«Il ddl Pillon vuole caricare tutto il peso di un'eventuale separazione sulle spalle delle donne. Per questo ritengo doveroso essere qui a manifestare. Anzi ci dovrebbe essere tutta Bologna».

Queste le parole che Franco Grillini, direttore di Gaynews e presidente di Gaynet, ha rilasciato a commento della manifestazione tenutasi in mattinata nel capoluogo emiliano per protestare contro il disegno di legge sull’affido condiviso. Testo, il cui primo firmatario è, per l’appunto, il senatore leghista Simone Pillon, noto alle cronache per le dichiarazioni su aborto, unioni civili, fede papista.

Per non parlare della credulità nella stregoneria, imposta – secondo Pillon – in una scuola primaria del Bresciano e perciò oggetto d’una sua specifica interrogazione parlamentare nel marzo scorso. Aspetto, questo, che Franco Grillini non ha esitato a richiamare in una piazza Nettuno gremita da varie centinaia di persone.

«Con una tale legge – così l’ex parlamentare – si vorrebbe che l'Italia tornasse ai fasti del Medioevo, quando si bruciavano le streghe. Ora, se a volte si è portati a sorridere di queste cose per quanto sono ridicole, bisogna stare molto attenti perché i vari Pillon si stanno moltiplicando.

Viviamo in un mondo fatto di libertà e di diritti. Ma, paradossalmente, ci sono questi personaggi che, portati dalla Lega di Salvini in Parlamento, vorrebbero farci sprofondare nella barbarie più totale con danni inimmaginabili».

Gli ha fatto eco il deputato dem Luca Rizzo Nervo, per il quale «è necessaria una mobilitazione civile contro un progetto di legge retrogrado che ci vuole riportare ai tempi di Alberto da Giussano, quel personaggio di fantasia che i leghisti si appongono sulla giacchetta. Noi lotteremo in Parlamento con grande determinazione contro un ddl che mette in discussione diritti che sono patrimonio di tutti».

Durissima anche l’ex senatrice del Pd Francesca Puglisi, che ha dichiarato: «Questa legge va nella direzione opposta a quello che dice il rapporto della Commissione sul femminicidio e contraddice la Convenzione di Istanbul», prevedendo tra l'altro che "i bambini siano dati in affido condiviso anche se hanno assistito alla violenza sulla madre e anteponendo gli interessi economici degli adulti ai bambini".

Un’occasione, quella bolognese, per invitare "le donne del Movimento 5 stelle e della Lega a scendere in piazza con noi, perché questa è una lotta trasversale con cui vogliamo difendere i diritti di tutti".

Puglisi ha inoltre contestato "la balla secondo cui solo i padri sono impoveriti nel momento della separazione: è tutto il nucleo famigliare che viene impoverito, e come se non bastasse nessuno dice che solo un quarto dei padri paga l'assegno di mantenimento, anche se il giudice che stabilisce la cifra ha ovviamente guardato il 730 prima".

Accanto all'ex senatrice anche la consigliera comunale Roberta Li Calzi e Susanna Zaccariaassessora comunale alle Pari Opportunità e ai Diritti Lgbt, nonché moltissime donne del mondo associazionistico e sindacale.

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Si è svolta domenica 23 a Bologna, presso il Nuovo Cinema Nosadella (Via dello Scalo 21, Via Lodovico Berti 2/7), la cerimonia di premiazione della X° edizione di Some Prefer Cake - Bologna Lesbian Film Festival (21-23 settembre).

Creata da Luki Massa (scomparsa a 56 anni il 6 settembre 2016) e Marta Bencich, la kermesse cinematografica è stata organizzata dall'Associazione Luki Massa e diretta, quest’anno, dall'agenzia di comunicazione Comunicattive.

Incentrata sul panorama della cinematografia internazionale a tematica lesbica e particolarmente attenta a produzioni indipendenti, progetti artistici e narrazioni politiche, la tre giorni è stata caratterizzata da due importanti anteprime: Nothing to lose dell'attivista e performer Kelli Jean Drinkwater e Water Makes Us Wet - An Ecosexual Adventure di Annie Sprinkle (una delle fondatrici del movimento femminista Sex positive degli anni '80) e della sua compagna, l'artista e docente Elizabeth Stephens.

