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Cofirmata da 37 deputati del Pd il 13 febbraio, l’interpellanza parlamentare 2-00274 di Alessandro Zan al presidente del Consiglio dei Ministri sulle «iniziative, anche normative, volte al contrasto della violenza a sfondo omotransfobico» (la cui origine è da ravvisarsi nell’ampia inchiesta specifica Caccia all’omo, pubblicata su L’Espresso il 10 febbraio) ha ricevuto oggi risposta in Aula.

A dare lettura del lunghissimo testo preparato Vincenzo Spadafora, sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega alle Pari Opportunità e ai Giovani, che ha dichiarato: «Cari colleghi, una delle linee strategiche dell'azione di Governo per l'affermazione delle pari opportunità per tutti e per la tutela dei diritti riguarda proprio la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere.

La delega di funzioni al sottosegretario per le Pari Opportunità prevede specificamente la competenza nella promozione e il coordinamento delle attività finalizzate all'attuazione del principio di parità di trattamento, pari opportunità e non discriminazione, nei confronti di persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender.

Le persone Lgbt sono particolarmente vulnerabili e soggette a discriminazioni nei diversi ambiti della vita sociale e lavorativa a causa di un persistente stigma basato su stereotipi e pregiudizi. È necessario, quindi, un forte impegno per pianificare un intervento a tutto campo in grado di produrre un diverso approccio e un cambiamento sul piano culturale, rafforzando la collaborazione con le associazioni di settore, con le istituzioni a livello centrale e locale, con le realtà territoriali e diversi stakeholder, ed è esattamente la linea che stiamo seguendo.

Nello svolgimento di tali funzioni, il Dipartimento delle Pari Opportunità si avvale dell'Ufficio per la promozione della parità di trattamento e la rimozione delle discriminazioni fondate sulla razza o sull'origine etnica, l'Unar. Da alcuni anni, l'Unar, come si sa, ha ampliato anche il proprio campo d'azione ai diversi fattori di discriminazione, compreso quello basato sull'orientamento sessuale e sull'identità di genere, e anche attraverso il proprio contact centre monitora il fenomeno e raccoglie segnalazioni da parte dei media e del web.

Tra le iniziative concrete messe in atto da parte del Governo, vorrei segnalare la più importante dal mio punto di vista e cioè la costituzione del tavolo di consultazione permanente per la tutela dei diritti delle persone Lgbt istituito nell'ottobre scorso, l'ottobre del 2018. Il tavolo Lgbt vede la partecipazione del mondo dell'associazionismo di settore, con ben 48 associazioni aderenti e partecipanti in modo attivo.

L'Unar è beneficiario di risorse del Pon Inclusione, parte delle quali specificamente destinate ad azioni per favorire l'inclusione socio-lavorativa delle persone Lgbt. Partendo, quindi, dalla dotazione proveniente dal Pon Inclusione, in accordo con l'Autorità di gestione, ho chiesto di concentrare il finanziamento, inizialmente spalmato in più annualità fino al 2022, all'anno in corso, al 2019, con l'intenzione di chiedere ulteriori fondi per i prossimi anni; questo grazie alla capacità progettuale che, in qualche modo, abbiamo messo insieme proprio attraverso il contributo che le associazioni stanno portando al tavolo e soprattutto attraverso i vari incontri e le tre riunioni che si sono succedute dall'inizio dell'istituzione del tavolo.

Pertanto, le risorse previste per l'anno 2019 saranno circa 8 milioni di euro e saranno investite in un piano di attività che rappresenta un percorso condiviso, un vero Piano strategico nazionale di azioni concretamente realizzabili per innalzare il grado di tutela dei diritti delle persone Lgbt. In particolare, le azioni riguardano gli ambiti del lavoro, della salute, della sicurezza, del trattamento carcerario, della formazione del personale della pubblica amministrazione.

Vorrei qui cogliere l'occasione per fare alcuni esempi di queste azioni concrete che verranno finanziate attraverso il Pon Inclusione. La prima: è in corso un'indagine Istat, finalizzata a rilevare e approfondire il fenomeno delle discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere in ambito lavorativo; questo ci consentirà anche di avere dei dati sempre più oggettivi e questa indagine sarà realizzata anche attraverso la partecipazione delle associazioni e consentirà, quindi, di arrivare a un numero sempre più ampio di persone della comunità Lgbt.

