Parere negativo del Garante per la Protezione dei dati personali sulla sostituzione della dicitura genitore 1 e genitore 2 con padre e madrenei moduli per il rilascio della carta di identità elettronica per i figli minorenni.

A sollevare la questione era stato il ministro dell'Interno Matteo Salvini e il Viminale si era poi rivolto all'Autorità perché si pronunciasse sullo schema di decreto destinato a riformare la modulistica. 

Con parere, datato 31 ottobre e pubblicato sul sito del Garante, l'Authority guidata da Antonello Soro ha dichiarato che «la modifica in esame è suscettibile di introdurre, ex novo, profili di criticità nei casi in cui la richiesta della carta di identità, per un soggetto minore, è presentata da figure esercenti la responsabilità genitoriale che non siano esattamente riconducibili alla specificazione terminologica padre o madre.

Ciò, in particolare, nel caso in cui sia prevista la richiesta congiunta (l'assenso) di entrambi i genitori del minore (documento valido per l'espatrio)».

Plauso per tale decisione è stata espressa dal direttore dell'Unar Luigi Manconi, che ha dichiarato: «Condivido interamente il parere del garante. La modifica, infatti, esporrebbe al rischio di disparità di trattamento nei casi in cui la richiesta della carta di identità, per un soggetto minore, sia presentata da figure esercenti la responsabilità genitoriale che non siano esattamente riconducibili alla specificazione terminologica padre o madre, come nel caso di persone dello stesso sesso. E ciò, in particolare, nel caso in cui sia prevista la richiesta congiunta (l’assenso) di entrambi i genitori del minore (documento valido per l’espatrio). ù

Inoltre, disporre di sostituire il termine genitori con le parole padre e madre rischierebbe di imporre in capo ai soggetti richiedenti una dichiarazione di dati inesatti o di informazioni non necessarie di carattere estremamente personale. E, in alcuni casi, si arriverebbe a escludere la possibilità di rilascio del documento a fronte di dichiarazioni che non rispecchino la veridicità».

Manconi ha quindi affermato: «L'Unar chiede al governo di accogliere interamente il parere del Garante per la Privacy nella elaborazione delle modalità tecniche di emissione della carta di identità elettronica».

Lapidario, invece, il commento del ministro dell'Interno che si è limitato a dire: «Noi andiamo avanti. Non esiste privacy che neghi il diritto a un bimbo di avere una mamma e un papà».

e-max.it: your social media marketing partner

Questa notte TvBoy ha “invaso” Milano con una nuova ondata di opere al vetriolo.

Questa volta, obiettivi del sarcasmo graffiante dell’artista autore del celebre bacio tra Salvini e Di Maio, sono stati Chiara Ferragni, ritratta con il figlio in braccio e una bottiglia d’acqua (chiaro riferimento all'edizione limitata dell'Evian firmata dalla celebre fashion blogger) nelle vesti di una Madonna Ausiliatrice dei nostri giorni; Rino Gattuso e Luciano Spalletti, rispettivamente nelle vesti di un americano e di un cinese (con riferimento alla perdita d’identità tipica dell’universo globalizzato).

E ancora Salvini e Di Maio, ripresi in un’emblematica e amara immagine da “guerra dei social”. 

Un’immagine è poi apparsa in costume rainbow ed è quella del fuoriclasse Cristiano Ronaldo

Il graffito ritrae Ronaldo in una posa che vuole ricordare i Bronzi di Riace e rimandare ai canoni di bellezza della tradizione classica greca e romana. Lo street artist gioca sull’ambivalenza del segreto e l’opera allude, palesemente, sia alla presunta omosessualità di Ronaldo sia al fatto che il calciatore dà l’impressione di essere innamorato di se stesso.

