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Il sindaco di Bologna Virginio Merola ha deciso di conferire il Nettuno d’Oro a Franco Grillini, uno dei fondatori del contemporaneo movimento italiano di liberazione omosessuale, presidente di Gaynet nonché di Arcigay a livello onorario, direttore di Gaynews.

Conferito dal Comune ad aziende, cittadini, istituzioni, associazioni culturali che hanno onorato con la propria attività professionale e pubblica la città di Bologna, il prestigioso riconoscimento consiste nella riproduzione del Żigànt, come in dialetto bolognese viene indicata la statua bronzea del Nettuno che, opera del Giambologna e sovrastante la fontana omonima, è simbolo del capoluogo emiliano. 

Giunto alla 45° edizione, il premio è stato assegnato negli anni – per fare qualche esempio – a nomi dal calibro di Ruggero Raimondi, Piera Degli Esposti, Pupi Avati, Cesare Musatti, Norma Mascellani, Alberto Tomba, Alex Zanardi, Martina Grimaldi

La cerimonia di consegna avverrà, mercoledì 5 dicembre, alle 16:00, nella sala Rossa di Palazzo d’Accursio.

«Franco Grillini è stato un protagonista dei cambiamenti che sono avvenuti nella cultura e nella società italiana a proposito delle persone omosessuali – ha detto il sindaco Merola –. Da Bologna ha guidato con grande passione civile una lotta che non si è ancora esaurita, ha portato a importanti provvedimenti legislativi e ci ha resi più europei. Se non ci fosse stata la determinazione di Franco e di tanti altri e altre con lui, l’Italia sarebbe un Paese peggiore».

A Gaynews il suo direttore e fondatore ha affidato le prime dichiarazioni: «Continuo a essere molto emozionato e persino incredulo sin da quando mi hanno detto del conferimento. Credo che sia in riconoscimento di una vita politica nell’interesse del Paese, della città di Bologna, dei diritti civili e della collettività Lgbti

Nel ringraziare di tutto cuore il sindaco di Bologna Virginio Merola, vorrei invitare tutti coloro che mi sono stati accanto e che hanno condiviso la mia attività politica dagli anni '70 a essere presenti il 5 dicembre in Sala Rossa al Comue di Bologna. Perché questo rito si trasformi in una celebrazione collettiva per una storia che è stata mia ma anche di tutti coloro che hanno lottato con me per rendere l’Italia un Paese migliore e più civile al pari degli altri Paesi europei.

Proprio per questo mi piace ricordare il 28 giugno 1982 quando con grande felicità inaugurammo il Cassero di Porta Saragozza, prima sede che un Comune italiano dava in affitto a un’associazione Lgbti»

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Giunge alla 2° edizione il progetto We Test - Mettiamo la salute in circolo che, in occasione del 1° dicembre (Giornata mondiale di lotta contro l’Aids), è promosso da Arcigay, Arc Onlus, Arco - Associazione Ricreativa Circoli Omosessuali,  Asa - Associazione Solidarietà Aids Milano, Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, Ireos - Comunità queer autogestitaNps Italia Onlus, Nudi - Nessuno Uguale Diversi Insieme, Plus Onlus.

La conferenza stampa di presentazione si terrà, alle 11:00 di venerdì 30 novembre, a Roma presso la la Sala Azzurra della Federazione Nazionale della Stampa (Corso Vittorio Emanuele II, 349).

Oltre 15 le città coinvolte (Torino, Milano, Padova, Verona, Desenzano del Garda, Bologna, Rimini, Firenze, Roma, Napoli, Bari, Pescara, Senigallia, Catania, Cagliari, Palermo), dove a partire da dicembre sarà possibile effettuare, presso le sedi di diversi circoli e associazioni, il test rapido Hiv in forma anonima e in maniere del tutto gratuita. Saranno inoltre fornite informazioni essenziali sulla prevenzione e l’importanza dei test sulle Ist.

Con questa iniziativa si vuole appunto riportare al centro dell’attenzione l’importanza dei test su Hiv e infezioni sessualmente trasmesse. Test che, insieme al preservativo e alle altre strategie di prevenzione, è tra i principali alleati per una sessualità consapevole e sicura: conoscere la propria condizione di salute consente infatti di curarsi per tempo, vivere bene ed evitare la diffusione delle infezioni.