Attraverso due bandi che partiranno nelle prossime settimane daremo, invece, un forte impulso all'attività di accompagnamento all'autoimprenditorialità. Infatti, uno dei due bandi prevedrà l'affidamento di un servizio di accompagnamento dell'autoimprenditorialità e alla creazione di nuove imprese anche attraverso il coinvolgimento di incubatori di impresa attivi su tutto il territorio nazionale. Il secondo bando, che sarà sempre pubblicato nelle prossime settimane, servirà per l'attivazione di servizi integrati, mirati a promuovere la realizzazione di progetti per il sostegno e lo sviluppo di specifiche idee imprenditoriali, ovvero anche progetti che favoriscano l'individuazione e la crescita di prospettive occupazionali legate all'autoimpiego, in modo particolare per le persone transgender.

Altro progetto importante riguarda l'inclusione socio-lavorativa dei detenuti Lgbt in carcere, che stiamo realizzando insieme al Dipartimento per la Pubblica Sicurezza e quello della Polizia Penitenziaria. Stiamo lavorando anche a un potenziamento di una rete di servizi socio-sanitari attraverso una partnership che abbiamo avviato alcuni mesi fa con l'Istituto superiore di sanità.

Altro dato importante che ci era stato anche richiesto dalle associazioni presenti al tavolo Lgbt è la creazione di un database di archivio della documentazione sulle tematiche Lgbt, visto che tanto negli anni passati è stato fatto, e utilizzare anche una parte di questo database nel rilancio del Portale nazionale LGBT che prevediamo di riattivare nel giro di poche settimane. Realizzare anche percorsi di formazione con la collaborazione della Rete Ready che, come si sa, è la Rete che comprende numerosi comuni italiani, volti al rafforzamento, questi corsi, delle competenze del personale delle amministrazioni pubbliche, con particolare riferimento agli operatori della pubblica amministrazione, quindi, dirigenti, funzionari, personale delle forze dell'ordine, dei servizi sanitari e anche della giustizia, nonché operatori privati che svolgono funzioni di erogazione di servizi e presa in carico dei bisogni delle persone Lgbt.

Infine, solo per citarne alcune, realizzazione di percorsi di formazione per gli operatori del sistema penitenziario e per i detenuti da realizzare mediante un accordo con il Dap del Ministero della giustizia sulle tematiche delle discriminazioni. Ci tengo a dire che queste azioni qui elencate sono azioni già riprogrammate in questa nuova riformulazione del PON Inclusione e che, quindi, sono tutte azioni che stanno vedendo - alcune hanno già visto - la luce nei giorni passati e altre nel giro di poche settimane.

Per ultimo, ma non per ordine di importanza, abbiamo anche deciso di destinare una somma notevole di questo finanziamento previsto dal Pon Inclusione alle campagne di comunicazione sui temi che riguardano la discriminazione in ambito lavorativo per le persone Lgbt, ma anche riprendendo un'attenzione forte su alcuni temi che sono passati, per certi aspetti, in secondo piano, ma che sono, evidentemente, ancora di prioritaria importanza soprattutto per i dati allarmanti che ci arrivano e che coinvolgono in modo particolare i giovani, come l'Hiv, ma anche come il bullismo omofobico. Su questi temi e, in modo particolare, su questi due temi saranno concentrate anche due campagne di informazione, oltre che di comunicazione, nei confronti soprattutto dei più giovani.

Per rendere efficace il lavoro di questo tavolo e per prendere anche spunto dall'esperienza di chi sui territori lavora tutti i giorni sui temi delle comunità Lgbt, abbiamo costituito, d'accordo con le associazioni, all'interno del tavolo Lgbt, alcuni gruppi di lavoro: uno si occuperà in modo particolare della comunicazione, quindi proprio per capire come lavorare insieme alle associazioni anche su questo tema; un altro della digitalizzazione degli archivi e del Portale nazionale Lgbt; un altro lavorerà in modo particolare sulla formazione, un altro sulla genitorialità Lgbt e un altro sulle tematiche transgender.

In questo quadro, abbiamo anche condiviso insieme alle associazioni, e stiamo condividendo con i parlamentari di tutti i gruppi di questo Parlamento, la possibilità di portare alla luce, finalmente, una proposta importante che da anni si attende, cioè quella di rendere l'Unar un ufficio totalmente autonomo e, quindi, in grado di operare su questi temi al di sopra delle parti e in totale autonomia dal Governo.

