Si concluderà nel pomeriggio a Roma davanti alla Corte della Cassazione il nuovo tour del Bus delle Libertà, meglio conosciuto come Bus No Gender. Organizzata da CitizenGo e Generazione Famiglia - Le Manif Pour Tous Italia, l’iniziativa ha avuto nuovamente luogo nonostante l’interrogazione parlamentare presentata lo scorso anno dai deputati Alessandro Zan e Ileana Piazzoni ai ministri Minniti e Fedeli. Dai quali, nonostante le sollecitazioni del deputato padovano, non è mai stata data risposta.

Anche la seconda edizione del Bus delle Libertà è stata accompagnata da tensioni e polemiche durante il suo percorso lungo lo Stivale. A partire da Reggio Calabria, città da cui ha avuto inizio il tour il 20 febbraio.

Lucio Dattola, presidente del locale comitato di Arcigay, ha duramente bollato l’iniziativa per chiedere in un comunicato «di quali libertà siano portatori questi cavalieri del Sacro Romano Impero, pronti a minacciare querele e a farsi pubblicità sulla pelle degli altri. E ci chiediamo anche perché alla libertà di fare propaganda a Reggio Calabria non sia corrisposta la speculare libertà di contro manifestare, negata dalla Questura».

Polemiche anche a Torino dove prima dell’arrivo del bus sabato 24 l'amministrazione comunale ha revocato il permesso di occupazione di suolo pubblico. Domenica il coordinatore del Torino Pride Alessandro Battaglia, impegnato col terzo viaggio del Treno della memoria Lgbti, così ha commentato da Cracovia l’iniziativa: «È oramai chiaro che il periodo che stiamo vivendo vede non solo un rigurgito di temi cari al tempo del fascismo ma anche vecchie forme di paure che vengono instillate giorno dopo giorno dalla peggiore politica degli ultimi 50 anni.

Al di là delle ideologie oscurantiste, noi crediamo nella Libertà, con la L maiuscola, non in quella presunta libertà che gli organizzatori del bus sostengono essere stata loro negata. Iniziative del genere devono intimorire né noi, né gli insegnanti che hanno una responsabilità enorme nell'istruire i giovani e le giovani che rappresentano il futuro di tutti e tutte noi e che mi auguro veramente riescano laddove noi abbiamo fallito.

Essendo io reduce dal viaggio del Treno della Memoria non posso non pensare ai ragazzi e alle ragazze che ho incontrato che si sono messi in gioco in un modo straordinario e che hanno inteso perfettamente il senso della Memoria come antidoto alle discriminazioni del presente… e del futuro.

Continuiamo a lavorare per una società inclusiva e che non si faccia schiacciare dalla paura... perché la paura dell'altro non ha mai portato bene a nessuno, compresi coloro che l'hanno diffusa».

Contestazioni massicce si sono invece registrate ieri a Bologna, dove alla fine il Bus delle Libertà, accolto dal senatore Carlo Giovanardi, è potuto arrivare a Piazza Malpighi. Accompagnato dalla candidata di Noi per l'Italia Maria Alessandra Molza Giovanardi ha dichiarato: «Ho amici transessuali ma questa è una patologia. Sono vicino a chi ha questi problemi ma non è la normalità e non si può raccontare ai bambini che possono essere maschi o femmine e non c'è nessuna differenza».

Ferma la risposta di Porpora Marcascaino, storica leader del Mit, che ha dichiarato: Questi sono medievali, da Santa Inquisizione. Per secoli ci hanno rinchiuso nei manicomi o nelle carceri e oggi sono qui per rifarlo. Ma non glielo permettiamo, assolutamente».

Le dichiarazioni giovanardiane sono state così commentate da Danilo Cosentino, candidato alla Regione Lazio nelle liste di Liberi e Uguali: «Questo oscurantismo rispetto all'educazione alle differenze nella nostra scuola è uno dei tanti motivi che deve rafforzare il nostro impegno a portare, anche nel Lazio, una legge regionale contro l'omofobia e la transfobia, riaprendo un tavolo di dialogo con le associazioni Lgbti in attesa di una legge nazionale».

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Dopo quella del 2009 la seconda versione dell’International technical guidance on sexuality education è stata da poco edita.

