GayNews

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Per il quinto anno consecutivo la città di Siracusa sarà coinvolta dall’Onda Pride. La data scelta per la marcia dell’orgoglio Lgbti è il 22 giugno: a pochi giorni, dunque, dal 50° anniversario dei moti di Stonewall.

Ancora una volta a coordinare i lavori del Siracusa Pride sarà il locale comitato d’Arcigay, che si avvarrà – come dichiarato in una nota ufficiale – della collaborazione di «associazioni e realtà sindacali come Uil, Giosef Siracusa, Arci, Centro antiviolenza Ipazia, Astrea, Rete degli studenti Medi Siracusa, Amnesty International gruppo Siracusa, Stonewall Siracusa, Unione degli Studenti Siracusa, Associazione culturale A Bedda Sicilia, Rete della conoscenza, R.E.A (rete empowerment attiva) Giovani Democratici, Zuimama, Arciragazzi e Centro Antiviolenza La Nereide».

Contattato da Gaynews, Armando Caravini, presidente d’Arcigay Siracusa, ha dichiarato: «È davvero una grande soddisfazione organizzare per il quinto anno il Siracusa Pride specie quest'anno che ricorrono i 50 anni dei moti di Stonewall.

Il Siracusa Pride fin dal primo anno (2014) è stata una grande sfida, di passione  responsabilità, sacrifici ma con gli anni sono stati ripagati con grande partecipazione con apertura da parte della cittadinanza ai temi dei diritti civili, sociali e umani. Non è un caso la grande partecipazione delle associazioni territoriali che collaboreranno sotto la direzione di Arcigay Siracusa a questa edizione, frutto del duro lavoro portato avanti in questi anni con grande professionalità.

Il pride si terrà il 22 giugno ma organizzeremo tre giorni di eventi culturali, che ci accompagneranno verso la parata finale. La madrina e il programma restano, al momento, ancora top secret».

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Mentre a Verona i partecipanti al World Congress of Families sfilavano per la Marcia della Famiglia, a La Spezia Rosa Maria Mogavero e Lorella Cipro, due militari della Marina, si univano civilmente nelle loro uniformi di gala.

E la prima a complimentarsi con loro è stata la ministra pentastellata della Difesa Elisabetta Trenta, che su Facebook ha scritto: «Volevo rivolgere i miei più sinceri auguri a Lorella e Rosy - ho saputo che i vostri amici vi chiamano così - i nostri due marinai che il 31 marzo hanno celebrato la loro unione.  

Sono stata davvero felice di vedere le immagini del vostro giorno più bello, con le famiglie riunite e tanta gioia nei vostri sguardiLorella e Rosy sono l’esempio di una importante evoluzione culturale, nelle Forze Armate e nel nostro Paese. Auguri ragazze!».

Erano in tanti al Camec, il Centro di arte moderna e contemporanea de La Spezia (la città dove vivono), per festeggiare insieme con Rosa Maria e Lorella la loro unione. Presenti molte persone amiche nonché  le famiglie di entrambe le donne, un pò emozionate, ma felici.

Per il grande giorno niente vestito bianco, ma alta uniforme: Lorella con la sciarpa azzurra e la sciabola da ufficiale ed entrambe con un luminoso sorriso. Amanti dei cani, ne hanno cinque, è toccato alla più piccola, Ginevra, portare le fedi, appoggiate sul dorso. Non appena pronunciata la formula di rito è scoppiato l'applauso: le due militari si sono scambiate un bacio e dagli ospiti qualcuno ha gridato: «È fatta».

«Onorata e fiera di avervi sposate», ha scritto su Facebook Cristina Romani, che ha celebrato l'unione.

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Un film horror che, già selezionato per il Medieval Film Festival e per il Nazist Festival, è degno dei Mentecat Awards.

Tale è secondo la Sora Cesira, la cantante e comica 'senza volto' diventata una web star con le sue canzoni-parodia e i suoi video di satira politica, il Congresso mondiale delle Famiglie, iniziato oggi a Verona: un vero capolavoro dell'orrore. Così il video, che ha dedicato all'assise veronese, è proprio un montaggio di scene di pellicole horror associate a unioni tra persone dello stesso sesso, inseminazione artificiale, divorzio.