Mentre Il Segreto di Ronaldo La Guerra dei social sono comparsi in corso di Porta Ticinese, Santa Chiara con acqua benedetta in via TorinoLa Guerra fredda (ossia il poster con Gattuso e Spalletti) in via Sant'Eustorgio.

ronaldo

e-max.it: your social media marketing partner

Il 1° novembre per l’insigne studiosa tudette Fabiola Bernardini dovrebbe iniziare il nuovo impiego presso il locale Servizio Urbanistica, cui è stata trasferita dopo la rimozione da direttrice della Biblioteca comunale Lorenzo Leoni

Trasferimento che, disposto con delibera di Giunta n. 157 del 24 maggio 2018 riguardante il “nuovo assetto organizzativo della macrostruttura dell’ente”, è stato annunciato nell’ambito d’una rotazione di 22 impiegati su 100 con motivazioni diverse: irregolarità, utilizzo dei permessi ex lege n. 104 del 1992 per le ferie, richiesta di trasferimento ad altre mansioni. 

Ma, come già rilevato il 14 giugno dalla senatrice Loredana De Petris nell’interrogazione parlamentare ai ministri dell'Istruzione (Marco Bussetti), della Pubblica amministrazione (Giulia Bongiorno) e dell'Interno (Matteo Salvini), Fabiola Bernardini non ha mai «commesso alcuna irregolarità né espresso la volontà di essere trasferita». Motivo per cui la parlamentare LeU aveva osservato: «Le motivazioni alla base della scelta dell'amministrazione di Todi sembrano dunque meramente di carattere punitivo». 

Bernardini non solo ha infatti partecipato alla Festa delle Famiglie Arcobaleno, tenutasi il 6 maggio a Todi tra il disappunto e lo sconcerto di CasaPound (un cui componente, Andrea Nulli, siede in Consiglio comunale), ma si è anche rifiutata di redigere un catalogo di libri per bambini e ragazzi a “tematica omogenitoriale, omosessuale, transessuale".

Richiesta, questa, susseguente alle Direttive emanate dagli assessori tuderti alla Famiglia e alla Cultura Alessia Marta e Claudio Ranchicchio, che sembrano ossessionati, al pari dell’intera amministrazione locale retta dal forzista Antonio Ruggiano, dall’ideologia gender per quanto inesistente.

A seguito della rimozione è stata lanciato in giugno sui social l’hastag #IoStoConFabiola

Hastag che un gruppo d’utenti della Biblioteca comunale ha voluto tradurre in fatti concreti organizzando, sabato, scorso un flah-mob sulla scalinata della chiesa di San Fortunato scegliendo come slogan la celebre frase di Tina Anselmi: «Capii allora che per cambiare il mondo bisogna esserci».

All’ombra del monumentale tempio gotico, che ospita le spoglie del poeta Jacopone da Todi, oltre 200 persone si sono raccolte, alle 15:45, recando tra le mani un libro

Una sorta di lungo cordone a tutela della biblioteca e della sua direttrice, grazie al cui impegno, nel maggio 2018, Mibact, Cepell e Anci hanno riconosciuto a Todi la qualifica di Città che legge, attribuito finora a soli 147 Comuni italiani.

Una reazione indignata a chi vorrebbe rispolverare un index librorum prohibitorum di cafariana memoria e, perciò, tacitare la voce ferma di una donna, intellettuale, professionista, che vanta competenze in biblioteconomia, archivistica, diplomatica, lingua latina.

Competenze, grazie alla quale, non solo si è fatta apprezzare da medievisti di fama internazionale e, in particolare, da quei presuli ed ecclesiastici italiani che si occupano di storia del francescanesimo. Ma ha portato ai massimi livelli un istituto culturale come la Biblioteca Lorenzo Leoni, che annovera, tra le oltre 10.000 unità, preziosi codici miniati, incunaboli, cinquecentine nonché manoscritti autografi come quelli del filosofo scolastico Matteo d'Acquasparta.

e-max.it: your social media marketing partner

«Salvini? È un razzista. Lo so che la situazione in Italia è difficile perché siete un Paese che affaccia sul Mediterraneo. Mi dispiace anche che il mio Paese non possa aiutare e accogliere persone da altri Paesi: anche noi abbiamo un razzista come presidente, che non capisce che noi siamo quello che siamo anche grazie a tutti quelli che sono venuti nel nostro Paese.

