Andare oltre l’invisibile, il pregiudizio e lo stigma per la realizzazione di ciò che si è nella vita e nel lavoro. Squarciare il velo dell’ignoranza per riflettere con dati edinformazioni concrete sul diritto di essere se stessi e se stesse in tutti i luoghi della comunità sociale e del lavoro. 

Abbiamo perciò raggiunto Federico Polidoro, dirigente del Servizio Sistema integrato sulle condizioni economiche e i prezzi al consumo dell'Istituto Nazionale di Statistica, per parlare della prossima indagine che, oggetto di un comune impegno fra Istat e Unar con la forte sollecitazione di Vincenzo Spadafora, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega alle Pari Opportunità e ai Giovani, verterà sui temi della discriminazione lavorativa per orientamento sessuale e identità di genere e politiche di diversity management.

Il progetto è finalizzato alla realizzazione di “un quadro informativo statistico su accesso al lavoro, condizioni lavorative e discriminazioni sul lavoro delle persone Lgbt e sulle diversity policies attuate presso le imprese”. Può raccontarci di cosa si tratta nello specifico? 

Si tratta di un progetto che nasce dall’esigenza di colmare un gap informativo rilevante qual è quello relativo alla discriminazione nei confronti delle persone Lgbt con specifico riferimento al mondo del lavoro. A marzo del 2018, dopo una serie di incontri nei quali sono stati messi a punto obiettivi e strumenti del progetto, Unar e Istat hanno siglato un Accordo di collaborazione che ne ha definito la cornice formale.

Il progetto, finanziato grazie ai fondi del Programma operativo nazionale (Pon) Inclusione 2014-2020, si concretizzerà nella realizzazione di più indagini rivolte a tre differenti destinatari: le persone Lgbt, con un focus dedicato alle persone transgender e transessuali, le imprese e gli stakeholder. L’obiettivo è di avere finalmente un quadro di informazioni articolato che permetta di fotografare le discriminazioni delle persone Lgbt nel mondo del lavoro, operando su diverse prospettive (di coloro che sperimentano tali discriminazioni, dei datori di lavoro e dei principali stakeholder nazionali sul tema) e con l’intento di cogliere la specificità dell’esperienza delle diverse soggettività che si riconoscono nell’acronimo Lgbt. 

Su quali azioni punterete per rilevare e analizzare tali aspetti su una popolazione che, soprattutto nel mercato del lavoro, appare come nascosta, invisibile e quindi sfuggente ai vincoli di rappresentatività statistica? 

Per quanto riguarda la raccolta diretta di informazioni presso gli individui che si autodefiniscono Lgbt, intendiamo sottoporre un questionario, in primo luogo, alle persone in unione civile, popolazione la cui numerosità è nota. Saranno successivamente coinvolti nella rilevazione gli iscritti ad associazioni Lgbt per poi ampliare il campione anche ai non iscritti tramite tecniche statistiche specifiche finalizzate proprio a raggiungere la popolazione nascosta e invisibile di cui parli. Per quanto riguarda le imprese, verrà somministrato un questionario al responsabile delle risorse umane per raccogliere informazioni sulle politiche di diversity management attuate dalle aziende con specifico riferimento ai lavoratori Lgbt. Gli stakeholder saranno invece destinatari di interviste semi-strutturate.

È del tutto evidente che per conseguire gli obiettivi che ci prefiggiamo la collaborazione delle associazioni Lgbt è cruciale e siamo convinti che l’incontro dell’8 febbraio del Tavolo Lgbt costituito dal sottosegretario Spadafora, nel corso del quale l’Istat ha presentato il progetto, rappresenta il punto di partenza di un percorso che va in questa direzione.

Il rapporto con il mondo del lavoro e la popolazione Lgbt è caratterizzato da marcati aspetti discriminatori soprattutto in riferimento alle persone trans. Come pensate di affrontare questo tema specifico? 

Un’attenzione specifica sarà dedicata alle persone transessuali e transgender più in generale, tramite un focus sugli utenti dei servizi dedicati a persone trans. Con la collaborazione delle associazioni e dei diversi sportelli dedicati, si individuerà una lista di servizi (quali ad esempio quelli di assistenza, di consulenza legale) dalla quale partire per raggiungere gli individui a cui sottoporre il questionario. 

Il mondo delle grandi imprese sembra aver compreso il significato e l’opportunità produttiva che esiste nella valorizzazione delle differenze. Quello, invece, delle piccole e medie imprese fa ancora molto fatica a comprenderne il valore aggiunto. Quali strumenti adotterete per intercettarle?