Nella X° edizione del Some Prefer Cake si sono aggiudicati il Premio della Giuria: Anchor and Hope (regia di Carlos Marques-Marcet, Spagna-Regno Unito 2018 - 111') come lungometraggio narrativo, Fran this summer (regia di Mary Evangelista, Usa 2017 - 11') come cortometraggio e Silvana (regia di Mika Gustafson, Olivia Kastebring & Christina Tsiobanel, Svezia 2017 - 91') come documentario.

Mentre hanno ricevuto il Premio del Pubblico: Anchor and Hope come lungometraggio narrativo, A great ride (regia di Deborah Craig e Veronica Deliz, Usa 2018 - 28') come cortometraggio e The passionate pursuits of Angela Bowen (regia di Jennifer Abod, Usa 2016 - 73') come documentario.

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Ha scambiato due muratori, seduti all'interno di una Fiat Doblò, per una coppia gay appartata e, dopo avere pronunciato frasi omofobe, ha sferrato un pugno contro il finestrino. È accaduto ieri mattina a San Lazzaro di Savena (Comune alle porte di Bologna), dove un 41enne italiano è stato arrestato dai carabinieri della locale stazione per danneggiamento aggravato e violazione degli obblighi inerenti alla sorveglianza speciale.

La Centrale operativa del 112 era stata infatti informata che un uomo aveva sferrato un pugno contro il finestrino di un'auto parcheggiata in via ZinellaQuando sono giunti sul posto, i carabinieri si sono trovati di fronte tre persone che stavano parlando accanto alla Fiat Doblò: il finestrino lato guida era in frantumi e c’erano alcune macchie di sangue.  

I due muratori, rispettivamente di 46 e 60 anni (entrambi albanesi residenti nel Bolognese), stavano cercavano di tranquillizzare il 41enne in evidente stato di ebbrezza: dopo avergli spiegato chi erano e che si erano fermati a bordo della monovolume per prendere una bottiglietta di acqua e allacciarsi le cinture, l'aggressore si è scusato.

I malcapitati hanno accettato le scuse dell'uomo che però è stato arrestato. Il 41enne stava infatti violando le prescrizioni impostegli con la misura di prevenzione della sorveglianza speciale, cui è sottoposto a causa di precedenti per reati contro il patrimonio.

Ieri mattina, in sede di giudizio direttissimo, l'arresto è stato convalidato e la sentenza è stata posticipata per la richiesta dei termini a difesa

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Giochi per i bambini e un sacco di spazzatura sono stati dati alle fiamme nei giorni scorsi nell'area davanti al centro estivo della scuola d’infanzia Meridiana di Casalecchio di Reno (Bo). La struttura, gestita dalla Coop Dolce, è finita, come noto, al centro di polemiche nazionali per le attività ricreative che, organizzate il 6 luglio, erano ispirate al Bologna Pride del giorno successivo.

Ma per Pietro Segata, presidente della cooperativa, si tratterebbe probabilmente di un atto vandalico fine a sé stesso «anche perché purtroppo è frequente che le aree verdi delle nostre strutture siano oggetto di piccoli furti o atti di vandalismo». Ma, in ogni caso, lo stesso Segata ha tenuto anche a precisare che «se la cosa si dovesse ripetere, ovviamente faremo approfondimenti».

Venerdì lo stesso presidente della Dolce, affiancato dal sindaco dem di Casalecchio Massimo Bosso, ha anche annunciato che non sarà preso nessun provvedimento nei riguardi delle cinque educatrici sotto accusa, perché il «Gay Pride non c'entrava niente e l'attività nel centro estivo della società Dolce nell'asilo nido di Casalecchio era una semplice "festa arcobaleno"». L’unico errore sarebbe stato nella comunicazione senza contare – ha aggiunto Segata – che «solo una famiglia si è lamentata». 

In realtà c’è stata una reazione di massa da parte di papà e mamme dei bambini del centro estivo a sostegno delle attività svolte dalle educatrici, cui fra l’altro non hanno affatto contestato la scelta del tema del Pride.