Sono sicuro che ci siano molte persone intelligenti in Italia che sappiano come affrontare il problema dell'immigrazione e risolverlo e penso anche che gli italiani debbano iniziare a chiamare Salvini per quello che è: una persona bigotta che ha un atteggiamento bigotto».

Non ha usato mezzi termini Michael Moore nell’incontro d’ieri col pubblico in occasione della Festa del Cinema di Roma, dove alle 19:30 è stato presentato Fahrenheit 11/9, nuovo documentario politico del regista statunitense questa volta dedicato a Donald Trump.

E, dopo aver definito il ministro dell’Interno bigotto, oltre che razzista, Moore ne ha dato le seguenti motivazioni: «È contro i gay e i matrimoni tra gay: bisognerebbe invece che cercasse di capire che l'amore è amore a prescindere dal sesso dell'altro. Il consiglio che posso dargli è questo: Salvini, non sposare un gay se li odi, ma lascia che loro si amino e si sposino e i tuoi affari tieniteli per te».

Il regista ha anche aggiunto: «Sono cinque giorni che guardo la vostra tv e non mi piace. Quando i ricchi hanno in mano i media vogliono solo fare programmi che rincretiniscano la gente, si creano grossi problemi. In Usa Trump è bravissimo a cavalcare questo, le persone lo amano per questo. E questo l'ho visto anche in Italia. Credo che le persone sbaglino nel vedere Salvini e Di Maio come persone divertenti, perché non si tratta di intrattenimento, ma di politica». 

Infine da parte del regista e documentarista americano un appello all'Italia: «Siete stati grandi, dovete ritornare ad esserlo». E poi un nuovo affondo a Salvini: «Io non direi Prima gli italiani ma Prima l'Italia».

e-max.it: your social media marketing partner

L’11 ottobre, Giornata mondiale del Coming Out, Polis Aperta ha lanciato la campagna Se non mi nascondo lavoro meglio #identitàindivisa

Un’iniziativa che ha subito attirato l’attenzione dei media non solo per la caratteristica in sé dell’associazione proponente (ne sono infatti componenti le persone Lgbti che appartengono alle forze armate e alle forze dell’ordine) ma anche per quella che è stata subito definita quale censura del Viminale

Il ministero dell’Interno, come denunciato su Facebook dai vertici di Polis Aperta, ha negato l’autorizzazione all’utilizzo di due foto di agenti omosessuali della Polizia di Stato per la campagna social. Da qui il rilievo dell’associazione: «Dispiace sottolineare come ancora una volta si neghi l’utilizzo di foto innocue e rispettose della Polizia di Stato, senza peraltro motivazione alcuna, che rilancino messaggi di inclusività e rispetto delle persone Lgbti appartenenti alla P. di S., nonché un messaggio di reale apertura alla collettività, in particolare modo della comunità Lgbti».

La vicenda ha spinto il deputato Ivan Scalfarotto (Pd) a presentare, il 15 ottobre, nel corso della seduta 63 della Camera un’interrogazione al presidente del Consiglio Giuseppe Conte e al ministro dell’Interno Matteo Salvini

Interrogazione che, cofirmata dagli omologhi di partito Zan, Bruno Bossio, Fiano, Miceli, Mor, Mura, Moretto, Lacarra, Rossi, Schirò, Prestipino, Cenni, è volta a sapere «se il Governo non ritenga assolutamente necessario fare chiarezza in merito alle motivazioni che sono alla base del divieto dell'utilizzo, richiesto dall'associazione, delle immagini e se non ritenga che ciò possa configurare un comportamento discriminatorio nei confronti della comunità Lgbt, discriminazione che, ad avviso degli interroganti, potrebbe contribuire ad alimentare il fenomeno del cosiddetto under reporting, vale a dire della tendenza delle persone vittime di aggressioni omofobiche a non denunciare la violenza subita».

scalfa

Contattato da Gaynews per conoscere più approfonditamente le motivazioni sottese all’interrogazione parlamentare, l’onorevole Scalfarotto ha dichiarato: «Non stupisce che nel ministero di cui è titolare Salvini oltre al razzismo si faccia strada anche l'omofobia, che è un'altra faccia della discriminazione. 

