Francesco Lepore

Francesco Lepore

Si terrà nel pomeriggio a Roma il convegno Italia e Diritti Lgbti nel mondo. Un anno di applicazione della legge sulle unioni civili, organizzato da Globe-MAE, Rete dei dipendenti Lgbti del ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale.

Un evento che si muoverà su due binari. In primo luogo, il ruolo riconosciuto dalla cosiddetta legge Cirinnà al Ministero con riferimento alle unioni civili celebrate presso ambasciate e consolati all’estero. Aspetto, questo, strettamente disciplinare sul quale si farà il punto. Poi gli obiettivi che il Globe-MAE, attualmente composto da circa 60 iscritti, si propone in difesa dei diritti umani e civili delle persone Lgbti viventi all’estero.

Abbiamo perciò raggiunto Carmelo Barbarello, componente del direttivo di Globe-MAE. Classe 1969, Barbarello è stato ambasciatore d’Italia in Nuova Zelanda dal 2014 al 2016. Attualmente è responsabile dell’Ufficio V della direzione generale per la Mondializzazione e gli Affari globali della Farnesina.

Il suo può considerarsi un caso da manuale in riferimento al matrimonio contratto con Javier Barca nel 2012 in Argentina. Ed ecco il perché.

Consigliere Barbarello, che cosa è successo esattamente cinque anni fa?

Nel 2012 ho contratto matrimonio a Buenos Aires con Javier  presso il Consolato spagnolo. In vista del mio trasferimento in India avevo chiesto al Ministero di riconoscere il mio matrimonio celebrato secondo la legge spagnola.

Perché una tale richiesta all’epoca “insolita”?  

Due i motivi. Innanzitutto, l’emissione del passaporto diplomatico per Javier e la corresponsione di un’integrazione della mia indennità di sede estera. Perché, giova ricordarlo, i diplomatici quando vanno all’estero hanno al seguito il coniuge al carico e hanno dunque diritto a un’integrazione. Modo, questo. per compensare il non lavoro del componente della famiglia che accompagna il funzionario diplomatico. Considerando che per garantire l’unità familiare si lascia l’occupazione e ci si trasferisce da un Paese all’altro, viene appunto riconosciuta una tale integrazione.

Quale fu la risposta della Farnesina?

Alle due richieste, sia quella economica sia quella relativa al passaporto, fu detto di no. All’epoca il matrimonio celebrato secondo un ordinamento civile fra due persone dello stesso sesso non era riconosciuto in Italia. Feci allora ricorso soltanto in merito al diniego del rilascio del passaporto diplomatico, preferendo comunque soffermarmi sulla questione sicurezza del coniuge. Andando in India, ritenni che c’erano le condizioni per fare una tale istanza. Quando appunto mi fu detto di no, feci ricorso al Tar del Lazio che, in via provvisoria, mi diede ragione, imponendo alMministero di rilasciare il passaporto diplomatico. Cosa che effettivamente fu fatta non senza difficoltà.

In che senso?

Il Ministero tardò per mesi e mi costrinse a una formale richiesta d’ottemperanza di quanto disposto dal Tar. Fu quindi rilasciato il passaporto diplomatico ma il Tar successivamente con giudizio definitivo diede ragione al Ministero. Per cui il Ministero, questa volta immediatamente, ritirò il passaporto diplomatico col rischio di essere in India senza una tale protezione. Nel frattempo, col cambio di governo, fu nominata a capo della Farnesina Emma Bonino la quale decise in autonomia di rilasciare comunque il passaporto diplomatico. Anche perché nel frattempo si era costituito il gruppo dei funzionari Lgbti del ministero degli Affari Esteri o Globe-MAE.

Un caso davvero da manuale, dunque, il suo...

In realtò posso dire di sì. Il mio si configurò davvero come un caso precursore, che avrebbe fatto da apripista a tante coppie di colleghi. Insomma, il combinato, disposto dall’arrivo al Ministero di Emma Bonino e da un’azione di lobby condotta dall’associazione, ha portato al rilascio del passaporto diplomatico nel 2013. Bisogna dire che poi, anche grazie all’azione del Globe-MAE riuscimmo ad avere un nuovo decreto del Ministero per la disciplina del rilascio del passaporto diplomatico a favore dei membri della famiglia dei funzionari all’estero, che includeva a quel punto i componenti del nucleo familiare. Poi con l’arrivo della legge sulle unioni civili quello che prima era un atto eccezionale è divenuto fortunatamente di prassi.