Raggiunto da Gaynews, Roberto Dartenuc, presidente di Arco, ha detto: «We Test mira a potenziare e a rendere continuative le esperienze di collaborazione già in essere fra le varie realtà promotrici con lo scopo di riaccendere i riflettori su un tema sempre più trascurato.

Sono contento che un tale impegno sinergico si espleterà soprattutto presso i circoli ricreativi, che restano luogo primario di socializzazione e informazione su sessualità, prevenzione, salute.

Mi auguro che, negli anni, cresca sempre più l’affiatamento e l’intesa tra le associazioni, che hanno a cuore il benessere e la formazione dei loro soci e socie».

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È morto stamani nella sua casa romana in via della Lungara Bernardo Bertolucci. Regista, sceneggiatore, produttore, il maestro parmense della settima arte aveva 77 anni.

Gaynews vuole ricordarlo attraverso le parole commosse di Giovanni Minerba, cofondatore del Torino Gay & Lesbian Film Festival (oggi noto come Lovers Film Festival - Torino LGBTQI Visions) e presidente della prestigiosa rassegna cinematografica.

Un breve incontro, l’ultimo, fu quello di qualche mese fa a Torino. Giusto il tempo per ringraziarti per quello che, con la solita saggezza, avevi detto durante l’incontro pubblico al Salone del libro e al Museo del Cinema con l’amico comune Luca Guadagnino. Ma soprattutto ringraziarti per il cinema che ci hai regalato

«Meditare è una delle esperienze più fantastiche dell’esistenza»: furono le tue ultime parole in quella occasione. Adesso te ne sei andato, lasciando un segno che resterà indelebile.

I tuoi capolavori da Il conformistaNovecento, Ultimo tango a Parigi, Il tè nel deserto, Piccolo Buddha fino a L'ultimo imperatore nessuno potrà mai dimenticarli. 

Il nostro primo “incontro” per me avvenne già con La commare secca: il tuo primo film. Forse perché arrivava da un’idea di Pier Paolo Pasolini, dal tuo vivere con lui, dalla tua prima rivoluzione o semplicemente perché era un bel film, che negli anni a venire riproposi in una delle retrospettive del TGLFF. 

Poi ci innamorammo di Partner, il tuo ’68, tanto che un po’ di anni dopo con Ottavio Mai decidemmo di dare lo stesso titolo a quello che fu il nostro ultimo film girato insieme: non si trattava del nostro ’68, ma poteva anche esserlo, perchè era parte della nostra vita, purtroppo anche della nostra rivoluzione.

Ciao Bernardo, ultimo grande Maestro!

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Nel decennale di fondazione si è tenuto a Milano, dal 23 al 25 novembre, il XII° Congresso dell’Associazione Radicale Certi Diritti.

Finalizzata sia a promuovere e tutelare i diritti civili sia a garantire a responsabilità e la libertà sessuale delle persone, l’organizzazione si pone tra i principali obiettivi il matrimonio tra persone dello stesso sesso, la riforma del diritto di famiglia, la depatologizzazione del transessualismo, la legge che permetta alle persone trans la rettifica dei dati anagrafici senza previo intervento di riassegnazione chirurgica del sesso, la lotta al proibizionismo criminogeno in materia di prostituzione, il blocco degli interventi chirurgici sui bambini intersex.

Intitolato Non possiamo aspettare i tempi del potere, il Congresso si è svolto presso l’Open Milano (in viale Montenero, 6) e l’Unità di Produzione (in via Andrea Cesalpino, 7).

Presso la Libreria Open si è inoltre tenuta la presentazione del volume collettaneo Il lungo inverno democratico nella Russia di Putin, che ha visto gli interventi di Anna Zafesova (sovietologa e giornalista de La Stampa), Lorena Villa (Fondazione Luigi Einaudi) e Yuri Guaiana, presidente di Certi Diritti nonché curatore della raccolta di saggi edita dalla Diderotiana.