L’idea è quella di somministrare il questionario sul management della diversità Lgbt mediante un modulo tematico ad hoc all’interno di due indagini Istat sulle imprese già finalizzate a raccogliere informazioni sul lavoro. L’obiettivo è quello di intervistare tutte le imprese con 500 addetti e più e un campione di imprese tra quelle tra 50 addetti e 500 addetti. Non andremo ancora sulle piccole imprese ma inizieremo a portare luce su quanto le strategie di diversity management nei confronti dei lavoratori Lgbt sono praticate almeno in una parte delle imprese di medie dimensioni. L’obiettivo è quello restituire un quadro dell’esistenza di queste strategie, della loro diffusione e tipologia cercando anche di capire quanto e che cosa è cambiato dopo l’entrata in vigore della legge del 20 maggio 2016, n. 76 (cosiddetta legge Cirinnà).

Spesso si leggono dati e informazioni sulle discriminazioni verso le persone Lgbt che non sono frutto di analisi accurate e metodologie appropriate. Quali sono i suggerimenti che si possono dare a chi desidera avvicinarsi a queste informazioni con una maggiore attenzione alla qualità delle stesse? 

La trasparenza sulle metodologie adottate per raccogliere i dati ed elaborarli è un aspetto chiave per connotare l’accuratezza, l’affidabilità e il significato dei risultati di qualunque indagine statistica. A maggior ragione ciò è vero per indagini e ricerche che intendono conseguire avanzamenti di conoscenza su un tema delicato e con scarsi riferimenti qual è quello delle discriminazioni verso le persone Lgbt in particolare nel mondo del lavoro. Ovviamente la trasparenza non basta perché è poi indispensabile la qualità della metodologia e degli strumenti adottati per poter valutare la robustezza e l’affidabilità di un’informazione. Ma senza la prima è impossibile procedere con la seconda.

Via via che diffonderemo insieme con Unar i risultati del progetto, sarà quindi premura dell’Istat corredarli delle informazioni necessarie relative alle metodologie e alle tecniche adottate. Anche perché il nostro auspicio è che questo progetto, dopo l’esperienza già condotta dall’Istat nel 2011 sulle discriminazioni in generale (che l’Istat riproporrà probabilmente il prossimo anno), rappresenti il punto di partenza di un impegno permanente della statistica ufficiale sui temi della discriminazione e delle politiche di inclusione delle persone Lgbt.

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Lo scorso autunno Eva Grimaldi e la compagna Imma Battaglia erano state “paparazzate” nel quartiere Piramide, in compagnia di Enzo Miccio, il wedding planner più noto della televisione italiana che ultimamente ha curato il matrimonio Bossari-Lagerbäck.

Dopo qualche mese svelato l’arcano di quell’incontro: Eva Grimaldi e Imma Battaglia stanno per celebrare la propria unione civile ed Enzo Miccio le accompagnerà al fatidico passo. Per la prima volta in Italiadue donne note al pubblico, ognuna per la propria vicenda personale e lavorativa, convoleranno a giuste “nozze” dopo una storia d'amore lunga più di otto anni.

A darne notizia la stessa Battaglia con un post su Facebook.

L’unione della coppia Grimaldi-Battaglia si svolgerà nel maggio 2019 in un luogo ancora non definito dall'entourage, ma che quasi certamente sarà a Roma, dove la coppia convive da anni. 

L'unione tra le due donne, accompagnata dai due hashtag scelti dalla coppia (#EvaImmaWeddingDay e #LePromesseSpose), era già stata annunciata lo scorso giugno 2018, ma la storia d'amore fu resa nota da una trasognante Eva durante l'Isola dei Famosi 2017.

Al momento, restano top secret la data, il tema e la location dell’unione civile, ma Enzo Miccio, abituato ai matrimoni sotto i riflettori, ha in mente già qualcosa. 

«Sarà un matrimonio - ha dichiarato il wedding planner - che parlerà di Eva e di Imma, del loro amore, del loro percorso come coppia e delle loro passioni. Un vero e proprio inno alla semplicità e all'amore, senza mai dimenticare l'anima militante di questo sentimento».

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Il progetto Friendly Piemonte, dopo anni di attività preparatorie sul territorio piemontese, è stato dal 7 al 10 marzo è alla Fiera del Turismo di Berlino, la più importante d'Europa per i temi Lgbt, con uno stand esclusivo nel Lgbt Travel Pavillon insieme ai più grandi operatori di viaggi del settore al mondo. L’associazione Quore, promotrice di Friendly Piemonte, ha lavorato a questo progetto, con l'Assessorato al Turismo della Regione Piemonte e con Dmo Piemonte Marketing. 