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«Sono preoccupato di questo nuovo divieto che è la manifestazione dei continui passi indietro nel campo della protezione dei diritti umani in Turchia e della crescente intolleranza verso le persone Lgbti da parte delle autorità turche». Così Nils Muižnieks, Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, ha criticato in un duro comunicato la decisione del 19 novembre con cui il governatore di Ankara Ercan Topaka ha proibito a tempo indeterminato ogni manifestazione Lgbti nella città metropolitana e nell’omonima provincia.

«Un tale divieto generalizzato – come rilevato nella nota ufficiale - non tiene chiaramente conto degli obblighi internazionali della Turchia in materia di diritti umani ai sensi, soprattutti, della Convenzione europea sui diritti umani. Il fatto che un evento possa disturbare o offendere alcune persone non può in alcun caso servire come giustificazione per limitare i legittimi diritti alla libertà di espressione, alla libertà di associazione e alla libertà di riunione pacifica delle persone Lgbti. Senza contare il diritto dell'intera popolazione di Ankara a essere informata sulle questioni Lgbti».

Nils Muižnieks ha infine chiesto un intervento delle autorità centrali turche perché garantiscano che «le amministrazioni decentrate rispettino le norme sui diritti umani e che questa deplorevole decisione dell'ufficio del governatore di Ankara venga immediatamente annullata».

 

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Francesco Napoli è il nuovo presidente del comitato provinciale di Arcigay Salerno. Succede così alla consigliera nazionale Ottavia Voza, che si è spesa in questi anni nella lotta contro le discriminazioni sul territorio locale. Avvenuta sabato 18 novembre, l’elezione ha visto altresì il rinnovo dell’intero direttivo. Per saperne di più, abbiamo raggiunto telefonicamente Francesco Napoli.

Neo presidente di Arcigay Salerno. Te lo aspettavi?

Come molti sanno il mio impegno nel comitato territoriale inizia nel 2010 quando insieme ad altri abbiamo deciso di ridare vita ad un presidio locale di tutela dei diritti delle persone Lgbti. Nel tempo il mio impegno è proseguito e prosegue in Consiglio Nazionale. Dunque dare la mia disponibilità alla presidenza in questa fase di rinnovamento è stata frutto, da un lato, della continuità del mio impegno e, dall'altro, dell'entusiasmo di innovare quanto è stato fatto fin qui prima di me.

La mia esperienza nell'associazionismo e nel volontariato mi porta a leggere questo momento come una fase storica in cui serve coraggio, determinazione, strumenti e idee chiare. Credo di poter interpretare questa responsabilità al meglio soprattutto con una squadra di amiche e amici, alcuni anche molto giovani, che saprà dare tanto per Arcigay e per Salerno.

Il tuo mandato si porrà in continuità col precedente?

Certamente ci sono note di continuità. Ma, come ovvio, anche note di profonda diversità, fosse solo per esperienza e carattere personale. Chi mi ha preceduto ha dato davvero tanto al nostro territorio. Tuttavia credo che questa fase imponga uno slancio politico e culturale. Una presa di parola radicale e coraggiosa, forse diversa da quanto è stato fatto fin qui. Il mio approccio è sempre stato quello di inquadrare le questioni delle comunità Lgbti dentro il più ampio quadro delle questioni politiche, culturali ed economiche dei contesti. Un approccio intersezionale, se vogliamo, che deve tenere conto e costruire alleanze fondate su una lotta alle precarietà, tutte le precarietà. Solo in questo modo, credo, si potranno ottenere successi come quelli ottenuti oramai molti decenni addietro dalla comunità Lgbti italiana ed internazionale.

Penso alle questioni del lavoro, al diritto alla salute, alla difesa della scuola pubblica e dell'accesso all'università, all'ambiente e alla legalità. Penso al tema dei migranti e dei lavoratori stranieri, tema molto sentito nel nostro territorio. Arcigay Salerno deve costruire alleanze con tutto quel tessuto sociale e culturale alternativo ai meccanismi e a logiche troppo cristallizzate e che, forse, è tempo di ridefinire dentro il dibattito pubblico

Qual è la situazione delle persone Lgbti nel Salernitano?