Nel pomeriggio di ieri sono state infine rinnovate le cariche statutarie. Confermati rispettivamente quale presidente e segretario Yuri Guaiana e Leonardo Monaco. Eletti, invece, Claudio Uberti a tesoriere e Carlo Maresca a revisore dei conti.

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Anche quest’anno la Federazione Nazionale degli Ordini della Professione di Ostetrica ha aderito alla Giornata internazionale per l’eliminazone della violenza contro le donne.

Un’adesione, questa, che il Comitato centrale delle Federazione e le presidenti dei 68 Ordini provinciali e interprovinciali, riunite oggi in Consiglio Nazionale, hanno voluto scrivere anche simbolicamente nero su bianco tutto.

Per le ostetriche, che non solo lavorano a stretto contatto con le donne e per le donne ma hanno nella proprio mission professionale la promozione e la tutela della salute femminile, è drammatico continuare a leggere di un numero sempre crescente di femminicidi.

«Fatti di cronaca in cui le donne sono vittime di violenza da parte di uomini incapaci di stabilire relazioni serene prive di violenza verbale e/o fisica e psicologica – commentano all’unisono le componenti del Comitato centrale -. Le ostetriche sono e saranno sempre dalla parte delle donne con competenza, professionalità e preparazione in tutti i loro ambiti di intervento: ambulatori, ospedali, pronto soccorso, consultori.

L’impegno della Categoria potrà trovare ulteriore incremento grazie anche all’intesa che la Federazione sta definendo con quella dei Medici di Medicina Generale, affinché le ostetriche possano essere presenti negli studi dei medici di medicina di famiglia.

Oltre alle consuete attività di counselig sulla salute femminile, sull’importanza delle vaccinazioni, in particolare in gravidanza e contro Hpv, i rischi correlati all’uso di sostanze d’abuso, la presenza delle professioniste potrà essere un valido aiuto per intercettare episodi di violenza non denunciati.

Le ostetriche potranno quindi aiutare quelle donne indirizzandole ai Centri antiviolenza, per una presa in carico globale, non solo sanitaria ma anche legale e di protezione».

«Si tratta quindi di un impegno che rappresenta un altro tassello importante nella lotta quotidiana contro episodi che purtroppo non accennano a diminuire e che, – concludono le componenti del Comitato centrale della Federazione Nazionale degli Ordini della Professione di Ostetrica - assieme alle donne, fanno altre vittime: gli eventuali figli della coppia, sia se subiscono violenza fisica sia se sono testimoni di tali eventi».

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La maggioranza dei taiwanesi si è espressa contro la legalizzazione delle nozze tra persone dello stesso sesso in due referendum concorrenti, nei quali si sono sfidati favorevoli e contrari al matrimonio egualitario. 

Il quesito referendario sull’introduzione nel Codice Civile della definizione di matrimonio quale unione tra uomo e donna ha infatti raccolto 7.000.000 di voti a favore. Si è fermato invece a 6.000.000 il sostegno all’altro quesito sull’introduzione di una legge che permetta e protegga “l’unione permanente” tra persone dello stesso sesso.

Le consultazioni si sono svolte in contemporanea con le elezioni amministrative, tradottesi in una cocente sconfitta del partito al potere (Partito Democratico e Progressista) della presidente Tsai Ing-wen, che è stata costretta a dimettersi dalla guida della formazione politica.

Jennifer Lu, portavoce della Coalizione per l'uguaglianza davanti al matrimonio, si è detta rattristata dall'esito di «referendum assurdi» e ha accusato d'«incompetenza» il governo sulla questione dei diritti delle persone Lgbti.

È infatti noto come non sia mai stata applicata una sentenza della Corte Costituzionale che, risalente al 2017, sancisce l'introduzione del matrimonio egualitario nella Repubblica di Taiwan.

Il governo ha avvertito che il referendum non ha alcun effetto sull'applicazione di tale verdetto. Ma i militanti temono che le autorità ne approfittino per conculcare i diritti delle persone Lgbti. Di fatto il governo dovrà redigere, dopo il referendum, una legge per tradurre in pratica gli effetti del voto e, quindi, sottoporla al Parlamento

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«La base per restare all'interno di questo governo è la consapevolezza che il Movimento e la Lega sono due forze rigorosamente alternative. Non potrei rimanere se il percorso prevedesse un'alleanza futura. È solo questo che ci consente oggi di accettare provvedimenti che, se fossimo al governo, avremmo fatto diversamente». 

