Esteros, il film di Papu Curotto che racconta la palude in cui ci getta l’omofobia

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La libertà è come l’aria: quando non c’è, ti manca. È questa la sensazione percepita da uno dei protagonisti di Esteros, film argentino diretto da Papu Curotto proiettato in esclusiva presso l’Acrobax di Roma, il centro sociale che ospita la rassegna di cinema a tematica Lgbti Cineforum San Paolo Gay diretta da Fabio Giuffrè. Esteros descrive le deliquescenze amorose (come direbbe Bauman) dei dioscuri Matias (Ignacio Rogers) e Jeronimo (Estéban Masturini), fiorite nell’infanzia ma represse per molti anni sia perché Matias è costretto a spostarsi con la famiglia in Brasile sia perché la famiglia di quest’ultimo, decisamente omofoba, lo induce a negare il suo amico e se stesso.

Però, dacché alla fine si diventa solo ciò che si è (al dire di Nietzsche), più di dieci anni dopo Matias torna nel suo paese di origine con la fidanzata e ritrova Jeronimo: le sensazioni del passato riaffiorano lentamente e la possibilità di rivivere le emozioni dell’adolescenza vince sulla paura del giudizio, sul pregiudizio e sull’omofobia interiorizzata in famiglia, quella stessa omofobia che lo aveva inibito, deprivandolo per tanti anni della felicità. D’altronde, anche il titolo del film, che in italiano significa estuari, al di là dell’ambientazione (Paso de los Libres in Argentina), richiama l’idea di una zona paludosa e asfittica, la sorta di imbuto della vita in cui Matias si viene a trovare a causa del suo orientamento.

Vincitore del premio speciale della giuria e del premio del pubblico al Gramado Film Festival 2016 e programmato come evento centrale all’Outfest 2016, il film è tra l’altro la storia autobiografica del regista argentino qui al suo esordio nel lungometraggio. Ottima l’interpretazione dei protagonisti, la cui selezione, racconta il regista, non è stata semplice: «Per i due protagonisti adulti, che non dovevano essere degli stereotipi, abbiamo scelto Rogers e Masturini dopo l’ottima prova nella scena che mostra il risveglio dopo la notte d’amore, mentre per i due giovani è stato più complicato. Anzitutto volevamo che fossero originari del posto dove si svolge la storia, cioè ragazzi in sintonia con la natura che li circonda, poi non abbiamo detto loro che si trattava di una storia d’amore gay, perché non volevamo inibirli, ma quando abbiamo spiegato la storia ai loro genitori, alcuni di loro hanno ritirato il figlio dal progetto».

Nonostante tutte le difficoltà che la realizzazione del film ha incontrato in Argentina, ci chiediamo se un film del genere, con scene esplicite di effusione tra adolescenti gay, sarebbe mai stato prodotto e distribuito in Italia. E se la domanda può sembrarci purtroppo retorica, non è retorico, invece, il testo della canzone ascoltata nel film: Di amori come il nostro ce ne sono rimasti pochi”. E, se gli amori sono capaci di superare gli estuari della società in cui si vive, allora vivranno per sempre, come nel celebre verso di Wisława Szymborska: Ascolta come mi batte forte, il tuo cuore.

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