La provincia di Salerno è un territorio vasto e complesso, caratterizzato da pochi grandi centri e da ampi territori fatti di piccoli e piccolissimi comuni, spesso lontani e isolati socialmente, culturalmente e geograficamente. Questo determina condizioni di grande sofferenza per le persone Lgbti che vivono quei contesti. Omofobia e bullismo omofobico sono una vera piaga, nelle scuole e nei contesti di lavoro, anche nei centri urbani più grandi e forse socialmente più evoluti. A questo si aggiunga la condizione di vita delle persone transessuali: anche in questo caso abbiamo criticità e urgenze da affrontare a partire dai servizi, dal lavoro e dall'incisione sociale e culturale. Di fatto la priorità in questo momento credo siano i contesti scolastici e aggregativi. Da lì si deve partire per costruire una comunità più sana per il futuro.

Quali saranno le tue priorità come presidente?

Le priorità, come abbiamo anche esplicitato nella nostra mozione, "L'alternativa delle uguaglianze", sarà l'attenzione alle socie e ai soci, ragazze e ragazzi, giovani e meno giovani. Un’associazione è tale se rispetta il mandato statutario nei confronti dei propri associati. Dunque potenziamento dei servizi dedicati alle persone Lgbti tra cui lo sportello psicologico, già operativo ma da ampliare, lo sportello legale e lo sportello migranti. Sono i servizi che ritengo prioritari. Poi bisognerà potenziare i percorsi formativi, anche questi già in essere, anche con l'ipotesi di avere a Salerno una formazione regionale e interregionale di Arcigay. Questa esperienza è già stata fatta con successo e ritengo che vada replicata nel breve. Sul versante dell'impegno politico dell'associazione bisognerà sicuramente convocare una conferenza per condividere percorsi di rivendicazione di diritti e dignità con tutte le associazioni del territorio che vorranno partecipare. Penso alle associazioni studentesche, al circuito di Libera, di Legambiente, Arci, laboratori politici e culturali, associazioni universitarie e mondo della cooperazione. In questo senso credo che sia importante anche una apertura al mondo dell'impresa e del profit dove sappiamo esserci imprenditrici ed imprenditori di grande valore che potrebbero dare un contributo a questo percorso. Dobbiamo poi affrontare contestualmente il tema dell'accesso ai servizi e alla carriera alias per le persone trans.

Credo sia importante spingere per ottenere un protocollo con i servizi sanitari territoriali, ospedali compresi, per dare dignità e diritti alle persone trans che dovessero affrontare per tante ragioni percorsi ospedalieri e/o ambulatoriali. Lo stesso vale per l'accesso all'università con la richiesta di ratificare la possibilità del libretto alias, cosa per la quale siamo una delle ultime università in Italia a non averlo ancora fatto. Sempre sul tema dei servizi, visto che siamo anche a ridosso del primo dicembre, giornata mondiale di contrasto all'Hiv/Aids, il comitato continuerà la battaglia già intrapresa da qualche anno, per capire ed ottenere chiarezza sull'accesso ai servizi dedicati alle persone sieropositive. Un tema grande visto l'aumento delle infezioni. Su questo un impegno chiaro sento di poterlo e doverlo prendere: dobbiamo assolutamente potenziare gli spazi di informazione e sensibilizzazione delle nuove generazioni che sembrano davvero molto a rischio soprattutto a causa della scarsità di informazioni e consapevolezze.

Di contro alle offensive genderiste dei gruppi cattolici come pensi di regolarti?

Credo che rispetto a questo tema dovremmo armarci di pazienza e intelligenza. Di fatto queste idee sono largamente minoritarie sia nel sentire comune che all'interno del mondo laico cattolico. Talvolta siamo anche noi, forse ingenuamente, a dare visibilità a queste idee quando, nel divulgare e dare visibilità al nostro dissenso e alle nostre contrarietà, di fatto offriamo a queste idee uno spazio di visibilità e diffusione che altrimenti non avrebbero. Questo sul piano della comunicazione. Su altri piani, credo che il miglior modo per contrastarne la diffusione sia lavorare per una comunità più sana, più consapevole, più inclusiva.

Credo che dovremo affrontare difficoltà nel mondo della scuola, cosa che sta già avvenendo, ma è proprio lì che ci giochiamo la partita delle uguaglianze. Una associazione sana e consapevole dialoga con tutti quelli con cui è possibile dialogare: sicuramente no ad un dialogo con gruppi oltranzisti, fascisti, razzisti, ma sicuramente disponibilità a dialogare con quanti, anche nella chiesa cattolica, abbiano idee di rispetto della dignità e dei diritti. Non sono molti, ma probabilmente ci sono.

Un Pride a Salerno per il prossimo anno?