Così in un’intervista, rilasciata oggi a La Repubblica, Vincenzo Spadafora, deputato M5s e sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega alle Pari opportunità, spiega come le due forze politiche abbiano una visione completamente diversa in moltissimi ambiti

«Su molte cose - premette - non siamo solo noi a non ritrovarci. È il nostro stesso elettorato».

Già, perché per Spadafora non si è lottato abbastanza al riguardo a partire da temi come quelli toccati dal ddl Sicurezza. «Spesso abbiamo sacrificato a un interesse generale dei temi - soggiunge il sottosegretario - che potevano caratterizzare la nostra azione. E lo abbiamo fatto già dall'inizio, al momento della scrittura del contratto". 

Nello specifico, i diritti, ad esempio, "mancano del tutto. Penso ai diritti Lgbt, che vanno affrontati dal punto di vista legislativo e da quello culturale. Ma, se questo governo non farà passi avanti, posso garantire che non consentiremo passi indietro. Dico di più: esaurite le priorità del contratto, penso che l'anno prossimo il Parlamento possa lavorare in modo trasversale a una legge contro la transomofobia". 

Spadafora torna inoltre a parlare dell’accusa mossagli da un gruppo sparuto d’associazioni Lgbti in riferimento al Tavolo permanente che, istituito presso Palazzo Chigi, sarebbe una foglia di fico. 

«No, e le spiego perché – ribatte il sottosegretario –. Per le persone Lgbt si può fare molto a livello ministeriale, ed è per questo che ho istituito un tavolo a Palazzo Chigi, portando molte persone di quel mondo a riunirsi nella Sala Verde. I commessi non avevano mai visto nulla del genere. In più, io resto a favore delle adozioni omosessuali, ma sono consapevole di muovermi in un perimetro che mette un dito nell'occhio al mio caro amico Fontana, che è ministro della Famiglia e non la pensa come me. Mi turo il naso perché so che arriverà un momento in cui le nostre strade si separeranno".

Spadafora è tornato poi a parlare del ddl Pillon alla vigilia della Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne, che sarà caratterizzata a Roma da una manifestazione nazionale nel pomeriggio d’oggi.

"Così com'è non passerà mai - spiega il sottosegretario -. II modello di famiglia che propone non è solo in contrasto con quello che penso io e che pensa il Movimento, ma collide con la realtà. E io ho sempre pensato che la classe dirigente debba leggere la realtà e non cercare di riportarla indietro. Alcune di queste proposte vanno ben oltre quanto possiamo reggere e non vedranno la luce". 

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È nato oggi Possibile Lgbti+, il presidio del partito di Pippo Civati a sostegno della collettività arcobaleno e delle battaglie portate avanti dal movimento.

Si tratta, come spiegato dal portavoce nazionale Gianmarco Capogna, «di uno spazio aperto, intersezionale, transfemminista, queer per una discussione ed elaborazione condivisa e collettiva da costruire tutte e tutti insieme».

Il motivo sotteso a una tale istituzione è così chiarificato in una nota: «È stato fondato il presidio di Possibile per i diritti Lgbti. Il partito ha aperto i canali social per raccogliere segnalazioni e dare seguito alle battaglie già avviate.

Una società più inclusiva ha bisogno di un nuovo patto sociale di cittadinanza tra istituzioni e cittadini, che garantisca tutte le persone, non più discriminate o di "serie b" ma con uguali diritti, tutele e libertà, e titolari della piena opportunità di concorrere, come comunità, allo sviluppo del nostro Paese.

Purtroppo, al momento non è così: si registra invece una crescita dei fenomeni di odio, sessismo e razzismo che rendono urgente e non più rinviabile un'azione culturale e legislativa».

Contattato da Gaynews, Gianmarco Capogna ha così indicato i prossimi passi da intraprendere: «Sosterremo le battaglie storiche del movimento: dalla legge contro omobitransfobia al matrimonio egualitario, dalla riforma del diritto di famiglia al superamento dei vincoli che escludono cittadine e cittadini dalla fecondazione assistita.

