Classe 1955, il torinese Alberto Lanteri è considerato uno dei più rappresentativi esponenti del panorama artistico contemporaneo italiano. Stimato e apprezzato da collezionisti importanti, comprese le case reali di Belgio, Regno Unito, Olanda, Spagna, è stato ampiamente lodato da Vittorio Sgarbi.

Analizzandone le qualità e doti pittoriche, il critico d’arte ha riconosciuto a Lanteri la capacità di una continua crescita e adattamento ai nuovi stilemi artistici, filtrati e  personalmente rielaborati, sì da collocarlo nella cerchia dei Neorealisti.

La scorsa settimana l’artista ha realizzato una tela che, intitolata The Persecution, è un chiaro messaggio contro l’omofobia alla luce delle recenti campagne d'arresti annunciate dal governatore di Dar es Salaam Paul Makonda.

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Per saperne di più, l’abbiamo raggiunto nel suo atelier torinese.

Maestro Lanteri, com’è nata The Persecution?   

Sinceramente mi sono interessato di quanto sta avvenendo in Tanzania sin da quando i media ne hanno dato notizia. Ma poi, sollecitato da Luca Spagnoli, mio collaboratore, ho deciso di realizzare quest’opera. Luca mi ha detto: Perché non realizzi un quadro ispirato alla persecuzione delle persone omosessuali in Tanzania? Immediatamente ho pensato che era una buona idea. Mi è venuta in mente questa cartina geografica da cui emerge un volto urlante.

Quale il messaggio che vuole trasmettere?

Credo giusto che ogni persona possa vivere, oggigiorno, come desidera e amare come vuole. Nessun individuo dovrebbe essere discriminato per il suo orientamento sessuale o identità di genere. Quest’opera, dunque, rappresenta da una parte l’urlo delle persone Lgbti tanzaniane. Dall'altra vuole essere un messaggio d’uguaglianza.

È la prima opera in cui affronta direttamente il tema dell’omofobia o ce ne sono altre?

Non è la prima volta che realizzo un’opera dedicata all'universo Lgbti. Forse è la prima a essere così espressamente rappresentativa. Personalmente sono stato sempre vicino alle istanza della collettività arcobaleno. Ricordo che, quando ero più giovane, militavo nel Partito Radicale. All’epoca - avrò avuto 24 o 25 anni - ci si riuniva per parlare e affrontare tali tematiche.

Il principio dell’ars gratia artis è irrinunciabile. Ma può l’arte, secondo lei, assolvere anche a un compito formativo soprattutto in tempi di odio e ignoranza come quelli attuali?

L’arte può, a mio parere, svegliare le menti. Purtroppo c’è molta ignoranza e bigottismo nelle persone. Sotto un certo punto di vista le trovo più aperte rispetto al passato. Sotto altri aspetti no. Credo che, in generale, il vero pericolo sia costituito dalle religioni: sono esse a frenare le persone e a riempirle di paura. Se più artisti si mettessero insieme per lottare l’omofobia e la paura inculcata dalla religioni, sarebbe non solo molto bello ma anche molto efficace per l’avanzamento della società.

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Anche quest’anno la Federazione Nazionale degli Ordini della Professione di Ostetrica ha aderito alla Giornata internazionale per l’eliminazone della violenza contro le donne.

Un’adesione, questa, che il Comitato centrale delle Federazione e le presidenti dei 68 Ordini provinciali e interprovinciali, riunite oggi in Consiglio Nazionale, hanno voluto scrivere anche simbolicamente nero su bianco tutto.

Per le ostetriche, che non solo lavorano a stretto contatto con le donne e per le donne ma hanno nella proprio mission professionale la promozione e la tutela della salute femminile, è drammatico continuare a leggere di un numero sempre crescente di femminicidi.

«Fatti di cronaca in cui le donne sono vittime di violenza da parte di uomini incapaci di stabilire relazioni serene prive di violenza verbale e/o fisica e psicologica – commentano all’unisono le componenti del Comitato centrale -. Le ostetriche sono e saranno sempre dalla parte delle donne con competenza, professionalità e preparazione in tutti i loro ambiti di intervento: ambulatori, ospedali, pronto soccorso, consultori.