Sì, un Pride a Salerno già nella primavera del 2018. È uno degli obiettivi che ho posto nell'accettare questo mandato. Sarà una festa per i diritti e le libertà; una festa per dare visibilità e voce alle nostre vite e ai nostri affetti. Sarà una festa che condivideremo con tutte e tutti quanti vorranno animare il Pride e riempirlo di contenuti. Sarà un Pride del lavoro e dei migranti, delle donne e delle famiglie arcobaleno, degli studenti e degli anziani, delle persone che portano una fragilità e di quanti si sentono esclusi e messi al margine. Un Pride per la legalità e la tutela dell'ambiente e del benessere nelle nostre periferie e città. Insomma cercheremo di incarnare lo spirito di rivendicazione dello spazio pubblico che ha dato vita a questa manifestazione quasi cinquanta anni fa. Faremo memoria, come sempre, di quel momento, proiettandoci i nell'attualità delle questioni di vita emergenti per tutte e tutti.

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Con un tweet Ercan Topaka, governatore di Ankara, ha annunciato nelle scorse ore il divieto a tempo indeterminato di ogni manifestazione cinematografica e artistica organizzata da gruppi Lgbti. Divieto che, interessante la città metropolitana e l’omonima provincia, è stato formalizzato attraverso un comunicato pubblicato sul sito del Governatorato. Il motivo? Il rispetto delle diverse sensibilità e la prevenzione di possibili atti dettati da odio e ostilità nei riguardi di eventi non accettati da parte della popolazione turca.

Utilizzato, dunque, ancora una volta la motivazione speciosa della pubblica sicurezza, cui era ricorso anche il governatore di Istanbul per reprimere il Pride del 24 giugno scorso.

Le associazioni turche Pink Life e Kaos Gl hanno denunciato il carattere palesemente discriminatorio di espressioni presenti nel comunicato come “tutela della moralità”, “sensibilità sociali”, “pubblica sicurezza”, “protezione dei diritti e delle libertà di altre persone". Hanno inoltre rimarcato come il divieto del 18 novembre violi gli articoli 10 (sull’uguaglianza) e 26 (sulla libertà di parola) della Costituzione turca.

La presa d’atto di Ercan Topaka è l’ultimo episodio d’un’escalation di reazioni governative anti-Lgbti.

Solo alcuni giorni fa il presidente Recep Tayyip Erdoğan aveva attaccato il proposito preso dell’amministrazione municipale di Nilüfer, retta da un esponente del Partito Repubblicano del Popolo (Chp), di voler raggiungere nei comitati di quartiere la percentuale di un terzo di donne, un terzo di giovani, un quinto di persone disabili e un quinto di componenti della collettività Lgbti. Dichiarazioni liquidate come riprova di un’offensiva ai «valori della nostra nazione».

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Nel pomeriggio di oggi, vigilia del Transgender Day of Remembrance o TDoR, si è tenuto a Roma in Largo dei Lombardi un evento tanto informativo sul tema dell’identità di genere quanto commemorativo delle vittime di transfobia. A organizzarlo il Coordinamento Lazio Trans (CoLT) che ha altresì presentato l’installazione d’arte dal titolo Le pagine che non ho scritto, creata dall’artista Valeria Catania

Presenti alcuni consiglieri regionali, esponenti dell'associazionismo romano e, soprattutto, del Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli. Come dichiarato da Cristina Leo, portavoce del CoLT, l'evento è stato particolarmente dedicato «alla ragazza trans assassinata a Roma. Vorremmo donare a questa ragazza morta in solitudine, un pensiero ed una lacrima, per non dimenticarla e per non dimenticare le 325 persone trans uccise nel mondo in questo funesto 2017».

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Ricorre quest’anno il decimo anniversario di fondazione di Avvocatura per i Diritti Lgbti – Rete Lenford. Un’associazione che, grazie alla visione pioneristica e lungimirante di Antonio Rotelli, Francesco Bilotta e Saveria Ricci, ha contribuito all’ottenimento d’importanti traguardi per le persone lesbiche, gay, bisessuali, transessuali e intersessuali in Italia. Un’associazione che, anche grazie all'oculata presidenza di Maria Grazia Sangalli, è altresì cresciuta a vista d’occhio (al momento sono circa 180, tra soci e aderenti, i componenti) imponendosi per la propria autorevolezza sullo scenario giuridico nazionale soprattutto nel contrasto alle dicriminazioni.

Il 1° dicembre Rete Lenford celebrerà i primi due lustri di attività col convegno Dieci anni di avvocatura Lgbti. Le conquiste e le prospetttive. Sede dell’incontro Palazzo Vecchio a Firenze, laddove, cioè, nacque l’associazione prima che la sede operativa fosse trasferita a Bergamo nel 2009.

