L’aveva annunciato la scorsa settimana e oggi ha concretato la sua promessa. A Palazzo Vecchio il sindaco di Firenze Dario Nardella ha proceduto, nel pomeriggio, alla firma degli atti relativi al riconoscimento del secondo genitore di bambini nati in una famiglia ‘arcobaleno’, cioè formata da due persone dello stesso sesso.

Si tratta di quattro iscrizioni anagrafiche di bimbi nati in Italia e registrati quali figli di due mamme e della trascrizione d’un atto di nascita estero di un bambino quale figlio di due papà sulla base di una sentenza della Corte superiore di giustizia di Toronto.

«Questo è un tema reale - ha sottolineato il sindaco Nardella durante l'incontro con le famiglie, che si è svolto alla presenza dell'assessora alle Pari opportunità Sara Funaro e dell'assessore all'Anagrafe Federico Gianassi - sul quale la legge italiana non ha dato ancora strumenti certi su come intervenire. Il sindaco può assumersi responsabilità senza violare la legge ma cercando di coniugare il rispetto delle norme con i diritti di questi bambini.

Ho fatto di tutto per rimanere nei confini della legge ma allo stesso tempo per dare loro la possibilità di vivere come tutti gli altri bambini, all'interno della loro famiglia. Guardiamo a questi piccoli con comprensione, affetto e senso di responsabilità. Questi sono atti che non si fanno per una battaglia politica ma riguardano temi delicati e profondi che mi auguro la legge possa disciplinare presto, così da consentire a noi sindaci di muoverci con più tranquillità».

Plauso è stato espresso da Marilena Grassadonia, presidente di Famiglie Arcobaleno, che, presente a Torino a un incontro ufficiale con la sindaca Chiara Appendino, ha detto: «Ringraziamo il sindaco e l'amministrazione per questo importante atto che dà pieno riconoscimento alle nostre famiglie, nel rispetto della legge italian e nel solco di sentenze e decisioni analoghe di altri Comuni che già hanno messo in chiaro come il principio guida da seguire sia l'interesse dei minori.

Lo Stato, grazie al sindaco, ora riconosce quello che i nostri figli e la società già sanno: le famiglie arcobaleno nel nostro Paese esistono e vanno tutelate». Non si contano oramai più i sindaci che stanno riconoscendo i bimbi arcobaleno.

Ieri è stata la volta di Francavilla a Mare e nuovamente a Bologna.

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Marilena Grassadonia e Maria Grazia Sangalli, presidenti di Famiglie Arcobaleno e Rete Lenford, hanno appena incontrato la sindaca di Torino Chiara Appendino per ringraziarla di aver proceduto alla prime due iscrizioni anagrafiche di bambini nati in Italia col riconoscimento d’entrambe le mamme (di cui uno, Niccolò Pietro, è il figlio di Chiara Foglietta e Micaela Ghisleni) in una con le trascrizione degli atti di nascita esteri di due gemelli quali figli d'una coppia di due papà.

Ma non solo, perché nelle ultime settimane la prima cittadina sabauda ha dato l'ok ad altri casi di registrazioni anagrafiche di bambini arcobaleno, che hanno raggiunto il numero complessivo di 20.

Presenti anche l’assessore alle Pari Opportunità Marco Giusta e il coordinatore del Coordinamento Torino Pride Alessandro Battaglia. L’incontro è avvenuto alla vigilia della locale marcia dell’orgoglio Lgbti.

«Oggi qui a Torino – si legge nel comunicato congiunto - abbiamo avuto il piacere di incontrare la sindaca Chiara Appendino, insieme all'assessore Marco Giusta, per ringraziarla dell’importante lavoro e impegno profuso nei mesi scorsi che ha dato risposte chiare alla richiesta di diritti dei nostri figli e delle nostre figlie. Le registrazioni e le trascrizioni di entrambi i genitori negli atti di nascita hanno costituito, oltre che un atto di civiltà, un atto di  valenza politica importantissima.

Ora abbiamo un obiettivo comune: fare in modo che questi diritti si estendano a tutti i bimbi e le bimbe delle famiglie arcobaleno in qualunque città essi abbiano la fortuna di vivere.

La sindaca Appendino, a questo proposito, ci ha informati della costituzione di un tavolo tecnico, all'interno della Commissione Pari Opportunità di Anci (Associazione Nazionale Comuni Italiani). Iniziativa portata avanti dall’assessore Marco Giusta, insieme ad altri assessori di importanti città, per approfondire le questioni legate alle registrazioni e alle trascrizioni dei certificati di nascita e per mettere a punto le prassi operative necessarie al riconoscimento dei progetti di genitorialità condivisa e dei diritti negati ai figli e alle figlie delle coppie dello stesso sesso.

Fare squadra con chi ha a cuore un Paese più civile e giusto, è l'unica strada da percorrere per fare in modo che tutte le famiglie abbiano uguale cittadinanza.

