GayNews

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«Apprendiamo dalla stampa di recenti episodi di aggressioni e minacce di stampo omofobico accadute a Perugia. Ragazzi e ragazze minacciate e intimidite per strada per il solo fatto di essere identificati dall'abbigliamento o dal portamento come persone gay, lesbiche, bisessuali, trans o intersex». 

Queste le parole di Stefano Bucaioni a commento di alcuni casi di violenza o intimidazione che, a danno di persone Lgbti, hanno caratterizzato i primi giorni dell’anno appena iniziato. Casi che, per il presidente di Omphalos Lgbti, non sono affatto «isolati» ma «numerosi e preoccupanti» nonché, negli ultimi anni» in deciso aumento nella nostra città». 

Tra questi spicca indubbiamente l’inseguimento con insulti e parole minatorie da parte di un branco, di cui è stato vittima, intorno alle 5:00 di Capodanno, Lorenzo Benedetti, direttore artistico del BeQueer, mentre tornava alla sua «macchina, in una via del centro di Perugia. Io ombretto, rossetto, giacchetto appariscente e lo sguardo risoluto di chi ci è già passato. Ma anche telefono scarico, solitudine e terrore. Mi ha fatto paura sapere che un mio amico giorni prima è stato aggredito con una bottiglia rotta. Una paura incredibile. Di finire come tante storie che conosco, di non riuscire a combattere».

Così l’attivista 27enne ha raccontato su Facebook quei momenti drammatici, scanditi dalla discussione con gli assalitori: «Frocio, vieni qua che ti rimetto a posto io. Adesso arriviamo. - Dai falla finita. - No, stavolta no».    

A quel punto tanti i pensieri che si sono accavallati nella mente di Lorenzo, che ha quindi aggiunto: «Le persone che incontro non sono interessate al mio panico malcelato e agli insulti sbiascicati che attraversano la via. E io, con quello che so, di chi dovrei fidarmi oltre me?

Meglio non incrociare il loro sguardo. Gira a destra che è più illuminato. Fai finta di non sentire. Hanno smesso di seguirti. Lì ci sono altre voci. Potrebbero essere di nuovo loro. Arriva alla macchina e chiudi le sicure.

Non so quanto tempo prima avessero smesso di seguirmi, né credo importi. Importa la sensazione che rimane incollata addosso.

E nonostante la consapevolezza, lo studio, la decostruzione, l’attivismo, le lotte, ora una voce in un angolo della testa mi assilla, mi tormenta se sto davanti all’armadio e scelgo una cosa eccentrica come piace a me, mi sussurra sadicamente le cose che potrei rischiare se tengo un ombretto in mano davanti allo specchio. Mi morde il fegato se sto fuori casa e devo decidere di parcheggiare in un luogo isolato. 

Mi sono preso due giorni per metabolizzare, senza parlarne, trascinandomi dal letto al divano passando dal frigo per dirottare le ansie sul cibo. Sembrava utile, ma non lo so. Magari è solo una cosa da film.

Ma poi è sempre reale. E ora posso solo dire che io non voglio permetterlo. Non voglio permettere a un gruppo di merde, fomentate ancora di più dall’attuale clima politico, di potersi sentire in diritto di andare in giro per le strade a tormentare altre persone, a farle sentire in pericolo, a volerle regolarizzare, normalizzare, umiliare, picchiare, violentare.

Il mondo non è vostro, merde. E a noi che combattiamo, mi sento di voler dire a cuore aperto che la resistenza non è solo un atto di difesa, è ora di passare all’attacco contro chi ci fa questo, ogni giorno».

Ed è proprio all’attuale clima politico che si è rifatto Bucaioni, per il quale, come spiegato in un comunicato ufficiale, «l'aumento di omofobia, transfobia e discriminazioni ha però nomi e cognomi.

Quando esponenti politici o delle istituzioni si permettono di offendere ed insultare pubblicamente le persone per il loro orientamento sessuale o per la loro identità di genere, offrendo così terreno fertile a violenti e omofobi che si sentono protetti dal pessimo clima politico che si respira a livello nazionale e a livello cittadino; quando leggiamo e accettiamo passivamente dichiarazioni di consiglieri comunali, consiglieri regionali o di ministri o parlamentari che usano parole sprezzanti contro ogni tentativo di arginare discriminazioni e violenze contro le persone omosessuali e transessuali, non possiamo poi stupirci se per strada assistiamo a un aumento di aggressioni e minacce».