«Un incubo a occhi aperti, un'angoscia senza fine, orrore allo stato puro», recita la voce fuori campo, come sei si trattasse di un trailer cinematografico, dove scorrono anche i volti di alcuni noti politici, da Matteo Salvini a Giorgia Meloni, e di alcuni relatori attesi al World Congress of Families.

«Più orripilante di Luca era gay, più soprannaturale di Riscoprirsi normali, più aberrante de La riproduzione artificiale dell'umano: Il Congresso della Famiglia», conclude il finto spot, mentre sul tabellone dei relatori fa irruzione un gorilla furioso.

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Torino loves and welcomes all kind of families ("Torino ama e dà il benvenuto a tutti  i tipi di famiglia", ndr). Recita così lo striscione esposto sulla facciata del Palazzo Civico del capoluogo piemontese in concomitanza con l'avvio del World Congress of Families a Verona.

«Da tempo – ha spiegato la sindaca Chiara Appendino - il Comune di Torino ha deciso di mutare la visione di un unico modello di famiglia pensando a quella pluralista, che riconosce come famiglie le realtà sociali che formano la nostra società. Per questo motivo abbiamo deciso oggi, in contemporanea con la conferenza di Verona, di esporre e confermare ancora una volta la visione della Città di Torino. Qui tutte le famiglie sono benvenute. Nessuna esclusa».

Da parte sua Marco Giustaassessore comunale ai Diritti e alle Politiche familiari, ha rilevato come famiglie siano «persone sole, anziani, zii e nipoti, figli e figlie, nonne e cugine, mariti e mogli, compagni e compagne.

Famiglie sono quelle di nuova costituzione, quelle ricomposte, quelle allargate, quelle che comprendono relazioni anche tra più di due persone, quelle che vorremmo costruire, quelle che sogniamo, gli spazi relazionali che riempiamo di significato. Famiglie sono le coppie omogenitoriali, le loro figlie e figli che la nostra Amministrazione ha deciso di riconoscere, prima in Italia.

Famiglie sono relazioni, lingue, culture, religioni, storie, lavoro, fatica quotidiana, affetto, amore, cura per l’altra o per l'altro. Famiglie è il proprio gatto, il cane, lo spazio confortevole a cui tornare la sera. Ogni persona porta con sé la propria idea di famiglia, il proprio modello, e compito di una istituzione non potrà mai essere quello di escluderne alcuni, peggio ancora ritenerne uno o altro superiori moralmente.

Perché dietro a questa posizione in realtà se ne nascondono altre: la giustificazione alle violenze maschili e di genere, che avvengono soprattutto negli spazi relazionali, la discriminazione verso chi non si adegua ad un modello imposto, l'attacco alle soggettività Lgbti che rifiutano i ruoli sociali culturalmente imposti e non si riconoscono nelle identità prescritte, un razzismo istituzionale, che sdogana quello sociale, che da un lato nega diritti e innalza confini e dall'altro sfrutta il lavoro migrante».

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Boicottare gli alberghi di lusso che fanno capo ad Hassanal Bolkiah, sultano del Brunei, a seguito dell’integrazione del locale Codice penale in materia di pena capitale per persone omosessuali e adultere.

A lanciare la campagna, attraverso una lettera aperta sul magazine online Deadline Hollywood, l’attore George Cloooney, che ha ricordato come il sultano sia proprietario della Brunei Investment Agency e, come per un tale tramite, lo sia anche di hotel «a dir poco spettacolari».

«Ogni volta che noi soggiorniamo in questi hotel - ha scritto il premio Oscar 57enne - mettiamo soldi in tasca a uomini che hanno scelto di lapidare a morte la propria gente per il fatto di essere gay o accusati di adulterio. Vogliamo davvero contribuire a pagare per queste violazioni dei diritti umani?».

Clooney ha quindi osservato: «Ho imparato negli anni che non si riesce a influenzare questi regimi assassini ma che si possono influenzare le banche, i finanziatori e le istituzioni che fanno affari con loro e che preferiscono girarsi dall'altra parte».

