Michele Sacco

Michele Sacco

A distanza di circa un mese dall’uscita del videoclip Too smart to fall in love di Johnny Di Sciascio abbiamo raggiunto il giovane performer italoamericano per porgergli qualche domanda.

Ciao, Johnny. Presentati brevemente al pubblico italiano.

Sono Johnny Di Sciascio e sono probabilmente il più divertente stronzo del pianeta... Ti  ringrazio per aver dedicato un po’ del tuo tempo ad ascoltare un ragazzo americano sciocco come me.

Sono originario del New Jersey e risiedo a New York City: è stato qui che ho capito quanto il New Jersey mi abbia ispirato. Negli anni ho avuto molte esperienze lavorative ma in qualche modo l’arte e lo spettacolo sono ricorse più frequentemente, specialmente la musica e la commedia. Queste due forme d’arte sono state per me molto “curative”. Adesso mi puoi incontrare un giorno a servire drink in un gay bar, l’altro a cantare e fare lo sciocco sui social.

Il fatto di essere un italoamericano ha influito sulle tue scelte artistiche? Ti ha aiutato o ostacolato?

Naturalmente può solo avermi aiutato. Tutti vogliono essere italiani, no? L'Italia ha dato al mondo alcune delle persone più belle, intelligenti e innegabilmente importanti della storia umana. Attribuisco la maggior parte, se non tutta, della mia creatività e della consapevolezza emotiva alla mia cultura italiana. La mia famiglia è tutto per me e la mia cultura italiana mi ha insegnato ad amare i miei familiari. Non importa se approvano o meno quello che faccio. Ho imparato già da  molto giovane ad accettarli e ad amarli senza condizioni, perché è questo che fa una famiglia. E penso che sia probabilmente la lezione più bella che ho imparato grazie alla mia cultura italiana.

Quando e perché ti sei avvicinato alla musica e al mondo del gay show business?

Questa è una bella domanda. Il quando è la parte più facile. Credo che, non appena abbia iniziato a parlare, ballare o cantare, ho voluto continuare a farlo. È meraviglioso poter esprimere e condividere una sensazione o una storia con altre persone attraverso queste forme d’arte. Penso sia innata in tutto il pianeta. Quindi al riguardo, dovrei dire sinceramente: da sempre.

Ora il perché: è molto più importante e richiede un pensiero più profondo. Penso che, come artista e come essere umano, ogni tanto devi fermarti e chiederti perché stai effettivamente facendo quello che stai facendo. Per me, se quello che sto facendo non sta aiutando un'altra persona in qualche modo, non vale davvero la pena farlo.

Amo la musica da sempre ma ho anche molti altri interessi e molti modi di esprimere le mie storie e la mia arte che, nel mio piccolo, possono essere utili alle persone. La creazione è veramente significativa per la vita. Creando e condividendo ispiriamo più creazione e così incrementiamo la bella forza dell'esistenza. Penso che la musica sia probabilmente il modo più universale per farlo. Non conosco nessuno che non ami la musica. Penso che, per non amare la musica, bisognerebbe essere senza anima.

Per quanto riguarda la scrittura di canzoni a tematica Lgbti, molte persone sagge mi hanno detto, nel corso degli anni, di "scrivere quello che sai" e, pur essendo gay, non è l'unica cosa che so: è sicuramente una parte enorme di chi sono. Comunque sono sempre ispirato dalle mie esperienze personali e sono felice di raggiungere le persone che hanno fatto le mie stesse lotte e che condividono i miei stessi pensieri, per ricordare loro che non sono soli.

Ascoltando Too smart to fall in love è evidente il riferimento al mondo delle App per incontri: cosa pensi al riguardo?

Penso che sia lo specchio del nostro stato attuale di coscienza e di potere comunicativo sia come società sia come umanità. Penso che la quantità di informazioni che abbiamo attualmente a disposizione sia diversa da qualsiasi altra cosa che il mondo abbia potuto vedere in passato. È una specie di arma doppio taglio. Abbiamo la possibilità di “conoscere” tante persone in un tempo molto breve fino a farne una sorta di overdose. In questo modo diventiamo, facilmente e purtroppo, individui usa e getta e così perdiamo il nostro valore di essere umani.

Quando ti nascondi dietro uno schermo, è molto più facile essere cattivi e non sentirsi male per questo. Penso che tutto ciò abbia intossicato la nostra società, soprattutto quella più giovane. Abbiamo paura di amare perché farlo virtualmente non ha complicazioni ma tutto questo sta crescendo in maniera esponenziale, non solo con le App rivolte alle persone gay, ma con tutto l’universo dei social.

