Oggi pomeriggio, alle ore 18:00, presso il Campo Sportivo XXV Aprile (Via Marica 80) nel quartiere romano di Pietralata si terrà Black and White Against Homophobia, incontro di calcio nell’ambito del mese di azione europeo Football vs Homophobia (Fvh).
 
La campagna, partita dall'Inghilterra nel 2009, sostiene nel mese di febbraio eventi contro l'omofobia nel calcio e attraverso il calcio, dal livello amatoriale a quello professionistico. Negli anni, diverse squadre della Premier League e di altri campionati europei hanno mostrato la propria adesione.
 
Nell'aderire a Fvh 2019, la Nazionale italiana Gay Friendly sceglie di incontrare Liberi Nantes, la storica squadra per i diritti dei rifugiati, creata a Roma con il supporto dell’Unhcr. Come scrivono gli organizzatori, si vuole lanciare «un potente messaggio contro l'omofobia e il razzismo insieme, per unire le battaglie contro le discriminazioni». Durante l'evento il pubblico sarà invitato a partecipare insieme ai giocatori agli scatti fotografici per la campagna social europea #Fvh2019.
 
L'incontro è promosso da Gaycs, dipartimento Lgbti di Aics, e Liberi Nantes in collaborazione col progetto Outsport Roma EuroGames2019, il principale evento sportivo Lgbti a livello continentale che avrà luogo dal 11 al 13 luglio a Roma. 
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Un’audizione conoscitiva di cinque ore sul pdl regionale contro l’omotransnegatività e le discriminazioni da orientamento sessuale e identità di genere quella verificatasi stamani in Commissione Parità in Regione Emilia-Romagna.

Ad anticipare il dibattito sono stati i due relatori di maggioranza e di minoranza: rispettivamente, Roberta Mori del Partito Democratico («Le competenze della Regione sono ristrette, ma fondate su azioni di prevenzioni e quindi su azioni culturali») e Michele Facci del Movimento sovranista («Non credo che questo progetto di legge sia indispensabile, credo che le discriminazioni possano essere perseguite con i mezzi che già esistono»). 

Il progetto di legge regionale poggia le basi su quello presentato dai Consigli comunali di Bologna, Parma, San Pietro in Casale e Reggio Emilia. Ed è stata l'assessora alle Pari opportunità del Comune di Bologna, Susanna Zaccaria, a rilevare come «questa legge dovrà essere di coordinamento per azioni che vengono già svolte». Una legge, però, che sul versante politico, è avversata non solo dalle opposizioni (escluso il M5s, che è convinto sostenitore d’una tale normativa anche se ha presentato un proprio pdl specifico) ma anche da ben cinque consiglieri del Pd.

Una cinquantina le persone audite, soprattutto, a nome di associazioni.

Sul fronte avverso le associazioni cattoliche, che in blocco vedono il pericolo di introdurre una discriminazione al contrario nei confronti di altre categorie 'deboli' e chiedono correttivi, come, ad esempio, Acli e Associazione Giovanni XXIII. Totalmente contrari i rappresentanti del Family Day e di Generazione Famiglia. Mentre il gandolfiniano David Botti ha voluto domandare provocatoriamente: «Che non sia più urgente una legge contro l'eterofobia e contro chi odia la famiglia naturale?», per Matteo Di Benedetto, in rappresentanza dell’associazione presieduta da Jacopo Coghe, si tratterebbe di una «legge ideologica e indottrinante, pericolosamente liberticida e autoritaria».

A favore, invece, Cgil e Uisp ma soprattutto le associazioni Lgbti, per le quali sono stati auditi: Valeria Savazzi (Ottavo Colore), Alberto Nicolini (Arcigay Reggio Emilia), Tony Andrew (Arcigay Reggio Emilia/MigraBO), Valeriano Scassa (Il Grande Colibrì), Samantha Picciaiola (Educare alle differenze - Bologna), Maurizio Betti (Telefono Amico - Bologna), Cira Santoro (Ater- Teatro Arcobaleno), Marco Tonti (Arcigay Rimini), Cristina Contini (Ass. Nazionale Sentire le voci - Reggio Emilia), Carlo Samlaso (Presidente Piazza Grande - Bologna), Michele Giarratano (Gay Lex e Famiglie Arcobaleno), Christian Cristalli (Gruppo Trans), Anita Lombardi (Lesbiche Bologna ), Valeria Roberti e Giuseppe Seminario (Centro Risorse LGBTI e Gruppo Scuola Cassero), Flavio Romani (Cild), Sara De Giovanni (Centro di documentazione Cassero), Valentina Coletta (Mit), Nicoletta Manzini (Mondinsieme - RE), Antonella Parrocchetti (Agedo - Modena), Francesco Donini (Arcigay Modena), Stefano Pieralli (Plus), Andrea Zanini (UniLgbtq). 

