prepararsi poiché è stata introdotta la leva anche per gli adulti. Suo figlio gli chiede la somma esorbitante di 4 milioni di rubli per pagare le spese scolastiche.

Recatosi poi in cucina, vede infine un giovane gay intento a mettersi lo smalto e a mangiare in maniera allusiva una banana. La moglie gli spiega che una nuova legge obbliga le famiglie a ospitare le persone gay che restano senza partner e a doversi far carico «di tutti i suoi bisogni» per una settimana. Rivede poi il giovane accanto a sé nel letto matrimoniale. Svegliatosi da quello che gli appare un incubo, l'uomo corre al seggio.

Mentre Burunov non ha voluto rilasciare commenti, Galka ha spiegato in una intervista a Govorit Moskva di non essere al corrente dei committenti del prodotto.

Comunque è significativo che il video, ad oggi, abbia avuto più di tre milioni di visite sulla pagina Facebook d’un analista politico filogovernativo quale Alexander Kazakov.

GUARDA IL VIDEO

 

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In una campagna elettorale, che tra proclami, colpi di scena e accuse al vetriolo si avvia al termine, non poteva mancare l’appello bipartisan al voto dei cattolici. Non è venuta meno al riguardo neppure Emma Bonino.

Non è venuto meno Matteo Renzi che, oltre ad avere imbarcato nelle proprie liste parte della compagine cattodem della XVII° legislatura, ha ieri dichiarato a Roma: «Abbiamo avuto punti di discussione come le unioni civili o il biotestamento con una parte importante del mondo cattolico. È una discussione che probabilmente vedrà una frattura almeno con una parte del mondo cattolico italiano. Ma da Roma oggi voglio dire alle donne e agli uomini del mondo cattolico di questo Paese di riflettere bene su cosa avverrà: faccio un appello alle persone che vivono le parrocchie e la realtà associativa. Siamo a un bivio: il centrodestra non è a trazione moderata, non è guidato dagli amici di Angela Merkel ma dagli amici di Marine Le Pen, non sono moderati. Noi siamo quelli del terzo settore».

Come da copione non si sono fatte attendere le reazioni di uomini e donne di centrodestra. Da Maurizio Gasparri a Eugenia Roccella, da Gian Luigi Gigli ad Alessandro Pagano è un coro di voci che definisce patetico e da faccia tosta l’appello di Renzi. Al quale, sia pur con parole differenti, lanciano l’avvertimento di una bastonata proprio da un elettorato cattolico «finora ignorato se non maltrattato» con riferimento appunto alle leggi sulle unioni civili e il fine vita.

Qualsiasi considerazione si voglia fare, una resta ineludibile. Quella, cioè, sulla pretesa da parte del centrodestra d’incarnare in toto le aspirazioni dei cattolici (identificandoli tout court coi partecipanti del Family Day) e di considerarli ancora una realtà elettorale monolitica. Dimentica o ignara che dai tempi di Pio XII ne è passata di acqua sotto ponte Sant’Angelo. E che il cattolicesimo, soprattutto in materia politica, aduna in sé indefinite e variegate anime.

Orientamenti contrappoosti, d’altronde, non mancano negli stessi milieu dei vari Family Day, Pro Vita, Movimento per la Vita, Difendiamo i nostri Figli e compagnia cantante. Se è vero, infatti, che Mario Adinolfi e Massimo Gandolfini sono stati ieri e oggi concordi nell’attaccare il Segretario del Pd per l’appello ai cattolici (col richiamo allo striscione dell’ultimo Family Day: Renzi ci ricorderemo), non lo è di meno il loro divergere sulle intenzioni di voto. Tra i due (l’uno candidato col suo Popolo della Famiglia, l’altro con la Lega) volano infatti stracci nel rivendicare una "primogenitura cattolica" in campagna elettorale.

Gandolfini su Il Resto del Carlino e su La Verità ha infatti invitato a non votare il Popolo della Famiglia. Mentre Adinolfi in un lungo post, pubblicato ieri sul suo profilo Fb, ha parlato anche di audio e messaggi d’area gandolfiniana contro la formazione politica, di cui è il fondatore.