Si evidenza che, contestualmente ai lavori del tavolo Lgbt, sarà rafforzata la collaborazione con le istituzioni, a partire dai Ministeri a vario titolo coinvolti, mediante tavoli interistituzionali, che di fatto sono già stati avviati da qualche settimana, al fine di programmare iniziative comuni negli specifici ambiti di interesse. Questo anche per cercare di valorizzare la possibilità che, lavorando insieme, si possano raggiungere risultati più efficaci, soprattutto perché, ovviamente, ci troviamo di fronte a un tema che incrocia diversi fattori e, quindi, l'approccio non può che essere multidisciplinare e di multidimensionalità.

In merito alle misure volte a contrastare il fenomeno da parte del Ministero dell'Interno, va ricordato che, nel 2010, presso la Direzione centrale della polizia criminale del Dipartimento della Pubblica Sicurezza è stato istituito l'Oscad, l'Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori, quale organismo interforze composto da rappresentanti della Polizia di Stato e dell'Arma dei Carabinieri per la prevenzione e il contrasto dei reati di matrice discriminatoria. Anche con l'Oscad il nostro Dipartimento Pari Opportunità, nonché l'Unar, hanno avviato rapporti di collaborazione che ci consentono di intensificare l'azione comune.

Concludo, ricordando che tutte queste azioni noi le abbiamo individuate, sono azioni concrete, soprattutto per lavorare però sul tema culturale, perché sul tema dei diritti delle persone Lgbt la battaglia più importante, più complicata è soprattutto quella di tipo culturale. Le nostre azioni sono state immaginate non solo per rendere un servizio concreto, pratico alla comunità Lgbt, ma sono state immaginate anche per cercare di alimentare un clima di fiducia sia da parte delle persone Lgbt perché possano trovarsi anche nelle condizioni migliori, a volte, per denunciare tutto quello di cui abbiamo letto sui giornali in queste settimane, ma anche un clima di fiducia per potersi rapportare in maniera corretta, chiara e senza nessun tipo di preoccupazione nei confronti delle istituzioni a qualunque livello, da quelle centrali, sanitarie, alle forze dell'ordine.

Il mio impegno come sottosegretario è di alimentare un dibattito pubblico che coinvolga in modo particolare i giovani, che saranno destinatari di molte delle iniziative che ho elencato; un dibattito che sia orientato al rispetto dei diritti di tutti e alla valorizzazione delle unicità di ciascuno. È chiaro che sarebbe utile anche un quadro normativo a supporto che preveda l'introduzione del reato di omotransfobia. Pur consapevole che tale proposta in questo momento non rientra nel contratto di Governo, io mi auguro che in Parlamento si creino le condizioni per un confronto costruttivo sul tema, in modo che si possa anche arrivare a raggiungere questo ulteriore obiettivo. Cosa importante è che tutte queste nostre iniziative dovranno assicurare che non ci sia su questo tema e, in generale, sul tema dei diritti alcun arretramento culturale, ma che si possano, anzi, contrastare anche i toni violenti e l'ignoranza con cui, molte volte, alcune persone dichiarano su questi temi».

Parziale soddisfazione per la risposta data è stata espressa dal deputato Zan, che ha dichiarato: «È doveroso riconoscere il suo operato positivo che in più sedi, comprese quelle istituzionali, ha dimostrato il suo impegno nella lotta contro ogni discriminazione, dedicando anche particolare attenzione alle tematiche Lgbt e alla questione la violenza sulle donne.

Considero positiva quella che citava lei prima, la convocazione presso Palazzo Chigi di tavoli di confronto con le associazioni Lgbt: un'esperienza avviata già dai Governi Renzi e Gentiloni per trovare soluzioni ad una piaga sociale, l'omotransfobia, che, come abbiamo visto dall'inchiesta condotta da L'Espresso dai giornalisti Alliva, Testi e Lepore, miete vittime in un numero esponenzialmente in aumento.

Però, sottosegretario, i tavoli non bastano più: lei sembra essere un po' lasciato solo, in una compagine di Governo che ha dato e dà ampio spazio a parole, azioni ed iniziative di pesantissima omofobia, a cominciare dalla prima dichiarazione alla stampa del ministro per la Famiglia, Fontana, che negò l'esistenza stessa delle famiglie arcobaleno o la fretta del ministro Salvini, la scorsa estate, di eliminare la dicitura “genitore 1” e “genitore 2” dai registri dell'anagrafe; ministro che, solo qualche settimana fa, ha definito durante un comizio elettorale “marmellata” le famiglie omogenitoriali. Lo ripeto: “marmellata”. Come può un ragazzo o una ragazza gay, lesbica, avere fiducia nelle istituzioni che fanno queste affermazioni? Dunque, questo è il clima politico e culturale in cui viviamo oggi. Mi chiedo, quindi, come il titolare della sicurezza di tutte le italiane e di tutti gli italiani, ovvero il Ministro Salvini, possa garantire effettivamente un efficace contrasto alle discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere e, dunque, l'incolumità fisica delle persone Lgbt.

