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In occasione dell'evento Incontro con il cinema sardo a Roma, che si terrà domani presso il Cinema Trevi a partire dalle ore 17:00, abbiamo intervistato Giovanni Coda. Cagliaritano di nascita, è un regista cinematografico e fotografo con molti anni di attività nelle arti visive. Senza contare i diversi premi ottenuti attraverso la partecipazione a numerosi festival nazionali e internazionali.

Giovanni, qual è il significato della kermesse di domani? 

Questa giornata di sabato 17 Febbraio si inserisce in un percorso consolidato di incontri organizzati dall'associazione Il Gremio in collaborazione con la cineteca nazionale e altre realtà associative. Percorso teso a promuovere il cinema e gli autori della mia terra. È un'occasione di incontro con la città e di promozione del mio lavoro che viene distribuito, prevalentemente, nei circuiti festivalieri.

Domani alcuni tuoi lavori cinematografici quali Il Rosa Nudo, Bullied to Death e infine Xavier saranno proiettati al cinema Trevi. Quale è, se c'è, il filo rosso che unisce queste tre opere? 

Il Rosa Nudo e Bullied to Death sono i primi due capitoli di tre dedicati alla violenza. Il primo film è ispirato alla vita di Pierre Seel, deportato omosessuale durane la seconda guerra mondiale. Bullied to Death è invece ispirato alla triste storia di Jamey Rodemayer e tratta il tema del bullismo a sfondo omofobo. Xavier è dedicato alla figura di Xavier Jugéle, il poliziotto gay deceduto durante l'attentato terroristico dello scorso aprile a Parigi. 

Viste le tematiche affrontate, oltre alle persone Lgbti a chi consiglieresti di venire al Cinema Trevi per vedere le tue opere?

Il mio pubblico è più eterogeneo di quanto si possa immaginare. I miei film sono stati proiettati in tanti istituti scolastici e in parecchie università in particolare all'estero. Sono opere "diverse" dal taglio documentaristico che si fonda in un clima più performativo che di finzione. È una modalità nuova di intendere il cinema Lgbti, che tra l'altro, in Italia, è in grande difficoltà (proattivamente parlando).

L'evento è in collaborazione con la Cineteca Nazionale e altre Associazioni. Per diffondere cultura antidiscriminatoria e sensibilizzare a temi come quelli da te tratttati quanto è importate fare rete?

È importantissimo, indispensabile ormai. Attraverso i social media interagisco con centinaia di persone in contemporanea, molti dei quali sono amici che a loro volta sostengono e promuovono il mio pensiero, il mio lavoro.

Ognuno di noi è il prodotto delle proprie radici culturali, familiari, storiche. Artisticamente parlando, quali sono le tue? E a quali di queste radici devi maggiore riconoscenza per ciò che sei oggi?

Le mie radici come artista (e come uomo) affondano nel terreno della formazione. Arrivo dalla vitalità dei "circoli del cinema" degli anni '80 e '90 passando per maestri quali Aldo Braibanti, Oscar Manesi, Mario Merlino, Peter Greenaway, Gianni Toti, Giovanni Minerba. Recentemente devo molto alla proficua frequentazione con il performer milanese Dino Cataldo Meo per giungere ai miei studi fotografici nel prestigioso Ideep di Barcellona. Il mio cinema è il prodotto di un innesto di anime varie e varie arti.

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Ci si aspettava di sapere qualcosa di più dalla presidente Laura Milani sul piano di riorganizzazione del Museo nazionale del Cinema e dei festival a esso connessi quali il Torino Film Festival, Lovers Film Festival - Torino LGBTQI VisionsCinema Ambiente. Un piano legato alla necessità di far quadrare il bilancio di previsione che, tradotto in cifre, vuol dire 200mila euro.

Dai fasti, dunque, d’un progetto di rilancio dello storico istituto torinese ci si è improvvisamente incagliati, ad appena un anno di distanza, nelle secche del ridimensionamento. Ridimensionamento che ha già interessato il Torino Film Festival e interesserà anche i due festival minori, destinati a un umiliante accorpamento.