Ad aprire i lavori convegnistici Francesco Bilotta, ricercatore di Diritto privato presso l’Università di Udine, che terrà una laudatio in memoriam di Stefano Rodotà. Cinque i relatori, i cui interventi di natura squisitamente giuridica saranno preceduti dalla testimonianza di chi s’è pubblicamente impegnato nello specifico ambito di volta in volta trattato: Claudio Rossi Marcelli introdurrà la relazione di Susanna Lollini, Camilla Vivian quella di Maria Acierno, Ivan Cotroneo quella di Antonio Rotelli, Lyas Laamari quella di Cristina Franchini e Diego Passoni di quella di Luciana Goisis.

Sul significato di un tale convegno, patrocinato dal Comune di Firenze, dalla Regione Toscana e dall’Università degli studi di Udine, così s’è espresso ai nostri microfoni il penalista Stefano Chinotti, coordinatore del comitato scientifico dell’associazione: «Il decennale dalla fondazione di Avvocatura per i Diritti Lgbti – Rete Lenford costituirà senza dubbio un’occasione per celebrare i risultati che si è riusciti a raggiungere in questi dieci anni ma anche un momento di riflessione su quello che ancora manca.

Le legge sulle unioni civili ha certamente contribuito a riconoscere visibilità a una realtà, quella delle coppie omoaffettive, fino ad allora, di fatto, ignorata dal legislatore ma anche da ampi settori della società civile. Resta ancora molto da fare in tema di riconoscimento dell’omogenitorialità e della lotta contro i crimini d’odio. Il nostro obiettivo primario resta sempre e comunque quello del matrimonio egualitario.

Al convegno di Firenze si parlerà, dunque, di questi argomenti in una prospettiva più orientata sul da farsi piuttosto che sul già fatto».

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Abbracci, lacrime, danze. Così al Prince Alfred Park di Sydney attivisti e sostenitori dei diritti delle persone Lgbti hanno accolto il risultato del sondaggio governativo sul matrimonio egualitario. Dei 12,7 milioni di australiani che hanno preso parte all'indagine governativa, il 61,6% ha votato sì e il 38,4% ha votato no. Una partecipazione, dunque, molto elevata: ha infatti aderito con voto postale con il 79,5% degli aventi diritto.

Per il primo ministro conservatore Malcolm Turnbull il verdetto referendario è «inequivocabile e praticamente unanime». Come tale dovrà diventare legge «entro Natale». Di per sé l’indagine governativa non è vincolante. Ma il Parlamento australiano non potrà non tenerne conto.

Il messaggio del premier durante una conferenza stampa a Canberra è sembrato soprattutto rivolto ai suoi compagni di partito. Gli australiani «hanno votato si per l'equità, per l'impegno e per l'amore. Ora spetta a noi fare il lavoro che ci hanno chiesto di fare». L'alto tasso di affluenza e il risultato referendario sono stati un rimprovero per i politici più conservatori dell'Australia. Molti di essi hanno infatti visto la maggioranza dei propri elettori sostenere il matrimonio egualitario.

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In occasione del TDoR o Transgender Day of Remembrance, fissato al 20 novembre per fare memoria attiva delle vittime di transfobia, si terranno in alcune città d’Italia varie celebrazioni. Tra queste sono da menzionare le due Trans Freedom March che avranno luogo sabato 18 a Napoli e Torino.

Ma quest’anno è da segnalare in maniera particolare anche Roma che, insieme con la tradizionale accensione di candele commemorative a Termini, vedrà altri importanti eventi. Un programma che, frutto dell’efficace collaborazione tra il Coordinamento Lazio Trans e il Circolo di Cultura omosessuale Mario Mieli, sarà soprattutto caratterizzato dal ricordo della giovane donna transgender uccisa il 10 novembre all’Eur.

Per saperne di più abbiamo raggiunto Cristina Leo, portavoce del Coordinamento.

Si avvicina la giornata del TDoR. A distanza di anni dalla prima celebrazione è sempre attuale una tale commemorazione?

Il Transgender Day of Remembrance, giornata in cui si ricordano le vittime della violenza transfobica, si commemora dal 1999. Il senso di questa commemorazione è sempre tristemente attuale. Pochi giorni fa è stata assassinata qui a Roma una giovane ragazza trans. E quest'anno le persone trans vittime di omicidi nel mondo sono state 325, molte di più del 2016.