L’impegno della Categoria potrà trovare ulteriore incremento grazie anche all’intesa che la Federazione sta definendo con quella dei Medici di Medicina Generale, affinché le ostetriche possano essere presenti negli studi dei medici di medicina di famiglia.

Oltre alle consuete attività di counselig sulla salute femminile, sull’importanza delle vaccinazioni, in particolare in gravidanza e contro Hpv, i rischi correlati all’uso di sostanze d’abuso, la presenza delle professioniste potrà essere un valido aiuto per intercettare episodi di violenza non denunciati.

Le ostetriche potranno quindi aiutare quelle donne indirizzandole ai Centri antiviolenza, per una presa in carico globale, non solo sanitaria ma anche legale e di protezione».

«Si tratta quindi di un impegno che rappresenta un altro tassello importante nella lotta quotidiana contro episodi che purtroppo non accennano a diminuire e che, – concludono le componenti del Comitato centrale della Federazione Nazionale degli Ordini della Professione di Ostetrica - assieme alle donne, fanno altre vittime: gli eventuali figli della coppia, sia se subiscono violenza fisica sia se sono testimoni di tali eventi».

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L'amministrazione Trump ha esortato la Corte Suprema degli Stati Uniti a pronunciarsi sulla messa al bando delle persone transgender dalle forze armate, chiedendo ai giudici di agire ancora prima che la questione passi il vaglio dei tribunali di grado inferiore.

Il presidente aveva sorpreso lo stesso Pentagono quando, nel luglio 2017, aveva lanciato una serie di tweet contro la possibilità che persone trans possano servire, a qualsiasi titolo, nell'esercito statunitense. Sei mesi dopo, il segretario alla Difesa James Mattis aveva proposto una revisione della normativa che avrebbe consentito alle persone transgender di servire, ma solo se avessero accettato di farlo "secondo il loro sesso biologico". La direttiva di Mattis fu immediatamente contestata e fermata da quattro corti federali.

Poi, il 23 marzo, un ordine che bandisce le persone transgender dal far parte dell'esercito eccetto che per «circostanze limitate». 

Adesso le pressioni di Trump sui magistrati della First Street perché esaminino quanto prima tre casi specifici, sui quali non si sono ancora pronunciate le Corti d'appello federali, e decidano nell’attuale sessione, che termina a giugno A chiederlo l'avvocato dello Stato Noel Francisco

Si tratterebbe però di una forzatura dei tempi, dato che la Corte Suprema normalmente aspetta che le questioni siano prima esaminate in tutti i gradi di giudizio.

Trump vuole raccogliere i risultati delle nomine di Neil Gorsuch (7 aprile 2017) e Brett Kavanaugh (6 ottobre 2018), che hanno spostato a destra l'equilibrio della Corte. Ma intanto ha già dovuto incassare un rimprovero del presidente dell'alto tribunale John G. Roberts.

Nei giorni scorsi il supremo giudice, che, nominato nel 2005 da George W. Bush, è di orientamento conservatore, ha pubblicamente ricordato a Trump il principio dell'indipendenza della magistratura dopo che questi aveva criticato una sentenza contro il bando al diritto d'asilo per i migranti entrati illegalmente negli Usa

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La maggioranza dei taiwanesi si è espressa contro la legalizzazione delle nozze tra persone dello stesso sesso in due referendum concorrenti, nei quali si sono sfidati favorevoli e contrari al matrimonio egualitario. 

Il quesito referendario sull’introduzione nel Codice Civile della definizione di matrimonio quale unione tra uomo e donna ha infatti raccolto 7.000.000 di voti a favore. Si è fermato invece a 6.000.000 il sostegno all’altro quesito sull’introduzione di una legge che permetta e protegga “l’unione permanente” tra persone dello stesso sesso.

Le consultazioni si sono svolte in contemporanea con le elezioni amministrative, tradottesi in una cocente sconfitta del partito al potere (Partito Democratico e Progressista) della presidente Tsai Ing-wen, che è stata costretta a dimettersi dalla guida della formazione politica.

Jennifer Lu, portavoce della Coalizione per l'uguaglianza davanti al matrimonio, si è detta rattristata dall'esito di «referendum assurdi» e ha accusato d'«incompetenza» il governo sulla questione dei diritti delle persone Lgbti.

