Francesco Lepore

Francesco Lepore

Non potrà più svolgere alcun incarico pastorale, né confessare e dirigere spiritualmente i fedeli, né tenere interventi pubblici nell’arcidiocesi parigina senza esplicito permesso. Inoltre, come già disposto dal card. André Vingt-Trois, continuerà a essergli inibita l’attività di psicoterapeuta.

Queste le sanzioni irrogate dall’arcivescovo di Parigi Michel Aupetit allo psicologo della Chiesa, soprannome con cui è conosciuto in Francia mons. Tony Anatrella.

Classe 1941, il sacerdote è accusato d’aver abusato sessualmente di giovani uomini nel corso di sedute volte alla guarigione degli stessi dall’omosessualità secondo il metodo delle terapie riparative di Joseph Nicolosi. Ma il tutto si sarebbe tradotto in palpeggiamenti e induzione alla masturbazione reciproca.

Denis Lemarca: Manipola il mio sesso. Mi masturba

Entrato a 23 anni nel Seminario della Missione di Francia (1987), Denis Lemarca – uno dei primi accusatori – racconta così il suo primo incontro con lo psicologo della Chiesa: «Io sono disteso sul lettino, nudo. Sono sorpreso dalla leggerezza del massaggio. È più che altro una carezza su tutta la parte anteriore del corpo che gira delicatamente intorno alla zona genitale. Poi Tony Anatrella mi chiede di tenere la sua mano e di guidarla. Io guido allora la sua mano, prima sulle zone che lui ha toccato e fin dove la lunghezza del mio braccio lo permette. La sua mano non si ritrae quando l'avvicino al mio sesso. Mi invita allora a guidare la sua mano sulle zone dove vi sono ancora delle "tensioni".

Ho un'erezione. Quando guido la sua mano sul mio sesso, egli solleva le dita per sfiorarlo. Poi vengo invitato a lasciar andare la sua mano da sola. Egli allora manipola il mio sesso. Mi masturba. Poi mi chiede se voglio godere. Io dico: No. Così si chiude la prima seduta di "corporeo". Mi trovo in una specie di siderazione. Non ho memoria di ciò che ho potuto dire all'uscita di questa seduta. Alla seconda seduta di "corporeo" ho goduto. È la prima volta che godo in presenza di un altro essere umano».

Alle accuse di Lemarca se ne susseguirono altre anonime nel 2006, cui si preferì non dare seguito.

Un processo canonico ritardato per anni

Ma non venendo meno tali voci, il card. André Vingt-Trois (arcivescovo di Parigi dall'11 febbraio 2015 al 7 dicembre 2017) incoraggiò, nel maggio 2016, «queste persone ad uscire fuori dall’anonimato, a mettersi in contatto personalmente con la diocesi di Parigi e presentare denuncia alla giustizia». Cosa che fu fatta da più soggetti al punto tale che lo stesso porporato ritenne necessaria l'apertura d'un processo canonico a carico di Anatrella.

Avendo però il sacerdote collaborato in passato col tribunale ecclesiastico provinciale di Parigi, il cardinale Vingt-Trois chiese alla Segnatura Apostolica di affidare la procedura a un altro tribunale. Alla fine di gennaio 2017 da Roma si optò per quello interdiocesano di Tolosa, al quale furono trasmessi i documenti.

Un’inchiesta, questa, durata fino al 19 marzo 2018, quando le conclusioni sono state rimesse all'arcivescovo Aupetit, che ha notificato, il 4 luglio, ad Agence France-Presse le accennate sanzioni irrogate allo psicologo della Chiesa.

La dura presa di posizione da parte del presule ha suscitato un clamore enorme, la cui eco è andata ben al di là dei confini francesi.

Anatrella: l'idolo delle gerarchie vaticane con l'ossessione per l'ideologia gender

Già consultore del Pontificio Consiglio per la Famiglia (soppresso il 15 agosto 2016 da papa Francesco, che ne ha trasferito competenze e attività al neodicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita) e del Pontificio Consiglio della Pastorale per gli operatori sanitari (soppresso il 17 agosto 2016 da Bergoglio con l'istituzione del Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale), professore presso il Collège des Bernardins e cappellano di Sua Santità, Anatrella è infatti noto per le sue posizioni di aperta condanna dell’omosessualità, ritenuta «immaturità narcisistica» e  da curare.