Particolarmente applaudito l’intervento di Franco Grillini, direttore di Gaynews e padre storico del movimento, che, richiamando l’ultima inchiesta de L’Espresso intitolata Caccia all’omo, ha affermato: «La situazione è drammatica: c'è una recrudescenza dell'omofobia e nessuna città è immune. Nessuno si illude che una legge faccia sparire la discriminazione. Ma si deve dire che è sbagliato discriminare». L'ex parlamentare ha inoltre aggiunto: «Questa legge già esisterebbe, se la passata legislatura non fosse stata interrotta. Purtroppo, non è una legge contro l'omofobia, perché la Regione non ha competenze nell'ambito del diritto penale. Ma di sicuro è utile per tutelare le persone».

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Nato Bordj Bou Arreridj (a circa 200 km da Algeri) il 9 marzo 1997, Assil Belalta frequentava il 3° anno della Facoltà di Medicina presso l’Università d'Algeri 1 in Ben Aknoun. Parlava arabo, francese, inglese e tedesco e s’identificava come bisessuale. Ma la sua vita è stata spezzata domenica scorsa a soli 21 anni d’età.

Il 10 febbraio, infatti, dopo essere rientrato nella sua camera presso la città universitaria Taleb-Abderrahmane 2 a Ben Aknoun (comune a 7 km dal centro di Algeri), è stato aggredito e sgozzato da due uomini. Col suo sangue gli assassini hanno vergato su un muro della stanza la scritta in inglese He is gay, per poi dileguarsi con le chiavi dell’auto del 21enne.

A scoprirne il cadavere, la sera di domenica, alcuni amici, che hanno sporto denuncia alla polizia, la quale è arrivata sul posto intorno alle 22:30.

Nel condannare «l'atto ignobile e motivato da un sentire omofobo», l’associazione algerina Lgbti Alouen ha rilevato come «esso sia avvenuto due settimane dopo le dichiarazioni del presidente del sindacato dei magistrati algerini Laudouni.

Egli ha dichiarato che le associazioni per i diritti umani e le ong, richiedenti la depenalizzazione dell'omosessualità in Algeria e la lotta contro l'omofobia, stanno "calpestando i valori e le fondamenta del popolo algerino, che non mostra tolleranza verso le persone omosessuali", e i magistrati agiranno "contro chiunque voglia far stabilire leggi che vanno contro le peculiarità del popolo algerino".

Qualche tempo prima il primo ministro Ouyahia, intervistato da una giornalista tedesca sui diritti delle persone omosessuali e la lotta contro l'omofobia in Algeria, s'è rifiutato di trattare la questione, poiché "l'Algeria è una società che ha le sue tradizioni" e che "non non siamo coinvolti nell'universale corrente d'evoluzione".

Questa omofobia istituzionale e statale è banalizzata. E l'incitamento all'odio contro le minoranze sessuali in Algeria diventa moneta corrente per fare scalpore e scadere nel populismo. I politici e alcuni mezzi di comunicazione omofobi sono i veri colpevoli di questo crimine omofobo, che ieri ha scosso la città universitaria».

L’omicidio di Assil ha suscitato un’ondata di sdegno a partire dalla realtà universitaria di Ben Aknoun. Ieri, dalle 11:00 alle 12:00, si è tenuto un sit-in nel cortile della Facoltà di Medicina con un minuto di silenzio e la recita dei sette versetti della Fātiḥa, prima sura del Corano, per commemorare il 21enne.  

Al grido di Justice pour Assil tantissime persone, soprattutto studenti, hanno preso parte alla manifestazione, finalizzata anche a denunciare la mancanza di sicurezza nella città universitaria. Soltanto alcuni giorni fa è stato infatti ucciso uno studente proveniente dallo Zimbabwe.

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Si è tenuta oggi presso Palazzo Chigi, dopo quella del 13 novembre scorso, la seconda riunione del Tavolo permanente per la promozione dei diritti e la tutela delle persone Lgbti, presieduto dal sottosegretario della presidenza del Consiglio con delega alle Pari Opportunità e ai  Vincenzo Spadafora

Nell’ambito dell’incontro è stata presentato un progetto dell’Istat relativo alle discriminazioni sul luogo di lavoro che, finanziato dal Dipartimento per le Pari Opportunità, sarà  a condotto a termine nel 2021. A illustrarlo Federico Polidoro, dirigente del Servizio Sistema integrato sulle condizioni economìche e i prezzi al consumo presso l’Istituto nazionale di Statistica.