Sottosegretario, il Governo di cui lei è membro, purtroppo, si appoggia sulla fiducia di un partito, la Lega, che ha fatto eleggere in Senato Simone Pillon, un uomo che ha fatto del contrasto ai diritti civili una sua crociata personale e che ha nominato presidente della Commissione diritti umani del Senato, pensi un po', una persona indagata per odio razziale. Dunque, questo Governo, che in questa fase politica è più che mai a trazione leghista, non lascerà mai lo spazio sufficiente ad adeguate e moderne politiche di contrasto alle discriminazioni, però veramente vorrei sbagliarmi.

Si sta violando la Carta costituzionale agli articoli 2 e 3; come abbiamo visto la situazione è drammatica: l'Italia è l'unico tra i grandi Paesi europei a non aver inserito nel proprio ordinamento una norma di contrasto alle discriminazioni di orientamento sessuale e identità di genere. Nella scorsa legislatura, abbiamo raggiunto un obiettivo insperato fino a qualche anno fa: le unioni civili. Pur riconoscendo che questo è solo un primo passo verso il matrimonio egualitario, il Partito Democratico, però, ha messo in gioco la sua stessa esistenza di Governo, mettendo la fiducia pur di fare quel fondamentale passo di civiltà.

Ora, in questa situazione emergenziale, il MoVimento 5 Stelle faccia lo stesso: si faccia carico delle responsabilità di Governo che ora detiene e, quindi, della tutela delle cittadine e dei cittadini italiani nel loro insieme.

Nei decenni precedenti, le più grandi battaglie di civiltà, come il divorzio e l'aborto, che tutt'oggi siamo però chiamati a difendere dall'attacco delle frange più estremiste e reazionarie del Parlamento e della maggioranza di Governo, sono state portate avanti da maggioranze parlamentari che non coincidevano con quelle che sostenevano il Governo, ma che hanno catalizzato una comune e diffusa volontà popolare su questioni etiche non più rinviabili.

Quindi, il MoVimento 5 Stelle per una volta si smarchi dalla Lega, non giri la testa dall'altra parte ancora una volta, come successe tre anni fa con le unioni civili, e contribuisca a dare al Paese una norma di contrasto all'odio omotransfobico, che è già in enorme e in pericoloso ritardo.

Sottosegretario, lei è una persona che stimo però, guardi, i reati d'odio verso le persone gay, lesbiche e trans aumentano di giorno in giorno, ormai in questo Paese siamo al far west, ormai non si contano più le violenze perpetrate quotidianamente ai danni della comunità Lgbt. Le parole degli omofobi che sono al Governo - mi permetta questa affermazione forte - legittimano gli hater, legittimano i fabbricatori d'odio, i malintenzionati che si sentono liberi di colpire con l'avallo di chi ricopre ruoli nelle istituzioni.

Quando Salvini va a fare i suoi comizi in perenne campagna elettorale, attaccando le famiglie omogenitoriali, avvelena i pozzi del Paese, creando così quel terreno fertile di cui si nutrono quelli che poi insultano e troppo spesso aggrediscono fisicamente fino anche ad uccidere le persone omosessuali.

Solo nel 2019, cioè in pochi mesi, vi sono stati già molti casi di omofobia. Ne cito alcuni: Torino, in dieci contro un cardiopatico gay, calci e pugni; Ascoli Piceno, il proprietario minaccia il cliente: Sono nazista, non voglio gay nel mio locale; Ferrara, blitz di Forza Nuova: No alle adozioni gay nello striscione sotto casa del sindaco Tagliani; Cagliari, calci pugni a due adolescenti omosessuali, poi addirittura questi mettono il video on line in spregio a quello che hanno fatto; l'altro giorno è stata aggredita una ragazza a Siracusa.

C'è veramente una spirale di violenza incredibile e un'emergenza sociale. Dunque, non bastano solo le politiche che lei citava prima che sono assolutamente positive e che, peraltro, lei sta portano avanti in solitudine, mi vien da dire, e per questo la stimo. Però, ovviamente questo non basta, perché ci vuole un'azione corale del Governo se si vogliono realmente contrastare questi fenomeni di violenza e tale clima culturale.