È infatti noto come non sia mai stata applicata una sentenza della Corte Costituzionale che, risalente al 2017, sancisce l'introduzione del matrimonio egualitario nella Repubblica di Taiwan.

Il governo ha avvertito che il referendum non ha alcun effetto sull'applicazione di tale verdetto. Ma i militanti temono che le autorità ne approfittino per conculcare i diritti delle persone Lgbti. Di fatto il governo dovrà redigere, dopo il referendum, una legge per tradurre in pratica gli effetti del voto e, quindi, sottoporla al Parlamento

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Decine di migliaia, soprattutto donne, le persone che stanno partecipando a Roma alla manifestazione nazionale, partita alle 14:00 da piazza della Repubblica. Promosso da Non una di meno, il corteo viene a cadere alla vigilia della Giornata internazionale per l'eliminazione della la violenza sulle donne

Secondo l’aggiornamento statistico curato da Eures – Ricerche economiche e sociali, sono state 106 le donne uccise in Italia nei primi dieci mesi del 2018. Dall’1 gennaio al 31 ottobre 2018, in riferimento al totale degli omicidi commessi in Italia, i femminicidi sono saliti al 37,6% rispetto al 2017, quando erano al 34,8%. I dati mostrano che le violenze avvengono in famiglia (il 79,2%) e in coppia (il 70,2%).

Sulla base invece dei dati Istat (che per la prima volta ha svolto l'indagine sui servizi offerti dai Centri antiviolenza della Rete D.i.Re in collaborazione con il Dipartimento per le Pari opportunità, le Regioni e il Consiglio nazionale della ricerca), le donne che si sono rivolte ai Centri antiviolenza nel 2017 sono 49.152; di queste 29.227 hanno iniziato un percorso di uscita dalla violenza. Il 26,9% delle donne che si sono rivolte ai centri sono straniere e il 63,7% ha figli, minorenni in più del 70% dei casi.  

Tante le sigle presenti alla manifestazione di Roma. Tra queste la Casa Internazionale delle donne, la Rete D.i.Re, molti collettivi della sinistra e anche una delegazione dell'Anpi.

Numerose, inoltre, le associazioni Lgbti partecipanti, che in mattinata si sono incontrate, presso la sede del Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli in via Efeso, per una prima riunione di movimento: dal Mit a Di’ Gay Project, da Gaycs a Famiglie Arcobaleno, dal Coordinamemto Torino Pride al Mieli, da Gaynet ad Arco, da Omphalos Lgbti Perugia a Il Cassero di Bologna, da Antinoo di Napoli ad Agedo finoad Arcigay.

Una sola voce per dire no alla violenza di genere e a un progetto di legge, lesivo della dignità delle donne, qual è quello del senatore gandolfiniano Simone Pillon sull’affido condiviso. 

In tutta Italia sono in corso cortei e manifestazioni. In serata, infine, in molti Comuni saranno illuminate di arancione le facciate dei Municipi.

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«La base per restare all'interno di questo governo è la consapevolezza che il Movimento e la Lega sono due forze rigorosamente alternative. Non potrei rimanere se il percorso prevedesse un'alleanza futura. È solo questo che ci consente oggi di accettare provvedimenti che, se fossimo al governo, avremmo fatto diversamente». 

Così in un’intervista, rilasciata oggi a La Repubblica, Vincenzo Spadafora, deputato M5s e sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega alle Pari opportunità, spiega come le due forze politiche abbiano una visione completamente diversa in moltissimi ambiti

«Su molte cose - premette - non siamo solo noi a non ritrovarci. È il nostro stesso elettorato».

Già, perché per Spadafora non si è lottato abbastanza al riguardo a partire da temi come quelli toccati dal ddl Sicurezza. «Spesso abbiamo sacrificato a un interesse generale dei temi - soggiunge il sottosegretario - che potevano caratterizzare la nostra azione. E lo abbiamo fatto già dall'inizio, al momento della scrittura del contratto". 