Il proposito con il quale ci siamo lasciati è che tutti i sindaci e le sindache d’Italia si assumano le stesse responsabilità e - avendo a cuore il benessere dei propri cittadini e cittadine – procedano speditamente con i riconoscimenti e i provvedimenti necessari».

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Il caso della rimozione di Fabiola Bernardini dall’ufficio di direttrice della Biblioteca comunale di Todi e del conseguente trasferimento al locale Servizio Urbanistica, senza che la stessa ne avesse fatto richiesta o fosse incorsa in irregolarità di sorta, continua a far discutere.

A dare il fuoco alle polveri, due giorni fa, l’associazione perugina Omphalos Lgbti e la senatrice Loredana De Petris (LeU) che, nel presentare un’interrogazione parlamentare ai ministri Bussetti, Bongiorno e Salvini, ha parlato di probabile misura punitiva a danno della dirigente.

Bernardini non solo ha infatti partecipato alla Festa delle Famiglie Arcobaleno, tenutasi il 6 maggio a Todi tra il disappunto e lo sconcerto di CasaPound (un cui componente, Andrea Nulli, siede in Consiglio comunale), ma si è anche rifiutata di redigere un catalogo di libri per bambini e ragazzi a “tematica omogenitoriale, omosessuale, transessuale". Richiesta, questa, susseguente alle recenti Direttive emanate dagli assessori tuderti alla Famiglia e alla Cultura Alessia Marta e Claudio Ranchicchio, che sembrano ossessionati, al pari dell’intera amministrazione locale retta dal forzista Antonio Ruggiano, dall’ideologia gender per quanto inesistente.

Sempre due gioni fa Riccardo Magi, deputato di +Europa nonché segretario dei Radicali italiani, ha presentato sul caso Bernardini un’interpellanza parlamentare. Contattato da Gaynews, così ha commentato tale presa d'atto: «Con la scusa della “rotazione degli incarichi” l’amministrazione ha rimosso una professionista, grazie alla cui attività Todi è stata inserita tra le 148 città insignite del titolo Città che legge, che prevede una corsia preferenziale per i bandi per l'attribuzione di contributi finanziari. 

La rimozione dall’incarico è arrivata subito dopo la partecipazione di Fabiola Bernardini a un’iniziativa di Famiglie Arcobaleno e segue la sua decisione di non adeguarsi a una direttiva degli assessori alla Famiglia e alla Cultura che prevedeva lo spostamento, in altri spazi, dei libri per bambini che trattano temi “a carattere sensibile”, legati cioè ad omosessualità, omogenitorialità e transessualismo. 

Questo nonostante l'Italia abbia aderito a numerosi accordi internazionali al fine di garantire l'effettivo godimento del diritto all'istruzione, senza discriminazioni fondate sull'orientamento sessuale o sull'identità di genere, come previsto anche dalla legge sulla “Buona scuola”

Ecco perché ho presentato un’interpellanza per sapere come il Governo intenda garantire la tutela dell'autonomia e della professionalità degli operatori dei beni culturali e quali iniziative intenda assumere per garantire la tutela della libera circolazione delle idee e la promozione della cultura e del diritto all'istruzione senza discriminazioni. Certo, le recenti esternazioni del ministro Lorenzo Fontana non fanno ben sperare.».

L'annuncio dell'interpellanza parlamentare ha susciatato le reazioni del senatore Simone Pillon, capo della falange cattolica della Lega e braccio destro di Massimo Gandolfini (malvisto, però, da non poche realtà della galassia cristiano-tradizionalista a partire Il Popolo della Famiglia), ad andare all’attacco prima con un post su Facebook.

E, ieri, con una dichiarazione congiunta a nome dei parlamentari leghisti Virginio Caparvi, Luca Briziarelli, Riccardo Augusto Marchetti, Donatella Tesei.

«Si vede che l'onorevole Riccardo Magi, autore di una interrogazione sul caso, e il presidente di Omphalos soffrono della sidrome di Calimero. Ogni occasione è buona per fare il piagnisteo.

Questa volta le lacrime vengono sparse per la bibliotecaria di Todi Fabiola Bernardini, rimossa da quella che viene definita 'dittatura nera' perché a loro dire avrebbe rifiutato di spostare i libricini gender e avrebbe partecipato alla festa delle famiglie arcobaleno. Sembra tuttavia che le associazioni Lgbt e i loro amici (o pretesi tali) si ritengano intoccabili e superiori a tutti, perfino alla legge anti-corruzione».

Osservazioni, cui il deputato Magi risponde oggi su Gaynews: «Saranno i giudici, ove aditi dalla lavoratrice, a dire se nel suo caso si è applicata la legge o si è fatto mobbing. Ma il mio punto nell’interpellanza è politico: Pillon è d’accordo con le liste di libri vietati di moda con l'Inquisizione? Si pronunci su questo».