Dunque, sottosegretario, non dobbiamo stare più fermi: c'è una spirale di violenza inaccettabile, c'è una vera e propria emergenza nazionale. Guardi, lanciamo la sfida, noi come Partito Democratico ci siamo su questa battaglia: incardiniamo una legge contro l'omotransfobia, Camera e Senato, i numeri tra Partito Democratico, MoVimento 5 Stelle e altri pezzi del Parlamento ci sono per approvare questa legge.

L'importante è che voi diate un segnale. Il Partito Democratico è pronto a sostenere con forza una legge contro l'omotransfobia che è l'unica e vera garanzia di tutela della comunità Lgbt: dalle discriminazioni nelle scuole, nelle università, sui posti di lavoro, negli ospedali e nei luoghi pubblici. Però, se la maggioranza non alzerà un dito e continuerà a fare come se niente fosse, sarà complice morale e politica di tutte le violenze impunite verso le persone che vengono picchiate e offese solo perché hanno un orientamento sessuale diverso e un'identità di genere diversa. Con il 2019 questo non è più tollerabile».

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Ennesimo richiamo da parte del Tribunale di Milano al sindaco Giuseppe Sala, che, ha ricevuto, nel giro di pochi mesi, l’ordine di trascrivere i certificati di nascita esteri d’una coppia di gemelli, figli di due papà. Si tratta per l’esattezza della quinta volta.

Divenuto definitivo il 26 febbraio scorso, il provvedimento emesso rileva come, senza l’immediata trascrizione, vengano così negati a bambini e bambine diritti fondamentali quali l’identità personale, la bigenitorialità, «la vita privata, la sicurezza del mantenimento dei legami con la propria famiglia (intesa in senso sociale e non biologico - genetico)».

Il caso in questione presenta un indubbio elemento di novitas dal momento che il ricorso è stato presentato in assenza di un formale rifiuto del Comune di Milano di trascrivere il certificato di nascita integrale, formato negli Stati Uniti. Il Comune - nonostante i solleciti della coppia di padri - non ha provveduto ad adottare alcun provvedimento entro il termine stabilito dalla legge. Pertanto, il Tribunale ha sottolineato che il silenzio del Comune equivale, di fatto, a un rifiuto.

I legali dei genitori, Giacomo Cardaci, Manuel Girola, Luca Di Gaetano, soci di Rete Lenford-Avvocatura per i diritti Lgbti, hanno affermato al riguardo: «La decisione del Tribunale di Milano, arrivata dopo 13 giorni dal deposito del ricorso, dimostra che per garantire i diritti fondamentali, specie dei bambini, servono decisioni rapide e che esiste ormai un orientamento consolidato». 

Sulla questione è intervenuta anche l'avvocata Myriam Camilleri, presidente di Rete Lenford, che ha dichiarato: «Le molteplici decisioni del Tribunale di Milano rendono chiaro che il rifiuto, così come il silenzio del Comune di Milano sono diventati incomprensibili. Non vogliamo entrare in conflitto con l’Amministrazione, ma è necessario farle arrivare chiaro il messaggio che non può più costringere le coppie di padri a dover ricorrere alla magistratura per garantire i diritti fondamentali dei loro figli e delle loro figlie».

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S'intitola Vladyland, il primo album di Vladimir Luxuria, che ne ha così spiegato genesi e fini: «Fino a quando ci saranno infinite possibilità di combinare note musicali per nuove melodie, ci sarà sempre una buona ragione per svegliarsi la mattina sapendo che una nuova canzone ti accarezzerà il cuore.

La serie infinita di note ha prodotto anche questo disco, pensato, suonato e cantato con semplicità e verità. Lo dedico a chi non smette di credere nell'amore».

Disponibile da oggi su Spotify, Apple Music e tutte le piattaforme streaming per IndiehopVladyland è il primo disco ufficiale dell'artista transgender. Esso si compone di nove tracce (Sono un uomo, Un'altra via, Bossa folle, Mi voglio tradire, Frasi via d'uscita, Vorrei essere la moda, Gommapiuma, Nuvola e Venus), che aprono una fessura nel mondo più intimo di Vladimir anche in riferimento al suo attivismo Lgbti.

Un album in cui amori, desideri, sogni e ambizioni, cantati da Vladimir con leggerezza e spensieratezza, si uniscono a tematiche sensibili e più che mai attuali quali l'emancipazione da una visione di machismo e di mascolinità, che costringe il genere maschile all'interno di un recinto fatto di emotività celata e repressa.