Aperto sostenitore de Le Manif pour tous, Anatrella si è impegnato, a partire dagli anni ’90, nell’avversare sui media i diritti delle persone Lgbti e nell’allertare la pubblica opinione sulle rivendicazioni delle stesse a favore del matrimonio egualitario e del riconoscimento genitoriale.

È stato uno degli ispiratori dell’istruzione della Congregazione per l'educazione cattolica che, approvata da Benedetto XVI il 31 agosto 2005, interdice l’accesso agli Ordini alle persone omosessuali. Il suo pensiero è ampiamente esplicitato in un articolo del 25 novembre 2005 su L’Osservatore Romano, di cui, a partire dall’ultimo periodo del pontificato wojtyliano, è divenuto uno dei collaboratori di punta come, fra l’altro, per L’Avvenire.

Il congiunto interesse per l’ideologia gender, quale filiazione diretta dei gender studies e «pericolo per l'Occidente paragonabile ai totalitarismi del Novecento», lo hanno accreditato agli occhi delle gerarchie vaticane come il massimo esperto di quella che a Oltretevere amano chiamare “politicizzazione e ideologizzazione dell’omosessualità”. Nelle vesti di «collaboratore del Segretario speciale» partecipa al Sinodo dei vescovi sulla Famiglia, convocato e presieduto da papa Francesco nei giorni 9-15 ottobre 2014.

Tesi, queste, che Anatrella ha esplicitato nei volumi Gender, la controverse (Téqui, Parigi 2011) e in Mariage en tous genre. Chronique d'une régression culturelle annoncée (L'échelle de Jacob, Digione 2014), la cui sintesi italiana è statat edita nel 2015 dalla San Paolo col titolo La teoria del gender e l'origine dell'omosessualità. Una sfida culturale.

Non meraviglia, dunque, se ancora due anni fa il card. Pietro Parolin, segretario di Stato, a conclusione del convegno Il celibato sacerdotale, un cammino di libertà presso la Pontificia Università Gregoriana, non si esimeva dal ringraziare «monsignor Tony Anatrella, psicanalista, specialista in psichiatria sociale, consultore e collaboratore di vari dicasteri della Curia romana, anche lui ideatore e organizzatore dell’iniziativa».

Omertà organizzata 

Ma tuttò ciò sarebbe invece indicativo di ben altro. Secondo il domenicano Philippe Lefebvre, professore alla Facoltà di teologia di Friburgo, Tony Anatrella, infatti, «è stato coperto da un potente silenzio, da un’omertà organizzata».

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In vista dell’incontro odierno a Helsinki tra Donald Trump e Vladimir Putin (previsto intorno alle 13:00, ore locali) Human Right Campaign ha proiettato, ieri sera, su un muro del Palazzo presidenziale, messaggi a sostegno delle persone Lgbti cecene.

Trump e Putin: fermate i crimini contro l'umanità in Cecenia. Questo uno degli appelli lanciati in Piazza Kappautori dall’associazione statunitense che, nel chiedere al presidente Usa di sollevare l'argomento durante il vertice, ha ricordato come, negli ultimi 15 mesi, oltre 100 persone omosessuali siano state «arrestate, torturate e sottoposte ad abusi» nella Repubblica della Federazione russa.

Come noto, il primo ministro ceceno Ramzan Kadyrov ha sempre respinto ogni addebito al riguardo sostenendo l’impossibilità di tali azioni vessatorie dal momento che non esisterebbero persone omosessuali nel suo Paese.

Continua intanto la protesta di Hrc, i cui attivisti e attiviste hanno marciato stamattina per le vie di Helsinki e occupato, insieme con associazioni locali Lgbti e pacifiste, la scalinata antistante la neoclassica cattedrale luterana.

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Non smette di far discutere il caso delle cinque educatrici della Coop Dolce, che gestisce il centro estivo per bambini in età prescolare presso il nido Meridiana a Casalecchio di Reno. Educatrici che, come noto, hanno incentrato, venerdì 6 luglio, le attività formative pomeridiane sul tema dell’imminente Bologna Pride.