Come spiegato da Bucaioni «Omphalos riceve periodicamente denunce di omofobia, transfobia, discriminazioni e violenze. Ma di tutti i casi solo una piccola parte arriva sulle scrivanie dell'associazione e ancora di meno sulle pagine dei giornali. La realtà è purtroppo più preoccupante anche se si fatica a prenderne atto».

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Riconoscere i personaggi Lgbti nei videogiochi e denunciare le narrazioni stereotipiche nell'industria del gaming.

È questo il duplice obiettivo sotteso alla mostra Rainbow Arcade che, allestita presso lo Schwules Museum di Berlino e inaugurata il 14 dicembre scorso, resterà aperta fino al 13 maggio.

Da Birdo, che nel 1988 la Nintendo descriveva come un ragazzo «che si crede una bambina», alla dectetive lesbica Tracker McDyke l’espozione ripercorre in ogni dettaglio la storia dei personaggi Lgbit presenti nei videogiochi dal 1985 al 2018.

Divisa in percorsi, ognuno dei quali contrassegnato da un colore della bandiera arcobaleno, Rainbow Arcade è stata curata da Sarah Rudolph, Jan Schnorrenberg (Schwules Museum) e Adrienne Shaw.

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Un gigantesco volto del grande poeta e pensatore omosessuale Piero Paolo Pasolini fa bella mostra di sé, da ieri, nel cuore di Scampia, una delle zone più critiche della periferia napoletana, a pochi metri dall’uscita della metro.

Si tratta di un’opera d’arte dello street artist Jorit Agoch, finanziata dalla Regione Campania, e rientra in un piano capillare e sistematico di conversione e valorizzazione di quelle aree metropolitane spesso dimenticate che, in un recente passato, sono state lasciate al degrado e alla marginalità.

La scelta di Pasolini come icona di riferimento in un quartiere popolare ma anche pieno di vita e di risorse non è certo casuale, perché pochi intellettuali seppero cogliere la forza aurorale e creativa del popolo come fece Pasolini in tanti suoi lavori, soprattutto in quelli cinematografici e poetici.

«Pasolini sarebbe stato certamente felice di questa collocazione - dichiara Claudio Finelli, delegato cultura di Arcigay Napoli - perché Pasolini amava Napoli più di ogni altra città italiana e definì i napoletani, in una celebre intervista rilasciata ad Antonio Ghirelli, la grande tribù, perché il popolo napoletano era l’unico, secondo lui, in grado di resistere alle lusinghe della modernità e della massificazione.

Inoltre Pasolini fu un pensatore corsaro e controcorrente, scandalosamente impregnato di fede e desiderio, di spirito proletario e raffinata speculazione intellettuale, proprio come la nostra città, ricca per le sue contraddizioni che la rendono unica e vitale».

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«Io sono nazista: non voglio gay in questo locale. Adesso ti do modo di denunciarmi».

Questa frase, seguita da gesti minacciosi, ha spinto il 54enne Raniero Bertoni, assistente bibliotecario presso la Biblioteca Comunale "Giulio Gabrielli" di Ascoli Piceno, a denunciare alla Questura un episodio avvenuto la notte del 4 gennaio nel capoluogo marchigiano.

L'uomo ha riferito alla polizia di essersi recato intorno all’1:00 al bar Delle Caldaie in piazzale Don Benvenuto Cantalamessa e di aver ordinato un calice di vino, successivamente bevuto a un tavolino esterno.

Quando è rientrato all’interno del locale per il pagamento, Raniero, alla presenza di alcuni clienti, sarebbe stato apostrofato con la frase omofoba.

Il titolare lo avrebbe poi raggiunto davanti al bancone «alzando la mano destra nel chiaro tentativo di colpirmi». Cosa che comunque non ha fatto, come riportato il 5 gennaio alla Questura dal 54enne, che è uscito dal bar e ha chiamato il 113.

Gli agenti hanno già avviato le indagini acquisendo immagini delle telecamere di sicurezza della zona e verificando chi fosse presente nell'esercizio commerciale al momento del fatto denunciato.

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Da ieri Blued, l’app per incontri più utilizzata in Cina da un target maschile gay e bisessuale, ha interrotto per una settimana la registrazione di nuovi utenti. La decisione è finalizzata a un'indagine interna, volta a chiarire se minorenni abbiano contratto l’Hiv a seguito di rapporti non protetti con persone conosciute attraverso l’applicazione.