Frutto della collaborazione di UnAids, UnFpa, Unicef, UnWomen e dell’Organizzazione mondiale della sanità, le nuove direttive dell’Unesco in materia d’educazione sessuale si compongono di 139 pagine. Nelle quali, fra l’altro, viene ribadita la necessità d’insegnare a bambini e adolescenti la distinzione tra genere e sesso biologico al pari di quella tra identità di genere e orientamento sessuale nonché il superamento delle forme stereotipate connesse all’ambito della sessualità.

Firmata dalla direttrice generale Audrey Azoulay, la versione ampliata dell’International techical guidance è stata subito presa di mira dal giornalista e scrittore complottista Maurizio Blondet che ne ha parlato come «nuove direttive per corrompere i bambini», «scritte in perfetta neolingua della dittatura Lgbt». Quella «dittatura mondiale dei pederasti» che, secondo il saggista cattolico -, «si attua in un nuovo jus sodomiticum obbligatorio, e contrario al diritto naturale». 

Non meraviglia perciò che un ancor meno avveduto Lorenzo Damiano, candidato alla Camera in Veneto (collegio plurinominale 02 e uninominale 08 [Treviso e cintura]) nella lista del Popolo del Famiglia, abbia invocato un nuovo processo di Norimberga e minacciato roghi di libri gender.

«Né comunismo, né nazismo, né fascismo – così l’adinolfiano trevigiano – sono mai arrivati a questo livello di propaganda politica nei confronti delle persone più indifese al mondo. I bambini sono anime pure e innocenti che non hanno bisogno di queste persone e delle loro perversioni. Si ritiri immediatamente questa persona Audrey Azoulay dal ruolo che ha e se ne torni a casa. La funzione dell’Unesco resti quello di valorizzare la cultura di un territorio: perché mai questi organi arrivano a occuparsi della sessualità dei bambini? Che per altro sono innocenti e puri? Guai a coloro i quali scandalizzeranno anche uno solo di questi bambini: sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare».

Poi un appello a Putin e Trump perché liberino il mondo «da queste lobby invertite. Invoco un nuovo processo di Norimberga per mandare a casa questi pervertiti che propongono a bambini di nove anni di “saper spiegare come l’identità di genere di una persona può non corrispondere al sesso biologico”, di 12 ad essere già edotti sul fatto che i rapporti omosessuali sono “piacevoli” e non portano affatto infezioni, e a cinque anni (sottolineo a cinque anni!) che devono essere indottrinati sul rispetto per le famiglie “diverse”.

Sono pronto a sfidare questi pervertiti e depravati che minano con violenza la mente dei bambini anche domani: portandoli in piazza e svergognandoli davanti a centinaia di famiglie che devono sapere la violenza di questi organi di potere. Anzi, vi dirò di più. Già la prossima settimana siamo pronti ad un evento che sconvolgerà le menti di questi personaggi depravati: il rogo dei libri gender. Quando saremo al Parlamento riporteremo il buonsenso e l’amore per i nostri figli, quello vero di una mamma e di un papà che li difendono dai mostri. Lotteremo fino all’ultimo sangue per l’abrogazione della legge che ha introdotto il gender attraverso i partiti di sinistra e per l’abrogazione della legge Cirinnà».

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Il prossimo 16 febbraio il neocostituito Coordinamento nazionale Laicità Scuola Salute presenterà a Roma una proposta sui temi dell'educazione sessuale, affettiva e di genere nelle scuole, rivolta a tutti i candidati e le candidate alle prossime elezioni politiche. Appuntamento alle ore 11:00 presso la sede dell'Associazione Stampa Romana in piazza della Torretta.
 
Un coordinamento trasversale, come si legge nella nota, che include genitori, famiglie e mondo della formazione. Un coordinamento in cui trovano spazio soggetti laici tradizionalmente impegnati negli organi istituzionali della scuola come Coordinamento Genitori Democratic e Agedo, realtà Lgbti come Famiglie Arcobaleno e Rete Genitori Rainbow, realtà impegnate in diverso modo nella formazione come la rete nazionale Educare alle Differenze, Gaynet e Gaycs.
 
Ne abbiamo parlato con la portavoce Angela Nava, di Coordinamento Genitori Democratici, associazione attiva sin dagli anni '70 nel Fonags, organo consultivo del Miur con i genitori della scuola. 
Da dove nasce questa proposta? 

