Si è scritto tanto su Virginia Woolf. Si è scritto tanto da trasformare la grande narratrice anglosassone in un’icona della letteratura occidentale, chiusa nell’aura di una biografia dolorosa che ce la restituisce come modello della vittima che, non reggendo per la seconda volta agli orrori della guerra, non trovò altra via che quella della morte per acqua, unendo così il gesto finale al topos letterario per eccellenza di tante protagoniste di romanzi e drammi.

E così, immersa per consuetudine in una sorta di “lesbodramma” irrisolto e conflittuale, Virginia Woolf è stata spesso ritratta, soprattutto nei saggi apparsi nel nostro Paese, come una donna algida e depressa, incapace di slanci  intensi, vitalistici e appassionati. E, se è pur vero che la scrittrice non ammise mai esplicitamente la propria omosessualità, non possiamo comunque dimenticare la lunghissima lista di relazioni femminili e frequentazioni omosessuali che  furono il fulcro del suo universo intimo e affettivo.

Dunque, con la convinzione di voler restituire a Virginia quel che è di Virginia, Eleonora Tarabella, studiosa e grande conoscitrice della vita e delle opere della scrittrice – che ha lavorato anche presso il National Trust a Monk’s House, la casa di campagna di Virginia e Leonard Woolf – ha pubblicato il saggio Ti dico un segreto. Virginia Woolf e l’amore per le donne (Iacobelli, Guidonia 2017), in cui schioda la grande narratrice inglese dal profilo austero e drammatico presente nell’immaginario collettivo.

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Chiara e indicativa la citazione di Bonnie Zimmermann, posta in epigrafe all’opera: Non si possono capire appieno né apprezzare le vite delle scrittrici (e di innumerevoli altre donne) se il loro essere lesbiche viene ignorato o negato.

Incontriamo Eleonora Tarabella a Napoli, durante la presentazione del volume a Poetè, il salotto letterario organizzato da circa dieci anni, presso il salottino del Chiaja Hotel de Charme, da Arcigay Napoli.

Eleonora, com'è nata l'idea del libro? Hai trovato difficoltà nel reperire testi critici che affrontassero la tematica del lesbismo nella vita e nelle opere di Virginia Woolf?

L'idea del libro è nata dal fatto che su Virginia Woolf è stato scritto di tutto. È stato affrontato il suo amore per i cani. Sono stati raccolti i necrologi dopo la sua morte. È stato analizzato il suo rapporto con le domestiche ma in Italia sono assenti testi di critica letteraria o biografie che mettano in evidenza la tematica del lesbismo.

Mi sono dovuta pertanto indirizzare alla critica americana o inglese con i saggi di Barrett e Cramer Virginia Woolf Lesbian Readings o di Karyn Z. Sproles, Bonnie Zimmerman, Christopher Wiley... Ovviamente sono opere che non sono state tradotte in italiano.

Mancava uno studio sul rapporto della scrittrice con le donne dal punto di vista amoroso, comprendente anche l'erotismo, e mi piacerebbe che Ti dico un segreto: Virginia Woolf e l'Amore per le Donne aprisse nuove strade alla ricerca degli aspetti lesbici nella vita e nelle opere di Virginia.

Oltre alla famosa relazione con Vita Sackville-West, un'altra figura poco studiata è stata quella di Violet Dickinson con cui Woolf ebbe un rapporto amoroso. Ce ne vuoi parlare?

Violet Dickinson era di 17 anni maggiore di Virginia che la conobbe quando, ancora ragazzina, la vide arrivare in casa sua per un tè organizzato da Stella, la sorellastra della scrittrice. Oltre a distinguersi per il suo metro e 85 di altezza, Violet fu una donna di spicco a livello politico perché ricoprì il ruolo di prima sindaca di Bath fra il 1899 e il 1900. Virginia Woolf scrisse una biografia di Violeet Dickinson dal titolo Friendship Gallery, in cui esplorava il suo carattere anticonformista che scardinava sia i canoni patriarcali sia il “galateo” della brava ragazza vittoriana.

Durante il rapporto con Violet Dickinson, Woolf prese coscienza del suo desiderio lesbico che finalmente viene vissuto ed esperito prima ancora di esplicitarsi, in maniera più matura, all'interno della coppia Virginia /Vita.