A sollevare la polemica nei giorni scorsi la rivista finanziaria Caixin che, citando uno studio del sessuologo Zhang Beichuan, ha osservato come gli utenti di Blued siano, in gran parte, minorenni e come molti di essi siano divenuti sieropositivi dopo essere stati con persone contattate in chat.

A essere sotto accusa proprio il sistema di controllo del social network, facilmente eluso dal momento che non è consentita la registrazione ai minori di 18 anni.

Blued ha quindi promesso d’avviare un «controllo completo dei contenuti» per cancellare i profili degli utenti, che si fanno passare per maggiorenni pur non essendolo, nonché testi, immagini e gruppi che coinvolgono minori.

«Blued proibisce sempre ai minori di accedere e utilizzare l'app»: così in una dichiarazione ufficiale che la società, con sede a Pechino, ha lanciato su Weibo, il Twitter cinese.

Lanciata nel 2012 dall’ex poliziotto Geng Le, Blued è una delle app per incontri tra persone gay e bisessuali più grandi al mondo. Vanta 40 milioni di utenti registrati, di cui la maggior parte vive in Cina.

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Sull’aggressione a Leonardo Ranieri, pestato selvaggiamente il 2 gennaio a Torino da dieci condomini e attualmente dimorante per motivi di sicurezza presso la struttura d’accoglienza di To Housing grazie al fattivo interessamento di Alessandro Battaglia, presidente di Quore, e di Giziana Vetrano, coordinatrice del Coordinamento Torino Pride, è intervenuto nel primo pomeriggio di oggi il sottosegretario di Stato alla presidenza del Consiglio dei ministri (con delega alle Pari opportunità e ai Giovani) Vincenzo Spadafora.

Una risposta, dunque, a chi come Futura Lgbtqi lamentava, ancora ieri, un silenzio del Governo sulla vicenda. Nella sua lunga dichiarazione, pubblicata su Facebook, Spadafora sembra fra l’altro aver accolto la sollecitazione di Daniele Priori, segretario nazionale di GayLib, che aveva lanciato il 4 gennaio un appello a Palazzo Chigi perché «convochi un tavolo tra associazioni, Oscad (Osservatorio contro gli atti discriminatori) e ministro degli Interni per chiarire le intenzioni di questo governo in materia di tutela della comunità Lgbti».

Vincenzo Spadafora ha infatti affermato: «La drammatica vicenda di Torino che vede vittima Leonardo di un'aggressione plurima e senza senso, suscita sdegno e rabbia. La reiterazione degli insulti e delle minacce quando Leonardo è rientrato a casa per prendere e portare con sè il suo amico a quattro zampe, impongono la massima attenzione nel verificare le responsabilità dei gesti compiuti in modo che nulla resti impunito. In tal senso intendo convocare un incontro con le forze di Polizia e con l'Oscad per seguire in modo diretto l'accertamento delle responsabilità e l'adozione dei conseguenti provvedimenti. Nessun comportamento resterà impunito.

L'esperienza di questi mesi nel contrasto all'omotransfobia mi insegna che affianco ad azioni di contrasto è assolutamente necessario intraprendere azioni di sensibilizzazione e valorizzazione dell'inclusione.

La città di Torino ha dato prova di grande sensibilità e accoglienza nel sostenere e intervenire fattivamente, offrendo soluzioni e supporto esemplari. Esprimo vivo apprezzamento per il sindaco Chiara Appendino che, con l'assessore Marco Giusta, nella giornata di domani incontrerà Leonardo. 

Da parte mia, in qualità di titolare della delega alle pari opportunità, oltre ad essermi impegnato per l'approvazione di una legge di contrasto all'omotransfobia, ho predisposto numerosi interventi di sensibilizzazione e valorizzazione della cultura delle differenze dell'inclusione da portare avanti nei contesti più differenti con la collaborazione delle associazioni che operano ogni giorno sul territorio nazionale. Ed a tal fine il Dipartimento per le Pari Opportunità collabora con numerosi organismi europei per confrontarsi nell'adozione delle misure di intervento più idonee.

Nel caso di Torino è necessario arrivare ad una chiara individuazione delle responsabilità per intervenire e contrastare tali comportamenti e successivamente promuovere un'azione mirata di sensibilizzazione. In questo senso da parte del Dipartimento vi è massima attenzione sui fatti che hanno portato alla drammatica vicenda di Leonardo, al quale esprimo tutta la mia vicinanza e condivisione».