Ci si aspettava soprattutto di più dalla dichiarazione di Laura Milani a seguito dell’incontro tenutosi con i soci fondatori il 29 novembre. Ma invece si sa: il cambiamento richiede tempo e questo, come ribadito dall’Assertiva (secondo la definizione di Gabriele Ferraris su Il Corriere della Sera), «lo abbiamo chiarito sin dall’inizio. E si fa un passo per volta» Anche perché «trasformare problemi in opportunità era e rimane un obiettivo, e i Soci Fondatori lo hanno compreso appieno».

Sarà ma è pur vero, che Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur. O meglio, riadattando il detto liviano al caso specifico, Dum Augustae Taurinorum consulitur, Musaeum ac manifestationes cinematographicas expugnantur.

Ma l’assessore Marco Giusta non ci sta e muove il suo j’accuse in riferimento soprattutto al festival Lgbti, ideato da Ottavio Mai e Giovanni Minerba.

«Apprendo da fonti stampa – ha detto senza giri di parole - possibili problemi relativamente al Lovers. Oltre trent'anni di storia di un festival nato per dare voce alla comunità Lgbt non possono essere cancellati con un colpo di spugna. E non vedo perché nel momento in cui si procede ad una razionalizzazione delle spese del museo, dovute ad opacità degli anni passate, sia il Lovers a dover pagare lo scotto.

I progetti ci sono e sono importanti: da una possibilità di costruire una rete nazionale ed europea dei festival Lgbt che abbia sede a Torino così come promuovere un progetto di industry che metta assieme produttori, distributori e filmakers. Come Comune di Torino abbiamo già iniziato a promuovere il festival presso la rete delle città europee arcobaleno (Rainbow Network Cities), ma tutto si ferma alle porte del Museo Nazionale del Cinema per quanto riguarda la progettualità futura.

Ad oggi mi risulta che i fundraiser abbiano già iniziato a trovare sponsor per il Lovers, e la macchina è pronta a partire con le persone che hanno competenze decennali nell'organizzazione del Festival. C'è un problema di bilancio? Bene, apriamo il piano economico ed andiamo ad analizzare le singole voci di costo, provando anche a fare economie. Ma mettiamo il presidente e la direttrice in condizione di iniziare a lavorare subito per il festival, senza fare l'errore dell'anno passato di costruire un festival in tre mesi.

Altrimenti può nascere il sospetto che esista una volontà di annegare in un pantano il rilancio del Lovers e perdere un'eccellenza della città e delle regione, distribuendo altrove le colpe per poi riuscire nell'operazione di dismettere il festival, magari appaltandolo all'esterno. Perché stiamo parlando di cultura, altra, ribelle, non egemone forse ma forse per questo ancora più da tutelare e sulla quale scommettere. Da un Museo del Cinema che vuole appunto sostenere l'arte cinematografica come espressione culturale della comunità nella quale si inserisce non mi aspetto nulla di meno».

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Preferì togliersi la vita Ottavio Mai, ricoverato in ospedale a Torino per complicanze da Aids. E così 25 anni fa se ne andava, appena 46enne, lo scrittore, poeta, attore, sceneggiatore, regista d’origine romana, il cui nome resterà per sempre legato all’ideazione del Torino Glbt Film Festival - Da Sodoma a Hollywood. Giunto alla 32° edizione sotto la denominazione Lovers Film Festival - Torino LGBTQI Visions, l’evento è stato definito dal ministero per i Beni e le Attività culturali «una tra le più importanti manifestazioni cinematografiche italiane a livello internazionale».