L'erotismo prorompe in modo lampante se si leggono brani delle lettere di Virginia a Violet Dickinson raccolte da Nicolson e Trautmann nel libro che uscì per Einaudi Il Volo della Mente. Mi sono divertita ad analizzarli per smembrare il mito di virginea asessualità che aleggia ancora intorno alla scrittrice. Leggere frasi come “ti leccherò teneramente” o “ricordati che la prossima volta tocca a me muovere dentro” mi hanno restituito l'immagine di una giovane donna che, innamorata di un'altra, avvertiva l'esigenza di avere rapporti sessuali con lei.

Nel libro stabilisci un collegamento fra Woolf e De André a proposito delle “Passanti”. Chi erano le Passanti per Virginia Woolf?

La canzone Le Passanti, che De André tradusse da George Brassens, mi ha fatto riflettere su come donne di passaggio, incontrate sull'autobus o per le strade di paesini francesi dove Woolf si recava in vacanza, potevano suscitare un'emozione tale nella scrittrice da spingerla a fissare nero su bianco, quasi in un fermo immagine, certe caratteristiche che l'avevano ammaliata.

Potevano essere commesse, cucitrici, ballerine, prostitute - donne senza nome appunto - ma se un particolare le rendeva affascinanti, bastava quello perché Woolf ne restasse irretita. L'ho chiamato “fascino metonimico” dato che la metonimia esprime l'importanza della “parte per il tutto”.

Un esempio è il racconto di Virginia intitolato Un Romanzo Mai Scritto dove, durante un viaggio in treno, una passeggera resta incantata a guardare la donna che viaggia di fronte a lei e, senza neanche parlarci, inizia a cucirle addosso una storia solo a livello mentale, un romanzo mai scritto, appunto.

Altra figura poco studiata in rapporto a Woolf è Ethel Smyth. Chi era Ethel e come si inserì nella vita di Virginia?

Ethel Smyth era una compositrice e direttrice d'orchestra che scrisse e musicò, fra l'altro, La Marcia per le Donne. Da militante suffragetta a fianco di Emmeline Pankhurst, era finita in carcere per aver lanciato sassi contro la finestra del ministro di gabinetto che si era opposto al voto alle donne. Ethel non si sgomentò troppo per i due mesi di detenzione: dormiva nella stessa cella con Emmeline e diresse cento compagne detenute con uno spazzolino da denti, dopo aver loro insegnato la sua famosa marcia.

Rimase folgorata da Una Stanza Tutta per Sé, uno dei due saggi femministi di Virginia Woolf. Volle conoscerla e s'innamorò di lei tanto che la prima cosa che le disse fu: “Lascia che ti guardi!”

Per parafrasare il titolo di un'opera woolfiana, Ethel Smyth comparve “fra un atto e l'altro” della vita di Virginia: la fine della relazione con Vita Sackville West e il suicidio. In Fra un Atto e l'Altro, Ethel Smyth veste i panni di Miss La Trobe, una regista teatrale dal piglio maschile che aveva convissuto con un'attrice e poi si era data a qualche bicchiere di troppo per la fine della loro storia d'amore.

Come affiorano omosessualità maschile e lesbismo nei romanzi e nei racconti di Virginia?

L'omosessualità maschile, ad esempio, emerge nel personaggio di Septimus Smith che, ne La Signora Dalloway, fa da contraltare alla protagonista. Septimus è sposato con Rezia ma continua a pensare ossessivamente al soldato Evans, un commilitone che morì dilaniato da una mina. Soffre di allucinazioni in cui rivive continuamente la scena del compagno che muore e che lui non è riuscito a salvare. Il lesbismo, sempre ne La Signora Dalloway è invece presente nell'amore fra Clarissa e Sally Seton che si baciano sotto le stelle.

Nel meraviglioso racconto intitolato Un College Femminile dall'Esterno si accenna all'innamoramento improvviso di Angela per Alice, sua compagna di studi. Ma il racconto lesbico per eccellenza, con un altro bacio fra donne è Momenti d'Essere: le Spille di Slater Non Hanno Punta. Fu Woolf stessa a definirlo “un raccontino sul saffismo da mandare agli Americani” perché uscì negli Stati Uniti, per la rivista Forum. È la storia di un amore, appena accennato, fra un'insegnante di pianoforte e la sua allieva.