Nello specifico, i diritti, ad esempio, "mancano del tutto. Penso ai diritti Lgbt, che vanno affrontati dal punto di vista legislativo e da quello culturale. Ma, se questo governo non farà passi avanti, posso garantire che non consentiremo passi indietro. Dico di più: esaurite le priorità del contratto, penso che l'anno prossimo il Parlamento possa lavorare in modo trasversale a una legge contro la transomofobia". 

Spadafora torna inoltre a parlare dell’accusa mossagli da un gruppo sparuto d’associazioni Lgbti in riferimento al Tavolo permanente che, istituito presso Palazzo Chigi, sarebbe una foglia di fico. 

«No, e le spiego perché – ribatte il sottosegretario –. Per le persone Lgbt si può fare molto a livello ministeriale, ed è per questo che ho istituito un tavolo a Palazzo Chigi, portando molte persone di quel mondo a riunirsi nella Sala Verde. I commessi non avevano mai visto nulla del genere. In più, io resto a favore delle adozioni omosessuali, ma sono consapevole di muovermi in un perimetro che mette un dito nell'occhio al mio caro amico Fontana, che è ministro della Famiglia e non la pensa come me. Mi turo il naso perché so che arriverà un momento in cui le nostre strade si separeranno".

Spadafora è tornato poi a parlare del ddl Pillon alla vigilia della Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne, che sarà caratterizzata a Roma da una manifestazione nazionale nel pomeriggio d’oggi.

"Così com'è non passerà mai - spiega il sottosegretario -. II modello di famiglia che propone non è solo in contrasto con quello che penso io e che pensa il Movimento, ma collide con la realtà. E io ho sempre pensato che la classe dirigente debba leggere la realtà e non cercare di riportarla indietro. Alcune di queste proposte vanno ben oltre quanto possiamo reggere e non vedranno la luce". 

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Venerdì 23 novembre a Napoli, nella Sala Giunta di Palazzo San Giacomo (sede del Comune), si è svolto il Convegno nazionale della Rete Lenford dal titolo Crimini e discorsi d'odio: limiti e prospettive del sistema penale a partire dalla condizione delle persone LGBTI+. A fare gli onori di casa il sindaco Luigi De Magistris e Simona Marino, consigliera comunale con delega alle Pari Opportunità.

Rivolto ad avvocati e giuristi, l'assise congressuale ha offerto un’importante occasione di approfondimento e discussione relativamente alla normativa in vigore nel nostro Paese, puntando l’attenzione sulla necessit di tutelare le numerose vittime di odio omotransfobico in primis attraverso l’intervento legislativo e, poi, anche attraverso interventi di altro tipo, in ambito culturale, educativo e scolastico.

La prima sessione è stata dedicata alla definizione dei crimini e discorsi d’odio nel sistema penalistico italiano, proponendo un confronto stringente con quanto emerge dalla letteratura giuridica non italiana, con particolare attenzione alla normativa anglosassone. Relatori sono stati Paola Di Nicola, gip presso il Tribunale di Roma, Matteo Winkler, (Law Department, Hec Paris) e Mark Walters (School of Law, University of Sussex).

La seconda sessione del convegno ha focalizzato la propria attenzione su il tema dei discorsi d’odio e il loro bilanciamento con il diritto alla libertà di manifestazione del pensiero. L’argomento è stato analizzato alla luce della nostra Costituzione e, come nella precedente sessione, anche nella prospettiva degli studi comparati. Ne hanno discusso Michela Manetti (Università degli studi di Siena) e Francesco Deana (Università degli studi di Udine).

Infine, l’ ultima sessione è stata dedicata ad alcune questioni specifiche: la sanzionabilità dei discorsi d’odio attraverso il reato di diffamazione; gli ostacoli che si frappongono all'effettiva tutela delle vittime di reati commessi per motivi di omofobia e transfobia; la funzione della pena nel nostro ordinamento. A parlarne Carlotta Campeis (avvocata del foro di Udine), Giacomo Viggiani (Università degli studi di Brescia), Valentina Masarone (Università degli studi di Napoli Federico II).

L'evento è stato patrocinato dal Comune di Napoli, dal Consiglio Nazionale Forense, dal Consiglio degli Avvocati di Napoli, dal Comitato Pari Opportunità dell’Ordine degli Avvocati di Napoli, dalla Camera Penale di Napoli e dall’Ente Biblioteca di Castelcapuano Alfredo De Marisco.