Dell’incontro cosi ne ha parlato lo stesso sottosegretario su Facebook: «Si è tenuto oggi, a Palazzo Chigi, il tavolo con le associazioni Lgbti, con il quale stiamo portando avanti un lavoro molto prezioso. Oltre ad un progetto dell’Istat relativo alle discriminazioni sul luogo di lavoro, abbiamo presentato le linee guida del nostro intervento, che avverrà anche attraverso la collaborazione di altri Ministeri. 

Il tavolo opererà in gruppi di lavoro su alcuni temi decisi insieme. Questo lavoro produrrà un piano di attività definitivo, che approveremo entro metà marzo con fondi e tempi certi. Metteremo in campo azioni concrete, capaci di incidere nella quotidianità per il contrasto alle discriminazioni e per il supporto alle vittimeProprio queste molte, troppe, vittime dovrebbero richiamarci ad una presa di responsabilità collettiva nell’avanzamento culturale dei diritti e delle libertà».

È da rilevare come da parte di esponenti di quattro associazioni (Marilena Grassadonia, Famiglie Arcobaleno; Leonardo Monaco, Certi Diritti; Sandro Gallittu, Cgil Nuovi Diritti; Sebastiano Secci, Circolo di Cultura omosessuale Mario Mieli) sia stato chiesto a Spadafora d’impegnarsi a far sì che sia revocato il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri al prossimo World Congress of Families.

Fissato a Verona dal 29 al 31 marzo, il meeting vedrà intervenire, fra gli altri, quali relatori personalità di spicco della galassia omofoba intenazionale quale il presidente della Moldavia Igor Dodon e la ministra ugandese Lucy Akello, che nel 2014 aveva proposto un progetto di legge volto a introdurre la pena di morte per “omosessualità aggravata”.

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Stesso copione a distanza di pochi giorni e sempre in Abruzzo, che sta percorrendo in lungo e in largo in vista delle elezioni regionali del 10 febbraio. Ancora una volta, infatti, Matteo Salvini, nelle vesti di segretario della Lega, ha tuonato contro “utero in affitto” e “adozioni gay”, pervicacemente accomunate pur senza alcun nesso diretto, data la percentuale maggioritaria di coppie eterossesuali sterili che fanno ricorso alla pratica della gpa.

Come successo domenica a Sant’Egidio alla Vibrata (Te) il duplice tema è stato toccato oggi nel corso del comizio a Pianella (Pe), più volte interrotto da applausi scroscianti e grida di acclamazioni

«Mamma e papà – ha dichiarato Salvini - sono due parole che qualcuno a sinistra danno fastidio, perché per loro ci sono genitore 1 e genitore 2, genitore 3. Per me la mamma è la mamma e il papà è il papà. Non è che ci sono marmellate, uteri in affitto, adozioni gay tutte queste robe, bambini al supermercato: tutte robe fuori dal mondo.

Una Lega, che governa una regione, è garanzia del fatto che si rispetta la scelta di vita di tutti. Però non è che la donna sia un bancomat: a me solo l'idea dell'utero in affitto mi fa schifo. È come se una donna fosse usata per sfornare, per accontentare l'egoismo di qualche adulto sulla pelle dei bambini. Perché i bambini non si toccano».

Ma di persone gay ha parlato sempre oggi, in contesti e con toni del tutto differenti, il presidente della Rai Marcello Foa, legato a doppio filo al ministro dell’Interno anche in ragione del ruolo di punta ricoperto dal figlio Leonardo (trilingue, laurea in Bocconi, master a Grenoble) nello staff della comunicazione di Salvini.

Prima di lasciare viale Mazzini alla volta di Sanremo, Foa ha parlato delle accuse d’omofobia rivoltegli prima del suo approdo alla dirigenza della Rai.

«La cosa che più mi è dispiaciuta – ha affermato - negli attacchi che ho ricevuto è il fatto che mi siano stati attribuiti giudizi che non ho mai pronunciato, anche molto sgradevoli. Sono stato addirittura definito anti-gay. Una cosa che non sta né in cielo né in terra, semmai il contrario. Mi ha indignato il fatto che c'è stato un tentativo di caratterizzarmi come una persona estremista, squilibrata, inaffidabile, il che non rispecchia la mia identità, il mio percorso.