Dopo le prime reazioni negative del deputato forzista Galeazzo Bignami (che ha annunciato un’interpellanza parlamentare ai ministri Bussetti e Fontana) e del senatore Pier Ferdinando Casini nonché del sindaco dem di Casalecchio si è espresso ieri anche Pietro Segata, presidente della cooperativa, che ha contestato alle sue educatrici «la leggerezza con cui hanno fatto l’iniziativa, non tanto perché con i bambini hanno affrontato il tema della differenza, uno dei nostri capisaldi pedagogici, ma perché l’hanno collegato al Gay Pride, iniziativa politica fortemente connotata, che non può trovare posto in un asilo.

Per non sbagliare potevano fare una giornata arcobaleno dedicata a tutte le diversità, non esclusivamente agli omosessuali».

Ma per Segata a essere particolarmente grave è la libertà d’iniziativa con cui le educatrici hanno agito senza previa consultazione coi vertici della cooperativa e, soprattutto, dei genitori. «In questo periodo estivo – ha infatti aggiunto – si apre il nido anche a bambini esterni che non conoscono l’asilo, le educatrici e i programmi svolti abitualmente, quindi bisognava essere caute. L’altro errore grave è stato quello di apparire come una struttura che si sostituisce ai genitori nella loro funzione educativa».

Il tweet del ministro Fontana e le critiche di Gualmini

Nonostante i mea culpa di Segata sono arrivati, sempre nella giornata d’ieri, gli affondi del ministro della Famiglia e della Disabilità Lorenzo Fontana, sollecitato a esprimersi al riguardo da Il Resto del Carlino che, sulla prima pagina del 13 luglio, aveva sollevato per primo il polverone sulla vicenda.

Fontana, che si è detto allibito per quanto accaduto, ha poi lanciato un tweet: «Ma è possibile che si faccia una cosa del genere all'insaputa dei genitori, tra l'altro a bambini fra 1 e 5 anni? Educazione o ideologia? Adesso i buonisti e i politicamente corretti non hanno niente da dire?».

Gli ha fatto immediatamente eco Massimo Gandolfini, leader del Family Day nonché amico di vecchia data del ministro, che ha ricollegato il caso casalecchiese alla questione dell’ideologia gender e ai moniti bergogliani. «Le colonizzazioni ideologiche sono arrivate anche nei centri estivi – ha dichiarato –. In Emilia si è andati oltre ogni limite. Facciamo appello a tutte famiglie italiane di buon senso affinché si oppongano a queste nuove scuole di indottrinamento ideologico che si permettono di violentare la serena crescita umana dei più piccoli. Cosa che solamente le disumane dittature del XX secolo avevano avuto la sfrontatezza di attuare».

Critiche anche da Elisabetta Gualmini, vicepresidente della Regione Emilia-Romagna, per la quale, «a prescindere da come la si pensi, non si può fare politica strumentalizzando i bambini». 

La Curia di Bologna all'attacco

E, dulcis in fundo, è arrivata oggi la condanna della Curia arcivescovile di Bologna attraverso un editoriale sul settimanale diocesano Bologna Sette: «La Chiesa di Bologna ha appreso con sconcerto che al centro estivo di una scuola dell'infanzia di Casalecchio di Reno è stato presentato l'evento del Gay Pride a bambini in una fascia di età delicata come quella prescolare. Un tema così complesso meriterebbe di essere affrontato con maggiori cautele e sicuramente con il coinvolgimento pieno delle famiglie, prime responsabili dell'educazione dei figli». 

Ma la Curia felsinea ritiene comunque positive le scuse della Coop Dolce . «Immaginiamo – continua l’editoriale - che i genitori dei bambini non avessero dato mandato alle educatrici di affrontare queste tematiche. L'effetto di questa arbitraria iniziativa ha scatenato contrapposizioni e strumentalizzazioni che non giovano alla costruzione di un clima sereno di reciproca fiducia tra la scuola e i genitori.

Interpretiamo come un gesto che va nella direzione di un dialogo positivo le scuse presentate dall'ente educatore. Poiché siamo consapevoli della complessità del cammino di crescita dei nostri figli, questo ci sta a cuore. Tutto ciò può avvenire in una stretta alleanza educativa tra scuola e famiglia».