In tutto il mondo occidentale è un dato acquisito che ci siano persone Lgbti nelle forze dell'ordine e nelle forze armate. Persone che servono il proprio Paese con la stessa abnegazione, la stessa professionalità e lo stesso sacrificio personale dei propri colleghi.

Provare a cancellare la loro esistenza è la formula più subdola, ma non per questo meno violenta, di negare la loro dignità e provare a creare intorno a loro un clima di intimidazione e di paura. Sono sicuro che agli uomini e alle donne di Polis Aperta non mancherà la determinazione per continuare la propria battaglia.

Ma nel frattempo, come opposizione, intendiamo inchiodare il governo alle sue responsabilità e chiedergli di dare una giustificazione a un gesto tanto odioso».

e-max.it: your social media marketing partner

Dopo aver ieri incontrato Luca Zaia, presidente della Regione Veneto, e Federico Sboarina, sindaco di Verona, Toni Brandi, Massimo Gandolfini, Jacopo Coghe, rispettivamente presidenti di Pro Vita onlus, Comitato Difendiamo i nostri figli e Generazione Famiglia, e Brian Brown, presidente del Congresso Mondiale delle Famiglie, hanno stamani incontrato a Roma Matteo Salvini e Lorenzo Fontana.

Ad accompagnarli il senatore leghista Simone Pillon, il cui ddl sull’affido condiviso si appresta a essere oggetto di oltre 120 audizioni in Commissione Giustizia.

Motivo degli incontri il World Congress of Families, che si terrà a Verona dal 29 al 31 marzo 2019 e che sarà appunto organizzato dalle tre associazioni promotrici del Family Day sotto la guida di Brian Brown.

Nel riceverli, il ministro dell'Interno ha dichiarato: «Siamo orgogliosi di ospitare le famiglie del mondo a Verona: questa è l'Europa che ci piace». A lui Brown ha chiesto «di riflettere tutti assieme sul sostegno da dare alle famiglie e l'Italia, per la sua storia, è il luogo più adatto per farlo».

Anche il ministro per la Famiglia e le Disabilità si è detto «fiero di ospitare in Italia, e a Verona in particolare, le famiglie di tutto il mondo. La famiglia sarà per noi l'asse dell'Europa del futuro».

Al termine dei due incontri Gandolfini, Coghe e Brandi hanno visto nella giornata di oggi «un segno che il vento in Europa sta cambiando. Sta crescendo l'attenzione su un maggiore sostegno ai nuclei familiari, alla natalità e alla giustizia sociale». I tre presidenti sono certi «che da Verona partirà la controrivoluzione del buonsenso e della ragione»

e-max.it: your social media marketing partner

Il 24 settembre il Consiglio dei ministri ha approvato all’unanimità il Decreto sicurezza e immigrazione, il cui primo firmatario è Matteo Salvini. Mentre da lunedì si sussegguono le polemiche intorno a un testo, di cui si ha conoscenza al momento attraverso un comunicato stampa pubblicato sul sito di Palazzo Chigi (anche se ne circola una versione online), abbiamo contattato Giorgio Dell’Amico.

Lavorativamente impegnato dal 1992 in servizi rivolti a migranti e incaricato dal 2005 di richiedenti asilo Lgbti per Arcigay Nazionale, Dell’Amico ha una particolare conoscenza della situazione di quante e quanti lasciano i Paesi d’origine perché perseguiti a causa dell’orientamento sessuale e identità di genere.

Giorgio, cosa pensi del Decreto Sicurezza?

Senza dubbio mi associo alla voce di altri esponenti di associazioni che si occupano di asilo ed altri esperti che contestano proprio la scelta dell'emanazione di un decreto legge. Non si rilevano infatti motivi di urgenza, anche tenendo conto del flusso di arrivi che è in drastica riduzione.