«Caro Massimo – così scrive a un certo punto Adinolfi –, ho letto la tua intervista su un’edizione locale del Resto del Carlino. Utilizzi metà del poco spazio che ti viene riservato per invitare a non votare Popolo della Famiglia. Lo stesso fai con un intero articolo oggi su La Verità. Il figlio della tua segretaria personale, Elia Buizza, scrive ai nostri con il tono più sprezzante immaginabile: “Io prego il Signore che il 4 marzo prendiate una batosta di quelle che tornate dal padrone Mario con la coda tra le gambe” e altre piacevolezze che per proteggere le sue personali fragilità non ti cito. Un tuo amico che conosci bene fa messaggi da tre minuti con l’inconfondibile accento bresciano da far circolare su whatsapp solo per “non far votare Popolo della Famiglia”, anche qui condendo il tutto con insulti personali al sottoscritto e chiudendo l’audiomessaggio con l’appello a votare Lega perché così “vuole Gandolfini” per far eleggere il suo “collaboratore” Simone Pillon.

Caro Massimo, la mia proposta è di metodo. Come fa Amicone, come fa Lupi, come fanno tutte le persone serie in campagna elettorale spiega perché bisogna votare Lega il 4 marzo. Va bene pure omettere che avete accettato un posto da quarto in lista in una lista capeggiata da Giulia Bongiorno, nemica esplicita del Family Day e fruitrice delll’eterologa per un figlio a cui è negato il diritto ad avere un papà. Ormai ho capito che per ragioni di livore personale non darai indicazione di voto per tre membri del Dnf che con te hanno organizzato i due Family Day oggi candidati nel Popolo della Famiglia, ma per il solo posto che sei riuscito ad ottenere, da ineleggibile, nella lista il cui leader è esplicitamente ostile al Papa e annuncia come primo provvedimento da approvare la statalizzazione della prostituzione con relativa partita Iva, secondo le indicazioni del trans turco Efe Bal. Va bene, scelta legittima».

Malumore che Adinolfi non riesce a trattenere nel commentare i vari post dei suoi fedelissimi come quello in cui il neocatecumenale Chialastri dà del bugiardo a Gandolfini: «Oggi sul quotidiano La Verità il buon Massimo Gandolfini scrive una bugia. Che Federico Iadicicco sarebbe membro del Comitato Difendiamo i Nostri Figli. E da quando? Poi si fa circolare un messaggio per invitare a votarlo, anche nelle comunità del Cammino, come candidato “unico” contro Emma Bonino. In quello stesso collegio è candidato Mario Adinolfi, lui sì tra gli organizzatori del Family Day. L’unico voto serio per battere la Bonino davvero, è il voto al Popolo della Famiglia. Noi votiamo Pdf, a Roma e ovunque. Non coloro che hanno tradito i Family Day, non il centrodestra ambiguo. Chi vuole far vincere i principi non negoziabili ha un solo voto possibile: il voto al Popolo della Famiglia. Così può evitare di mentire, a stesso e agli altri».

Quel Iadicicco che, per capirsi, è il responsabile nazionale del dipartimento Vita e Famiglia di Fratelli d’Italia ed è candidato al Senato nel medesimo collegio romano di Emma Bonino. Quel Iadicicco che proprio ieri così si rivolgeva alla leader di +Europa: « Emma Bonino vuole parlare ai cattolici? Legittimo e giusto. Dimostri che non è una strumentale rincorsa elettoral-propagandistica, accetti un confronto pubblico sui temi della vita e della famiglia. Non scappi dal collegio, non lo faccia altrove ma a Roma nel collegio dove siamo entrambi candidati».

E così, mentre la novitas del messaggio evangelico è completamente enervata e diluita nei soli temi vita-famiglia, tra gli stessi cattolici duri e puri non ci si fa scrupolo ad adoperare le armi del livore e della menzogna. Arti però proprie, stando ai passi scritturali evocati, di quel serpente nella cui coda Piero Chiappano (autore dell’inno del Popolo della Famiglia A un passo dal cielo) vuole «piantare un chiodo… per fare la storia».

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C’è l’influente coadiutore della basilica di San Giovanni in Laterano che gira con l’autista, si finge diplomatico, promette posti di lavoro e paga gli escort con postepay. C’è il direttore d’un Ufficio diocesano per la pastorale scolastica che si vanta di conoscere Laura Pausini ed è alla ricerca di incontri di natura sessuale tramite app.