 

 

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Domani otto città saranno interessate dall’Onda Pride. Tra queste Siracusa che, quest’anno, è gemellata a Catania, la cui marcia dell’orgoglio Lgbti avrà luogo il 23 giugno. Due città siciliane non solo contigue geograficamente ma accomunate dall’impegno per i diritti tra Mare, Umanità e Resistenza, come recita lo slogan dell’anno.

Per saperne di più, abbiamo raggiunto Armando Caravini, presidente del comitato Arcigay di Siracusa e portavoce d’entrambi i Pride della Sicilia orientale.

Armando, il Siracusa Pride giunge alla 4° edizione con la presenza di Leo Gullotta come testimonial. Quali le iniziative messe in campo in vista della parata di domani?

Dal 14 al 16 giugno presso Piazza Cesare Battisti in Ortigia abbiamo creato un programma culturale fitto, articolato ed importante. Riteniamo che il Pride non deve rappresentare solo il corteo finale ma momenti di seria discussione sulle politiche Lgbti e salute.

Il 14 giugno abbiamo avuto ospite Franchina, donna trans di Catania, che ha scritto un libro e si è confrontata con padre Rosario Lo Bello della Chiesa di San Paolo. Cìè stato anche l'intervento di Miki Formisano (Nps) e di Giovanna Cristina Vivinetto. Abbiamo poi avuto in serata il concorso Rainbow arts for Pride (musica, teatrom ballo), il cui vincitore sarà premiato domani da Leo Gullotta.

Stasera, alle ore 18:00, si terrà la tavola rotonda che concentra il tema principale di questo Pride: Mare, Umanità, Resistenza. Fra gli ospiti ci saranno anche Giovanni Caloggero (consigliere nazionale Arcigay) e Luigi Carollo, ideatore e portavoce del Palermo Pride nonché responsabile diritti civili Arci Sicilia insieme con esponenti del mondo associazionistico. Infine, domani, il corteo finale con raduno alle ore 18:00 presso il Foro Vittorio Emanuele II (Porta Marina) insieme al nostro testimonial Leo Gullotta. Concluderemo il Siracusa Pride con un grande party.

Quest’anno avete voluto far precedere al termine Pride l’aggettivo Gay: cosa ha spinto a tornare a una tale impostazione che per molti è datata?

Perché questa manifestazione nasce come Gay Pride e rappresenta il giorno della marcia dell'orgoglio gay: chi cerca di trasformarlo in altro, cercando di nasconderne la vera natura o, peggio, lasciando che la manifestazione venga organizzata da persone che non rappresentano la comunità, è, a a mio parere, totalmente fuori strada.

Io scendo in piazza a manifestare l'orgoglio di essere ciò che sono. Ovviamente il Pride è aperto a tutti i cittadini che sposano le nostre istanze e vogliono vivere in un Paese, che non contrappone cittadini di serie A a quelli di serie B.

Concludo la domanda con un esempio: io sposo le idee della Festa della Liberazione e partecipo con convinzione, ma è giusto che sia l’Anpi a ricordare l'importanza di questa festa. Anche se vi partecipano tutte le persone, che credono nel principio di libertà e democrazia contro tutti i totalitarismi, sarebbe impensabile snaturare la Festa della Liberazione con altri nomi o motivazioni.

Sono ben 28, quest’anno, i Pride italiani, eppure c'è ancora tanta omofobia, transfobia e bullismo nella nostra società. Perché a tuo parere?

Perché da sempre viviamo in un Paese pieno di contraddizioni. A partire dalla nostra classe politica, così lontana dalle esigenze dei cittadini e, ancor di più, da quelle della nostra comunità. Si punta sempre a creare delle divisioni fra persone omosessuali ed eterosessuali, donne e uomini, italiani ed extracomunitari così da mantenere una sorta di continua conflittualità e assicurarsi un determinato bacino elettorale.

Viviamo in un periodo in cui le categorie sociali più deboli sono vessate e si registra una crescita forte della diseguaglianza. Sono presenti questi temi nel documento politico del Siracusa Pride?

Non sbaglio a dire che quest’edizione del Gay Pride di Siracusa, gemellata con Catania, rappresenta il Pride più importante, schierato e di lotta mai avvenuto. Cominciando dai temi che accomunano i due Pride: Mare, umanità e resistenza.

Mare, in quanto siamo una terra di sbarchi: tante, troppe volte il nostro mare si trasforma in un cimitero.

Umanità, perché è quello che ormai manca alle persone: sembra che tutto sia scontato, che la morte di una persona sia cosa che non ci riguardi. Si vive, insomma, in un'apatia assoluta.