Pensi di fare qualche tappa in Italia con qualche spettacolo o per presentare la tua musica?

Assolutamente, sì. Se gli italiani saranno abbastanza interessati alla mia musica, lo farò in un batter d’occhio. Onestamente lo spero, anche perché se non ci fosse l’Italia io non esisterei. Come ho già detto, sono quello che sono grazie alla mia italianità (Johnny è un americano di prima generazione, ndr).

Grazie ancora per l’attenzione che mi hai dedicato ed esprimo a tutti coloro che leggeranno questa intervista tutto il mio amore da “brutto peloso”!

Haha! Tantissimi baci!

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Sense8 non è una serie ma è la serie. Scritta, come si sa, a sei mani da Lana e Lilly Wachowski - autrici di Matrix e Cloud Atlas - e da J. Michael Straczynski, sceneggiatore di film, fumetti e serie tv come Babylon5. Sarebbe complicato spiegarla in due parole. Ma è una delle cose più strane e narrativamente innovative che si sia mai vista negli ultimi anni nel contesto della narrativa audiovisiva seriale. È contemporaneamente un tech-thriller, un'avventura sci-fi e una ingarbugliata serie action. 

La storia? In breve, è l'avventura di otto personaggi, legati tra loro da un legame sensoriale molto più che telepatico e appartenenti a una specie umana parallela alla sapiens, l'homo sensorium. Sense8 è anche una narrazione che scardina il concetto di genere sessuale ed etnia e ci mette sul tavolo, senza che ci rendiamo nemmeno conto ancora di quanto ci serve, l'arma per superare il sessismo e i pregiudizi dilaganti

Il primo giugno scorso, però, Netflix, la piattaforma streaming mondiale, famosa per le sue serie originali e innovative come Orange is the new black, 13 Reasons Why e Narcos, aveva annunciato a sorpresa la cancellazione della serieMilioni di fan in tutto il mondo si sono mobilitati con petizioni e cascate virali di twitt per protestare e cercare di convincere le "alte sfere" della società americana a dare un seguito alla serie. Il 29 giugno un twitt di Lana Wachowski comunica al mondo che Netflix produrrà un episodio conclusivo di 120 minuti entro il 2018. 

A tal proposito, abbiamo avuto il piacere di raggiungere Roberto Malerba, uno dei produttori di Sense8, e di rivolgergli alcune domande. 

Puoi raccontarci la tua esperienza come produttore di Sense8

Su questa domanda potrei scrivere un libro. Diciamo che andare in 17 città e, per farlo, lavorare 100 ore a settimana per 9 mesi è stato da una parte molto affaticante ma ha unito cast e troupe in una maniera unica e indimeticabile: è un'esperienza di vita che non si può ripetere. Sapevamo che era per qualcosa di molto speciale e diverso dal solito lavoro. Questo ci ha dato la volontà mentale per mettere da parte le nostre vite private per nove mesi per fare qualcosa di importante. Una grande soddisfazione. 

La scelta di trattare temi scottanti come l'omosessualità, la diversità di razza e tanti altri che in molti Paesi sono ancora tabù, come è avvenuta? Netflix non ha avuto nessun tentennamento in merito?  

Quando è cominciato Sense8, Netflix faceva streaming in 8 Paesi. Adesso sono 180. Devo dire onestamente che Netflix ci ha dato il massimo del supporto e ci ha sempre creduto.

In un periodo socio/culturale come quello di oggi, dove poni Sense8? 

È una serie di importanza sociale e di temi attuali nel mondo che è unica sotto questo profilo. Merito delle sorelle Wachowski. 

Avete avuto qualche problema nel realizzare e distribuire Sense8, viste le censure che vigono in alcuni Paesi? 

No, però è ovvio che in certi Paesi arabi e asiatici non è stato possibile girare, purtroppo.

Sei stato uno dei primi "attivisti" del #RenewSense8. Ti ha colpito la grande risposta a livello globale per avere un seguito di questa serie unica nel mondo dello spettacolo? Ti aspettavi una mobilitazione del genere? 