 

È un programma innanzitutto di laicità. Vogliamo accendere i riflettori sul tema a partire da questa breve e difficile campagna elettorale, con l'obiettivo di costruire un dialogo tra le forze laiche e progressiste nella scuola sui temi dell'identità, dell'affettività e della sessualità. I dati sul bullismo e sulle infezioni sessualmente trasmesse mostrano una vera e propria emergenza, ignorata dalla politica. Ma non si può affrontare il tema solo dal punto di vista medico senza mettere al centro il rispetto e la valorizzazione delle differenze sotto ogni aspetto. 

Proprio ieri è uscita la notizia che alcuni licei hanno dichiarato di non avere stranieri, disabili o "gruppi particolari" nel proprio rapporto di autovalutazione, sembra per attirare nuove iscrizioni. Cosa ne pensa? 

È l'ultimo tassello di una vera e propria deriva culturale. Bene ha fatto la ministra Fedeli a intervenire, perchè si tratta di una violazione palese della Costituzione e dei valori fondanti della scuola. Come spieghiamo nella nostra proposta, valorizzare le differenze significa partire dal rispetto, specialmente in tema di interculturalità e integrazione. I ragazzi e le ragazze figli di migranti nelle nostre scuole sono una ricchezza ed è proprio da lì che bisogna lavorare per contrastare il pregiudizio e sopratutto evitare marginalizzazione e radicalizzazione dell'odio. 

Nel vostro comunicato prendete di mira anche il Miur per il piano sull'educazione al rispetto. Come mai? 
 
Quel piano è il prodotto di una maggioranza in cui le forze conservatrici pesano molto di più di ciò che rappresentano. Anche il Miur risente pesantemente dell'influenza cattolico-conservatrice delle realtà oscurantiste del Family Day, responsabili di mettere in pericolo con l'ideologia la salute e la serenità dei nostri figli e figlie. Da questo punto di vista il lavoro della ministra e quello del ministero e del governo vanno distinti. Purtroppo il piano del Miur riconosce l'esistenza della cosiddetta "teoria del gender", un vero e proprio spauracchio inventato ad arte. Non esistono associazioni che diffondono pratiche "estranee al mondo educativo", ma realtà come la nostra che si rifanno alla cultura dei diritte e alla scienza, alla convenzione di Istanbul del Consiglio d'Europa e alle linee guida dell'Oms sull'educazione sessuale "olistica", che include anche l'affettività. 
A seguire, pubblichiamo un'anticipazione della proposta per una Scuola Laica, Inclusiva e Sicura che sarà pubblicata e aperta alle adesioni a partire da lunedì:

Va ricordato che le dinamiche di inclusione legate all'identità creano un intreccio profondo con i temi dell'interculturalità e della migrazione, per almeno due questioni.  L’inclusione delle persone migranti è fondamentale per prevenire quei fenomeni di emarginazione, esclusione e radicalizzazione del pregiudizio. L’approccio interculturale è la base su cui costruire la cultura del rispetto e  tutelare l’autodeterminazione e i diritti della persona, dalle tematiche di genere ai diritti civili. Ci sono persone, infine, che vivono una situazione di doppia discriminazione, non solo all’esterno ma anche all’interno della propria comunità o nucleo familiare. In 76 Paesi del mondo l’omosessualità è ancora punita con il carcere o la pena di morte. 

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Susanna Ceccardi, la sindaca leghista di Cascina (Pi), torna a far parlare di sé. E non tanto per i post su Facebook in cui si sdilinquisce per il “capitano” Salvini – con l’augurio Magari si candidasse in Toscana – ma per l’istituzione ufficiale sul territorio cascinese di un Osservatorio per le politiche della famiglia.

Associazione che, sotto la presidenza del consigliere comunuale Vittorio Lago, promuove – come recita lo statuto – un’«azione d'intervento per la prevenzione e il contrasto dei fenomeni di indottrinamento e proselitismo all'ideologia gender e a tutte quelle politiche propagandate volte alla disgregazione della famiglia naturale e a favore di quella Lgbt. Si propone inoltre come organo consultivo, propulsivo, di raccordo, di partecipazione e di confronto tra l'amministrazione comunale e la comunità cittadina al fine di raggiungere efficacemente lo scopo sociale».

Presentato ieri mattina nel corso d’una conferenza stampa presso la sede del Municipio, l’Osservatorio – secondo quanto sottolineato dal presidente Lago – «prende le mosse da una mozione approvata a maggioranza dal Consiglio comunale cascinese in cui si chiedeva esplicitamente di contrastare la propaganda gender nelle scuole, alla quale siamo nettamente contrari: l'educazione dei bambini spetta alle famiglie e non ad associazioni ideologizzate».  