“Da oramai 11 anni, l’Itb Berlino ospita al suo interno un padiglione dedicato al segmento Lgbt, un mercato in crescita costante che molte destinazioni turistiche hanno incluso all’interno delle strategie di promozione e sviluppo - così Alessandro Battaglia e Silvia Magino, da sempre in prima linea e fra i fondatori dell’associazione Quore – . Con grande soddisfazione Friendly Piemonte porta per la prima volta i colori italiani all’interno del Padiglione Lgbt, che quest’anno vede la presenza di agenzie del turismo ed enti di promozione di New York City, Canada, Valencia, Ibiza, Malta, Tailandia e altri. Il grande lavoro promosso dalla nostra associazione per il progetto Friendly Piemonte, sia sul territorio che a livello internazionale, è stato presentato con successo il 7 marzo presso il Padiglione Lgbt”.

Il Piemonte ha avviato da più di un anno un processo che lo sta portando a diventare meta privilegiata del turismo Lgbt internazionale – un mercato che vale il 7% dell’intero comparto turistico mondiale e che muove oltre 70 milioni di persone l’anno con ottime capacità di spesa – ma gli obiettivi di Quore hanno un respiro molto più ampio: infatti sono stati stretti solidi legami con Pr marketing e operatori turistici nazionali, con l’obiettivo di creare un nuovo marchio – Rainbow Italy – per la commercializzazione di pacchetti turistici LGBT.

Anche Enit Italia, insieme alla Regione Piemonte, ha sostenuto il progetto e la sua presenza all'Itb di Berlino durante la quale Friendly Piemonte e Rainbow Italy saranno protagonisti di molti momenti di networking.

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Stuprata dal padre e maltrattata per anni. Punita per un'unica colpa: quella di essere lesbica. Ieri Francesca, oggi 23enne, è stata ammessa parte civile dal gup di Termini Imerese, Michele Guarnotta, nel processo a carico dei genitori orchi. 

La sostituta procuratrice Annadomenica Gallucci ha chiesto il rinvio a giudizio del padre e della madre. I due sono accusati di maltrattamenti in famiglia e atti persecutori, mentre solo il padre di violenza sessuale aggravata. La decisione del gup è fissata al 9 maggio

La giovane, che vive in un paese del Palermitano, è difesa dall'avvocato Giuseppe Bruno. «Francesca - ha dichiarato il legale - ha manifestato grande coraggio nel denunciare anni di abusi. Dopo le violenze subite dal padre da quando aveva 7 anni, a 12 scopre di essere lesbica e a quel punto il padre la punisce per la sua scelta con ulteriori violenze, di cui la madre era al corrente». 

L'inchiesta cominciò nel 2016 quando Francesca denunciò i genitori di gravi maltrattamenti e il padre di aver abusato sessualmente di lei prima all'età di 7 anni e poi all'età di 12, quando ne scoprì l'omosessualità. «Meglio morta che lesbica», le avrebbe all’epoca urlato la madre dopo averla rinchiusa nella sua camera uscendo. 

Accanto alla 23enne si è schierato il direttivo del Palermo Pride, che in un comunicato ha dichiarato: «Apprendere dell'abominevole vicenda della giovane palermitana è stato un brusco risveglio. Riteniamo questa storia, che pare un terribile rigurgito del passato ma che invece accade oggi, un chiaro sintomo del polso del Paese, un Paese che persevera nel negare diritti e accoglienza e che permette abusi, violenze e discriminazioni, perfino tra le mura domestiche, nella totale assenza di politiche di tutela.

La storia di coraggio di “Francesca” è una storia dell'orrore con un epilogo positivo ma deve imporre una riflessione ai vertici del Governo e ai cittadini di tutta Italia: la strada per il riconoscimento della felicità di ognuno è ancora lunga ed è necessario schierarsi. Chi ritiene che gli eventi, gli incontri e i cortei del Pride non servano prenda immediatamente coscienza del tempo in cui viviamo. Chi ascolta, vede o percepisce comportamenti discriminatori denunci e chi assiste a casi di violenza si ribelli e tenda la mano a difesa di chi è in difficoltà e in pericolo.

Le porte del Palermo Pride sono e restano aperte, oggi più che mai».

Oggi anche Arcigay Palermo è intervenuto denunciando «l'ennesima storia di violenza e abusi familiari, aggravati dal coming out della figlia e da un contesto patologicamente disfunzionale in cui l'omosessualità è un affronto da "riparare" a qualsiasi costo. 