Infine resistenza, perché dobbiamo tornare a "resistere": si è insediato un governo estremamente discriminatorio, razzista ed omofobo. Saranno anni di oscurità per quanto riguarda i diritti civili: dovremo combattere non solo per dire: Noi esistiamo ma anche per difendere quel poco che abbiamo ottenuto con tanti anni di battaglie.

Dopo quello di Siracusa ci sarà, appunto, il 23 giugno il Pride a Catania. Quali sono, in sintesi, gli elementi unificanti?

In primis il rapporto umano, personale e la totale sintonia fra i due comitati Siracusa, rappresentata da me, e Catania rappresentata dal consigliere nazionale Giovanni Caloggero. Ci stiamiamo reciprocamente: elemento fondamentale per costruire un percorso comune. Oltre al rapporto umano fra i due comitati l'unione è dettata anche dal fatto che Siracusa, come Catania, è una città di mare da cui dista 60 km. Pertanto molte delle problematiche interne ed esterne alla nostra comunità sono condivise da entrambe le città. Concludo dicendo che la strategia di unione per lo meno negli intenti politici e strategici fra il Siracusa e il Catania Pride si è rivelata vincente. Non a caso, rispetto agli anni passati, abbiamo nettamente più riscontro, attesa e voglia di partecipare.

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Il Piemonte Pride, nato l’anno scorso, cresce contando ora tre appuntamenti cardine. Il Torino Pride, la parata per i diritti delle persone Lgbti, che è da anni la più partecipata manifestazione del territorio dedicata al riconoscimento dei diritti di tutti e che si svolgerà domani 16 giugno; il Novara Pride che si è svolto lo scorso 26 maggio e l’Alba Pride, che dopo il grande successo dell’anno scorso, avrà la sua seconda edizione il 7 luglio.

Durante la conferenza stampa il coordinatore del Torino Pride, Alessandro Battaglia, ha lanciato ufficialmente un appello a tutte le organizzazioni religiose invitandole a scegliere “da che parte stare” e a sfilare alla parata del 16 giugno. 

Si legge nell’appello: «Il Paese che vogliamo non è quello che soffia sul fuoco dell’odio e della paura e sabato 16 giugno manifesteremo e sfileremo liberi, libere, visibili, orgogliosi e orgogliose. Crediamo più che mai che oggi sia arrivato il momento di siglare una “santa alleanza” con tutte quelle organizzazioni che da molti anni lavorano per una società più giusta, aiutando in ogni modo possibile gli ultimi e le ultime. 

Quindi lottare insieme oggi, per noi significa, invitare a superare divisioni e invitare a sfilare insieme sabato pomeriggio al Torino Pride anche tutte le organizzazioni di matrice cattolica o religiosa in generale, consapevoli di quanto questo possa significare. 

Dire no, insieme, ai razzismi, all’odio, alla paura e all’omotransfobia è diventato elemento dirimente. Cercare di portare la cultura della non discriminazione può e deve passare anche da un Pride che come tutti e tutte sanno, oggi è la manifestazione inclusiva per eccellenza che ha come “dogma” l’accoglienza di tutte e tutti. Sabato scorso il Roma Pride ha subito pesanti attacchi da chi, il giorno, dopo sventolava la bandiera dei porti chiusi. Anche a loro dobbiamo rivolgerci per aiutare le coscienze a svegliarsi».

Fra gli appuntamenti più significativi della Pride Week il concerto di Viola Valentino (14 giugno, ore 21.30, ingresso gratuito) all’Evergreen Fest (Parco della Tesoriera, 8/22 luglio), la mostra/racconto dedicata a Ottavio Mai da OFF TOPIC (Via Pallavicino 35) dal titolo Ottavio Mario MAI | 1946 - 1992 | Un inno alla libertà e l’incontro di avvicinamento al Pride per gli studenti organizzato dall’Università degli studi di Torino e dal Politecnico di Torino dal titolo Il patrocinio al Torino Pride e il ruolo dell’università nella lotta alle discriminazioni (15 giugno, ore 17.30; Aula 8I, Corte Interrata del Politecnico di Torino, Corso Castelfidardo 34/A).

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I docenti e gli studenti dei due atenei sfileranno poi ufficialmente alla grande parata del 16 avendo fatto proprio il claim 2018: Nessun Dorma! Un invito a tutti a rimanere vigili, ad adoperarsi per salvaguardare i diritti acquisiti e a lottare per tutti quei diritti, invece, ancora anacronisticamente negati. 

Il Piemonte Pride può contare sul sostegno di alcuni sponsor privati: esso si svolge con il sostegno e i patrocini della Regione Piemonte, del Consiglio regionale, della Città metropolitana di Torino, delle Province di Novara e di Cuneo nonché delle Città di Torino e Alba.