C’è il parroco che organizza gang bang in canonica. C’è il monsignore che è agli arresti domiciliari con l’accusa di abuso su minore ma organizza indisturbatamente incontri con uomini tramite Grindr. C’è il sacerdote del Potentino che il sabato sera frequenta disco gay-friendly in Calabria, s’ubriaca e fa sesso.

C’è il guardiano cappuccino pugliese che organizza in convento orge con un altro confratello. C’è il seminarista siciliano che eiacula in webcam davanti alla statua della Madonna di Fatima. C’è il giovane sacerdote della zona di Tursi-Lagonegro che predilige i rapporti di gruppo ed è ossessionato da un seminarista che vuole coinvolgere nelle serate.

Questi gli identikit di alcuni dei sacerdoti, religiosi e seminaristi, sulla cui doppia vita getta luce il corposo dossier che, preparato negli anni da Francesco Mangiacapra e rivelato in anteprima da Gaynews, sarà depositato domani presso la Curia arcivescovile di Napoli. Ben 1200 pagine ripartite in schede personali e allegati testimoniali. Quest’ultimi costituiti da screenshot di conversazioni tramite messaggi telefonici o chat per incontri.

Eccone un assaggio con chiaro riferimento a un approccio durante la celebrazione della Messa:

Prete: Lui mi ha fatto occhiolino al segno della pace

Altro: Mmmm. Bono

Prete: Voglio scoparti

Altro: Mmmm

Prete: Domenica sei mio

Altro: Speriamo

Prete: Vorrei s*******i nel c***


Noto quale autore del libro autobiogarfico Il numero uno. Confessioni di un marchettaro e quale accusatore di Don Euro, il giovane escort Mangiacapra così ha spiegato ai nostri microfoni il motivo d’un tale dossier: «Il comportamento degli ecclesiastici che segnalo è, in molti casi, frutto dell’impunità a cui gli stessi vertici della Chiesa li hanno abituati: quella ingiusta tolleranza che alimenta l'idea di poter continuare  a separare ciò che si esercita da ciò che si esprime, come è tipico di chi ha una doppia morale schizofrenica.

Con troppa sicurezza questi sacerdoti sono abituati a contare su quella discrezione di cui da troppo tempo beneficiano, e che ingiustamente consente loro di spogliarsi occasionalmente della tonaca a uso e consumo dei propri vizi».

Il materiale raccolto nel dossier interessa ecclesiastici di più diocesi. E non solo campane. Volendo fare una ripartizione per ambito territoriale, si desume che dei sacerdoti indicati:

1 appartiene alla diocesi di Acerra, 1 alla diocesi di Acireale, 2 appartengono alla diocesi di Amalfi-Cava, 2 alla diocesi di Aversa, 2 alla diocesi di Bari, 1 alla diocesi di Catania, 1 alla diocesi di Ischia, 2 alla diocesi di Cosenza-Bisignano, 1 alla diocesi di Isernia, 1 alla diocesi di Manfredonia-San Giovanni Rotondo, 1 alla diocesi di Messina, 1 alla diocesi di Molfetta, 2 alla diocesi di Napoli, 1 alla diocesi di Nardò-Gallipoli, 2 alla diocesi di Nocera-Sarno, 1 alla diocesi di Noto, 1 alla diocesi di Oppido Mamertina, 1 alla diocesi di Piazza Armerina, 1 alla diocesi di Pozzuoli, 1 alla diocesi di Palermo, 3 alla diocesi di Roma, 2 alla diocesi di Salerno, 1 alla diocesi di Teano-Calvi, 7 alla diocesi di Teggiano-Policastro, 1 alla diocesi di Trani-Barletta-Bisceglie, 4 alla diocesi di Tursi-Lagonegro, 1 alla diocesi di Tricarico, 1 alla diocesi di Urbino-Urbania-Sant’Angelo in Vado nonché 1 dell’Ordinariato Militare.

Di questi 42 sono diocesani, 7 appartengono a istituti religiosi mentre i seminaristi sono in tutto 9.

Ma c’è un tratto comune a molti di loro, ossia la capacità di fare rete in materia d’incontri hot sì da scambiarsi informazioni o pareri. Senza contare l’elemento apparentemente banale dell’uso spregiudicato di profili su chat come Grindr e Romeo.

Si tratta d’un variegato campione quanto mai indicativo che permette di far luce non solo sull’elevatissima percentuale di sacerdoti omosessuali stabilmente inosservanti dell’obbligo celibatario assunto. Ma anche dell’inadeguatezza delle norme di Oltretevere in materia di presbiterato e omosessualità come dell’assoluta ipocrisia delle gerarchie al riguardo.