Questo mi è dispiaciuto ma io guardo al futuro. Nella vita non si può vivere col rancore per i torti subiti. Io penso che ricoprire il ruolo attuale sia un privilegio che interpreto in modo molto serio e responsabile. Guardo in avanti non serbo rancore».

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Robert Biedrón, il primo uomo politico polacco dichiaratamente omosessuale, ha ieri presentato, in maniera ufficiale, il nuovo partito di centrosinistra Wiosna (Primavera), che si oppone ai conservatori al potere, vicini alla Chiesa cattolica.

L'inizio della formazione dell’ex sindaco di Słupsk (carica che ha esercitato fino al 21 novembre scorso, dopo essere stato, dal 2011 al 2014, deputato della Seym, Camera bassa del Parlamento polacco) coincide con l'inizio della campagna elettorale per le elezioni europeee in maggio e, a più lungo termine, per quelle legislative polacche in autunno.

Alla presenza di oltre 6.000 persone, riunitesi presso il centro sportivo Hala Torwar di Varsavia, Biedrón ha detto di voler realizzare il testamento politico di Paweł Bogdan Adamowicz, assassinato il 14 gennaio scorsoHa quindi annunciato i principali punti del suo programma, compresa la separazione tra Chiesa e Stato, in un Paese prevalentemente cattolico, in cui il clero esercita una notevole influenza. Ha anche proposto la parità salariale per donne e uomini, la liberalizzazione dell'aborto, il riconoscimento legale di una partnership tra persone dello stesso sesso.

Dal punto di vista ecologico vorrebbe «chiudere tutte le miniere di carbone» entro il 2035, per ridurre lo smog in uno dei Paesi europei più inquinati, dove si stima che 50.000 morti premature siano attribuibili a una cattiva qualità dell'aria. 

Il programma del 42enne Biedrón, che, sposatosi in Australia con  Krzysztof Śmiszek nel 2002, è da anni attivista per i diritti Lgbti (è cofondatore dell'importante associazione Kampania Przeciw Homofobiie si dichiara ateo, sembra trovare il favore dell'elettorato.

Secondo un sondaggio, realizzato dall'Instytut Badań Rynkowych i Społecznych (IBRiS) per Onet.pl e relativo alle europee, Wiosna è sostenuto dal 6,4% dei polacchi sì da collocarsi al terzo posto, anche se molto indietro rispetto al partito conservatore Prawo i Sprawiedliwość (Pis) al potere, sostenuto dal 36,2% dei votanti, e ai cristiano-democratici di Platforma Obywatelska (Po), che si attesta, al momento, al 29,6%.

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Biedrón mira anche a ridurre i contrasti in una Polonia molto divisa, che non ha ancora superato lo shock dell'assassinio del sindaco di Danzica. Tale omicidio ha portato la classe politica a riflettere sulle conseguenze di dichiarazioni improntate all'aggressività e all'odio, che hanno segnato la vita pubblica poloacca negli ultimi tre anni.

«Ora più che mai - ha affermato Biedrón ad Hala Torwar - abbiamo bisogno di energia positiva. Dobbiamo raccogliere l'eredità di PawełAdamowicz». Quest'ultimo, pur essendo cattolico, aveva sostenuto, come noto, la comunità Lgbti e accolto numerose persone rifugiate a Danzica.

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A una settimana di distanza dall’inaugurazione il Centro Lgbti di Barcellona, uno dei più grandi in Europa, è stato vandalizzato il 27 gennaio. Secondo un testimone oculare, verso le quattro del mattino, un gruppo di persone ha rotto il vetro dell'ingresso principale in calle del Comte Borrell, 22 e ha imbrattato i muri con scritte insultanti e minatorie dal contenuti fascista e omotransfobico.

Gestito dalla Plataforma de Entidades Lgbti de Cataluña, federazione delle locali associazioni Lgbti, il Centro è un servizio municipale del Comune di Barcellona ed è finalizzato  alla tutela dei diritti delle persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender, intersex in linea con le disposizioni della legge 11/2014, del Piano Municipale per le Diversità sessuali e di genere 2016/2020 e di altre normative antidiscriminatorie.

Esso si configura come una struttura polivalente che si compone di un'area di accoglienza e informazione (con specialisti in psicologia, assistenza sociale, diritto, salute o gestione comunitaria, per garantire un supporto completo alle persone utenti), un'area espositiva con programmazione regolare e aperta a tutti, un auditorium con capienza di cento posti, uno spazio sanitario e uno familiare nonché cinque sale attrezzate per riunioni, consulenze, formazione e workshop.