Lotteremo contro le discriminazioni nello sport e avremo una particolare attenzione verso le persone in transizione che sono state ignorate e dimenticate per troppi anni dalla politica. Siamo consapevoli che in questi temi bui, di fronte alla destra reazionaria, è necessario rispondere coi colori dell'arcobaleno, con l'orgoglio, con la Resistenza.

Siamo al lavoro a un manifesto dei diritti che metta insieme l’elaborazione di questi anni e che andremo a discutere con le associazioni e il movimento tutto. Inoltre in vista delle europee abbiamo aperto un confronto con altre realtà politiche Lgbti di partiti europei, come Génération.s in Francia, perchè crediamo che sia necessario lanciare campagne transnazionali per i diritti delle persone Lgbti».

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Un comunicato dai toni fermi è stato diramato, nel primo pomeriggio d’ieri, a dieci giorni dalla prima riunione del Tavolo di consultazione permanente per la promozione dei diritti e la tutela delle persone Lgbti, presieduto dal sottosegretario della presidenza del Consiglio con delega alle Pari Opportunità Vincenzo Spadafora

Comunicato che è stato controfirmato da 10 delle 48 associazioni costituenti il Tavolo (Certi Diritti, Circolo di Cultura omosessuale Mario Mieli, Coordinamento Torino Pride, Di' Gay Project, Edge, Famiglie Arcobaleno, Iglbt, P.o.st. – Pensare oltre gli stereotipi, Rete Genitori Rainbow, Stonewall Glbt Siracusa), da 4 delle 43 ammesse a gruppi di lavoro su tematiche specifiche a supporto del Tavolo (Arcigay Palermo, Arcigay Salerno, Arcigay, Siracusa, Omphalos Lgbti), da 1 in qualità di osservatore (Alfi) e da altre 3, esterne ai nominativi ufficiali allegati al decreto governativo ma sostenitrici dell’appello, ossia Arc Onlus, Coordinamento Liguria Rainbow, Palermo Pride. Per un totale di 18 realtà firmatarie.

Chiarendo senza giri di parole, sin dal titolo del comunicato, che «i tavoli servono quando a questi seguono i fatti», viene affermato come sia «sicuramente positiva» l'intenzione di avviare politiche di contrasto alla discriminazione per orientamento sessuale o identità di genere «a partire dai luoghi di lavoro. È opportuno, tuttavia, ricordare al governo che tutte le discriminazioni prosperano se politica e istituzioni danno spazio e sponde». 

Le associazioni firmatarie hanno quindi rilevato: «Il clima ostile nei confronti delle persone Lgbt va di pari passo con gli attacchi alle libertà della donna, come dimostra il disegno di legge Pillon sull'affido dei bambini in caso di divorzio, e ai diritti dei migranti, come dimostra il varo del decreto sicurezza e il vergognoso sgombero del centro Baobab a Roma avvenuto proprio qualche ora prima che il governo si sedesse al tavolo con le associazioni».

Contraddizioni diventate «ancora più evidenti» con la nomina di Stefania Pucciarelli (alla presidenza della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani del Senato), «che invoca ruspe contro i migranti e si dice favorevole alla 'famiglia naturale e tradizionale'» e del senatore Simone Pillon, a vicepresidente della Commissione bicamerale infanzia e adolescenza, «da dove potrà continuare a insultare le famiglie arcobaleno e a ignorare il bullismo omofobico nelle scuole come ha sempre fatto, in questo non diverso dal ministro per la famiglia Lorenzo Fontana».

«Se questo tavolo può influire nei fatti alle posizioni di governo e maggioranza su questi temi ben venga, se deve essere un paravento a nascondere la deriva autoritaria in atto meglio sospendere il confronto» concludono le associazioni, che chiedono, tra l'altro, a Palazzo Chigi se si intende ritirare il ddl Pillon e il ddl Sicurezza e se si è disposti ad avviare l'iter legislativo per l'istituzione di una autorità indipendente per la tutela e la promozione dei diritti umani «come da impegni Onu».