La produzione dei brani rimanda al sound e alle atmosfere degli anni '70, alle piste da ballo e alla Italo-disco, cercando di rievocare l'immaginario sonoro che ha fatto da cornice alle vicissitudini amorose degli scorsi decenni.

Vladyland è il diario sentimentale di una donna che, per la prima volta, decide di mettersi in gioco attraverso la nuova veste della musica ma con la genuinità espressiva di sempre.

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Ennesimo atto di omofobia, mista a razzismo e antisemitismo, nella Capitale. Stamattina nel quartiere della Garbatella è stata scoperta sul muro di un cortile condominiale la scritta vergata in nero Nel forno che vorrei froci, zingari e giudei. Accanto una svastica. La scrittà è stata poi cancellata per interessamento del consigliere dem Flavio Conia dell’VIII° Municipio.

Tra le prime voci a condannare la senatrice Monica Cirinnà, che ha detto: «Questa mattina, per l’ennesima volta in pochi mesi, Roma si è svegliata in un clima di razzismo, antisemitismo e omofobia. Nel quartiere Garbatella è comparsa una scritta dal contenuto irripetibile, accompagnata da una svastica».

Contattato da Gaynews, Sebastiano Francesco Secci, presidente del Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, ha dichiarato: «Come ogni anno lo scorso 27 Gennaio omosessuali, ebrei, rom e sinti hanno ricordato insieme le persecuzioni e i massacri di cui furono protagonisti nel secolo scorso.

Scritte come queste sono la dimostrazione tuttavia che il ricordo non basta: occorre riflettere e prestare attenzione per cogliere i segnali ed evitare il ripetersi di una storia non troppo lontana. Una riflessione che assume un carattere particolarmente indicativo alla vigilia della Giornata internazionale contro le discriminazioni.

La classe politica, che ci governa, non solo non interviene in tal senso ma continua ogni giorno ad alimentare lo stigma del diverso in una perenne campagna elettorale, vissuta purtruppo sulla pelle del Paese».

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La cerimonia della 91° edizione degli Oscar, presso il Dolby Theatre di Hollywood, si è aperta con i Queen, che hanno eseguito We will rock you e We are the champions mentre sullo sfondo campeggiava una gigantografia di Freddie Mercury.

E, proprio per l'interpretazione del leggendario artista e frontman della band britannica in Bohemian RhapsodyRami Malek si è aggiudicato, nella notte, l’Oscar al miglior attore protagonista.

Nel ricevere il premio, per il quale concorreva con Christian Bale, Bradley Cooper, Willem Dafoe e Viggo Mortensen, ha detto con una punta di humor: «Forse non ero la scelta più ovvia, ma immagino abbia funzionato».

Ha quindi ringraziato la mamma presente in sala e il padre scomparso tempo addietro, dichiarando: «Mia madre è lì da qualche parte: ti amo. Amo la mia famiglia: grazie per tutto questo. Sapete, mio ​​padre non ha potuto vedere tutto ciò, ma penso che mi stia guardando da lassù proprio ora. Un grande momento».

Rivolgendosi quindi alla storica band britannica, ha dichiarato: «Grazie a voi, Queen. Grazie per avermi permesso di svolgere un piccolo ruolo nella vostra straordinaria eredità. Sarò in debito con voi per sempre. Penso che sarebbe stato come dire al piccolo Rami, che un giorno sarebbe successo a lui. Penso che la sua testa di bimbo dai capelli ricci sarebbe esplosa. Stava lottando con la sua identità, cercando di scoprire chi fosse. E penso a ogni persona che ha problemi con la sua identità.

Guardate: abbiamo fatto un film su un uomo gay, un immigrato, che ha vissuto la sua vita per essere sé stesso, senza paura e senza vergogna. Il fatto che io lo stia celebrando, e celebrandolo stasera, è la prova che abbiamo bisogno di storie come questa: io sono figlio di un migrante egiziano, un americano di prima generazione e non potrei essere più grato di quello che è successo». 

Malek ha concluso il suo discorso dedicando la vittoria alla fidanzata Lucy Boynton (che nel film interpreta Mary Austin) e dichiarando commosso: «Sei il cuore del film».

Il biopic dedicato ai Queen ha vinto altre tre statuette: miglior sonoro, miglior montaggio e miglior montaggio sonoro. Nessuna menzione, invece per il regista Bryan Singer, che, accusato di abusi sessuali, è stato volutamente ignorato.

