Intellettuale controcorrente. Figura di spicco del movimento liberazione omosessuale italiano. Componente del Mit, Valérie Taccarelli è stata anche la musa di Alfredo Cohen, che in suo onore scrisse il brano Valery. Poi trasformato da Franco Battiato nel celebre Alexanderplatz. Nel Transgender Day of Remembrance l’attivista per i diritti Lgbti ripercorre per Gaynews la genesi d’una canzone divenuta famosa in tutto il mondo grazie all’interpretazione di Milva.

 

Conobbi Alfredo Cohen nel 1977 a Napoli in occasione del suo recital Come barchette dentro un tram. Sapevo benissimo chi fosse: era uno dei fondatori del F.U.O.R.I. Quindi un mio idolo, un mio padre al quale ero grata.

Avevo 15 anni quando lui cominciò a prendersi cura di me, a proteggermi come una figlio/a. L'anno dopo mi fece andare da lui a Roma. Continuavo a girovagare: Bologna, Napoli, Roma. La sua casa in Via della Pace era al quanto disordinata. Iniziai quindi a prendermene cura e lui mi descrisse così: Ti piace di più lavare i piatti poi startene in disparte come vera principessa che aspetta all'angolo come Marlene. Fu allora, infatti, che scrisse Valery. Brano che, musicato da Battiato e Pio, fu inciso sul lato a dell’omonimo 45, il cui lato b fu costituito da Roma. Canzone, questa, bellissima dedicata alla città eterna e a Pier Paolo Pasolini

A onor del vero Valery non ebbe molto successo. Battiato, poi, nel 1981 scrisse un lp per la “pantera di Goro” dal titolo Milva e dintorni, il primo d'una trilogia. Chiese allora ad Alfredo di poter usare Valery, informandolo però che avrebbe cambiato titolo e ritornello.

Alfredo, prima di dire sì, venne a trovarmi a Napoli per chiedermi di dare il brano a Battiato. Io ero ricoverata in ospedale in quel momento. Con me il quel momento c'era il mio "fidanzato" d'allora, che potrebbe testimoniarlo. Alfredo mi spiegò i cambiamenti.  

Io dissi subito sì, aggiungendo che sarei stata onorata che la Divina Milva cantasse la mia canzone. Ecco com’è nata la canzone Alexanderplatz. Milva ne ha poi fatto un suo cavallo di battaglia, portandola in mezzo mondo, cantandola e incidendola in molte lingue.

Ascolta il brano originale Valery

 

 

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Lunedì 31 luglio, alle 21.30, ai Giardini della Filarmonica di Roma (all’interno della rassegna I Solisti del Teatro) l’associazione culturale Dragqueenmania presenterà lo spettacolo TutteMie – Amiamo le differenze. Si tratta di uno spettacolo/concerto nato qualche anno fa da un’idea di Giovanni Amodeo, cantante e interprete. È un tributo musicale a sette grandissime interpreti: Aretha Franklin, Barbra Streisand, Mia Martini, Milva, Mina, Ornella Vanoni e Patty Pravo. Sul palcoscenico un susseguirsi di brani con arrangiamenti originali che raccontano la carriera e la personalità delle artiste.

In scena un Pinocchio/bambola/Alice che attraverso un racconto “pungente” restituirà il tema della diversità ma soprattutto il senso dell'essere. E Alice e Pinocchio sono in cerca di se stessi. Presenza straordinaria nello spettacolo sarà Andrea Berardicurti, in arte La Karl du Pignè, artista e militante Lgbti, che da anni porta in scena con successo la sua celebre drag chic, vintage e pop.

Incontriamo Andrea Berardicurti durante le prove di TutteMie e ne approfittiamo per avere qualche notizia in più sullo spettacolo e non solo.

Lo spettacolo a cui prenderai parte, con il tuo strepitoso personaggio de La Karl du Pignè, si intitola TutteMie - Amiamo le differenze. Che significato ha avuto e ha nella tua vita il termine "differenza"? Qual è, secondo te, il senso della differenza?

La differenza, nella mia vita, è stata croce e delizia. Quando ero meno corrazzato di adesso, era però una croce per via dell'inevitabile sensazione di inadeguatezza che essa portava nel quotidiano. Essere diverso (da chi nemmeno lo capivo) era un po' un marchio con connotazione negativa: era diverso  il pizzaiolo egiziano, era diverso il bambino down del sesto piano, era diverso il frocetto (io) del terzo. Solo col tempo, con l'esperienza e la fortuna di aver incontrato, nel mio percorso di vita, tante persone differenti, ho capito che per fortuna di persone differenti ce ne sono svariati miliardi su questo globo e che lo scambio di differenze porta quasi inevitabilmente ricchezza.