Comunicato cui, nel pomeriggio d’ieri, ha fatto eco la lettera aperta che Il Grande Colibrì (una delle 48 associazioni costituenti il tavolo) ha indirizzato alle associazioni. In essa, dopo alcuni passaggi preambolici, viene affermato: «Per prima cosa, ci sembra opportuno un chiarimento sulla natura del tavolo, ancora avvolta da incoerenze e da un’ambiguità che impedisce una chiara identificazione di finalità, modalità, potenzialità e limiti, rischiando di rendere il tavolo inefficace o addirittura controproducente. In base a tale chiarimento, riteniamo che le associazioni debbano individuare una linea d’azione comune e delle proposte comuni.

Se lon. Spadafora rappresenta il governo (come sembra suggerire quando sottolinea l’ufficialità dell’istituzione e della sede del Tavolo Lgbt), proponiamo alle associazioni di confrontarsi, ancor prima che sulle azioni proposte, sul sostanziale rifiuto del sottosegretario di rendere conto delle posizioni di altri esponenti del governo stesso e sulla sua richiesta di accettare un accordo partitico (il cosiddetto “contratto di governo”) come limite a un confronto istituzionale.

Se l’on. Spadafora rappresenta il MoVimento 5 Stelle (come sembra suggerire quando presenta le azioni come praticamente in contrapposizione con le posizioni della Lega), proponiamo alle associazioni di confrontarsi, ancor prima che sulle azioni proposte, sull’opportunità dell’esistenza stessa del tavolo e sul rifiuto dell’esponente del M5S di rendere conto delle scelte del suo partito.

Se l’on. Spadafora rappresenta essenzialmente solo sé stesso (come sembra suggerire quando sottolinea come possa disporre liberamente dei fondi quasi nonostante la maggioranza a cui appartiene e come traspare dalla sua distanza dalle posizioni tanto del suo governo quanto del suo partito), proponiamo alle associazioni di confrontarsi sull’opportunità dell’intera operazione e di individuare una serie di proposte minime inderogabili comuni, partendo da una prospettiva nettamente intersezionale (necessaria di fronte alla xenofobia istituzionalizzata dal governo) ed evitando che ogni realtà porti al tavolo istanze che siano o che appaiono come particolari».

Nella serata d’ieri è infine arrivata la risposta di Vincenzo Spadafora.

«Sono solo in parte stupito - così il sottosegretario - del comunicato di alcune Associazioni Lgbt che hanno partecipato al Tavolo di consultazione permanente per la promozione dei diritti e la tutela delle persone Lgbt, da me istituito e riunitosi lo scorso 13 novembre a Palazzo Chigi. Hanno aderito ben 91 Associazioni dimostrando interesse ad avviare una interlocuzione su cose concrete che toccano migliaia di persone ogni giorno. Temo che alcune associazioni preferiscano strumentalizzare la funzione del Tavolo per possibili altri fini; se così fosse, sarei io ad auspicare che queste associazioni non partecipino al Tavolo»

Spadafora ha quindi precisato: «Ho voluto il Tavolo, pur consapevole delle differenti sensibilità che su questi temi esistono all’interno del Governo; ho ascoltato con attenzione le indicazioni e i contributi di tutti, condividendo le esigenze e le testimonianze di chi ogni giorno vive sulla propria pelle mille difficoltà; ho proposto le prime azioni concrete e individuato risorse certe per realizzarle; ho avviato un raccordo con gli altri ministeri e con tutte le realtà sulla base delle richieste che mi sono state sottoposte dai partecipanti al tavolo. Per dovere istituzionale e per formazione personale, lavoro sempre per il dialogo e il confronto con tutti. Ed è ciò che continuerò a fare con quanti vorranno rimanere al Tavolo.

Accetto sempre le critiche e condivido alcune preoccupazioni contenute nel comunicato delle associazioni; preoccupazioni che non solo ho fatto mie durante la recente riunione ma che ho confermato prendendo anche posizioni pubbliche chiare, nonché partecipando a due iniziative su invito di associazioni importanti del mondo Lgbt. Ho molto a cuore i diritti e le condizioni di vita delle persone Lgbt, mi interessano molto meno la visibilità che cercano alcune sigle, peraltro in contrasto tra loro (come è emerso chiaramente anche durante i lavori del Tavolo) rendendo così meno efficace la loro azione.