Gaynews ha contattato una di queste mamme, Valentina, per chiederle una personale valutazione a distanza di giorni dall’accaduto.

Valentina, quando hai appreso il tipo di attività ispirate al Pride, scelto dalle educatrici della Coop Dolce, cosa hai pensato? Ti sei preoccupata?

Premetto che sono venuta a conoscenza di quel laboratorio solo il venerdì successivo (il 13 luglio) attraverso tutta la polemica nata sul giornale.

Il giorno del laboratorio (perché di laboratorio si tratta e nessuna superfesta come trapelato dai giornali) non mi ero soffermata a guardare il diario di bordo, perché andavo di fretta. Ma, venuta a conoscenza dell’attività, sono stata molto contenta e non ho avuto nessuna preoccupazione. Ritengo essenziale che s’insegni ai bimbi sin da piccoli che il mondo non ha solo il bianco e il nero ma che ci sono un sacco di colori diversi. Trovo molto più problematico raccontare che il principe azzurro arriverà su un cavallo bianco piuttosto che un bimbo/a può essere amato alla follia da 2 mamme o 2 papà.

Da mamma credi che l’educazione e la formazione dei più piccoli passi anche attraverso il contrasto a qualsiasi forma di discriminazione? Che idea del mondo ti piacerebbe veicolare ai tuoi figli?

Sono fermamente convinta che tutti i tipi di discriminazione andrebbero contrastati sin dalla tenera età dei nostri bambini. Mi piacerebbe tanto che i miei figli potessero crescere con l’idea che siamo tutti parte dello stesso mondo a prescindere dal colore della pelle, dal credo, dall’orientamento sessuale o dall’identità di genere.

Cosa pensi di quelli che hanno montato il caso mediatico per stigmatizzare il comportamento delle educatrici?

Penso che ora si stiano nascondendo dietro un foglio di giornale in quanto hanno causato un caso più grande di quello che forse volevano veramente creare. Probabilmente sono persone molto insicure sotto il punto genitoriale/umano e ora, anziché fare il passo giusto chiedendo scusa pubblicamente, preferiscono nascondersi essendo questa la strada più semplice!

Secondo te, ai bambini bisogna spiegare tutto, con un linguaggio idoneo ovviamente, o credi che qualcosa vada nascosto?

Credo che tutto vada spiegato con giusti termini ai bimbi. I traumi vengono creati dal silenzio non dalle parole. È vero che il loro è un mondo molto complicato e delicato da entrarci in punta di piedi e a bassa voce. Ma bisogna entrarci. Solo se li aiutiamo o cerchiamo di aiutarli a capire come si deve stare in questa società, cresceremo delle persone più responsabili e che riusciranno a creare qualcosa di migliore di quello che oggi stiamo creando noi.

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Ha fatto molto discutere, nei giorni scorsi, la vicenda delle cinque educatrici della Coop Dolce, che a Casalecchio di Reno (Bo) gestisce il centro estivo della scuola d’infanzia Meridiana. Come noto, esse hanno coinvolto i bambini d’età prescolare in attività ludiche ispirate al Pride di Bologna.

Guidati dalle educatrici, i piccoli hanno infatti realizzato disegni con cuori, scritte del tipo Viva l’amore e, dopo essersi colorati il viso coi colori dell’arcobaleno, hanno prodotto un cartellone con la didascalia Oggi ci siamo dipinti la faccia per festeggiare insieme il Gay Pride!!!.

Riportata dal nostro quotidiano e dalle maggiori testate giornalistiche italiane, la vicenda ha sollevato un polverone di critiche e condanne, tra cui quelle del ministro Lorenzo Fontana, del deputato forzista Galeazzo Bignami, del senatore centrista  Pier Ferdinando Casini e di Generazione Famiglia, che è ricorsa al tema bergogliano della colonizzazione ideologica con riferimento alla gender theory.

Proprio per questo, abbiamo deciso di chiedere un parere scientifico al prof. Paolo Valerio, docente ordinario di Psicologia clinica presso l'Università Federico II di Napoli, direttore del Centro di Ateneo SInAPSi e presidente della Fondazione Genere Identità Cultura.