Ma 25 anni fa se ne andava, soprattutto, un importante “attivista per i diritti degli omosessuali” – come è scritto sulla targa della via che gli è stata intitolata a Torino il 24 aprile 2015 –. Se ne andava, soprattutto un uomo dall’eccezionale creatività, legato dal 1977 alla morte a Giovanni Minerba, con cui condivise gli stessi ideali di militanza, gli stessi interessi culturali, la stessa passione per la cinematografia. Passione che portò Ottavio e Giovanni a produrre pellicole nonché docufilm di valore e a istituire, come accennato, all’importante festival cinematografico su temi afferenti all’omosessualità.

E proprio Giovanni nelle prime ore dell’odierna giornata ha voluto affidare i propri sentimenti immutati per Ottavio, le proprie emozioni, i propri ricordi a un post dal titolo Mi ha lasciato la vita.

«Sono passati 25 anni - così ha scritto - da quella notte fra il 7 e l’8 Novembre del ’92 quando un improvviso e lontano squillo del telefono, tanto impercettibile quanto definitivo, confidò al mio cuore stanco e appesantito dalla preoccupazione che Ottavio mi aveva lasciato solo.

Aveva infine deciso di oltrepassare lo schermo, anticipando l’ignoto nemico, e abbandonare le cose di quaggiù, in quel suo modo determinato, silenzioso e quasi timido, simile a tutti i gesti, alle parole non dette, alle determinazioni di una vita, ai quindici anni di quella vita che abbiamo vissuto come una cosa sola, e che in qualche modo, complice la preziosa testimonianza di tanti amici, cerchiamo sempre di tenere viva.

Non sta a me celebrare i fatti, le idee, i progetti, le iniziative, realizzati fra il 1977 e il 1992. Tutto mi ha visto compartecipe e corresponsabile, tutto ha riempito la mia vita, invaso i miei sogni, esaudito molti ingenui desideri. Tutto ci hanno fatto combattere e vincere insieme tante battaglie.

Resta sempre la coscienza del dolore e la certezza della continua necessità di pensare all’onestà intellettuale di Ottavio, alla sua infinita curiosità e le sue stupefacenti intuizioni»

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Buone notizie da Torino per gli amanti di cinema e per coloro che hanno a cuore i diritti Lgbtqi. Sono state annunciate le date del Lovers Film Festival – Torino LGBTQI Visions 2018, diretto da Irene Dionisio e presieduto da Giovanni Minerba: si svolgerà nel capoluogo piemontese presso il Cinema Massimo del Museo Nazionale del Cinema dal 20 al 24 aprile 2018 andando a ricollocarsi nello storico periodo di svolgimento del festival.

Mentre sono stati resi noti i dati del 2017 - 6 giorni di programmazione, 83 film di cui 56 anteprime italiane, 3 europee, 3 internazionali, 31 paesi rappresentati e 23.000 presenze fra proiezioni ed eventi Off – alcune anticipazioni fanno presagire che il Lovers 2018 sarà contraddistinto da uno spirito cinefilo, militante e pop.

Tutto il festival sarà improntato sul tema dei diritti Lgbtqi: sia il concorso cinematografico sia gli eventi speciali e musicali. La direttrice Irene Dionisio, inoltre, ha deciso di ampliare la squadra di selezione aprendola a due esponenti del mondo Lgbtqi scelti dalla comunità stessa, mentre Giovanni Minerba, fondatore con Ottavio Mai del festival, curerà una sezione pensata per valorizzare la storia della rassegna che tanto ha significato per le persone omosessuali e non.

La madrina sarà una delle icone del cinema italiano: l’attrice, regista e produttrice Valeria GolinoRobin Campillo, ultimo vincitore Gran Prix a Cannes della Queer Palm, ha già confermato la propria presenza al festival.

Sempre sul tema dei diritti, in collaborazione con il Coordinamento Pride saranno scelte sette parole chiave e verrà individuato, per ognuna, un film dedicato. Il focus sarà introdotto da un approfondimento dedicato al modo in cui i media rappresentano le persone Lgbtqi a cura di Diversity, l'associazione fondata da Francesca Vecchioni. Madrina d’eccezione di questo focus sarà Monica Cirinnà.