Col monito «sta a ciascuno di noi quanto vogliamo fare», l'attore ha infine fornito l’elenco degli hotel da boicottare: The Dorchester (Londra), 45 Park Lane (Londra), Coworth Park (Londra), The Beverly Hills Hotel (Beverly Hills), Hotel Bel-Air (Los Angeles), Le Meurice (Parigi), Hotel Plaza Athenee (Parigi), Hotel Eden (Roma), Hotel Principe di Savoia (Milano).

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Dal 3 aprile nel sultanato del Brunei le persone omosessuali rischiano la condanna a morte per lapidazione. In quella data entreranno infatti in vigore le nuove disposizioni delle Parti IV e V del Codice penale, che commina la pena capitale per determinati atti sulla base della shari’a.

Le nuove norme prevedono anche l’amputazione degli arti per chi si macchierà di furto, compresi i bambini, e si applicheranno unicamente a musulmani, che costituiscono circa i due terzi della popolazione

«Legittimare tali sanzioni crudeli e inumane è spaventoso per se stesso. Alcuni dei potenziali "reati" non dovrebbero nemmeno essere considerati tali, compreso il sesso consensuale tra adulti dello stesso sesso – ha affermato Rachel Chhoa-Howard di Amnesty International –. Queste disposizioni hanno ricevuto un’ampia condanna già cinque anni fa quando se ne iniziò a discutere».

Rachel Chhoa-Howard ha anche osservato come il nuovo Codice penale del Brunei, «oltre a imporre pene crudeli, inumane e degradanti, limiti in modo evidente i diritti alla libertà di espressione, pensiero e credo nonché codifichi la discriminazione contro donne e ragazze».

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Bohemian Rhapsody, il film dedicato alla carriera dei Queen, sta registrando una buona affluenza nelle sale cinematografiche cinesi. Ma purtoppo non senza vistosi tagli delle parti in cui si fa esplicito riferimento all’omosessualità di Freddie Mercury.

Lo stesso discorso di ringraziamento di Rami Malek (che ha impersonato Mercury nella pellicola di Bryan Singer) alla consegna dell’Oscar era stato sottoposto a censura: sul sito di video online Mango Tv non sono state infatti sottotitolate in cinese le parole in cui l’attore ha ricordato come il film fosse dedicato «a un uomo omosessuale».

La versione censurata della pellicola costituisce «un affronto» al frontman della band brittanica secondo Hua Zile, fondatore di VcLgbt, un gruppo social con oltre 1.000.000 di follower sulla piattaforma Weibo, che ha anche detto: «Per le persone omosessuali è estremamente deplorevole».

L'omosessualità non è più reato in Cina dal 1997, mentre nell’aprile 2001 è stata rimossa dalla lista dei «criteri della classificazione e diagnostica cinese dei disordini mentali». Ma ogni riferimento all'amore tra le persone dello stesso sesso resta bandito dagli schermi televisivi e dalle piattaforme di video online.

In ogni caso la versione censurata non ha impedito a Bohemian Rhapsody di raggiungere i primi cinque posti nella classifica dei film più visti in Cina la scorsa settimana. 

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Alle 11:30 Yuri Guaiana, Luigi Turri e Gabriele Piazzoni, a nome di All Out, Arci e Arcigay, hanno consegnato presso gli uffici della Provincia di Verona in Palazzo Capuleti le richieste di revoca dei patrocini istituzionali al Congresso mondiale delle Famiglie, che avrà luogo nella città scaligera dal 29 al 31 marzo.

Ben più di 143.000 le firme raccolte a seguito della petizione che, lanciata meno di un mese fa da All Out col sostegno di 29 associazioni nazionali e internazionali, ha contribuito, il 22 marzo, alla cancellazione del logo della presidenza del Consiglio dei ministri (in connessione col ritiro del relativo patrocinio) dal sito del World Congress of Families.

La consegna è avvenuta nel corso di un flash mob, sul cui valore così si è espresso Yuri Guaiana, Senior campaign manager di All Out: «Oltre a essere la sede di una delle istituzioni che hanno concesso il patrocinio al Congresso mondiale delle famiglie, questo luogo è anche altamente simbolico perché rappresenta l'emblema dell'inclusione. Di fianco a Palazzo Capuleti infatti si trovano la tomba di Giulietta e il Museo degli Affreschi, dove si celebrano le unioni civili».