Prof. Valerio, le attività ludiche ispirate al Gay Pride, proposte dalle educatrici della Coop Dolce, sono davvero un gioco che può definirsi “inadatto” o “pericoloso” per i bambini?

Direi di no. La cosa veramente importante è veicolare ai bambini informazioni corrette affinché possano comprendere il mondo in cui vivono. È giusto che queste informazioni siano trasmesse con un linguaggio idoneo e con le giuste modalità.

Anche il Gay Pride è un fenomeno che esiste nel mondo in cui i bambini vivono e, dunque, è giusto spiegarne ai bambini il significato. Ai bambini non bisogna nascondere nulla.

Il gioco, dunque, può essere un canale per comunicare questi significati ai bambini?

Ovviamente sì. Ricordo che, durante uno dei miei ultimi viaggi, ho trovato in una libreria inglese un volume dal titolo Come spiegare il Gay Pride ai bambini. Il gioco è un buon mezzo per formare i più piccoli alla cultura della differenza e al rispetto per l’altro.

Dunque, sbaglia chi giudica questi metodi pericolosi per l’equilibrio dei bambini?

Non sono certo questi giochi che influenzano il nostro orientamento sessuale. Se è questo il timore di chi ha mosso le critiche alla scuola di Casalecchio, allora esso è del tutto infondato. L’orientamento sessuale degli individui non è influenzato dall’esterno: è una caratteristica del nostro essere.

Del resto, mi piace ricordare che all’ultimo Pride svoltosi a Napoli, sabato 14 luglio, c’era il coloratissimo trenino delle Famiglie Arcobaleno ed era pieno di bambini felici, che erano perfettamente a proprio agio nella folla arcobaleno della parata!

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Non smette di far discutere il caso delle cinque educatrici della Coop Dolce, che gestisce il centro estivo per bambini in età prescolare presso il nido Meridiana a Casalecchio di Reno. Educatrici che, come noto, hanno incentrato, venerdì 6 luglio, le attività formative pomeridiane sul tema dell’imminente Bologna Pride.

Dopo le prime reazioni negative del deputato forzista Galeazzo Bignami (che ha annunciato un’interrogazione parlamentare ai ministri Bussetti e Fontana) e del senatore Pier Ferdinando Casini nonché del sindaco dem di Casalecchio si è espresso ieri anche Pietro Segata, presidente della cooperativa, che ha contestato alle sue educatrici «la leggerezza con cui hanno fatto l’iniziativa, non tanto perché con i bambini hanno affrontato il tema della differenza, uno dei nostri capisaldi pedagogici, ma perché l’hanno collegato al Gay Pride, iniziativa politica fortemente connotata, che non può trovare posto in un asilo.

Per non sbagliare potevano fare una giornata arcobaleno dedicata a tutte le diversità, non esclusivamente agli omosessuali».

Ma per Segata a essere particolarmente grave è la libertà d’iniziativa con cui le educatrici hanno agito senza previa consultazione coi vertici della cooperativa e, soprattutto, dei genitori. «In questo periodo estivo – ha infatti aggiunto – si apre il nido anche a bambini esterni che non conoscono l’asilo, le educatrici e i programmi svolti abitualmente, quindi bisognava essere caute. L’altro errore grave è stato quello di apparire come una struttura che si sostituisce ai genitori nella loro funzione educativa».

Il tweet del ministro Fontana e le critiche di Gualmini

Nonostante i mea culpa di Segata sono arrivati, sempre nella giornata d’ieri, gli affondi del ministro della Famiglia e della Disabilità Lorenzo Fontana, sollecitato a esprimersi al riguardo da Il Resto del Carlino che, sulla prima pagina del 13 luglio, aveva sollevato per primo il polverone sulla vicenda.

Fontana, che si è detto allibito per quanto accaduto, ha poi lanciato un tweet: «Ma è possibile che si faccia una cosa del genere all'insaputa dei genitori, tra l'altro a bambini fra 1 e 5 anni? Educazione o ideologia? Adesso i buonisti e i politicamente corretti non hanno niente da dire?».