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Aveva criticato la Direttiva in merito a libri per bambini con contenuti riguardanti temi educativi sensibili che, emanata dagli assessori tudertini per la Famiglia e per la Cultura Marta e Ranchicchio al fine d’evitare il diffondersi di "un'ottica di genere", prevedeva lo spostamento di alcuni innocui libri di letteratura dell'infanzia dalla sala dedicata ai bambini alla sezione adulti della locale Biblioteca Comunale.

Si era poi limitata a inviare l’intero catalogo librario in risposta alla richiesta di segnalare tutti i libri con "carattere omogenitoriale, omossessuale e transessuale". Aveva infine preso parte sempre a Todi alla Festa delle Famiglie Arcobaleno il 6 maggio scorso.

Comportamenti, quelli di Fabiola Bernardini, direttrice della Biblioteca comunale di Todi, che non sono stati affatto graditi dal sindaco di Forza Italia Antonio Ruggiano e dalla sua amministrazione di centro-destra vantante, al suo interno, anche componenti di CasaPound. E poi, senza motivazioni cogenti, con delibera di Giunta n. 157 del 24 maggio 2018 riguardante il “nuovo assetto organizzativo della macrostruttura dell’ente”, è stato disposto il trasferimento di Bernardini al Servizio urbanistica. Sulla base infatti dei criteri dall'Autorità nazionale anticorruzione (Anac) l'amministrazione tudertina ha annunciato la rotazione di 22 impiegati su 100 con motivazioni diverse: irregolarità, utilizzo dei permessi ex lege n. 104 del 1992 per le ferie, richiesta di trasferimento ad altre mansioni.

Ma, come rilevato oggi dalla senatrice Loredana De Petris nell’interrogazione ai ministri dell'Istruzione (Marco Bussetti), della Pubblica amministrazione (Giulia Bongiorno) e dell'Interno (Matteo Salvini), non pare affatto che Fabiola Bernardini abbia «commesso alcuna irregolarità né espresso la volontà di essere trasferita». Motivo per cui la parlamentare LeU ha osservato: «Le motivazioni alla base della scelta dell'amministrazione di Todi sembrano dunque meramente di carattere punitivo».

Un danno, fra l’altro enorme, per il settore culturale del Comune umbro, dal momento che Fabiola Bernardini, secondo l'Aib (Associazione italiana biblioteche), «ha negli ultimi anni aggiornato secondo i migliori standard biblioteconomici le raccolte e i servizi, partecipato a importanti attività nazionali, da Manus online a Sbn a Nati per leggere, e ha svolto innumerevoli programmi di promozione del libro e della lettura per tutte le fasce di pubblico, tanto da avere registrato un'affluenza nell'ultimo anno di oltre 12.000 frequentatori».

Senza contare, ha concluso la senatrice De Petris, la prefigurazione, qualora appuratene le motivazioni, di «un pericoloso precedente che autorizzerebbe le amministrazioni a censurare e intervenire nei confronti del personale per ragioni unicamente etiche e culturali». 

Sempre oggi Omphalos Lgbti ha duramente criticato l'«atto gravissimo perpetrato da un’amministrazione comunale che ci ricorda ormai la peggior dittatura nera».

Esprimendo piena solidarietà a Fabiola Bernardini, il presidente dell'associazione perugina Stefano Bucaioni ha quindi dichiarato: «Il clima politico che si respira in questo periodo, a livello locale e nazionale, è molto preoccupante. I diritti civili e le recenti conquiste per la comunità Lgbti sono messe a rischio da iniziative censorie come quella di Todi e da dichiarazioni come quelle del neoministro Fontana che vorrebbero cancellare l’esistenza delle famiglie omogenitoriali. Sappiano invece che la società civile e democratica non è intimorita dalla volontà politica di esponenti reazionari che hanno come unico obiettivo la cancellazione sociale e giuridica delle nostre famiglie.

La grande partecipazione ai Pride che si tengono in questo periodo in tutta Italia ne è la prova. E un’altra grande risposta di piazza alle politiche omofobe della Giunta di Todi arriverà dal Perugia Pride. Sabato 30 giugno saremo in piazza anche per Fabiola»

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Delle famiglie arcobaleno si sta ripetutamente parlando da mesi, grazie soprattutto a quei sindaci che registrano anagraficamente bambine e bambini quali figli di coppie omogenitoriali. Ma si deve alle recenti affermazioni del ministro della Famiglia e della Disabilità Lorenzo Fontana, che ne ha negato l’esistenza, l’innalzamento della pubblica attenzione su di esse.

Per fare un punto della situazione, abbiamo raggiunto Marilena Grassadonia, presidente di Famiglie Arcobaleno – Associazione di genitori omosessuali.

Sono trascorsi due anni dall'approvazione della legge sulle unioni civili. Secondo lei, da allora, si sono registrati mutamenti in riferimento ai diritti delle famiglie arcobaleno?