Una vicenda che per fortuna si è conclusa meglio di molte altre, con la ragazza in salvo e i genitori a processo, ma che diventa emblematica oggi 8 marzo, in cui celebriamo la lotta contro la violenza di genere. Al fianco di Francesca, al fianco di chi subisce e di chi lotta».

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Non si placano le polemiche sul patrocinio della presidenza del Consiglio dei ministri al World Congress of Families, che si terrà a Verona dal 29 al 31 marzo e che vedrà la partecipazione, nella veste di relatori, dei ministri Marco Bussetti (Istruzione), Lorenzo Fontana (Famiglia e Disabilità) e Matteo Salvini (Interno). 

Tanto più che detto patrocinio è stato pubblicamente smentito dal premier Giuseppe Conte alcuni giorni addietro, eppure «ad oggi sul sito del WCF così come sul materiale informativo relativo al congresso continua a comparire il logo della Presidenza del Consiglio dei Ministri, seppure con la dicitura Ministro per la Famiglia e le Disabilità».

Rilievo, quest’ultimo, messo in luce dalla senatrice Monica Cirinnà, prima firmataria di una mozione, che, depositata nella giornata di oggi, «impegna il Governo a revocare ogni forma di patrocinio al World Congress of Families, che si svolgerà a Verona il 29, 30 e 31 marzo 2019; a porre in essere politiche di contrasto all’omotransfobia, con strumenti culturali e specificamente giuridici; a sostenere attivamente la condizione femminile, in particolare attraverso una tutela adeguata delle lavoratrici madri e la salvaguardia del modello italiano di diritto di famiglia, solidamente basato – come impone la Costituzione – sull’eguaglianza morale e giuridica tra i coniugi».

La mozione è stata cofirmata non solo da tutti i restanti senatori del Pd (51) a partire dal capogruppo Andrea Marcucci ma anche dagli omologhi di Leu (Pietro Grasso, Laura Boldrini, Loredana De Petris, Vasco Errani), Psi (Pietro Nencini), Gruppo Per le Autonomie (Gianclaudio Bressa), +Europa (Emma Bonino), M5s (Paola Nugnes).

Il World Congress of Families, che gode, fra gli altri, anche del patrocinio della Regione Veneto e della Provincia di Verona, è stato segnalato con la dicitura di gruppo istigatore all’odio da organismi internazionali quali Southern Poverty Law Center (SPLC) e Human Rights Campaign. Il motivo? È indicato ampiamemte nel testo della stessa mozione, in cui si legge: «Tra gli obiettivi del WCF - non rientra soltanto la difesa della “famiglia naturale”, ma anche la promozione di una concezione delle relazioni familiari basate sulla subordinazione della donna all’uomo e su una decisa compressione dell’autodeterminazione femminile, ad esempio per ciò che riguarda la conciliazione tra vita familiare e lavoro».

Inoltre, «come ampiamente riportato dagli organi di stampa, tra i soggetti organizzatori del WCF figurano associazioni e gruppi – anche stranieri – che si distinguono per un messaggio gravemente omofobo e di sostegno a leggi liberticide e miranti alla repressione penale dell’omosessualità, oltre che alla limitazione dell’autodeterminazione in materia affettiva e familiare;

secondo il programma ufficiale dell’evento, al congresso interverranno alcune personalità di spicco dell’antiabortismo e dei sostenitori della famiglia tradizionale come il russo Dmitri Smirnov, presidente della Commissione patriarcale per la famiglia e la maternità che ha lo scopo di influenzare il parlamento russo, la Duma, e di aiutare il presidente russo Vladimir Putin a sviluppare politiche in linea con le indicazioni della chiesa ortodossa; la ministra per la famiglia del governo ungherese, Katalin Novak e il presidente moldavo Igor Dodon, che ha spesso espresso posizioni omofobe;

all’evento interverranno inoltre anche Theresa Okafor, un’attivista nigeriana che nel 2014 ha proposto una legge che criminalizza le unioni tra persone dello stesso sesso, e Lucy Akello, Ministro ombra per lo sviluppo sociale in Uganda, che nel 2017 ha presentato al parlamento ugandese una legge contro le coppie omosessuali, già proposta nel 2014, che prevedeva originariamente la pena di morte per “omosessualità aggravata”».

Nella giornata d’ieri, inoltre, All Out (con l’adesione di Agedo, Arci, Arcigay, Associazione Radicale Certi Diritti, Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, Famiglie Arcobaleno - Associazione genitori omosessuali, Gaynet, IPPFEN, Rebel Network, Rete Lenford - Avvocatura per i diritti LGBTI, Uaar, Ufficio Nuovi Diritti CGIL Nazionale) ha lanciato, grazie al fattivo impegno di Yuri Guaiana, una campagna per «mostrare ciò che il Congresso Mondiale delle Famiglie sostiene in realtà e una raccolta firme «per dire al Governo italiano e a tutte le altre Istituzioni di non sostenere questo evento e di ritirare tutti i patrocini al Congresso Mondiale delle Famiglie».