Gli ha fatto immediatamente eco Massimo Gandolfini, leader del Family Day nonché amico di vecchia data del ministro, che ha ricollegato il caso casalecchiese alla questione dell’ideologia gender e ai moniti bergogliani. «Le colonizzazioni ideologiche sono arrivate anche nei centri estivi – ha dichiarato –. In Emilia si è andati oltre ogni limite. Facciamo appello a tutte famiglie italiane di buon senso affinché si oppongano a queste nuove scuole di indottrinamento ideologico che si permettono di violentare la serena crescita umana dei più piccoli. Cosa che solamente le disumane dittature del XX secolo avevano avuto la sfrontatezza di attuare».

Critiche anche da Elisabetta Gualmini, vicepresidente della Regione Emilia-Romagna, per la quale, «a prescindere da come la si pensi, non si può fare politica strumentalizzando i bambini». 

La Curia di Bologna all'attacco

E, dulcis in fundo, è arrivata oggi la condanna della Curia arcivescovile di Bologna attraverso un editoriale sul settimanale diocesano Bologna Sette: «La Chiesa di Bologna ha appreso con sconcerto che al centro estivo di una scuola dell'infanzia di Casalecchio di Reno è stato presentato l'evento del Gay Pride a bambini in una fascia di età delicata come quella prescolare. Un tema così complesso meriterebbe di essere affrontato con maggiori cautele e sicuramente con il coinvolgimento pieno delle famiglie, prime responsabili dell'educazione dei figli». 

Ma la Curia felsinea ritiene comunque positive le scuse della Coop Dolce . «Immaginiamo – continua l’editoriale - che i genitori dei bambini non avessero dato mandato alle educatrici di affrontare queste tematiche. L'effetto di questa arbitraria iniziativa ha scatenato contrapposizioni e strumentalizzazioni che non giovano alla costruzione di un clima sereno di reciproca fiducia tra la scuola e i genitori.

Interpretiamo come un gesto che va nella direzione di un dialogo positivo le scuse presentate dall'ente educatore. Poiché siamo consapevoli della complessità del cammino di crescita dei nostri figli, questo ci sta a cuore. Tutto ciò può avvenire in una stretta alleanza educativa tra scuola e famiglia».

La replica di Franco Grillini

Ma, a stretto giro, è arrivata, sulle colonne de Il Corriere di Bologna, la replica del direttore di Gaynews Franco Grillini che ha parlato di «vicenda grottesca».

Dichiarandosi dalla parte delle educatrici, l’ex parlamentare ha dichiarato: «C'è una campagna ossessiva contro di noi, ogni volta che un rappresentante della comunità Lgbti viene invitato in una scuola scoppia una polemica. E sull'educazione non accettiamo lezioni dalla diocesi».

Nessuno sbaglio dunque da parte delle educatrici? «No – incalza Grillini –. Se il problema è l'età dei bambini accolti nelle strutture, non si capisce bene perché in una materna si possa parlare di religione e non di Pride. Allora stabiliamo che tutte le volte che si affrontano temi religiosi, i genitori devono essere avvisati».

Grassadonia (Famiglie Arcobaleno): "Ma dov'è la strumentalizzazione politica?"

Contattata da Gaynews, si è detta invece sorpresa dell’accaduto Marilena Grassadonia, presidente di Famiglie Arcobaleno: «Non capisco come si possa parlare di strumentalizzazione politica con riferimento a cartelloni coi colori dell’arcobaleno o alla lettura di libri come Buongiorno postino e Piccolo uovo, che parlano delle varie realtà familiari.

Famiglie Arcobaleno sosterrà sempre la validità di attività formative che non vogliono indottrinare i nostri figli ma renderli soltanto sensibili ai temi dell’inclusione, del rispetto e della solidarietà».

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La rabbia di alcuni genitori. La polemica in consiglio comunale. L’imbarazzo del sindaco dem che scarica su terzi le responsabilità: «Una festa tipo gay pride per bambini di quell’età è difficilmente comprensibile».

Queste in sintesi le prime reazioni alle attività formative che le educatrici della Coop Dolce hanno fatto svolgere, il 6 luglio, ai bambini casalecchiesi della scuola d’infanzia Arcobaleno, del cui centro estivo hanno la gestione.