La replica di Franco Grillini

Ma, a stretto giro, è arrivata, sulle colonne de Il Corriere di Bologna, la replica del direttore di Gaynews Franco Grillini che ha parlato di «vicenda grottesca».

Dichiarandosi dalla parte delle educatrici, l’ex parlamentare ha dichiarato: «C'è una campagna ossessiva contro di noi, ogni volta che un rappresentante della comunità Lgbti viene invitato in una scuola scoppia una polemica. E sull'educazione non accettiamo lezioni dalla diocesi».

Nessuno sbaglio dunque da parte delle educatrici? «No – incalza Grillini –. Se il problema è l'età dei bambini accolti nelle strutture, non si capisce bene perché in una materna si possa parlare di religione e non di Pride. Allora stabiliamo che tutte le volte che si affrontano temi religiosi, i genitori devono essere avvisati».

Grassadonia (Famiglie Arcobaleno): "Ma dov'è la strumentalizzazione politica?"

Contattata da Gaynews, si è detta invece sorpresa dell’accaduto Marilena Grassadonia, presidente di Famiglie Arcobaleno: «Non capisco come si possa parlare di strumentalizzazione politica con riferimento a cartelloni coi colori dell’arcobaleno o alla lettura di libri come Buongiorno postino e Piccolo uovo, che parlano delle varie realtà familiari.

Famiglie Arcobaleno sosterrà sempre la validità di attività formative che non vogliono indottrinare i nostri figli ma renderli soltanto sensibili ai temi dell’inclusione, del rispetto e della solidarietà».

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12.000 persone al Glasgow Pride che, partito a mezzogiorno, si è snodato nel pomeriggio lungo le vie della più grande città della Scozia.

Una marcia dell’orgoglio Lgbti che è stata guidata dalla premier Nicola Sturgeon. «Sono orgogliosa - ha affermato - del fatto che la Scozia sia considerata uno dei Paesi più progressisti in Europa in materia di parità Lgbti».

Un Pride, quello di Glasgow, che ha assunto quest’anno un rilievo mediatico transnazionale non tanto perché, come detto dalla stessa prima ministra, sono stati riaffermati i valori della tolleranza, della diversità, dell'uguaglianza, dell'amore e del rispetto.

Ma perché Nicola Sturgeon ha preferito marciare accanto alle persone Lgbti anziché incontrare Donald Trump, che sta trascorrendo gli ultimi due giorni di visita nel Regno Unito nel suo golf resort di Aryshire, uno dei tanti che possiede in Scozia.

Fieramente anti-Brexit, Sturgeon ha più volte criticato Trump e le sue politiche in materia economica e migratoria. Al termine del Pride la prima ministra si è detta "divertita" dalle indiscrezioni comparse sull'Huffington Post che, citando un ex collaboratore del governo britannico, ha riferito di lamentele mosse sul suo conto da Trump a Theresa May.

«Trovo difficile credere che il presidente degli Stati Uniti, con tutte le questioni importanti che ha da gestire quotidianamente, trovi il tempo di lamentarsi di me al telefono con Theresa May - ha dichiarato –. Se questo è vero, suppongo che dovrei prenderlo come un complimento. Io di certo non impiego tanto tempo a parlare di lui».

Mentre a Glasgow e a Edimburgo (dove sono scese in piazza 60.000 persone) sono andate avanti per l'intera giornata manifestazioni di protesta contro Trump, l'amministrazione semi-autonoma scozzese ha chiesto al governo di essere rimborsata delle spese di sicurezza per la 'due giorni' del presidente degli Usa.

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30.000 persone a Napoli per il Mediterranean Pride che, partito alle 17:30 da piazza Dante, si è snodato lungo Via Toledo e ha raggiunto il lungomare dove, all’altezza di Castel dell’Ovo, si sono tenuti i discorsi finali.

Madrina della manifestazione Maria Esposito, la madre di Vincenzo Ruggiero, l'attivista ucciso il 7 luglio 2017, del cui omicidio e vilipendio di cadavere si è accusato Ciro Guarente.