Inoltre, è molto discutibile l’aver accorpato il decreto immigrazione a quello sulla sicurezza: ciò infatti comporta l’abbinamento di due aspetti che non sono collegati, ma che dal punto di vista simbolico lo divengono, contribuendo ad alimentare la percezione di pericolo e aumentando l'odio nei confronti dei migranti (o anche solo di chi ha un diverso colore di pelle).

Aggiungo poi che, togliendo la protezione umanitaria – al di là di ridurre fortemente la possibilità per molte persone di ottenere un titolo di soggiorno che permetta loro di potersi costruire un futuro – si rischia di spostare nelle aule giudiziare la verifica di situazioni che potrebbero essere tutelate dall'articolo 10 della Costituzione (tra quelli fondamentali e non modificabili). Articolo che sancisce il diritto d'asilo, il quale, a differenza della protezione internazionale, garantisce maggiori tutele in quanto si riferisce alle libertà democratiche garantite dalla Costituzione e dai diritti internazionalmente riconosciuti

Questo decreto affossa anche un sistema d'accoglienza, lo Sprar, che è un sistema che in questi anni ha dimostrato di essere molto valido – che andava caso mai potenziato – e vedeva il coinvolgimento dei Comuni e degli enti locali. Il decreto invece impedirà l'ingresso dei richiedenti asilo prevedendo per loro un trattenimento che per altro non è possibile in base alla Convenzione di Ginevra e alle direttive Ue.

Cosa cambierà e quali saranno i problemi per i migranti Lgbt richiedenti protezione, perché perseguitati nei Paesi d’origine a causa del proprio orientamento sessuale o della propria identità di genere?

Rispetto alla questione riguardante i richiedenti asilo Lgbti, trattandosi di persone che, semplificando, chiedono protezione per motivi legati al loro orientamento sessuale o identità di genere, il decreto non incide in quanto, se le commissioni valutano correttamente la loro situazione, dovrebbero riconoscere lo status di rifugiato e per questo non sono toccati, almeno non direttamente.

È però vero che in caso di rigetto della loro domanda di asilo, il problema sorgerà in fase di ricorso (ma già il Decreto Minniti-Orlando ha tolto un grado di giudizio e ha previsto la possibilità, qualora l'audizione sia stata registrata, che il giudice possa ascoltare solo la registrazione e decidere in base a essa senza sentire l'interessato) e soprattuto sorgerà per coloro che, per vari motivi, non avessero mai detto di essere soggetti Lgbti (per mancata conoscenza del diritto, per paura, per vergogna, ecc...): sarà sicuramente peggio se non vi saranno più progetti che possano seguire in maniera adeguata queste persone.

Smantellare un sistema d'accoglienza per richiedenti asilo (non solo dei Cas, ovvero i centri gestiti dalle Prefetture nelle varie province che, proprio per il fatto di essere strutture straordinarie, presentano moltissimi problemi), che già oggi difficilmente tiene conto della specificità Lgbti, peggiorerà notevolmente le condizioni di vita e la tutela dei diritti dei migranti Lgbti. Queste persone, infatti, già adesso hanno paura di vivere con altri connazionali o altri individui richiedenti asilo provenienti da Paesi omofobi: per questa paura spesso si nascondono e si allontanano dai centri di accoglienza nei quali sono stati ospitati.

Ad oggi in Italia non esistono strutture dedicate a richiedenti asilo Lgbti, anche se molti progetti Sprar stanno mettendo sempre più attenzione rispetto a questa tipologia di richiedenti asilo. Credo che a livello nazionale l'unica esperienza in cui esistono strutture che hanno destinato alcuni posti espressamente a richiedenti asilo Lgbti sia quella del progetto che coordino nell'ambito di un Cas

Quali conseguenze, in termini umani e politici, a livello nazionale e internazionale, potranno derivare da questo decreto?