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È dal 7 maggio 2018 che il Dipartimento di Stato Usa non fornisce risposte a ispettori delle Nazioni Unite su eventuali violazioni dei diritti umani nel Paese. A cadere così nel vuoto ben 13 richieste avanzate da esperti che, facenti parte della rete Onu, monitorano situazioni legate a povertà, immigrazione, libertà di espressione, giustizia sociale, discriminazioni.

Gli unici due ispettori a essersi recati nell'ultimo biennio negli Usa (già, dunque, durante la presidenza Trump iniziata a gennaio 2017) lo hanno però fatto sulla base di un invito precedentemente avanzato dall’amministrazione Obama. Durante il proprio mandato l'ex presidente accolse gli esperti in 16 diverse occasioni.

Da quando invece Donald Trump si è insediato alla Casa Bianca, non è stato formulato alcun invito agli ispettori Onu per verificare personalmente, all'interno dei confini statunitensi, l'esistenza di eventuali situazioni da monitorare.

Negli ultimi mesi, con il tema dell'immigrazione sotto i riflettori, gli Stati Uniti hanno evitato di rispondere a una serie di sollecitazioni relative, in particolare, alla separazione di famiglie di migranti al confine meridionale. Inevase anche le richieste valutative sulle minacce a Danni Askini, nota attivista transgender di Seattle. Stessa sorte per il fascicolo che ipotizza pregiudizi anti-gay nella sentenza di condanna a morte di Charles Rhines in South Dakota. 

Jamil Dakwar, direttore del programma dei diritti umani nell'ambito dell'American Civil Liberties Union, ha dichiarato: «Stanno mandando un messaggio estremamente pericoloso agli altri Paesi: se non cooperate con l'Onu, gli esperti semplicemente se ne andranno. È un duro colpo per il sistema creato dopo la seconda guerra mondiale, per garantire che le violazioni dei diritti umani, nell'ambito di uno stato, non vengano più considerate come una semplice questione interna».

Sollecitato da The Guardian, il Dipartimento di Stato Usa non ha fornito alcuna spiegazione. Un portavoce si è limitato ad affermare che gli Stati Uniti rimangono «profondamente impegnati per la promozione e la difesa dei diritti umani nel mondo» senza alcun riferimento alla situazione interna.

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Kevin Hart potrebbe forse essere richiamato a condurre, il 24 febbraio, la magica notte degli OscarCome noto, il 7 dicembre l’attore afroamericano aveva formalmente rinunciato all’incarico dopo la circolazione in rete di alcuni suoi tweet omofobi, lanciati tra il 2009 e il 2011.

L’intenzione da parte dell’Academy of Motion Picture Arts and Sciences di riconsiderare Hart ha fatto seguito a un appello di Ellen Lee DeGeneres. Dopo averlo ospitato al suo talk show e intervistato, la nota conduttrice tv ha riconosciuto quali sincere le scuse dell’attore di Filadelfia. 

Successsivamente Ellen ha dichiarato di aver chiamato i vertici dell’Academy e di aver «detto: Kevin c'è. Non ho idea se vuole tornare a presentare. Ma cosa ne pensate?»

La conduttrice televisiva ha anche detto che l’Academy sarebbe entusiasta di riavere quale presentatore della 91° edizione degli Academy Awards Kevin Hart, il quale si è detto disponibile a riconsiderare l’eventuale proposta.

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È iniziato il 2019, l’anno in cui si celebrerà il 50° anniversario dei moti di Stonewall.

E proprio laddove, il 28 giugno di dieci lustri fa, ebbe inizio la collettiva riscossa delle persone Lgbti si è esibita stanotte Madonna per «dare il benvenuto allo storico anno». La popstar, di cui alcuni giorni fa è stato anche annunciato il ruolo di “ambasciatrice” delle celebrazioni anniversarie, ha infatti cantato presso lo Stonewall Inn Bar di New York.

A darne l'annuncio su Facebook Pride Live, l'ente organizzatore della marcia dell'orgoglio Lgbti nella città della Grande Mela.

A unirsi con Madonna presso lo storico locale di Christopher Street, anche loro nelle vesti di ambasciatori dello Stonewall Day, il cantante Ryan Jamaal Swain e il fotografo Levi Jackman Foster.

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Una polemica, quella suscitata dall’articolo di Terry Marocco Baby Trans Generation sul penultimo numero di Panorama, che continua a dividere gli animi.