Innovazione e continuità le parole chiave di Lovers come sintetizza Giovanni Minerba: «I cambiamenti portano sempre a una riflessione, la conoscenza è necessaria, fare tesoro del passato per dare la giusta opportunità di guardare al futuro. Il percorso iniziato con la 32° edizione necessita, è, e deve essere un chiaro messaggio di inclusione, tutti insieme daremo il contributo necessario».

Molto determinata nella costruzione di un’edizione 2018 che possa soddisfare tutte e tutti anche la direttrice Irene Dionisio che «è molto felice di poter partire con il giusto anticipo a lavorare all’edizione 2018».

Irene inoltre ci ha detto «che sta già costruendo nuove relazioni internazionali» e «che lavorerà all’insegna del confronto con la comunità Lgbtqi perché il tema dei diritti possa essere affrontato nella sua accezione più ampia».

 

 

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L’ultimo atto dell’Onda Pride 2017 è andato in scena nella magnifica cornice del Salento. Per la precisione a Gallipoli, cittadina che, in barba ai recenti episodi di omofobia, si attesta quale una delle mete turistiche Lgbti più gettonate a livello internazionale. Cristina Bugatty, concorrente di Pechino Express e curatrice di TeleBugatty, è stata la madrina dell’evento mentre Eleonora Magnifico, Giovanni Minerba, Giulio Maria Corbelli, Danilo Lupo e Willy Vaira i testimonial d’eccezione.

Cuore programmatico della manifestazione la rivendicazione di diritti e libertà nonché di un territorio, quello salentino, ricco di cultura, tradizioni, arte e grande capacità di accogliere e promuovere il turismo. Insomma non solo un Pride arcobaleno ma anche un Pride dei salentini, delle salentine e di chi, semplicemente, ama questa terra.

Al termine della marcia dell'orgoglio Lbti, caratterizzata da cinque carri e dalla presenza di migliaia di persone (anche se funestata dal ferimento di Eleonora Magnifico precipitata accidentalmente da uno dei carri), abbiamo raggiunto Roberto De Mitry Muya, uno dei promotori del Salento Pride nonché presidente del comitato Arcigay Salento La Terra di Oz.

Il Salento Pride chiude la stagione dell'Onda Pride 2017. Quali erano le aspettative e come ha risposto la comunità?

La comunità ha risposto egregiamente. Come l'anno scorso il Salento Pride si è caratterizzato per la presenza massiccia di persone dalle molteplici provenienze - grazie al forte afflusso turistico - e per la partecipazione corposa della comunità locale.

Quali sono stati i punti più importanti del manifesto politico del Salento Pride 2017 e quali sono secondo te le priorità per cui lottare oggi sì damigliorare la qualità della vita delle persone Lgbti?

Per il Salento Pride era innanzitutto importante festeggiare il territorio oltre che le nostre tradizionali rivendicazioni. Un Pride per esaltare le tante belle storie, i volti e le realtà di questa magnifica terra. Le priorità Lgbti restano per noi matrimonio egualitario e adozioni. Su questo non chiediamo più mezze soluzioni.

Il Salento Pride si è svolto all'indomani di alcune spiacevoli circostanze che hanno fatto calare su Gallipoli, meta riconosciuta del turismo Lgbti italiano, l'ombra dell'omofobia. Che significato ha avuto il Pride in questa prospettiva? E sopratutto tu, da leader del movimento Lgbti salentino, cosa ti sentiresti di dire all'imprenditore del G Beach che ha ripreso i due ragazzi "rei" di essersi dati un bacio in pubblico?

Come detto, il nostro Pride non è contro qualcosa ma anzi vuole essere un modo per festeggiare insieme l'apertura e l'accoglienza del popolo salentino e gallipolino. Un Pride per rimarcare la fierezza di essere salentini. Da rappresentate della comunità Lgbti, direi al proprietario del G Beach che la porta per i chiarimenti è sempre aperta: basta solo ammettere i propri errori.