Risuona perciò sempre attuale la domanda che il defunto nunzio apostolico Angelo Mottola rivolgeva anni fa, in un misto di italiano e napoletano, a un minutante della Curia Romana : «Ma o' Papa che parla sempre contro i gay, perché non inizia a togliere tutti i ricchioni da cui è circondato?».

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Dopo quella del 2009 la seconda versione dell’International technical guidance on sexuality education è stata da poco edita.

Frutto della collaborazione di UnAids, UnFpa, Unicef, UnWomen e dell’Organizzazione mondiale della sanità, le nuove direttive dell’Unesco in materia d’educazione sessuale si compongono di 139 pagine. Nelle quali, fra l’altro, viene ribadita la necessità d’insegnare a bambini e adolescenti la distinzione tra genere e sesso biologico al pari di quella tra identità di genere e orientamento sessuale nonché il superamento delle forme stereotipate connesse all’ambito della sessualità.

Firmata dalla direttrice generale Audrey Azoulay, la versione ampliata dell’International techical guidance è stata subito presa di mira dal giornalista e scrittore complottista Maurizio Blondet che ne ha parlato come «nuove direttive per corrompere i bambini», «scritte in perfetta neolingua della dittatura Lgbt». Quella «dittatura mondiale dei pederasti» che, secondo il saggista cattolico -, «si attua in un nuovo jus sodomiticum obbligatorio, e contrario al diritto naturale». 

Non meraviglia perciò che un ancor meno avveduto Lorenzo Damiano, candidato alla Camera in Veneto (collegio plurinominale 02 e uninominale 08 [Treviso e cintura]) nella lista del Popolo del Famiglia, abbia invocato un nuovo processo di Norimberga e minacciato roghi di libri gender.

«Né comunismo, né nazismo, né fascismo – così l’adinolfiano trevigiano – sono mai arrivati a questo livello di propaganda politica nei confronti delle persone più indifese al mondo. I bambini sono anime pure e innocenti che non hanno bisogno di queste persone e delle loro perversioni. Si ritiri immediatamente questa persona Audrey Azoulay dal ruolo che ha e se ne torni a casa. La funzione dell’Unesco resti quello di valorizzare la cultura di un territorio: perché mai questi organi arrivano a occuparsi della sessualità dei bambini? Che per altro sono innocenti e puri? Guai a coloro i quali scandalizzeranno anche uno solo di questi bambini: sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare».

Poi un appello a Putin e Trump perché liberino il mondo «da queste lobby invertite. Invoco un nuovo processo di Norimberga per mandare a casa questi pervertiti che propongono a bambini di nove anni di “saper spiegare come l’identità di genere di una persona può non corrispondere al sesso biologico”, di 12 ad essere già edotti sul fatto che i rapporti omosessuali sono “piacevoli” e non portano affatto infezioni, e a cinque anni (sottolineo a cinque anni!) che devono essere indottrinati sul rispetto per le famiglie “diverse”.

Sono pronto a sfidare questi pervertiti e depravati che minano con violenza la mente dei bambini anche domani: portandoli in piazza e svergognandoli davanti a centinaia di famiglie che devono sapere la violenza di questi organi di potere. Anzi, vi dirò di più. Già la prossima settimana siamo pronti ad un evento che sconvolgerà le menti di questi personaggi depravati: il rogo dei libri gender. Quando saremo al Parlamento riporteremo il buonsenso e l’amore per i nostri figli, quello vero di una mamma e di un papà che li difendono dai mostri. Lotteremo fino all’ultimo sangue per l’abrogazione della legge che ha introdotto il gender attraverso i partiti di sinistra e per l’abrogazione della legge Cirinnà».

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Capolista al Senato nel collegio plurinominale della Sardegna tra le file di +Europa in vista delle elezioni del 4 marzo, il cagliaritano Riccardo Lo Monaco dovrà fronteggiare, fra gli altri, Mario Adinolfi. Il direttore de La Croce è infatti candidato al Senato come capolista del Popolo della Famiglia nel medesimo collegio.

Da noi raggiunto, così l’attivista sardo Lgbti ha illustrato la sua campagna elettotale e gli obiettivi che si è prefisso di raggiungere.