Sì, mi ha colpito il grande sentimento di tantissimi individui che si sono identificati in uno o più personaggi della serie. Come se adesso anche loro avessero i loro supereroi. Leggere la disperazione quando la serie è stata cancellata mi è dispiaciuto enormemente a livello umano ed è per quello che la lotta mi sembrava più che giusta. Specialmente come persona e non come produttore. Penso che questa protesta, se si può chiamare così, non abbia precedenti: è anche stata appoggiata dalla stampa americana e, in meno di un mese, è riuscita a far cambiare una decisone finale che era già stata presa. Pertanto sono molto fiero di farne parte. D'altronde è, giustamente, il significato della parola Pride. 

I vari comunicati stampa ufficiali di Netflix hanno sempre ribadito la fermezza del web network a non dar seguito alla serie. Anche i contratti degli attori sono stati recessi. Adesso, la notizia ufficiale e confermata di un episodio conclusivo di due ore. Erano state date motivazioni di budget e scarsa audience. Cos'è successo? Cos'è cambiato? 

Netflix ha cancellato le due serie più costose Sense8 e The Getdown: una decisione puramente finanziaria. Quando abbiamo cominciato la prima stagione facevano cinque serie originali. Adesso ne fanno una quarantina. Questa non è certo una giustificazione e non sono certo d'accordo con loro. Mentre al cinema si  contano i biglietti in una società di streaming si contano gli abbonamenti e, pertanto, è molto difficile capire come fanno questi conteggi. Quello che è cambiato è che non si immaginavano, ma neache noi, una protesta cosi forte. Ne hanno preso atto. Tanto di cappello a chi ha protestato e a chi ha accolto la protetsta e cambiato idea. È così che il mondo dovrebbe funzionare. 

L'annuncio del cambio di rotta con la realizzazione dell'episodio conclusivo è stato dato durante il mese dei Pride e proprio alla vigilia della parata del Word Pride di Madrid. Non sarà stata un'operazione di marketing?

Sicuramente l'annuncio della cancellazione di Sense8 il 1 giugno, che è il primo giorno di Pride in America, non è stata una scelta felice.  Ma né il giorno di cancellazione né l'annuncio di un final episode sono state operazioni di marketing. Una cosa solo è certa: senza protesta non ci sarebbe stato un episodio finale di Sense8. Questo decisone è merito dei fans e basta, come scritto nella lettera di Lana.

Cosa dovremo aspettarci da questo episodio speciale? 

Un degno finale che tutti i fans si meritano. Lana ancora deve cominciare a scriverlo pertnato più di questo non so…

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Diritti senza frontiereQuesto è il claim del Milano Pride 2017 che avrà oggi la sua conclusione con la parata che partirà da P.zza Duca D'Aosta e terminerà in Porta Venezia.Un Pride all'insegna dell'orgoglio e della libertà di essere e di avere pari diritti in quanto persone. Quindi non solo un Pride Lgbti ma un Pride a 360 gradi che vuole e avrà al suo fianco anche altre realtà. Come la rete milanese Nessuno è illegale, che promuove e lotta per l'accoglienza e i diritti dei migranti. Proprio uno di loro parlerà e porterà la sua esperienza sul palco di Porta Venezia. Palco che per la prima volta non darà voce alle associazioni ma alle diverse istanze, alle varie esperienze che siano più o meno riconducibili alla comunità Lgnti. Sarà un momento più personalistico.

Purtroppo quest'edizione del Milano Pride è stata segnata da una querelle molto accesa. Quella relativa alla gpa o gestazione per altri. Infatti, il 23 giugno, proprio alla vigilia della manifestazione conclusiva e all'interno della Pride Week, ArciLesbica Zami Milano ha organizzato la presentazione con annesso dibattito del libro di Daniela Danna Fare un figlio per altri è giusto. Falso!Il mondo Lgbti si è spaccato in due e anche in modo violento.

Leonardo Meda del Coordinamento Arcobaleno, raggiunto telefonicamente da Gaynews, ha dichiarato al riguardo: «Il Coordinamento Arcobaleno ha sempre dato la possibilità a tutte le associazioni e gruppi Lgbti di inserire, all'interno della Pride Week, un evento, un dibattito. Per cui censurare un'associazione importante e storica come questa sarebbe stato impensabile. D'altro canto il tutto è stato e sarà curato esclusivamente da ArciLesbica Zami Milano; anche il dibattito sarà moderato da una loro rappresentante. Il Coordinamento Arcobaleno ha dato, come fa sempre, solo il permesso di apporre il proprio logo nella comunicazione dell'evento e nessun patrocinio».

Posizione, questa, che non fuga i dubbi sull'opportunità di eventi capaci di causare malumori e contrapposizioni all'interno d'un evento gioioso e unitario come il Pride.

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