Come dimenticare poi la passione che Lily Briscoe prova per Mrs Ramsay? È bene chiarire, comunque, che si tratta sempre di brevi cenni. In Woolf domina la reticenza a proposito di lesbismo e omosessualità. Quando affrontava scene d'amore fra due uomini o due donne lanciava il sasso e tirava via la mano. Chi legge deve riempire i vuoti, i puntini di sospensione, le frasi lasciate a metà. Ma s'impara, s'impara presto!

Virginia e Vita: un amore intenso ma anche difficile...

La relazione che Virginia Woolf ebbe con Vita Sackville-West non fu facile. Non solo perché entrambe erano sposate – sebbene Vita fosse molto più libera, avendo stabilito col marito, Harold Nicolson (anche lui omosessuale) una coppia aperta – ma anche perché Sackville-West correva la cavallina. Contemporaneamente a Virginia, Vita ebbe altre fidanzate come Dorothy Wellesley (a cui dedicò la poesia The Land), Mary Campbell, Hilda Matheson, ed Evelyn Irons (oltre a due amori giovanili pre-Virginia: Rosamond Grosvenor e la famosa Violet Keppel Trefusis). Virginia si lamentava dei continui tradimenti di Vita e, quando ne scopriva uno, ritornavano le sue feroci emicranie. Tuttavia non riusciva a troncare la relazione. Anche se la data di pubblicazione di Orlando, a ottobre del 1928, avrebbe dovuto sancire la fine del loro rapporto, Woolf  restò innamorata di Sackville-West.

Si dettero il primo bacio nel 1923 ma finirono a letto solo due anni dopo. Virginia vide persino oscillare le travi del soffitto. Fu l'emozione, la capacità immaginativa e letteraria e, magari, qualche bicchiere in più di vino rosso di Borgogna...

Che rapporto ebbe Virginia con Leonard?

Ho analizzato il rapporto con Leonard Woolf  sfaldando le tante teorie su un matrimonio idilliaco. Basandomi sui saggi di Alma Bond, Christopher Wiley, o Stephen Trombley, per citarne solo alcuni, è emersa una figura di Leonard Woolf estranea al tipico ritratto del bravo infermiere completamente sacrificato e dedito all'accudimento della moglie.

In realtà Virginia si lamentava per come il marito le scandiva le giornate, approvando o impedendole questo o quell'impegno. È vero che Leonard seguiva pedissequamente le prescrizioni mediche ma forse vi si atteneva così tanto da risultare controproducente per il benessere psicologico di Virginia. Lei non poteva ricevere, ad esempio, le visite di Ethel che, secondo il marito, la agitavano troppo oppure aspettava che Leonard fosse fuori per giocare in completa libertà persino con i propri nipoti. Lui, infatti, ristabiliva sempre ordine e decenza e, secondo quanto testimonia Angelica Garnett, la nipote di Virginia, nel suo scritto autobiografico Ingannata con Dolcezza, “era dotato di un'autorità contro la quale non esisteva appello”. 

È pur vero che molte lettere di Woolf esprimono un amore romantico verso il marito chiamato con nomignoli come “Adorabile Mangusta”. Tuttavia, il linguaggio sdolcinato e la ripetizione costante di frasi come “tu mi dai quanto di meglio c'è nella vita” o “non avremmo potuto essere più felici” risultano quasi espressione di un autoconvincimento. Le aveva già usate, inoltre, nei suoi libri. Terence le pronuncia a Rachel, la sua promessa sposa, ne La Crocera, e Rachel muore.

Non sono riuscita a trovare un matrimonio soddisfacente nell'opera di Virginia. Racconti come Il Lascito o Lapin e Lapinova mostrano legami eterosessuali come condanne senza scampo. Nel primo la protagonista si suicida mentre, nell'altro, le tocca inventare una realtà parallela, schizofrenica, direi. Trasforma sé stessa nella regina dei conigli e il marito nel re Lapin. Da esseri umani, infatti, non sanno andare avanti.

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Maria Rosaria Malapena è la delegata sessualità e disabilità del comitato provinciale Arcigay Antinoo di Napoli ed è candidata alla Camera nelle liste di Potere al Popolo per il collegio plurinominale Campania 1 - 03.

La storia personale di Maria Rosaria Malapena è una storia di lotte e di obiettivi raggiunti, come quello di essere la prima Social Car Driver d’Italia. Riconoscimento ottenuto dal Comune di Napoli e con cui si è messa con l'auto personale, in maniera disinteressata, a disposizione della comunità per dimostrare a tutti che anche una persona con disabilità può essere un’eccellente autista nonché una risorsa importante della società.