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A due anni di distanza dalla nascita è stata finalmente riconosciuta a Ethan Dvash-Banks la cittadinanza statunitense da parte di John F. Walter, giudice federale della California. Anzi, secondo il magistrato, il piccolo sarebbe dovuto essere considerato cittadino americano sin da quando venne alla luce al pari di suo fratello gemello Aiden.

Nati in Canada nel 2016 a seguito di gpa, Ethan e Aiden sono stati concepiti attraverso la rispettiva donazione di sperma da parte della coppia di coniugi Elad e Andrew, israeliano l’uno, statunitense l’altro. Ma quando, alcuni mesi dopo la nascita dei gemelli, la famiglia si trasferì negli Stati Uniti, a Ethan fu negata la cittadinanza statunitense, non essendone Elad, il padre biologico, in possesso

«Questa è una grande vittoria per Ethan Dvash-Banks e la sua famiglia - ha detto Aaron C. Morris, direttore esecutivo di Immigration Equality -. Ethan non sarà più considerato il fratello gemello, senza identità, di Aiden».

Nel negare all’epoca lo status di cittadino americano a Ethan, il Dipartimento di Stato aveva sostenuto che stava semplicemente seguendo la regola secondo cui un bambino, nato all'estero, dev’essere biologicamente imparentato con un genitore statunitense per essere a sua volta considerato tale. 

«Sebbene questa sentenza non invalidi esplicitamente la normativa del Dipartimento di Stato, è un segnale forte in tal senso – ha aggiunto Morris -. Continueremo a combattere fino a quando tutte le coppie dello stesso sesso vedranno le loro famiglie riconosciute a pieno titolo». 

I genitori, da parte loro, hanno espresso grande soddisfazione e sollievo. «Per due anni è stato un peso quotidiano - ha detto Andrew Dvash-Banks -. Ogni notte è stata per noi un’angoscia non sapere se a Ethan sarebbe stato permesso o meni di rimanere negli Stati Uniti».

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Rinviata al 24 maggio la decisione da parte della Corte Suprema del Kenya se abrogare o mantenere in vigore le Sezioni 162-165 del Codice Penale, che vietano esplicitamente i comportamenti omosessuali tra uomini (anche se il termine "persona" presente nella Sezione 162 è interpretato come inclusivo delle donne).

L’ha dichiarato oggi a Nairobi il giudice Chacha Mwita, che ha rilevato come il collegio investito della questione abbia bisogno di più tempo per approntare la sentenza, prevista inizialmente per la giornata di oggi: «I giudici interessati - ha affemato - siedono anche in altri tribunali. Abbiamo bisogno di più tempo».

I rapporti tra persone dello stesso sesso sono illegali in 69 Paesi (l'ultimo ad averli depenalizzati è stato l'Angola il 24 gennaio), di cui quasi la metà in Africa, dove l'omosessualità è ampiamente tabù e la persecuzione delle persone Lgbti è diffusa.

In Kenya, dove i rapporti «contro natura» sono condannati fino a 14 anni di prigione, gli attivisti per i diritti Lgbti sono diventati sempre più frequenti negli ultimi anni. Nel Paese sono state arrestate, tra il 2013 e il 2017, 534 persone per «comportamenti innaturali».

L'Alta Corte del Kenya ha iniziato le udienze sulla questione l'anno scorso. Gli attivisti dicono che le Sezioni 162-165, basate su una legge dell'era coloniale, violano la nuova Costituzione del Kenya, che, promulgata nel 2010, garantisce l'uguaglianza, la dignità e la privacy per tutti i cittadini. Hanno anche presentato argomenti basati sull’abrogazione d’una legge consimile da parte dell'India in agosto scorso.

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Sarà Roma la città a ospitare la 17° edizione degli EuroGames, il più grande evento multi-sportivo continentale nato per promuovere i diritti Lgbti nello sport e sostenere la lotta contro ogni forma di discriminazione.

Dall’11 al 13 luglio 2019 oltre 5.000 atleti, in arrivo da tutto il mondo, gareggeranno in 17 diverse disciplinecalcio, calcio a 5, basket, pallavolo, beach volley, rugby, tennis, badminton, bocce, bowling, nuoto, pallanuoto, danza sportiva, golf, atletica leggera, ciclismo e podismo. Giovedì 11 luglio sarà lo Stadio Tre Fontane all’Eur a fare da cornice alla cerimonia d'apertura dei giochi, con numerose iniziative collaterali che accompagneranno le persone partecipanti per tutto l’arco della manifestazione. 