Contemporaneamente alla consegna delle firme, raccolte in apposite scatole, le stesse sono state digitalmente inviate alla presidenza del Consiglio dei Ministri, al ministero per la Famiglia e le Disabilità, alla Regione Veneto e alla Regione Friuli-Venezia Giulia.

«Queste istituzioni – ha proseguito Yuri Guaiana – devono tener conto delle idee di tutti i cittadini: non possono rendersi parte e strumento di una campagna ideologica che tende a escludere. Con la loro decisione di patrocinare questo evento stanno trasmettendo un'immagine del nostro Paese, che non ci fa certo onore presso la comunità internazionale».

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In occasione della XIII° edizione del World Congress of Families, che si terrà a Verona dal 29 al 31 marzo, attiviste e attivisti nazionali e internazionali (provenienti daPolonia, Croazia, Stati Uniti e America Latina) si incontreranno e confronteranno, sabato 30 marzo, nella città scaligera. Dalle 9:00 alle 13:00 avrà infatti luogo, presso l'Accademia dell’Agricoltura, Lettere e Scienze (via del Leoncino, 6), il convegno Italia laica, Verona libera.

Organizzato daIppfen (International Plannede Parenthood FederationEuropean Network) - la più grande federazione mondiale non governativa che si occupa di salute produttiva e riproduttiva delle donne – in collaborazione con Uaar (Unione degli atei e degli agnostici razionalisti) e Rebel Network (Rete femminista per i diritti), l’evento convegnistico si configura come una risposta delle associazioni e movimenti a quel Congresso mondiale delle Famiglie, che accanto a relatrici e relatori, distintisi per posizioni misogine e omofobe, vedrà la presenza dei ministri Bussetti, Fontana e Salvini.

Necessaria, dunque, una «mobilitazione senza precedenti – come dichiarato dalle realtà organizzatrici del convegno - per denunciare una precisa strategia politica con una visione misogina della storia alle donne, che non risparmia i diritti di omosessuali, Lgbt e di qualsiasi forma di famiglia "non tradizionale".

Ultimo atto in ordine di tempo del disegno reazionario, fondamentalista e di destra che fa da cornice al Wcf di Verona, è di questi giorni: l'insidiosa proposta di legge della Lega che si propone di limitare gli effetti della legge 194 che regola l’aborto, introducendo il riconoscimento giuridico del concepito al fine di adozione, ovvero l'adozione del feto.

Il convegno Italia laica, Verona libera ha l'obiettivo di dare vita a uno spazio comune di unità e mobilitazione per tutta la società civile e i movimenti,per affrontare le sfide che ci attendono e per una mobilitazione civica che vada oltre Verona. L'iniziativa sarà ancheuna opportunità per costruire proposte concrete prima di partecipare al corteo organizzato da Nonunadimeno nel pomeriggio del 30 marzo».

verona libera programma

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Venerdì 22 marzo la 24enne transgender Lua Lamberti de Abreu ha discusso la tesi di master in Arti dello Spettacolo presso l'Università statale di Maringà. E lo ha fatto presentandosi in aula vestita da drag queen.

Lua ha spiegato di aver scelto un tale abbigliamento per difendere un'istruzione pubblica più sensibile alle differenze

Nella sua tesi, intitolata Pe-Drag-Ogia como modo de Tensionar/Inventar Territórios Educacionais Heterotópicos (Pe-drag-ogia come mezzo per sottolineare/inventare gli spazi educativi eterotopoci, ndr), la giovane ha considerato come generalmente le persone trans non siano benvenute negli spazi educativi sì da ritenersi necessaria una visione più inclusiva del sistema scolastico.

Relatrice e correlatrice della tesi sono state rispettivamente le docenti Eliane Maio e Roberta Stubs Parpinelli, anche grazie alla cui profonda sensibilità Lua è potuta diventare la prima donna transgender a conseguire una laurea magistrale presso l'Università statale di Maringà.

All'indomani della discussione della tesi la 24enne ha descritto su Facebook la sua gioia per essersi risvegliata da maestra "con i postumi di una sbornia felice e leggera" per concludere senza ironia: "A revolução é travesti!".

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