Un’altra lotta che, da sempre, sta a cuore a Maria Rosaria è quella del diritto alla sessualità delle persone con disabilità che, come ha più volte ribadito, sono costrette non solo a confrontarsi quotidianamente con i limiti imposti da una società che non le considera ma a vedersi anche negare il diritto al piacere sessuale perché, ad esempio, in Italia non c’è alcuna legge che regoli l’attività di sex worker per le persone con disabilità.

Insomma, Maria Rosaria Malapena è una tenace donna di 34 anni che cerca di costruire una società più giusta e più solidale e proprio per questo ha accettato anche la sfida politica.

Incontriamo Maria Rosaria a pochi giorni dal 4 marzo.

Come mai hai deciso di candidarti con Potere al Popolo? Avevi mai pensato, in precedenza, di fare politica?

Sono una donna di sinistra e direi che non sono stata io a scegliere Potere al Popolo, quanto che ci siamo scelti a vicenda. Ho sempre pensato di voler fare politica perché, insieme all’arte e alla cultura, la politica può cambiare la nostra società. E voglio fare politica perché bisogna farla soprattutto per quelli che non possono farla attivamente.

Quali sono le cose su cui vorresti impegnarti maggiormente, qualora fossi eletta?

Ovviamente sui diritti civili, focalizzando l’attenzione sulla genitorialità delle persone Lgbti, sulla necessità di affermare il matrimonio egualitario, sulle urgenze legate al percorso di transizione. I diritti Lgbti non sono solo i diritti delle persone Lgbti ma riguardano tutte e tutti perché sono diritti umani.

Vivi in un piccolo paese: qual è stata la reazione dei tuoi concittadini alla notizia della tua candidatura?

I miei concittadini sono stati molto felici perché sanno che affronto la vita giorno per giorno con grinta e superando i disagi. Sanno anche che una persona come me ha la sensibilità giusta per capire le difficoltà quotidiane di una comunità.

Mi racconti un episodio della tua vita in cui, da donna lesbica e disabile, hai percepito in maniera netta di essere discriminata?

Un episodio che mi ha dato molto fastidio è accaduto mentre seguivo recentementw un corso di studi. Una docente, che ha dato per scontato che io fossi eterosessuale, faceva battute e allusioni, “spingendo” un ragazzo a farmi delle avances. Io, allora, ho provato a parlare con un’altra docente del corso, facendo presente che trovavo sgradevole l’atteggiamento della sua collega. Eppure, durante le lezioni successive, non è cambiato nulla. E ho dovuto sopportare le allusioni “stupide” dell’insegnante. La cosa mi ha offeso sia come donna e sia come donna che si è sempre liberamente e orgogliosamente dichiarata lesbica.

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Hai voglia di rompermi i maroni, lesbica del cazzo? Vaffanculo. Per queste parole rivoltele su Fb una 47enne palermitana ha sporto querela per diffamazione.

Per la procura della Republica presso il tribunale di Palermo «le predette frasi, sebbene caratterizzate dall’uso di espressioni rappresentative di concetti osceni e volgari, non presentano il contenuto ingiurioso, in quanto nessuna valenza offensiva può essere attribuita ai termini ‘lesbica’ e ‘vaffanculo’».

Ma la conseguente richiesta d’archiviazione è stata rigettata dal gip Roberto Riggio che, nell’ordinare l’imputazione coattiva nei confronti del querelato, ne ha così indicato le motivazioni: «Questo Tribunale ha riconosciuto il contenuto denigratorio e intrinsecamente offensivo dell’espressione ‘lesbica’ riferita in modo gratuito e inopportuno. E invero la stessa appare, oltreché indice di cattiva educazione, idonea ad intaccare l’onore e la reputazione della destinataria».

Soddisfazione per l’accoglienza dell’istanza da parte del giudice ha espresso l’avvocato Marco Carnabuci, legale della donna, che ha dichiarato a Gaynews: « Da avvocato, purtroppo, constato quotidianamente la drammatica crescita di aggressioni verbali e fisiche contro persone omosessuali. Dal mondo dello sport a quello della politica, con troppa disinvoltura si lascia calpestare una libertà fondamentale della persona qual è quella relativa al proprio orientamento sessuale. Lascia sperare, però, che alcuni giudici, come nel caso in questione, reagiscano a ciò che avviene e, pur nella grave assenza di una specifica legge che sanzioni ogni comportamento omofobico, consentano all'ordinamento di chiamare le cose con il loro nome: i diritti, diritti e i reati, reati».