Quattro i carri che hanno caratterizzato la marcia partenopea dell’orgoglio Lgbti, incentrata quest'anno sui temi dell'accoglienza e della lotta alle mafie. Significativo e coloratissimo il trenino delle Famiglie Arcobaleno, la cui presidente nazionale Marilena Grassadonia è stata presente insieme con un’ampia delegazione del Circolo di Cultura omosessuale Mario Mieli.

Dietro lo striscione iniziale, invece, anche il blogger de L'Espresso Marco Gaucho Filippi (MGF), che ha ideato per i manifesti del Mediterranean Pride il Vesuvio Rainbow con l'hashtag #amalicolfuoco.

Tra i presenti anche l’escort Francesco Mangiacapra, autore del noto dossier sui preti gay consegnato in febbraio alla Curia di Napoli, che ha provocatoriamente sfilato nei panni di Cristo. Accanto a lui, vestito da angelo, Mirko Varlese (di notte ballerino, performer e trasformista, di giorno catechista e operatore sociale a Sant'Erasmo ai Granili), che ha  partecipato come ministrante ai funerali di Vincenzo Ruggiero in S. Maria di Montesanto.

Proprio al 25enne assassinato Mirko ha "dedicato" le enormi ali bianche indossate perché «Vincenzo è un angelo che ho avuto il privilegio di conoscere e che è volato in cielo troppo presto».

Non sono mancati momenti d’intensa commozione come quando Antonio Amoretti, partigiano delle Quattro Giornate, ha invitato in Largo Berlinguer a cantare Bella, ciao e ha tenuto un breve saluto: «Sono orgoglioso di essere stato, con mia moglie Rosa, testimone della prima unione civile di Napoli.

Voglio ricordare a voi ragazzi di difendere la Costituzione scritta con il sacrificio dei partigiani: bisogna difendere, oggi come allora, la democrazia, la pace e la libertà».

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Esposti a raffica alla Corte dei Conti per contestare a oltre cento enti locali e regionali, che hanno concesso quest'anno il patrocinio ai 28 Pride italiani, l’illecito di danno erariale.

Presentati alle dodici procure territoriali di Campania, Lombardia, Piemonte, Umbria, Lazio, Toscana, Sicilia, Veneto, Sardegna, Liguria, Trento e Bolzano, gli esposti chiamano in causa le Regioni Lazio, Campania, Piemonte, Toscana, Umbria e molti Comuni importanti, tra cui Roma, Firenze, Napoli, Catania, Cagliari, Torino, Milano.  

Promotore dell’iniziativa Filippo Fiani, coordinatore dell'associazione Difesa dei valori, che ne ha parlato oggi in conferenza stampa alla Camera dei deputati col senatore leghista Simone Pillon e il deputato di Fratelli d’Italia Giovanni Donzelli, già noto per i suoi attacchi al Toscana Pride.

«Decine di comuni a guida Pd, centrosinistra e Movimento 5 Stelle patrocinano e sostengono manifestazioni che promuovono la poligamia e la pratica barbara dell'utero in affitto - ha detto Donzelli -: è surreale e indecoroso associare il nome di istituzioni a pratiche raccapriccianti vietate dalla Costituzione italiana. Sosteniamo l'iniziativa dei promotori perché crediamo che non sia pensabile sprecare risorse per iniziative contro la legge.

Non possiamo accettare che una parte politica utilizzi le risorse pubbliche per diffondere pratiche raccapriccianti e diseducative. Chiediamo che la magistratura contabile intervenga per recuperare le risorse dai responsabili di scelte assurde».

Alla conferenza stampa erano presenti Jacopo Coghe (presidente Generazione Famiglia), Giusy D'Amico (Presidente Non si tocca la famiglia), Maria Rachele Ruiu (Comitato Difendiamo i Nostri Figli) e Filippo Savarese, che ne ha parlato in termini panegiristici su Facebook.

A illustrare i dettagli degli esposti l’avvocato Francesco Vannicelli.

Ma, come già successo con gli esposti presentati a cinque procure della Repubblica contro i “sindaci arcobaleno, anche in questo caso sono apparse sin da subito le criticità d'una tale iniziativa che, al di là della chiara matrice ideologico-politica, è stata condotta senza alcuna contezza della tematica affrontata.