La mozione ha suscitato le prevedibili reazioni di ProVita e Generazione Famiglia, co-organizzatori del Congresso di Verona col Comitato Difendiamo i nostri figli (presieduto da Massimo Gandolfini). I rispettivi presidenti Toni Brandi e Jacopo Coghe (i quali ricoprono le cariche di presidente e vicepresidente dell'edizione veronese del World Congress of Families) hanno diramato una nota, in cui, eludendo i rilievi circostanziati della mozione, hanno assunto toni vittimali.

«Ci mancava – si legge nel comunicato congiunto - la mozione per il ritiro di tutti i patrocini al Congresso Mondiale delle Famiglie. Monica Cirinnà e Andrea Marcucci insieme a tutti i senatori Pd evidentemente non hanno molto da fare in Parlamento se dedicano tanto tempo a noi. Odiare le famiglie che chiedono sostegni e aiuti è il loro sport preferito. Si tratta di un vero e proprio famiglicidio quotidiano.

Non ci stupiscono poi gli altri firmatari eccellenti che vorrebbero zittire le famiglie e quanti di adopereranno per metterle al centro del dibattito politico tra cui spiccano i nomi di Emma Bonino, Pietro Grasso e Loredana De Petris.

Fa sorridere poi il richiamo di Cirinnà & Co all'importanza delle voci plurali. La censura che vorrebbero mettere in atto è davvero tutto meno che un esempio di rispetto del dettame costituzionale, la Repubblica infatti riconosce diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. Quanto alla regressione politica e culturale, cara Monica, è contenuta tutta nel fango e nelle fake news del 'bullismo interattivo Lgbt' che stiamo subendo per il semplice fatto di organizzare una tre giorni sulla bellezza della famiglia».

Una tre giorni sulla bellezza della famiglia, in ogni caso, alla quale non interverrà come relatore - fatta eccezione del 75enne patriarca siro-cattolico Ignazio Giuseppe III - alcuna figura dell’episcopato cattolico né, tanto meno, del Collegio cardinalizio.

Su una tale bellezza familiare apporteranno invece la loro testimonianza, ad esempio, la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni (mai coniugata con Andrea Giambruno, da cui ha avuto la piccola Ginevra nel 2016) o il ministro dell’Interno Matteo Salvini (che dopo il divorzio dalla moglie Fabrizia Ieluzzi – da cui è nato Federico nel 2003 – ha avuto prima una relazione con Giulia Martinelli – da cui è nata Mirta nel 2012 – e, poi, con Elisa Isoardi, conclusasi nel dicembre 2018).

Guarda il Video promozionale del WCF di Verona

 

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Malak al-Kashif, donna transgender, è stata arrestata all’alba d’ieri nella sua casa a Giza e tradotta in una prigione maschile. Prossima a sottoporsi a intervento di riassegnazione chirurgica del sesso, Malak non ha ancora ottenuto la rettifica dei dati anagrafici ed «è perciò registrata come uomo».

A denunciare l’accaduto Amnesty International, che informa come Malak sia stata incarcerata per aver pubblicato appelli a manifestare pacificamente in seguito al recente disastro ferroviario presso la stazione centrale del Cairo.

Non è chiaro dove sia detenuta ma, come rilevato da Magdalena Mughrabi, responsabile di Amnesty International per il Medio Oriente e il Nord Africa, «ci sono reali timori per l'integrità fisica e il benessere psicologico di Malak al-Kashif. A causa della sua identità di genere Malak è ad alto rischio di tortura da parte della polizia, incluso lo stupro e la violenza sessuale, come anche di aggressioni da parte di altri detenuti.

Le autorità egiziane sono responsabili della sua sicurezza fisica e psicologica. Devono immediatamente rivelare dove si trova e, in attesa della sua liberazione immediata e incondizionata, assicurarsi che sia protetta dalla tortura e da altri abusi». Torture che, come denunciato dalla stessa Magdalena Mughrabi, includono il test anale forzato.

Come ricordato dal sito Egyptian Streets, la giovane transgender, che ha oggi 19 anni, aveva già fatto parlare di sé nel 2017, quando postò su Facebook foto relative al suo percorso di transizione, nonché lo scorso anno quando, dopo aver tentato il suicidio, ebba a denunciare: «La società mi ha ucciso». 