Assisteremo a un numero maggiore di persone che non otterranno alcuna protezione, che non riusciremo a rimandare a casa, con un aggravio dell'allarme sociale e con ricadute negative sulle comunità che gioverà solo alla criminalità e a chi sfrutta i lavoratori. Il decreto non avrà, invece, alcuna ricaduta rispetto al traffico dei migranti che, anzi, a causa di queste ulteriori chiusure, troverà altre vie e strategie per far entrare persone, guadagnando sulla loro pelle e sulle loro vite.

e-max.it: your social media marketing partner

Svastische. Il nome di Allah in arabo sgrammaticato. Scritte insultanti e minatorie come Froci al rogo o acclamatorie al ministro dell’Interno come W Salvini.

Sono stati così imbrattati a Milano, nella notte tra venerdì e sabato, i muri dei locali della Scuola Popolare che, in via Bramantino, assicura corsi postscolastici e attività di sostegno per ragazzi italiani e stranieri dimoranti nel quartiere della periferia nord di Milano.

Gestita da mamme costituetisi nell’omonima organizzazione, la Scuola Popolare avrebbe dovuto riaprire i battenti proprio sabato scorso. Per evitare ritardi nel riavvio delle attività organizzate, già nella mattinata del 15 settembre una decina di alunni insieme con le mamme dell’associazione si è messa al lavoro per cancellare i segni dell’imbrattamento e ripulire i singoli locali dalla devastazione del raid notturno, definito in breve sui social come nazifascista, razzista e sessista.

Tra i primi a denunciare con forza l’accaduto è stato Luca Paladini sulla pagina de I Sentinelli di Milano, di cui è presidente: «Ormai è un assalto al giorno. Ormai è sdoganato tutto. Tutto».

Durissimo il sindaco di Milano Giuseppe Sala, che ha affermato su Facebook: «Attaccare una scuola che punta sull'integrazione significa voler ostacolare il futuro del nostro Paese. Non possiamo più tollerare gesti come questo: da milanesi continuiamo a credere in una città aperta, solidale e profondamente democratica».

Pierfrancesco Majorino ha invece dichiarato: «Aiuteremo quell'esperienza ad andare avanti senza paura». Proprio l’assessore meneghino alle Politiche sociali aveva poco prima stigmatizzato, via Twitter, il silenzio del ministro dell’Interno sulla vicenda: «Ma #Salvini non ha nulla da dire ai razzisti che vandalizzano una scuola che aiuta migranti a Milano al grido proprio di W Salvini? Noi non ci facciamo intimidire».

Un j’accuse che, sia pur in diverse forme, è stato mosso nel corso dell’intera giornata domenicale. Ma nel tardo pomeriggio è poi arrivata l’invocata dichiarazione di Salvini, che ha espresso «solidarietà alla scuola e a chi è stato colpito da questi vigliacchi. Omofobia, violenza e razzismo non fanno parte dell'Italia che voglio e per cui lavoro».

Parole che non hanno placato le polemiche, anche perché non sono state rilanciate dal ministro social per antonomasia (qual è appunto Salvini) né dalla sua pagina Facebook né dal suo profilo Twitter.

Tanti gli attestati di solidarietà da tutta Italia ai volontari e ai ragazzi della scuola in una con la richiesta – soprattutto di area Lgbt – d’una legge efficace contro l’omotransfobia.

e-max.it: your social media marketing partner

Si è tenuta nel pomeriggio a Palermo presso il Teatro Massimo la conferenza stampa di presentazione del Pride che, oltre al Village dal 20 al 23 settembre, avrà il suo culmine nella parata di sabato 22

Madrine dell’edizione del Palermo Pride 2018 saranno Porpora Marcasciano, figura storica del movimento transgender italiano, e la fotografa Letizia Battaglia.

Ma, come annunciato dagli organizzatori, «il Pride quest’anno ha anche scelto di capovolgere il tradizionale concetto di madrinato: oltre a chiedere a due amiche di essere testimonial del loro lavoro e delle loro battaglie ha voluto a sua volta farsi testimonial di tre meravigliose esperienze di impegno civile e di trasformazione culturale e sociali quali il Forum Antirazzista, Sos Mediterranée e Pro Activa Open Arms».