Come sappiamo, la legge sulle unioni civili ha lasciato fuori i diritti dei nostri figli. La legge è stato un passo importante: su questo non c'è alcun dubbio. È arrivata dopo 40 anni di battaglie ed è un provvedimento che molti nostri compagni e compagne di lotte aspettavano con ansia e con la paura di non arrivare in tempo. Ed è per loro che noi di Famiglie Arcobaleno eravamo comunque in Piazza Montecitorio il giorno dell'approvazione. Ma con le lacrime agli occhi, perché sapevamo che avevamo tutti perso una grande occasione. Purtroppo la situazione attuale ci ha dato ragione.

In quei mesi le nostre famiglie sono state al centro di un’attenzione mediatica senza precedenti. Attenzione spesso morbosa, in cui tutti si sentivamo autorizzare a emettere sentenze e giudizi. Eravamo diventati l'argomento da bar e da salotto: tutti parlavano di noi e questa situazione ha comunque portato alla presa di coscienza della nostra realtà. Abbiamo sempre pensato che la visibilità è la nostra arma più importante e in quel momento non potevamo che raccogliere la sfida ed esserci. Ci siamo resi conto che con una sola intervista televisiva raggiungevamo più persone che durante un intero corso di studi di uno dei nostri figli.

La visibilità aveva anche un altro lato della medaglia. Quello, cioè, di concentrare l'attenzione sulle nostre famiglie per far passare lontano dai riflettori tutti gli altri argomenti. Siamo stati il capro espiatorio: sono stati sacrificati i diritti dei bambini per portarsi a casa la legge. Questa è storia. Ed è anche per questo che ritengo sia un dovere del movimento Lgbti e della politica tutta il fatto di ripartire sui diritti dai nostri figli e dalle nostre figlie. Glielo dobbiamo.

Dopo le lacrime e la delusione, non ci siamo mai fermati. Da allora siamo andati avanti instancabilmente seguendo la via giudiziaria. Ma, anche in questo caso, abbiamo portato a casa poche sentenze a fronte di una disomogeneità di trattamento tra i vari Tribunali. Sentenze arrivate dopo percorsi faticosi e onerosi, che ti mettono nelle condizioni di chiedere di volere essere genitore di quelli che sono già i tuoi figli.

Negli ultimi mesi alcuni sindaci hanno riconosciuto la doppia genitorialità di coppie di persone dello stesso sesso nel registrarne anagraficamente i loro bambini. Quale è il suo pensiero in proposito?

Che non dobbiamo mai fermarci e che il lavoro di questi anni sta portando i suoi frutti. Sempre più sindaci si stanno schierando dalla parte dei diritti dimostrando di volere essere attori, insieme a noi, nella costruzione di un Paese sempre più civile e inclusivo.

Ci sono le strade normative e giuridiche per fare questo. Ma è indubbio che un sindaco, che trascrive un certificato con due mamme o due papà, fa anche un atto politico Vuole così dire al Parlamento che è ora di legiferare affinché tutti i nostri figlie e le nostre figlie abbiamo gli stessi diritti, ovunque abbiano la fortuna di vivere.

Il 2 giugno scorso il neoministro Fontana ha dichiarato che le famiglie arcobaleno non esistono. Qual è la sua risposta?

La risposta al ministro Fontana non la do io, la da la realtà. Le famiglie arcobaleno esistono sia a livello sociale che giuridico grazie a numerose sentenze di Corti europee e nazionali. Un ministro non può permettersi di nascondersi dietro ideologie e pregiudizi per imporre il proprio pensiero. Un ministro ha la responsabilità di prendere atto dei bisogni dei suoi cittadini e di fare in modo che questi bisogni siano soddisfatti.

Sono inaccettabili i toni utilizzati: essi non fanno altro che diffondere odio, intolleranza e razzismo. Tutte cose ben lontane dalle nostre vite e dalla nostra Costituzione antifascista e laica.

Non pochi parlamentari della corrente legislatura stanno nuovamente agitando lo spauracchio dell’"ideologia gender" a danno delle persone Lgbti. Secondo lei come dovrebbe reagire il movimento?

Penso ai Pride da poco iniziati. I Pride, che inonderanno le strade delle nostre città, hanno la responsabilità di essere le prime manifestazioni laiche e di piazza subito dopo l'insediamento di questo governo. Quello di Roma è stata una risposta di civiltà che ha portato nelle piazze la voce di cittadini e cittadine (di qualunque orientamento sessuale o identità di genere) che hanno a cuore il nostro Paese. E abbiamo vinto la sfida sfilando a fianco dei partigiani e di tutti coloro che si riconoscono nei valori più belli della nostra Costituzione: l'antifascismo e l'inclusione. Non abbiamo paura ma dobbiamo tenere alta l'attenzione e vigilare su tutte le eventuali iniziative.