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È nato oggi Possibile Lgbti+, il presidio del partito di Pippo Civati a sostegno della collettività arcobaleno e delle battaglie portate avanti dal movimento.

Si tratta, come spiegato dal portavoce nazionale Gianmarco Capogna, «di uno spazio aperto, intersezionale, transfemminista, queer per una discussione ed elaborazione condivisa e collettiva da costruire tutte e tutti insieme».

Il motivo sotteso a una tale istituzione è così chiarificato in una nota: «È stato fondato il presidio di Possibile per i diritti Lgbti. Il partito ha aperto i canali social per raccogliere segnalazioni e dare seguito alle battaglie già avviate.

Una società più inclusiva ha bisogno di un nuovo patto sociale di cittadinanza tra istituzioni e cittadini, che garantisca tutte le persone, non più discriminate o di "serie b" ma con uguali diritti, tutele e libertà, e titolari della piena opportunità di concorrere, come comunità, allo sviluppo del nostro Paese.

Purtroppo, al momento non è così: si registra invece una crescita dei fenomeni di odio, sessismo e razzismo che rendono urgente e non più rinviabile un'azione culturale e legislativa».

Contattato da Gaynews, Gianmarco Capogna ha così indicato i prossimi passi da intraprendere: «Sosterremo le battaglie storiche del movimento: dalla legge contro omobitransfobia al matrimonio egualitario, dalla riforma del diritto di famiglia al superamento dei vincoli che escludono cittadine e cittadini dalla fecondazione assistita.

Lotteremo contro le discriminazioni nello sport e avremo una particolare attenzione verso le persone in transizione che sono state ignorate e dimenticate per troppi anni dalla politica. Siamo consapevoli che in questi temi bui, di fronte alla destra reazionaria, è necessario rispondere coi colori dell'arcobaleno, con l'orgoglio, con la Resistenza.

Siamo al lavoro a un manifesto dei diritti che metta insieme l’elaborazione di questi anni e che andremo a discutere con le associazioni e il movimento tutto. Inoltre in vista delle europee abbiamo aperto un confronto con altre realtà politiche Lgbti di partiti europei, come Génération.s in Francia, perchè crediamo che sia necessario lanciare campagne transnazionali per i diritti delle persone Lgbti».

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Un comunicato dai toni fermi è stato diramato, nel primo pomeriggio d’ieri, a dieci giorni dalla prima riunione del Tavolo di consultazione permanente per la promozione dei diritti e la tutela delle persone Lgbti, presieduto dal sottosegretario della presidenza del Consiglio con delega alle Pari Opportunità Vincenzo Spadafora

Comunicato che è stato controfirmato da 10 delle 48 associazioni costituenti il Tavolo (Certi Diritti, Circolo di Cultura omosessuale Mario Mieli, Coordinamento Torino Pride, Di' Gay Project, Edge, Famiglie Arcobaleno, Iglbt, P.o.st. – Pensare oltre gli stereotipi, Rete Genitori Rainbow, Stonewall Glbt Siracusa), da 4 delle 43 ammesse a gruppi di lavoro su tematiche specifiche a supporto del Tavolo (Arcigay Palermo, Arcigay Salerno, Arcigay, Siracusa, Omphalos Lgbti), da 1 in qualità di osservatore (Alfi) e da altre 3, esterne ai nominativi ufficiali allegati al decreto governativo ma sostenitrici dell’appello, ossia Arc Onlus, Coordinamento Liguria Rainbow, Palermo Pride. Per un totale di 18 realtà firmatarie.

Chiarendo senza giri di parole, sin dal titolo del comunicato, che «i tavoli servono quando a questi seguono i fatti», viene affermato come sia «sicuramente positiva» l'intenzione di avviare politiche di contrasto alla discriminazione per orientamento sessuale o identità di genere «a partire dai luoghi di lavoro. È opportuno, tuttavia, ricordare al governo che tutte le discriminazioni prosperano se politica e istituzioni danno spazio e sponde». 