Già, perché a temi chiamanti in causa la tutela dei bambini «l'amministrazione comunale – ha osservato la sindaca - è molto sensibile. C'è una circolare del ministero dell'Istruzione che è molto chiara al riguardo: 'Nell’ambito delle competenze che gli alunni devono acquisire, fondamentale aspetto riveste l’educazione alla lotta ad ogni tipo di discriminazione, e la promozione ad ogni livello del rispetto della persona e delle differenze senza alcuna discriminazione. Si ribadisce, quindi, che tra i diritti e i doveri e tra le conoscenze da trasmettere non rientrano in nessun modo né ideologie gender né l’insegnamento di pratiche estranee al mondo educativo'.

Ciò che vogliamo ribadire è che c'è differenza tra i sessi, che deve essere tutelata la parità tra i sessi ma non devono esserci equivoci. Il rispetto delle scelte altrui è fondamentale, ma altra cosa è propagandare una deriva omosessualista».

Ma Susanna Ceccardi non è nuova a certe dichiarazioni su ideologia gender e omosessualismo in una con conseguenti atti volti a un loro contrasto. Il 21 giugno spalancò entusiasta le braccia a Povia che si esibì a Cascina in un contesto per il quale protestò anche Arci nazionale. Quel Povia che con Gianfranco Amato (fondatore dei Giuristi per la vita e segretario del Popolo della Famiglia) promuove in tutta Italia le conferenze-concerto Invertiamo la rotta. Contro la dittatura del pensiero unico! per arrestare, appunto, la presunta deriva omosessualista e genderista.

Ed a parlare di «teoria gender e colonizzazioni ideologiche» - con inequivocabile riferimento a un frasario bergogliano – sarà proprio Gianfranco Amato in un incontro fissato il 18 dicembre a Sesto San GiovanniPatrocinato in un primo momento dall’amministrazionale comunale (che ha fatto poi marcia indietro a seguito di contestazioni), l’evento vedrà la partecipazione del sindaco di Forza Italia Roberto Di Stefano.

E così dopo l’uscita in ottobre del Comune lombardo dalla Rete RE.A.DY. (col conseguente passaggio  alla Rete Comuni Amici della Famiglia, promossa dall’Associazione delle Famiglie Italiane) il primo cittadino di Sesto San Giovanni presenzierà quale ospite d’onore alla conferenza di chi, propagatore delle teorie riparative, è autore di testi quali Gender (d)istruzione e Omofobia o eterofobia?

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Attualmente sul set e nelle sale cinematografiche a partire dal 22 novembre del 2018, Boy Erased porta sulle scene il dramma di Garrad Conley come da lui stesso raccontato nell’omonimo libro autobiografico edito nel 2016. Figlio di un pastore battista dell’Arkansas, Garrad fu costretto dai genitori a sottoporsi al noto percorso di terapia di riorientamento sessuale (o riparativa) in 12 tappe dal nome Love in action (dal 2012 chiamata Restoration Path).

La sua omosessualità fu infatti vissuta come un trauma dal padre che pose il figlio, appena 19enne, di fronte a un aut aut: o curarsi o essere messo al bando dalla famiglia, dalla cerchia d’amici, dalla comunità ecclesiale.

Garrad optò per la “cura” scontrandosi però coraggioramente col suo terapista Victor Sykes. Panni che in Boy Erased ricoprirà Joel Edgerton, produttore e regista dello stesso film.

A interpretare Garrad sarà Lucas Hedges mentre Russel Crowe e Nicole Kidman saranno rispettivamente Marshall e Nancy Conley, genitori del protagonista. Nel cast anche Xavier Dolan.

Boy Erased si presenta, dunque, come un film dal tema delicatissimo com'è quello delle teorie riparative. E, per giunta, a pochi mesi dalla morte del più grande sostenitore negli Usa. Quel Joseph Nicolosi, fondatore della Narth, tra i cui collaboratori, non a caso, risulta ancora essere Dale O’Leary. Che, in pratica, è l'ideatrice dell'inesistente fantasma della Gender Ideology.

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15 città. Momenti di tensione a Napoli dove il sindaco De Magistris ha revocato l’autorizzazione a sostare in Piazza Trieste e Trento. Una manifestazione finale il 30 settembre a Roma in Piazza Bocca della Verità. Questo in sintesi il tour del Bus delle libertà che, organizzato da CitizenGo e Generazione Famiglia, ha percorso lo Stivale per dire no all’”ideologia del gender” nelle scuole. Fortemente avversata da associazioni Lgbti e non, la campagna è stata recentemente al centro di un’interrogazione parlamentare.