Come noto, gli EuroGames nascono dalla volontà di unire la competizione sportiva e la lotta alle discriminazioni causate da orientamento sessuale e da identità di genere. Dal 1992, anno della 1° edizione realizzata in Olanda, i “Giochi dei diritti” hanno toccato 11 Stati europei.

La città di Roma si è aggiudicata la possibilità di ospitare la manifestazione lo scorso anno a Copenaghen grazie alla candidatura presentata da Gaycs, dipartimento Lgbti di Aics, alla quale si sono poi riunite le più importanti organizzazioni italiane per la promozione dei diritti civili.

«Con gli EuroGames Roma tornerà al centro del mondo dello sport e dei diritti, dell’accoglienza e dell’ospitalità – dichiara Adriano Bartolucci Proietti, presidente di Roma EuroGames 2019 – lo farà attraverso il suo calore e l’eccellenza dei suoi impianti sportivi, grazie a una presenza forte di tutte le componenti istituzionali che stanno sostenendo i Giochi e alla larga partecipazione delle associazioni Lgbti che hanno creduto in questo progetto sin dal primo giorno. Siamo certi che questo evento segnerà uno spazio importante nella storia dello sport Lgbti e dello sport inteso come elemento inclusivo».

Tutte le competizioni degli EuroGames 2019 di Roma si terranno presso 13 impianti sportivi della capitale. Sono promossi da Egslf (European Gay Lesbian Sport Federation) e organizzati da Gaycs con il patrocinio e il supporto di ConiCip - Comitato Italiano ParalimpicoUnat - Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni RazzialiRegione LazioRoma Capitale Federalberghi Roma insieme alle principali federazioni internazionali e associazioni sportive italiane Lgbti.

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Nella giornata d’ieri l'attore afroamericano Jussie Smollett, una delle star della serie tv Empire realizzata per la Fox, è stato ufficialmente incriminato per aver inscenato un'aggressione omofobo-razzista a suo danno e averla denunciata alla polizia di Chicago. A darne notizia il portavoce della polizia di Chicago Anthony Guglielmi, che su Twitter ha scritto: "L'ufficio del Procuratore della Contea di Cook ha approvato le accuse penali di comportamento scorretto / presentazione di una denuncia falsa nei riguardi di Jussie Smollett". 

Smollett, che ha 36 anni ed è dichiaratamente gay, aveva detto d'essere stato assalito, lo scorso 29 gennaio, da due uomini a volto coperto. Secondo il suo racconto gli aggressori, i fratelli Olabinjo e Abimbola Osundairo, gli avrebbero urlato insulti omofobi e razzisti. Nel pronunciare lo slogan del presidente Donald Trump Make America great again, avrebbero tentato di strangolarlo con una corda per poi gettargli addosso una sostanza chimica non identificata.

Dopo la denuncia l'attore aveva ricevuto sostegno e solidarietà da tutta la nazione.

Secondo quanto emerge dalle indagini, invece, l'attore avrebbe pagato i due per fingere l'attacco. Smollett dovrà comparire oggi davanti a un gran giurì di Chicago.

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Oggi pomeriggio, alle ore 18:00, presso il Campo Sportivo XXV Aprile (Via Marica 80) nel quartiere romano di Pietralata si terrà Black and White Against Homophobia, incontro di calcio nell’ambito del mese di azione europeo Football vs Homophobia (Fvh).
 
La campagna, partita dall'Inghilterra nel 2009, sostiene nel mese di febbraio eventi contro l'omofobia nel calcio e attraverso il calcio, dal livello amatoriale a quello professionistico. Negli anni, diverse squadre della Premier League e di altri campionati europei hanno mostrato la propria adesione.
 
Nell'aderire a Fvh 2019, la Nazionale italiana Gay Friendly sceglie di incontrare Liberi Nantes, la storica squadra per i diritti dei rifugiati, creata a Roma con il supporto dell’Unhcr. Come scrivono gli organizzatori, si vuole lanciare «un potente messaggio contro l'omofobia e il razzismo insieme, per unire le battaglie contro le discriminazioni». Durante l'evento il pubblico sarà invitato a partecipare insieme ai giocatori agli scatti fotografici per la campagna social europea #Fvh2019.
 
L'incontro è promosso da Gaycs, dipartimento Lgbti di Aics, e Liberi Nantes in collaborazione col progetto Outsport Roma EuroGames2019, il principale evento sportivo Lgbti a livello continentale che avrà luogo dal 11 al 13 luglio a Roma. 
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