Hai parlato di un aumento di casi di delitti a carattere transfobico. Con riferimento al Lazio quante sono state le vittime nell’ultimo anno e, nello specifico, a Roma?

A Roma e nel Lazio quest'anno c'è stata una sola vittima. La 27enne donna trans di origine rumene, di cui parlavo prima.

L’amministrazione Raggi ha dato segnali d’interesse a una realtà così drammatica come la transfobia?

La giunta Raggi ha mostrato sensibilità organizzando a maggio, insieme ai municipi e  alle associazioni, degli eventi per la Settimana Romana contro l'omotransfobia. In molti di questi eventi le persone trans hanno avuto un ruolo di primo piano

Quali sono le manifestazioni previste in preparazione al TDoR e quelle per la giornata del 20?

Ce ne saranno varie. Giovedì 16, alle ore 18.30, presso il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli ci sarà l'inaugurazione della  mostra fotografica Tra le nuvole, Elovun el art centrata sulle persone trans.

Domenica 19 ci saranno due eventi, uno dei quali organizzato proprio dal Co.LT o Coordinamento Lazio Trans e dalle associazioni e gruppi che ne fanno parte. Saremo insieme ad Associazione Libellula 2001, Beyond Differences, Gruppo Amati, Sportello Lili e Tgenus Lazio in Largo dei Lombardi dalle ore 15:00 alle ore 19:00 per informare sul tema della transfobia e commemorare le nostre vittime. Nel corso dell'evento l'artista Valeria Catania presenterà una sua installazione dal titolo Le pagine che non ho scritto.

Infine, lunedì 20 alle ore 19:00, presso la Stazione Termini sul lato di via Giolitti ci sarà una Candlelight in ricordo delle vittime della transfobia organizzata dal Circolo Mario Mieli.

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A Roma una 27enne transessuale di origini rumene è stata ritrovata esanime intorno alle 14:00 in zona Eur. Ad accorgersi del cadavere riverso a terra in un parco adiacente a Via Romolo Murri un passante, che ha lanciato l’allarme.

I primi esami hanno accertato una grande ferita da taglio al torace che farebbe pensare a un decesso per accoltellamento. Sulla vicenda indaga la Squadra mobile della polizia di Stato.

La morte della 27enne rumena viene a cadere a pochi giorni dal 20 novembre, in cui ricorre la celebrazione del TDoR o Transgender Day of Remembrance volto a ricordare il silenzioso eccidio delle persone trans. Troppe volte doppiamente uccise visto che le loro morti sono spesso avvolte dall’indiffirenza e dall’oblio dei media.

Gaynews ha raccolto al riguardo le dichiarazioni di Cristina Leo, portavoce del Coordinamento Lazio Trans (CoLt): «A pochi giorni dal TDoR, giornata internazionale in cui la comunità trans commemora le vittime di transfobia, la notizia dell'uccisione di una giovane ragazza trans nel quartiere eur di Roma ci addolora e ci ferisce ulteriormente.

Con forza e determinazione diciamo no alla transfobia e chiediamo alle istituzioni preposte l’attuazione di politiche serie contro la discriminazione delle persone trans e a favore della loro inclusione sociale e lavorativa».

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Il presidente Recep Tayyip Erdoğan all'attacco contro le iniziative antidiscriminazione dell'opposizione turca.

«I loro legami con i valori della nostra nazione – ha dichiarato ieri il capo di Stato - sono a tal punto inesistenti che in un distretto gestito dal Chp in una grande città è stata prevista la quota di un omosessuale su cinque». In un discorso tenuto successivamente ad Ankara ha aggiunto: «Dovremmo prendere in considerazione quello che dice un partito del genere? Quando un partito si allontana totalmente dalla moderazione, nessuno sa dove può portare. Che continuino così».  

Anche se non espressamente menzionato, il riferimento è al distretto di Nilüfer, componente la popolosa città metropolitana di Bursa e l’omonima provincia nordoccidentale, dove si terranno nei prossimi giorni le elezioni dei comitati di quartiere. Sul proprio sito l’amministrazione municipale di Nilüfer, retta da un esponente del Partito Repubblicano del Popolo (Chp), ha dichiarato di voler raggiungere nei comitati di quartiere la percentuale di un terzo di donne, un terzo di giovani, un quinto di persone disabili e un quinto di componenti della collettività Lgbti

Sono appunto gli attivisti a ricordare come in Turchia, pur non essendo perseguita l’omosessualità, si assista da tempo a un escalation di violenze e discriminazioni nei riguardi delle persone Lgbti.

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