Lo spettacolo TutteMie è un tributo musicale a sette grandissime interpreti: Aretha Franklin, Barbra Streisand, Mia Martini, Milva, Mina, Ornella Vanoni e Patty Pravo. Ma se La Karl du Pignè dovesse eleggere la sua artista-icona del cuore, chi sceglierebbe? Che ruolo ha avuto la musica pop nella tua "educaZione sentimentale" e quale canzone ha segnato la tua vita, o un momento di essa, in maniera fondamentale?

A questa domanda non dovrei rispondere, perché non sarò più in grado di paludare la mia età. A parte gli scherzi ho avuto per anni una smisurata adorazione per Annie Lennox e gli Eurythmics ma in verità sono cresciuta a pane e Patty Pravo, Shirley Bassey, Blondie, Cindy Lauper, tanto per citarne alcune. Ma non ho nemmeno disdegnato U2,Pink Floyd, Genesis. Insomma una rockettara pop! Di loro ho amato quasi tutto e mi è difficile trovare una canzone guida, forse Diva di Annie Lennox ma solo perché era nel mio repertorio di drag shows.

TutteMie è uno spettacolo musicale che investiga la possibilità che abbiamo di conoscere a fondo le nostre identità. Il tema dell'identità è indubbiamente centrale in questo spettacolo. Cosa è l'identità per te che, proprio con l'identità, giochi continuamente in scena con il personaggio de La Karl du Pigné?

Di identità si parla ormai sempre più spesso. Non ti nascondo che per me il gioco tra Andrea e La Karl Du Pignè è ormai talmente connaturato che mi riesce difficile separare le due cose. Per tutte e tutti, sono a volte Andrea a volte La Karl senza che questo provochi in me o negli altri nessun tipo di crisi. Ti rispondo con una battuta che ho in scena in Tuttemie: "Ma che domanda è? Sono quello o quella che sono: sono me".

La società e il giudizio sociale ci portano spesso a smarrire la vera natura della nostra identità. Almeno nella sua interezza. C'è una parte della tua identità, di uomo, di attore e militante, che in questi anni hai smarrito e che ti piacerebbe recuperare?

Onestamente no. Sarà per l'età, sarà per l'esperienza, sarà anche, mi ripeto, per avere avuto la fortuna di aver incontrato tante persone così grandi che mi hanno insegnato come muovermi e dalle quali ho assorbito così tanto, che da questo punto di vista mi sento una persona completa e realizzata. Posso solo dire che, se fosse possibile, ma questa è cosa facile col senno del poi, il mio percorso di accettazione della other side of me lo comincerei molto molto prima.

Spettacoli come TutteMie sono anche utili per scardinare stereotipi e luoghi comuni, pregiudizi e ruoli di genere. Come valuteresti oggi la società italiana relativamente alla capacità di includere e non discriminare chi è "differente"?

Paradossalmente ci sono stati periodi della mia vita nei quali mi sono sentito/a più leggera/o e quindi più libera/o. Ma la storia è ondivaga, così come la sensazione che una libertà acquisita diventi improvvisamente evanescente e sparisca. La società oggi sembra più incline e disponibile all'inclusione, ma vedo che ci sono delle sacche di resistenza piene di pregiudizio, discriminazione verso il diverso e che, rispetto alle libertà sessuali, esiste sempre quella sottile opposizione a un diritto acclarato ma, come dicono Wilkler e Strazio nel loro libro, considerato "abominevole" (e la citazione ci voleva), sta tutto lì, altrimenti non si spiegherebbe questa fottuta favola del gender, no?

Infine, La Karl du Pignè è una dragqueen ormai di fama internazionale. Andrea Berardicurti si è mai sentito "oppresso" dalla presenza ingombrante del personaggio che ha creato?

Macchè internazionale! Mi conoscono a Londra perché seimila gay romani si sono trasferiti, tutto lì. Sinceramente no, per fortuna questa simbiosi funziona perfettamente, a tal punto che ogni tanto mi chiedo se non sia La Karl Du Pignè che ha plasmato Andrea Berardicurti, e non viceversa. Siamo molto felici, entrambi, di condividere lo stesso corpo e lo stesso cervello.

 

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