Sull’ordinanza emessa dal gip Roberto Riggio si è espressa anche la senatrice Monica Cirinnà, divenuta in questi anni simbolo di un impegno concreto delle istituzioni per l’affermazione dei diritti e delle libertà delle persone Lgbti.

«Dobbiamo dire basta con forza e senza esitazioni – ha affermato –  a tutti quei casi di omofobia più o meno velata. In tale ottica, pertanto, pronunciamenti chiari dei Giudici che indichino senza ambiguità la contrarietà alla legge di qualunque aggressione, fisica o verbale, sono elementi importanti per ricostruire una civiltà equa e rispettosa di ogni persona».

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Sabato 24 febbraio Roma ospiterà la grande manifestazionale nazionale Mai più fascismi, mai più razzismi. Ma non solo.

Quel giorno presso il Centro Congressi Cavour avrà infatti luogo un evento particolarmente significativo per la collettività Lgbti dal titolo Dove sono le lesbiche? Lesbiche a confronto su identità lesbica, principio di autodeterminazione, rappresentanza, procreazione/genitorialità, rivendicazioni. Tra le nove, che si confronteranno con la moderazione di Elsa Maniaci, anche Rossana Praitano, eletta da alcuni mesi vicepresidente del Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli.

Dopo aver diretto per oltre un decennio l’importante associazione Lgti della capitale, ora ricopri nuovamente per la stessa un importante incarico. Ma è il Mieli che non può stare senza Rossana Praitano o viceversa?

Nessuna dipendenza reciproca, per carità. Diciamo una forte passione ricambiata. Il mio ritorno “in campo Mieli” mi è stato chiesto per dare un supporto di esperienza e quel “pizzico di determinazione” che mi contraddistingue e che torna utile. Ho accettato nella convinzione che una associazione non deve mai identificarsi troppo con singole persone e per tal motivo mi sono ritirata nel 2012 dopo un lunghissimo periodo da presidente del Mieli, ma che quando serve ”le madri o i padri nobili“ possono dare contributi interessanti. Questa faccenda della madre nobile mi fa sorridere molto. Ma ne capisco un po' le ragioni. E poiché ho ancora molta passione rainbow e qualche idea, ho detto sì.

Il Mieli ha aperto le porte in campagna elettorale ad Andrea Orlando e a parlamentari della sua corrente all’interno del Pd. Cosa vi ha spinto a ciò?

Si è condiviso all’interno del Circolo non solo la scelta di accogliere il ministro Orlando, che, a prescindere del partito di appartenenza, è il ministro di Giustizia e non un politico qualsiasi. Ma anche l'importanza di offrire un'occasione aperta e pubblica di confronto in piena fase elettorale con interlocuzione serena e franca. Senza rincorrere nessuno, come si addice a una realtà apartitica ma apertamente schierata su posizioni progressiste e di sinistra quale è il Mieli. Analogamente lunedì 26 febbraio, sul fronte delle elezioni amministrative, accoglieremo Marta Bonafoni, candidata nelle Lista Civica Zingaretti, e il vicepresidente Massimiliano Smeriglio, da sempre attivi su questioni Lgbti e sui diritti in genere, esponenti più marcatamente di sinistra rispetto al Pd. Il periodo elettorale è un periodo politico in senso stretto: esimersi dal parteciparvi attivamente equivarebbe a trasformarsi in un circolo bocciofilo, così come invece appiattirsi su uno schieramento significherebbe fare i portaborse.

Quando è necessario e quando non lo è secondo te il rapporto d’un’associazione Lgbti coi partiti?

I partiti non sono il male: questa è una idea idiota. I partiti sono un meccanismo di democrazia. Le associazioni e simili, invece, sono i cosiddetti “ corpi intermedi” in cui i cittadini si organizzano per rappresentare bisogni, fare richieste ai partiti , creare stimoli e riflessioni politiche all’interno della società nel suo complesso. In queste ovvietà , da ricordare evidentemente, c’è la risposta alla tua domanda. Ne deriva che il rapporto con i partiti invece non è necessario, anzi è disfunzionale, quando si usano le associazioni per puro interesse personale come sperato trampolino verso i partiti o quando da essi si cercano favori in cambio di acquiescenza.