La condizione delle persone Lgbti in Egitto s'è progressivamente aggravata a partire dal 2017 quando un giovane, che aveva sventolato una bandiera arcobaleno nel corso del concerto della band libanese Mashrou' Leila, fu arrestato. Ne seguì, all'epoca, una vasta campagna di repressione contro persone sospettate di essere omosessuali.

Solo poco più d'un mese fa il noto conduttore tv Mohammed al-Gheiti è stato invece condannato a un anno di carcere da un tribunale di Giza per aver intervistato, nel 2018, una persona omosessuale.

Benché in Egitto i rapporti omosessuali non siano formalmente vietati dal Codice penale, un articolo della legge anti-prostituzione, varata oltre mezzo secolo fa, commina da tre a cinque anni di reclusione a chi «incita alla dissolutezza e all'immoralità»: una normativa anfibola che consente di fatto il perseguimento giuridico delle persone Lgbti. 

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Ieri sera due giovani minorenni sarebbero state vittime di un'aggressione omofoba nella centrale piazza San Marco a Latina. A denunciare l’accaduto il locale Comitato territoriale d’Arcigay Seicomesei.

«Un gruppo di ragazzi – hanno dichiarato Marilù Nogarotto e Anna Claudia Petrillo, rispettivamente presidente e vicepresidente d’Arcigay Latina - ha insultato due ragazze minorenni rivolgendo loro epiteti come 'lesbica di merda'. Alle giovani è stata poi spruzzata negli occhi la schiuma bianca che viene utilizzata per i festeggiamenti del carnevale.

Per fortuna le due ragazze non sono state ferite gravemente. Ma noi vogliamo comunque ribadire il nostro sdegno di fronte a questo vile genere di aggressioni: continueremo a essere presenti e dare supporto a tutte le persone sul territorio».

Nogarotto e Petrillo hanno anche rilevato come «sono mesi che riceviamo segnalazioni da parte di ragazze e ragazzi, giovani e giovanissimi. Siamo convinti che il clima d'odio, verbale e non, che si sta delineando, è figlio del triste periodo storico che il nostro Paese sta attraversando».

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Il volantino Chi tocca la dignità della donna?, preparato dalla Lega di Crotone in occasione dell’8 marzo, ha suscitato una tale ondata di reazioni (tra cui quello delle tre ministre pentastellate Elisabetta Trenta, Giulia Grillo e Barbara Lezzi) da indurre lo stesso Matteo Salvini a prenderne pubblicamente le distanze. «Non ne sapevo niente – così ieri il segretario federale del Carroccio - e non ne condivido alcuni contenuti. Lavoro per la piena parità di diritti e doveri per uomini e donne, per mamme e papà».

Ma Giancarlo Cerrelli, segretario provinciale di Crotone che del contestato esacalogo è autore formale, non accenna a fare marcia indietro. Anzi, ha rincarato la dose in un’intervista a Radio Capital, nel corso della quale ha dichiarato: «Per me il ruolo della donna è fondamentalmente quello di madre. Questo non vuol dire che non deve lavorare. Sicuramente un certo femminismo ha sminuito questa funzione sociale importantissima e fondamentale di essere madre e di essere moglie». 

In riferimento poi alla strumentalizzazione ideologica, di cui, secondo il volantino, le donne sarebbero oggetto insieme con migranti e gay, Cerrelli ha affemato: «C'è una differenza tra l'omosessuale e il gay. L'omosessuale è colui che vive in modo sereno e intimamente la propria omosessualità. Il gay è un agente politico, che vuole rivoluzionare l'ordinamento e dunque l'antropologia della società.

I gay, le donne e i migranti sono usati, tutte queste tre categorie, dalla sinistra rivoluzionaria. Sono il nervo scoperto della rivoluzione, sono il motore delle battaglie della sinistra rivoluzionaria. Se si toccano queste tre categorie, è l’inferno».

Ha anche ribadito di non gradire il termine 'femmicidio' e d'essere obiettore di coscienza in materia di divorzio.

Nella serata d’ieri l’avvocato canonista nonché dirigente nazionale di Alleanza Cattolica ha diffuso un comunicato, in cui si legge: «Il volantino della Lega di Crotone per la festa della donna è un inno al ruolo centrale della donna nella società. Un'autodeterminazione senza limiti della donna sostenuta da un femminismo antagonista contro l'uomo ha favorito un disequilibrio nella società, che ha avuto un riverbero negativo in tutti gli ambiti a cominciare da quello familiare che è stato decostruito scientificamente nelle sue basi.