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Giovedì presso la Multisala Cinema Massimo del Museo Nazionale del Cinema prenderà il via il 32° Lovers Film Festival – Torino LGBTQI Visions, già Da Sodoma a Hollywood, oggi diretto dalla giovane regista emergente Irene Dionisio e presieduto da Giovanni Minerba fondatore, con Ottavio Mai, della storica rassegna famosa in tutto i mondo.

Il festival ha una mission importante: rinnovarsi nel solco di un'esperienza più che trentennale che lo ha reso una delle più importanti rassegne cinematografiche a tema. Dal 15 al 20 giugno saranno proiettatti 83 film, di cui 3 anteprime internazionali, 3 anteprime europee e ben 56 anteprime italiane. Tutti i film in concorso sono stati realizzati tra il 2016 e il 2017, mentre molte opere in programma arrivano dai principali festival internazionali, come il Festival di Berlino, la Mostra del Cinema di Venezia, il Sundance, il Tribeca e il BFI Flare.

I Paesi rappresentati, in totale, sono 31, con una netta prevalenza degli Stati Uniti (20 film) seguono Francia (13 opere), Italia (9) e Germania (8). Ma ci sono anche pellicole dalle Filippine, dal Sud Africa, dalla Turchia, dal Giappone e due opere da Taiwan.

Un programma variegato: sette i film in programma per la sezione All the Lovers. Concorso lungometraggi; sette anche per la sezione Real Lovers. Concorso documentari. Entrambe queste sezioni, inoltre, saranno accompagnate da altri due film fuori concorso.

La giuria di All the Lovers, che assegnerà il Premio Ottavio Mai per il miglior film, del valore di 1000 euro, sarà composta dal critico cinematografico Franck Finance-Madureira, dal critico e giornalista Vieri Razzini e la poliedrica artista Eva Robin’s.

Il miglior documentario, che si aggiudicherà, grazie a Ucca, un premio di 500 euro e un accordo di distribuzione nei circoli cinematografici Arci, sarà scelto dal regista Fabio Mollo, la docente Mariapaola Pierini e il filosofo Gianni Vattimo, con Maria Luisa Brizio (Altera/Ucca) consulente di giuria.

Sono 14, invece, i titoli della sezione Irregular Lovers. Concorso iconoclasta, dedicato alle opere di carattere sperimentale. Il regista vincitore frequenterà una Residenza d’Artista, mentre la pellicola premiata sarà proiettata al Centre d’Art Contemporain di Ginevra e alla prossima edizione di Artissima. Ilaria Bonacossa, direttrice di Artissima, sarà consulente dei giurati: Andrea Bellini, direttore del Centre d’Art Contemporain di Ginevra, il curatore Guido Costa e l’artista Adrian Paci. Ma la giuria avrà anche una madrina, l’artista multimediale Marzia Migliora.

I cortometraggi in concorso per Future Lovers sono 21. Il miglior film si aggiudicherà il premio “Fotogrammi sovversivi”, del valore di 300 euro.

Il premio del pubblico, assegnato con MyMovies a un film di All the Lovers, Real Lovers e Irregular Lovers, consisterà in una produzione ad hoc dell’artista visiva Giulia Caira.

Un festival anche assolutamente impegnato sui temi più scottanti dell’attualità: infatti il 16 giugno, il giorno prima dello storico Pride di Torino, alle 20.30 il festival ospiterà Stuart Milk, attivista per i diritti e nipote di Harvey Milk, che premierà l’attivista russa Lyudmilla Alexeyeva.

Subito dopo si terrà un incontro con Yuri Guaiana (All Out), Alessandro Battaglia (Coordinamento Torino Pride), Igor Kochetkov (Russian Lgbt Network) e Piernicola D’Ortona (Amnesty International Torino). L’evento è organizzato in collaborazione con Amnesty, All Out e Coordinamento Torino Pride.

Quindi appuntamento a Torino per la Gay Week che significa Lovers, Pride e tanto ancora.

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