Dobbiamo continuare a fare cultura nelle scuole, a raccontare le nostre storie alla gente e a metterci la faccia. La gente ha solo bisogno di conoscerci e poi scenderà in piazza al nostro fianco come sta già accadendo. Continuiamo a camminare mano nella mano dei nostri figli e delle nostre compagne con orgoglio e gioia, per dimostrare al mondo che ci siamo con i nostri sorrisi e le nostre vite e che pretendiamo rispetto.

In conclusione, intravede uno spazio di dialogo tra Framiglie Arcobaleno e Lega-M5s?

Siamo come tutti immersi in questa società e, quando portiamo i nostri figli a scuola, non ci chiediamo se abbiamo di fronte un educatore o un genitore che ha votato Lega o M5s. Il dialogo è aperto quando da entrambe le parti c'è interesse, voglia di approfondire e soprattutto rispetto.

Se davvero - come viene spesso sottolineato e se non si tratta di mera strumentalizzazione - questo governo e il suo ministro della Famiglia hanno al centro il benessere dei bambini e delle bambine, saranno loro i primi a volerci incontrare per colmare questa inaccettabile discriminazione.

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Jean-Marie Le Pen è ricoverato in ospedale da martedì pomeriggio in una struttura nei pressi di Parigi a seguito d’una perdurante situazione di affatticamento generale.

Motivo per cui è stata rinviata al 3 ottobre l'udienza processuale a suo carico per pubblica ingiuria e incitamento all’odio nei riguardi delle persone omosessualiIl confondatore del Front National (il cui attuale nome è Rassemblement National) sarebbe dovuto infatti comparire oggi presso la 17° Aula del Tribunale penale di Parigi.

Il suo consigliere Lorrain de Saint Affrique ha dichiarato che l'ex europarlamentare dovrà restare in ospedale fino a lunedì, pur senza escludere il protrarsi della permanenza ospedaliera. Frédéric Joachim, legale di Le Pen, ha comunicato alla stampa che il suo assistito non ha mai avuto intenzione di sottrarsi al procedimento giudiziario, volendo dissipare quello che lui ritiene essere «un fraintendimento del senso delle sue dichiarazioni».

Dichiarazioni, queste, risalenti al marzo 2016, quando correlò la pedofilia all’omosessualità, e al dicembre del medesimo anno, quando ai giornalisti de Le Figaro disse: «Gli omosessuali sono come il sale nella zuppa: se non ce n’è abbastanza è insipida, se ce n’è troppo è immngiabile».

Ma, soprattutto, all’aprile 2017 quando, dopo l’attentato agli Champs-Elysées, criticò il pubblico atto di omaggio a Xavier Jugelé da parte del compagno Etienne Cardilès. Il quale si è costituito parte civile contro Le Pen.

Espulso nel 2015 dal Front National dalla figlia Marine, succedutagli nell’incarico di presidente, e approdato, lo scorso anno, al partito neofascista europeo Apf guidato da Roberto Fiore, Jean-Marie Le Pen è stato condannato più di 25 volte per apologia dei crimini di guerra, incitamento all’odio e alla discriminazione, antisemitismo e pubbliche ingiurie. 

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Nel corso dell'odierna sessione a Strasburgo i parlamentari dell’Integruppo Lgbti hanno imbustato e spedito centinaia di lacci arcobaleno per scarpe alle squadre di calcio di tutta Europa. Le nazionali di Belgio, Croazia, Danimarca, Inghilterra, Francia, Germania, Islanda, Polonia, Portogallo, Serbia, Spagna, Svezia, Svizzera, Russia dovrebbero ricevere i loro lacci durante la prossima settimana.

È iniziata così la campagna #supportallcolours, sostenuta dai gruppi politici Verdi/Ale, S&D, Alde e Gue.

«L’iniziativa - ha commentato il copresidente dell’Integruppo Daniele Viotti - mira a sensibilizzare sulla situazione dei diritti umani in Russia, dove la comunità Lgbti subisce discriminazioni e persecuzioni. Ritengo sbagliato assegnare questo importantissimo evento sportivo a Paesi che non rispettano i diritti civili, ma possiamo cogliere comunque quest'opportunità per spingere verso il cambiamento».

La lettera, che accompagna il plico coi lacci arcobaleno, spiega nei seguenti termini le modalità d'adesione alla campagna: «Indossa i lacci delle scarpe arcobaleno che ti sono stati spediti durante l'allenamento, per strada, sugli spalti o a casa mentre guardi la partita. Scatta una foto e condividila su Instagram, Twitter o Facebook usando l'hashtag #supportallcolours».

I lacci arcobaleno saranno inoltre distribuiti dagli stessi parlamentari nel corso dei Pride che si terranno in tutta Europa. Al riguardo sempre Daniele Viotti ha spiegato: «L'inizio della Coppa del Mondo coincide anche con l'inizio della stagione dei Pride in Europa.