Per saperne di più abbiamo raggiunto telefonicamente il deputato dem Alessandro Zan, che ha presentato l’accennata domanda al Governo.

Onorevole Zan, perché un’interrogazione parlamentare sul bus no-gender?

Quanto accaduto è un fatto gravissimo: una campagna di odio omotransfobico itinerante per tutte le maggiori città italiane, travestita da campagna contro la violenza di genere. Il titolo della campagna recitava testualmente “Stop alla violenza di genere” e poi continuava “I bambini sono maschi. Le bambine sono femmine. La natura non si sceglie. Stop gender nelle scuole!”.

Quindi a fianco del solito principio farsesco della lotta al gender, della tutela dei più piccoli e dell’innaturalità della condizione omosessuale e trans, questa volta le associazioni Generazione Famiglia e CitizenGo hanno subdolamente strumentalizzato nominalmente la piaga della violenza sulle donne (di cui in questo periodo si è molto parlato sui media per i recenti e terribili fatti di cronaca) per alimentare la loro campagna d’odio. Il Governo doveva quindi essere informato sui fatti e ho presentato, insieme alla collega Ileana Piazzoni, un’interrogazione al ministro dell’Interno Minniti, perché valuti la correttezza legale della manifestazione, e alla ministra dell’Istruzione Fedeli, perché dia certezze sulla irricevibilità delle proposte di queste associazioni nelle scuole italiane.

Quando è stata formulata e quale la risposta in merito?

L’interrogazione è a risposta scritta: è stata depositata nei giorni scorsi e questa settimana solleciterò i ministri interessati per ottenere una risposta celere, che sono certo arriverà a breve data anche la sensibilità sulla questione che hanno sempre dimostrato.

Non crede che manifestazioni del genere pongano maggiormente in luce la necessità di una legge contro l’omotransfobia?

Come ho già detto in più occasioni, la legge sull’omotransfobia è prioritaria: con la legge sulle unioni civili abbiamo aperto una fase, non possiamo permetterci di essere ancora il fanalino di coda in Europa nella tutela ai cittadini Lgbti. Va predisposta una legge moderna, che superi l’emendamento Gitti alla legge Scalfarotto bloccata ancora al Senato, e questo sarà possibile se alle elezioni politiche della prossima primavera il Partito Democratico riuscirà a imporsi sui vari populismi. La destra e il Movimento 5 Stelle hanno dimostrato in più occasioni di essere nemici dei diritti. Con una loro vittoria la legge sull’omotransfobia tramonterebbe definitivamente, bloccando tutto il lavoro fatto in questi anni.

Pur trattandosi di normative diverse, come haa accolto l’impegno della consigliera Moretti per un pdl regionale in Veneto al riguardo?

Alessandra è una carissima amica, che ha da sempre dimostrato una grandissima attenzione ai diritti civili. La sua proposta di allineare il Veneto a molte altre regioni che hanno adottato norme contro l’omotransfobia è̀ un atto coraggioso e in linea con quanto il Partito Democratico intende fare a livello nazionale. Purtroppo però sono certo che la maggioranza di destra in Consiglio Regionale si opporrà fortemente alla proposta. La lotta a tutte le discriminazioni non dovrebbe avere un colore politico, e mentre l’Italia e altre regioni cambiano, la Lega e Forza Italia incatenano il Veneto in una posizione anacronistica e retrograda.

Un bus come quello italiano sta adesso attraversando la Francia su iniziativa di gruppi cattolici preoccupati dell’insegnamento "gender" nelle scuole. Come valuta ciò?

Ora in Francia, ma prima anche in Spagna, Germania e in diversi Stati americani. Viviamo in un’epoca storica in cui i diritti vengono attaccati proprio in tutti quei Paesi in cui hanno trovato affermazione e applicazione: questo fa emergere, pur in diverse situazioni sociali e politiche, le frange più omofobe e reazionarie della società, che alzano la testa in modo anche violento, non accettando il cambiamento. Ma in questo caso mi piace usare le parole di Fabrizio De Andrè: “Voi non potete fermare il vento: gli fate solo perdere tempo”.