Contattati da Gaynews, gli organizzatori di alcuni dei maggiori Pride di quest’anno (Roma, Pompei, Milano, Siena) hanno dichiarato di trovare tali esposti al limite della farsa dal momento che i patrocini concessi sono stati di tipo meramente morale e quindi senza alcuna erogazione di sorta.

Marco Giusta, assessore alle Pari Opportunità per il Comune di Torino, ha invece affermato: «Sono anni che viene concesso il patrocinio morale al Torino Pride e rivendichiamo con orgoglio una tale scelta.

Indipendemente da tale attestazione il Comune ha concesso quest’anno la somma di 2.000 euro a sostegno delle connesse manifestazioni di lotta alla discriminazione. Danno erariale? Staremo a vedere. Ma c’è veramente da ridere».

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Il prossimo 17 luglio ricorrerà per Federica Angeli il 5° anno di vita sotto scorta a seguito delle minacce ricevute per le sue inchieste sulle mafie a Ostia.

Di tale drammatica esperienza, che ha inciso e modificato a 360 gradi la sua quotidianità, la giornalista de La Repubblica ha parlato, il 5 luglio, al Padova Pride Village nell’ambito d’un seguito dibattito alla luce del volume autobiografico A mano disarmata.

Al termine Federica Angeli ha rilasciato a Gaynews un’intervista in cui ha detto di provare amarezza nel «vedere con quanta leggerezza, superficialità e rancore il ministro dell’Interno Matteo Salvini stia amministrando il suo dicastero. Sono prove di forza che non tengono conto del lavoro delle persone, del pericolo che rischiano.

Vivere sotto scorta non è un privilegio. Saremmo tutti più contenti di poter tornare alla nostra libertà e non essere sempre accompagnati nelle nostre giornate da persone delle forze dell’ordine.

Quindi il ministro prima di compiere azioni come quella nei riguardi della professoressa Donatella Di Cesare, cui è stata revocata lo scorta, o di lanciare proclami, come quello nei riguardi di Roberto Saviano, dovrebbe davvero capire quello che sta amministrando».

Non ha mancato poi di rivolgersi al ministro della Famiglia e della Disabilità Lorenzo Fontana: «Sembrerà banale, ma si dovrebbe capire una volta per tutte che l’amore è un sentimento che va oltre qualsiasi formarmalismo in cui lui vuole incastrarlo e ricondurlo. Credo che quello di negare una realtà come le famiglie arcobaleno sia davvero un problema tutto suo. Un problema d'educazione all’apertura e al dialogo, che forse da piccolo non ha ricevuto».

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30.000 persone si sono riversate per le strade di Bologna, città storica del movimento Lgbti italiano, in occasione del Pride, che si è mosso alle 16:30.

Molti dei partecipanti, accogliendo l’invito di Vincenzo Branà, presidente del Cassero, hanno indossato una maglietta rossa in piena sintonia con l’iniziativa lanciata per la giornata di oggi da Anpi, Arci, Libera per reagire alle politiche salviniane in materia di migrazione e fermare, secondo le parole di Don Ciotti, “l’emorragia di umanità”. Quel rosso di cui continua a tingersi il Mediterraneo per la morte di tante persone in fuga dai propri Paesi e mai approdate a una meta migliore.

Un ennesimo segnale dalla collettività Lgbti a favore d’una trasversalità d’impegni e di una volontà decisa di lottare accanto a tutte le minoranze, i cui diritti mai come adesso sono a rischio.

In corteo anche la senatrice M5S Michela Montevecchi, la consigliera regionale pentastellata Silvia Piccinini, l’ex senatore dem Sergio Lo Giudice, lo storico attivista e direttore di Gaynews Franco Grillini nonché l’assessore Matteo Lepore e l’avvocata Cathy La Torre, vittime di minacce via web nelle scorse settimane.

Presente anche il sindaco di Bologna Virginio Merola col cartello contrassegnato dalla scritta Love is the answer. «La comunità gay sta interpretando un sentimento molto forte, ovvero che non bisogna dimenticarsi - ha detto il primo cittadino - che ci sono delle persone che muoiono affogate e l'atteggiamento non può essere quello del nostro governo. Bisogna saper accogliere, integrare, e tenere presente che la vera forza è in questa risposta».