L'autodeterminazione senza limiti che, come Lega Crotone disapproviamo, è quella che propizia la vergognosa pratica dell'utero in affitto, pratica vietata un mese fa anche dalla Cassazione (affermazione falsa perché la sentenza della Cassazione a Sezione Unite su tale materia non è stata ancora emessa, ndr) anche se gratuita, sancendo l'indisponibilità del proprio corpo. Una certa sinistra tende a propiziare dal '68 una lotta tra i sessi, che vede la donna contrastare in modo rancoroso l'uomo.

La Lega di Crotone, al contrario, esprime la necessità di un'alleanza tra l'uomo e la donna per porre le basi a favore di una società a misura d'uomo. La sinistra è propensa ad accettare che la donna sia trattata da "incubatrice" per favorire l'egoismo di alcuni, così come intende eliminare i termini "papà" e "mamma" cari alla nostra civiltà e alla nostra antropologia per sostituirli subdolamente con i termini "genitore 1" e "genitore 2".

La Lega di Crotone è evidentemente contraria alla violenza perpetrata da chiunque commessa e ritiene che i cosiddetti "femminicidi" come anche i cosiddetti "maschicidi", che sono evidentemente da condannare, sono la conseguenza di rapporti familiari sempre più labili e basati sulle emozioni».

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Nella splendida cornice di Via Baltea 3 – Laboratori di Barriera, nella periferia più controversa e stimolante di Torino, dal 1° al 3 marzo si è svolta la quarta edizione del Divine Queer Film Festival, la rassegna di cinema internazionale organizzata dall’associazione Taksim, che infrange stereotipi, pregiudizi, tabù e paure sulle persone trans, con diversabilità e migranti, raccontando in modo ironico e positivo le storie di chi, quotidianamente, continua a lottare per cambiare il mondo.

Madrina dell’evento Valérie Taccarelli, storica attivista del Mit – Movimento Identità Trans di Bologna e musa ispiratrice di Alfredo Cohen, tra i primi attivisti del F.U.O.R.I., che a lei dedicò l’omonima canzone.

Dei 450 film e documentari proposti, la direzione artistica, composta da Achille Schiavone, Sandeh Veet e Murat Cinar, ha selezionato 36 film di produzione indipendente provenienti da 22 Paesi, dall’Armenia al Venezuela, dalla Cina alla Turchia passando per l’Iran. Tutti i film sono stati concessi a titolo gratuito.

Il festival, totalmente autofinanziato, si è avvalso della collaborazione gratuita delle figure professionali, del supporto economico della Città di Torino, che ha fornito gli interpreti Lis, della Circoscrizione 6 e delle donazioni di privati attraverso la piattaforma di crowdfunding promossa su Facebook.

Quest’anno, il Divine Queer Film Festival è stato dedicato a un attore che si è saputo distinguere per la sua incredibile capacità di catturare l’attenzione del pubblico: Paolo Poli, omaggiato durante la serata inaugurale dai racconti di Alberto Jona e Daniel Pastorino e dalla voce della cantante Natalie Lithwick.

Poli fu eclettico artista e regista teatrale, famoso per le sue esibizioni en travesti; celebrava il teatro che fluisce oltre i confini classici ispirandosi a grandi e brillanti commedie del passato per comporre i suoi spettacoli. Memorabile l’esibizione a Milleluci, trasmissione in onda sul Programma Nazionale nel 1974, con Mina e Raffaella Carrà, in cui si esibirono scambiandosi gli abiti tipici del genere di appartenenza.

Il Divine ha deciso di celebrare l’artista a partire dalla grafica, che raffigura Paolo Poli con un vestito vittoriano dai colori tipici della bandiera per i diritti delle persone transgender.

Per questa 4° edizione, il Festival non è stato solo cinema, ma anche fotografia. Durante i pomeriggi della rassegna, la fotografa Chiara Dalmaviva ha allestito un set fotografico chiamato Ritratto Divine, immortalando l’essenza queerdivine e beyond queer delle persone partecipanti, che hanno preso parte all’esperimento sfoggiando pose, indumenti e sguardi che sentivano più spontanee. Le fotografie diventeranno parte di una mostra.

Per la rassegna di quest’anno si è voluto dedicare un ricordo a una persona, attivista queer, transfemminista e intersezionale, scomparsa di recente, che ha creduto nel progetto e che ha sempre sostenuto i temi e le rivendicazioni del Festival: Marti. In arte Marti Bas, poeta e volontario, il Divine ha celebrato la sua grandissima vitalità e profondità con la proiezione di due cortometraggi e il party ufficiale chiamato PartyMarti, allestito con i versi più queer delle poesie del suo ultimo libro FrasiDiVersi/RaccontiInVersi.