Le associazioni firmatarie hanno quindi rilevato: «Il clima ostile nei confronti delle persone Lgbt va di pari passo con gli attacchi alle libertà della donna, come dimostra il disegno di legge Pillon sull'affido dei bambini in caso di divorzio, e ai diritti dei migranti, come dimostra il varo del decreto sicurezza e il vergognoso sgombero del centro Baobab a Roma avvenuto proprio qualche ora prima che il governo si sedesse al tavolo con le associazioni».

Contraddizioni diventate «ancora più evidenti» con la nomina di Stefania Pucciarelli (alla presidenza della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani del Senato), «che invoca ruspe contro i migranti e si dice favorevole alla 'famiglia naturale e tradizionale'» e del senatore Simone Pillon, a vicepresidente della Commissione bicamerale infanzia e adolescenza, «da dove potrà continuare a insultare le famiglie arcobaleno e a ignorare il bullismo omofobico nelle scuole come ha sempre fatto, in questo non diverso dal ministro per la famiglia Lorenzo Fontana».

«Se questo tavolo può influire nei fatti alle posizioni di governo e maggioranza su questi temi ben venga, se deve essere un paravento a nascondere la deriva autoritaria in atto meglio sospendere il confronto» concludono le associazioni, che chiedono, tra l'altro, a Palazzo Chigi se si intende ritirare il ddl Pillon e il ddl Sicurezza e se si è disposti ad avviare l'iter legislativo per l'istituzione di una autorità indipendente per la tutela e la promozione dei diritti umani «come da impegni Onu».

Comunicato cui, nel pomeriggio d’ieri, ha fatto eco la lettera aperta che Il Grande Colibrì (una delle 48 associazioni costituenti il tavolo) ha indirizzato alle associazioni. In essa, dopo alcuni passaggi preambolici, viene affermato: «Per prima cosa, ci sembra opportuno un chiarimento sulla natura del tavolo, ancora avvolta da incoerenze e da un’ambiguità che impedisce una chiara identificazione di finalità, modalità, potenzialità e limiti, rischiando di rendere il tavolo inefficace o addirittura controproducente. In base a tale chiarimento, riteniamo che le associazioni debbano individuare una linea d’azione comune e delle proposte comuni.

Se lon. Spadafora rappresenta il governo (come sembra suggerire quando sottolinea l’ufficialità dell’istituzione e della sede del Tavolo Lgbt), proponiamo alle associazioni di confrontarsi, ancor prima che sulle azioni proposte, sul sostanziale rifiuto del sottosegretario di rendere conto delle posizioni di altri esponenti del governo stesso e sulla sua richiesta di accettare un accordo partitico (il cosiddetto “contratto di governo”) come limite a un confronto istituzionale.

Se l’on. Spadafora rappresenta il MoVimento 5 Stelle (come sembra suggerire quando presenta le azioni come praticamente in contrapposizione con le posizioni della Lega), proponiamo alle associazioni di confrontarsi, ancor prima che sulle azioni proposte, sull’opportunità dell’esistenza stessa del tavolo e sul rifiuto dell’esponente del M5S di rendere conto delle scelte del suo partito.

Se l’on. Spadafora rappresenta essenzialmente solo sé stesso (come sembra suggerire quando sottolinea come possa disporre liberamente dei fondi quasi nonostante la maggioranza a cui appartiene e come traspare dalla sua distanza dalle posizioni tanto del suo governo quanto del suo partito), proponiamo alle associazioni di confrontarsi sull’opportunità dell’intera operazione e di individuare una serie di proposte minime inderogabili comuni, partendo da una prospettiva nettamente intersezionale (necessaria di fronte alla xenofobia istituzionalizzata dal governo) ed evitando che ogni realtà porti al tavolo istanze che siano o che appaiono come particolari».

Nella serata d’ieri è infine arrivata la risposta di Vincenzo Spadafora.