Ieri Merola aveva ricevuto da Forza Nuova una scatola con dentro un paio di scarpe da donna. «Non voglio commentare - ha detto Merola - così non va sui giornali ma finisce nelle fogne».

Non sono mancati momenti di tensione al termine della parata quando sul palco hanno preso la parola i rappresentanti di MigraBo Lgbti e de Il Grande Colibrì. Due donne, tra la folla, hanno infatti gridato: Prima gli italiani, tornatevene a casa. Fischiate, sono state prontamente allonatanate.

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Giunge alla 25° edizione il Pride di Marsiglia, che avrà luogo nel pomeriggio di oggi. Ma quest’anno la marcia dell’orgoglio Lgbti si colora di un significato particolare perché vedrà la partecipazione degli organizzatori dei Pride e delle associazioni Lgbti del bacino del Mediterraneo.

Nella serata d’ieri si è tenuto presso il Municipio (1e-7e arrondissement) il convegno Penser nos Pride en Méditerranée. Al termine è stata sottoscritta una dichiarazione congiunta da Hadi Damien (Beirut Pride), Orhun Yeğenağa (Istanbul Pride), Antonello Sannino (Mediterranean Pride of Naples), Éric Séroul (Marsiglia Pride), Mounir Baatour (associazione Shams, Tunisia), Zoheir Djazairi (associazione TransHomoDz, Algeria), Vincent Boileau-Autin (InterPride).

La dichiarazione si compone dei seguenti sei punti:

    • 1) Noi affermiamo il diritto d’espressione, incontro, associazione e manifestazione delle persone Lgbti+;
    • 2) Noi affermiamo il diritto delle persone e delle associazioni Lgbti+ di citare in giudizio;
    • 3) Noi domandiamo migliori modalità di circolazione dei militanti Lgbti+ e accoglienza dei richiedenti asilo Lgbti+;
    • 4) Noi denunceremo i rifiuti e i ritardi nel contrastrare i casi di omotransfobia;
    • 5) Noi costruiremo delle reti per darne avviso;
    • 6) Noi denunceremo i funzionarin pubblici, i politici e i media promotori di discriminazioni e violenze verso le persone Lgbti+ o inattive nel combattere contro d’esse.

Viva soddisfazione è stata espressa da Antonello Sannino in un lungo post su Facebook.

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Un ennesimo episodio di discriminazione da orientamento sessuale o identità di genere. Questa volta è capitato a Noemy, una donna transgender 35enne, nota nel mondo dei locali notturni quale spogliarellista. Le è stato infatti vietato d’accedere in una disco romana appunto perché trans.

È stata lei stessa a ricostruire i contorni della vicenda a Gaynews.

Alle 00:45 di oggi s’era recata in compagnia di due amiche al Nice (discoteca in zona Ponte Milvio), dove c’era un tavolo prenotato al loro nome in zona privé. «Ci stavano per far entrare – così racconta ancora incredula Noemy –, quando a un certo punto ci hanno bloccato.

Si è avvicinato allora un uomo e con molta gentilezza ci ha comunicato di essere rammaricato e di provare vergogna di ciò che stava per riferirci. Che, in pratica, non si poteva entrare per colpa mia.

Sono rimasta sbalordita come anche le mie amiche. Gli abbiamo chiesto la motivazione e lui ci  risposto, senza nominarla, che una persona dello staff mi aveva riconosciuta in quanto trans. Per cui io mi sarei dovuta allontanare mentre le mie amiche, se erano “vere” donne biologiche, sarebbero potute entrare».

A distanza di tante ore Noemy ha ancora difficoltà a parlarne.

«Sono ancora scioccata da quanto accaduto – aggiunge –. Io mandata via pubblicamente da un locale pubblico per il solo fatto d’essere trans. In 35 anni non mi era mai capitato di essere vittima d’una discriminazione omotransfobica, di subire una tale umiliazione».

Anziché chiamare carabinieri o polizia Noemy ha preferito denunciare la vicenda attraverso una recensione fortemente negativa sul sito del Nice con tanto di motivazione per omofobia.

«Mi aspettavo una risposta – conclude –. Una richiesta di scuse da parte dei gestori. E, invece, nulla. Soltanto un duraturo e assordante silenzio, che mi ferisce ancora di più».

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