Attività che, ispirate al Bologna Pride dell’indomani, sono consistite nella realizzazione di disegni con cuori, scritte del tipo Viva l’amore, colori dell’arcobaleno. Quei colori di cui le educatrice hanno anche dipinto i visi dei bambini, immortalati in una foto apposta su un cartellone con tanto di didascalia Oggi ci siamo dipinti la faccia per festeggiare insieme il Gay Pride!!!.

Riportata oggi in prima pagina da Il Resto del Carlino con le dichiarazioni del sindaco di Casalecchio di Reno (Bo) Massimo Bosso, la notizia ha suscitato le forte critiche del deputato di Forza Italia Galeazzo Bignami, che ha annunciato un'interrogazione parlamentare a Marco Bussetti, ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, e a Lorenzo Fontana, ministro della Famiglia e della Disabilità, su un’iniziativa «inopportuna, strumentale e provocatoria».

Bignami ha quindi spiegato: «Il buon senso qui manca del tutto. Con un numero infinito di favole istruttive e attività che possono essere proposte ai bambini, la cooperativa non ha trovato di meglio da fare che dedicare un laboratorio al Gay Pride?

Una scelta grave e inopportuna che non ammette giustificazioni, soprattutto perché è noto che tali temi suscitano sempre polemiche visto che non trovano mai condivisione unanime.

La scelta dunque non solo appare frutto di leggerezza ma probabilmente è anche strumentale e provocatoria».

Ma critico si è mostrato anche  il senatore centrista Pier Ferdinando Casini, eletto, il 4 marzo, all'uninominale di Bologna quale candidato della coalizione di centrosinistra. «Non credo - ha dichiarato - che i genitori mandino i bambini di Casalecchio di Reno in un campo estivo pensando che festeggeranno il Gay pride con iniziative del tutto strampalate e prive di qualsiasi presupposto pedagogico.

Qui non si tratta né di destra né di sinistra né del rispetto che tutti abbiamo per le diverse condizioni in cui ciascuno vive la propria sessualità. Qui si tratta di serietà e di buon senso. Siamo in presenza -di un infortunio grave degli educatori della cooperativa che gestisce il campo».

La polemica si è poi spostata sui social. A gridare allo scandalo soprattutto esponenti dell'area leghista e di associazioni a quella contigue come, ad esempio, Generazione Famiglia che, al solito, ha tirato in ballo il tema bergogliano della colonizzazione ideologica con riferimento alla gender theory.

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Un itinerario turistico interamente rivolto alle persone Lgbti.

Questo la proposta messa in cantiere da Bologna Welcome, il servizio comunale d’informazione e accoglienza turistica che, inaugurato il 15 aprile 2011, punta per il 2019 a inserire nei tradizionali percorsi dedicati alla musica, al cibo, allo shopping, uno specifico Circuito Lgbt attraverso i luoghi simboli della collettività arcobaleno.

Pur trattandosi d’iniziativa ancora allo stadio progettuale, non sono già mancate le critiche.

La consigliera di centrodestra della Città metropolitana Marta Evangelisti (Uniti per l'alternativa) ne ha fatto oggetto di un'interpellanza al sindaco Virginio Merola e al consigliere metropolitano delegato nonché vicesindaco Massimo Gnudi, perché «non sembrerebbe particolarmente opportuno creare o promuovere anche con contributi pubblici o comunque istituzionali circuiti turistici basati sull'orientamento sessuale dei turisti stessi».

In particolare, la rappresentante di Uniti per l'alternativa ha chiesto se siano «previsti finanziamenti da parte della città per tale progetto» e, in più, se esso «rispetti gli obiettivi di promozione delle peculiarità e delle eccellenze territoriali».

Immediata la risposta di Gnudi, che ha in primo luogo dichiarato: «Il documento a cui fa riferimento la consigliera è una bozza tuttora in discussione».

Ciò premesso, il vicesindaco ha aggiunto: «Il riferimento al circuito turistico Lgbti si realizzerà su adesione di soggetti privati interessati a promuoverlo e quindi non si configura come utilizzo di denaro pubblico», tenendoci però a ricordare come «il turismo Lgbti sia un segmento di portata significativa».