Grazie al Mieli anche sul piatto della Regione Lazio c’è ora, come tu stessa hai ricordato, un pdl contro l’omotransfobia. Credi che si possa arrivare a una rapida approvazione?

Considerando che nell’attuale programma di Zingaretti è presente esattamente quella proposta, a giugno preparata dal Mieli e depositata dalla consigliera regionale Bonafoni, e che tale inserimento ha trovato l’accordo di tutte le altre associazioni Lgbti romane, ritengo abbia ottime possibilità di essere approvata. Ovviamente sempre nel caso in cui Zingaretti venga riconfermato come presidente della Regione Lazio. In caso contrario non credo ci sarebbero le condizioni favorevoli, stante una destra ostile e un Movimento 5 Stelle oggettivamente assente.

Dai tuoi profili social appare una Rossana dura fuori e dolce dentro ma sempre lucida nel ragionare e non parlare per slogan. Qual è il tuo pensiero da donna lesbica sulla Gpa?

Mi imbarazza sempre ricevere un complimento, essendo dura fuori e dolce dentro! A parte gli scherzi gli slogan vanno usati nei “titoli”, o nei pensieri rapidi, o in quelli taglienti, mentre un ragionamento a base di slogan, non ragiona mai. Personalmente vivo nella ricerca continua di prospettive diverse o nuove, con la riflessione, le esperienze, anche con gli occhi, con le mani; mi è impossibile fare altrimenti. È la mia forma mentis, persino se faccio una fotografia, ed è la mia etica.

Sulla Gpa, coerentemente, non ho un pensiero monolitico, ma complesso e in divenire, provando a capire quali siano le soluzioni migliori. Approccio laico in senso pieno. Certamente la semplificazione messianica secondo cui la Gpa è “cattiva” in sé, a prescindere da libere scelte della donna, mi è estranea come qualsiasi approccio che neghi scelte di autodeterminazione sulla base di un assioma o di una ideologia. Se non la pensassi così, non potrei militare nel movimento Lgbti, che sul principio dell’autodeterminazione si fonda imprescindibilmente.  È però singolare che rispetto a una infinità di argomenti riguardanti strettamente le lesbiche, mi hai fatto invece una domanda su un aspetto che nella concretezza di vita non le/ci riguarda quasi per nulla. Un anno fa non sarebbe accaduto: è uno degli effetti svianti e negativi della crociata di ArciLesbica contro la Gpa.

Ma allora dove sono le lesbiche per riprendere il titolo dell’evento di sabato?

Sono in ogni dove, fisico, esperienziale, politico e ne va recuperata ed esaltata la ricca molteplicità, dopo lo schiacciamento "social" causato dalle polemiche sulle dichiarazioni di ArciLesbica. Come va ridisegnato il dove si va, con chi si va, e quando e come si possa andare insieme. Il dibattito di sabato ha anche questi di obbiettivi, nel senso di avviarne il processo, oltre a quello di fare chiarezza su certe posizioni e di porre un confronto in salsa "L" che fino ad ora non c'è stato, se non in termini di comunicati e post. Per me una cosa è certa: c'è da "riassettare la casa viola" dopo il gran disordine lasciato da alcune inquiline.

Roma ha vissuto nel 2011 l’esperienza dell’Europride, di cui, in qualità di presidente del Mieli, sei stata protagonista insieme alle tante associazioni Lgbti nazionali.  Secondo te potrebbe oggo ripetersi una tale magia?

L’Europride è stato l’ultimo evento che ha visto tutto il movimento Lgbti italiano totalmente compatto su una grande iniziativa. Un momento di condivisione alto e complesso, non facile e carico di specificità da tenere insieme, in tal senso raro e vincente. Non è stato frutto del caso o della fortuna, ma ha lasciato in chiunque soddisfazione, partecipazione e carica emotiva tali da farlo sentire un po’ magico. Non è irripetibile, ma richiede una serie di fattori complicati da far nascere ed evolvere, uno scatto del movimento Lgbti, coraggio, determinazione e lucidità tutti assieme. Ma anche persone di testa e di cuore.

Quanto a Roma, oggi è talmente bloccata, involuta, depressiva, non governata, che così come è sarebbe difficile anche immaginare una sagra della cipolla arcobaleno. E chi la dovrebbe amministrare, e non lo fa, ha le sue nette responsabilità.

Roma ospiterà sabato la manifestazione nazionale contro il fascismo. Quale dovrebbe essere il ruolo politico delle associazioni Lgbti per frenare questa marea nera?