Al comunicato congiunto del Mit e di associazioni Lgbti, all’intervista a Mariella Fanfarillo su Gaynews – che ha chiarito come la giornalista del settimanale, acquisito in novembre dal Gruppo La Verità Srl, abbia pubblicato dati sensibili sulla figlia 18enne nonostante un espresso divieto in tal senso –, alla campagna lanciata sui social da Cristina Leo, portavoce del Colt (Coordinamento Lazio Trans), si sono avvicendati sul quotidiano La Verità l’editoriale del direttore (che lo è anche di Panorama) Maurizio Belpietro dal titolo I trans vogliono tappare la bocca a chi parla di loro, la correlata intervista a Simone Pillon, l’articolo di Massimo Gandolfini (leader del Family Day e legato a doppio filo col senatore leghista) Bloccare la pubertà con i farmaci è abuso di infanti in nome del gender.

Controrisposte, quelle offerte dalla compagine belpietriana, stilate secondo il duplice registro vittimale e complottistico, funzionale, soprattutto l’ultimo, ad alimentare un clima di reazione parossistica nei riguardi d’una presunta lobby Lgbti italiana, tutta proiettata a imporre un pensiero unico. Quello, ovviamente, dell’ideologia gender, che, pur fantomatica al pari dell’esistenza stessa della lobby Lgbti, è capace d’evocare nella pubblica opinione, al solo pronunciarne il nome (ma senza saper cos’è), paure ancestrali, sempre riaffioranti in periodi d’instabilità economica e barbarie culturale quali sono quelli attuali.

Sulla querelle è oggi intervenuto anche l’Onig, il cui presidente Paolo Valerio e una cui componente, Damiana Massara, erano stati contattati da Terry Marocco. Ma le cui dichiarazioni sono poi state riportate, al pari di quelle rilasciate dalle altre persone interpellate, in maniera parziale.

Pubblichiamo di seguito integralmente il testo della lettera che l’Osservatorio ha oggi indirizzato a Maurizio Belpietro

Gentile dott Belpietro,

scrivo in qualità di presidente e a nome del Consiglio direttivo dell’Osservatorio nazionale sull’identità di genere (Onig). L’Onig è un’associazione fondata nel 1998, in collegamento con le associazioni europee e mondiali che si occupano di questo tema. Si propone di favorire la collaborazione di tutte le realtà che in Italia sono interessate ai temi legati all’identità di genere e alla disforia di genere, al fine di approfondirne la conoscenza, attraverso il confronto scientifico nazionale e internazionale. Si propone inoltre la definizione di linee guida di presa in carico in ambito medico, chirurgico, psicologico e giuridico a garanzia della qualità dell’assistenza alle persone che vivono questa condizione e a garanzia delle attività dei professionisti.

Coloro che si occupano da decenni di approfondire questo argomento a livello scientifico, si preoccupano di fornire alle famiglie, ai bambini e agli adolescenti che vivono l’esperienza dello sviluppo atipico dell’identità di genere, una presa in carico secondo canoni rigorosi e aggiornati, basati su ricerche condotte su campioni di centinaia di casi e su studi longitudinali di durata decennale (vedi tra gli altri: de Graaf, N. M., Giovanardi, G., Zitz, C., & Carmichael, P. (2018). Sex Ratio in Children and Adolescents Referred to the Gender Identity Development Service in the UK (2009–2016). Archives of Sexual Behavior, 47(5), 1301-1304; Thomas D. Steensma, Peggy T. Cohen-Kettenis & Kenneth J. Zucker (2018):Evidence for a Change in the Sex Ratio of Children Referred for Gender Dysphoria: Data from the  Center of Expertise on Gender Dysphoria in Amsterdam (1988–2016), Journal of Sex & Marital Therapy; Turban, J. L., & Ehrensaft, D. (2018). Research review: gender identity in youth: treatment paradigms and controversies. Journal of Child Psychology and Psychiatry, 59(12), 1228-1243; De Vries, A. L., Steensma, T. D., Doreleijers, T. A., & Cohen‐Kettenis, P. T. (2011). Puberty suppression in adolescents with gender identity disorder: A prospectiv follow‐up study. The Journal of Sexual Medicine, 8(8), 2276-2283).