In molti Paesi i Pride sono contestati e sotto attacco. Distribuire lacci arcobaleno ai Pride in Europa è un modo per dimostrare che, mentre festeggiamo in alcuni luoghi, siamo anche solidali con i paesi in cui i Pride sono a rischio o addirittura vietati - in Russia o altrove».

 

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A quattro giorni dall’apertura del Padova Pride Village, che vedrà sul palco della più importante kermesse a caratura Lgbti del Nord Italia Barbara D’Urso e Cristiano Malgioglio, si è tenuta ieri la conferenza stampa di presentazione.

A illustrare il programma della manifestazione trimestrale (chiusura il 15 settembre), che, giunta all’XI° edizione, attira annualmente oltre 120.000 persone all’interno del polo fieristico cittadino, il deputato Alessandro Zan. Il parlamentare dem, che del Village è ideatore e fondatore, ha annunciato la presenza, alla serata inaugurale, d’una famiglia arcobaleno, la cui testimonianza vuole essere un richiamo a chi, a partire dal ministro della Famiglia e della Disabilità Lorenzo Fontana, ne nega l’esistenza

«Come fondatore della manifestazione, ho voluto ribadire a Fontana che un dibattito sul tema delle famiglie arcobaleno – ha dichiarato Zan – potrà essere uno scambio proficuo per abbattere muri e pregiudizi, soprattutto dopo le sue frasi sconcertanti all'indomani del giuramento al Quirinale».

Ha quindi affermato: «Voglio lanciare un appello a Fontana: venga al Padova Pride Village a conoscere ogni tipo di famiglia, sara' un'esperienza importante soprattutto in funzione del suo ruolo istituzionale. Mi auguro quindi che il ministro non perda questa occasione preziosa per comprendere che una coppia di due donne o di due uomini o una famiglia omogenitoriale non sono 'schifezze', per usare sue parole, ma una realtà diffusa e integrata nella società. Noi siamo disponibili ad ospitarlo in qualsiasi momento».

È in tale ottica che si inserisce nel programma del Padova Pride Village la presentazione del libro Peccato che non avremo mai figli della cofondatrice di Famiglie Arcobaleno Giuseppina La Delfa (30 agosto). Ma saranno moltelplici le tematiche affrontate nei dibattiti del giovedì che vedranno intervenire, fra gli altri, Claudio SonaFederica Angeli, Porpora Marcasciano, Pino Strabioli, Franco Buffoni, Monica Cirinnà.

Coniugata con la dimensione culturale e di talk show quella concertistica (da Orietta Berti a Drusilla Foer, da Teresa De Sio a Cristina D’Avena fino al duo Immanuel Casto-Romina Falconi), quella teatrale e cabarettistica (con Arturo Brachetti, Alessandro Fullin, Vincenzo De Lucia, Le Bambole, Simona Sventura, Sally Chemist, Sandra Milo, Diana Del Bufalo) e quella enterteining che, agli appuntamenti tradizionali, presenterà nuove occasioni di divertimento nate in collaborazione con le migliori realtà italiane e internazionali: Beardoc, Black Code Music, Flexo, Funkytown, Hashtag Music Festival, Horse Meat Disco, Skylight Disco e Trash & Chic.

Ma il Padova Pride Village significa anche clubbing e animazione con la presenza non solo dei Dj resident ma anche di ospiti speciali dal calibro di Simon De Jano & Madwill, Michael Feiner, Albert Marzinotto, Rudeejay, Luca Garaboni. Insieme con loro l’animazione sarò condotta da oltre venti performer e artisti. Si confermano al riguardo le presenze storiche: Giusva, L.E.O, speaker per Radio Company, Miss Linda (nel cast del Village fin dalla prima edizione), Ruby, Mizzy Collant, Pink Logan, Yvonne O’Neill, e Luquisha Lubamba, Krystian, Francesca Galliano, Marc Leisure Sally Chemist, Goddes Venus, Nicola Simionato, Ciquitiña Barolo e Lorenzo Pezzotti. Inoltre, il Pride Village avrà un corpo di ballo fisso, oltre che artisti e acrobati dal mondo circense che renderanno i dj-set d’impatto e con uno stile più internazionale.

Un’edizione dalle mille anime, dunque, quella del Padova Pride Village 2018, curata per il quarto anno con straordinaria competenza dal direttore artistico Lorenzo Bosio. «È anche attraverso la leggerezza dell’entertainment di alto livello che si può combattere la bassezza dell’ignoranza e dell’omofobia. – ha così dichiarato – Quest’anno abbiamo voluto puntare in alto invitando alla cerimonia di apertura di venerdì 15 giugno due volti molto amati della musica e della televisione, che si sono impegnati in prima persona in favore delle persone LGBT. Quella di quest’anno sarà un’estate colorata dove oltre al divertimento ci si focalizzerà anche sulla cultura, il teatro, la musica e i grandi temi di dibattito».

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