Riccardo Lo Monaco, candidato alle politiche. Una scelta personale?

Scelta personale che risponde a due appelli: quello lanciato da Emma Bonino, Benedetto Della Vedova e Riccardo Magi nel momento in cui, tutti insieme, abbiamo dato vita al progetto +Europa. Quello della coscienza nel momento in cui le libertà e i diritti delle persone sono forse per la prima volta seriamente a rischio, unitamente alle sorti dell'Europa.

Perché +Europa?

Perché la priorità delle priorità è la salvaguardia del progetto europeo. Mi spiego meglio: lavoro, tasse, sicurezza, gestione del fenomeno migratorio, ricerca scientifica, diritti, sostenibilità, innovazione e competitività delle imprese, tutte queste priorità che, prese singolarmente e a seconda della sensibilità di ognuno, sembrano essere ciascuna l'unico problema risolvibile in casa, con ricette più o meno miracolose cucinate tra le quattro mura dei confini nazionali. E invece non è così:  possono trovare una vera soluzione solo all'interno di una casa comune molto più ampia come l'Unione Europea e il mercato europeo. Non possiamo parlare seriamente di sicurezza se non pensiamo di dotarci al più presto di un esercito europeo, così come non possiamo pensare di gestire il fenomeno migratorio isolandoci dal mondo e chiudendo i confini. Pensiamo poi a quanto è accaduto in tema di diritti e libertà grazie alla nostra appartenenza alla UE. Ecco perché +Europa, anche in Sardegna dove sono candidato capolista al Senato. 

Che cosa c’è nel programma di +Europa in riferimento ai diritti Lgbti? E quali avrà particolarmente a cuore in campagna elettorale?

Il programma di +Europa è molto esplicito in tema di diritti, compresi quelli Lgbti per i quali ci impegniamo a rimuovere le discriminazioni in tema di matrimonio, unioni e adozioni. Personalmente, nella mia campagna elettorale, mi sto impegnando per far comprendere a tanti amici come sia fondamentale un voto che metta in sicurezza le leggi di civiltà approvate nel corso dell'ultima legislatura. Il centrodestra dichiara apertamente di voler cancellare la legge Cirinnà e la legge sul testamento biologico, il movimento 5 stelle, dopo aver contribuito a depotenziare la legge sulle Unioni Civili, non ha scritto uno straccio di parola in tema di diritti Lgbti nel suo programma. Insomma, un voto dato a quelle formazioni politiche che pur in tema di diritti la pensano come noi ma sono fuori dalla competizione reale nei collegi uninominali, è un voto tolto alla coalizione di centrosinistra e un parlamentare in più regalato a Salvini, Meloni, Berusconi o Di Maio, con buona pace dei diritti Lgbti.

Adinolfi corre nel suo stesso collegio. Impaurito?

Impaurito dalla candidatura di Adinolfi, no. Terrorizzato dalle idee dei vari Adinolfi, tanto. 

Proprio a Cagliari Adinolfi ha parlato ieri di "discriminazioni alla moda", dicendo che ci sono quelle che non sono invece considerate. Come, ad esempio, l’essere   addidati quali “ciccioni”. Che cosa ne pensa?

Il vittimismo da carnefice di Adinolfi merita una riflessione più approfondita. Penso che dovremmo partire proprio dal concetto di "tradizionalità" che Adinolfi ha tanto a cuore. Quando parla di "famiglia tradizionale", con il preciso intento di espellere dal contesto sociale le altre famiglie, discriminandole, fa preciso riferimento a uno standard, a un canone basato su evidenza statistica: le famiglie con due genitori eterosessuali sono statisticamente di più, quindi solo quello è il modello su cui plasmare la società.

Facciamo nostro il ragionamento di Adinolfi basato sul canone e proiettiamolo nel campo della fisicità e dei modelli di bellezza e salute fisica presenti sin dalla notte dei tempi: dovremmo constatare come il canone classico, "tradizionale", quello statisticamente più presente sia rappresentato da una fisicità maschile atletica, slanciata, non appesantita, mentre il sovrappeso è sempre stato considerato una dote femminile perché sinonimo di fertilità e abbondanza; dalla raffigurazione della Madre Mediterranea alla maja di Goya, il ventre prominente e le cosce molto in carne sono sempre stati canoni statisticamente più presenti nella raffigurazione della femminilità. Poi è arrivato Botero che ha "inciccito" gli uomini, mentre Modigliani raffigurava le donne come delle silfidi a dieta. 