Motivo, quest’ultimo, che connota di un particolare significato la presenza del deputato di LeU Erasmo Palazzotto, attivista di vecchia data del Palermo Pride ma ultimamente protagonista della missione di Open Arms.

Presente anche il sindaco di Palermo Leoluca Orlando, che a Gaynews ha parlato del significato del Palermo Pride, del clima xenofobico alimentato da rappresentanti del governo e dell’aggressione a Villa Giulia a danno di due adolescenti gay.

e-max.it: your social media marketing partner

«Altra denuncia da un buonista pro-immigrazione in arrivo». Così su Facebook il ministro dell'Interno Matteo Salvini ha commentato, il 30 agosto, l'intenzione di don Massimo Biancalani di querelarlo per diffamazione aggravata a mezzo social.

Il sacerdote pistoiese, noto per il suo impegno nell’accoglienza a immigrati e bisognosi e per la lotta al razzismo, è da tempo nel mirino del ministro dell’Interno, che da oltre un anno continua ad attaccarlo con post denigratori del suo operato.

Cosa, questa, che ha portato alle reazioni scomposte di Forza Nuova con ronde per verificare l’”ortodossia” del presbitero nella chiesa parrocchia di S. Maria Maggiore in VicofaroMa anche a un clima di crescente tensione, il cui apogeo è stato raggiunto il 3 agosto quando due 13enni, armati di pistola scacciacani, hanno sparato a salve a un immigrato e gli hanno urlato frasi razziste.

Poi il 28 agosto dalla prefettura di Pistoia, sulla base di un rapporto dei vigili del fuoco, è arrivato l’ordine di chiusura, per carenze strutturali, del centro di accoglienza ospitato nei locali della canonica di don Biancalani.

Notizia accolta con esultanza da Matteo Salvini che in un post ha scritto: «Tempi duri per il prete che ama circondarsi di clandestini africani, ancora un po' e la canonica scoppiava». 

Da qui l’immediata reazione di don Biancalani a «un linguaggio allusivo, anche alla sfera sessuale. Io non amo circondarmi di ragazzi e gli ospiti del centro non sono presunti profughi».

Anche perché al di sotto dell'inequivocabile post di Salvini si sono succeduti, nella totale indifferenza degli amministratori della sua pagina Fb, commenti volgari e omofobi come quello d'una follower che, ottenendo 1902 like tra emoticon sorridenti e cuori, ha scritto: «Io non lo chiamerei “ il prete amico dei migranti “ ma il prete a cui piacciono moltissimo i migranti».

Schermata 2018 09 01 alle 13.31.30

Intanto sono stati già trasferiti i 12 profughi autorizzati dalla prefettura. Mentre la Caritas diocesana si è già attivata, in vista dell’annunciato sgombero, per individuare strutture adeguate agli 80 immigrati irregolari alloggiati presso la canonica di Vicofaro.

In una nota la diocesi ha fatto sapere che «l'impegno della Caritas diocesana, che si affianca all'attività ordinaria, si rende necessario perché, come già segnalato, la situazione resta seria e da non sottovalutare.

Gli ospiti che nel tempo si sono avvicinati ai progetti di accoglienza di Vicofaro presentano diverse provenienze e storie di marginalità. La Caritas e la parrocchia avranno dunque bisogno del tempo necessario per affrontare al meglio le situazioni, valutarle caso per caso, nel tentativo di offrire la migliore risposta possibile».

L’operato messo in campo dalla dicocesi non è stato gradito da Forza Nuova, che ha affisso sulla porta dell’episcopio uno striscione con la scritta: Cei: da crescete e moltiplicatevi a sbarcate e sostituiteci!.

Immeditata la riposta della Curia pistoiese, che, in una nota, ha dichiarato di respingere «ogni tipo di intimidazione», rimarcando «con estrema serenità la volontà di continuare ad operare nel solco del Vangelo per costruire un mondo più giusto e accogliente, in pace, dove si ama Dio e il prossimo».

e-max.it: your social media marketing partner

happyPrince2

Featured Video