Tanto per cominciare avere una consapevolezza articolata del mix montante di rigurgiti neri e di qualunquismo popolare, che trovano alimento ovunque: nelle frustrazioni individuali, nell' invidia sociale, nelle paure e nei disagi, nell'analfabetismo di ritorno, nella carenza di partiti e corpi intermedi autorevoli e proattivi, nel torpore della coscienza media, nell'affievolimento della solidarietà sociale, nell'attualità che si brucia senza costruire memoria. Se fosse solo un problema di gruppi neofascisti emergenti, sarebbe un'inezia. Questi emergono perché tutti gli anticorpi sono deboli. Le realtà Lgbti, sia rispetto a tale fronte sia per le proprie specificità, dovrebbero riaccendere i fondamentali delle proprie origini, rimodulandoli sul presente, ritrovando lo spirito profondo di movimento di liberazione. Non tutte lo fanno e non tutte hanno questa consapevolezza. Quando vedo atteggiamenti anche nel mondo Lgbti di benaltrismo, di arretratezza culturale, di proposte quiete, di infantile opportunismo politico, persino di noia, non vedo anticorpi Rainbow, ma la stessa pappa molliccia che avvelena il Paese.

Rispetto ad altri Paesi il movimento Lgbti italiano cammina su molte gambe, ognuna delle quali non procede in piena sincronia. È una fragilità solo culturale o c'è dell'altro?

Non accade sempre, ma accade. E quando succede è per semplice, depressiva, stitica pochezza. 

Credi sia urgente uscire dall’autoreferenzialità Lgbti per incontrare altri mondi e fare massa critica?

La cosiddetta intersezionalità dei temi e delle pratiche è una arma da ricercare, senza però perdere di vista da dove si viene e dove si vuole andare. A mio parere però è prioritario rinsaldare le basi ideali del movimento Lgbti, perché in questo ultimo anno si sono viste troppe intersezioni con i nemici piuttosto che con gli affini, sia in termini di dichiarazioni “aliene” rispetto al Dna rainbow, sia in termini di ricerca di compagni/e di sventura più che di avventura.  

 

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Regista, sceneggiatrice, fotografa, studiosa di storia lesbica ma innanzitutto donna. Donna dalla straordinaria umanità e cultura eclettica, al cui entusiasmo inventivo si deve il Some Prefer Cake – Bologna Lesbian Film Festival. Luki Massa era tutto questo e molto più di questo.

A un anno dalla scomparsa, avvenuta lo stesso giorno di quella d’un’altra figura di spicco del movimento Lgbti quale Marcella Di Folco, era perciò doveroso che le fosse dedicata la IX edizione del  festival internazionale di cinema lesbico. Sotto la direzione artistica di Marta Bencich la kermesse cinematografica si svolgerà a Bologna dal 21 al 24 settembre presso il Nuovo Cinema Nosadella (Via dello Scalo 21, Via Lodovico Berti 2/7).  

Tanti i titoli in cartellone ripartiti in cinque sezioni:

1) Lungometraggi narrativi: The Misandrists (Germania, 91’), A Date for Mad Mary (Irlanda 82’), Women Who Kill (Usa, 93’), Awol (Usa, 85’), The Book of Gabrielle (Uk, 80’).

2) Documentari: Chavela (Usa, 90’), Donna Haraway: Story Telling for Earthly Survival (Francia – Belgio, 81’), Jewel’s Catch One (Usa, 85’), The F Word (Usa, 60’), Lina Mangiacapre artista del femminismo (Italia, 45’), Man for a Day (Germania, 96’).

3) Corti: BobbyAnna (Usa, 20’), Pussy (Polonia, 8’), Era ieri (Italia 15’), De Amores Libres (Argentina, 1’,57’’), Chromosome Sweetheart (Giappone, 5’), Open Recess (Usa, 2’,56’’), Carole Support Groupe (Usa, 7’,50’’), Etages (Germania, 14’), Blind Sex (Francia, 31’, 26’’).

4) Serie web: 10percento (Italia, 27’53’’), Wonders Wander (Spagna, 62’), Guapa (Itali, 4’43’’).

5) Sperimentali: The Ladies Almanack (Usa, 87’),.

Sabato 23, infine, un particolare omaggio a Luki con una tavola rotonda di ricordo politico, la proiezione dei suoi corti, letture di poesie e musica dal vivo.  

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