Muovendo sempre dal ragionamento adinolfiano dovremmo ritenere Botero e Modigliani fuori dal concetto di canone, di "tradizione", fuori da una statistica che permetta loro di essere considerati artisti. Ne consegue che, per lo stesso metro di giudizio applicato da Adinolfi - che purtroppo non è solo - così come tutte quelle famiglie che non rispettano il canone di classicità, di tradizionalità, devono essere espulse dal contesto sociale, e come gli omosessuali possano essere scherniti per la loro natura, anche gli uomini in sovrappeso dovrebbero essere considerati "sbagliati", cittadini di serie B perché non rispondono al canone tradizionale di fisicità maschile. Qualcuno, un Adinolfi al quadrato, potrebbe addirittura considerarli non idonei a procreare e a crescere dei figli. Ecco perché, muovendo dal suo stesso ragionamento, le posizioni di Adinolfi e di quanti la pensano come lui in tema di diritti Lgbti e famiglie "non tradizionali" sono posizioni logicamente, umanamente, filosoficamente e scientificamente insostenibili oltre che pericolose.  

Qualora eletto, cosa pensa di fare in primo luogo per i diritti delle persone Lgbti?

La prima cosa da fare in tema di diritti Lgbti, e sono certo la faranno gli altri eletti di +Europa se io non entrerò in Senato, è l'immediata riproposizione della legge contro l'omofobia. Dobbiamo poi ripartire dalla legge Cirinnà per giungere al matrimonio egualitario e rivedere seriamente la legislazione in tema di adozioni, aprendo ai single e a tutte le famiglie in grado di strappare un bambino dall'orfanotrofio, crescerlo educarlo e amarlo.


In secondo luogo dobbiamo potenziare le ore di educazione civica nelle scuole per avere una cittadinanza più consapevole anche in materia di diritti e libertà.

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Simbolo di inclusività, ottimismo e dell’intera collettività Lgbti, l’arcobaleno è il concetto cardine intorno a cui s’impernia la nuova collezione di Burberry, che sarà presentata oggi a Londra (ore 17:00 locali) nell’ambito della settimana della moda. Tema dominante a partire dalla rivisitazione del classico motivo a tartan proprio nei colori rainbow.

Chiude così la sua esperienza di direttore creativo presso la plurisecolare casa di moda, insignita della Royal Warrant, Cristopher Bailey che ha affermato: «La mia ultima collezione per Burberry è dedicata ad alcune delle migliori e più illustri organizzazioni v»otate al sostegno della gioventù Lgbti nel mondo. Non c’è mai stato un momento più importante per dichiarare che la nostra forza e la nostra creatività nascono proprio dalla diversità».

Il 12 febbraio scorso Burberry ha infatti annunciato di aver effettuato donazioni a favore di tre importanti organizzazioni Lgbti: l’Albert Kennedy Trust, il Trevor Project e l’Ilga.

Entrambi britanniche, l’Albert Kennedy Trust e il Trevor Project si occupano rispettivamente di gioventù Lgbti senzatetto e di prevenzione del suicidio tra componenti della collettività rainbow di età inferiore a 25 anni. L'International Lesbian, Gay, Bisexual, Trans and Intersex Association (Ilga) è, come ben noto, la federazione mondiale di organizzazioni impegnate sul fronte del riconoscimento della parità dei diritti umani per le persone Lgbti.

L’iniziativa è stata accolta con plauso dai rappresentanti delle tre associazioni. Per Tim Sigsworth, amministratore delegato dell’Albert Kennedy Trust, «la donazione di Burberry ci sosterrà nel nostro lavoro teso a dare ai giovani supporto e una casa sicura, ci consentirà di ampliare il nostro programma di coinvolgimento della gioventù e finanzierà i nostri piani per portare AKT in altre città al fine di aiutare le persone più vulnerabili in tutto il Paese». Si è detto invece entusiasta di una tale partnership Amit Paley, Ceo del Trevor Project, in quanto «attraverso il sostegno di Burberry saremo in grado di continuare a rispondere alla sempre crescente richiesta di assistenza da parte dei nostri servizi».