I centri italiani Onig che si occupano di bambini e adolescenti con sviluppo atipico dell’identità di genere accolgono le richieste di sostegno e presa in carico del gruppo familiare fornendo risposte articolate e altamente specializzate (psicodiagnosi, psicoterapia, valutazione endocrinologica approfondita, terapia famigliare, gruppi di psicoterapia e di sostegno ai genitori; vedi: http://www.onig.it/drupal8/docs/SoC_minorenni.pdf; https://www.wpath.org/publications/soc), in modo che ogni caso possa ricevere un risposta adeguata ai bisogni specifici. A conclusione della valutazione di accoglienza, solo in casi selezionati, alcuni adolescenti che presentano disforia di genere e che soddisfano i criteri di eleggibilità secondo gli Standard of Care della World Professional Association for Transgender Health (Coleman et al., 2011) e delle linee guida dell’Endocrine Society (Hembree et al., 2017), potranno accedere a una presa in carico di tipo anche medico (oltre a quella psicologica).

In particolare, in casi accuratamente selezionati è possibile somministrare Triptorelina allo scopo di sospendere momentaneamente lo sviluppo puberale quando questo si manifesta non solo in una direzione non in sintonia con l’identità di genere percepita, ma quando diventa fonte di forte sofferenza. La letteratura scientifica descrive infatti la popolazione di adolescenti transgender come più a rischio rispetto ai pari della popolazione generale, presentandosi con più alti livelli di depressione, ansia e rischio suicidario. Tali vissuti tendono a  esordire o a intensificarsi proprio con lo sviluppo puberale. Il razionale dell’uso dei farmaci bloccanti la pubertà è, quindi, di estendere lo spazio temporale di riflessione su di sé senza che l’adolescente debba sperimentare il disagio di cambiamenti fisici incongruenti con la propria identità di genere. È importante specificare che si tratta di un intervento completamente reversibile (può essere sospeso in qualsiasi momento e lo sviluppo puberale riprenderà in accordo al sesso biologico) e che è previsto solo in adolescenza. 

Non riguarda l’infanzia in cui non è mai previsto alcun tipo di intervento medico (vedi: HembreeW.C. J Clin Endocrinol Metab. 2017 Nov 1;102(11):3869-3903. doi: 10.1210/jc.2017-01658.; Fisher A.D. J Endocrinol Invest. 2014 Jul;37(7):675-87. doi: 10.1007/s40618-014-0077-6. Epub 2014 May 27; Butler, G., De Graaf, N., Wren, B., & Carmichael, P. (2018). Assessment and support of children and adolescents with gender dysphoria. Archives of disease in childhood, archdischild-2018).

L’esperienza di queste famiglie e di questi minori è molto rara e molto complessa: mancano informazioni adeguate sugli specialisti a cui rivolgersi e spesso le famiglie non cercano aiuto perché temono il giudizio della collettività. Come Onig abbiamo scelto di far sentire alle famiglie e ai minori tutto l’appoggio della comunità scientifica italiana, che continuerà a garantire interventi qualificati e in linea con le linee guida internazionali.

La copertina di Panorama che per introdurre l’articolo di Terry Marocco mostra il volto di una bambina pesantemente truccata, lascia intendere che l’esperienza della disforia di genere conduca, se non alla prostituzione e alla degenerazione dei costumi morali, a uno sviluppo in direzione estremamente sessualizzata/erotizzata: i contributi scientifici non solo indicano che non è così, ma anzi, individuano nella diffusione di pregiudizi e dei conseguenti atteggiamenti discriminatori una delle cause di maggior malessere psicologico e sociale nei bambini e ragazzi con sviluppo atipico dell’identità di genere (Hatchel, T., Valido, A., De Pedro, K. T., Huang, Y., & Espelage, D. L. (2018). Minority Stress Among Transgender Adolescents: The Role of Peer Victimization, School Belonging, and Ethnicity. Journal of Child and Family Studies, 1-10; Hendricks, M. L., & Testa, R. J. (2012). A conceptual framework for clinical work with transgender and gender nonconforming clients: An adaptation of the Minority Stress Model. Professional Psychology: Research and Practice, 43(5), 460.).

Infine, il titolo che fa riferimento a minori transgender che “vogliono cambiare sesso” deforma la delicata realtà di questi bambini, adolescenti e delle loro famiglie, inficiando l’intento informativo. Ci rammarichiamo quindi che sia stata vanificata la possibilità di offrire al grande pubblico una informazione scientifica seria come quella fornita dai professionisti intervistati, visto che le loro parole sono state inserite in un contesto di pregiudizio negativo creato ad hoc dalle scelte dell’editore.

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