Il mio lavoro continua e lo valuteremo insieme nei prossimi mesi. Aspetto, chi vorrà, il 22 gennaio 2019 a Palazzo Chigi per la prossima riunione del Tavolo».

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Sarà presentato il 3 dicembre a Roma, presso Cappella Orsini (via di Grotta Pinta, 21), il volume collettaneo Infami macchie. Sessualità maschili e indisciplina in età moderna.

A intervenire, oltre al padrone di casa Roberto Lucifero, Vincenzo Lavenia (professore associato di Storia moderna, Università degli studi di Bologna), Vincenzo Lagioia (assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Storia Culture Civiltà, Università degli studi di Bologna), la senatrice Monica Cirinnà (Pd), il deputato Ivan Scalfarotto (Pd). Modererà il dibattito il caporedattore di Gaynews Francesco Lepore.

Curato da Fernanda Alfieri e Vincenzo Lagioia, Infami Macchie si compone di sei contributi, redatti da storici del mondo accademico nazionale sulla base di un ampio materiale documentale proveniente da archivi italiani ed europei.

Essi consegnano al pubblico di lettori, non solo specializzati del settore, pagine interessanti di indagine sui sui modi in cui la sessualità, nei secoli dell’era moderna, si è espressa o spesso si è repressa. Storia sociale e storia religiosa. Ma anche storia di genere che analizza, attraverso le carte processuali, l’identità maschile nella sua formazione e nel suo modo d’essere.

Dalle prediche del santo domenicano Vincenzo Ferreri, caratterizzate dalle retoriche narrative richiamanti il disciplinamento dei costumi e accompagnate dalle pratiche odiose del fuoco purificatore che tocca e annienta le vite di sodomiti senza nome, alle molestie criminali del confessore e teologo del granduca Ferdinando I de’ Medici.

Saggi che rivelano con estrema attualità le pratiche di controllo sulle vite di uomini e donne ai quali non viene data altra possibilità d’essere che quella richiesta dalla società nel suo bacio con la religione. Vite e ruoli di persone che, in base al ceto, ricevono trattamenti più o meno tutelanti rispetto ai crimini commessi.

Ancora una volta l’attualità è stringente. Coprire per non punire il reo. Interessante appare la modalità attraverso la quale si ingaggia una resistenza verso il potere costituito attraverso il racconto licenzioso e sovversivo che coinvolge addirittura i progenitori Adamo ed Eva. Quale fu il peccato commesso da loro?

Un ambasciatore omosessuale bloccato nella sua carriera diplomatica a motivo di una fama evidentemente considerata cattiva e strumentalizzata politicamente. Ancora, il racconto di vicende riguardanti due religiosi indisciplinati che male sopportano il celibato e le sue regole ferree che trasgrediscono attraverso pensieri e pratiche licenziose.

Gli autori dei saggi, nella messa in scena delle diverse storie, permettono al lettore di entrare in un mondo che, se da un lato appare cronologicamente distante, dall’altro ci riporta al centro della dimensione problematica di una sessualità spesso non vissuta. I temi, quindi, che in qualche modo si richiamano nelle pagine di ricca documentazione, sono quelli di una sessuofobia e omofobia diffusa come pure quelli di pratiche sessuali lesive verso persone più deboli per età e per posizione sociale.

Un libro che permette di discutere di temi diversi e attuali in una prospettiva seria di indagine storiografica. Indagine che aiuta maggiormente a non dimenticare ciò che la pratica sistematica di repressione dei sentimenti, delle emozioni e delle sessualità può comportare.

Se in piena epoca moderna il peccato, considerato tale, della sodomia o di una sessualità non disciplinata secondo i canoni sociali e religiosi, costituiva reato, ancora oggi nella contemporaneità le forme, in cui l’identità si esprime attraverso i suoi modi, costituisce peccato e, in molti Paesi, reato.

Un libro che ci aiuta a non dimenticare ciò che è stato e ciò che ancora è.  

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