Così si sono infine espresse Ruth Baldacchino e Helen Kennedy, co-Segretarie Generalu dell’Ilga: «Questa generosa donazione – hanno dichiarato – permetterà di sostenere i nostri sforzi costanti volti a dare voce e a mobilitare la comunità Lgbti. Ci aiuterà a supportare gli attivisti impegnati a promuovere il rigetto delle leggi discriminatorie presso le Nazioni Unite, a fornire risorse e formazione ai promotori dei diritti umani Lgbti in Africa, Asia e America Latina affinché supportino i movimenti in queste regioni, a promuovere il cambiamento della società e a indagare sulle leggi e gli atteggiamenti che hanno ricadute concrete sulle nostre comunità, mettendo in luce la disparità di trattamento a cui vanno incontro le persone Lgbti nel mondo. Per tutte queste ragioni, vogliamo esprimere la nostra gratitudine».

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Il Coordinamento Laicità Scuola Salute ha presentato stamani presso la sede dell’Associazione Stampa Romana una proposta in sette punti per affrontare l’emergenza del bullismo e della salute sessuale tra le giovani generazioni.

All’evento è intervenuta anche la senatrice Monica Cirinnà che ha dichiarato: «C'è una strisciante e pericolosa deriva nella scuola italiana che va immediatamente fermata. La messa in discussione dell'educazione sessuale e delle differenze di genere e la parallela diffusione del bullismo sono preoccupanti indicatori che devono far riflettere sul possibile degrado culturale che può colpire i luoghi dell'educazione e della conoscenza.

Non sono esenti da responsabilità in questo processo in atto nella scuola italiana quei movimenti, a partire dal Family Day, che stanno cercando di demolire quel percorso di crescita e formazione libera e laica, per far arretrare le nostre istituzioni scolastiche su posizioni retrograde e conservatrici che vanno tutte a danno dei nostri ragazzi. La crescita incredibile delle malattie sessualmente trasmissibili tra i giovani e i casi di violenza e bullismo ne sono la diretta conseguenza e ciò deve preoccupare fortemente tutti».

A sottoscrivere le proposte del neo Coordinamento anche Stefano Fassina (LeU) che in un comunicato ha affermato: «I dati sulle infezioni sessualmente trasmesse, i dati sulla discriminazione e sulla esclusione sociale, i dati sul bullismo, gli atti di violenza sulle donne sono sempre più gravi. La scuola può e deve svolgere una funzione fondamentale.

La formazione del corpo docente, i finanziamenti per i progetti di educazione alla sessualità e alle differenze, l'introduzione delle linee guida dell'Organizzazione Mondiale della Sanità nell'insegnamento curricolare, la promozione di campagne di sensibilizzazione alla contraccezione e la distribuzione dei profilattici sono misure fondamentali e da sostenere».

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È stata presentata a Roma, presso la sede dell’Associazione Stampa Romana, il documento programmatico per una Scuola Laica, Inclusiva e Sicura. Una proposta in sette punti che, stilata da altrettante associazioni (Agedo, Coordinamento Genitori Democratici, Educare alle Differenze, Famiglie Arcobaleno, Gaycs, Gaynet, Rete Genitori Rainbow) costituitesi nel Coordinamento Laicità Scuola Salute, intende offrire degli spunti per affrontare l’emergenza legata alla salute sessuale e al bullismo in riferimento alle giovani generazioni.

«Come Coordinamento nazionale di genitori, famiglie, formatori e formatrici – hanno dichiarato i promotori – riteniamo gravemente irresponsabile per la politica continuare a ignorare questo tema inseguendo i falsi miti di chi diffonde odio e falsità sulla pelle delle nuove generazioni. Queste persone, gli stessi che hanno inventato il “Family Day”, ci accusano di diffondere il fantasma del “gender” da loro inventato, ma a minacciare i nostri fili e le nostre figlie sono proprio loro, negando informazione, consapevolezza e conoscenza­, in un’epoca in cui i nuovi strumenti della rete necessitano sempre più di strumenti critici».

Motivo, questo, che indurrà il Coordinaemento a «promuovere i nostri 7 punti per una Scuola laica, inclusiva, sicura,  ringraziando i candidati e le candidate delle varie forze politiche che hanno aderito. Vigileremo sul loro impegno nel portare avanti concretamente questi temi all’interno dei rispettivi schieramenti».