«Sono solo in parte stupito - così il sottosegretario - del comunicato di alcune Associazioni Lgbt che hanno partecipato al Tavolo di consultazione permanente per la promozione dei diritti e la tutela delle persone Lgbt, da me istituito e riunitosi lo scorso 13 novembre a Palazzo Chigi. Hanno aderito ben 91 Associazioni dimostrando interesse ad avviare una interlocuzione su cose concrete che toccano migliaia di persone ogni giorno. Temo che alcune associazioni preferiscano strumentalizzare la funzione del Tavolo per possibili altri fini; se così fosse, sarei io ad auspicare che queste associazioni non partecipino al Tavolo»

Spadafora ha quindi precisato: «Ho voluto il Tavolo, pur consapevole delle differenti sensibilità che su questi temi esistono all’interno del Governo; ho ascoltato con attenzione le indicazioni e i contributi di tutti, condividendo le esigenze e le testimonianze di chi ogni giorno vive sulla propria pelle mille difficoltà; ho proposto le prime azioni concrete e individuato risorse certe per realizzarle; ho avviato un raccordo con gli altri ministeri e con tutte le realtà sulla base delle richieste che mi sono state sottoposte dai partecipanti al tavolo. Per dovere istituzionale e per formazione personale, lavoro sempre per il dialogo e il confronto con tutti. Ed è ciò che continuerò a fare con quanti vorranno rimanere al Tavolo.

Accetto sempre le critiche e condivido alcune preoccupazioni contenute nel comunicato delle associazioni; preoccupazioni che non solo ho fatto mie durante la recente riunione ma che ho confermato prendendo anche posizioni pubbliche chiare, nonché partecipando a due iniziative su invito di associazioni importanti del mondo Lgbt. Ho molto a cuore i diritti e le condizioni di vita delle persone Lgbt, mi interessano molto meno la visibilità che cercano alcune sigle, peraltro in contrasto tra loro (come è emerso chiaramente anche durante i lavori del Tavolo) rendendo così meno efficace la loro azione.

Il mio lavoro continua e lo valuteremo insieme nei prossimi mesi. Aspetto, chi vorrà, il 22 gennaio 2019 a Palazzo Chigi per la prossima riunione del Tavolo».

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Durante una riunione, tenutasi ieri a Strasburgo in presenza dei rappresentanti dei 47 Stati membri, la presidenza del Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa è passata  dalla Croazia alla Finlandia

A guidare fino al 31 maggio 2019 l’organo decisionale dell’organizzazione internazionale, preposta alla promozione della democrazia e dei diritti umani, il ministro finnico degli Affari Esteri Timo Soini.

Come primo atto del suo mandato semestrale il neopresidente ha preso oggi parte a Helsinki alla 21° tavola rotonda dell’Unità del Consiglio d’Europa Sexual Orientation and Gender Identity, presieduta da Ben Baks, coordinatore del Dipartimento Politiche Lgbti del ministero olandese dell’Educazione, della Cultura e delle Scienze.

Iniziato ieri a Tallinn e co-organizzato dal ministero estone degli Affari sociali e da quello finlandese della Giustizia, il meeting ha visto la partecipazione dei rappresentanti di 30 Stati membri, di organizzazioni internazionali come Ilga-Europe, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti umani, la Banca Mondiale, l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico nonché di attivisti del Lgbti Focal Points Network.

Seconda volta per l'Italia che, dall'iniziale edizione della tavola rotonda nel 2004, ha fatto registrare la sua prima partecipazione soltanto nel maggio scorso a Lisbona. In rappresentanza della stessa Agnese Canevaro (Unar), Nadan Petrovic (Unar), Federico De Luca (Dipartimento Pari Opportunità della presidenza del Consiglio dei ministri).

Obiettivo finale della due giorni l’illustrazione delle direttive del Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa in materia di discriminazioni da orientamento sessuale e identità di genere e dell’integrazione della stesse sulla base delle osservazioni avanzate dagli Stati membri nella scorsa estate. In aggiunta è stato presentato lo studio sui bambini intersex e le loro famiglie, condotto dal Piano d’azione nazionale della Finlandia sui Diritti umani. Un resoconto di tale studio sarà pubblicato all’inizio del 2019.

Ieri, invece, a Tallinn si è parlato del progetto Rainbow Rights che, avviato due anni fa e prossimo alla conclusione, ha lo scopo di aumentare la visibilità delle persone Lgbti e sostenerne la piena uguaglianza in termini di diritti nonché di spazi pubblici e sociali.

In riferimento al progetto, di cui sono copartner Seta e Lgl (rispettivamente ong finlandese e lituana), si è anche parlato di discriminazioni multiple alla luce dell'intersezionalità e buone pratiche a livello locale

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