Che risposta darebbe a genitori che sono preoccupati che s’impartisca un tale insegnamento nelle scuole?

Vorrei ribadire ancora una volta come quella del “gender” sia una invenzione delle solite associazioni a tutela della “famiglia tradizionale”, che utilizzano proprio i più piccoli per alimentare lotte vergognose contro i diritti di tutti. E a questi genitori preoccupati vorrei dire che il vero pericolo per i loro figli è farli crescere in una società discriminatoria, che odia e non accetta le diversità e le varie sfumature che la compongono. Faccio un esempio: il bullismo nelle scuole, problema sociale gravissimo, deriva da preconcetti omofobi, sessisti e razzisti che i bambini assorbono dai più grandi. Non fomentino quindi una caccia alle streghe inutile e dannosa in primis proprio per i loro figli, e si preoccupino piuttosto di consegnare loro una società più giusta e aperta rispetto a quella dove loro sono cresciuti.

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In AbruzzoCalabriaCampaniaEmilia-RomagnaLazio e Puglia è in corso l'iter procedurale per il raggiungimento di una legge regionale contro le discriminazioni da orientamento sessuale e identità di genere.

L'esito positivo dei relativi dibattimenti allungherebbe così la lista delle Regioni che si sono già dotate d'interventi normativi analoghi: Toscana (legge regionale n. 63 del 2004), Liguria (legge regionale n. 52 del 2009), Marche (legge regionale n. 8 del 2010), Sicilia (legge regionale n. 6 del 2015), Umbria (legge regionale n. 3 del 2017). Un caso a parte è invece costituto dal Piemonte che ha affrontato il tema dell'omotransfobia nell'ambito della legge quadro regionale n. 5 del 23 marzo 2016. Ma cosa succede invece in una regione come il Veneto?

Per saperne di più, Gaynews ha raggiunto telefonicamente Alessandra Moretti, consigliera regionale dem.

Consigliera Moretti, in Veneto c’è un progetto di legge regionale contro le discriminazioni da orientamento sessuale e identità di genere?

Dispiace dirlo ma purtroppo non ci sono attualmente propoposte di legge in merito. In realtà i temi dei diritti civili e le battaglie sulla parità di genere contro ogni forma di discriminazione trovano in Consiglio un forte ostacolo da parte di Lega, Forza Italia e Lista Tosi.

Quali sono le azioni messe finora in campo contro gli atti di omotransfobia? Insomma, la politica del governatore Luca Zaia ha dato al riguardo qualche segnale?

Il Governo di centrosinistra e, in particolare, quello guidato da Matteo Renzi ha avviato una grande stagione riformista nel nostro Paese proprio a partire dai diritti civili. Purtroppo qui in Veneto sembra che la storia si sia fermata proprio su questi temi.

Cosa ne pensa del sindaco di Venezia Luigi Brugnaro e della sua crociata contro i libri che diffonderebbero "l'ideologia gender"?

Personalmente ritengo sbagliata la censura sopratutto quando è praticata pregiudizialmente senza alcuna critica di merito. I bambini sono liberi e vivono l'amicizia senza barriere discriminatorie. L'educazione alla parità inizia dai banchi di scuola. Non è un caso che nelle scuole venete i libri “incriminati” siano stati utilizzati dalla maggioranza delle maestre proprio per affermare la diversità come ricchezza.

Qual è il suo parere sull'esperienza del Padova Pride Village? Secondo lei, in dieci anni di attività, ha contribuito a modificare l'opinione pubblica sulle persone Lgbti? 

Il Padova Village è nel Veneto è la più importante manifestazione che affronta dibattiti culturali di alto profilo. Dibattiti, fra l’altro, sempre molto partecipati. Ne abbiamo assoluto bisogno. Spero che il Village cresca ancora di più e diventi un riferimento nazionale prestigioso.

Consigliera Moretti, ultima domanda. Ma, se le forze politiche venete di centrodestra prestano scarsa sensibilità alla questione dell’omotransfobia, il suo partito che cosa pensa di fare al riguardo?

Sono orgogliosa di poter comunicare che avvierò a breve un confronto con tutte le associazioni Lgbti operanti sul nostro territorio. Con quale fine? Quello di depositare quanto prima un progetto di legge regionale contro le discriminazioni da orientamento sessuale e identità di genere. È necessario, infatti, che anche il Veneto si allinei alle altre Regioni che hanno già adottato o stanno per adottare una specifica norma in merito.

 

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