Al termine della tre giorni sono stati assegnati tre premi ai film in concorso. La giuria, composta da Indrit Aliu, Irene Dionisio, Mara Signori, Monica Affatato e Silvia Nugara, ha premiato due film ex equo: Off Broom, un film olandese del 2018 del regista Roald Zom, racconta la storia di Rein, portiere transgender di una squadra di Quidditch, che ha trovato la forza di autodeterminarsi con il supporto della sua squadra; Sunken Plum, film cinese del 2018 dei registi Xu Xiaoxi e Roberto Canuto, narra la storia di una ragazza transgender alle prese con le relazioni famigliari dopo la morte della madre, in una Cina rurale e complessa.

La menzione speciale della giuria è coincisa con il premio del pubblico, che è andato al film Transit, della regista Mariam El Marakeshy, girato tra la Grecia e la Turchia per raccontare le storie delle persone migranti che hanno rischiato la vita attraversando il mare Egeo per raggiungere l’Europa. Ultimo ma non ultimo, la Direzione artistica ha premiato Khilauna, il cortometraggio indiano del 2018 di Prashant Ingole, che racconta la dolce e delicata storia di un ragazzino musulmano che subisce la fascinazione di Ganesh, la divinità induista, in uno scontro tra culture religiose e la delicatezza poetica della fanciullezza.

I premi sono stati realizzati dalle ragazze e i ragazzi del progetto Artemista, rivolto a persone disabili dichiarate non idonee a una collocazione lavorativa nell’odierno mercato del lavoro. Durante la cerimonia di chiusura, la madrina Valérie Taccarelli ha consegnato i premi ai registi presenti in sala e ha ricordato i moti di Stonewall a cinquant’anni da quella fatidica notte che cambiò la percezione delle persone Lgbtqi+, prima di lasciare spazio all’esibizione di Atma Lucia Casoni, prima persona transgender a praticare la danza dei dervishi roteanti, solitamente riservata a persone di genere maschile.

Il Festival è stato patrocinato dalla Regione Piemonte, dalla Città Metropolitana, dalla Città di Torino, dalla Circoscrizione 6 e daAmnesty International.

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A Crotone, laddove fino a qualche anno fa l’attecchimento della Lega sarebbe stato visto quale boutade o pura follia, la sezione provinciale del Carroccio ha annunciato, per l'8 marzo, la diffusione di un volantino dal titolo Chi offende la dignità della donna?.

L’esacalogo su chi sia la donna e come ne vada effettivamente tutelata la dignità risponde in realtà alla relativa visione del segretario provinciale Giancarlo Cerrelli, che, già vicepresidente dell’Unione giuristi cattolici italiani dal 23 settembre 2011 al 27 settembre 2015, è attualmente Segretario nazionale del comitato Sì alla famiglia, dirigente nazionale di Alleanza Cattolica e articolista di giornali quali Cristianità, La Nuova Bussola Quotidiana, La Croce quotidiano, La Roccia, Sì alla Vita

Le sue posizioni in tema di omofobia rimbalzarono sui media nazionali quando ospite di Unomattina Estate, il 20 agosto 2013, si espresse contrario a un’eventuale approvazione del ddl Scalfarotto con motivazioni dal seguente tenore: «L'omosessualità è una malattia», «è stata depennata dal manuale diagnostico e statistico delle malattie mentali non per motivi scientifici», «come si sa, vi sono anche delle terapie, le terapie dette riparative per gli omosessuali».

E, infatti, di gay si parla immancabilmente anche nel volantino ma questa volta quali vittime di presunte strumentalizzazioni ideologiche insieme con le donne e i migranti

Per Cerrelli e la Lega crotonese a offendere la dignità delle donne sarebbe, fra l’altro «chi sostiene una cultura politica che rivendica una sempre più marcata autodeterminazione della donna che suscita un atteggiamento rancoroso e di lotta nei confronti dell’uomo» o «chi contrasta culturalmente il ruolo naturale della donna volto alla promozione e al sostegno della vita e della famiglia».

Da qui la conclusione: «La Lega Salvini Premier di Crotone è convinta che la donna ha una grande missione sociale da compiere per il futuro e la sopravvivenza della nostra nazione. Non sia, pertanto, mortificata la sua dignità da leggi e atteggiamenti che ne degradano e ne inficiano il suo infungibile ruolo».

Eccone il testo integrale:

lega

A darne notizia lo stesso Cerrelli con un post su Facebook.

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