Secondo le stime 2017 ogni anno sono 37 milioni i viaggi internazionali da parte di turisti appartenenti alla comunità e questo interessa da vicino anche l'Italia. Secondo dati de Il Sole 24 Ore su 60 milioni di visitatori complessivi del nostro Paese le persone Lgbti sarebbero dai 3 ai 6 milioni.

Insomma, per Gnudi tale scelta «è in forte coerenza con le linee di indirizzo della destinazione turistica che renderebbero Bologna un'esperienza turistica autentica» anche perché «non possiamo non ricordare che la città rappresenta un luogo simbolo per la storia della comunità Lgbti italiana, tradizionalmente amico e accogliente».

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30.000 persone si sono riversate per le strade di Bologna, città storica del movimento Lgbti italiano, in occasione del Pride, che si è mosso alle 16:30.

Molti dei partecipanti, accogliendo l’invito di Vincenzo Branà, presidente del Cassero, hanno indossato una maglietta rossa in piena sintonia con l’iniziativa lanciata per la giornata di oggi da Anpi, Arci, Libera per reagire alle politiche salviniane in materia di migrazione e fermare, secondo le parole di Don Ciotti, “l’emorragia di umanità”. Quel rosso di cui continua a tingersi il Mediterraneo per la morte di tante persone in fuga dai propri Paesi e mai approdate a una meta migliore.

Un ennesimo segnale dalla collettività Lgbti a favore d’una trasversalità d’impegni e di una volontà decisa di lottare accanto a tutte le minoranze, i cui diritti mai come adesso sono a rischio.

In corteo anche la senatrice M5S Michela Montevecchi, la consigliera regionale pentastellata Silvia Piccinini, l’ex senatore dem Sergio Lo Giudice, lo storico attivista e direttore di Gaynews Franco Grillini nonché l’assessore Matteo Lepore e l’avvocata Cathy La Torre, vittime di minacce via web nelle scorse settimane.

Presente anche il sindaco di Bologna Virginio Merola col cartello contrassegnato dalla scritta Love is the answer. «La comunità gay sta interpretando un sentimento molto forte, ovvero che non bisogna dimenticarsi - ha detto il primo cittadino - che ci sono delle persone che muoiono affogate e l'atteggiamento non può essere quello del nostro governo. Bisogna saper accogliere, integrare, e tenere presente che la vera forza è in questa risposta».

Ieri Merola aveva ricevuto da Forza Nuova una scatola con dentro un paio di scarpe da donna. «Non voglio commentare - ha detto Merola - così non va sui giornali ma finisce nelle fogne».

Non sono mancati momenti di tensione al termine della parata quando sul palco hanno preso la parola i rappresentanti di MigraBo Lgbti e de Il Grande Colibrì. Due donne, tra la folla, hanno infatti gridato: Prima gli italiani, tornatevene a casa. Fischiate, sono state prontamente allonatanate.

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Si sono uniti civilmente in mattinata a Bologna Alejandro Barrero Bocanegra e Kemal Pasovic, ideatore dell’Osservatorio parlamentare Lgbti del M5s nonché componente dello stesso dal 2013 al 2016.

A raccoglierne il sì nella Sala Rossa di Palazzo D’Accursio Franco Grillini, direttore di Gaynews. Testimoni, invece, sono stati Flavio Romani, presidente nazionale d’Arcigay, e Vincenzo Branà, presidente del Cassero.

Per l’occasione sono pervenuti ai festeggiati vari messaggi augurali. Tra questi anche quello del sottosegretario Vincenzo Spadafora: «Cari Kemal e Alejandro, è una grande gioia per me potervi fare i miei auguri il giorno in cui si celebra  in tutto il mondo il Gay Pride.

Vi auguro tanta felicità, armonia e vi assicuro il mio impegno personale affinché la battaglia culturale a favore dei diritti Lgbt continui e si rafforzi e perché non ci sia alcun passo indietro rispetto alle conquiste degli ultimi anni.

Godetevi quindi questa giornata indimenticabile. Tanti auguri».

Non è mancato d'esprimere i propri auguri Fabio Massimo Castaldo, vicepresidente del Parlamento europeo.

kema

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