Sull’evento odierno così si è espresso il presidente di Gaynet Franco Grillini: «L’iniziativa di alcune associazioni, costituitesi in coordinamento, di tornare a intervenire sul terreno scolastico nella lotta al bullismo, all’omofobia e alla diffusione dell’Hiv/Ist non può che essere di grande aiuto in un momento in cui la scuola sembra totalmente abbandonata a sé stessa. In un momento in cui la scuola sembra incapace di offrire messaggi positivi su tali temi.

Parlare di sessualità, informare sulle malattie sessualmente trasmissibili, reagire contro il bullismo, soprattutto quello omofobico, sono delle priorità assolute che lo stesso Miur dovrebbe valutare con grande attenzione e sostenere con impegno.

Noi auguriamo un grande successo a una tale iniziativa. Facciamo al contempo appello perché tante altre associazioni si uniscano nello sforzo d'intervenire in un ambito, da cui si vorrebbero proprio escludere le organizzazioni Lgbti. In un ambito nel quale, non appena si avvia una piccola iniziativa di lotta al bullismo, i gruppi integralisti agitano lo spauracchio della fantomatica ideologia gender».

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In occasione dell'evento Incontro con il cinema sardo a Roma, che si terrà domani presso il Cinema Trevi a partire dalle ore 17:00, abbiamo intervistato Giovanni Coda. Cagliaritano di nascita, è un regista cinematografico e fotografo con molti anni di attività nelle arti visive. Senza contare i diversi premi ottenuti attraverso la partecipazione a numerosi festival nazionali e internazionali.

Giovanni, qual è il significato della kermesse di domani? 

Questa giornata di sabato 17 Febbraio si inserisce in un percorso consolidato di incontri organizzati dall'associazione Il Gremio in collaborazione con la cineteca nazionale e altre realtà associative. Percorso teso a promuovere il cinema e gli autori della mia terra. È un'occasione di incontro con la città e di promozione del mio lavoro che viene distribuito, prevalentemente, nei circuiti festivalieri.

Domani alcuni tuoi lavori cinematografici quali Il Rosa Nudo, Bullied to Death e infine Xavier saranno proiettati al cinema Trevi. Quale è, se c'è, il filo rosso che unisce queste tre opere? 

Il Rosa Nudo e Bullied to Death sono i primi due capitoli di tre dedicati alla violenza. Il primo film è ispirato alla vita di Pierre Seel, deportato omosessuale durane la seconda guerra mondiale. Bullied to Death è invece ispirato alla triste storia di Jamey Rodemayer e tratta il tema del bullismo a sfondo omofobo. Xavier è dedicato alla figura di Xavier Jugéle, il poliziotto gay deceduto durante l'attentato terroristico dello scorso aprile a Parigi. 

Viste le tematiche affrontate, oltre alle persone Lgbti a chi consiglieresti di venire al Cinema Trevi per vedere le tue opere?

Il mio pubblico è più eterogeneo di quanto si possa immaginare. I miei film sono stati proiettati in tanti istituti scolastici e in parecchie università in particolare all'estero. Sono opere "diverse" dal taglio documentaristico che si fonda in un clima più performativo che di finzione. È una modalità nuova di intendere il cinema Lgbti, che tra l'altro, in Italia, è in grande difficoltà (proattivamente parlando).

L'evento è in collaborazione con la Cineteca Nazionale e altre Associazioni. Per diffondere cultura antidiscriminatoria e sensibilizzare a temi come quelli da te tratttati quanto è importate fare rete?

È importantissimo, indispensabile ormai. Attraverso i social media interagisco con centinaia di persone in contemporanea, molti dei quali sono amici che a loro volta sostengono e promuovono il mio pensiero, il mio lavoro.

Ognuno di noi è il prodotto delle proprie radici culturali, familiari, storiche. Artisticamente parlando, quali sono le tue? E a quali di queste radici devi maggiore riconoscenza per ciò che sei oggi?

Le mie radici come artista (e come uomo) affondano nel terreno della formazione. Arrivo dalla vitalità dei "circoli del cinema" degli anni '80 e '90 passando per maestri quali Aldo Braibanti, Oscar Manesi, Mario Merlino, Peter Greenaway, Gianni Toti, Giovanni Minerba. Recentemente devo molto alla proficua frequentazione con il performer milanese Dino Cataldo Meo per giungere ai miei studi fotografici nel prestigioso Ideep di Barcellona. Il mio cinema è il prodotto di un innesto di anime varie e varie arti.

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