Riparati nella giornata stessa di domenica i danni, si è tenuta, alle 18:30 del 28 gennaio, una manifestazione davanti alla sede del Centro con la partecipazione della sindaca Ada Colau. Tantissime le persone presenti nonostante il freddo pungente.

Nel suo intervento la prima cittadina di Barcellona ha dichiarato: «L'attacco al Centro Lgbti non è un'aggressione qualsiasi. Si tratta di un vile attacco di una minoranza.

È un attacco ai diritti di tutti e tutti, a chi difende una Barcellona libera, diversa e femminista. Oggi questa città ha inviato un messaggio chiaro e preciso: l'odio non è gradito. Non ci sarà impunità. #Lovewins».

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Sono stati condannati a pene comprese tra i 2 anni e 8 mesi e i 2 anni e 2 mesi di reclusione tre dei sette autori del pestaggio della coppia di 30enni omosessuali, avvenuto a Bari,  l'8 giugno 2017, in Largo Adua.

Si tratta di Luciano Damiani, Domenico Valentino, Raffaele Giammaria, rispettivamente di 28, 21 anni e 32 anni. In particolare, Damiani e Valentino sono stati condannati alla pena di 2 anni e 8 mesi di reclusione oltre a 600 euro di multa. Giammaria, invece, a 2 anni e 2 mesi e 480 euro di multa (pena sospesa), tutti ritenuti responsabili dei reati di rapina e lesioni aggravate.

Nei confronti di tre minorenni (due ormai maggiorenni) il processo è ancora in corso, mentre il settimo risulta non ancora identificato. 

Le condanne sono state emesse nei giorni scorsi dal gup Francesco Mattiace, al termine del rito abbreviato, a fronte di richieste di pena ben più pesanti da parte del pm Domenico Minardi.

Stando a quanto ricostruito dalla Squadra Mobile, con il coordinamento delle due Procure ordinaria e dei Minorenni, le due vittime, un barese e il suo compagno spagnolo che era in vacanza in Puglia, furono prima insultati perché omosessuali all'uscita da un locale, poi picchiati con calci e pugni e infine rapinati delle collanine e di un anello che indossavano.

Le vittime "per paura di ritorsioni" - come da loro dichiarato - non si sono costituite parte civile. Nelle motivazioni della sentenza, il gup parla di "brutale e cieco pestaggio a senso unico", avvenuto "senza pietà" con l'intento da parte dei sette aggressori di "dimostrare la superiorità del proprio essere virile", di fronte agli "occhi increduli e sconvolti dei passanti che affollavano largo Adua.

Raggiunta telefonicamente, Titti De Simone, consigliera politica del presidente della Regione Puglia Michele Emiliano per l’attuazione del programma, ha così commentato la notizia: «Una sentenza importante e doverosa quella emessa giorni fa dal gup Mattiace.

Resta naturalmente il fatto che l’Italia, anche a fronte di una costante escalation di violenze di vario genere nei rigurdi delle persone Lgbti, debba quanto prima dotarsi d’una legge di contrasto all’omotransfobia.

Le normative regionali, laddove approvate o laddove, superato il vaglio della Commissione referente come successo in Puglia e recentemente in Calabria, sono in dirittura d’arrivo, non sono, come noto, a carattere penale. Anche se sono di primaria importanza in riferimento alla prevenzione di tali atti con misure positive – rispondenti al proprio ambito di competenza –  soprattutto su un piano strettamente culturale ed educativo»-

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Circa 50 personalità britanniche del mondo della musica, della cultura e della moda hanno firmato un appello pubblico, pubblicato ieri su The Guardian, in cui chiedono alla Bbc il boicottaggio del prossimo Eurovision Song Contest, in programma a maggio in Israele, per protestare contro la violazione dei diritti dei palestinesi. Come noto, lo scorso settembre, dopo la vittoria della cantante israeliana Netta Barzilai in Portogallo, era stato annunciato che Tel Aviv avrebbe ospitato l’edizione del 2019. 

Eppure Israele, scrivono i firmatari, tra cui il cantante Peter Gabriel, la stilista Vivienne Westwood, i registi Ken Loach e Mike Leigh, il cantautore Roger Waters (uno dei fondatori e componenti dei Pink Floyd nonché sostenitore della campagna internazionale Bds [Boicottaggio, Disinvestimento, Sanzioni] contro Israele), «non fa nulla per proteggere i palestinesi dall’esproprio della propria terra, da espulsioni, sparatorie, percosse e altri atti commessi dalle forze di sicurezza. Quando la discriminazione e l'esclusione sono così profondamente radicate, la volontà di Eurovision 2019 di celebrare la diversità e l'inclusività suona vuota».

Ma la la Bbc, che trasmetterà il festival nel Regno Unito, ha già respinto la richiesta rilevando come l'Eurovision Song Contest non sia «un evento politico».

La richiesta dei firmatari britannici è stata preceduta, martedì, da una petizione di generale boicottaggio che, lanciata da Pinkwatching Israel, è stata firmata da oltre 60 associazioni Lgbtiq e attivisti/e di quasi 20 Paesi.

Dall’Italia hanno aderito AhSqueerTo, Assemblea transterritoriale TerraCorpiTerritori di Non Una di Meno, Associazione Giosef Unito – GIOvani SEnza Frontiere, Circolo Pink Glbtqe di Verona, Fuori dai Binari, Laboratorio Smaschieramenti, Liberatzione, Pride Off, Shannara Cooperativa Sociale nonché Valérie Taccarelli, storica componente del Mit e musa ispiratrice di Alfredo Cohen.

In Francia, invece, Bilal Hassani, 19enne youtuber queer e compositore di origini marocchine (candidato prescelto per rappresentare il Paese), è stato vittima di insulti e messaggi omofobi sui social dopo l'annuncio della sua partecipazione. SOS Homophobie e Urgence Homophobie, scese i campo in difesa dell'artista, hanno annunciato che sporgeranno denuncia.

«In seguito alla scioccante ondata di odio nei confronti di Bilal Hassani - hanno scritto le due associazioni Lgbti, dopo avere identificato più di 1500 tweet contro il cantante - SOS Homophobie e Urgence Homophobie collaboreranno per colpire ogni persona che ha insultato, discriminato o minacciato Bilal Hassani sui social network. Le parole che possono essere lette contro di lui sono indegne, inaccettabili e non resteranno impunite».

Lo stesso Hassani ha presentato una denuncia contro ignoti per «ingiuria, istigazione all'odio e alla violenza» e «per le minacce omofobe ricevute».

 

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Tous égaux, tous alliés. (Tutti uguali, tutti alleati).

È questo lo slogan della nuova campagna governativa francese contro l’omofobia e la transfobia. Campagna che, lanciata oggi dal ministero dell'Educazione Nazionale e della Gioventù e diretta alle scuole tanto medie quanto superiori, è strettamente correlata alla recente recrudescenza di atti omotransfobici in ambito scolastico. 

Essa prevede che in tutti gli istituti di secondo grado siano distribuiti manifesti e volantini recanti la scritta Ça suffit! (Basta!) su due riquadri nero e arcobaleno. Tali riquadri, a lora volta, campegginano su uno sfondo bianco e nero, contrassegnato dai nomi dei vari atti discriminatori.

Saranno inoltre distribuiti opuscoli che propongono percorsi formativi per l’impegno quotidiano nel lottare l’omotransfobia e diventare un "alleato" dei giovani Lgbti. A partire dall’inizio della settimana prossima sarà invece disponibile online una guida d’accompagnamento per docenti e sarà accessibile per telefono, mail e chat un servizio di ascolto e assistenza a distanza.

Tale campagna si pone in linea di continuità con la precedente lanciata nel dicembre 2015.

Citando un sondaggio dell'Ifop, condotto nel  dicembre 2018, il ministero ha osservato come gli «insulti omofobi, spesso banalizzati, rimangono particolarmente forti: il 18% degli studenti delle scuole superiori o degli studenti Lgbti afferma di essere stato insultato negli ultimi 12 mesi». Inoltre, è stato rilevato, «tra i/le giovani che si definiscono trans, un alto livello di preoccupazione nei confronti della scuola: l'esperienza scolastica è percepita come 'cattiva' o 'pessima' dal 72% di loro».

Non a caso su Twitter Marlène Schiappa, Segretaria di Stato per l'Uguaglianza tra le donne e gli uomini e la Lotta contro le discriminazioni, ha definito oggi la campagna «una delle pietre del piano del governo". 

La campagna odierna è comunque da leggere alla luce della generale escalation di atti omotransfobici nel Paese, al cui contrasto e prevenzione tanto la sindaca di Parigi quanto il governo hanno avviato, nel dicembre scorso, una serie di misure di rilievo.

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